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	<title>C.O.M.I.D.A.D.</title>
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		<title><![CDATA[L'AFFARISMO HA SEMPRE A DISPOSIZIONE L'ALIBI DI STALIN]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Il 24 febbraio ultimo scorso la Commissione Finanze della Camera ha eliminato la norma che fissava un tetto agli stipendi dei manager, gi&agrave; approvata al Senato su proposta di un parlamentare dell’Italia dei Valori. Il ministro Tremonti - colto evidentemente in una giornata in cui non vestiva i panni del “no global” - aveva anticipato a suo tempo che la norma sarebbe stata eliminata, in quanto, secondo lui, avrebbe costituito un’indebita intromissione nelle regole del “mercato”. In realt&agrave; gli stipendi dei manager non vengono fissati dal mercato - ammesso che una cosa inesistente come il “mercato” possa fissare qualcosa -, bens&igrave; dagli stessi manager che ne beneficiano; perci&ograve; stabilire un limite a questi autobenefici avrebbe costituito una norma di semplice buon senso.<br/>
Al contrario, la norma che fissava il tetto &egrave; stata abolita con un voto unanime dalla Commissione, e persino l’Italia dei Valori si &egrave; data assente per favorire questa abolizione. Il Partito Democratico ha giustificato il suo voto appellandosi ad una non meglio precisata direttiva europea, mentre il presidente della Commissione, il berlusconiano Soglia, ha addirittura definito “stalinista” l’idea di fissare un tetto ai privilegi dei manager. Insomma, ogni tentativo di limitare i privilegi porta con s&eacute; lo spettro del gulag, e solo i demoni dell’ideologia possono pensare di turbare, con conseguenze nefaste, i delicati equilibri della natura, di cui il “mercato” sarebbe espressione. Con questo pretesto, privilegiati e affaristi possono permettersi di esibire una sorta di onorificenza di vittima di Stalin ad honorem. <br/>
Questo schema propagandistico cos&igrave; rozzo ed elementare deve il suo successo al fatto che dal 1956 - dal XX Congresso del Partito Comunista Sovietico -, la sinistra ha fatto proprio l’antistalinismo della propaganda occidentalista. Ovviamente non si tratta di un antistalinismo basato sullo Stalin vero, quello storico, che, ad esempio, nel 1936 sacrificava la lealt&agrave; nei confronti del proletariato spagnolo ai contratti che aveva con Mussolini (nel 1936 l’Italia fascista era il principale partner commerciale dell'Unione Sovietica); tanto meno si parla dello Stalin che nel 1948 sacrificava il popolo palestinese agli accordi commerciali della Russia con la British Petroleum, il grande protettore dello Stato d’Israele. <br/>
Tutti questi Stalin non interessano la propaganda ufficiale, mentre fa molto gioco riferirsi allo Stalin del Gulag, le cui cifre, gonfiate attraverso stime arbitrarie, a tutt’oggi per&ograve; non riescono ancora ad eguagliare le dimensioni del gulag statunitense, nel quale, almeno dagli anni ’20 una popolazione carceraria, in media di due milioni di detenuti, risulta ufficialmente utilizzata per lavoro schiavistico. Risulta strano poi che il Solzenicyn anticomunista di "Arcipelago Gulag" fosse santificato e pubblicato/distribuito dalla solita Mondadori, mentre il Solzenicyn antisemita di "Due Secoli Insieme" venga ignorato dai media ufficiali e debba accontentarsi delle edizioni della fascista "Controcorrente". Eppure nel pensiero di Solzenicyn il nesso tra anticomunismo ed antisemitismo era sempre stato evidente. <br/>
Anche la questione del culto della personalit&agrave; instaurato da Stalin risulta pretestuosa se paragonata a quanto avveniva ovunque negli anni '30. Il culto della personalit&agrave; di Roosevelt negli USA non fu da meno, e basta la visione dei film hollywoodiani dell'epoca per rendersi conto che il presidente degli Stati Uniti era oggetto di una divinizzazione mediatica. Roosevelt fu anche responsabile dell'internamento in campi di concentramento di milioni di cittadini giapponesi immigrati, che vennero sequestrati persino in America Latina. Molti di quei giapponesi morirono di stenti e malattie, e si pu&ograve; facilmente immaginare cosa sarebbe successo di tutti loro se le sorti della seconda guerra mondiale avessero preso una piega tale da mettere in forse gli approvvigionamenti alimentari negli Stati Uniti. L'universo concentrazionario, il terrorismo di Stato e il culto della personalit&agrave; fecero parte del "normale" standard internazionale degli anni '30 (e, in gran parte, anche dello standard attuale); e ci&ograve; dovrebbe mettere in guardia sia contro il mito negativo di Stalin, sia contro la tentazione di trasformare nuovamente Stalin in un'icona dell'antagonismo.   <br/>
La propaganda della destra ha per&ograve; vita facile, poich&eacute; da mezzo secolo &egrave; la sinistra a farsi carico di costruire un mito negativo di Stalin funzionale agli interessi dell’affarismo dominante. Un anno prima del XX Congresso del PCUS, nel 1955, la CIA finanziava la produzione di un cartone animato britannico, basato sul testo de “La Fattoria degli Animali”, dello scrittore inglese George Orwell, a sua volta collaboratore dei servizi segreti britannici. La mistificazione di Orwell consisteva nel presentare la rivoluzione russa come una sorta di esperimento sociale chiuso in se stesso, mettendo da parte la storia delle aggressioni colonialistiche subite dalla Russia dal 1917 in poi, da parte di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. L'efficacia di questo tipo di propaganda pu&ograve; essere misurata dall'effetto che ebbe sulla stessa Russia. <br/>
Alla morte di Stalin, in Russia non vi era infatti la consapevolezza di essere sotto un’aggressione coloniale, per cui un Kruscev pot&eacute; pensare di ingraziarsi gli “Occidentali” semplicemente adottando la loro propaganda. Ma si sarebbe risvegliato dal sogno molto presto. Una volta disilluso della possibilit&agrave; di trovare un accomodamento con l'insaziabile aggressivit&agrave; coloniale statunitense, Kruscev dimostr&ograve; poi una maggiore sensibilit&agrave; rispetto a Stalin verso la questione della lotta anticoloniale dei popoli oppressi; ma si tratt&ograve; di una sensibilit&agrave; estemporanea, priva di approfondimento strategico. <br/>
Nel racconto di Orwell, il padrone umano della Fattoria degli Animali risultava liquidato una volta per tutte, mentre nella storia reale dell'Unione Sovietica la British Petroleum ha sempre continuato a svolgere un ruolo, e la storia successiva ha dimostrato che la multinazionale del petrolio non aveva mai perso gli agganci interni. Durante il regime di Boris Eltsin la multinazionale BP pot&eacute; fare il suo rientro trionfale in Russia: le cosiddette "riforme economiche" provocarono un aumento verticale della mortalit&agrave; nei Paesi dell'ex "socialismo reale", perci&ograve; alla fine le vittime di Eltsin sono state molte pi&ugrave; di quelle di Stalin. Eltsin non esit&ograve; a bombardare il proprio parlamento quando questo volle opporsi alla colonizzazione della Russia, ma nel sedicente Occidente l'apertura o chiusura del rubinetto dell'indignazione viene operata esclusivamente in funzione degli interessi affaristici delle multinazionali. In un dibattito televisivo, Marco Rizzo fece riferimento alle statistiche sul brusco incremento della mortalit&agrave; provocato dalle "riforme di Eltsin, ma fu rimbeccato da Margherita Boniver - ex craxiana ed oggi berlusconiana -, la quale gli obiett&ograve; sbrigativamente che i due milioni di morti di Eltsin sono bazzecole se paragonati ai trenta milioni ammazzati da Stalin. Il bello &egrave; che Marco Rizzo si tenne quella replica, senza contestare che quella cifra di trenta milioni non ha alcun riscontro storico. Il fatto &egrave; che lo stalinismo costituisce ormai una categoria mitica dell'orrore, in cui tutto diventa credibile e non c'&egrave; mai bisogno di portare prove. <br/>
Il successore di Eltsin, Vladimir Putin, &egrave; riuscito in seguito ad estromettere  la multinazionale BP dalla Russia, cosa che ha procurato a Putin la consueta criminalizzazione da parte dei media del sedicente Occidente. Che Putin sia un criminale &egrave; probabile, ma i media "occidentali" se ne sono accorti non dopo la strage di Beslan, bens&igrave; solo quando sono stati toccati gli interessi della BP; e i capi d'accusa non riguardano i crimini veri di Beslan, ma accuse immaginarie come quella dell'assassinio della giornalista Politkovskaja, o ancora pi&ugrave; improbabili omicidi al polonio radioattivo. Il problema &egrave; che il caso di Beslan assomiglia troppo a quello delle Torri Gemelle, perci&ograve; &egrave; meglio per i media sorvolare. <br/>
La propaganda attuale sulla violazione dei diritti umani in Russia fa quindi parte di una secolare psico-guerra coloniale contro la stessa Russia, di cui solo oggi si comincia a diventare consapevoli. La propaganda colonialistica si fonda appunto sulla rimozione del colonialismo stesso, che viene sostituito dai fantasmi di astratti modelli sociali in lotta tra loro. Nell'epoca del presunto tramonto delle ideologie, tutti gli eventi vengono invece letti dalla propaganda ufficiale in termini di scontro di ideologie, soprattutto quando sono gli affari i veri soggetti in campo.  <br/>    
Rimossa la questione storica dell’aggressione colonialistica del sedicente Occidente verso la Russia, e rimossa anche la questione delle guerre civili fomentate in Russia dal colonialismo, anche alla propaganda di Orwell era risultato agevole presentare Stalin e i bolscevichi ora come dei paranoici ossessionati dalle proprie utopie, ora come traditori votati ai propri privilegi personali.  <br/>         
Negli anni ’70 la RAI mand&ograve; in onda varie volte il cartone animato “La Fattoria degli Animali”; e in occasione di una di queste messe in onda, nel 1977, avvenne un episodio curioso ed istruttivo. Un lettore del quotidiano “Il Giornale” - allora ancora diretto dal suo fondatore, Indro Montanelli - sped&igrave; una lettera indignata al suo direttore, lamentandosi che la RAI avesse trasmesso un cartone animato di propaganda comunista che alimentava l’odio verso i “datori di lavoro”. Il lettore de “Il Giornale” aveva quindi confuso la propaganda della CIA contro i bolscevichi come se si trattasse di un attacco ai padroni. Montanelli per&ograve; si guard&ograve; bene dal chiarire l’equivoco, poich&eacute; rientrava perfettamente nella mistificazione dominante: i presunti comunisti si fanno carico di diffondere la propaganda anticomunista, mentre gli anticomunisti possono recitare la parte delle vittime accerchiate dall’invadenza di una presunta propaganda di sinistra.]]></content>
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		<title><![CDATA[IL VERO VOLTO COLONIALE DELL'UNIONE EUROPEA]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Nel 1941, nell’Italia fascista, venne pubblicato un rivoltante opuscoletto di propaganda bellica, dal titolo “Bastardi Mediterranei”, in cui si cercava di dimostrare l’inferiorit&agrave; razziale del popolo greco. Per il fascismo italiano del 1941, l’inferiorit&agrave; di un popolo dunque costituiva ancora un oggetto di dimostrazione, mentre, per il superfascismo occidentalistico attuale, l’inferiorit&agrave; di certi popoli rappresenta un dato scontato, che non ci si d&agrave; neppure pi&ugrave; la pena di argomentare.<br/>
Nell’Europa di oggi si discute perci&ograve; della sorte della Grecia allo stesso modo in cui lo si faceva alla fine dell’800 per decidere il destino di un popolo africano. La dominazione coloniale ha quindi invaso anche l’Europa e ne costituisce ora il senso comune. La stampa anglosassone, o "anglo-germanica", ha coniato per i Paesi reprobi dell'Unione Europea l'acronimo di P.I.G.S. (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna); una sigla che vuole rimarcare il segno della condizione di inferiorit&agrave; morale e politica di questi Paesi, additati pretestuosamente come le palle al piede dell'Unione Europea. Il vero volto colonialistico della finzione istituzionale detta Unione Europea, si rivela adesso all’opinione pubblica senza pi&ugrave; pudori; senza per&ograve; che l’opinione pubblica abbia pi&ugrave; a disposizione i criteri per discernere e capire quanto la situazione sia cambiata in Europa dopo la caduta del Muro di Berlino. In base alla mistificazione imperante, nel sedicente Occidente vigerebbe la "libert&agrave; di parola", quando invece tutta la comunicazione &egrave; interamente costretta all'interno degli slogan ufficiali, che impongono il fumoso neologismo "globalizzazione" al posto dell'esplicito termine di colonialismo; perci&ograve; &egrave; permesso criticare solo ci&ograve; che non esiste: ci si pu&ograve; dire infatti "no global", ma non esiste la possibilit&agrave; di essere "no colonial".  
La Grecia &egrave; oggi accusata dai media mondiali di "aver vissuto al di sopra dei propri mezzi", uno slogan ossessivamente ricorrente, che fu coniato dal Fondo Monetario Internazionale nel 1946, con lo scopo di ridurre ad una condizione di sudditanza psicologica e politica i Paesi che ne vengono etichettati. Le difficolt&agrave; di bilancio dello Stato greco hanno in realt&agrave; un’origine ben diversa, e riguardano l’imposizione delle cosiddette norme di “libera concorrenza” da parte dell’Unione Europea. “Libera concorrenza” costituisce lo pseudonimo delle privatizzazioni, che nulla hanno a che fare con la “libera concorrenza” (una figura mitica, non pi&ugrave; realistica di fate, folletti e gnomi), ma hanno invece molto a che vedere con il saccheggio del denaro pubblico. <br/>
Anche lo Stato greco ha dovuto infatti anticipare a soggetti privati, sia nazionali che multinazionali, i finanziamenti per farli entrare in possesso di aziende e servizi pubblici. Anche lo Stato greco ha dovuto regolarmente soccorrere con sussidi pubblici i bilanci dei privati, ci&ograve; mentre era costretto a rinunciare alle entrate che una volta gli enti pubblici gli procuravano. L’inganno della propaganda ufficiale intanto continua a confondere la spesa sociale - l’assistenza per i poveri - e la spesa pubblica, nascondendo che i finanziamenti statali finiscono nella maggior parte nelle tasche dei privati, cio&egrave; nell’assistenzialismo per i ricchi. <br/>
Ora che le casse dello Stato greco sono state prosciugate dall’assistenzialismo per ricchi - che proprio l’Unione Europea ha imposto -, la Grecia viene esposta al ludibrio dell’opinione pubblica internazionale per la sua presunta inettitudine ad amministrarsi da sola. In questo contesto suona come un'ulteriore  beffa la proposta di Berlusconi di affidare la Grecia alle dirette cure del Fondo Monetario Internazionale; cure che si sono dimostrate gi&agrave; micidiali per tutti i Paesi che le hanno dovute subire, come quelli dell’ex Europa dell’Est, gi&agrave; diventati da tempo delle colonie dirette del FMI. In effetti il FMI &egrave; gi&agrave; il vero padrone dell'Unione Europea e della Banca Centrale Europea, ma le crisi di bilancio di molti Paesi europei consentirebbero ora al colonialismo del FMI di scavalcare le mediazioni e le finzioni giuridiche, "commissariando" l'Unione Europea pezzo per pezzo. <br/>
Ci sarebbe un modo pratico e diretto per migliorare i conti pubblici della Grecia e degli altri Paesi in difficolt&agrave;, e consisterebbe nel bloccare le costosissime privatizzazioni, ma il fatto che questa misura non venga nemmeno presa in considerazione, costituisce la dimostrazione che queste false emergenze finanziarie tendono sempre allo stesso scopo: smantellare ovunque qualsiasi residuo di economia pubblica e di amministrazione pubblica. Infatti alla Grecia si impongono drastici tagli alla spesa sociale, ma, al contempo, si ordina di accelerare sul pedale delle “liberalizzazioni” (altro eufemismo per privatizzazioni); eppure anche il pi&ugrave; feroce risparmio sulla spesa sociale potr&agrave; incidere sui conti pubblici al massimo per qualche frazione di punto, mentre l’onere delle privatizzazioni peser&agrave; sui bilanci statali in modo crescente e insostenibile.   <br/>          
C’&egrave; per&ograve; un altro aspetto nella proposta di Berlusconi che riguarda direttamente l’Italia, la quale rischia a sua volta di finire a breve nel mirino dell'Unione Europea a causa del suo deficit di bilancio. <br/>
Offrendo la Grecia al commissariamento del Fondo Monetario Internazionale,  Berlusconi implicitamente consegna alla stessa sorte anche l’Italia, proprio perch&eacute; questa potrebbe trovarsi di qui a poco nelle stesse condizioni della Grecia. Tutte le mosse di Berlusconi di questi ultimi mesi rappresentano un suo disperato tentativo di riconquistare la fiducia del FMI, per dissuaderlo dal proposito di sostituirlo alla guida del governo italiano con Gianfranco Fini. La raffica di privatizzazioni natalizie, gli attacchi all’ENI, le piaggerie verso il FMI dei giorni scorsi, costituiscono tutte mosse di Berlusconi  in tal senso, per poter ancora dimostrare di essere un servo fedele e zelante del colonialismo. Ma proprio l’eccesso di zelo potrebbe danneggiarlo, causando reazioni inaspettate, come &egrave; accaduto con lo scandalo che ha investito la Protezione Civile. <br/>
Le intercettazioni telefoniche che oggi inchiodano i responsabili della Protezione Civile, e la loro coda di profittatori privati, sconcertano per la loro efficacia accusatoria e probatoria. Per un’opinione pubblica abituata a farsi propinare come scoop la registrazione di conversazioni generiche e poco significative, ci&ograve; costituisce forse una differenza non percepibile. In realt&agrave; si pu&ograve; essere riusciti a far sbottonare tanto degli affaristi nelle loro conversazioni telefoniche soltanto con l’azione di agenti provocatori addestrati dai servizi segreti. Ci&ograve; esclude che le intercettazioni siano solo frutto delle inchieste della magistratura, e vuol dire anche  che da almeno due anni i settori dello Stato che si sentono minacciati dalle privatizzazioni stavano affilando le armi contro Berlusconi per prevenire sue eventuali mosse. <br/>
Tutto ci&ograve; potrebbe rafforzare la posizione di Gianfranco Fini presso il FMI, che pu&ograve; ritenere pi&ugrave; adatto alle sue esigenze un uomo che proviene da una forza politica come il Movimento Sociale Italiano, legata a doppio filo alle Forze Armate, alla Polizia, ai Carabinieri ed ai servizi segreti.  Sempre che le ultime sortite dell’ex missino Ignazio La Russa, con i suoi propositi di privatizzazione della Difesa, non abbiano gi&agrave; bruciato la credibilit&agrave; degli ex missini presso sbirri e militari.]]></content>
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		<title><![CDATA[BERLUSCONI ATTACCA L’IRAN PER COLPIRE L’ENI]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Per mesi ci si &egrave; raccontato che Berlusconi si trovava al centro di un’offensiva da parte dei giudici italiani e della stampa estera  a causa della sua politica a favore dell’indipendenza energetica dell’Italia. Per sostanziare meglio questa fiaba, si &egrave; arrivato ad attribuire a merito dello stesso Berlusconi l’accordo per il gasdotto South Stream dell’ENI con la Russia, ed anche una serie di contratti dell’ENI con la Libia. Si &egrave; tirata in ballo la presunta amicizia personale fra Berlusconi e Putin, ed un altrettanto presunto feeling con Gheddafi; amicizie e feeling che per&ograve; non erano stati necessari a Prodi quando aveva avviato lui tutti quegli accordi gi&agrave; nel 2006, appena insediatosi alla presidenza del Consiglio.<br/>
A smentire clamorosamente la fiaba, ci ha pensato lo stesso Berlusconi durante il suo recente viaggio in Israele, allorch&eacute; ha annunciato un prossimo ritiro dell’ENI dall’Iran, inoltre con una immediata riduzione del giro d’affari di tutte le aziende italiane in quel Paese.  L’ENI &egrave; stato privatizzato oltre dieci anni fa, quindi ora &egrave; una SPA e non dipende dal Presidente del Consiglio, che non aveva nessun titolo per fare di quegli annunci o dare quelle disposizioni, che ora impedirebbero all’ente energetico italiano di intrattenere affari con il Paese che dispone delle maggiori risorse di gas di tutto il pianeta. In tal modo, Berlusconi &egrave; riuscito a smentire in un colpo solo ben due fiabe: la fiaba che lo celebrava come un campione dell’indipendenza energetica italiana, ed anche la fiaba pi&ugrave; fiaba di tutte, quella del "libero mercato".<br/>
A sostegno delle parole del suo Presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri Frattini ha addirittura promesso al governo israeliano che il presidente dell’ENI, Scaroni, andr&agrave; a Gerusalemme per rassicurare Israele circa i futuri rapporti tra l’Iran e l’ente energetico italiano. Lo stesso Frattini si &egrave; incaricato di tenere caldo il fronte polemico con l’Iran, arrivando ad inventarsi un assalto di miliziani iraniani contro l’ambasciata italiana a Teheran. I telegiornali hanno anche diffuso un video che documenterebbe quel cosiddetto assalto, narrato dal ministro degli esteri durante un’audizione in senato. In realt&agrave; nel video si vedono, per pochi secondi, solo dei poliziotti che fronteggiano pochissimi manifestanti, e niente dimostra che le immagini siano state riprese davanti all’ambasciata italiana; il piatto forte del video consiste perci&ograve; in una logorroica intervista a Frattini, che rinnova le sue provocazioni verso il governo iraniano. <br/>
A detrimento dei toni accesi di Frattini, il governo iraniano non solo ha mantenuto un bassissimo profilo nei confronti delle provocazioni di Berlusconi, ma ha anche smentito che sia in atto un ritiro dell’ENI dall’Iran. Neppure la stampa internazionale ha avallato il racconto di Frattini, ed il “New York Times” si &egrave; limitato a riportare che “L’Italia dice” (“Italy says”) che ci sia stato un tentativo di assalto, ma niente di pi&ugrave;. <br/>
Gli appoggi a Berlusconi sono giunti invece - e come sempre - da sedicenti avversari. Il 6 febbraio il quotidiano “il Manifesto” pubblicava un appello  a favore della “democrazia” in Iran, cio&egrave; in appoggio ai tentativi di colpo di Stato che gli ayatollah Mousavi e Rafsanjani stanno compiendo in Iran con il sostegno statunitense. Pochi giorni dopo, l'11 febbraio - in coincidenza con l'anniversario della rivoluzione iraniana - la CGIL, la CISL e la UIL riscoprivano l’unit&agrave; sindacale solo per sottoscrivere un analogo appello contro l’attuale regime iraniano, invocando sanzioni economiche "mirate" contro di esso. Queste sanzioni favorirebbero gli interessi delle multinazionali anglo-americane, ma non quelli dell'’ENI, che si trova ora messo in difficolt&agrave; da questa criminalizzazione del regime iraniano. <br/>
Probabilmente Berlusconi cerca di accreditarsi presso  il Fondo Monetario Internazionale come l’uomo adatto a mettere in ginocchio il gruppo dirigente dell’ENI, in modo che le quote azionarie dell’ente vengano cedute alle multinazionali anglo-americane. Il FMI aveva fatto capire di preferire Gianfranco Fini per questa missione, non perch&eacute; ritenesse Berlusconi troppo “indipendente”, semmai troppo dipendente da farmaci e droghe per risultare mentalmente in grado di fronteggiare un potentato come l’ENI, dotato di risorse finanziarie illimitate e di storici agganci nei servizi segreti e nelle Forze Armate. <br/>
Potrebbe non essere una coincidenza il fatto che il terremoto giudiziario che ha investito in questi ultimi giorni la Protezione Civile abbia  giovato all'ENI, diminuendo la pressione politica e mediatica nei suoi confronti. Se c'era qualcuno che aveva un immediato interesse a far scoppiare oggi lo scandalo, questo qualcuno era l'ENI, che ha visto cos&igrave; allentarsi l'accerchiamento della propaganda americo-sionista. Solo in base ad una concezione idealizzata dell'attivit&agrave; giudiziaria si potrebbe obiettare che le indagini e le intercettazioni sulla Protezione Civile dovevano essere in atto da molto tempo prima. In realt&agrave; le intercettazioni ci sono continuamente e vengono effettuate dai servizi segreti;  le inchieste giudiziarie si avviano quando queste intercettazioni le si vuole utilizzare. <br/>
Bloccare la privatizzazione della Protezione Civile va a colpire direttamente gli interessi della Impregilo, che &egrave; la multinazionale prediletta da Berlusconi. La lista dei regali fatti da questo governo all’Impregilo &egrave; praticamente infinita: va dagli appalti per lo smaltimento dei rifiuti in Campania, sino agli appalti per la ricostruzione in Abruzzo,  e persino alla cessione dei beni demaniali nelle province di Reggio Calabria e Messina; anche gli appalti per le centrali nucleari vedono la Impregilo in prima fila, per non parlare poi della Protezione Civile SPA, che dovrebbe avere questa multinazionale edilizia come appaltatore privilegiato. <br/>
Anche per l’attuale scandalo che ha colpito la Protezione Civile, si &egrave; tirata fuori la storia della vendetta americana contro Guido Bertolaso per le sue dichiarazioni di Haiti contro i mancati soccorsi USA; quindi anche Bertolaso si trova ora nel pantheon degli eroi dell’indipendenza italiana e vittime del colonialismo americano, come gi&agrave; Craxi e Berlusconi. Pare che la storia del Bertolaso vittima degli Americani abbia trovato asilo anche su media iraniani, il che dovrebbe far capire come la disinformazione colpisca a larghissimo raggio.  <br/>
In realt&agrave; Berlusconi non solo non ha mai contrastato il colonialismo statunitense, ma ne &egrave; sempre stato un agente; mentre Craxi non venne fatto fuori per la storia di Sigonella, ma perch&eacute; era a capo del vecchio sistema dei partiti, diventato un ostacolo oggettivo alle privatizzazioni, poich&eacute; traeva le sue maggiori fonti di finanziamento dalle Partecipazioni Statali. Nella vicenda di Sigonella ebbe una parte rilevante anche l'allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giuliano Amato, un agente del FMI infiltrato nel Partito Socialista e divenuto strettissimo collaboratore di Craxi. Manco a dirlo, fu il primo governo di Giuliano Amato, tra il 1992 ed il 1993, a dare il via alle privatizzazioni a tappeto. Per i suoi meriti nel campo delle privatizzazioni, il 6 febbraio ultimo scorso - appena dodici giorni fa - Giuliano Amato &egrave; stato nominato senior advisor della Deutsche Bank in Italia, a dimostrazione che nella sua biografia politica di "socialista" qualche dettaglio poco chiaro c'&egrave;. <br/>
Il vero gruppo dirigente degli Stati Uniti &egrave; costituito dai vertici della Federal Reserve e del Fondo Monetario Internazionale, e questi non hanno come movente le generiche vendette, ma il denaro. In questo senso, gli anni di Bertolaso alla Protezione Civile hanno preparato il terreno all’ingresso delle multinazionali anche in settori dove era impensabile che si insediassero. <br/>
Ancora un  mese prima della privatizzazione della Protezione Civile - decisa il natale ultimo scorso -, quando era gi&agrave; deciso che Bertolaso sarebbe stato il presidente della nuova SPA, questi si dichiarava  pubblicamente contrario alle ipotesi di privatizzazione; ci&ograve; per fare in modo che il colpo potesse essere messo a segno dal governo nel silenzio pi&ugrave; assoluto. Bertolaso aveva ipocritamente recitato la sua parte di funzionario integerrimo sino in fondo, e soltanto lo scandalo ha messo allo scoperto i progetti di privatizzazione della Privatizzazione Civile. <br/>
Resterebbe per&ograve; ancora da chiarire perch&eacute; delle testate giornalistiche di "sinistra", come "Report" e "La Repubblica", abbiano contribuito in modo decisivo dal 2007 al 2009 a costruire la santa icona di Bertolaso. Forse ce lo potrebbe spiegare Giuliano Amato.]]></content>
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		<title><![CDATA[CRISI FINANZIARIA O BUSINESS DELLA POVERTÀ?]]></title>
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		<created>2010-02-11T01:51:19+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Le difficolt&agrave; finanziarie che hanno coinvolto dapprima la Grecia e poi la Spagna ed il Portogallo, hanno provocato in alcuni commentatori di opposizione la consueta aspettativa di un Armageddon del cosiddetto capitalismo. Questo tipo di commenti &egrave; dovuto al fatto che, anche fra i sinceri oppositori del dominio, tende spesso a prevalere un’immagine idealizzata ed edulcorata del sistema degli affari, un'immagine secondo la quale il sedicente capitalismo dovrebbe temere dagli stessi disastri sociali che determina.<br/>
In realt&agrave; la chiave per comprendere gli effettivi termini della presunta “crisi finanziaria” che ha investito i tre Paesi della cosiddetta Eurozona sta proprio nelle "terapie" che vengono imposte ai "malati" dalla Banca Centrale Europea, cio&egrave; il “rigore nei conti pubblici”. Ai Paesi del Sud-Europa che avrebbero sperperato, la propaganda ufficiale propone l’esempio luminoso della virtuosa e luterana Germania o della virtuosa e calvinista Olanda, che avrebbero invece saputo amministrarsi con oculata parsimonia. In questa campagna propagandistica risultano scontate le vanterie trionfalistiche del governo italiano, che ha millantato addirittura di aver salvato i conti pubblici grazie alla decisione di non stanziare nulla a favore dei disoccupati. <br/>
Risulta quindi chiaro che, per poter rimanere nella zona dell’Euro, la Grecia, la Spagna ed il Portogallo dovranno imporsi drastici tagli alla spesa sociale, che andranno ad inasprire le condizioni della popolazione, aumentando disoccupazione e povert&agrave;. D’altra parte la BCE sa benissimo che nei conti pubblici la spesa sociale incide in parte minima, al massimo per il 4 o 5%,  per cui da questi tagli, e dal conseguente aumento della povert&agrave;, non c’&egrave; da attendersi alcun effetto di risanamento dei bilanci degli Stati. <br/>
In realt&agrave;, la virt&ugrave; dei luterani, dei calvinisti, ed anche degli anglicani, non consiste nel risparmiare, ma nel poter brandire il coltello del colonialismo dalla parte del manico. Dato che l’euro non &egrave; altro che il marco dietro pseudonimo, il suo valore corrisponde alla forza effettiva dell’economia tedesca. Dal canto suo, la Gran Bretagna, pur possedendo un 14% della BCE, e quindi dell’euro, non ha mai rinunciato alla sterlina. <br/>
Sono stati invece i Paesi ad economia strutturalmente debole - come Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, ecc. - a dover deprimere le proprie esportazioni ed il proprio turismo a causa di una moneta sopravvalutata. L’edificio dell'Unione Europea ha costituito una cosciente operazione colonialistica di impoverimento di gran parte dei Paesi europei, in modo da favorire il principale business della povert&agrave;: la finanziarizzazione dei consumi, ovvero il costringere le persone a piegarsi allo schiavismo dei debiti.  <br/>
La tanto decantata eccezione spagnola arriva ora al suo rendiconto, che non &egrave; dovuto alle presunte leggi di un inesistente “mercato", ma alle forche finanziarie imposte dalla BCE. La realt&agrave; &egrave; che Grecia, Spagna e Portogallo sono prima finiti nel mirino della BCE, e poi i “mercati” finanziari si sono adeguati, non viceversa. <br/>
Il bersaglio principale della BCE &egrave; proprio Zapatero, con la sua politica del piede in due scarpe: sostegno finanziario alle multinazionali spagnole nella loro criminale conquista dell’America Latina e, nel contempo, anche un po' di incentivo ai consumi interni, sia attraverso la spesa sociale, sia non imponendo tetti salariali. In tal modo la sinistra spagnola ha potuto fare una politica di destra all’estero, mantenendo per&ograve; un alone socialdemocratico all’interno. Per sostenere questa finzione, il quotidiano"El Pais", mentre conduceva astiose e martellanti campagne propagandistiche contro Chavez, poi si riverniciava ogni tanto il fondo tinta progressista pubblicando qualche articolo contro Berlusconi.  <br/>
Agli occhi della BCE anche un falso socialista come Zapatero risulta comunque colpevole di aver frenato il business della finanziarizzazione dei consumi, dato che oggi gli Spagnoli non sono abbastanza poveri da doversi indebitare sino al collo per poter acquistare merci, o solo per pagare bollette e spese sanitarie. La colpa imperdonabile della spesa sociale non &egrave; infatti quella di aggravare la spesa pubblica - la cui quota maggiore va sempre  alle banche ed alle multinazionali -, ma di ostacolare l’indebitamento dei consumatori. <br/>
Le agenzie finanziarie e le agenzie di recupero crediti trovano il loro spazio vitale solo se i salari sono bassi e la spesa sociale &egrave; compressa al minimo. Reperire per le finanziarie questo spazio vitale, costituisce oggi la sacra missione di cui la BCE &egrave; stata investita dai suoi veri padroni, i Rothschild e i Goldman Sachs, da cui dipendono, direttamente o indirettamente, tutte le micro-agenzie finanziarie e di recupero crediti. In una sorta di catena di Sant’Antonio dell’indebitamento, anche queste agenzie dipendono infatti dal credito delle grandi cosche finanziarie storiche. <br/>
Mentre le sinistre cercavano freneticamente di adeguarsi alle mitiche “nuove sfide” del nuovo millennio, nel frattempo l’affarismo riproponeva disinvoltamente i business della povert&agrave; di due secoli fa; e non &egrave; neppure da escludere che di qui a poco venga reintrodotto persino il carcere per debiti, gi&agrave; reso tristemente famoso dai romanzi di Charles Dickens.]]></content>
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