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<title>C.O.M.I.D.A.D.</title><link>http://www.comidad.org/dblog/</link>
<description>C.O.M.I.D.A.D.</description><language>it</language>
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	<title><![CDATA[PIAZZA FONTANA E LA PSYWAR ECONOMICA DELLA NATO]]></title>
	<description><![CDATA[La commemorazione della strage di Piazza Fontana &egrave; il pretesto per una ciclica riproposizione della "pista anarchica" da parte dei media. Due anni e mezzo fa il libro di Paolo Cucchiarelli sulla strage del 12 dicembre 1969 costitu&igrave; l'occasione per una campagna mediatica tesa a riproporre la responsabilit&agrave; di Valpreda e Pinelli. Da sottolineare che il libro di Cucchiarelli si serviva soprattutto di fonti del SISDE e della NATO.[1] <br/>
Se si inquadra la strage di Piazza Fontana nell'ambito della psywar della NATO, e la si individua come un tipico attentato "false flag", questa insistenza mediatica a distanza di decenni sulla matrice anarchica risulta del tutto ovvia, poich&eacute; serve ad accreditare anche gli attuali attentati "false flag". Un interessante documentario del 2010, prodotto dalla BBC, a proposito della guerra psicologica e degli attentati con falsa attribuzione, propone forse un 10% della verit&agrave;, ma risulta sufficiente per farsi un'idea sulla vastit&agrave; ed importanza di questo aspetto della psywar nell'assetto di potere militare e finanziario che fa capo alla NATO.[2] <br/>
Ma ci sono anche fonti pi&ugrave; dirette per acquisire informazioni sul ruolo della psywar. Nel numero del 29 luglio 2010 della pubblicazione ufficiale del servizio segreto interno, l'ex SISDE ed oggi AISI, cio&egrave; la rivista "Gnosis", si trova un interessante articolo di Marco Giaconi sul ruolo della psywar nella "governance" dell'economia occidentale. Marco Giaconi &egrave; il direttore di ricerca del Centro Militare di Studi Strategici di Roma, ente autonomo del Ministero della Difesa.[3] <br/>
 Il titolo dell'articolo di Giaconi &egrave; "Il mercato come luogo di confronto: l'intelligence economica dalle strategie di difesa alle tattiche di attacco". Vi si sostiene che: "La funzione di base dell'intelligence economica - in senso ampio - &egrave; stata ed &egrave; la protezione dei sistemi produttivi e delle potenzialit&agrave; di competizione dei settori commerciali/finanziari di ogni Paese." <br/>
Ma il discorso dell'articolista si fa immediatamente pi&ugrave; esplicito: "Ai nostri giorni, in epoca di globalizzazione delle informazioni, non si pu&ograve; ignorare uno specifico ruolo pi&ugrave; attivo - precipuo dell'aspetto dell'intelligence - a tutela della propria governance economico-finanziaria e dell'intero sistema Paese: una sorta di economic warfare o di psywar geoeconomica estremamente attenta a costruire percorsi di solidit&agrave; sulle piazze mondiali del mercato.". <br/>
Chi desidera una confessione pi&ugrave; completa di questa, se la vada a cercare nei telefilm di Perry Mason. Che i servizi segreti parlino tra loro di psywar senza pi&ugrave; preoccupazioni di riservatezza, non ha nulla di strano, dato che nell'epoca di internet la segretezza sarebbe un'illusione, e persino la legislazione sul Segreto di Stato svolge una mera funzione di garanzia d'impunit&agrave; nei confronti delle inchieste giudiziarie. Tanto c'&egrave; il controllo della potenza mediatica ad impedire che queste informazioni possano fare opinione pubblica. 
Quindi, se da parte dei servizi segreti NATO si teorizza esplicitamente la necessit&agrave; della psywar come strumento di governance economica, non c'&egrave; neppure niente di strano nel fatto che la grande lotta operaia dell'autunno del 1969 sia stata stroncata con un attentato "false flag" attribuito ad una scheggia impazzita della sinistra. Sarebbe stato strano il contrario. <br/>
C'&egrave; da osservare che anche il megadirettore di Agenzia delle Entrate ed Equitalia, Attilio Befera, scrive sulla rivista dell'AISI, e questo pu&ograve; suggerire qualcosa circa gli attentati di "matrice anarchica" subiti di recente da Equitalia, visto che proprio "Gnosis" ci fa sapere che la psywar &egrave; uno strumento di "governance" economica.[4] <br/>
Quando si tratti di stragi per&ograve; si va ben oltre la competenza dei servizi segreti nostrani, che possono al massimo occuparsi delle operazioni di copertura e depistaggio; in quanto, per i veri e propri atti di guerra, le decisioni possono essere prese solo a livello degli alti comandi NATO.  Bisognerebbe perci&ograve; correggere la formula "strage di Stato", in "strage di NATO". <br/>
Le tesi sulla psywar economica esposte da "Gnosis" sono infatti del tutto inquadrate nella funzione storica dell'Alleanza Atlantica, dato che la "governance" economica fa parte dei compiti istituzionali della NATO sin dalla sua fondazione, ed a riguardo vi sono vari organi dell'alleanza che svolgono specifici incarichi. Uno di questi &egrave; il "Committee on Economic and Security", che si occupa di integrazione tra le economie degli alleati, quindi di interventi diretti della NATO nelle questioni economiche dei vari Paesi. <br/>
L'articolo 2 del Trattato Nord Atlantico, infatti afferma chiaramente che i paesi membri "cercheranno di eliminare ogni contrasto nelle loro politiche economiche internazionali e incoraggeranno la cooperazione economica tra alcuni o tutti loro." <br/>
Ce ne parlano i documenti reperibili sui siti della stessa NATO, da cui risulta che l'Alleanza Atlantica ha tra i suoi scopi quello di agire in concerto con le altre organizzazioni internazionali: FMI, WTO, OCSE, Banca Mondiale, UE, istituzioni che costituiscono un'orchestra con un unico direttore. La NATO, appunto.[5] <br/><br/>

[1] http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_28/mistero_piazza_fontana_Guastella_860a0548-4b4c-11de-a6f4-00144f02aabc.shtml <br/>
[2] http://www.bbc5.tv/video/psywar<br/>
[3] http://gnosis.aisi.gov.it/News/News.nsf/9313809689dbdb38c125754a0037b128/879c28c476557a77c125776f003a9b88!OpenDocument<br/>
[4] http://www.sisde.it/gnosis/Rivista19.nsf/ServNavig/13<br/>
[5] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.nato-pa.int/Default.asp%3FSHORTCUT%3D146&ei=f4ElT_OELciH4gTb6fn5DA&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&ved=0CC4Q7gEwAA&prev=/search%3Fq%3Dnato%2Beconomics%2Band%2Bsecurity%2Bcommittee%26hl%3Dit%26rlz%3D1R2ACAW_it%26prmd%3Dimvns<br/>
http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.nato.int/cps/en/SID-52DEE429-33DBC706/natolive/topics_76400.htm&ei=9SQoT_PmO-rl4QSM9MnUAw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=4&ved=0CEIQ7gEwAw&prev=/search%3Fq%3Dnato%2Beconomics%26hl%3Dit%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvns

]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=469]]></link>
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	<dc:date>2012-02-02T01:44:31+01:00</dc:date>
	<dc:creator>comidad</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[A CHI LA NIGERIA? A GOLDMAN SACHS]]></title>
	<description><![CDATA[Si &egrave; stabilita una nuova moda, per la quale ogni personalit&agrave; politica o istituzionale deve condire i suoi discorsi con inesorabili denunce dello strapotere della finanza globale, che, da "servizio nei confronti della produzione", &egrave; diventata scopo in s&eacute; e funzione primaria. Una volta pronunciata l'astratta denuncia, si pu&ograve; tornare tranquillamente ad obbedire alle banche.<br/>
Il caso pi&ugrave; clamoroso di questa schizofrenia, &egrave; dato dalla questione dell'inserimento dell'obbligo del pareggio di bilancio nella Costituzione. Strano che nessun costituzionalista abbia sentito il bisogno di chiarire che una tale norma &egrave; di per s&eacute; incostituzionale, poich&eacute; uno Stato che accetti di trasformare il pareggio di bilancio da scelta politica in norma vincolante, si consegna in ostaggio ai propri creditori. Tanto vale affermare chiaramente che la sovranit&agrave; appartiene alle banche. <br/>
Ma la contraddizione non &egrave; solo tra il dire ed il fare, &egrave; anche interna al discorso. Persino Mario Monti, durante la trasmissione "Che tempo che fa" ha recitato la sua litania sulla necessit&agrave; di ridimensionare il potere della finanza, senza per&ograve; chiarire come si sia stabilito questo potere, e che cosa abbia indotto i governi a compiere le scelte che hanno finanziarizzato tutte le relazioni economiche e sociali. Ma forse Monti non aveva bisogno di dirlo, dato che &egrave; proprio lui uno dei maggiori rappresentanti di quel lobbying bancario che si &egrave; insinuato in ogni ambito delle istituzioni. Non &egrave; affatto dimostrato che il governo del Tanghero di Arcore sia stato abbattuto da una trama della finanza globale, n&eacute; si comprenderebbe il motivo di tanto sforzo; mentre &egrave; invece dimostrabilissimo che dal 1994 tutti i governi italiani siano stati sotto il controllo diretto di poteri finanziari internazionali. Ci si riferisce, tanto per iniziare, a  Lamberto Dini, del Fondo Monetario Internazionale, che fu  ministro del Tesoro del primo governo Berlusconi, e poi egli stesso Presidente del Consiglio. Poi basta scorrere i nomi di Romano Prodi, Gianni Letta e Mario Monti, tutti e tre consulenti di Goldman Sachs; ancora si pu&ograve; ricordare Mario Draghi, anche lui di Goldman Sachs, nominato governatore della Banca d'Italia dal secondo governo Berlusconi. Ed infine una citazione anche per Giuliano Amato, il quale, a posteriori, ci ha rivelato il suo legame con Deutsche Bank. <br/>
La forza del lobbying delle multinazionali non consiste nella strategia, nella pianificazione o nella lungimiranza, ma semplicemente nella onnipresenza e sulla ripetitivit&agrave; dello schema, per cui pu&ograve; cambiare l'ordine dei fattori, ma il prodotto non cambia. Lo schema coloniale si applica indifferentemente a tutti i Paesi, e senza troppe varianti. Niente di strano quindi che anche uno Stato africano come la Nigeria, nel marzo del 2010, si sia adeguato alla disciplina lobbistica, inserendo nel governo un esponente di Goldman Sachs. La Nigeria &egrave; vicina.[1] <br/>
La notizia che Goldman Sachs abbia occupato anche il governo nigeriano, quindi non costituisce uno scoop; anzi sarebbe uno scoop la notizia contraria. Nulla di strano neppure nella notizia che Robert Zoellick, ex vicepresidente di Goldman Sachs, ex vicesegretario di Stato con Bush, ed attualmente presidente del Gruppo Banca Mondiale, abbia espresso apprezzamento per il fatto che, nel luglio 2011, la direttrice generale della Banca Mondiale, Ngozi Okonjo-Iweala, sia tornata a far parte del governo nigeriano in qualit&agrave; di ministro delle Finanze. La notizia &egrave; sul sito della Banca Mondiale.[2] <br/>
Quindi non bastava Goldman Sachs, ci voleva anche quell'altra sua longa manus che &egrave; la Banca Mondiale. Appena arrivata, Okonjo-Iweala ha messo sotto ricatto il governo presentando una lettera di dimissioni, che poi deve essere stata ritirata, dato che risulta ancora lei il ministro delle Finanze in carica. Nella lettera Okonjo-Iweala consigliava al governo di raccomandarsi a Dio. Molto professionale.[3] <br/>
Oggi la Nigeria &egrave; sulle prime pagine dei quotidiani per la vicenda delle aggressioni islamiche nei confronti dei cristiani; ma nel 2008, la notizia era che la Nigeria si trovava nel pieno di un disastro ecologico nel delta del fiume Niger, provocato dalla multinazionale Exxon. Ma il Delta del Niger &egrave; una zona troppo ghiotta per le corporation e non manca nessuno: Total ed Eni, Exxon-Mobil, Shell, Chevron-Texaco, StatOil, e naturalmente BP. La maggior parte del petrolio nigeriano va a finire negli USA; le immense riserve di gas del paese sono state bruciate con trivellazioni maldestre ed esplosioni che hanno devastato il paese. Secondo stime approssimate per difetto, pi&ugrave; di 400 milioni di litri di petrolio sono finiti nel delta. La manutenzione degli impianti &egrave; fatta in economia; cos&igrave;, quando ci sono delle perdite, le compagnie se la cavano parlando di sabotaggio. Tutte le corporation assoldano truppe paramilitari che, con la scusa di difendere gli impianti dai sabotaggi, aggrediscono la popolazione in modo sistematico; villaggi di migliaia di persone sono stati costretti alla fuga dai mercenari.[4] <br/>
La popolazione nigeriana, stimata in centocinquantacinque milioni di abitanti, &egrave; costretta a vivere nella miseria, mentre la Nigeria &egrave; l'ottavo o nono paese esportatore al mondo di petrolio. Uno dei disastri ambientali pi&ugrave; recenti &egrave; stato provocato dalla Shell, i cui manager hanno attribuito la rottura di alcune tubature ai "ladri" (forse era un velato riferimento a se stessi). <br/>
L'altra notizia era che le autorit&agrave; nigeriane non riuscivano ad assumere alcun provvedimento per controllare l'estrazione del petrolio, e ci&ograve; a causa dell'attivit&agrave; di lobbying della British Petroleum.[5]  <br/>
Il governo nigeriano ha preso invece altri provvedimenti, oltre quelli di imbarcare Goldman Sachs e Banca Mondiale nel governo. Va registrata infatti l'istituzione di un fondo federale per far fronte alla volatilit&agrave; dei prezzi del petrolio; attorno a queste risorse finanziarie si &egrave; scatenato il lobbying di Goldman Sachs e di JP Morgan per ottenere la  concessione della gestione del fondo. La stampa africana ne ha diffuso con preoccupazione la notizia, sottolineando le resistenze che questa prospettiva aveva suscitato in Nigeria nell'ottobre dello scorso anno.[6] <br/>
L'altra misura assunta dal governo, anzi direttamente dal ministro delle Finanze Okonjo-Iweala, &egrave; molto "montiana"; riguarda infatti l'aumento del prezzo dei carburanti, che sta causando in Nigeria un movimento di protesta sindacale molto acceso ed esteso. Sulla questione il ministro delle Finanze ha concesso un'intervista ad Al Jazeera.[7] <br/>
Solo che adesso, a proposito della Nigeria, non si parla pi&ugrave; di disastri ecologici causati dalla Exxon o dalla Shell, n&eacute; del lobbying di BP, Goldman Sachs e JP Morgan, n&eacute; del protettorato imposto dalla Banca Mondiale, e neppure del grande movimento di protesta sindacale, ma della guerra civile fra musulmani e cristiani, e di prospettiva di secessione del Paese tra sud cristiano e nord islamico.  Tutto questo lobbying e l'invio di un'emissaria di Zoellick, chiss&agrave; perch&eacute;, non hanno portato bene alla Nigeria.  Del resto, che c'&egrave; di meglio di un conflitto etnico-religioso per neutralizzare un movimento di protesta sindacale? <br/>
L'indispensabile complemento del lobbying &egrave; infatti la psywar, la guerra psicologica: non basta infiltrare un Paese, bisogna confondergli le idee creandogli falsi nemici. Guarda caso, la CIA aveva previsto che le cose non sarebbero andate bene per la Nigeria. Cinque anni fa, un rapporto della CIA profetizzava che la Nigeria non aveva pi&ugrave; di dieci anni di vita come Stato unitario. Anche questa notizia &egrave; stata ripresa dalla stampa africana in questi giorni di guerra civile in Nigeria.[8]  <br/>
Ovviamente il rapporto della CIA aveva un mero scopo scientifico, e non sarebbe lecito sospettare di nessuna azione della stessa CIA nel fomentare la guerra civile in Nigeria. Neppure &egrave; concesso ipotizzare che tutti quei mercenari al servizio delle multinazionali abbiano qualcosa a che vedere con le aggressioni. <br/><br/>
[1] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.independent.co.uk/news/world/africa/goldman-sachs-chief-included-in-nigerias-new-cabinet-1927001.html&ei=MzMdT5DFK7GM4gSPwKGLDQ&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=4&sqi=2&ved=0CEgQ7gEwAw&prev=/search%3Fq%3Dnigeria%2Bgoldman%2Bsachs%26hl%3Dit%26biw%3D1280%26bih%3D606%26prmd%3Dimvns<br/>
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/NEWS/0,,contentMDK:22958186~pagePK:64257043~piPK:437376~theSitePK:4607,00.html&ei=kKQdT43DKa754QTpqfnMDQ&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=3&ved=0CDoQ7gEwAg&prev=/search%3Fq%3DNigeria%2BWorld%2BBank%2Bzoellick%26hl%3Dit%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26biw%3D960%26bih%3D507%26prmd%3Dimvns<br/>
[3] http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://www.wazobiareport.com/reports/Ngozi-Okonjo-Iweala-resigns-after-inspecting-federation-accounts<br/>
[4] http://234next.com/csp/cms/sites/Next/Home/5258469-146/The_mercenaries_take_over__.csp<br/>
[5] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.guardian.co.uk/world/2010/may/30/oil-spills-nigeria-niger-delta-shell&ei=Y0IcT8isAajd4QSkl7yFDQ&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=2&ved=0CDMQ7gEwAQ&prev=/search%3Fq%3Dexxon%2Bbp%2Bnigeria%26hl%3Dit%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvns<br/>
[6] http://translate.googleusercontent.com/translate_c?hl=it&langpair=en%7Cit&rurl=translate.google.com&u=http://allafrica.com/stories/201110261085.html&usg=ALkJrhjh23E41pPOjG2-wFhirpQEBxdRDg<br/>
[7] http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://africaunchained.blogspot.com/2012/01/nigerias-finance-minister-ngozi-okonjo.html<br/>
[8] http://translate.googleusercontent.com/translate_c?hl=it&prev=/search%3Fq%3Dnigeria%2Bcia%2Ballafrica%26hl%3Dit%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvns&rurl=translate.google.it&sl=en&u=http://allafrica.com/stories/201201120484.html&usg=ALkJrhj57n0jBNGRd7f2nS6TFBCRl-4BqA]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=468]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=468</guid>
	<dc:date>2012-01-26T01:15:10+01:00</dc:date>
	<dc:creator>comidad</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[MARIO MONTI, LOBBISTA DEI BOMBANCHIERI DELLA NATO]]></title>
	<description><![CDATA[Cresce l'interesse delle multinazionali finanziarie per i business "poveri", dalle pensioni agli ammortizzatori sociali. Tutto diventa occasione per privatizzazioni, imposizione di conti correnti e carte di credito (vedi la "flexsecurity"). Bisogna "liberalizzare", ma le assicurazioni diventano obbligatorie su tutto: oltre alle casalinghe, ora anche i professionisti devono essere assicurati e gli automobilisti, invece che un tagliando, dovranno avere un microchip. <br/>
L'assalto del lobbying bancario ai business poveri ha determinato che ora si trovi nel mirino anche la categoria dei tassisti. La "liberalizzazione" dei taxi &egrave; gi&agrave; avvenuta da anni negli Stati Uniti, dove i tassisti sono ormai quasi tutti degli immigrati. Lavoratori indiani, pakistani o slavi sono stati costretti nel proprio Paese ad indebitarsi con qualche agenzia finanziaria, per essere poi indotti ad emigrare in modo da riuscire a pagare almeno gli interessi sul proprio debito. L'emigrazione non &egrave; una scelta, ma una conseguenza dell'indebitamento personale; e se la "corporazione" dei tassisti non si toglie di mezzo, le agenzie finanziarie non avranno modo di farsi ripagare i debiti. Va da s&eacute; che le agenzie finanziarie fanno quasi tutte parte di sottogruppi di grandi banche internazionali.[1] <br/>
Si consideri quanto la questione dei migranti render&agrave; agevole governare questa "liberalizzazione", che verr&agrave; ridotta a conflitto etnico-razziale, mettendo le vittime le une contro le altre. Contro la "corporazione" dei tassisti potr&agrave; quindi essere utilizzata anche l'accusa di razzismo e xenofobia. <br/>
Gi&agrave; adesso i tassisti si trovano nel mirino dei media, dato che non solo costituiscono un ostacolo alla "crescita", ma - come ci ha fatto sapere la trasmissione "Report" - sono persino una banda di evasori fiscali. Non manca molto, ed ai tassisti verranno attribuiti anche crimini contro l'umanit&agrave;, violazioni dei diritti umani e lapidazione di donne adultere. <br/>
Questi toni da psicoguerra imperialistica nei confronti delle "corporazioni" non costituiscono una anomalia della propaganda, ma risultano del tutto consoni, dato che l'obiettivo della liberalizzazione dei commerci si trova nel "Business &amp; Economics Program" del Consiglio Atlantico, l'organo dirigente della NATO. <br/>
Ma che c'entra la NATO con la "governance" dell'economia mondiale? A quanto pare c'entra. La NATO non si occupa solo di bombardamenti; anzi i bombardamenti servono a gestire il business; &egrave; la sinergia tra bombe e banche: bombardieri e bombanchieri.  <br/>
Tra i membri dell'Advisor Group del "Business &amp; Economics Program" che si occupa di "liberalizzazioni", c'&egrave; anche un certo professor Mario Monti, rettore dell'Universit&agrave; Bocconi di Milano. La notizia proviene dal sito Web del Consiglio Atlantico.[2] <br/>
Il bello &egrave; che c'&egrave; chi si preoccupa che Monti stia nella Trilateral e nel Bilderberg, quando addirittura fa parte del Consiglio Atlantico. Insomma, Monti non &egrave; un galoppino qualsiasi, ma appartiene alla serie A dei lobbisti; cosa che spiega perch&eacute; Merkel e Sarkozy lo trattino con tanta deferenza. Nel Consiglio Atlantico Monti viene considerato una sorta di vate, a cui rivolgere angosciosi quesiti sulle sorti dell'economia mondiale. Ai quesiti Monti risponde sempre con le solite panzane, per&ograve; con quel suo inconfondibile stile sobrio. L'intervista &egrave; del 2009 e si trova sul sito del Consiglio Atlantico.[3] <br/>
Ogni tanto i giornalisti si svegliano dal loro letargo mercatista, e scoprono improvvisamente che esiste il lobbying mascherato. Pare che le analisi di Standard &amp; Poors siano assolute banalit&agrave; o addirittura emerite cialtronate, del tipo: se le misure contro la crisi falliranno, allora l'economia  europea andr&agrave; male. Pare persino che Standard &amp; Poors sia sotto il controllo diretto della destra americana e dei repubblicani, e che la propriet&agrave; dell'agenzia di rating sia in mano ai fondi di investimento. Quindi i giudizi delle agenzie non sarebbero altro che un segnale per partire alla rapina di un determinato paese. Ma come avr&agrave; fatto la stampa europea a scoprire quest'inghippo? Si &egrave; svegliata di colpo persino la Consob, che ha chiesto all'agenzia di vigilanza europea, la Esma, un'indagine sui conflitti d'interessi delle agenzie di rating.[4] <br/>
Peccato che poi tutti tornino in letargo e continuino a trattare da "tecnici" altri lobbisti come Mario Monti ed i suoi ministri. Oggi la NATO &egrave; la pi&ugrave; potente organizzazione del lobbying bancario, nella quale la parte del leone la fanno JP Morgan, Deutsche Bank e la solita Goldman Sachs. Un altro dispensatore di preziosi vaticini sull'economia mondiale, anzi il numero uno del settore, &egrave; infatti Robert Zoellick, direttore esecutivo della Banca Mondiale. Zoellick &egrave; diventato una sorta di nume tutelare del Consiglio Atlantico, servito e riverito, ascoltato religiosamente. Almeno cos&igrave; ci viene narrato sul sito del Consiglio Atlantico [5] <br/>
Il curriculum di Zoellick, pubblicato dalla Banca Mondiale, denota per&ograve; la consueta mancanza di originalit&agrave;: anche lui infatti proviene da Goldman Sachs, di cui era vicepresidente.[6] <br/>
Allora perch&eacute; la Consob non si decide a chiedere all'Esma anche un'indagine sui conflitti di interessi della NATO e della Banca Mondiale? <br/><br/>

[1] http://www.prestiti.it/finanziarie<br/>
[2] http://www.microsofttranslator.com/bv.aspx?ref=IE8Activity&from=&to=it&a=http%3a%2f%2fwww.acus.org%2fpeople%2fbeag<br/>
[3] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.acus.org/new_atlanticist/5-questions-mario-monti&ei=2xoTT-yZIfT34QSxt6TjAw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=3&ved=0CDwQ7gEwAg&prev=/search%3Fq%3Datlantic%2Bcouncil%2Bmario%2Bmonti%26hl%3Dit%26rlz%3D1R2ACAW_it%26prmd%3Dimvnso<br/>
[4] http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-01-16/nessun-vincolo-regole-agenzie-222939.shtml?uuid=Aa0puweE<br/>
[5] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.acus.org/event/robert-zoellick-world-economy&ei=NR4TT_TTK5SQ4gT92OjOBg&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&ved=0CCYQ7gEwAA&prev=/search%3Fq%3Drobert%2Bzoellick%2Batlantic%2Bcouncil%26hl%3Dit%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvnso<br/>
[6] http://www.microsofttranslator.com/BV.aspx?ref=IE8Activity&a=http%3A%2F%2Fweb.worldbank.org%2FWBSITE%2FEXTERNAL%2FEXTABOUTUS%2FORGANIZATION%2FEXTPRESIDENT2007%2F0%2C%2CcontentMDK%3A21394208~menuPK%3A64822289~pagePK%3A64821878~piPK%3A64821912~theSitePK%3A3916065%2C00.html]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=467]]></link>
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	<dc:date>2012-01-19T03:26:27+01:00</dc:date>
	<dc:creator>comidad</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[IL MILITARISMO FINANZIARIO DELLA NATO E DELLA BANCA MONDIALE]]></title>
	<description><![CDATA[Il 7 gennaio scorso il quotidiano "Washington Post" ha trattato della vicenda della truffa dei derivati perpetrata dalla banca JP Morgan ai danni di molti Comuni italiani, tra cui sono compresi anche Roma e Milano. Gli estensori dell'articolo hanno per&ograve; scelto Cassino come citt&agrave; simbolo, in quanto distrutta sessanta anni fa dalle bombe anglo-americane, e distrutta nuovamente oggi dai titoli derivati di JP Morgan. [1] <br/>
Non si sa quanto il "Washington Post" se ne rendesse conto, ma l'accostamento tra bombe e titoli derivati non &egrave; solo metaforico, poich&eacute; riguarda quel legame intimo ed indissolubile tra finanza e militarismo che &egrave; alla base dell'imperialismo-colonialismo. Senza le bombe non ci sarebbero nemmeno i titoli derivati. <br/>
Oggi imperversa la formula retorica secondo cui l'economia di carta avrebbe soffocato l'economia reale. Ma la stagnazione economica non ha come necessaria conseguenza uno strapotere della finanza: se la finanza &egrave; carta, non pu&ograve; certo prevalere con le proprie forze sul circuito della produzione e del consumo. <br/>
JP Morgan non &egrave; infatti soltanto una banca, ma una propaggine del Pentagono. L'11 maggio dello scorso anno "CNN-Money" ci faceva sapere che JP Morgan &egrave; in Afghanistan, a caccia delle risorse minerarie locali, con l'assistenza del Pentagono.[2] <br/>
In polemica con le teorie del complotto, si dice spesso che l'economia &egrave; un meccanismo complesso e impersonale. Ma l'esperienza storica indica che sono esistite persone complesse che hanno diretto il business mondiale, per di pi&ugrave; agendo in tutta evidenza. Nel 2009 &egrave; scomparso Robert McNamara, segretario alla Difesa con i presidenti Kennedy e Johnson. McNamara &egrave; famoso per aver organizzato il Pentagono nella pi&ugrave; colossale e dispotica macchina di spesa pubblica della Storia.[3] <br/>
McNamara proveniva dalle industrie Ford, per passare poi a gestire la spesa pubblica statunitense da quel gigantesco comitato d'affari che &egrave; il ministero della Difesa. Nel 1968 si rese conto che il business della guerra del Vietnam era un limone ormai spremuto; perci&ograve; moll&ograve; Johnson  per andare a dirigere la Banca Mondiale, che gest&igrave; sino al 1981.
L'attivismo di McNamara alla Banca Mondiale fece in modo che questo istituto diventasse un tentacolare ente assistenziale a beneficio delle banche e per le multinazionali; un organismo che fu reso da McNamara persino pi&ugrave; efficiente del Fondo Monetario Internazionale, di cui pure la Banca Mondiale era considerata la sorella minore. Ed il tutto avvenne all'insegna dello slogan della lotta alla povert&agrave;. Tra l'altro McNamara era ossessionato dall'idea che una delle maggiori cause di povert&agrave; sia l'aumento demografico, infatti pochi come lui hanno contribuito all'aumento del tasso di mortalit&agrave; nei Paesi poveri.[4] <br/>
McNamara fu la dimostrazione di come la complessit&agrave; non prescinda dalle persone, ma le attraversi. McNamara fu pi&ugrave; di un leader, fu un crovevia di interessi, la rappresentazione plastica del conflitto di interessi: manager industriale, uomo politico, banchiere, ed anche ideologo piagnone della democrazia e dei diritti umani; proprio lui che aveva fatto inondare il Vietnam di bombe. Molti oppositori della guerra continuano a rimanere ancora oggi affascinati dalle sue capacit&agrave; affabulatorie. McNamara rappresent&ograve; infatti l'espressione pi&ugrave; tipica della democrazia come falsa coscienza dell'imperialismo.[5] <br/>
I cosiddetti B.R.I.C. (Brasile, Russia, India, Cina) potranno anche vantare tassi di sviluppo del 10% annuo, ma manca loro questa capacit&agrave; tutta occidentale di vedere che l'economia &egrave; una cosa e gli affari tutta un'altra cosa, e di trasformare conseguentemente gli affari in una macchina da guerra totale; un'arte in cui McNamara si rivel&ograve; maestro. <br/>
JP Morgan si avvale ancora oggi del grande lavoro di McNamara alla Banca Mondiale. Ed infatti visto che c'&egrave; un mega-programma per "proteggere" gli agricoltori poveri del mondo dalla volatilit&agrave; dei prezzi, a chi lo affida la Banca Mondiale? A JP Morgan. Poi dicono che i poveri non rendono.[6] <br/>
Ci ripetono in continuazione che l'economia &egrave; gestita dai "Mercati", ma si vede che la NATO e la Banca Mondiale  non lo sanno. Infatti l'organo supremo della NATO, il Consiglio Atlantico, ha organizzato un "Business &amp; Economics Program" in collaborazione con la Banca Mondiale, per attuare una "leadership transatlantica dell'economia globale" per una "crescente integrazione tra l'economia statunitense e quella europea". "Integrazione" significa ovviamente colonizzazione. In queste riunioni si tratta persino delle questioni del debito europeo, una materia che non dovrebbe riguardare la NATO. Oppure s&igrave;? <br/>
L'ultimo incontro su questa agenda tra il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, ed il presidente del Consiglio Atlantico, Fred Kempe, &egrave; avvenuto il 16 dicembre scorso al Four Seasons Hotel di Washington. Il tutto &egrave; documentato sul sito ufficiale del Consiglio Atlantico. Mancava solo che ci dicessero il menu e quello che hanno mangiato. Strano che nessun giornale ne abbia parlato. O no?[7] <br/><br/>

[1] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.washingtonpost.com/business/battle-scarred-italian-town-now-defeated-by-debt/2012/01/02/gIQA421dhP_story.html&ei=suIJT_fgK8734QTDvMSNCA&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&ved=0CCsQ7gEwAA&prev=/search%3Fq%3Djp%2Bmorgan%2Bitaly%2Bwashington%2Bpost%26hl%3Dit%26rlz%3D1R2ACAW_it%26prmd%3Dimvnso<br/>
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://management.fortune.cnn.com/2011/05/11/jp-morgan-hunt-afghan-gold/&ei=uR4LT4XSOOWL4gSBq8CNCA&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&ved=0CCQQ7gEwAA&prev=/search%3Fq%3Dpentagon%2Bjp%2Bmorgan%26hl%3Dit%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvns<br/>
[3] http://www.defense.gov/specials/secdef_histories/bios/mcnamara.htm<br/>
[4] http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/EXTABOUTUS/EXTARCHIVES/0,,contentMDK:20502974~pagePK:36726~piPK:437378~theSitePK:29506,00.html<br/>
[5] http://www.youtube.com/watch?v=oie9szU_Rpg<br/>
[6] http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/NEWS/0,,contentMDK:22945434~pagePK:34370~piPK:34424~theSitePK:4607,00.html<br/>
[7] http://webcache.googleusercontent.com/search?hl=it&gbv=2&rlz=1R2RNRN_itIT418&gs_sm=s&gs_upl=13828l19015l0l22390l11l11l0l8l8l0l265l702l2-3l3l0&q=cache:l6Gn977dl-MJ:http://www.acus.org/program/global-business-and-economics+atlantic+council+world+bank&ct=clnk

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