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<title>C.O.M.I.D.A.D.</title><link>http://www.comidad.org/dblog/</link>
<description>C.O.M.I.D.A.D.</description><language>it</language>
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	<title><![CDATA[LA VERA COSTITUZIONE È LA MISTIFICAZIONE]]></title>
	<description><![CDATA[Non c’&egrave; nulla di strano nel fatto che un papa colga l’occasione dell’avvento dell’intelligenza artificiale per riproporre la consueta retorica sulla centralit&agrave; dell’uomo. Non c’&egrave; da stupirsi se i preti usano ogni opportunit&agrave; per dire messa e pronunciare omelie; il problema semmai riguarda quelli che si arruolano come chierichetti. Meno spiegabile &egrave; infatti che tanti “laici” si mettano in cordata con l’enciclica papale per offrire un contributo, anche in chiave critica, per un nuovo umanesimo. Non si tratta soltanto di mantenere un realistico scetticismo sull’effettivo potenziale critico della Chiesa cattolica nei confronti dell’establishment di cui &egrave; parte integrante; il problema sarebbe soprattutto di capire se sia serio voler ancora affidare all’umanesimo le prospettive di sopravvivenza e di benessere dell’umanit&agrave;. Il punto &egrave; che per sostituire le classi dirigenti e le opinioni pubbliche, non c’era bisogno dell’arrivo dell’intelligenza artificiale; bastava un distributore automatico o una fotocopiatrice, che probabilmente avrebbero fatto persino di meglio. Nessuna vicenda sfugge al copione preconfezionato, tanto che lo stesso pubblico in sala conosce gi&agrave; le battute e interagisce con la commedia che si recita sul palcoscenico.<br/>
A proposito di pessimismo antropologico, un personaggio come Adriano Sofri &egrave; un esempio da manuale. La circostanza di essere stato vittima di un abuso giudiziario, non ha affatto nobilitato Sofri; al contrario, egli ha trovato la sua personale via di salvezza nel diventare dispensatore di paralogismi per conto dell’establishment che lo aveva incastrato. <a href=https://www.ilfoglio.it/rubriche/piccola-posta/2026/06/05/news/non-poteva-finire-che-cosi-alla-luce-dei-fatti—400054?utm_campaign=mrf-facebook-ilfoglio&utm_source=facebook&utm_medium=social&mrfcid=202606056a22adc70b12ce0f2f7f01dc>Nel caso della grazia concessa da Mattarella a Nicole Minetti</a>, l’espediente retorico pi&ugrave; banale era quello di ricorrere all’episodio dell’adultera del vangelo di Giovanni; e infatti Sofri lo ha usato. Ma la figura dell’adultera non ha alcuna connotazione venale, e solo in base a un pregiudizio maschilista la si pu&ograve; associare alla prostituzione (femminile o maschile che sia), che comporta invece una transazione economica. Se proprio si voleva ricorrere a un caso di assoluzione dotato di titoli storiografici e iconografici, si poteva ricorrere a Mnesarete, l’etera e modella pi&ugrave; nota con il suo nome d’arte di Frine, che fu graziata dai giudici mostrando loro le sue grazie. Ci sarebbe stata anche l’assonanza tra i nomi Mnesarete e Minetti.<br/>
Ancor pi&ugrave; nobile sarebbe stato rinfacciare al partito dei forcaioli che le magagne si occultano molto meglio all’ombra delle forche che all’ombra dei provvedimenti di grazia. Pochi giorni fa <a href=https://lavialibera.it/it-schede-2687-delmastro_bisteccheria_col_prestanome_dei_senese_imperdonabile_leggerezza>l’ex sottosegretario alla Giustizia Delmastro ha narrato per l’ennesima volta di come per ingenuit&agrave; si sia messo in affari con i prestanome di un boss del crimine organizzato</a>. Nessuno dei critici o accusatori di Delmastro ha fatto due pi&ugrave; due, chiedendo ad un sottosegretario che si occupava di detenzione al 41bis, come mai fosse in contatto proprio con i prestanome di un boss che sta al 41bis. Grazie al suo alone sacrale di surrogato della forca, il 41bis non &egrave; mai sospettabile di reconditi affari e non deve rendere conto della sua mancanza di trasparenza.<br/><br/>
Ma c’era una considerazione ancora pi&ugrave; nobile da fare sulla vicenda in oggetto, e cio&egrave; che il caso Minetti, in s&eacute; poco rilevante, ha assunto le dimensioni di una catastrofe istituzionale soltanto dopo che Mattarella lo ha inviato alla Procura milanese per un supplemento di indagini. L’uguaglianza davanti alla legge non c’entra niente, e basta un minimo di raziocinio per capire che &egrave; una barzelletta. Blaise Pascal osservava che la legge vale per chi la subisce e non per chi la gestisce; quindi &egrave; la legge stessa a determinare condizioni di disuguaglianza e di privilegio di impunit&agrave;. Se si vuole delinquere, la posizione ottimale &egrave; quella del poliziotto; poi ci saranno sicuramente anche poliziotti onesti e per bene, dato che a questo mondo c’&egrave; di tutto.<br/>
Il problema vero per&ograve; &egrave; un altro; e cio&egrave; che si sarebbe potuto preservare il decoro istituzionale semplicemente ignorando le inchieste giornalistiche, o genericamente dichiarando la loro non pertinenza. Al contrario, Mattarella ha afferrato la palla al balzo per allestire una sfacciata esibizione di potenza, costringendo la magistratura a umiliarsi e a recitare frasi prive di senso. Ai tempi di Alessandro Manzoni, allorch&eacute; c’era da coprire un fattaccio, si ricorreva al “troncare, sopire”; oggi invece ci si permette il lusso di sbracare, rilanciando con un abuso ancora pi&ugrave; plateale. D’altra parte il problema non riguarda Mattarella come persona, bens&igrave; una Costituzione che si dichiara repubblicana, che sembra delineare addirittura una repubblica parlamentare, salvo poi annullare immediatamente ogni separazione dei poteri riunendoli nella figura del presidente della repubblica. La separazione dei poteri &egrave; sempre una illusione, dato che i poteri si ricompongono nella rete dei conflitti di interesse e dei ricatti incrociati; ma la nostra Costituzione non ti lascia neppure l’illusione. Il Capo dello Stato &egrave; capo delle forze armate, presiede il Consiglio Supremo di Difesa, presiede il Consiglio Superiore della Magistratura, nomina i ministri, pu&ograve; sciogliere anticipatamente le Camere, eccetera; quindi &egrave; un monarca. La fine dei partiti di massa che gestivano le banche e l’economia, ha fatto sparire tutti i contrappesi e quindi una monarchia semi-costituzionale &egrave; diventata una monarchia assoluta. Ai tempi della sua massima potenza il sistema dei partiti riusciva anche a imporre figure deboli come Giovanni Leone alla presidenza della repubblica, ma da Cossiga in poi &egrave; stato inarrestabile lo spostamento di potere verso il Quirinale (che, non per niente, &egrave; una reggia). Per&ograve; <a href=https://www.governo.it/it>sono quasi ottanta anni che ci raccontiamo la favoletta della “Costituzione pi&ugrave; bella del mondo”</a>, leggendone solo la prima parte, e facendo finta di non vedere che nella parte dell’ordinamento si rinnegano tutte le belle promesse iniziali.<br/>
La maggioranza dell’opinione pubblica ignora le smentite ed &egrave; rimasta legata al mito del presidente come semplice taglianastri. La mistificazione &egrave; un fenomeno partecipativo ed ha i suoi rituali collettivi. I rituali della fintocrazia sono a struttura binaria e chiamano le masse a schierarsi e fare il tifo per uno dei due contendenti; prevedono, ad esempio, che il governo “de destra” rilanci il nucleare, mentre quelli “de sinistra” si appellano alle energie alternative ed ai responsi dei referendum del 1987 e del 2011. Purtroppo risulta impossibile far rientrare gli eventi reali nel letto di Procuste di queste pantomime. La centrale nucleare di Latina &egrave; stata costruita dall’ENI a partire dal 1958, ed &egrave; stata avviata a tempo di record nel 1963. All’epoca quella di Latina era la maggiore centrale nucleare d’Europa, e l’hanno costruita senza dirci niente; mentre oggi, per dei miseri minireattori, la Meloni mette su un circo mediatico, dimenticandosi per&ograve; di dirci dove prender&agrave; l’uranio. Con la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la gestione della centrale nucleare &egrave; passata all’ENEL. La cosa strana &egrave; che alla fine degli anni ’70 in Italia si avvi&ograve; un dibattito sul nucleare, basato per&ograve; sulla finzione che le centrali non ci fossero gi&agrave;. Ad occuparsi delle centrali nucleari e delle scorie radioattive &egrave; la SOGIN, una societ&agrave; a capitale pubblico, che in realt&agrave; &egrave; un ente appaltatore in funzione degli affari di Ansaldo Nucleare, che fa parte del gruppo Leonardo SpA. Sul sito SOGIN ci viene raccontato che l’attivit&agrave; della centrale di Latina sarebbe stata sospesa nel 1987, in seguito al risultato del referendum. Sempre secondo questa poco plausibile narrazione, la centrale sarebbe rimasta in condizione sospesa per trentatr&eacute; anni (sic!), fino al 2020, quando il governo avrebbe finalmente ordinato di avviarne la dismissione, il “decommissioning”, che sarebbe in atto a tutt’oggi. La storia non sta n&eacute; in cielo n&eacute; in terra. <a href=https://www.sogin.it/it/chiusuradelciclonucleare/sitinucleariitaliani/centraledilatina/Pagine/default.aspx>Ci si vuol far credere che il pubblico, dapprima tenuto all’oscuro di tutto, poi venga improvvisamente chiamato a “decidere”, salvo poi farlo ripiombare nel blackout di notizie</a>. L’unica cosa che si pu&ograve; capire dai contratti di appalto tra SOGIN e Ansaldo Nucleare, &egrave; che per queste due aziende il vero business non &egrave; mai stato la produzione di energia nucleare, ma il traffico di scorie radioattive.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1332]]></link>
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	<dc:date>2026-06-11T00:05:38+01:00</dc:date>
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	<title><![CDATA[SUPREMATISMO OCCIDENTALE PER TUTTI I GUSTI]]></title>
	<description><![CDATA[Mai sottovalutare la futilit&agrave;; perci&ograve; pu&ograve; valere la pena di occuparsi persino di uno come Vannacci, se occuparsene serve a demistificare un po’ l’ambiente. C’&egrave; chi sostiene che il generale sia l’ennesima esca lanciata dall’establishment per manipolare e fuorviare le istanze di opposizione. Certamente le cose stanno anche cos&igrave;, ma non &egrave; l’unico aspetto del problema, che si presenta pi&ugrave; complicato. Gran parte dell’elettorato ha sicuramente metabolizzato la fintocrazia e ne ha interiorizzato i rituali, perci&ograve; in personaggi come Vannacci l’elettore non scorge tanto una alternativa politica concreta, bens&igrave; cerca un personaggio con il quale identificarsi;  si tratta di un voto del tutto simile a quello che gli spettatori esprimono per i reality show come il Grande Fratello o l’Isola dei Famosi. La “sinistra” mainstream si identifica con una serie di tab&ugrave;: magistratolatria, eurolatria e vaccinolatria; perci&ograve; molti cittadini la percepiscono come quella che li vuole colpevolizzare, quella che cerca di farli sentire brutti e cattivi se non si fanno piacere i migranti, i gay e le tasse ecologiche.<br/>
In questo contesto di frustrazione e di colpevolizzazione, si pu&ograve; facilmente vendere agli elettori una figura di spregiudicato istrione in guerra contro la tirannia del politicamente corretto. Anche il Buffone di Arcore e l’attuale cialtrone della Casa Bianca si sono venduti all’elettorato come liberi e selvaggi iconoclasti nei confronti dei tab&ugrave; del politicamente corretto. Insomma, l’elettore fintocratico non cerca soluzioni ai suoi problemi materiali, bens&igrave; psicodrammi che lo aiutino a liberarsi dall’oppressione della polizia del pensiero. Il guaio &egrave; che l’esca pi&ugrave; avvelenata sta proprio nello psicodramma del falso anticonformismo di destra, che i sensi di colpa te li fa venire pi&ugrave; e peggio di prima.<br/>
<a href=https://www.youtube.com/watch?v=3JXgWj9V0Xk>Il generale infatti si &egrave; presentato a Napoli a parlare contro il reddito di cittadinanza</a> e a dire che lui sta con chi rifiuta le elemosine di Stato. Intanto Vannacci dovrebbe spiegare la scelta razzista di venire proprio a Napoli a parlare contro le elemosine di Stato. A proposito di elemosine, Vannacci poteva prendersela con i sussidi pubblici che vanno agli imprenditori privati del nord. Se Vannacci &egrave; davvero contro l’assistenzialismo, cominci a togliere l’assistenzialismo a favore dei ricchi. La fiaba ufficiale secondo cui i soldi che i governi elargiscono alle imprese diventano investimenti e posti di lavoro, non ha mai trovato alcun riscontro, eppure i “furbetti” sono solo quelli del reddito di cittadinanza. Secondo la vulgata sarebbe la “sinistra” ad idolatrare le organizzazioni sovranazionali, mentre la destra sarebbe scettica e diffidente nei confronti di tutto ci&ograve; che limita la sovranit&agrave; nazionale. Ovviamente sono chiacchiere e diversivi, che non sfiorano la questione dell’immunit&agrave; penale della Commissione Europea, la quale pu&ograve; permettersi di manipolare impunemente i mercati finanziari imponendo a discrezione vincoli, scadenze e procedure d’infrazione. Chiamare tutto questo “globalismo” e poi contrapporgli un fantomatico “sovranismo”, &egrave; un escamotage per non dire che si tratta di associazioni a delinquere. La realt&agrave; &egrave; che il vocabolario lo controlla il Fondo Monetario Internazionale e non glielo contesta nessuno. In base al lessico FMI, imposto fin dagli anni ’40, l’assistenzialismo per ricchi si chiama “pragmatismo”, mentre l’assistenzialismo per poveri si becca l’appellativo sprezzante di “populismo”.<br/><br/>
Ogni sistema di dominio cerca di trasformare le gerarchie sociali in gerarchie morali e gerarchie antropologiche, cio&egrave; di far credere ai poveri di essere cattivi e inferiori. Sul tema del reddito di cittadinanza risulta in tutta la sua incongruenza la posizione di Vannacci sui migranti. L’odio dell’establishment contro il reddito di cittadinanza si spiega col fatto che i sussidi ai disoccupati impediscono la caduta dei salari, perch&eacute; rendono i lavoratori meno ricattabili, e quindi li proteggono dalla concorrenza al ribasso da parte dei migranti. In altre parole, il reddito di cittadinanza aiuta il lavoratore molto di pi&ugrave; di quanto protegga lo sfaticato. Il senso dello psicodramma di Vannacci &egrave; dire ai poveri che sono antropologicamente e moralmente inferiori ai ricchi, perci&ograve; sono i poveri a dover dimostrare di non essere fannulloni e parassiti; in compenso i poveri possono concedersi il lusso e la licenza di odiare i negri. Se i poveri diventano razzisti, poi non sapranno ribellarsi al razzismo dell’establishment verso i poveri. La riprova ulteriore della subdola contraddittoriet&agrave; di Vannacci sul tema migratorio sta nel suo <a href=https://www.youtube.com/watch?is=eSgFllg-50GV96eP&v=kCPOetRq8_Y&feature=youtu.be>avallo alle pulizie etniche che Israele sta operando in Palestina, Libano e Siria</a>. Una volta che tutti questi arabi saranno stati sloggiati da casa loro, dove potranno andare?<br/>
<a href=https://www.ilpost.it/2025/12/30/siriani-germania-ritorno/>Tra il 2015 e il 2016 la Germania si &egrave; presa quasi un milione di siriani</a>, mentre l’Italia poco pi&ugrave; di seimila. Attualmente l’Unione Europea &egrave; costretta a pagare la Turchia per tenersi circa tre milioni di siriani. Se Israele riuscir&agrave; a “ripulire” per intero il sud del Libano e della Siria, si pu&ograve; stimare, in base alla demografia dei territori, che in Europa arriveranno almeno dieci o quindici milioni di profughi. Secondo Vannacci le pulizie etniche in Palestina, Siria e Libano sarebbero “diritto di Israele a difendersi”, mentre quello che fa Hamas sarebbe terrorismo. Ma non potrebbero essere entrambi diritto a difendersi, o entrambi terrorismo? Quale sarebbe il discrimine oggettivo, se non il solito razzismo?<br/>
Su queste mistificazioni Vannacci ed altri hanno vita facile poich&eacute; non incontrano vere smentite; anzi, trovano chi gli fa da sponda. Il suprematismo occidentale infatti si declina in molti modi, anche di “sinistra”. <a href=https://www.fanpage.it/attualita/piu-terze-dosi-nei-paesi-ricchi-che-vaccini-nei-paesi-poveri-di-questo-passo-non-ne-usciremo-mai/>Lo abbiamo visto in epoca Covid con il colonialismo vaccinale</a>, quando ci &egrave; stato raccontato che le masse povere del mondo aspettavano ansiosamente i vaccini occidentali per salvarsi la vita. All’epoca venivamo colpevolizzati perch&eacute;, come il ricco epulone della parabola del vangelo di Luca, ci potevamo permettere tre, quattro, cinque dosi di vaccino (ma guai a non farsele), mentre al povero mendicante Lazzaro del sud globale non se ne mandavano a sufficienza. Ma se le cose stavano davvero cos&igrave;, non sarebbe stato pi&ugrave; semplice annullare da subito i brevetti dei vaccini? No, i sensi di colpa devono farseli venire solo le classi inferiori, non i CEO delle multinazionali. Ogni dubbio su questa narrazione salvifica sul vaccino redentore, &egrave; stato etichettato come “complottismo”. Abbiamo quindi visto persone che si dichiarano comuniste dimenticarsi del minimo sindacale della critica marxista, in base al quale &egrave; scontato che ogni sistema di interessi e di affari esprima una falsa coscienza, una percezione mitizzata di s&eacute;; perci&ograve; la mistificazione &egrave; una relazione sociale che non ha affatto necessit&agrave; di essere pianificata o “cospirata”.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1331]]></link>
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	<dc:date>2026-06-04T00:05:11+01:00</dc:date>
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<item>
	<title><![CDATA[TRAPPOLA DI TUCIDIDE O TRAPPOLE NARRATIVE?]]></title>
	<description><![CDATA[Non si sa abbastanza del dibattito interno al gruppo dirigente cinese per stabilire se il riferimento di Xi Jinping alla <a href=https://lavocedinewyork.com/opinioni/2026/05/23/la-trappola-di-tucidide-secondo-xi-jinping-la-cina-e-la-sfida-allordine-americano/>cosiddetta “trappola di Tucidide”</a> sia stato fatto seriamente oppure in chiave ironica. In effetti il contesto in cui il presidente cinese ha pronunciato quelle parole lascia adito a qualche dubbio, per cui potrebbe essersi trattato di uno sfott&ograve; alla leggendaria ignoranza di Trump, oppure di un dileggio nei confronti del vezzo occidentale di applicare pompose etichette storico-retoriche alle proprie teorie delle relazioni internazionali. La tesi secondo cui gli USA, in quanto potenza dominante, possano sentirsi minacciati e indotti a iniziare una guerra contro la emergente potenza cinese, potrebbe apparire realistica; ma, a proposito di trappole, ci sono anche le trappole narrative. Anzi, per essere pi&ugrave; precisi, le trappole dell’epica.<br/>
La narrazione sulla emergente potenza cinese &egrave; inquadrata in una narrazione pi&ugrave; ampia, che riguarda la fatidica “sfida multipolare” all’unipolarismo americano. Nel documento costitutivo del 2009 del <a href=http://www.brics.utoronto.ca/docs/090616-leaders.html>gruppo dei BRICS</a> (all’epoca ancora BRIC, poich&eacute; il Sudafrica si &egrave; aggiunto solo l’anno successivo), effettivamente c’&egrave; un richiamo esplicito ad un mondo multipolare, con rapporti pi&ugrave; equi tra gli Stati. Sta di fatto che i BRICS non si sono mai posti come contrappeso al dominio statunitense. Nel 2014 l’India &egrave; entrata nel <a href=https://www.epochtimes.it/il-quad-australia-india-giappone-stati-uniti-si-riunisce-per-affrontare-i-colli-di-bottiglia-della-connettivita-217024.html>QUAD, una partnership militare guidata dagli USA in funzione anticinese</a>. Inoltre, due attuali membri dei BRICS, l’Iran e gli Emirati Arabi Uniti, sono addirittura in guerra tra loro. Visto quanto gli USA sono ondivaghi, bizzosi, aggressivi e inaffidabili, &egrave; comprensibile che i regimi dei vari paesi cerchino qualche rete di protezione commerciale e finanziaria; ma da qui a raccontarci (o raccontarsi?) di sfida multipolare, ce ne corre.<br/>
<a href=https://www.washingtonpost.com/archive/opinions/1990/07/20/the-unipolar-moment/62867add-2fe9-493f-a0c9-4bfba1ec23bd/>L’opposto di multipolarismo, cio&egrave; il termine “unipolare”</a>, fu coniato nel 1990 dal politologo e psichiatra Charles Krauthammer. Lo stesso Krauthammer avvert&igrave; che il momento magico dell’unipolarismo, cio&egrave; degli USA come unica potenza egemone globale, non sarebbe durato a lungo. Da alcune affermazioni di Krauthammer viene per&ograve; il sospetto che questo mondo unipolare sia sempre stato una svista, o una illusione. <br/><br/>
Krauthammer presenta la riunificazione tedesca come principale prova del predominio globale degli USA, i quali l’avrebbero imposta ad un Gorbaciov del tutto contrario fino a qualche mese prima. Il ragionamento di Krauthammer d&agrave; per scontato che gli attori della scena globale siano gli Stati. Ma potrebbe anche non essere cos&igrave;; e che, nel caso specifico, a piegare la volont&agrave; contraria di Gorbaciov, siano stati non gli USA, bens&igrave; fattori interni all’URSS. <a href=https://www.jstor.org/stable/23280643>Nell’agosto del 1989 il ministero dell’energia della Unione Sovietica era stato riconvertito in Gazprom</a>, cio&egrave; una azienda nominalmente ancora di propriet&agrave; pubblica (come da noi ENI ed ENEL), ma a gestione privata e, soprattutto, a profitto dei privati. Nella storia sovietica non c’era mai stata una lobby commerciale e finanziaria cos&igrave; potente e dotata di tante risorse per comprare e corrompere. Che Gazprom sia la principale indiziata, &egrave; dimostrato dal fatto che il principale cliente di Gazprom dal 1990 al 2022 &egrave; stata proprio la Germania.<br/>
La rappresentazione mediatica dei conflitti globali &egrave; quella cialtronesca delle democrazie assediate dai dittatori pazzi. Accademici pi&ugrave; seri si rifanno invece alla concezione classica delle relazioni internazionali, che si basa sulla idea della inevitabilit&agrave; della competizione tra gli Stati. Gli Stati sono per&ograve; astrazioni giuridiche (o finzioni giuridiche), mentre la corruzione (o, per meglio dire, la cleptocrazia) si articola in lobby e cosche specifiche, che possono comprarsi la legge e la giurisprudenza, e tendono a internazionalizzarsi, dato che i capitali si lavano meglio utilizzando sponde estere. Sempre per la serie delle narrazioni epiche, si parla molto di sfida al dominio del dollaro da parte dei soliti BRICS. Ma, in base a quanto riportato da <a href=https://www.washingtonpost.com/business/interactive/2024/us-sanctions-lobbying-money-washington-lebanon-venezuela/>inchieste del Washington Post</a>, sembrerebbe che il caos interno agli USA si esporti nelle relazioni internazionali. La sfida al dollaro non proviene dall’esterno; anzi, pare proprio che il dominio del dollaro si sia sfidato da solo a causa dell’esplodere della pratica delle sanzioni da parte degli USA. L’imposizione di continue sanzioni ha ormai reso precarie tutte le transazioni finanziarie e commerciali a livello globale. Attorno alle sanzioni c’&egrave; a Washington un gigantesco lobbying, con tanto di porte girevoli, per cui funzionari pubblici si assicurano lucrose carriere trasferendosi nel settore privato. Il lobbying guadagna sul convincere parlamentari e amministrazioni federali a mettere sanzioni contro paesi nemici o persone sgradite; ma il lobbying guadagna anche per farle alleggerire, o per trovare escamotage, una volta che le sanzioni sono state messe.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1330]]></link>
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	<title><![CDATA[LA VERA MINACCIA VIENE DALLE FONDAZIONI NON PROFIT]]></title>
	<description><![CDATA[Il recentissimo caso fantavirus dimostra come ci sia in giro una gran sete di “normalit&agrave;”, cio&egrave; di quelle finte emergenze sanitarie che si auto-alimentano attraverso l’effetto sponda tra l’allarmismo mediatico e i movimenti di denaro. Non per niente le Borse e i media (le prime “gazzette”) sono nati e cresciuti praticamente insieme nel corso del XVII secolo, in base al meccanismo per cui si droga il mercato azionario drogando l’informazione, e viceversa. Un’ulteriore variabile &egrave; il capitalismo “filantropico”, cio&egrave; <a href=https://www.gavi.org/investing-gavi/funding/donor-profiles/rockefeller-foundation>il capitalismo delle fondazioni “non profit”, come la Rockefeller Foundation</a>, che ormai svolgono un ruolo decisivo nel condizionare la politica sanitaria. Si determina cos&igrave; una combinazione esplosiva tra i profitti di Borsa delle corporation farmaceutiche e la possibilit&agrave; di evadere le tasse grazie alle immunit&agrave; fiscali che la legislazione accorda al non profit.<br/>
Oltretutto le sentenze della Corte Suprema statunitense hanno pi&ugrave; volte confermato che le donazioni in denaro sono protette dal Primo Emendamento della Costituzione, quello che garantisce la libert&agrave; di espressione e di parola. Lo diceva anche Eduardo Scarpetta: il denaro &egrave; la voce dell’uomo. <a href=https://www.ropesgray.com/en/insights/alerts/2026/05/supreme-court-reinforces-donor-privacy-protections-permitting-immediate-federal-court-challenge>Secondo la giurisprudenza della Corte Suprema, le donazioni possono addirittura avvalersi della protezione dell’anonimato</a>. Ci&ograve; comporta non soltanto la possibilit&agrave; di evadere il fisco, ma persino di riciclare denaro; e tutto legalmente. <br/>
Il denaro non ha bisogno di pianificare, organizzare o cospirare, poich&eacute; &egrave; come il Pifferaio di Hamelin: gli basta suonare e muoversi per incantare e farsi seguire. A questo punto non deve sorprendere che le fondazioni private siano diventate dei soggetti di politica estera in funzione del business. La scorsa settimana <a href=https://www.mimit.gov.it/it/notizie-stampa/mimit-urso-incontra-roberts-heritage-foundation-focus-su-collaborazione-scientifica-produttiva-e-tecnologica-tra-italia-usa>il presidente della Heritage Foundation &egrave; andato dal nostro ministro dello Sviluppo Economico per promuovere “collaborazione scientifica, culturale, tecnologica, economica e produttiva”</a>, cio&egrave; affari; il che sembrerebbe contraddittorio per una “non profit”. Non lo &egrave; affatto, poich&eacute; le fondazioni riconoscono di essere delle lobby con lo scopo di condizionare la politica e la spesa pubblica. Rispetto ai partiti politici, le fondazioni hanno per&ograve; il vantaggio di poter mobilitare e riciclare denaro esentasse in piena disinvoltura e senza il rischio di incorrere in sanzioni legali. Il politico che riscuote la tangente sugli appalti mantiene un certo ruolo preminente; mentre col sistema delle donazioni la politica diventa a norma di legge una cinghia di trasmissione del lobbying.<br/><br/>
Peccato che in questo momento in cui c’&egrave; tanta nostalgia delle emergenze fittizie, stia invece incombendo una vera emergenza a causa dell’aggressione di USA e Israele all’Iran. Per lo Stretto di Hormuz infatti passano non soltanto petrolio e gas, ma anche altre materie prime essenziali; perci&ograve; ad ogni ora che passa, aumenta il rischio di una recessione economica e di una carestia globale. D’altra parte le emergenze vere possono essere causate da emergenze fittizie, e anche stavolta c’entra il “non profit”.<br/>
La Foundation for Defence of Democracies (FDD) &egrave; un “think tank” non profit che si dichiara apartitico e specializzato su temi di politica estera e di sicurezza. Questa “specializzazione” dei think tank non profit come la FDD consiste nell’inventare nemici, e nel promuovere guerre e appalti per armamenti. Mentre la pace &egrave; a costo zero e quindi non interessa ai lobbisti, la guerra comporta invece un flusso di denaro pubblico; e il bello &egrave; che il fatto di essere guerrafondai viene premiato con esenzioni fiscali e l’opportunit&agrave; di sottrarsi ai tracciamenti di denaro. Insomma, se partecipi alla crociata, ti guadagni il paradiso … fiscale. La FDD dichiara di non accettare donazioni da governi stranieri; ma, in base alle sentenze della Corte Suprema, le donazioni sono anonime e non possono essere tracciate. La FDD &egrave; un think tank neoconservatore, ma collabora spesso e volentieri con la Heritage Foundation, che si ispira al conservatorismo tradizionale. Negli ultimi decenni i think tank neoconservatori come la FDD sono stati determinanti nel creare <a href=https://www.fdd.org/issue/iran/>il mito della minaccia nucleare iraniana</a>, e sin dall’inizio hanno fatto lobbying contro l’accordo di Obama sul nucleare iraniano del 2015 (il JPCOA), convincendo alla fine Trump a uscire dall’accordo nel 2018.<br/>
I legami della FDD con Israele sono fin troppo noti e conclamati, ma nel lobbying il denaro non &egrave; solo un mezzo; anzi, il fascino che esercita Israele &egrave; indissociabile dall’enorme flusso di denaro che la sopravvivenza di Israele comporta. I soldi statunitensi indirizzati a Israele tornano in gran parte alla base di partenza, sia con appalti per armamenti,<br/>
sia con donazioni ai parlamentari. <a href=https://www.fdd.org/analysis/2026/05/18/netanyahu-pushes-for-us-military-aid-drawdown/>Di recente Netanyahu, in una intervista a “60 minuti”, ha affermato che Israele intende rendersi gradualmente indipendente dal finanziamento statunitense</a>. Ovviamente la dichiarazione &egrave; retorica e serve solo a raggirare quei contribuenti americani che sono stufi di finanziare le guerre sioniste. Il 18 maggio scorso sul sito della FDD un articolo rassicurava il popolo dei lobbisti pro-Israele, dimostrando che le dichiarazioni di Netanyahu sulla futura indipendenza economica e finanziaria della colonia sionista non avevano alcuna base realistica; per cui non c’&egrave; nulla da temere per il giro dei soldi tra Washington e Tel Aviv.]]></description>
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	<dc:date>2026-05-21T00:05:04+01:00</dc:date>
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