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"La condanna morale della violenza è sempre imposta in modo ambiguo, tale da suggerire che l'immoralità della violenza costituisca una garanzia della sua assoluta necessità pratica."

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Di comidad (del 10/09/2026 @ 00:06:43, in Commentario 2026, linkato 5409 volte)
Il dibattito sulle prospettive dell’intelligenza artificiale spazia in un ventaglio piuttosto ampio, che va dal “palladivetrismo” da talk-show fino a proiezioni seriamente argomentate. Accerteremo nei prossimi anni se l’IA sarà stata capace di mantenere le sue promesse di spalancare nuove frontiere tecnologiche e, al tempo stesso, di attuare le sue minacce di distruzione di posti di lavoro. Per il momento ci tocca accontentarci delle evidenze, dei dati di fatto.
Secondo le ricerche pubblicate dal Massachusetts Institute of Technology, soltanto il 5% delle aziende di IA è attualmente in grado di produrre profitti. A fronte di profitti così esigui, le valutazioni dei titoli azionari di queste aziende risultano chiaramente gonfiate; infatti è entrata nell’uso comune l’espressione “bolla dell’intelligenza artificiale”.
Vedremo quando, oppure se, la bolla scoppierà. Il dato certo è che a gonfiare la bolla non sono semplicemente le manovre speculative e tantomeno le aspettative di futuri profitti delle aziende IA. Se Blackrock e il suo braccio nell’IA, Nvidia, continuano ad investire in queste aziende è, evidentemente, perché ritengono che i mancati profitti saranno compensati da qualcos’altro. In realtà alla base di tutto il castello speculativo c’è sempre il caro vecchio denaro pubblico. Nel 2022 l’amministrazione Biden ha stanziato circa duecentocinquanta miliardi di dollari nel settore dei chip e dell’IA. Circa cinquanta miliardi di dollari sono stati dati alle imprese in forma esplicita di sgravi fiscali e di sussidi. Una cifra molto maggiore, duecento miliardi, è stata invece distribuita sotto l’etichetta generica di fondi pubblici per la ricerca.

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Di comidad (del 03/09/2026 @ 00:05:48, in Commentario 2026, linkato 5561 volte)
L’ex analista della CIA Larry Johnson ha affermato che l’unica spiegazione plausibile del viaggio a Mosca del direttore della CIA, John Ratcliffe, è quella che si sia trattato di andare a recuperare le salme di appartenenti all’agenzia che sono caduti nei combattimenti in Ucraina. Un dettaglio che conferma questa ipotesi è quello delle dimensioni del Boeing che ha portato Ratcliffe a Mosca; si tratta infatti di un velivolo militare in grado di reggere carichi pesanti come i carri armati, quindi anche il peso di un certo numero di bare. Un ulteriore dettaglio a sostegno dell’ipotesi dell’operazione umanitaria, è la contestuale presenza a Mosca di un diplomatico del Vaticano, che potrebbe aver svolto un ruolo di trattativa presso il ministero degli Esteri russo per favorire il rilascio delle salme degli agenti della CIA, in modo da restituirle alle loro famiglie. La presenza massiccia di personale CIA in Ucraina non è una supposizione, bensì un dato di fatto più volte riferito dalla comunicazione ufficiale, spesso legata alla stessa CIA, come il quotidiano New York Times; in Italia la principale agenzia di stampa, l’ANSA, ha ripreso con dovizia di dettagli le notizie sul radicamento della CIA in Ucraina fin dal 2014 (anche se c’è una documentazione desecretata che fa risalire la penetrazione della CIA in Ucraina addirittura agli anni ’50). Del resto non sarebbe realistico ritenere che, con un numero così elevato di addetti all’intelligence dislocati sul campo, la CIA non abbia dovuto subire delle perdite in Ucraina. Certo, si tratta di bazzecole rispetto ai milioni e milioni di soldati russi morti di cui ci narrano i nostri media.

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Di comidad (del 27/08/2026 @ 00:05:18, in Commentario 2026, linkato 5710 volte)
Il povero Massimo Giannini è stato subissato di sghignazzi e sberleffi per la sua frase sullo scontro con la Russia, da lui indicato come una occasione per forgiare nel fuoco della battaglia un vero progetto di difesa europea. Lo svolazzo retorico del “forgiare nel fuoco della battaglia”, ha catturato quasi tutta l’attenzione, mentre invece la questione è un po’ più insidiosa. In realtà la tesi dell’articolo pubblicato il 15 agosto scorso da Giannini sul quotidiano “la Repubblica”, è che la guerra in Ucraina avrebbe potuto rappresentare un’occasione di integrazione europea, ma i vari paesi non l’hanno saputa cogliere e procedono ancora una volta in ordine sparso. La posizione di Giannini potrebbe quindi sembrare realistica e pessimistica. Si parte dalla concezione, già cara a Prodi e Monti, delle crisi viste come preziose occasioni per l’UE di procedere in avanti; salvo concludere, gozzanianamente, che la rosa non fu colta.
Ma il vero problema è che non soltanto le crisi non hanno portato avanti il processo di integrazione europea, ma, al contrario, hanno addirittura messo in evidenza quale fosse l’autentico sottostante dell’impalcatura UE. Il Trattato di Maastricht del 1992 non faceva alcun riferimento alla NATO ed al Fondo Monetario Internazionale, quindi sembrava delineare una Unione Europea autonoma da queste organizzazioni internazionali. C’è chi ha osservato che la mancanza di riferimenti espliciti al FMI è stata una mera ipocrisia, perché l’ideologia alla base del Trattato di Maastricht è la stessa del FMI, cioè quella di privilegiare il punto di vista e l’interesse della lobby dei creditori. La “stabilità dei prezzi” di cui si parla nel Trattato di Maastricht, significa in effetti stabilità del valore dei crediti. In altri termini, non si esita a sacrificare lo sviluppo economico pur di evitare l’inflazione. Verissimo, ma almeno nel 1992 l’UE si preoccupava ancora di salvare la finzione. Quando invece dal 2008 è scoppiata la crisi dei debiti sovrani dell’eurozona, la finzione è stata del tutto abbandonata ed il Fondo Monetario Internazionale è intervenuto direttamente a gestire la crisi insieme con la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea, formando la cosiddetta (e famigerata) “Troika”. Il FMI è stato fondato nel 1945 come strumento del neocolonialismo, un modo di sottomettere le ex colonie con i debiti invece che con le occupazioni militari; quindi l’Europa ha applicato a se stessa il modello neocoloniale della schiavitù del debito e della criminalizzazione dell’insolvenza. Domenico Losurdo interpretava il nazismo come l’applicazione allo scenario europeo degli strumenti del dominio coloniale creati e sperimentati in Africa, in Asia e nelle due Americhe. In effetti anche l’Unione Europea è su quella linea, sebbene in questo caso si tratti di strumenti del neocolonialismo.

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Di comidad (del 20/08/2026 @ 00:05:46, in Commentario 2026, linkato 5937 volte)
Con il termine ”cleptocrazia” non si intende la semplice corruzione, bensì un sistema di corruzione legalizzata, un apparato di potere specificamente finalizzato alla predazione delle risorse pubbliche. Tutti i regimi manifestano aspetti e componenti di carattere cleptocratico, ma qui si tratta di capire quale tipo di regime possa essere considerato una cleptocrazia compiuta e integrale, cioè un sistema chiuso e automatico che non lasci spazio ad altre opzioni. Il termine “cleptocrazia” è stato applicato a regimi post-coloniali, come le petromonarchie del Golfo Persico; ciò che però impedisce di considerare le petromonarchie delle cleptocrazie compiute e integrali, è il fatto che l’oggetto del furto legalizzato riguarda le risorse naturali e minerarie di quei paesi, per cui le risorse vengono utilizzate a vantaggio quasi esclusivo delle oligarchie familiari regnanti. Per parlare di cleptocrazia compiuta e integrale occorre invece che il sistema di potere predatorio abbia specificamente come “target” non una ricchezza naturale, bensì le tasche del contribuente povero, quello che non può accedere al privilegio cleptocratico dell’immunità fiscale. Per questo motivo la nozione di cleptocrazia compiuta e integrale può essere applicata all’unico sistema di potere che sia in grado di mettere in campo un apparato di pubbliche relazioni tale da intrattenere il pubblico, facendolo partecipare attraverso l’adesione ai vari schieramenti politici. Ne consegue che i soli regimi che possono consentirsi di accedere allo status di cleptocrazia compiuta e integrale, sono le cosiddette “democrazie occidentali”; infatti soltanto la separazione dei poteri ed il pluralismo dei partiti possono alimentare quel gioco fazioso per cui l’opinione pubblica si divide, si schiera, si contrappone e si entusiasma per scelte fittizie.
L’opinione pubblica non è del tutto priva della capacità di cogliere l’evidenza, per cui è chiaro a molti che l’IVA e le accise sui carburanti e sulle bollette di luce e gas costituiscono il cardine della spremitura del contribuente povero. Un demagogo più spregiudicato può rendersi popolare predicando il taglio delle accise o l’approvvigionamento di materie prime presso il migliore offerente, senza preclusioni politiche. Lo ha fatto la Meloni, ed oggi lo sta facendo Vannacci. L’operazione logica per smascherare la menzogna consiste nel distinguere nelle promesse elettorali la parte difficile da quella facile. Sia la Meloni che Vannacci sono contro i sussidi ai poveri; ora, tagliare i sussidi ai poveri è facilissimo, mentre fronteggiare i vincoli fiscali e politici della Unione Europea e della NATO è molto difficile, per cui gli alibi per non farlo potranno essere innumerevoli. Oltretutto l’IVA sulle bollette la pagano anche i poveri che non lavorano, magari pagando con i soldi della vendita delle fedi matrimoniali ereditate dai genitori e dai nonni; per cui un sussidio costituirebbe comunque una restituzione. Insomma, chi fa il moralista con i deboli non è mai attendibile; e ciò per considerazioni logiche, non moralistiche.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


16/09/2026 @ 21:09:43
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