<?xml version="1.0" encoding="windows-1252"?><feed version="0.3" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/" xmlns="http://purl.org/atom/ns#" xml:lang="it-it">
	<title>C.O.M.I.D.A.D.</title>
	<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.comidad.org/dblog/" />
	<tagline type="text/html">C.O.M.I.D.A.D.</tagline>
	<id>http://www.comidad.org/dblog/</id>
	<generator url="http://www.comidad.org/dblog/feedatom.asp" version="C.O.M.I.D.A.D.">C.O.M.I.D.A.D. 2.0</generator>
	<author>
		<name>C.O.M.I.D.A.D.</name>
		<url>http://www.comidad.org/dblog/</url>
	</author>
	<modified>2026-09-24T00:05:03+01:00</modified>
	<entry>
		<title><![CDATA[DALL’IDEOLOGIA LIBERALE ALLA MISTIFICAZIONE NEOLIBERALE]]></title>
		<id>http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1347</id>
		<created>2026-09-24T00:05:03+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Il mitico accordo ottenuto da Trump sulla Groenlandia non aggiunge assolutamente nulla a quanto gi&agrave; era pienamente nella disponibilit&agrave; degli USA. Nulla di strano che i danesi abbiano celebrato l’accordo come una loro vittoria, visto che lascia invariato il dato attuale; infatti la Groenlandia &egrave; sotto l’esclusivo controllo militare degli USA da pi&ugrave; di ottanta anni. Per quanto riguarda poi le terre rare e le altre risorse minerarie, quelle sono sempre state a disposizione delle multinazionali USA; sennonch&eacute; investire in ricerche ed estrazioni minerarie in Groenlandia &egrave; particolarmente costoso e rischioso a causa dello spessore della crosta glaciale. Vale per la Groenlandia ci&ograve; che vale per il Venezuela: le corporation multinazionali sono disposte ad investire soltanto se il governo federale sussidia l’operazione e garantisce finanziariamente per costi e rischi. L’attitudine delle corporation a privatizzare i profitti e socializzare costi e perdite, &egrave; ormai talmente sgamata che nessuno si &egrave; bevuto la retorica distopica e catastrofista dei CEO delle aziende dell’IA; si &egrave; capito invece all’istante dove andavano a parare, cio&egrave; pretendere che i governi elargiscano sussidi e protezioni alle aziende dell’IA col pretesto della sicurezza nazionale.<br/>
Se si analizzano i risultati effettivi dell’aggressione di Trump al Venezuela al di l&agrave; delle suggestioni mediatiche, anche in quel caso ci si accorge che gli USA non hanno ottenuto nulla di pi&ugrave; di ci&ograve; che Maduro aveva gi&agrave; offerto prima di essere sequestrato; persino la vendita del petrolio in dollari era impedita dalle sanzioni USA e non dalle fisime del governo di Caracas. La propaganda non &egrave; pi&ugrave; una delle componenti della politica, ma soppianta integralmente la politica, per cui le iniziative non sono mirate a ottenere un risultato reale, ma per l’effetto scenico: uno spot pubblicitario per vendere il mito della superpotenza americana. L’esibizione di una immagine vincente pu&ograve; essere in parte funzionale a spingere gli investitori esteri a continuare a comprare i titoli del Tesoro USA; ma &egrave; soprattutto il diversivo esterno di una cleptocrazia concentrata al suo interno a spremere i contribuenti poveri.<br/>
Sarebbe interessante individuare il periodo in cui nel cosiddetto Occidente il ruolo delle pubbliche relazioni ha cominciato a debordare. L’ideologia liberale &egrave; nata tra il ’600 e il ’700 per tutelare gli interessi dei ceti proprietari contro la pressione fiscale dei monarchi; quindi niente tasse senza rappresentanza parlamentare. I vari apologeti della propriet&agrave; privata, come John Locke, ci narravano di un parlamento “buono” a difesa della libert&agrave; contro l’assolutismo dei monarchi. Fin qui niente di strano; anzi, &egrave; del tutto fisiologico che una ideologia offra una rappresentazione idealizzata degli interessi di una parte. Del resto c’era un po’ di fondamento nel vittimismo dei proprietari fondiari che si lamentavano dell’avidit&agrave; e della arroganza di sovrani pronti a sperperare denaro in guerre dinastiche e in sfarzo regale. Il problema quindi non sta nel liberalismo classico, ma nel cosiddetto neoliberalismo (o neoliberismo: i due termini sono alternati e ormai usati come sinonimi). Il cosiddetto neoliberalismo si affaccia alla met&agrave; degli anni ’70 del secolo scorso con Milton Friedman, che pu&ograve; essere considerato l’autore che fa da anello di passaggio dalla rappresentazione idealizzata degli interessi di una parte al vero e proprio imbonimento fraudolento che sovverte completamente i fatti. Friedman avalla la spregiudicatezza narrativa affermando che per “cambiare”, cio&egrave; per privatizzare e concentrare la ricchezza, &egrave; necessario approfittare delle crisi, che siano reali o “percepite”. Insomma per saccheggiare le risorse pubbliche va benissimo inventare emergenze fittizie.<br/><br/>
Ma Milton Friedman &egrave; famoso anche per un altro aforisma: <a href=https://it.pearson.com/content/dam/region-core/italy/pearson-italy/pdf/diritto-economia/area-giuridico-economica/proposte-didattiche/approfondimenti/AREE%20DISCIPLINARI%20-%20PARAMOND%20-%20GIUREC%20-%202016%20-%20PDF%20-%20Non%20esistono%20pasti%20gratis.pdf>“Non ci sono pasti gratis”</a>. Con il cosiddetto neoliberalismo il vittimismo dei ricchi non &egrave; pi&ugrave; rivolto verso monarchi che li vorrebbero tassare, bens&igrave; verso i poveri che pagano per reggere il sistema. In altre parole, il neoliberalismo, alias neoliberismo, &egrave;l’assistenzialismo per i ricchi che si lamenta di un presunto assistenzialismo per i poveri. L’aforisma di Friedman infatti &egrave; incompleto; la forma compiuta dovrebbe essere: non ci sono pasti gratis per i poveri; in compenso ci sono abbuffate gratis per i ricchi. Vediamo come funziona il gioco.<br/>
Friedman ha scritto lo spot pubblicitario, ma Margaret Thatcher ne fu la prima interprete; non solo interprete, ma anche personaggio confezionato ad uso dei media. La rivoluzione “neoliberista” della Thatcher fu spacciata dai media come un taglio delle spese e una riduzione delle tasse. In realt&agrave; il taglio delle tasse fu attuato soltanto a favore dei ricchi; mentre il carico fiscale, nel complesso aumentato, fu spostato sull’IVA e sulle accise, quindi a carico dei contribuenti pi&ugrave; poveri. Il dominio della Thatcher fin&igrave; a causa del suo eccesso di zelo. La sedicente nemica delle tasse cadde nel 1990 per aver introdotto un’altra tassa: <a href=https://istitutoliberale.it/poll-tax-esperimento-liberale/>la Poll Tax, che era una riedizione della antica tassa di capitazione</a>, cio&egrave; una tassa comunale fissa e uguale per tutti, da pagare per il mero fatto di esistere. Le rivolte contro la Poll Tax coinvolsero anche molti elettori conservatori; perci&ograve; il governo conservatore di Major, succeduto alla Thatcher, sostitu&igrave; la Poll Tax con la Council Tax, una specie di IMU. Due anni dopo in Italia, durante il periodo natalizio, il governo Amato introdusse lo stesso tipo di tassa (all’epoca si chiamava ICI); ci&ograve; a riprova del fatto che le contrapposizioni tra destra e sinistra sono pantomime da campagna elettorale.<br/>
Ma il capolavoro della Thatcher fu il modo in cui vennero attuate le privatizzazioni dei monopoli pubblici, praticamente regalati ai privati. Con il pretesto fumoso di favorire un “capitalismo popolare”, le azioni dei monopoli pubblici furono gettate sul mercato sotto prezzo. Con la consueta faccia tosta che li caratterizza, gli agiografi della cosiddetta “Lady di Ferro” ci narrano che <a href=https://www.amsr.org.uk/what-happened-to-margaret-thatchers-dream-of-a-share-owning-public/#:~:text=Some%20reasons%20for%20this,assets%20increased%20in%20value>il generoso sogno della Thatcher di creare un capitalismo popolare purtroppo si infranse</a>: i monopoli pubblici finirono nelle grinfie dei grandi gruppi finanziari privati, che sono i soli ad avere il tempo e le risorse per poter rastrellare con tutta calma le azioni a basso prezzo, fino a quando non sia conveniente farne risalire il valore. Secondo la fiaba della Thatcher, il fantomatico “capitalismo popolare” avrebbe dovuto rendere irreversibili le privatizzazioni, impedendo ai governi laburisti di nazionalizzare nuovamente. In realt&agrave; a rendere irreversibile il processo &egrave; il fatto che le istituzioni del cosiddetto “Stato” si sono strutturate in lobby trasversali tra pubblico e privato e tra legale ed illegale: &egrave; la funzione pubblica stessa a diventare lobby delle privatizzazioni.]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1347"/>
		<issued>2026-09-24T00:05:03+01:00</issued>
		<modified>2026-09-24T00:05:03+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1347#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[PER I NEOCON I NEMICI E LE MINACCE SONO BUSINESS]]></title>
		<id>http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1346</id>
		<created>2026-09-17T00:05:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Una delle tecniche pi&ugrave; usate e abusate dai media per bloccare una informazione che possa disturbare la narrativa ufficiale, &egrave; quella di enfatizzare gli aspetti gi&agrave; risaputi per distrarre dal dato inedito. Che il governo israeliano fosse stato messo al corrente da pi&ugrave; parti di un imminente attacco di Hamas, risult&ograve; evidente immediatamente dopo il 7 ottobre del 2023. Altri aspetti della narrativa ufficiale sul 7 ottobre si sono sgonfiati immediatamente, come la storia degli sgozzamenti di bambini e degli stupri; inoltre &egrave; risultato che molte delle uccisioni la cui responsabilit&agrave; era attribuita ad Hamas, erano invece state causate della famigerata “direttiva Hannibal”, applicata dall’IDF anche ai civili israeliani e non soltanto ai militari. La vera novit&agrave; rappresentata dalla <a href=https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-09-08/ty-article-magazine/.highlight/netanyahu-got-an-explicit-warning-before-oct-7-he-didnt-brief-security-chiefs/000001a0-7a3b-d7d5-a9fc-7eff3d0f0000>inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz</a> di qualche giorno fa, consiste nello smontare uno dei maggiori alibi per giustificare il genocidio a Gaza. Nei giorni immediatamente successivi il Qatar aveva gi&agrave; prospettato al governo israeliano la possibilit&agrave; di un rilascio senza condizioni da parte di Hamas di tutti gli ostaggi civili (che poi erano i soli ostaggi, dato che i militari andavano considerati prigionieri di guerra). L’attacco israeliano a Gaza non aveva quindi nulla a che vedere con la liberazione degli ostaggi. Le modalit&agrave; dell’attacco israeliano a Gaza gi&agrave; indicavano un totale disprezzo per la vita dei cosiddetti ostaggi; oggi per&ograve; i nostri media hanno una evidenza in pi&ugrave; da omettere.<br/>
Va detto che &egrave; del tutto inutile chiedersi quale effetto politico possano sortire queste notizie, poich&eacute; la risposta sarebbe fin troppo ovvia: nessun effetto. Non esiste l’eventualit&agrave; che prove contrarie possano in qualche modo disturbare la narrativa ufficiale, come si &egrave; visto nel caso dell’attentato al gasdotto North Stream. Sempre contro l’evidenza, in Germania l’AFD viene rappresentata dai media come un partito antisistema. <a href=https://www.avvenire.it/mondo/noi-ebrei-tedeschi-attaccati-da-destra-e-da-sinistra-ma-sono-fiducioso_85460>Il fatto che l’AFD abbia pi&ugrave; volte preso posizioni esplicitamente filoisraeliane e sioniste, &egrave; del tutto irrilevante; anzi, dimostrerebbe addirittura che l’AFD &egrave; antisemita</a>. Quale sia invece la realt&agrave;, lo dimostra il modo in cui l’AFD ha contestato al governo Merkel la decisione di consentire l’ingresso in Germania di quasi un milione di profughi siriani. Per come la questione viene impostata, sembrerebbe che la Merkel abbia visto un milione di siriani passare da quelle parti e li abbia invitati di sua iniziativa. Ci si potrebbe figurare la conversazione, con la Merkel che invita i siriani in Germania esortandoli a non essere timidi e a non fare cerimonie, mentre i siriani rispondono che non vorrebbero disturbare; ma, visto che la Merkel insiste, accettano l’invito. La realt&agrave; &egrave; che nel 2015 era in corso un'aggressione occidentale alla Siria per eliminare il regime di Assad, quindi prendersi il milione di siriani era necessario per non screditare la propaganda sulle finalit&agrave; umanitarie dell’aggressione occidentale. Che l’eliminazione di Assad fosse funzionale al Grande Israele, risulta palese oggi che l’esercito israeliano occupa il sud della Siria. Grazie alle posizioni acquisite in Siria, l’esercito israeliano sta occupando anche il sud del Libano ed effettuando una pulizia etnica; il che comporta la prospettiva di altri milioni di profughi che premono alle porte dell’Europa. Di tutto questo non c’&egrave; traccia nella comunicazione dell’AFD, il che indica la pretestuosit&agrave; della sua polemica sull’immigrazione; e dimostra che, seppure nell’AFD ci fossero antisemiti, sicuramente non ci sono antisionisti. Del resto &egrave; il sistema della fintocrazia, per cui vengono offerte all’elettorato alternative fittizie in modo che proceda indisturbato il pilota automatico del flusso dei soldi. <a href=https://www.ilmessaggero.it/economia/news/germania_economia_come_va_verita_numeri-9749411.html>Se Israele e l’Ucraina la finiscono con la guerra, finisce anche il giro dei soldi di cui sono al centro e che li mantiene in vita</a>.<br/><br/>
La narrativa ufficiale pu&ograve; fare a meno del riscontro dei fatti perch&eacute; &egrave; un’epica basata sui ruoli; quindi un roleplay indifferente agli eventi, poich&eacute; qualsiasi evento &egrave; riletto soltanto in base al ruolo. Una volta stabilito che tizio assume il ruolo del nemico, ci&ograve; che fa o dice non ha alcuna importanza, poich&eacute; tutto verr&agrave; interpretato come sfida e minaccia da parte sua. Questa visione epica finisce per contagiare anche ambienti del dissenso, i quali si sono affezionati alla rappresentazione di una presunta “sfida dei BRICS”, oppure delle aspirazioni della Cina a soppiantare il dominio del dollaro. Questa narrativa a base di nemici, sfide e minacce procede per conto proprio, indifferente agli eventi ed alla loro cronologia. La realt&agrave; &egrave; che gli USA fanno tutto da soli e che il dominio del dollaro &egrave; stato affossato dalle loro stesse sanzioni. Dopo la raffica di sanzioni alla Russia imposte da USA e UE nel 2014, la Cina ed altri paesi rischiavano di non poter pi&ugrave; approvvigionarsi di materie prime dalla Russia, quindi sono stati costretti ad escogitare <a href=https://it.finance.yahoo.com/notizie/russia-spunta-unalternativa-a-swift-cose-cips-il-sistema-di-pagamenti-cinese-093112142.html>metodi di pagamento alternativi alla rete SWIFT controllata dagli USA</a>. C’&egrave; anche l’ulteriore paradosso per cui le sanzioni USA e UE hanno bloccato molti affari degli oligarchi russi e indebolito i loro intrecci con gli USA e l’Europa, aumentando di riflesso l’influenza dei militari sul Cremlino.<br/>
All’interno delle artificiose rappresentazioni epiche, ci sono le altrettanto artificiose contrapposizioni etiche, come quella tra interventismo e affari. <a href=https://www.corriere.it/esteri/25_maggio_15/dottrina-trump-capitalismo-clientelare-scala-globale-3807af85-af7a-41a4-8103-0c096bc60xlk.shtml>I media hanno narrato il ritorno di Trump alla presidenza come una vittoria dell’affarismo sull’interventismo dei Neocon</a>. Si &egrave; visto invece che la presidenza Trump &egrave; stata la pi&ugrave; ligia ai voleri dei Neocon, tanto che a un certo punto il vero presidente USA era Lindsey Graham; il quale, tra l’altro, era un farneticatore pi&ugrave; performante persino di Trump. La morte di Graham non ha cambiato nulla, poich&eacute; i Neocon non sono degli “idealisti”, bens&igrave; una lobby d’affari che agisce in automatico seguendo i soldi. Chiedersi se sia Israele a comandare gli USA o viceversa, non ha senso, poich&eacute; gli Stati non sono soggetti politici e i veri attori sono le lobby. La lobby neocon e la lobby sionista sono un’unica cosca d’affari. Il “nemico” non &egrave; una categoria epica o etica; &egrave; una categoria affaristica, un modo di organizzare il business delle armi e del movimento di capitali attorno alla difesa da minacce immaginarie. La “minaccia” crea quel clima emergenziale atto a saccheggiare il denaro pubblico scavalcando le procedure e sorvolando sui conflitti di interesse della cleptocrazia. In un sistema drogato di “minaccia”, &egrave; la minaccia stessa, con l’emergenza che determina, ad essere il regolatore e il sovrano. Chi obietta che gli affari delle lobby destabilizzano l’economia, diventa a sua volta un nemico e una minaccia alla sicurezza nazionale; quindi ogni critica contraria viene riconvertita in un rinforzo del meccanismo emergenziale.]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1346"/>
		<issued>2026-09-17T00:05:00+01:00</issued>
		<modified>2026-09-17T00:05:00+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1346#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[INNOVAZIONE E SICUREZZA: LE PAROLE MAGICHE DELLA CLEPTOCRAZIA]]></title>
		<id>http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1345</id>
		<created>2026-09-10T00:06:43+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Il dibattito sulle prospettive dell’intelligenza artificiale spazia in un ventaglio piuttosto ampio, che va dal “palladivetrismo” da talk-show fino a proiezioni seriamente argomentate. Accerteremo nei prossimi anni se l’IA sar&agrave; stata capace di mantenere le sue promesse di spalancare nuove frontiere tecnologiche e, al tempo stesso, di attuare le sue minacce di distruzione di posti di lavoro. Per il momento ci tocca accontentarci delle evidenze, dei dati di fatto.<br/>
Secondo le <a href=https://www.ilsole24ore.com/art/mit-95percento-progetti-aziendali-genai-non-produce-valore-solo-5percento-porta-ritorni-AhiLvOFC>ricerche pubblicate dal Massachusetts Institute of Technology, soltanto il 5% delle aziende di IA &egrave; attualmente in grado di produrre profitti</a>. A fronte di profitti cos&igrave; esigui, le valutazioni dei titoli azionari di queste aziende risultano chiaramente gonfiate; infatti &egrave; entrata nell’uso comune l’espressione “bolla dell’intelligenza artificiale”.<br/>
Vedremo quando, oppure se, la bolla scoppier&agrave;. Il dato certo &egrave; che a gonfiare la bolla non sono semplicemente le manovre speculative e tantomeno le aspettative di futuri profitti delle aziende IA. Se Blackrock e il suo braccio nell’IA, Nvidia, continuano ad investire in queste aziende &egrave;, evidentemente, perch&eacute; ritengono che i mancati profitti saranno compensati da qualcos’altro. In realt&agrave; <a href=https://hai.stanford.edu/policy/what-the-chips-and-science-act-means-for-artificial-intelligence>alla base di tutto il castello speculativo c’&egrave; sempre il caro vecchio denaro pubblico</a>. Nel 2022 l’amministrazione Biden ha stanziato circa duecentocinquanta miliardi di dollari nel settore dei chip e dell’IA. Circa cinquanta miliardi di dollari sono stati dati alle imprese in forma esplicita di sgravi fiscali e di sussidi. Una cifra molto maggiore, duecento miliardi, &egrave; stata invece distribuita sotto l’etichetta generica di fondi pubblici per la ricerca. <br><br/>
Tra l’amministrazione Biden e l’amministrazione Trump c’&egrave; piena continuit&agrave; nel flusso di denaro pubblico, tanto che ormai si pu&ograve; parlare non di intelligenza artificiale, bens&igrave; di finanza artificiale. Le piattaforme per l’intelligenza artificiale sono state costruite con denaro pubblico e successivamente privatizzate, sempre a spese del contribuente; ovviamente il contribuente povero, visto che nei confronti delle aziende tutte le amministrazioni da un lato abbassano le aliquote fiscali e, dall’altro lato, consentono di eludere anche quel poco che rimane attraverso gli sgravi fiscali. Il governo federale finanzia anche l’export delle tecnologie IA e alimenta una serie di conflitti di interesse, dato che sono gli stessi manager delle aziende che beneficiano dei soldi pubblici a stabilire a chi e come indirizzarli. Per gonfiare i bilanci le aziende allestiscono delle partite di giro autoreferenziali creando ad hoc delle startup. Del resto &egrave; il motivo per cui esistono le startup, che sono aziende fittizie create sull’alibi dell’innovazione. Tutto ci&ograve; non pu&ograve; essere definito come intervento statale nell’economia; anzi, lo Stato si rivela inesistente come soggetto politico-istituzionale, dato che qui non c’&egrave; progettualit&agrave; economica, bens&igrave; soltanto affarismo. La dicotomia tra eccomia e affari non potrebbe essere pi&ugrave; stridente, visto che il criterio assoluto &egrave; il tornaconto immediato di lobby pronte a giustificare l’indecenza con la suggestione pubblicitaria. Le aziende private incassano soldi pubblici in nome della parola magica, “innovazione”, poi creano una sponda esterna (la startup) in cui investirli, in modo che alla fine i soldi possano rientrare a casa come se fossero profitti di mercato. Chiunque osi esprimere un accenno di perplessit&agrave; nei confronti di questo regime predatorio del denaro pubblico, viene immediatamente zittito e intimidito con altre parole magiche: “sicurezza nazionale”. <a href=https://prospect.org/2026/05/01/subsidize-build-export-repeat-ai-stack-national-security/#:~:text=Selected%20consortia,infrastructure%20for%20AI.>Gli slogan preferiti dalla cleptocrazia sono appunto “sicurezza” e “innovazione”</a>.<br/>
Negli anni ’60 e ’70 era ostico spiegare che la nozione di impresa capitalistica non poteva essere ridotta alla sola fabbrica, ma che occorreva coglierne anche le implicazioni finanziarie e di lobbying, cio&egrave; il rapporto delle imprese private col denaro pubblico. Oggi, grazie alla maggiore disponibilit&agrave; di dati, occorrerebbe addirittura andare oltre e riconoscere che non &egrave; l’impresa capitalistica a fare lobbying, bens&igrave; che ci sono lobby trasversali tra pubblico e privato che usano l’impresa capitalistica come elemento di canalizzazione e smistamento del denaro pubblico. La stessa impresa privata si rivela una finzione. In questo contesto la parola “liberismo” non &egrave; altro che una nuvola di oppio che avvolge una realt&agrave; molto pi&ugrave; prosaica, fatta di assistenzialismo per ricchi e di cleptocrazia. Non soltanto bolle speculative, ma anche bolle narrative: infatti <a href=https://www.editorialedomani.it/fatti/no-vax-le-radici-liberiste-e-individualiste-di-unideologia-d1i694yw>in epoca Covid abbiamo visto come la potenza narrativa del lobbying abbia potuto ancora una volta allestire i suoi psicodrammi e cambiare le carte in tavola</a>. Tutte le politiche adottate in nome dell’emergenza pandemica hanno favorito la concentrazione della ricchezza ed il trasferimento massiccio di denaro pubblico alle corporation multinazionali; eppure gran parte della “sinistra” ha vissuto il lockdown e la coercizione vaccinale come una rivalsa simbolica dell’interesse collettivo contro il mitico “liberismo”. Punire le presunte velleit&agrave; liberiste dei poveri era pi&ugrave; urgente che impedire ai ricchi di diventare pi&ugrave; ricchi.]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1345"/>
		<issued>2026-09-10T00:06:43+01:00</issued>
		<modified>2026-09-10T00:06:43+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1345#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[LA MACCHINA DEL PRIVILEGIO NON HA STERZO, RETROMARCIA E FRENO]]></title>
		<id>http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1344</id>
		<created>2026-09-03T00:05:48+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[L’ex analista della CIA Larry Johnson ha affermato che l’unica spiegazione plausibile del viaggio a Mosca del direttore della CIA, John Ratcliffe, &egrave; quella che si sia trattato di andare a recuperare le salme di appartenenti all’agenzia che sono caduti nei combattimenti in Ucraina. Un dettaglio che conferma questa ipotesi &egrave; quello delle dimensioni del Boeing che ha portato Ratcliffe a Mosca; si tratta infatti di un velivolo militare in grado di reggere carichi pesanti come i carri armati, quindi anche il peso di un certo numero di bare. Un ulteriore dettaglio a sostegno dell’ipotesi dell’operazione umanitaria, &egrave; la contestuale presenza a Mosca di un diplomatico del Vaticano, che potrebbe aver svolto un ruolo di trattativa presso il ministero degli Esteri russo per favorire il rilascio delle salme degli agenti della CIA, in modo da restituirle alle loro famiglie. La presenza massiccia di personale CIA in Ucraina non &egrave; una supposizione, bens&igrave; <a href=https://tracxn.com/d/venture-capital/inqtel/__ncyOatblZk9suUG1SKwkii9UoqRqgFQIbGfAjkGRY-M>un dato di fatto pi&ugrave; volte riferito dalla comunicazione ufficiale</a>, spesso legata alla stessa CIA, come il quotidiano New York Times; <a href=https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2024/02/25/nyt-basi-e-addestramento-cosi-la-cia-aiuta-lucraina_8b6e0ad4-1713-48e5-a952-d1b059bf4c3f.html>in Italia la principale agenzia di stampa, l’ANSA, ha ripreso con dovizia di dettagli le notizie sul radicamento della CIA in Ucraina</a> fin dal 2014 (anche se c’&egrave; una documentazione desecretata che fa risalire la penetrazione della CIA in Ucraina addirittura agli anni ’50). Del resto non sarebbe realistico ritenere che, con un numero cos&igrave; elevato di addetti all’intelligence dislocati sul campo, la CIA non abbia dovuto subire delle perdite in Ucraina. Certo, si tratta di bazzecole rispetto ai milioni e milioni di soldati russi morti di cui ci narrano i nostri media. <br/><br/>
Si potrebbe obiettare che Ratcliffe &egrave; il maggiore esponente di quello che viene chiamato “Deep State”, quindi potrebbe essere considerato il vero presidente degli Stati Uniti, certamente pi&ugrave; importante degli uomini di paglia che si alternano alla Casa Bianca; perci&ograve; nessuno pi&ugrave; di Ratcliffe avrebbe i titoli per avviare un negoziato con il Cremlino. L’obiezione parte da una premessa vera, ma poi travisa il ruolo del “Deep State”, che non &egrave; quello di scegliere e decidere, bens&igrave; di assicurare la continuit&agrave;, la routine. Per sua definizione la burocrazia ostacola le politiche non omogenee con la perpetuazione del sistema; se poi la burocrazia si costituisce anche come lobby d’affari, allora l’ingranaggio si rafforza con l’influenza del denaro e si costituisce come establishment che conosce solo il moto inerziale. Palantir &egrave; soltanto la pi&ugrave; importante delle aziende create e finanziate dalla CIA tramite la sua agenzia di investimenti, la In-Q-Tel. In effetti le aziende create e finanziate dalla CIA sono centinaia; tra l’altro l’elenco &egrave; stato reso noto soltanto in parte. Secondo la legge e il suo stesso statuto, la CIA non potrebbe operare sul suolo americano; evidentemente gli affari non sono considerati un modo di “operare”; il che ovviamente &egrave; ridicolo e d&agrave; l’idea dell’effettivo livello di seriet&agrave; del sedicente controllo di legalit&agrave; negli USA. <a href=https://www.sicurezzanazionale.gov.it/cosa-facciamo/sicurezza-economica/asset>Il nesso tra le aziende e il settore dello spionaggio e controspionaggio industriale, &egrave; inestricabile</a>, almeno a quanto dichiara la legge 124/2007, varata dal governo Prodi. Non pu&ograve; esserci un confine tra il “proteggere” gli interessi economici e crearli, cio&egrave; fare affari. Inoltre nessuno meglio di un servizio segreto pu&ograve; manipolare i mercati finanziari usando notizie riservate, oppure creando notizie false. <br/>
<a href=https://www.youtube.com/watch?v=ELg4-WnX7QQ>Quasi tutti conoscono la fiaba su Jeff Bezos, che avrebbe fondato nel 1994 la sua azienda, poi chiamata Amazon</a>, soltanto con gli spiccioli del suo salvadanaio. Nelle fiabe americane il luogo magico non &egrave; il bosco, ma il garage; infatti anche la fiaba di Bezos, come quella di tutti gli altri magnati del web, parte da un garage. Grazie alle vibrazioni positive del garage, nel 2013 Amazon ha ottenuto un contratto dalla CIA per la fornitura di servizi informatici. Quello &egrave; stato soltanto il primo dei contratti di Amazon con agenzie governative; ed &egrave; stato anche l’avvio di un carosello di porte girevoli di funzionari governativi verso carriere strapagate in Amazon. Tutta la storia del capitalismo va quindi demistificata e riletta in chiave di lobbying trasversale tra pubblico e privato; un lobbying di cui i servizi segreti costituiscono il perno ed il principale punto di aggregazione.<br/>
I servizi segreti sono una burocrazia particolare, che non solo catalizza il lobbying d’affari, ma pu&ograve; anche riprodurlo all’infinito; perci&ograve; i servizi segreti moltiplicano le opportunit&agrave; per i conflitti di interesse ed anche per le porte girevoli tra carriere nel settore pubblico e nel settore privato. A differenza delle altre burocrazie, i servizi segreti non si limitano a tutelare i privilegi, ma li possono produrre in serie. La macchina del privilegio non pu&ograve; accettare mediazione, non prevede lo sterzo o la retromarcia; neppure il freno, poich&eacute; con lo stesso privilegio &egrave; in grado di fagocitare e corrompere, oppure isolare, qualsiasi tentativo di sottometterla ad una direzione politica.]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1344"/>
		<issued>2026-09-03T00:05:48+01:00</issued>
		<modified>2026-09-03T00:05:48+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1344#commenti</wfw:comments>
	</entry>
</feed>