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	<title>C.O.M.I.D.A.D.</title>
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		<title><![CDATA[L’ASSISTENZIALISMO PER RICCHI SMENTISCE LE GERARCHIE ANTROPOLOGICHE DEL SACRO OCCIDENTE]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Ha suscitato molti sarcasmi la dichiarazione di Gianni Alemanno sull’empatia da lui trovata in carcere da parte dei detenuti, anche loro in maggioranza di destra. Alemanno &egrave; stato discepolo, e persino genero, di Pino Rauti; ed ora, in conflitto con la ex moglie, ne rivendica l’eredit&agrave; spirituale; che &egrave; quella di una destra “sociale” e “umanitaria”. Rauti, in polemica con Almirante, si dichiar&ograve; contrario alla reintroduzione della pena di morte. In effetti nella destra non c’&egrave; conflitto tra guardie e ladri: la maggioranza dei detenuti &egrave; di destra, ma lo &egrave; anche la maggioranza dei poliziotti e dei carabinieri; ed anche dei magistrati. Al di l&agrave; delle fiabe sulle “toghe rosse”, la mitica “Magistratura Democratica” (ammesso che sia di “sinistra”) rappresenta in percentuale appena il 10% dei magistrati; e a condurre la campagna contro la riforma della magistratura voluta dal governo di destra, &egrave; stato un magistrato come Nicola Gratteri, che &egrave; in continua polemica proprio nei confronti di Magistratura Democratica.<br/>
Niente di strano: essere di destra consente di fare tutte le parti in commedia, di stare con l’establishment e, contemporaneamente, di cavalcare l’anti-establishment. Aldo Giannuli ha spesso enfatizzato il fatto che la destra internazionale aveva trovato un idolo in Putin; ma nel conflitto in Ucraina si pu&ograve; trovare la destra in entrambi gli schieramenti: in Italia CasaPound &egrave; con Kiev e con i nazisti dell’Azov, mentre Forza Nuova si barcamena e cerca di non smentire del tutto i suoi trascorsi celebrativi nei confronti del regime russo, presentato come esempio di “uomofortismo” e di tradizionalismo. Nella destra ci sono variabilit&agrave; e volatilit&agrave; dei temi e dei ruoli; l’unica invarianza &egrave; il culto della disuguaglianza, cio&egrave; la tendenza a interpretare le gerarchie sociali come gerarchie antropologiche. Si tratta di ideologie che funzionano a scatola cinese; per cui, strato dopo strato, si scopre che il nocciolo duro non &egrave; il “primato nazionale” strombazzato da CasaPound, bens&igrave; l’occidentalismo, cio&egrave; il sacro primato razziale delle sedicenti &eacute;lite dell’Europa occidentale. L’occidentalismo ha soprattutto una funzione di gerarchizzazione interna, discriminando tra bianchi di serie A e bianchi di serie B, tra ceti dominanti e ceti subalterni. La guerra in Ucraina tra NATO e Russia ha agito da richiamo della foresta nei confronti delle destre pseudo-nazionaliste, dimostrando che la loro russofilia era un ripiego trasformistico. In questo senso non si pu&ograve; parlare di dicotomia tra liberaldemocrazia e nazifascismo, che sono entrambi involucri dello stesso imballaggio ideologico, della stessa scatola cinese del suprematismo occidentale.<br/><br/>
Piuttosto c’&egrave; da chiedersi se la destra attuale vanti ancora certe capacit&agrave; camaleontiche. Bisogna ricordarsi di <a href=https://www.fratelli-italia.it/francia-meloni-accolta-da-applausi-a-manifestazione-attivisti-africani-ferrara-contro-franco-cfa/>cosa era capace di fare la Giorgia Meloni di appena sette anni fa</a>, quando contrastava la migrazione dall’Africa ma, al tempo stesso, era diventata una leader panafricana e conduceva la lotta anticoloniale contro il franco CFA. La scarsa memoria conduce oggi a sopravvalutare personaggi che non possiedono assolutamente le stesse abilit&agrave; mistificatorie, e devono vivere di rendita sulla suggestione mediatica. In particolare, la destra attuale appare troppo concentrata sulla caccia spicciola al migrante. La destra delle ronde e dei giustizieri ha il fiato corto, cos&igrave; come non portano lontano l’orgoglio eterosessuale e l’orgoglio fascio-nostalgico. Certe pagliacciate funzionano finch&eacute; si gioca di sponda con il politicamente corretto e con l’antifascismo ufficiale. Il regime fascista non &egrave; caduto il 25 aprile del 1945, bens&igrave; il 25 luglio del 1943, ad opera di altri fascisti e dello stesso re che nel 1922 aveva messo Mussolini al governo. L’unico modo con cui la destra riesce ad accreditarsi presso i ceti subalterni, &egrave; attraverso la denuncia del ruolo della finanza globale nella destabilizzazione economica e quindi nella stessa migrazione. Sembra per&ograve; che per le destre questa opzione si stia chiudendo. Poco pi&ugrave; di un anno e mezzo fa, la rielezione di Donald Trump sembrava aver consacrato una sorta di ossimorica “internazionale nazionalista”, con Elon Musk a fare da santo e da icona di superuomo; e infatti lo abbiamo visto esibirsi in una nuova coreografia del saluto fascista. Questa impalcatura &egrave; crollata sotto la plateale evidenza di una disputa sulla spartizione del denaro pubblico per le spese militari. <a href=https://www.epicenternetwork.eu/publications/the-green-bubble-how-good-intentions-led-to-giddy-speculation-4957/>Nessuna delle grandi bolle finanziarie degli ultimi decenni ha vissuto di “spinta dei mercati”</a>, ma &egrave; stata alimentata da sussidi pubblici; &egrave; cos&igrave; per la bolla dell’intelligenza artificiale, ed &egrave; stato cos&igrave; per la bolla del microcredito e per la bolla cosiddetta “green”.<br/>
<a href=https://www.ilsole24ore.com/art/berlino-spesa-militare-110-miliardi-33percento-non-possiamo-difenderci-putin-il-bilancio-pareggio-Ajrfnp>La bolla finanziario-militare non fa eccezione</a>; anzi, il dato &egrave; ancora pi&ugrave; sfacciato. Si tratta di far pagare il riarmo non al mitico “mercato”, bens&igrave; alla spesa pubblica e al debito pubblico. A pagare gli interessi sul debito provvede il contribuente (quello povero ovviamente, perch&eacute; le multinazionali eludono le tasse). <br/>
C’&egrave; anche da stabilire quanta parte del bottino debba andare alle multinazionali degli armamenti di oltre Atlantico. La Meloni ha scoperto che l’affinit&agrave; ideologica non conta nulla di fronte all’evidenza dell’assistenzialismo per ricchi. La locuzione “finanza globale” &egrave; diventata un eufemismo per un ben pi&ugrave; prosaico scannarsi per strappare appalti e sussidi pubblici. Per la destra i ricchi possono essere dipinti come “villain”, come dei geni del male alla George Soros, ma non possono essere individuati semplicemente come degli assistiti dal denaro pubblico, perch&eacute; ci&ograve; smentirebbe le gerarchie antropologiche e dimostrerebbe che nessun oligarca &egrave; meglio del vituperato percettore del reddito di cittadinanza. La destra vive di odio per l’uguaglianza e di illusioni aristocratiche; perci&ograve; ammettere che l’uguaglianza &egrave; gi&agrave; un dato di fatto, e che questa uguaglianza purtroppo &egrave; al ribasso, non sarebbe digeribile. Elon Musk stesso ha contribuito a demolire il suo incantesimo aristocratico, dato che &egrave; <a href=https://www.fortuneita.com/2025/02/28/quanto-hanno-incassato-dallo-stato-le-aziende-di-elon-musk-che-ora-taglia-i-costi-del-governo-usa/>una icona capitalista troppo accattona</a>, troppo dipendente dai sussidi pubblici, cio&egrave; dall’elemosina dei contribuenti poveri.<br/>]]></content>
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		<title><![CDATA[DOPO STARMER, CONTINUA IL MILITARISMO INERZIALE DEL REGNO UNITO]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Ormai nel Regno Unito i primi ministri nascono e muoiono come mosche, anche se risultano decisamente pi&ugrave; molesti. L’ultimo rappresentante della specie, Keir Starmer, sta cercando di stiracchiare le procedure di addio, in modo da prolungare l’agonia di quel tanto che servirebbe a far slittare la successione a dopo l’estate. Anche il prossimo candidato “laburista” &egrave; infatti un clone di Tony Blair, perci&ograve; tutti sanno che l’avvicendamento a Downing Street non comporter&agrave; alcun cambiamento nella politica britannica. Sembra quindi che l’establishment britannico stia cercando di garantire la continuit&agrave; di una linea politica impopolare gettando ciclicamente in pasto alla pubblica opinione dei personaggi di facciata. Dopo aver spremuto i conservatori e i “laburisti”, arriver&agrave; il turno anche di qualche “sovranista” come Nigel Farage per il ruolo di uomo di paglia. In linea con i suoi predecessori, <a href=https://it.euronews.com/my-europe/2025/03/02/zelensky-a-londra-da-starmer-prestito-allucraina-da-26-miliardi-di-sterline>Starmers ha promesso a Zelensky alcuni miliardi di sterline in prestito</a>; e in pi&ugrave; lo stesso Starmer ha dichiarato che il Regno Unito parteciper&agrave; al mega-prestito promesso all’Ucraina dalla von der Leyen. ll peso finanziario del sostegno all’Ucraina sta mettendo in difficolt&agrave; il bilancio, e il governo “laburista” &egrave; costretto a tappare le falle ricorrendo ai tagli sulla spesa sociale. Secondo alcuni analisti, l’establishment britannico starebbe cercando di preservare questa politica militarista e antisociale adottando una tattica ispirata ad una razionalit&agrave; subdola e contorta, ma comunque si tratterebbe di una linea razionale.<br/>
Sennonch&eacute; &egrave; proprio la linea politica che sopravvivr&agrave; a Starmer, a risultare irrealistica. Se si d&agrave; retta ai dati forniti dal governo Starmer, <a href=https://www.rid.it/shownews/7815/l-rsquo-eterna-crisi-delle-forze-armate-britanniche>la condizione delle forze armate britanniche &egrave; crollata ai minimi storici</a>; e non che prima fosse granch&eacute;. La debacle delle forze armate e la mancanza di risorse finanziarie e produttive per porvi rimedio, ha portato alle dimissioni del ministro della Difesa, ed &egrave; stata una delle cause che hanno accelerato la fine del governo Starmer. Di razionale qui non c’&egrave; nulla; i primi ministri vengono avvicendati e bruciati in nome di un militarismo del tutto velleitario, che si riproduce non per strategia, ma per meccanica inerziale; perch&eacute; non si &egrave; capaci di concepire e fare altro. Nel meccanismo automatico rientra la storica ludopatia dei servizi segreti britannici, pronti a scommettere e rilanciare in provocazioni sempre pi&ugrave; azzardate.<br/><br/>
Va chiarito che la potenza militare britannica &egrave; sempre stata sopravvalutata oltre misura, anche se la “vittoria” nella guerra delle Falkland-Malvinas del 1982 ha contribuito a perpetuare il mito. In realt&agrave;, per riprendersi un arcipelago oltreoceano e nell’altro emisfero, il governo Thatcher avrebbe dovuto produrre uno sforzo logistico fuori della sua portata, con centinaia di navi da rifornimento, tutte vulnerabili. <a href=https://history.state.gov/milestones/1981-1988/south-atlantic>A decidere effettivamente le sorti della guerra, fu la posizione degli USA</a>; i quali, dopo essersi finti super partes e aver messo in scena la solita “mediazione”, si schierarono a favore di Londra. La scoperta che gli USA non erano mai stati neutrali nella contesa, mise alle strette il regime di Buenos Aires, che era stato messo l&igrave; dalla CIA per uccidere i “comunisti”, ed era in tutto e per tutto dipendente dalla protezione USA (ivi compresi i propri conti nelle banche di Wall Street). La perfidia statunitense nella vicenda risulta persino dall’edulcoratissimo resoconto ufficiale reperibile sul sito governativo. Trump quindi non ha inventato nulla quando si atteggia a mediatore in conflitti in cui &egrave; direttamente coinvolto. Sono gli schemi ricorrenti della politica estera statunitense.<br/>
Una volta preso atto che, in barba alla mitica Dottrina Monroe (“l’America agli americani”: dipende da quali americani), a Washington si preferiva l’anglosassone intruso di oltre Atlantico, la giunta militare argentina non tent&ograve; neppure di attaccare i convogli navali britannici per il rifornimento di carburante e munizioni, ma si limit&ograve; a colpire alcune navi militari in modo da infliggere qualche perdita di mezzi e uomini, cos&igrave; da salvare la faccia. Sono quelle strane situazioni per cui un governo non pu&ograve; permettersi di ritirarsi tout court, ma neppure di combattere seriamente un “nemico” con il quale intrattiene troppi legami inconfessabili; per cui la vita di un certo numero di soldati viene sacrificata nel rituale di una guerra dall’esito scontato.<br/>
A proposito di fallimenti della logistica, persino le ritirate possono fornire qualche esempio istruttivo, visto che anch’esse si basano su uno sforzo logistico, altrimenti si trasformano in scomposte fughe di massa. Nel settembre del 2021 il governo britannico rispose alla Commissione Esteri del parlamento che indagava sulle modalit&agrave; disastrose del ritiro da Kabul, che avevano impedito addirittura di trasportare gran parte del personale afghano in servizio presso l’ambasciata del Regno Unito, comprese le guardie. <a href=https://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/afghanistan-nato-servizi-segreti-escludevano-caduta-kabul-2021-cffbf5a3-4cd5-48d8-8c51-327197365cee.html>Il governo se la cav&ograve; dichiarando che la NATO nel suo complesso non era stata in grado di prevedere una cos&igrave; rapida caduta di Kabul</a>. Era una risposta tautologica e priva di senso. I talebani erano riusciti ad arrivare cos&igrave; velocemente a Kabul perch&eacute; il ritiro delle forze occupanti non era stato compiuto in modo ordinato, e quindi lo stesso caos si era poi riprodotto all’interno della capitale. Un tocco di humour inglese (per&ograve; alla Benny Hill) non poteva mancare; infatti il ministro degli Esteri Raab dichiar&ograve; orgogliosamente che, pur nella fuga precipitosa, tutti i ritratti della regina erano stati condotti in salvo.<br/>
Il burlesque in effetti &egrave; un genere di spettacolo nato in Inghilterra, e pare che oggi proprio Starmer lo abbia rilanciato alla grande. Il primo ministro uscente ha annunciato un programma di spesa per la difesa di circa trecento miliardi di sterline (quasi trecentocinquanta miliardi in euro). <a href=https://www.youtube.com/watch?is=dgy_a8PTyDZTEpWw&v=wxTdZysG-GY&feature=youtu.be>Sul suo canale YouTube Starmer ha pubblicato il video della conferenza stampa dell’annuncio</a>, e ha avuto la faccia tosta di intitolarlo: “Starmer sotto il torchio dei giornalisti per la spesa della difesa…”. Pur con giornalisti servili che gli facevano da spalla, Starmer non &egrave; riuscito a dare neanche una risposta sensata su come si possa raccogliere una somma simile; anzi, l’argomento &egrave; stato praticamente aggirato. Nel suo vaniloquio la parola che Starmer ha pronunciato pi&ugrave; spesso &egrave; stata “orgoglioso”; cio&egrave; quel termine che un politico usa quando non ha niente di preciso da dire. Neppure Vannacci aveva mai osato adoperare la parola “orgoglioso” con tale frequenza in suo discorso.]]></content>
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		<title><![CDATA[IL SIONISMO NASCE COME AFFARE IMMOBILIARE]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Qualcuno si &egrave; accorto che le risposte della Meloni alle insolenze di Trump hanno assunto lo stesso tono extra-istituzionale, cio&egrave; sia la provocazione che la reazione si sono svolte come se si trattasse di una lite personale. A caposaldo di ogni istituzione dovrebbe esserci invece la distinzione tra persona e funzione; perci&ograve; se due capi di Stato o di governo si fanno fotografare insieme, ci&ograve; dovrebbe costituire un segnale diplomatico; non di una amicizia personale, bens&igrave; di un rapporto di collaborazione tra paesi. In termini istituzionali la Meloni avrebbe dovuto reagire inoltrando una protesta diplomatica, nella quale si sarebbe dovuto far presente all’interlocutore il carattere di ufficialit&agrave; di certe foto, per cui non si posa per una foto con un governante straniero se si ritiene che gli elementi di tensione prevalgano, quindi non ha senso affermare di averlo fatto solo come favore personale; poi addirittura rinfacciando quello stesso favore. L’appello estemporaneo della Meloni all’orgoglio nazionale, dire che l’Italia non chiede e non implora, fallisce nel tentativo di ricondurre la questione nei termini istituzionali; semmai determina quell’inghippo comunicativo che consiste nel ribadire attraverso la negazione. D’altra parte, se la Meloni avesse reagito rimanendo nell’ambito delle procedure istituzionali, ci&ograve; comunque avrebbe determinato oggettivamente un paradosso comunicativo, cio&egrave; il contestare a Trump di non star facendo politica ma pubbliche relazioni; una contestazione che si sarebbe estesa all’intera farsa del G/7, e quindi alla stessa Meloni.<br/>
Trump pu&ograve; essere considerato un caso estremo, ma non &egrave; atipico, e neppure eccezionale; semmai rientra nel processo di de-istituzionalizzazione a cui assistiamo da decenni. Il concetto di istituzione implica necessariamente il senso della continuit&agrave; della funzione; invece l’unica continuit&agrave; sta nei comportamenti extra-istituzionali. Trump insulta il suo predecessore Biden quasi tutti i giorni, con ci&ograve; dimostrando di fregarsene del suo dovere di tutelare la funzione presidenziale. D’altra parte anche Biden non si &egrave; fatto mancare niente in termini di comportamento extra-istituzionale; dagli insulti verso capi di Stato stranieri agli sbaciucchiamenti sulla testa della Meloni (sempre lei). Del resto nell’ottica delle pubbliche relazioni &egrave; inevitabile che si tenda ad alzare ogni volta l’asticella pur di essere notati.<br/>
Per de-istituzionalizzazione si intende la commistione e la confusione tra pubblico e privato, altalenando tra l’uno o l’altro in base al vantaggio del momento. Il continuo saltabeccare dal diritto pubblico a quello privato, determina oggettivamente uno spazio di extra-legalit&agrave;, e addirittura di impunit&agrave; legale. Non ha altro senso il trasformare in societ&agrave; per azioni delle aziende a capitale pubblico. Ma in Italia abbiamo assistito soprattutto alla de-istituzionalizzazione della Sanit&agrave; e della Scuola attraverso il mito della ”aziendalizzazione”. Ovviamente la Sanit&agrave; e la Scuola non sono mai diventate aziende, poich&eacute; il loro prodotto non &egrave; quantificabile; ma il senso dell’operazione era appunto creare spazi di manovra per lobby d’affari attraverso una privatizzazione strisciante. In effetti la locuzione “privatizzazione strisciante” pu&ograve; essere considerata un sinonimo di de-istituzionalizzazione. In questa logica svanisce la nozione di politica e tutto si riduce agli affari e alle pubbliche relazioni che li promuovono.<br/><br/>
Non si pu&ograve; dire per&ograve; che la de-istituzionalizzazione sia un fenomeno relativamente recente; appare semmai come una sorta di latenza di quella finzione giuridica detta “Stato”. Ad esempio, a Trump si &egrave; giustamente contestato di aver de-istituzionalizzato la diplomazia usando come negoziatori degli immobiliaristi suoi soci, come Whitkoff e Kushner (quest’ultimo anche genero di Trump). Witkoff e Kushner sarebbero gli ideatori dell’affare immobiliare del resort di Gaza. Ma alle origini del conflitto in Palestina troviamo proprio gli affari immobiliari. <a href=https://sursockhouse.com/rothschild-land-purchases-and-early-israel/>Alla fine dell’800 il sionismo pratico consisteva appunto negli investimenti immobiliari dei Rothschild in Palestina</a>; investimenti operati tramite agenzie ebraiche create e finanziate dagli stessi Rothschild. La gran parte dei terreni palestinesi fu venduta ai Rothschild dalla famiglia greco-libanese dei Sursock, che li aveva a sua volta acquistati dall’impero ottomano, che ha dominato la Palestina fino al 1918. I Sursock in Palestina furono dei proprietari molto assenteisti, e ci&ograve; indica che siano stati soltanto dei prestanome e degli intermediari in tutto l’affare. Se per uno Stato risulta politicamente sconveniente vendere direttamente qualcosa a Tizio, allora vende a Caio perch&eacute; lo rivenda a Tizio. <br/>
Il sionismo nasce come collettore di denaro e tale &egrave; rimasto, visto che Israele sarebbe uno “Stato”, ma non ha neppure tentato di rispettare quel minimo di finzione giuridica, per cui non si &egrave; mai dato una forma definita; infatti si &egrave; guardato bene dallo scrivere una Costituzione. Le continue guerre fanno affluire soldi col pretesto di difendere il diritto di Israele ad esistere; ma, al tempo stesso, le continue guerre fanno crollare il valore degli immobili in Israele. All’inizio del 2026 sulla stampa israeliana sono apparsi vari <a href=https://www.jpost.com/business-and-innovation/real-estate/article-883693>articoli-marchetta che incoraggiavano gli investitori</a> dicendo che, dopo anni di calo, il mercato immobiliare dava segni di ripresa; ma poi a fine febbraio hanno ricominciato a piovere i missili.<br/>
Il sionismo, per la sua stessa natura di canale finanziario, &egrave; costretto ad espandersi investendo altrove. Cipro &egrave; ormai una colonia immobiliare israeliana; ma l’Italia non &egrave; da meno, visto che ci sono investimenti immobiliari israeliani in Puglia, Sicilia,Toscana e Piemonte. <a href=https://lavocedellamontagna.it/2025/12/il-modello-varallo-la-storia-delle-famiglie-israeliane-che-ripopolano-la-valsesia/>In Valsesia sono preoccupati per l’arrivo di questi danarosi coloni</a> che stanno mettendo su delle enclave che escludono la popolazione locale, creando un embrione di apartheid. La stampa locale ha cercato di imbonire la popolazione e convincerla che la colonizzazione sionista fosse una bella opportunit&agrave; per la valle, ma non ha funzionato. Sono quindi arrivate “provvidenziali” letterine anonime di minaccia, per cui ora gli insediamenti sionisti possono anche ottenere la protezione poliziesca e la criminalizzazione preventiva di qualsiasi protesta.<br/>
La stessa ufficializzazione del sionismo &egrave; avvenuta attraverso un atto extra-istituzionale. <a href=https://moked.it/2017/11/03/balfour/>La famosa Dichiarazione di Balfour del 1917</a> &egrave; infatti la lettera privata del primo ministro britannico al barone Rothschild. Come &egrave; noto, nella sua lettera Balfour dichiarava che il Regno Unito conferiva un riconoscimento agli insediamenti ebraici in Palestina; il che, tradotto in soldoni, voleva dire che gli inglesi erano disposti a proteggere gli investimenti immobiliari di Rothschild (ovviamente in cambio di qualche “provvigione”, che per&ograve; &egrave; stata omessa nella lettera). Ma la vera “perla” della dichiarazione di Balfour, ci&ograve; che la rende un ossimoro diplomatico, consiste nell’autorizzazione del ministro Balfour a rendere pubblica quella lettera privata. Se si voleva riconoscere pubblicamente il sionismo, perch&eacute; non farlo con un atto pubblico? Ma pare che gli affari immobiliari non vadano d’accordo con la trasparenza.]]></content>
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		<title><![CDATA[LA LOBBY DEI CREDITORI PREVALE PERCHÉ NON HA BISOGNO DI PENSARE]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[C’&egrave; una differenza notevole tra le attuali forme di divismo a destra e quelle di una decina di anni fa. Oggi la destra vende “identit&agrave;”, cio&egrave; spaccia sfacciatamente fumo, come i pusher dentro le scuole. Risulta quindi evidente che la destra sta facendo puro intrattenimento e che si sta rivolgendo ad un pubblico che non si attende esiti pratici, bens&igrave; soltanto una rivalsa in termini di orgoglio; insomma, un Macho Pride al posto del Gay Pride. Alle elezioni europee del 2024 Matteo Salvini ha venduto al suo elettorato un fantoccio identitario, e l’espediente gli ha fruttato al momento oltre mezzo milione di voti; poi il fantoccio gli si &egrave; rivoltato contro, ma questi sono cavoli suoi. Nel 2016 invece Salvini sembrava voler fare sul serio e, per capire che ci stava prendendo in giro, occorreva entrare nelle pieghe del suo discorso. <a href=https://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/Salvini-se-vinciamo-fuori-euro-ccef9339-89ce-472e-8fe1-fd3d4313a037.html>Il Salvini di allora parlava infatti di un problema reale come l’euro</a>, cio&egrave; di un veicolo di trasferimento di reddito dai poveri ai ricchi, e prometteva una uscita dell’Italia dalla moneta unica se la Lega fosse andata al governo.<br/>
L’inganno stava nel risvolto del discorso, cio&egrave; nel porre il problema in termini di sovranit&agrave;, come se la moneta unica ci fosse stata imposta dal perfido straniero. Nel 2018 si &egrave; poi scoperto che l’alt a mettere in discussione l’appartenenza (e persino le semplici condizioni dell’appartenenza) dell’Italia alla moneta unica, non proveniva da Berlino, bens&igrave; direttamente dal Quirinale. A quel punto la questione europea si riduceva ad un gioco delle parti con le sinistre (o sedicenti tali), che difendevano l’euro e l’UE per non cadere nell’orrido nazionalismo. Ma le nazioni, e persino gli Stati, sono delle astrazioni, mentre le lobby sono aggregati di interessi effettivi. Le lobby non si sentono legate alle proprie nazioni, bens&igrave; a lobby affini, e ci&ograve; spiega la tendenza autocoloniale che consiste nella ricerca di “vincoli esterni” con cui tenere a bada le classi subalterne. La lobby pi&ugrave; potente in assoluto &egrave; quella dei creditori, perch&eacute; ha il vantaggio di non dover pensare: il denaro segue il denaro, e perci&ograve; pensa gi&agrave; a tutto lui, e basta accodarsi a lui. Non &egrave; l’economia a comandare, ma il giro dei soldi; che, una volta avviato, non trova un decisore politico in grado di interromperlo. Lo si &egrave; visto con il flusso di finanziamenti all’Ucraina, della quale ci si racconta che &egrave; molto corrotta, come se non si sapesse che qualsiasi flusso di soldi implica inevitabilmente un feedback; perci&ograve; &egrave; ovvio che una gran parte dei soldi spediti in Ucraina ritorna al mittente per essere riciclata in conti bancari alle Isole Cayman.<br/>
La rendita di posizione del lobbying sulla politica consiste appunto in questo automatismo, mentre elaborare ed applicare strategie &egrave; un’arte. Il lobbying invece fa pubbliche relazioni, e quindi pu&ograve; propinare spot e slogan spacciandoli per strategie, come si &egrave; visto negli USA  con la lobby delle armi e del riciclaggio nota come neocon.<br/>
Non &egrave; un caso che la reazione dei mitici “mercati” nostrani all’annuncio dell’ultimo aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, sia stata <a href=https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/commenti/dettaglio/borsa-sprint-banche-con-aumento-tassi-bce-e-febbre-risiko-a-piazza-affari-nRC_12062026_1050_248174235.html>una lievitazione del valore di tutti i titoli delle banche italiane</a>. Tassi di interesse pi&ugrave; alti significano pi&ugrave; profitti per le banche, e ci&ograve; spiega l’euforia delle Borse per i loro titoli. Tra i maggiori azionisti delle banche italiane ed europee, ci sono ovviamente i soliti fondi di investimento, come Blackrock. <br/><br/>
La cosa pi&ugrave; interessante per&ograve; &egrave; vedere come la BCE ha giustificato l’aumento dei tassi decorso dal 17 giugno. Si tratterebbe di una misura per tamponare gli effetti inflazionistici del blocco del Golfo Persico. In realt&agrave; non &egrave; affatto dimostrabile che l’aumento dei tassi possa contenere i prossimi effetti inflazionistici; quel che risulta certo, &egrave; che <a href=https://pagellapolitica.it/articoli/banca-centrale-europea-aumento-tassi-interesse>l’aumento dei tassi va a compensare la perdita del valore dei crediti</a> che si era determinata a causa dell’inflazione passata. Che poi la decisione della BCE comporti un calo ulteriore della produzione e della occupazione, non appare rilevante, e non sembra turbare gli “esperti”.<br/>
Al contrario, la BCE &egrave; stata molto lodata per aver agito ”tempestivamente” in questa circostanza, cio&egrave; di non aver aspettato troppo, come nel 2022; quando, per reagire al blocco delle materie prime russe imposto dalle sanzioni USA-UE, la BCE aveva atteso qualche mese per decidersi ad alzare i tassi di interesse. Ci narrano che esiste uno strumento infallibile per contrastare gli effetti negativi delle guerre, e lo strumento &egrave; quello di fare l’interesse delle banche. Viene il sospetto che anche gli “esperti” abbiano delegato il pensiero al denaro. Le multinazionali del credito e le banche in genere non sono “amate” dal pubblico, ma ci&ograve; che conta &egrave; che non si esca mai dalla loro narrativa. Il superbonus fiscale &egrave; stato criminalizzato perch&eacute; permetteva alle imprese di creare circuiti di autofinanziamento, ed alla fine tutta la pubblica opinione ha accettato la versione favorevole alla lobby dei creditori. Contrariamente ai sogni interclassisti, gli imprenditori non reagiscono facendo coalizione con i lavoratori, bens&igrave; tendono a rivalersi su di loro abbassando i salari; il che va bene alle banche, dato che i lavoratori sono costretti a chiedere prestiti per effettuare qualsiasi acquisto di rilievo.<br/>
I bassi salari deprimono la domanda e generano altra disoccupazione, determinando una spirale di deindustrializzazione; la stessa impresa “privata” si &egrave; strutturata come fenomeno assistito dai governi con sovvenzioni e sussidi. In una economia organicamente depressa dal suprematismo del credito, si rivela irrealistica e fiabesca l’idea che l’impresa possa sopravvivere nel mitico “mercato”. <a href=https://www.bruegel.org/report/ecbs-monetary-tightening-belated-start-under-uncertainty>Il cosiddetto capitalismo &egrave; basato non solo sul denaro pubblico, ma anche sulle informazioni che i funzionari pubblici passano agli operatori di Borsa</a> per manipolare le transazioni finanziarie. Chi ha saputo in anticipo dell’aumento dei tassi da parte della BCE, ha potuto speculare sui titoli bancari in base alla certezza che il loro valore sarebbe aumentato di l&igrave; a poco.<br/>
Il politicamente corretto era nato come una igiene del linguaggio; &egrave; stato per&ograve; ristrutturato in una tecnica di intossicazione comunicativa per non affrontare la questione degli effetti depressivi del suprematismo del credito. Senza lo sviluppo economico, ed il conseguente ascensore sociale, &egrave; impossibile integrare gli immigrati; il politicorretto invece finge che si possa risolvere il problema con l’accoglienza e con il contrasto alla xenofobia. I falsi avversari del politicorretto, cio&egrave; quelli della “destra identitaria”, la mettono sul piano delle identit&agrave; etniche che non possono mescolarsi. In realt&agrave; la disintegrazione sociale non riguarda solo i migranti, ed era cominciata almeno un decennio prima delle grandi ondate migratorie, per cui gi&agrave; dagli anni ‘80 dei quartieri con popolazioni di puro ceppo italico si erano costituiti di fatto in enclave.<br/>
Mentre impedisce l’integrazione dei migranti, il suprematismo del credito alimenta anche la spinta migratoria. Alle monetine nazionali, la lobby dei creditori preferisce le monetone sovranazionali, quelle che non perdono mai di valore e quindi non rischiano di compromettere il valore dei crediti. Per lo stesso motivo, i debitori trovano nelle monetone un moltiplicatore dei loro problemi. La cosa strana &egrave; che le destre non hanno mai parlato degli effetti del sovra-indebitamento sulla spinta migratoria. Per le destre la soluzione per contenere la spinta migratoria sarebbe sempre quella violenta, cio&egrave; la deportazione. Negli USA si effettuano deportazioni di massa dagli anni ’30 del secolo scorso, il che non ha mai allentato la pressione migratoria; per&ograve; i safari anti-immigrati erano divertenti, almeno per gli psicopatici. Pi&ugrave; interessante sarebbe parlare di monetone, che infatti sono indirettamente un fattore essenziale per aumentare la spinta migratoria. Risulta infatti da molti studi scientifici che <a href=https://www.mdpi.com/2076-0760/14/8/465>i migranti sono dei sovra-indebitati, e che tale condizione di sovra-indebitamento si riscontra in ogni fase; prima di partire, durante il viaggio, e dopo l’arrivo a destinazione</a>. La meta obbligata del migrante &egrave; sempre un paese dotato di monetona, una valuta che consenta con il cambio di far aumentare il valore dei magri guadagni allorch&eacute; li si spedisce al paese di origine.]]></content>
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