Nel febbraio del 2022 il conflitto tra NATO e Russia tramite Ucraina ha bruscamente interrotto il grande esperimento di business emergenziale, ed anche di grandeur nazionale dell’Italietta: il green pass. Venduto alla politica e all’opinione pubblica come un avveniristico strumento di controllo sociale, il green pass consisteva in effetti in una regressione ai lasciapassare interni da Ancien Régime e alla cara vecchia tessera del Fascio. Il green pass era gestito dalla Sogei, una SpA posseduta interamente dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Circa un anno e mezzo fa
il direttore generale della Sogei è stato arrestato in flagranza di reato mentre percepiva una tangente di quindicimila euro da un imprenditore. Nelle perquisizioni dell’appartamento del direttore generale della Sogei sono stati trovati altri centomila euro in contanti. L’episodio è rimarchevole per la scarsa entità delle cifre in gioco e per il metodo trogloditico della bustarella con il quale la corruzione veniva esercitata; il che contribuisce ulteriormente a smantellare il mitico alone futuristico-distopico costruito attorno alla Sogei nel 2021.
La criminalità dei colletti bianchi non è un elemento degenerativo del sistema, ma la fisiologia e la ragion d’essere di un potere che riconosce di non avere senso di esistere senza l’abuso di potere. Il problema è che in Italia la criminalità dei colletti bianchi è rimasta al secolo scorso, al Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli e alla faida tra politica e procure, che infatti è alla base del prossimo referendum. Nel mondo avanzato la corruzione sperimenta invece nuove frontiere; negli USA è arrivata addirittura alla piena legalizzazione. Il sistema delle tangenti e della compravendita di appalti e di cariche pubbliche è stato ufficializzato grazie alla legalizzazione della pratica delle “donazioni”, protette in base all’artificio giuridico di equipararle alla libertà di parola. Sembra una citazione da Eduardo Scarpetta: il denaro è la voce dell’uomo.
Le ultime sentenze della Corte Suprema hanno inoltre esentato i “donors” da qualsiasi obbligo di trasparenza, per cui gli si riconosce il diritto all’assoluto anonimato. Garantendo l’anonimato ai donors non solo si facilita la corruzione, ma anche il riciclaggio: è sufficiente creare una fondazione non profit e trasferirvi tutto il denaro che si vuole al riparo delle tasse e senza dover dichiararne la provenienza.
Ma questo è ancora niente. Nel 1999 la CIA ha fondato una propria piattaforma di investimenti,
la In-Q-Tel, che è una società senza fini di lucro, quindi beneficia dell’immunità fiscale. Molti analisti hanno notato che la fondazione della IQT ha legalizzato e istituzionalizzato il conflitto di interessi e la porta girevole tra carriere nel pubblico e nel privato. Tramite IQT la CIA può investire denaro pubblico in aziende private di “innovazione tecnologica”, spesso create ad hoc, cioè le startup. Un altro strumento di IQT sono le SPAC (special purpose acquisition company), che sono veicoli finanziari con la funzione di rastrellare finanziamenti sui mercati azionari per associarsi con altre aziende. In quanto organismo di “intelligence”, la CIA dispone delle informazioni atte a manipolare il mercato azionario e quindi a
gonfiare il valore delle aziende fondate da IQT. Con il suo braccio operativo la CIA è persino in grado di creare gli eventi utili a orientare i mercati dei titoli. I funzionari CIA possono inoltre trasmigrare verso carriere private nelle aziende fondate tramite gli investimenti IQT e, grazie ai contatti con l’agenzia governativa di provenienza, anche ottenere appalti pubblici.
Il modello CIA-IQT, sebbene con colpevole ritardo, è stato imitato da altri servizi segreti; ovviamente dal Mossad, che ha fondato nel 2017 una propria
piattaforma di investimenti, dal nome suggestivo: Libertad.
Nel Regno Unito le agenzie di intelligence MI5 e MI6, insieme con il meno noto GCHQ, già disponevano da tempo di un loro fondo segreto per investire in aziende e nel mercato azionario, ma dallo scorso anno il fondo è stato ufficializzato in modo da poter godere pienamente di tutti i vantaggi che la legalità può offrire alla corruzione.