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CROSETTO CI INSEGNA COME DIFENDERE UN PAESE CHE NON È STATO ATTACCATO
Di comidad (del 12/03/2026 @ 00:05:41, in Commentario 2026, linkato 28 volte)
Si richiama spesso quell’aforisma, di incerta attribuzione, secondo cui la prima vittima della guerra è la verità. Il problema è che anche in quei rari casi in cui la verità riesce parzialmente a scamparla, la logica non se la passa liscia comunque. Si può essere pietosamente comprensivi finché si tratta dei soliti deliri del suprematismo bianco alias occidentalismo. Ad esempio: USA e Israele hanno scatenato i bombardamenti sull’Iran quando il tavolo delle trattative era ancora aperto e l’Oman, che mediava tra i delegati, si diceva ottimista sull’esito dei negoziati. L’attacco a negoziato in corso era già stato sperimentato nella guerra dei dodici giorni e per Israele la perfidia è sempre stata prassi consueta; i media occidentali l’hanno ogni volta presentata come componente essenziale del diritto di Israele a difendersi. I commentatori occidentali hanno perciò sottolineato l’arroganza dei dirigenti iraniani che osavano riunirsi in quei frangenti, e quindi meritavano di essere bombardati. Sono farneticazioni razziste, ma almeno sono un vaniloquio dall’inizio alla fine, per cui non c’è difetto di conseguenza.
Più preoccupante è quando si esce, si rientra e si esce di nuovo dalla realtà come se nulla fosse. Pochi giorni fa i media ci avevano raccontato che un drone iraniano aveva attaccato una base britannica a Cipro. Lo scorso 5 marzo la notizia veniva smentita dal ministro della Difesa britannico: il drone in questione non era affatto partito dall’Iran; inoltre non si riscontrava neppure alcuna conferma dell’ipotesi che il drone fosse partito dal Libano, perciò anche l’attribuzione del presunto attacco ad Hezbollah rimane del tutto aleatoria.
Dopo le prime approssimazioni informative, che parlavano genericamente di una base britannica a Cipro, anche la notizia veniva meglio contestualizzata: quella base militare britannica non è in territorio della repubblica cipriota, bensì in territorio britannico; cioè si tratterebbe di una ex (?) colonia, che però è ancora sotto la completa sovranità del Regno Unito, un residuo del vecchio impero britannico.
Siamo quindi di fronte ad un attacco di incerta provenienza, e che comunque non ha riguardato Cipro, ma solo il Regno Unito. Ma, visto che Cipro non è stata attaccata, cosa poteva fare il nostro governo? Ovviamente ha mandato la fregata “Martinengo” a difendere … Cipro. La decisione è stata presa in base ad una clausola di difesa UE assolutamente inapplicabile in questo caso, dato che il Regno Unito non fa più parte dell’Unione Europea. Nella loro frivola euforia bellicista, Crosetto e i suoi aedi mediatici hanno voluto fare le cose in grande, infatti non si sono limitati ad ammazzare la logica, ma hanno voluto persino fare strame del suo cadavere. L’obiettivo ufficiale della missione navale italiana sarebbe quello di “contenere l’escalation”. In realtà mandare delle navi a difendere uno Stato che non è stato attaccato, è già un’escalation immotivata; tanto più immotivata, perché lo Stato che risulta effettivamente attaccato (il Regno Unito), è capace benissimo di difendersi da solo. Sarebbe però inesatto dire che non si capisce che cosa sia andata a fare la fregata “Martinengo” a Cipro, perché due cose le sta sicuramente facendo: la prima è la vetrina per la nostra cantieristica militare; la seconda è rappresentare un bersaglio per altri attacchi false flag come quel drone inizialmente attribuito all’Iran. Se la nave venisse effettivamente colpita, ciò comporterebbe un’ulteriore escalation, e quindi anche la nostrana euforia bellicista crescerebbe a dismisura.

Nel 1940 il Duce si affacciò a Palazzo Venezia e, dopo la famosa premessa retorica sull’ora segnata dal destino che batteva nel cielo della patria, affermò esplicitamente che la dichiarazione di guerra era stata consegnata agli ambasciatori di Francia e Inghilterra. Oggi invece entriamo in guerra mentre il governo ci assicura che ne stiamo rimanendo fuori. L’ovvia considerazione è che questi sono i vantaggi della democrazia, che è appunto una tecnica di pubbliche relazioni basata sul nonsenso. Ma mentre la democrazia riguarda gli slogan, è il movimento di denaro a determinare i fatti compiuti. Crosetto può presentare la giustifica, poiché l’azienda di cui è lobbista, Leonardo SpA, ormai è italiana per modo di dire. Per respingere le accuse di Francesca Albanese, il CEO di Leonardo SpA, Roberto Cingolani, ha di fatto ammesso di non avere alcun controllo sulla DRS Technologies, l’azienda americana di elettronica degli armamenti di cui Leonardo SpA detiene la quota di maggioranza. La DRS a sua volta ha acquistato l’azienda israeliana Rada, che opera nello stesso settore. Cingolani riconosce tranquillamente che la sua effettiva influenza su queste aziende del gruppo Leonardo si limita alla “moral suasion”; il che, tradotto in italiano, vuol dire prendersi sberleffi ogni volta che cerchi di interloquire. Povero Cingolani: se questa era la fine che gli toccava, tanto valeva che facesse l’insegnante.
Fino all’arrivo del drone misterioso, la preoccupazione più grave per i ciprioti era il crescente numero di israeliani che vi si stanno insediando. Attualmente sono più di quindicimila, e questo esodo è favorito non soltanto dalla disponibilità di soldi dei nuovi residenti, ma anche da meccanismi di agevolazione finanziaria-immobiliare. Un fenomeno analogo di colonizzazione immobiliare israeliana riguarda oggi anche la Puglia; e chi conosce un po’ di storia è giustamente preoccupato, poiché si tratta degli stessi sistemi che adoperavano i sionisti in Palestina nei primi tre decenni del secolo scorso, prima di passare decisamente alla pulizia etnica. A causa della politica israeliana oggi Israele è uno dei posti più insicuri del mondo, perciò il fenomeno di ricollocazione del colonialismo sionista probabilmente crescerà nei prossimi anni. Ma ciò che dimostra l’attuale escalation che investe Cipro, è che da un lato il colonialismo sionista si espande in base a motivazioni (o pretesti) di sicurezza, ma dall’altro lato non fa altro che esportare insicurezza e destabilizzazione. Non ci sarebbe quindi da sorprendersi se da un momento all’altro arrivassero droni anche in Puglia.