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DAL BUCO NERO DEL 41BIS STAVOLTA EMERGE UNA GALASSIA DI AFFARI
Di comidad (del 26/03/2026 @ 00:05:19, in Commentario 2026, linkato 32 volte)
Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri, nel 2023 ha contribuito a divulgare dei verbali di conversazioni tra detenuti al regime dell’articolo 41bis. Secondo Delmastro quei verbali dimostrerebbero la connivenza tra un detenuto per terrorismo, l’anarchico Alfredo Cospito, e dei detenuti per mafia nel contrastare il 41bis. Ora, che dei detenuti condannati per motivi diversi abbiano in comune un’avversione al regime carcerario al quale sono tutti costretti, non è una di quelle scoperte decisive nella storia dell’umanità; anzi, pare più un’ovvietà. La vera scoperta per la gran parte della pubblica opinione è stata che il regime carcerario del 41bis prevede da un lato l’isolamento dei detenuti, dall’altro lato la possibilità di combinare i loro incontri durante le ore d’aria, tenendo anche sotto controllo le loro conversazioni. Un detenuto più isolato diventa per forza di cose più dipendente dai pochi incontri che gli vengono concessi con altri detenuti. Risulta quindi improprio definire il 41bis soltanto come carcere duro, poiché vi si riscontra anche una condizione di maggiore manipolabilità del detenuto; una manipolazione che per di più avviene in termini non trasparenti, poiché non è dato di sapere con quale criterio i detenuti vengano messi insieme nelle ore d’aria.
Per la divulgazione di quei verbali Delmastro ha subito una condanna in primo grado per violazione di segreti d’ufficio. In precedenza lo stesso Delmastro aveva dovuto affrontare l’indignazione di coloro che, pur approvando il regime del 41bis, ritengono politicamente scorretto esprimere eccessivo compiacimento per la sua durezza e per il disagio che può creare ai detenuti.
Purtroppo per Delmastro questi due spiacevoli episodi erano solo la premonizione del vero martirio che lo attendeva. Oggi a Delmastro si contesta la frequentazione e l’associazione in affari con una famiglia, i Caroccia, la quale, in base alle sentenze, sarebbe stata individuata come prestanome del boss di un clan di Afragola che ha trapiantato le sue attività dalla Campania a Roma.

Il boss in questione è Michele Senese. A completare il quadro e a conferire una sorta di circolarità alla vicenda, va rilevato che il Senese è detenuto in regime di 41bis. Un sottosegretario con delega alle carceri che si è particolarmente esposto per la difesa del regime del 41bis, si ritrova oggi a dover rendere conto di rapporti con dei prestanome di un detenuto al 41bis.
La cosa può apparire strana solo se si dimentica che molti dei detenuti al 41bis dispongono oggettivamente di un potere contrattuale; ciò in base ai beni ed ai patrimoni in loro possesso tramite affidatari o prestanome. L’entità di questi beni e di questi patrimoni è tale che esiste addirittura un’agenzia di diritto pubblico, vigilata dal ministero degli Interni, che è specializzata nella loro riconversione e nel loro riutilizzo. Tanto per chiarire che si tratta di vero business, occorre considerare il ruolo di aziende come Lega delle Cooperative nella gestione dei beni sequestrati.
In nome dell’ideologia emergenzialista si è giustificato per decenni un buco nero come il 41bis, quindi non ci si può stupire se dall’emergenza cronica emergono dei liquami. Ovviamente queste emersioni sono dovute a motivi strumentali e occasionali di faida affaristica e, di conseguenza, nulla assicura che si faccia realmente chiarezza. Altrettanto strumentale ed estemporanea appare la scelta di cacciare Delmastro dal governo e di farne un capro espiatorio della sconfitta referendaria; come se il ruolo di kamikaze del 41bis fosse l’effetto di una mera vocazione personale di Delmastro. Basterebbe un po’ di realismo per osservare che la mancanza di trasparenza del regime del 41bis, combinandosi con la disponibilità di beni occultati da parte di detenuti mafiosi, non poteva che condurre ad esiti del genere.
A proposito degli innumerevoli affari della famiglia Caroccia, l’agenzia ANSA ha riciclato il termine di “galassia”; un termine che tre anni or sono fu molto inflazionato per descrivere l’ambiente anarchico da cui Cospito proveniva e di cui, secondo i media, sarebbe stato ideologo e leader. Pochi giorni fa sono morti in circostanze misteriose due anarchici, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, che a detta dei media sarebbero stati in relazione con Cospito. Per definire i due anarchici morti come bombaroli ai media è bastato che gli investigatori dichiarassero che “non escludono” che i due stessero preparando un ordigno esplosivo. La storia dei bombaroli lascia quindi il tempo che trova. Come sia davvero andata, forse non lo sapremo mai. Isabelle Attard ricordava che nel periodo più buio della scelta da parte di alcuni anarchici della cosiddetta “propaganda del fatto”, i morti furono meno di duecento; e ciò è bastato per screditare l’anarchismo. I milioni di morti causati dalla democrazia non fanno invece che renderla sempre più amata; neppure il recente massacro delle bambine iraniane ne ha scalfito più di tanto il mito. In base alla narrativa mediatica, quasi tutti gli iraniani sono felici e gioiosi per le bombe che gli piovono addosso, perché gli portano la democrazia.