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"La privatizzazione è un saccheggio delle risorse pubbliche, ma deve essere fatta passare come un salvataggio dell’economia, e i rapinati devono essere messi nello stato d’animo dei profughi a cui è stato offerto il conforto di una zuppa calda. Spesso la psico-guerra induce nelle vittime persino il timore di difendersi, come se per essere degni di resistere al rapinatore fosse necessario poter vantare una sorta di perfezione morale."

Comidad (2009)
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Di comidad (del 12/03/2026 @ 00:05:41, in Commentario 2026, linkato 5123 volte)
Si richiama spesso quell’aforisma, di incerta attribuzione, secondo cui la prima vittima della guerra è la verità. Il problema è che anche in quei rari casi in cui la verità riesce parzialmente a scamparla, la logica non se la passa liscia comunque. Si può essere pietosamente comprensivi finché si tratta dei soliti deliri del suprematismo bianco alias occidentalismo. Ad esempio: USA e Israele hanno scatenato i bombardamenti sull’Iran quando il tavolo delle trattative era ancora aperto e l’Oman, che mediava tra i delegati, si diceva ottimista sull’esito dei negoziati. L’attacco a negoziato in corso era già stato sperimentato nella guerra dei dodici giorni e per Israele la perfidia è sempre stata prassi consueta; i media occidentali l’hanno ogni volta presentata come componente essenziale del diritto di Israele a difendersi. I commentatori occidentali hanno perciò sottolineato l’arroganza dei dirigenti iraniani che osavano riunirsi in quei frangenti, e quindi meritavano di essere bombardati. Sono farneticazioni razziste, ma almeno sono un vaniloquio dall’inizio alla fine, per cui non c’è difetto di conseguenza.
Più preoccupante è quando si esce, si rientra e si esce di nuovo dalla realtà come se nulla fosse. Pochi giorni fa i media ci avevano raccontato che un drone iraniano aveva attaccato una base britannica a Cipro. Lo scorso 5 marzo la notizia veniva smentita dal ministro della Difesa britannico: il drone in questione non era affatto partito dall’Iran; inoltre non si riscontrava neppure alcuna conferma dell’ipotesi che il drone fosse partito dal Libano, perciò anche l’attribuzione del presunto attacco ad Hezbollah rimane del tutto aleatoria.
Dopo le prime approssimazioni informative, che parlavano genericamente di una base britannica a Cipro, anche la notizia veniva meglio contestualizzata: quella base militare britannica non è in territorio della repubblica cipriota, bensì in territorio britannico; cioè si tratterebbe di una ex (?) colonia, che però è ancora sotto la completa sovranità del Regno Unito, un residuo del vecchio impero britannico.
Siamo quindi di fronte ad un attacco di incerta provenienza, e che comunque non ha riguardato Cipro, ma solo il Regno Unito. Ma, visto che Cipro non è stata attaccata, cosa poteva fare il nostro governo? Ovviamente ha mandato la fregata “Martinengo” a difendere … Cipro. La decisione è stata presa in base ad una clausola di difesa UE assolutamente inapplicabile in questo caso, dato che il Regno Unito non fa più parte dell’Unione Europea. Nella loro frivola euforia bellicista, Crosetto e i suoi aedi mediatici hanno voluto fare le cose in grande, infatti non si sono limitati ad ammazzare la logica, ma hanno voluto persino fare strame del suo cadavere. L’obiettivo ufficiale della missione navale italiana sarebbe quello di “contenere l’escalation”. In realtà mandare delle navi a difendere uno Stato che non è stato attaccato, è già un’escalation immotivata; tanto più immotivata, perché lo Stato che risulta effettivamente attaccato (il Regno Unito), è capace benissimo di difendersi da solo. Sarebbe però inesatto dire che non si capisce che cosa sia andata a fare la fregata “Martinengo” a Cipro, perché due cose le sta sicuramente facendo: la prima è la vetrina per la nostra cantieristica militare; la seconda è rappresentare un bersaglio per altri attacchi false flag come quel drone inizialmente attribuito all’Iran. Se la nave venisse effettivamente colpita, ciò comporterebbe un’ulteriore escalation, e quindi anche la nostrana euforia bellicista crescerebbe a dismisura.

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Di comidad (del 05/03/2026 @ 00:05:35, in Commentario 2026, linkato 5490 volte)
LA GUERRA SANTA TRA IL PARADISO ISLAMICO E IL PARADISO FISCALE Il buffo caso del ministro Guido Crosetto, bloccato a Dubai dai missili iraniani, rischia di essere sottovalutato proprio a causa della sua comicità. Ovviamente non ha alcun senso recriminare sul fatto che il governo italiano non fosse stato preavvertito dell’attacco all’Iran da parte del cosiddetto alleato USA o dal cosiddetto alleato israeliano, poiché questo era un dato scontato. Il punto è che erano di pubblico dominio sia l’eventualità di un imminente attacco, sia il coinvolgimento nel conflitto di tutti i paesi del Golfo che ospitano basi statunitensi, visto che l’Iran lo aveva più volte preannunciato. Era inoltre probabile che, rispetto allo scorso anno, il contrattacco iraniano partisse dopo pochi minuti, e non a molte ore dall’attacco israelo-americano, come invece era accaduto nel giugno scorso. Si deve quindi constatare che il nostro ministro della Difesa ha mancato a qualsiasi norma di prudenza e di buonsenso; tanto più incauto perché a Dubai ci aveva spedito anche la famiglia. Il ministro quindi non può pretendere che questa vicenda passi come una sua questione privata. Se Crosetto non ritiene di dare lui le dovute spiegazioni, starà agli altri cercarle. Crosetto è notoriamente un consulente del maggior appaltatore del ministero della Difesa, Leonardo SpA, che è presente in tutte le edizioni di quella grande vetrina delle armi che è l’Airshow che si svolge a Dubai. In base alle informazioni fornite dal sito della stessa azienda, sappiamo che dal novembre dello scorso anno Leonardo SpA sta allestendo un insediamento industriale negli Emirati Arabi Uniti, insieme con investitori locali. Nulla di strano perciò che il ministro della Difesa Crosetto fosse a Dubai in veste informale per fornire i suoi buoni uffici per la conclusione del mega-affare. Se bisognava poi fornire una copertura al carattere ufficioso e riservato della missione d’affari di Crosetto, non appare tanto strana neppure la presenza della sua famiglia, a conferire l’apparenza di una vacanza.
Chi pensasse che Crosetto stesse a Dubai a gestire il flusso dei soldi, sarebbe fuori strada. In realtà è il flusso di soldi a gestire Crosetto. Se si sta in quel giro, non ci si può tirare indietro. In tutta la vicenda di questa assurda guerra, l’unico elemento costante è il flusso dei soldi. Uno dei maggiori donatori alle campagne elettorali di Donald Trump è Miriam Adelson. Questa signora è un interessante ibrido mitologico, poiché combina le caratteristiche di “imprenditore del gioco d’azzardo” (cioè proprietaria di casinò) e di “filantropo”, in quanto gestisce un giro di donazioni per organizzazioni non profit di “beneficenza” a favore degli insediamenti di coloni israeliani in Cisgiordania. Pare che il missilino iraniano che sabato scorso ha beccato nove coloni israeliani, abbia bruscamente interrotto proprio una riunione di beneficenza; il che confermerebbe ciò che dice Trump sulla malvagità del regime iraniano. Ora, cosa hanno in comune il gioco d’azzardo e la beneficenza? Hanno in comune il fatto di essere strumenti privilegiati di riciclaggio di denaro, in quanto consentono entrambi di spostare grosse somme di denaro senza la pezza d’appoggio della fornitura di una merce o di un servizio a giustificare la transazione. Rispetto al gioco d’azzardo, la beneficenza ha più virtù, infatti si avvantaggia dell’immunità fiscale.

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Di comidad (del 26/02/2026 @ 00:05:20, in Commentario 2026, linkato 5540 volte)
Ha suscitato imbarazzo il fatto che all’ultima conferenza per la sicurezza di Monaco il segretario di Stato USA, Marco Rubio, abbia riciclato il concetto di colonialismo indicandolo come valore da recuperare. A parte le ovvie considerazioni sull’inconsistenza di Rubio (un personaggio degno di nota solo per essere cognato di un narcotrafficante), va anche detto che, al di là delle ipocrisie ufficiali, il colonialismo non è mai tramontato. Sono state in parte superate le forme dirette di colonialismo, però con la rilevantissima eccezione della colonia sionista in Medio Oriente. Il colonialismo di stampo ottocentesco è stato in gran parte superato non per eccesso di bontà da parte occidentale, come vorrebbe far credere Rubio, bensì a causa del costo eccessivo che comporta l’occupazione dei territori.
Lo stesso concetto di “Occidente” non è altro che un eufemismo che sta ad indicare il suprematismo e il colonialismo delle tribù bianche su quelle di colore. C’è una tendenza a “sinistra” a immaginarsi un occidentalismo scevro da implicazioni razziste e colonialiste, ma purtroppo non si può maneggiare il concetto di Occidente senza prendersi tutto il pacchetto. Si è avuto un ulteriore riscontro di questa concezione suprematista e tribale nel 2011, quando Rossana Rossanda ci informò che, non potendo essere considerato nostro amico, Gheddafi andava eliminato. Insomma, o con noi o contro di noi. Certo, la Rossanda si premurò di precisare che sarebbe stato preferibile eliminare Gheddafi senza un intervento militare, ma alla fine bisogna accontentarsi di quello che passa il convento. I mentecatti come Trump e Rubio dicono le scurrilità già dall’incipit del loro discorso, e quindi si fanno sgamare subito; mentre con gli intellettuali di “sinistra”, come Rossanda e Flores d’Arcais, occorre aspettare qualche frase, ma alla fine l’esito è sempre quello.
Il cosiddetto diritto internazionale e le istituzioni sovranazionali sono considerati un patrimonio della civiltà occidentale, e infatti si sta parlando di strumenti del colonialismo o dell’autocolonialismo. Giorgia Meloni è stata giustamente sbertucciata per aver riconfermato l’aurea regola per la quale la missione segreta di ogni sovranista è la propria sottomissione. Ma, per quanto sia ripugnante che la Meloni vada a strisciare ogni volta alla corte dell’inquilino di turno alla Casa Bianca, neanche si può seriamente invocare l’articolo 11 della Costituzione (secondo il quale ogni cessione di sovranità andrebbe fatta in condizioni paritarie con gli altri paesi), come argomento per sostenere che non si può partecipare al Board of Peace di Trump.

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Nel febbraio del 2022 il conflitto tra NATO e Russia tramite Ucraina ha bruscamente interrotto il grande esperimento di business emergenziale, ed anche di grandeur nazionale dell’Italietta: il green pass. Venduto alla politica e all’opinione pubblica come un avveniristico strumento di controllo sociale, il green pass consisteva in effetti in una regressione ai lasciapassare interni da Ancien Régime e alla cara vecchia tessera del Fascio. Il green pass era gestito dalla Sogei, una SpA posseduta interamente dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Circa un anno e mezzo fa il direttore generale della Sogei è stato arrestato in flagranza di reato mentre percepiva una tangente di quindicimila euro da un imprenditore. Nelle perquisizioni dell’appartamento del direttore generale della Sogei sono stati trovati altri centomila euro in contanti. L’episodio è rimarchevole per la scarsa entità delle cifre in gioco e per il metodo trogloditico della bustarella con il quale la corruzione veniva esercitata; il che contribuisce ulteriormente a smantellare il mitico alone futuristico-distopico costruito attorno alla Sogei nel 2021.
La criminalità dei colletti bianchi non è un elemento degenerativo del sistema, ma la fisiologia e la ragion d’essere di un potere che riconosce di non avere senso di esistere senza l’abuso di potere. Il problema è che in Italia la criminalità dei colletti bianchi è rimasta al secolo scorso, al Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli e alla faida tra politica e procure, che infatti è alla base del prossimo referendum. Nel mondo avanzato la corruzione sperimenta invece nuove frontiere; negli USA è arrivata addirittura alla piena legalizzazione. Il sistema delle tangenti e della compravendita di appalti e di cariche pubbliche è stato ufficializzato grazie alla legalizzazione della pratica delle “donazioni”, protette in base all’artificio giuridico di equipararle alla libertà di parola. Sembra una citazione da Eduardo Scarpetta: il denaro è la voce dell’uomo. Le ultime sentenze della Corte Suprema hanno inoltre esentato i “donors” da qualsiasi obbligo di trasparenza, per cui gli si riconosce il diritto all’assoluto anonimato. Garantendo l’anonimato ai donors non solo si facilita la corruzione, ma anche il riciclaggio: è sufficiente creare una fondazione non profit e trasferirvi tutto il denaro che si vuole al riparo delle tasse e senza dover dichiararne la provenienza.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


14/03/2026 @ 21:36:56
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