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La narrativa mainstream è all’insegna della miliardariolatria e della miliardariomachia; cioè oggi i miliardari sarebbero i nuovi leader che hanno trionfato nella selezione darwiniana, coloro in grado di rappresentare le grandi concezioni politiche, e sarebbe appunto l’epica lotta tra i miliardari a determinare l’affermazione o l’arretramento di quelle concezioni politiche. In questa narrazione mitologica Trump e Soros rappresenterebbero rispettivamente il nazionalismo e il globalismo, e quindi i due miliardari sarebbero agli antipodi e reciprocamente ostili. A supporto di questa pretesa contrapposizione si rileva ogni tanto qualche volata di stracci, come la questione delle centinaia di milioni di dollari che il dipartimento di Stato, tramite la sua agenzia USAID, ha versato alla Open Society Foundation di Soros. Niente di strano, dato che, ad onta delle panzane darwiniste, quasi tutti i capitalisti privati operano con denaro pubblico; si chiama assistenzialismo per ricchi. Sta di fatto che queste presunte denunce da parte trumpiana sono di più di un anno fa, e non hanno comportato conseguenze reali. Tra l’altro oggi risulta chiusa l’USAID, ma le sue operazioni sono passate direttamente al dipartimento di Stato.
Molto più decisivo è invece il fatto che Trump abbia nominato come segretario al dipartimento del Tesoro un ex collaboratore di George Soros. Si tratta ovviamente di un altro miliardario, Scott Bessent, che risulta anche tra i principali “donors” di Trump; cioè Bessent ha finanziato Trump sia in modo diretto, sia raccogliendo fondi a suo favore. Da un punto di vista tecnico, il fatto che Bessent abbia ricevuto la più importante carica dell’amministrazione Trump in cambio della sua attività di donatore, configura una vera e propria compravendita di cariche pubbliche. D’altra parte negli USA la corruzione è pienamente legalizzata, perciò tali compravendite sono di pubblico dominio e non implicano alcuna conseguenza penale. Bessent ha quindi potuto comprare le chiavi della cassa del governo federale e nessuno è in grado di obiettare nulla; del resto non c’è da stupirsi del fatto che Bessent, come ogni capitalista privato, voglia mettere le mani sulla vera gallina dalle uova d’oro, cioè i soldi del contribuente.
Nei giorni scorsi Scott Bessent, in un’audizione al senato, ha rivendicato a proprio merito il crollo della moneta iraniana, il rial, che ha perso in pochi giorni oltre il 30% nei confronti del dollaro. Come è noto, la caduta del rial ha determinato proteste tra i commercianti iraniani. I media nostrani hanno poi presentato l’evoluzione delle proteste in rivolta aperta come un dato del tutto spontaneo, sebbene il Mossad abbia pubblicamente rivendicato di essere sul campo in Iran a fianco dei rivoltosi, e inoltre risultasse che alcune decine di migliaia di terminali della rete Starlink (di cui Elon Musk è il prestanome) fossero a disposizione degli stessi rivoltosi per coordinarsi. Si è trattato quindi di un’azione concertata di “regime change”, per la quale si è creata una situazione di caos economico e finanziario in modo da effettuare un colpo di Stato. Da notare che anche la narrazione mediatica di parte sionista, pur tra varie contorsioni dialettiche, non ha negato certe evidenze. ... Continua a leggere...
Una galassia è un insieme di stelle, sistemi, ammassi e associazioni stellari, gas e polveri (che formano il mezzo interstellare), legati dalla forza di gravità...
tra tutte le sue componenti le "stellette" sono le più attive.
Se le immagini circolate la scorsa settimana del poliziotto picchiato da manifestanti fossero provenute da Teheran invece che da Torino, se ne sarebbe data una interpretazione opposta. Infatti lo stesso governo e lo stesso capo dello Stato che qualche settimana fa plaudivano agli insorti iraniani che ammazzavano trecento poliziotti, oggi si indignano per il poliziotto italiano che riceve qualche pugno e qualche calcio da parte di manifestanti nostrani. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale è certamente facilissimo manipolare le immagini di un video in modo da creare una inestricabile commistione tra vero e falso che sia funzionale al vittimismo poliziesco. Purtroppo le manipolazioni più insidiose non sono quelle della moderna tecnologia, bensì quelle intrinseche agli schemi di potere, per cui non è tanto importante ciò che si vede, bensì il modo in cui viene narrato.
La Meloni è andata a far visita al poliziotto in fin di vita e, rinnovando il miracolo di Lazzaro, lo ha fatto risorgere più in forma di prima. Eppure non sono passati neanche cinque anni dai tempi in cui la Meloni, dai banchi dell’opposizione, accusava il governo Draghi di “strategia della tensione” allo scopo di criminalizzare le manifestazioni contro il green pass. Toccava al ministro degli Interni dell’epoca, Lamorgese, respingere le accuse rivolte agli agenti della DIGOS di aver agevolato, e persino diretto, i manifestanti di Forza Nuova nell’assalto alla sede della CGIL. D’altra parte le due ultime lettere dell’acronimo DIGOS indicano appunto le “operazioni speciali”, per cui non ci sarebbe neppure tanto da stupirsi se tra quei compiti istituzionali “speciali” fossero comprese la provocazione e la mistificazione.
In quell’ottobre del 2021 era Andrea Delmastro ad accusare la Lamorgese di raccontare frottole, come quando la ministra aveva spiegato che gli agenti di polizia in incognito all’assalto di una camionetta della polizia stavano in realtà verificando il “movimento ondulatorio” del veicolo. Delmastro non se la prendeva con gli agenti DIGOS coinvolti in quelle torbide vicende, e pretendeva invece di sapere da chi avessero preso ordini. ... Continua a leggere...
La giornalista americana Jill Abramson, ex direttrice del “New York Times”, ha definito il Forum di Davos un “circolo di segaioli”; e infatti all’appuntamento annuale di Davos ormai non può mancare Javier Milei, resosi famoso appunto per le sue gesta di motosegaiolo nella campagna elettorale presidenziale. Una settimana fa il presidente argentino Milei ha pronunciato un altro discorso a Davos, citando l’economista di “scuola austriaca” Israel Kirzner, secondo il quale i socialisti non contestano al capitalismo di essere più efficiente in termini di produttività, bensì lo accusano solo di non essere giusto. C’è un sistema infallibile per prevalere in qualsiasi discussione, ed è quello di attribuire agli altri cose che non hanno mai detto. Tutto il castello di elucubrazioni messo in campo dai ghost writer di Milei si basa infatti su questa affermazione palesemente falsa. Non è affatto vero che la critica del capitalismo (o sedicente tale) si sia limitata all’aspetto etico; semmai il disastro etico del cosiddetto capitalismo viene evidenziato proprio dal carattere mistificatorio della sua narrativa efficientista. Uno degli innumerevoli esempi di fallimento in termini di efficienza del cosiddetto capitalismo, è lo stesso Milei, dato che, dopo due anni di trionfalismo “liberista”, è stato salvato da un prestito americano; in altri termini, Milei ha contratto un altro debito, che gli consente per qualche tempo di ripagare gli interessi sui debiti che ha col Fondo Monetario Internazionale.
Un’altra affermazione del tutto arbitraria di Milei è quella di presentare il Venezuela come prova del fallimento del socialismo. Se il Venezuela fosse davvero così disastrato come dice Milei, non ci sarebbe stato modo di derubarlo. I fatti dicono che è il Venezuela ad essere bersaglio della pirateria. I sequestri arbitrari delle petroliere da parte statunitense non sono l’unico esempio; infatti un altro atto di pirateria è stato commesso dalla Banca d’Inghilterra che ha sequestrato l’oro venezuelano col pretesto di un contenzioso tra il governo Maduro ed un presunto governo Guaidò; sennonché Guaidò ha rinunciato a qualsiasi ruolo politico, eppure l’oro venezuelano non è stato restituito. Fa quindi ridere che Milei dichiari che il cosiddetto capitalismo sia fondato sulla proprietà privata; in realtà è fondato anche (o soprattutto) sulla pirateria. Lo stesso sequestro di Maduro è stato commesso dagli USA in funzione dell’estorsione delle risorse venezuelane. Col pretesto dei diritti umani gli USA hanno sequestrato nove miliardi di dollari dell’Afghanistan, quindi non c’è paese così povero da non essere derubato. Il problema è che il termine “capitalismo” indica un mero principio giuridico riguardo all’assetto proprietario di un’impresa, che però non spiega nulla sul funzionamento reale del sistema; per quanto riguarda il “liberismo”, è una categoria mitologica, un libro di fiabe autocelebrative che fa da alone fumogeno e da alibi per comportamenti molto più prosaici, come l’assistenzialismo per ricchi e la pirateria. ... Continua a leggere...
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