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"L'abolizione dello Stato e del diritto giuridico avrà necessariamente per effetto l'abolizione della proprietà privata e della famiglia giuridica fondata su questa proprietà."

Programma della Federazione Slava, 1872
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Di comidad (del 23/07/2026 @ 00:05:30, in Commentario 2026, linkato 24 volte)
Carlo Cottarelli ha lanciato l’idea di una norma anti-populismo, cioè ha proposto di vincolare i programmi elettorali alla contestuale presentazione di un prospetto dei costi di ciascuna promessa fatta agli elettori. Il primo bersaglio di Cottarelli è stata la proposta di remigrazione forzata avanzata dal troll che oggi va per la maggiore, il generale Roberto Vannacci, il quale ha cercato di cavarsela con una risposta davvero infelice: “Non sono un ragioniere”. La risposta è incompatibile con i trascorsi professionali di Vannacci, in quanto ogni ufficiale delle forze armate dovrebbe essere un po’ geometra e un po’ ragioniere, cioè saper calcolare sia lo spazio in cui si muove, sia i costi in termini di mezzi e di uomini di ogni propria scelta. Ciò ovviamente vale in una visione idealizzata delle forze armate, nelle quali si dovrebbe fare carriera in base alle competenze. Neanche gli spin doctor di Vannacci hanno dimostrato grandi capacità, dato che in questo caso la controbiezione era ovvia; cioè perché un tale vincolo debba valere soltanto per i programmi elettorali e non anche per i programmi extra elettorali, come quelli imposti dalla Commissione Europea. In altre parole, le norme anti-demagogiche dovrebbero applicarsi non solo al populismo, ma soprattutto ai programmi che vanno a vantaggio di imprese, banche e fondi di investimento.
Il programma di riarmo europeo presentato nello scorso anno dalla Commissione Europea è appunto una operazione di assistenzialismo per ricchi, non soltanto fatta a debito, ma soprattutto senza precisare l’onere dei costi sugli interessi da pagare sul debito. In base a quanto riferito da una fonte di establishment, il Fondo Monetario Internazionale, gli investimenti in armi si basano su un rapporto a due tra il governo committente e il produttore di armi, quindi determinano un aumento del PIL soltanto se spesi all’interno del paese; e, anche in questo caso, l’aumento del PIL sarebbe strettamente corrispondente alla spesa, cioè non è previsto alcun moltiplicatore economico che possa coinvolgere la domanda ed altri operatori sul mercato. Investire in armi non comporta sviluppo e neppure un generalizzato aumento del reddito, quindi non c’è da attendersi del gettito fiscale in più. Indebitarsi per comprare armi significa perciò doversi poi indebitare ancora per pagare gli interessi sui debiti precedenti. A questo si aggiunge il costo a breve ed a lungo termine delle guerre. Ciò vale anche per le guerre delegate, dato che l’Ucraina distrutta vive sulla spesa pubblica dei paesi UE; poi sul torbido giro di soldi tra UE e Ucraina non potrà indagare nessuno, come dimostrato dal caso von der Leyen-Pfizer. A reggere il giro di soldi sarebbe comunque la spremitura del contribuente; ovviamente del contribuente povero o del ceto medio, visto che alle multinazionali si concede di eludere le tasse.

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Di comidad (del 16/07/2026 @ 00:05:14, in Commentario 2026, linkato 5386 volte)
Le biografie sul senatore Lindsey Graham diffuse dopo la sua morte, concordano nel presentarlo come un oppositore di Trump successivamente diventato suo alleato, collaboratore o, addirittura, tutore. Se si analizza questa vicenda in termini oggettivi, senza fare processi alle intenzioni, si nota uno schema. Un senatore è noto come guerrafondaio e come esponente della lobby delle armi e, per questo motivo, diventa impopolare ed ineleggibile al di fuori dei distretti in cui si è potuto creare una clientela piazzando fabbriche di armi. Di conseguenza, chi riceve l’ostilità di un personaggio del genere ottiene immediatamente credito presso l’opinione pubblica esasperata dal pagare tasse allo scopo di finanziare appalti alle multinazionali delle armi; una esasperazione accentuata dal fatto che ormai la nozione di “contribuente” si identifica con i ceti subalterni, dato che ai ricchi e alle multinazionali si concedono varie forme di immunità fiscale. Un Trump appoggiato da Lindsey Graham non sarebbe mai stato un candidato vendibile; ma, una volta che Trump è stato eletto, Graham lo ha potuto gestire e indirizzare.
Gestirlo come? Anche qui non c’è da fare psicologismi, bensì guardare allo schema, che è quello del mettere davanti al fatto compiuto. Graham non si limitava a dettare la politica estera, ma la faceva direttamente lui, e senza alcun titolo o alcun mandato; poiché, in quanto lobbista  delle armi (in particolare della Boeing) aveva un suo specifico potere contrattuale quando si recava all’estero. La sua posizione di lobbista era rafforzata dal conflitto di interessi con la sua carica di presidente della sottocommissione senatoriale al bilancio, cioè dove si decidono gli stanziamenti per appaltare la costruzione di armi. A proposito dell’attivismo di Graham, sono stati ricordati i suoi dieci viaggi a Kiev; l’ultimo viaggio due giorni prima di morire, per visitare una fabbrica di droni. Il fatto che la fabbrica sia stata colpita da missili russi ed alcune incongruenze negli orari dichiarati a proposito del ritorno di Graham a Washington, hanno alimentato l’ipotesi che Graham sia stato ucciso in quell’attacco missilistico.
Il mentore di Graham, il senatore John McCain, esercitava lo stesso attivismo fuori dai confini statunitensi; infatti era a Kiev nel 2014 nei giorni precedenti il colpo di Stato, e dal palco istigava la folla a pretendere l’ingresso nell’Unione Europea. Non sappiamo se l’Unione Europea abbia partecipato alla pianificazione del colpo di Stato di Maidan; il dato di fatto è che McCain, senza averne alcun titolo, ha coinvolto la UE. Del resto McCain, in quanto semplice senatore, non aveva alcuna legittimità neppure per fare la politica estera degli USA; però l’ha fatta. Non sappiamo se il presidente in carica nel 2014, Barack Obama, fosse d’accordo o meno con McCain; ma la linea politica era quella di McCain.

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Ha suscitato molti sarcasmi la dichiarazione di Gianni Alemanno sull’empatia da lui trovata in carcere da parte dei detenuti, anche loro in maggioranza di destra. Alemanno è stato discepolo, e persino genero, di Pino Rauti; ed ora, in conflitto con la ex moglie, ne rivendica l’eredità spirituale; che è quella di una destra “sociale” e “umanitaria”. Rauti, in polemica con Almirante, si dichiarò contrario alla reintroduzione della pena di morte. In effetti nella destra non c’è conflitto tra guardie e ladri: la maggioranza dei detenuti è di destra, ma lo è anche la maggioranza dei poliziotti e dei carabinieri; ed anche dei magistrati. Al di là delle fiabe sulle “toghe rosse”, la mitica “Magistratura Democratica” (ammesso che sia di “sinistra”) rappresenta in percentuale appena il 10% dei magistrati; e a condurre la campagna contro la riforma della magistratura voluta dal governo di destra, è stato un magistrato come Nicola Gratteri, che è in continua polemica proprio nei confronti di Magistratura Democratica.
Niente di strano: essere di destra consente di fare tutte le parti in commedia, di stare con l’establishment e, contemporaneamente, di cavalcare l’anti-establishment. Aldo Giannuli ha spesso enfatizzato il fatto che la destra internazionale aveva trovato un idolo in Putin; ma nel conflitto in Ucraina si può trovare la destra in entrambi gli schieramenti: in Italia CasaPound è con Kiev e con i nazisti dell’Azov, mentre Forza Nuova si barcamena e cerca di non smentire del tutto i suoi trascorsi celebrativi nei confronti del regime russo, presentato come esempio di “uomofortismo” e di tradizionalismo. Nella destra ci sono variabilità e volatilità dei temi e dei ruoli; l’unica invarianza è il culto della disuguaglianza, cioè la tendenza a interpretare le gerarchie sociali come gerarchie antropologiche. Si tratta di ideologie che funzionano a scatola cinese; per cui, strato dopo strato, si scopre che il nocciolo duro non è il “primato nazionale” strombazzato da CasaPound, bensì l’occidentalismo, cioè il sacro primato razziale delle sedicenti élite dell’Europa occidentale. L’occidentalismo ha soprattutto una funzione di gerarchizzazione interna, discriminando tra bianchi di serie A e bianchi di serie B, tra ceti dominanti e ceti subalterni. La guerra in Ucraina tra NATO e Russia ha agito da richiamo della foresta nei confronti delle destre pseudo-nazionaliste, dimostrando che la loro russofilia era un ripiego trasformistico. In questo senso non si può parlare di dicotomia tra liberaldemocrazia e nazifascismo, che sono entrambi involucri dello stesso imballaggio ideologico, della stessa scatola cinese del suprematismo occidentale.

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Di comidad (del 02/07/2026 @ 00:05:46, in Commentario 2026, linkato 5712 volte)
Ormai nel Regno Unito i primi ministri nascono e muoiono come mosche, anche se risultano decisamente più molesti. L’ultimo rappresentante della specie, Keir Starmer, sta cercando di stiracchiare le procedure di addio, in modo da prolungare l’agonia di quel tanto che servirebbe a far slittare la successione a dopo l’estate. Anche il prossimo candidato “laburista” è infatti un clone di Tony Blair, perciò tutti sanno che l’avvicendamento a Downing Street non comporterà alcun cambiamento nella politica britannica. Sembra quindi che l’establishment britannico stia cercando di garantire la continuità di una linea politica impopolare gettando ciclicamente in pasto alla pubblica opinione dei personaggi di facciata. Dopo aver spremuto i conservatori e i “laburisti”, arriverà il turno anche di qualche “sovranista” come Nigel Farage per il ruolo di uomo di paglia. In linea con i suoi predecessori, Starmers ha promesso a Zelensky alcuni miliardi di sterline in prestito; e in più lo stesso Starmer ha dichiarato che il Regno Unito parteciperà al mega-prestito promesso all’Ucraina dalla von der Leyen. ll peso finanziario del sostegno all’Ucraina sta mettendo in difficoltà il bilancio, e il governo “laburista” è costretto a tappare le falle ricorrendo ai tagli sulla spesa sociale. Secondo alcuni analisti, l’establishment britannico starebbe cercando di preservare questa politica militarista e antisociale adottando una tattica ispirata ad una razionalità subdola e contorta, ma comunque si tratterebbe di una linea razionale.
Sennonché è proprio la linea politica che sopravvivrà a Starmer, a risultare irrealistica. Se si dà retta ai dati forniti dal governo Starmer, la condizione delle forze armate britanniche è crollata ai minimi storici; e non che prima fosse granché. La debacle delle forze armate e la mancanza di risorse finanziarie e produttive per porvi rimedio, ha portato alle dimissioni del ministro della Difesa, ed è stata una delle cause che hanno accelerato la fine del governo Starmer. Di razionale qui non c’è nulla; i primi ministri vengono avvicendati e bruciati in nome di un militarismo del tutto velleitario, che si riproduce non per strategia, ma per meccanica inerziale; perché non si è capaci di concepire e fare altro. Nel meccanismo automatico rientra la storica ludopatia dei servizi segreti britannici, pronti a scommettere e rilanciare in provocazioni sempre più azzardate.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


23/07/2026 @ 05:09:45
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