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"Ridurre l'anarchismo alla nozione di "autogoverno", significa depotenziarlo come critica sociale e come alternativa sociale, che consistono nella demistificazione della funzione di governo, individuata come fattore di disordine."

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Di comidad (del 29/09/2022 @ 00:08:40, in Commentario 2022, linkato 5537 volte)
A differenza di molti Paesi cosiddetti ”in via di sviluppo”, l’Italia non è assolutamente indebitata con il Fondo Monetario Internazionale. Semmai è il FMI a dipendere finanziariamente dall’Italia per circa il 3% delle quote di partecipazione, che sino a qualche tempo fa corrispondevano ad una quindicina di miliardi e che, con gli ultimi versamenti, sono diventati una ventina.
La barzelletta corrente denomina queste quote versate al FMI come “diritti speciali di prelievo” (DSP), poiché i “detentori” delle quote stesse avrebbero la facoltà di richiederle e riutilizzarle in proprio. Colei che oggi viene presentata come la Presidente del Consiglio in pectore (Mattarella permettendo), tra il 2020 e il 2021 propose che l’Italia ricorresse a quei DSP. Le rispose Carlo Cottarelli, ex dirigente del FMI per le politiche fiscali: l’Italia quei soldi se li può scordare, poiché ormai il FMI se li è presi e se li usa per ricattare i Paesi poveri. Nel dibattito televisivo con la Meloni, Enrico Letta ha rinfacciato quell’episodio alla sua rivale. La Meloni saprà però certamente redimersi da quell’ingenuo errore di gioventù ed allinearsi non solo ai voleri della NATO (cosa che il suo partito ha sempre fatto) ma anche del FMI. La Meloni è così pompata dai media perché è una Pierina che dal banco battibecca coi professori facendosi forte della protezione del preside, e che sa imparare alla svelta quali siano i deretani da prendere a calci e quali vadano invece lustrati a dovere. Una volta la carriera di Giorgia non sarebbe andata oltre il grado di rappresentante di classe o d'istituto, ma oggi è la democrazia scolastica a fare da paradigma alla democrazia parlamentare.
A proposito di deretani che contano, ci sono una serie di indizi che dovrebbero mettere sull’avviso per quanto riguarda l’effettivo ruolo delle organizzazioni sovranazionali nei confronti di Paesi come l’Italia. Gli ultimi due presidenti della maggiore banca italiana, Unicredit, non sono soltanto due ex ministri dell’Economia e Finanze, ma entrambi provengono dalla carriera interna al FMI. Fabrizio Saccomanni buonanima, ministro nel governo Letta, era distaccato al FMI per conto della Banca d’Italia. Il suo successore alla presidenza di Unicredit, Pier Carlo Padoan, era stato suo successore anche al Ministero dell’economia, nei governi Renzi e Gentiloni. Padoan proveniva a sua volta dal FMI, dove aveva svolto la funzione di direttore esecutivo per l’Italia; successivamente lo stesso Padoan ha svolto l’incarico di vicesegretario e di capo-economista presso un’altra organizzazione sovranazionale, l’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo. Se si considera che anche Mario Draghi ha ricoperto un ruolo dirigenziale nella Banca Mondiale, la sorella minore del FMI, si può notare che nel curriculum di porte girevoli degli oligarchi della finanza non manchi quasi mai l’appartenenza nella prima fase della carriera ad uno di questi organismi sovranazionali.

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Di comidad (del 29/09/2022 @ 00:08:40, in Commentario 2022, linkato 238 volte)
A differenza di molti Paesi cosiddetti ”in via di sviluppo”, l’Italia non è assolutamente indebitata con il Fondo Monetario Internazionale. Semmai è il FMI a dipendere finanziariamente dall’Italia per circa il 3% delle quote di partecipazione, che sino a qualche tempo fa corrispondevano ad una quindicina di miliardi e che, con gli ultimi versamenti, sono diventati una ventina.
La barzelletta corrente denomina queste quote versate al FMI come “diritti speciali di prelievo” (DSP), poiché i “detentori” delle quote stesse avrebbero la facoltà di richiederle e riutilizzarle in proprio. Colei che oggi viene presentata come la Presidente del Consiglio in pectore (Mattarella permettendo), tra il 2020 e il 2021 propose che l’Italia ricorresse a quei DSP. Le rispose Carlo Cottarelli, ex dirigente del FMI per le politiche fiscali: l’Italia quei soldi se li può scordare, poiché ormai il FMI se li è presi e se li usa per ricattare i Paesi poveri. Nel dibattito televisivo con la Meloni, Enrico Letta ha rinfacciato quell’episodio alla sua rivale. La Meloni saprà però certamente redimersi da quell’ingenuo errore di gioventù ed allinearsi non solo ai voleri della NATO (cosa che il suo partito ha sempre fatto) ma anche del FMI. La Meloni è così pompata dai media perché è una Pierina che dal banco battibecca coi professori facendosi forte della protezione del preside, e che sa imparare alla svelta quali siano i deretani da prendere a calci e quali vadano invece lustrati a dovere. Una volta la carriera di Giorgia non sarebbe andata oltre il grado di rappresentante di classe o d'istituto, ma oggi è la democrazia scolastica a fare da paradigma alla democrazia parlamentare.
A proposito di deretani che contano, ci sono una serie di indizi che dovrebbero mettere sull’avviso per quanto riguarda l’effettivo ruolo delle organizzazioni sovranazionali nei confronti di Paesi come l’Italia. Gli ultimi due presidenti della maggiore banca italiana, Unicredit, non sono soltanto due ex ministri dell’Economia e Finanze, ma entrambi provengono dalla carriera interna al FMI. Fabrizio Saccomanni buonanima, ministro nel governo Letta, era distaccato al FMI per conto della Banca d’Italia. Il suo successore alla presidenza di Unicredit, Pier Carlo Padoan, era stato suo successore anche al Ministero dell’economia, nei governi Renzi e Gentiloni. Padoan proveniva a sua volta dal FMI, dove aveva svolto la funzione di direttore esecutivo per l’Italia; successivamente lo stesso Padoan ha svolto l’incarico di vicesegretario e di capo-economista presso un’altra organizzazione sovranazionale, l’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo. Se si considera che anche Mario Draghi ha ricoperto un ruolo dirigenziale nella Banca Mondiale, la sorella minore del FMI, si può notare che nel curriculum di porte girevoli degli oligarchi della finanza non manchi quasi mai l’appartenenza nella prima fase della carriera ad uno di questi organismi sovranazionali.

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Di comidad (del 22/09/2022 @ 00:24:34, in Commentario 2022, linkato 6100 volte)
Non ci voleva un analista particolarmente acuto per collegare il voto di condanna del parlamento europeo nei confronti del primo ministro ungherese Viktor Orban, alla firma dei contratti del 31 agosto scorso per la fornitura di gas da parte della multinazionale russa Gazprom. Il parlamento europeo ha ufficialmente condannato l’Ungheria per essere uscita dallo Stato di Diritto, ma è evidente che l’oggetto vero del contendere sta nel fatto che Orban non abbia neppure finto di partecipare alla pantomima delle sanzioni contro la Russia. Non si è potuto fare a meno di notare che la Polonia era stata sottoposta ad una procedura analoga, per essere poi risparmiata grazie al suo oltranzismo anti-russo.
Orban è un personaggio complesso, un ex dipendente di George Soros che ha imparato a lavorare in proprio, barcamenandosi e facendo spesso il lavoro sporco ed il parafulmine per coprire gli interessi di altri potentati europei. L’Ungheria di Orban è infatti tornata utile nelle scorse settimane per bloccare ogni prospettiva di un tetto al prezzo del gas, da realizzare con eventuali sospensioni delle contrattazioni nella Borsa di Amsterdam, nella quale le transazioni reali della merce gas risultano piuttosto limitate, mentre la vera speculazione si indirizza verso i titoli finanziari derivati. Orban ha bloccato la de-finanziarizzazione del mercato del gas facendo finta di intendere che il blocco del prezzo fosse riservato al solo gas russo, e quindi si trattasse di una sanzione aggiuntiva.
Nei giorni scorsi la presidentessa della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, non si è fatta scrupolo di rilanciare lo stesso equivoco facendo credere che il “price cap” riguardi esclusivamente le forniture russe. La proposta sarebbe anche un nonsenso nel momento in cui si afferma che del gas russo si intende fare a meno.
L’aspetto un po’ grottesco della vicenda sta però nel fatto che il parlamento europeo abbia condannato l’Ungheria per aver violato le norme dello Stato di Diritto, e di essere diventata una sorta di “autocrazia elettorale”. Il famoso bue che diceva cornuto all’asino a questo punto sembra un dilettante, dato che l’Unione Europea ha al suo vertice una certa signora Von Der Leyen. Come qualcuno ricorderà, all’inizio di quest’anno la Von Der Leyen era pervenuta agli onori delle cronache per aver cancellato i messaggi da lei scambiati con i dirigenti della multinazionale farmaceutica Pfizer; ciò dopo aver anche segretato i contratti con la stessa multinazionale per la fornitura dei vaccini. Il problema è che la Von Der Leyen è recidiva in tali comportamenti.

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Di comidad (del 15/09/2022 @ 00:02:44, in Commentario 2022, linkato 6132 volte)
L’emergenzialismo è come l’invasione degli ultracorpi. Magari riesci a sfuggire la prima volta, la seconda, e persino la ventisettesima, ma alla fine arriva sempre il baccellone che ti frega. Anche molti di quelli che non si erano fatti incantare dallo spread e dal Covid, si sono lasciati ipnotizzare dall’emergenza gas.
Tutti in casa hanno la prova materiale, documentale, che la guerra in Ucraina non c’entra niente con l’aumento delle bollette. La prima stangata è infatti piombata sulle teste e sulle tasche degli utenti nel mese di gennaio, ed era stata ampiamente annunciata già nel mese di dicembre, mentre la guerra è cominciata a fine febbraio. Dato che si trattava di bollette da svenimento (e non per modo di dire), la memoria dovrebbe essere ancora vivida, ma la suggestione mediatica ha annebbiato le menti e i ricordi, per cui la questione dell’aumento dei prezzi del gas è diventata una diatriba sulle sanzioni e controsanzioni sul gas russo.
Persino la proposta di sganciare le quotazioni del gas dalla trappola del TTF di Amsterdam era precedente alla guerra; come pure erano già iniziati i problemi di fornitura di gas dalla Russia; ed era ovvio, dato che i vecchi gasdotti manifestavano la loro obsolescenza, mentre il nuovo gasdotto North Stream 2 era bloccato sine die. Se Putin avesse avuto il buongusto di iniziare la guerra con tre mesi di anticipo (come del resto era plausibile, dato che proprio un anno fa la NATO aveva sbarrato la strada ad ogni accordo), nessuno si sarebbe accorto di niente.
Per le stesse suggestioni mediatiche, la proposta di porre un tetto al prezzo del gas si è trasformata in tutt’altro, cioè porre un tetto al prezzo del gas russo, come se si trattasse di una sanzione aggiuntiva. Capita spesso che uno dica una cosa e che l’interlocutore finga di capirne un’altra, ed è anche vero che il governo italiano porta avanti la proposta senza convinzione, ma solo come contentino/ansiolitico per le associazioni degli industriali. In questa circostanza però c’era poco da fraintendere, dato che la stessa Commissione Europea, anche se solo in un documento preliminare, cominciava ad ammettere che era stato un errore vincolare la fissazione del prezzo del gas ad un mercato dal volume ridotto di scambi come è la Borsa di Amsterdam, nella quale anche limitati movimenti di capitale sono in grado di creare gravi turbative. Bisogna dare atto ai consulenti che hanno stilato quel documento, targato Commissione Europea, di aver cercato di dire qualcosa di vero, pur “lubrificandone” la confezione e rendendola compatibile con la grancassa mediatica, tramite la pezza d’appoggio della magica formula del “colpa di Putin”. Insomma, si è cercato di raccontarla così: vincolarsi al prezzo stabilito ad Amsterdam non sarebbe stata in sé una cattiva idea, ma purtroppo le ristrette dimensioni degli scambi che si svolgono in quella Borsa danno modo a quei cattivoni di Gazprom di speculare. Si è cercato di metterla sul piano del “siamo stati troppo ingenui e fiduciosi”. Tutto inutile, dato che di svincolarsi dal cappio di Amsterdam, ancora una volta non se ne parla. Anzi, la cosa sta cominciando a strutturarsi in tabù, per cui, dopo quelli dell’Ascienza, occorre accettare anche i responsi di un inesistente Libero Mercato. Cosa ci sia di libero nell’obbligare a sottoporsi ai diktat di una bisca online come il TTF, ovviamente non lo spiegano, perché il popolino deve campare di slogan. Si sta creando lo stesso clima della psicopandemia, quando sembrava che la polmonite facesse visita per la prima volta al genere umano, ed anche solo pensare di derogare dal protocollo sanitario prendendosi un’aspirina, violava l’ordine dell’Universo e ti trasformava in terrapiattista.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


04/10/2022 @ 19:27:43
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