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"Feuerbach aveva in parte ragione quando diceva che l'Uomo proietta nel fantasma divino i suoi propri fantasmi, attribuendogli la sua ansia di dominio, la sua invadenza camuffata di bontà, la sua ondivaga morale. Anche quando dubita dell'esistenza di Dio, in realtà l'Uomo non fa altro che dubitare della propria stessa esistenza."

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Di comidad (del 20/02/2020 @ 00:37:04, in Commentario 2020, linkato 4045 volte)
Qualche settimana fa il Fondo Monetario Internazionale per voce del suo direttore generale, la bulgara Kristalina Georgieva, ci ha annunciato una nuova grande depressione economica, causata (senti, senti) dalle disuguaglianze. Dopo la liquidazione di Dominique Strauss-Kahn, la direzione del FMI è stata affidata a teste di legno, ma i messaggi affidati alle figure fantoccio, come Christine Lagarde o la Georgieva, sono quelli che descrivono la visione del mondo delle grandi lobby finanziarie, che in questo caso possono permettersi di dire la verità. La concentrazione del reddito e l’arricchimento di una ristretta fascia a scapito del resto della popolazione, determinano le condizioni per una cronica carenza della domanda, quindi recessione e deflazione.
Prima che qualcuno festeggi la “redenzione” del FMI è però il caso di considerare quanto lo stesso FMI ha dichiarato contro il reddito di cittadinanza. I media, pressoché compatti, hanno plaudito alla “bocciatura” da parte del FMI del reddito di cittadinanza, colpevole soprattutto di essere troppo alto e quindi di disincentivare il lavoro.
Da un lato quindi il FMI spreme la lacrimuccia sulle disuguaglianze e sui poveri che diventano sempre più poveri, dall’altro lato continua a criminalizzare i poveri, pronti a diventare fannulloni. L’effetto positivo del reddito di cittadinanza non consiste tanto in quel po’ di redistribuzione del reddito che riesce a operare, quanto proprio nel risultato non calcolato di “disincentivare il lavoro”, cioè di rendere il lavoratore un po’ meno ricattabile, perciò meno disponibile ad accettare lavoro a salari troppo bassi. Per il FMI è giusto e lecito piangere sulle disuguaglianze ma va comunque condannata qualunque misura concreta che contrasti la disuguaglianza. Insomma, la disuguaglianza ci vuole, non se ne può fare a meno e guai a chi la tocca.
Attualmente siamo già in recessione ma le Borse volano grazie agli incentivi monetari delle Banche Centrali, perciò la depressione in sé non è un male per le oligarchie finanziarie, semmai il contrario poiché sposta tutte le risorse verso la finanza. Il sistema bancario tradizionale dei Paesi deboli, messo in sofferenza dai tassi zero o negativi, può essere comodamente cannibalizzato dai grandi fondi di investimento o, in prospettiva, da nuovi attori finanziari come Google e Amazon che, comunque, hanno come principali azionisti sempre i soliti fondi di investimento, Blackrock e Vanguard Group.
Questa concentrazione di capitali non rappresenta un pericolo, dato che i ricchi sanno quello che fanno e il loro bene, in definitiva, è il bene di tutta la società. L’egoismo dei poveri invece è una minaccia: se rendi i poveri meno poveri, smettono immediatamente di lavorare, si trasformano in “furbetti”. I media e gli intellettuali sono investiti della missione di convincere i poveri di questa “verità” e, in effetti, ci riescono, eccome.

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Di comidad (del 13/02/2020 @ 00:19:48, in Commentario 2020, linkato 5318 volte)
La comunicazione mainstream nelle ultime settimane ci ha subissati di allarmi sugli effetti recessivi dell’emergenza del virus Corona in Cina. In realtà le condizioni per un ulteriore arretramento economico già c’erano prima, con tanto di stime al ribasso ufficializzate dal Fondo Monetario Internazionale. Non è ben chiaro neppure se il FMI stia facendo previsioni oppure auspici, dato che annunciare recessioni scoraggia gli investimenti nella produzione mentre, al contrario, stimola a spostare i capitali in investimenti finanziari.
L’emergenza virus intanto ha regalato alle Borse una bolla speculativa sui titoli farmaceutici, infatti basta la parola “vaccino” a galvanizzare gli investitori. Tradotta in linguaggio finanziario, la parola “vaccino” significa pioggia di denaro pubblico sulle multinazionali farmaceutiche. Ora che la bolla sui titoli farmaceutici tende un po’ a ridimensionarsi, altre bolle speculative si formano sui titoli delle aziende specializzate in produzione di attrezzature sanitarie.
In aree meno centrali del mainstream ormai qualcuno comincia persino a sospettare che l’emergenza virus sia stata enfatizzata dal governo cinese, sia per giustificare un rallentamento economico che era già in atto, sia come scusa per non rispettare l’accordo col cialtrone Trump di importare più merci statunitensi, sia per legittimare inondazioni di liquidità nel sistema bancario, ad imitazione del Quantitative Easing in stile Banca Centrale Europea.
Che il sistema finanziario globale sia drogato fradicio di emergenzialismo, è un dato scontato. Lo si è potuto ulteriormente verificare nel caso dell’emergenza ambientale, con la nuova bolla della finanza “verde”, capitanata dal super-fondo di investimento Blackrock. Il liberismo ha rivelato così di essere il contrario di ciò che sostiene di essere: la mobilità internazionale dei capitali si alimenta grazie alle iniezioni di liquidità delle Banche Centrali. Fiumi di denaro, come mai si erano visti nella Storia, aggirano elegantemente ogni prospettiva di investimento in infrastrutture essenziali, per direzionarsi rigorosamente verso le Borse. È il trionfo del capitalismo finanziario privato, assistito però meticolosamente dalla mano pubblica. Il massimo del liberismo coincide col massimo dell’assistenzialismo per ricchi. Questa è la realtà che si cela dietro la fiaba liberista.
La potenza mistificatoria del liberismo comunque non demorde, dato che il dialogo scenico continua ad essere dominato dalle astrazioni come “Stato” e “Mercato”. Dalle astrazioni si generano altre astrazioni, ancora più eteree, per cui alla politica i liberisti oppongono la “governance”.

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Di comidad (del 06/02/2020 @ 00:30:41, in Commentario 2020, linkato 5731 volte)
Il nesso causale tra la sconfitta della Lega in Emilia-Romagna e la sua vittoria in Calabria era sfuggito ai tifosi di Matteo Salvini, che avevano addirittura svillaneggiato chi aveva cercato di farglielo notare. A farglielo invece rilevare è arrivato nientemeno che il padre nobile della Lega, Umberto Bossi, il quale ha rilasciato un’intervista in cui accusa Salvini di aver rischiato di compromettere l’obbiettivo dell’autonomia delle Regioni del Nord. La tesi di Bossi è che mentre il candidato del PD in Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha puntato senza mezzi termini sull’autonomia, al contrario Salvini avrebbe creato confusione facendo passare la Lega come partito nazionale. Secondo Bossi la commistione della Lega con le clientele meridionali avrebbe creato diffidenza al Nord, con una conseguente apertura di credito nei confronti del PD. Bossi conclude che per realizzare l’autonomia non si può fare a meno di un’interlocuzione-collaborazione col PD.
La ricostruzione dei fatti da parte di Bossi può essere precisata su qualche dettaglio. L’establishment del Nord aveva sicuramente compreso che la Lega “partito nazionale” era una finzione; ciononostante ha avvertito il pericolo che la sceneggiata potesse diventare in parte realtà, proiettando i baroni del voto meridionale verso il potere nel partito di Salvini. Bossi sorvola sul fatto che clientelismo e baronie del voto organizzato non sono appannaggio del Meridione ma riguardano anche il Nord; ricorre però anche ad un argomento solido, come quello demografico. La stragrande maggioranza degli Italiani è al Nord ed è lì che stanno i voti, mentre il Sud demograficamente è poca cosa. L’argomento demografico demolisce però anche la gran parte della mitologia leghista. Il “Mezzogiorno” raggiunge i venti milioni di abitanti (meno di un terzo della popolazione italiana) solo piazzandoci una Regione come la Sardegna, che col Meridione non ha niente a che fare, né geograficamente, né storicamente. La pochezza demografica del Meridione smentisce di fatto il mito del Sud idrovora delle risorse nazionali e toglie alle velleità autonomiste del Nord Italia ogni sostanza che non sia quella di aspirare a diventare una colonia della Baviera, cioè a fare i Meridionali della Germania.
Bossi conclude ammonendo i suoi a non fossilizzarsi sulla dicotomia tra destra e “sinistra”, ma di puntare tutto sul partito trasversale dell’autonomia differenziata. Il siluro del padre nobile non è solo contro Salvini ma anche nei confronti della minoranza antieuropeista della Lega, che, dopo aver gestito al meglio il momento di gloria della denuncia della resa del governo alla riforma del MES, aveva pensato di adattarsi allo schema destra-“sinistra”, assumendo persino il titolo di “conservatori” ad imitazione dell’eroe della Brexit, Boris Johnson.
In questa circostanza il machiavellismo degli antieuropeisti della Lega appare ingenuo e infondato. La Brexit non è stata un’operazione di Boris Johnson ma dell’oligarchia britannica e del suo establishment. In quanto laburista, Jeremy Corbyn non avrebbe mai potuto impugnare la bandiera della Brexit e non per motivi ideologici. Una Brexit da sinistra avrebbe comportato automaticamente la conseguenza di rimettere in discussione i vincoli salariali che l’adesione alla UE garantiva. Per l’oligarchia e per l’establishment britannici la Brexit non può e non deve comportare effetti del genere. Non c’è bisogno di pensare a complotti: Corbyn è un leader di “sinistra” e quindi sa di cavalcare una materia incandescente come la distribuzione del reddito, perciò si è guardato bene dallo sfidare i rapporti di potere vigenti guidando una Brexit che sarebbe stata interpretata dalle masse come una possibile riapertura dei conflitti salariali.

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Di comidad (del 30/01/2020 @ 00:24:18, in Commentario 2020, linkato 5375 volte)
Chiunque avesse vinto le elezioni in Emilia-Romagna, avrebbe comunque trionfato il partito trasversale dell’autonomia differenziata, rappresentato da entrambi i candidati in partita e sostenuto sia dalla Lega che dal PD. Le elezioni hanno quindi assunto il valore di un regolamento di conti all’interno di quel partito trasversale. Il fatto che l’abbia spuntata il redivivo PD indica che l’establishment del Nord ricco si è rifiutato di consegnarsi esclusivamente alla Lega. Anzi, la stessa Lega è stata costretta nell’agosto scorso a riciclare il PD innescando la crisi di governo. E pensare che a Salvini avrebbe fatto comodo affrontare le inchieste giudiziarie dalla roccaforte del Ministero degli Interni. La Lega aveva già dovuto negoziare direttamente col PD non solo l’autonomia differenziata, poi varata dal ministro piddino Francesco Boccia, ma anche i finanziamenti alla banda affaristica del buco in Val di Susa.
La circostanza che la Lega sia riuscita, pur perdendo voti rispetto alle elezioni europee, ad aggiudicarsi la vittoria in una Regione povera come la Calabria, rappresenta non solo una sorta di ironia ma anche un segnale preoccupante per Salvini. L’incetta di baronie del voto organizzato funziona per la Lega al Sud, ma non dove una vittoria avrebbe effettivamente determinato uno spostamento dei rapporti di potere. C’è anche l’aggravante che la vittoria leghista sia avvenuta appiattendosi sulla candidatura di un’italoforzuta come Jole Santelli, a sottolineare che non c’è stata man bassa dei consensi ma solo assistenza da parte del baronaggio del voto organizzato.
La Lega sta ora scontando l’operazione salviniana di fingersi un partito “nazionale”. La messinscena era complessa, poiché in effetti la vecchia Lega Nord continuava ad esistere; ma l’arrivo di baroni del voto meridionali, cioè la “meridionalizzazione” della Lega, ha creato diffidenza nell’establishment del Nord; e quindi quella “fuga dei ricchi” ansiosi di liberarsi della zavorra meridionale, è stata affidata anche al PD, in particolare al più zelante degli “autonomisti” (in realtà separatisti striscianti), cioè Stefano Bonaccini. È evidente che Bonaccini ed i suoi sodali si illudono: i “ricchi” del Nord Italia fuggono, ma per andare a fare i poveri nelle macroregioni tipo Eusalp allestite dall’Unione Europea. Del resto liberarsi dalla zavorra è una tipica aspirazione da palloni gonfiati.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


23/02/2020 @ 18:38:47
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