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"Il denaro gode†di una sorta di privilegio morale che lo esenta dalla corvée delle legittimazioni e delle giustificazioni, mentre ogni altra motivazione non venale comporta il diritto/dovere di intasare la comunicazione con i propri dubbi e le proprie angosce esistenziali. Ma il denaro possiede anche un enorme potere illusionistico, per il quale a volte si crede di sostenere delle idee e delle istituzioni, mentre in realtà si sta seguendo il denaro che le foraggia."

Comidad (2013)
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Di comidad (del 18/12/2014 @ 01:13:19, in Commentario 2014, linkato 194 volte)
Da parte dei commentatori economici è stato dato scarso rilievo all'anomalia costituita dal brusco calo dei prezzi del petrolio in presenza di una guerra in Medio Oriente. A riguardo non vi sono infatti precedenti storici, dato che in passato la conflittualità medio-orientale è stata sempre strumentalizzata - e fomentata - per favorire impennate dei prezzi del petrolio. La Guerra del Kippur del 1973 e la Guerra del Golfo del 1991 rappresentano i due casi più noti a riguardo. Alla guerra in Medio Oriente si aggiunge la crisi ucraina, che interessa direttamente le vie di approvvigionamento di una materia prima come il gas; una circostanza che in passato non avrebbe mancato di spingere al rialzo i prezzi della materia prima che è diretta concorrente del gas, cioè il petrolio.
Le attuali analisi economiche teorizzano una sorta di "guerra di tutti contro tutti" tra i produttori di petrolio, una guerra che secondo alcuni penalizzerebbe in egual misura produttori come la Russia e gli USA. La propaganda di marca USA è invariabilmente all'insegna dell'autocommiserazione, perciò non mancano i piagnistei sui poveri Americani, che avrebbero potuto finalmente starsene a casa loro a farsi i cazzi propri, ciò grazie all'indipendenza energetica ottenuta con il "fracking" delle rocce di scisto; ed invece gli USA ora sarebbero ancora costretti a continuare ad interessarsi del resto del mondo a causa della sua cattiveria.
Ma la "guerra di tutti contro tutti" in sé non spiega nulla, poiché essa costituisce una condizione di base dei rapporti internazionali, che non esclude affatto alleanze contro nemici comuni. Si richiama spesso - e si contesta altrettanto spesso - la formula secondo cui la guerra avrebbe "cause economiche". La facilità con cui è possibile contestare affermazioni del genere deriva dalla loro stessa vaghezza. "Economia" è un concetto talmente lato ed astratto che si può argomentare con altrettanta forza in un senso o nell'altro. Se invece si osserva che militarismo ed affari costituiscono un intreccio inestricabile, si fa una semplice constatazione di fatto. La guerra e le armi sono oggettivamente dei business, allo stesso modo in cui il business diventa frequentemente un'arma da guerra. Vi sono poi "merci" che vanno addirittura oltre questa considerazione di carattere generale. Il petrolio, ed anche l'oppio, sono infatti merci in cui il contenuto militaristico e bellico supera di gran lunga aspetti come il costo di produzione o il meccanismo di domanda e offerta. Espressioni come "guerre dell'oppio" o "guerre del petrolio" sono quindi pleonastiche, inutilmente ripetitive, poiché basta riferirsi al petrolio o all'oppio per implicare l'esistenza di uno stato di guerra.
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Di comidad (del 11/12/2014 @ 00:39:35, in Commentario 2014, linkato 484 volte)
Quello che è stato definito lo "sfacelo secondo Matteo" ha segnato un'ulteriore tappa con il declassamento del debito italiano da parte dell'agenzia di rating "Standard&Poors". Avrebbe potuto essere l'occasione per segnalare l'inattendibilità delle agenzie di rating e la loro funzionalità a pratiche illegali di aggiotaggio. Il governo Renzi ha accolto invece la retrocessione con un atteggiamento remissivo, sforzandosi di scorgere aspetti positivi nel giudizio dell'agenzia di rating, interpretato masochisticamente come uno "stimolo" sulla strada delle "riforme", cioè dello sfacelo.
Al contrario, il governo Renzi ha assunto pose più baldanzose nei confronti della cancelliera Merkel, la quale aveva accomunato Italia e Francia in una valutazione di insufficienza circa le "riforme" intraprese. Il fatto di trovarsi in compagnia della Francia, ha evidentemente conferito alla compagine renziana una sensazione di maggiore copertura, tanto da consentire qualche accento insolente. In realtà le dichiarazioni della Merkel fanno chiaramente comprendere che l'Italia era usata come mero elemento diversivo, e che l'argomento al centro del discorso era la questione dei rapporti tra Unione Europea e Russia in seguito al contenzioso sull'Ucraina.
Chi favoleggia tanto di "Quarto Reich", dovrebbe riscontrare che la sudditanza della cancelleria tedesca ai dettami di Washington non potrebbe essere più supina e servile. La Merkel si pone come garante della politica antirussa dell'Unione Europea, ridotta ad agenzia della NATO (ammesso che la UE sia mai stata altro). Il vero bersaglio delle dichiarazioni della Merkel era perciò il presidente francese Hollande, colpevole di un incontro a sorpresa con Putin. La cancelliera tedesca fa capire ad Hollande che le sue iniziative di distensione diplomatica e commerciale non avranno alcuno spazio. La stampa ufficiale italiana si è allineata scrupolosamente agli slogan della NATO, ridicolizzando l'iniziativa di Hollande e definendo Putin come un "dittatore". Eppure Putin viene eletto oggi con gli stessi sistemi di quindici anni fa, solo che allora la politica estera russa era ritenuta confacente agli interessi "occidentali" (ovvero degli USA), tanto che allo stesso Putin veniva riconosciuto nientemeno che il titolo di "presidente".
Da una mezza calzetta come Hollande non ci si può certo aspettare la capacità di rovesciare l'attuale politica della UE, quindi quelle di Hollande sono soltanto deroghe e furbizie, attuate per salvare qualche interesse commerciale. Si tratta dello stesso tipo di deroghe e furbizie messe in atto da Enrico Letta verso la fine del suo governo. Tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014, vari accordi commerciali con la Russia furono avviati da Letta, cosa che, molto probabilmente, gli è costata la poltrona di Presidente del Consiglio. Letta ha così pagato l'unico, e timido, atto di autonomia del suo governo.
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Ci sarebbe da non crederci, se non ce lo dicessero loro stessi. Anche la "paghetta" può diventare un business per le banche; ed un quotidiano "serio" come "Il Sole-24 ore" spiega ai genitori i vantaggi di una "educazione" finanziaria per i ragazzi, basata sull'elargire la paghetta ai figli non più in contanti, ma attraverso carte di credito prepagate. Del resto si può capire, dato che milioni di piccole "paghette" comportano un giro di miliardi, ed è ovvio che le banche ne reclamino una parte.
Ecco come funziona il lobbying delle multinazionali: si individua un possibile business - magari il più sordido, meschino e parassitario -, ma lo si pone sotto l'ombrello rassicurante di una parola suggestiva che suoni "nobile" per i più: "educazione". Il punto di forza del lobbying sta nella sua totale irresponsabilità. Il lobbying infatti non si pone problemi di compatibilità economica o di progetto sociale, ma si limita a parassitare tutto; non solo i linguaggi, ma persino il senso di responsabilità delle opposizioni, fagocitate nel sistema ogni volta che si tratta di riparare guasti tali da rischiare di compromettere anche gli affari. Tra le opposizioni c'è chi parla di sequestro di democrazia e di sovranità da parte dei "Mercati". Alcuni, più concretamente, si spingono a chiamare i "Mercati" con il loro vero nome, cioè le multinazionali, e le loro lobby insediate negli organismi internazionali, dal Fondo Monetario Internazionale, alla Unione Europea, alla stessa NATO. Con questa idea del sequestro di democrazia e sovranità, si rischia però di idealizzare un passato tutt'altro che ideale, e di rimpiangere una "democrazia" che non c'è mai stata. Alla pubblicità ingannevole delle lobby si contrappone una pubblicità auto-ingannevole basata sulla nostalgia di un "mondo buono". In sé non ci sarebbe nulla di male, ma in tal modo si rischia di idealizzare non solo il passato, ma anche le possibili alternative all'attuale stato di cose, come se per opporsi alle frodi occorresse preventivamente vantare uno stato di perfezione. Basterebbe invece chiamare le frodi e la pubblicità ingannevole con il loro nome.
Oggi l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, cioè un'emanazione del FMI) spara una spudorata propaganda, con fasulle statistiche ad hoc, secondo cui gli studenti italiani risulterebbero ultimi in "educazione finanziaria". La stampa lobbistica getta l'allarme, e ci ammonisce che bisogna correre ai ripari. Alla fine, per rassicurarci, ci si "informa" sul fatto che l'educazione finanziaria è al primo posto nell'agenda della "Buona Scuola" di Renzi.
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Di comidad (del 27/11/2014 @ 03:04:54, in Commentario 2014, linkato 742 volte)
Al di fuori della comunicazione ufficiale, molti commentatori hanno opportunamente notato che le dichiarazioni di Matteo Renzi sul prossimo abbandono dello scontrino fiscale in nome della mitica "tracciabilità", hanno come vero obiettivo l'eliminazione del contante per adottare il denaro elettronico, altrimenti detto, all'anglosassone, "denaro digitale". Una parte consistente della stampa di corte è andata immediatamente in appoggio delle dichiarazioni depistanti di Renzi, prospettando un quadro catastrofico dell'evasione fiscale che sarebbe favorita dallo scontrino. Per rendere credibili dei dati di dubbia consistenza, si è collocata alla testa della classifica dell'evasione la solita Napoli. Ancora una volta il razzismo antimeridionale è stato usato dalla propaganda ufficiale come veicolante per altre mistificazioni.
Ma per veicolare la propaganda a favore del denaro elettronico, ci si è serviti anche di un tema come la lotta all'evasione fiscale, ritenuta un cavallo di battaglia della "sinistra". In realtà l'utopia della giustizia fiscale consiste solo nella proiezione di un fantasma vittimistico della destra, che descrive i ricchi sempre sotto la minaccia di un presunto "esproprio proletario". Il vittimismo dei ricchi è sempre la coperta propagandistica dell'assistenzialismo per ricchi; in questo caso assistenzialismo per banchieri, poiché il denaro elettronico non soltanto rende obbligatoria la carta di credito, ma costringerà anche l'evasione fiscale a passare esclusivamente per le banche. Con adeguati software, l'elettronica può servire non solo a "tracciare", ma anche a stornare i profitti, magari intestandoli a società di comodo. Con la carta di credito occorre versare la tangente alle banche per ogni passaggio di denaro; con la carta di credito obbligatoria, la tangente sarà dovuta anche per l'evasione fiscale dei piccoli dettaglianti.
Il depistaggio informativo costituisce un espediente costante del lobbying finanziario. Anche il fumoso "Jobs Act" concentra l'attenzione su una "libertà di licenziare" che già esiste ampiamente, in modo da distrarre dal vero obiettivo, cioè una generale privatizzazione/finanziarizzazione della previdenza e degli ammortizzatori sociali. Si tratta, in definitiva, di svaligiare quella ben provvista cassaforte che è l'INPS, ed anche di dotare i lavoratori di carta di credito per poter riscuotere le indennità di disoccupazione. Non si capiva infatti perché i disoccupati sinora avessero il privilegio di essere esentati dal versare la tangente alle banche.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


19/12/2014 @ 11.01.57
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