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"La ricerca scientifica è una attività umana, perciò merita, come ogni attività umana, tutto lo scetticismo possibile; altrimenti cesserebbe di essere ricerca per costituirsi come religione inquisitoria."

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Di comidad (del 12/09/2019 @ 00:38:55, in Commentario 2019, linkato 5674 volte)
Gran parte dell’area di opinione “sovranista” non ha voluto affrontare il vero nodo dell’attuale momento politico, cioè la crescente evidenza del carattere fittizio e puramente retorico del sovranismo della Lega di Salvini, che ha invece il suo vero obbiettivo nell’autonomia differenziata per le Regioni del Nord.
Alcune osservazioni sul personaggio Giuseppe Conte sono azzeccate ma ovvie e poco rilevanti: colui che si era presentato come “avvocato degli Italiani”, si è rivelato semmai un ottimo avvocato di se stesso, riuscendo a riciclarsi. Ma se il problema fosse stato Conte o Tria, a Salvini sarebbe bastato sfiduciare il governo escludendo l’ipotesi di elezioni anticipate e offrendo contestualmente a Di Maio una nuova composizione dell’esecutivo. Quando questa proposta da parte di Salvini è finalmente arrivata, Di Maio non aveva più elementi per fidarsi e per non ritenerla una mera mossa tattica per bloccare le sue trattative col PD.
I sovranisti che avevano appoggiato, anche solo tatticamente, il primo governo Conte, avrebbero dovuto riconoscere di aver vissuto uno psicodramma mediatico dovuto all’ostilità che il mainstream manifestava nei confronti dell’esecutivo gialloverde; un’ostilità che gli conferiva popolarità ed un illusorio alone rivoluzionario. Al contrario, la polemica di molti sovranisti si è concentrata soprattutto sul “suicidio” dei 5 Stelle, consegnatisi all’abbraccio mortale col PD. In realtà basterebbe ricordarsi che già un anno e mezzo fa i 5 Stelle avevano tentato un accordo col PD; un accordo che non era riuscito solo a causa dell’opposizione di Renzi e della sua “linea del popcorn”. Renzi ha poi cambiato idea, o gliel’hanno fatta cambiare.
Circa il “suicidio” dei 5 Stelle, anche qui dovrebbe soccorrere un po’ di memoria. Sono sei anni che i 5 Stelle non fanno altro che suicidarsi politicamente, il suicidio più lungo del mondo. Un suicidio che però non ha impedito i successi elettorali del 2013, dovuto in gran parte all’effetto Monti, e del 2018, dovuto sicuramente anche all’effetto Renzi; un effetto che il governo Gentiloni non era riuscito ad attenuare, anche per errori clamorosi come il continuare ad imbarcare l’icona renziana per eccellenza, Maria Elena Boschi. Il fenomeno delle bolle elettorali che si gonfiano e si sgonfiano, trova una spiegazione anche nel fatto che le baronie del voto organizzato da circa dieci anni sono alla ricerca di un nuovo referente: l’ultimo beneficiato ne è stato Salvini. In un Paese in condizione di subordinazione coloniale, nel quale quindi la politica controlla poco denaro, è del tutto fisiologico che il sistema politico diventi sempre più fluido e volatile, quindi preda di partitini a struttura aziendale.
Al di là degli alti e bassi elettorali, i 5 Stelle sono sempre rimasti un partito inconsistente e ondivago, né carne né pesce, che si è concentrato sin dall’inizio su un tema marginale come i costi della politica, mescolando inoltre proposte che andavano a colpire veri casi di malcostume come i vitalizi, con proposte che minano invece alla base il principio di rappresentanza, come il dimezzamento del numero dei parlamentari. Per dei feticisti della Costituzione del 1948, così come si dichiarano i 5 Stelle, è strano non notare l’incongruenza.

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Di comidad (del 05/09/2019 @ 00:20:25, in Commentario 2019, linkato 6570 volte)
Persino per chi non si era mai bevuto le balle sulla Magna Carta e sull’Inghilterra patria della libertà e del diritto, forse una sospensione del parlamento per cinque settimane era un po’ troppo. Si può anche comprendere lo sconcerto dei Britannici, costretti a contemplare per tanto tempo solo la regina e l’acconciatura del primo ministro Boris Johnson.
Ciò che risulta invece chiaramente manipolatorio e pretestuoso è il tentativo di gran parte del mainstream di ricondurre la vicenda britannica agli schemi della consueta narrazione della eterna lotta tra gli europeisti difensori del diritto dei popoli alla loro libertà contro il cattivone autoritario di turno. Boris Johnson in tal modo non è riuscito a sfuggire alla “reductio ad Salvinum” (degna erede della “reductio ad Hitlerum”); anzi, Johnson fa ormai coppia fissa con Salvini nella rappresentazione mediatica della fiaba europeista.
Johnson ha ereditato la patata bollente della Brexit, di cui è stato un sostenitore, e si trova anche a guidare un Partito Conservatore che ricorda il PD, nel pieno di una guerra per bande e che usa la Brexit come una delle tante armi del conflitto interno. Il Regno Unito non ha una Costituzione scritta (ammesso e non concesso che anche una Carta scritta garantisca qualcosa), perciò si trova in questa circostanza a procedere a tentoni. È vero che il parlamento può accampare il grave torto ricevuto, ma anche Johnson potrebbe recriminare su un parlamento che boccia gli accordi raggiunti e pretende al tempo stesso il raggiungimento di un accordo per procedere all’uscita dalla UE. Sarebbe la tipica situazione in cui tutti hanno torto e tutti hanno ragione, per cui la proposta di Johnson di elezioni anticipate rappresenterebbe la classica decisione salomonica in grado di preservare le mitologie sulla libertà britannica.
Sennonché un torto univoco e certo c’è, e riguarda la tanto decantata “Europa”. La rivista “Limes” ha posto in evidenza come la principale motivazione della Brexit, sia stata quella di contenere il separatismo scozzese. Anche la questione irlandese avrebbe avuto il suo peso, con l’esigenza britannica di controllare i propri confini.
Le osservazioni di ”Limes” sono valide, ma vanno inquadrate appunto nel nuovo contesto determinato dalle “regole” europee. Sono secoli che l’Inghilterra si misura col separatismo delle sue colonie interne ed il tutto quindi rientra nel normale bagaglio di ogni uomo politico e di ogni oligarca inglese. Ciò che invece ha determinato il panico dell’inedito e dell’imprevisto nell’oligarchia inglese, concerne la forma strisciante e subdola che i separatismi assumono, nel contesto dell’Unione Europea. Il rischio di ritrovarsi la Scozia in qualche macroregione europea, sul modello della Macroregione Alpina, ha certamente messo in allarme l’oligarchia inglese, proprio perché si tratta di un terreno inesplorato, nel quale si ravvisa un processo di destabilizzazione degli Stati nazionali senza nessuna prospettiva di un nuovo riequilibrio. Il palese compiacimento con il quale la narrazione europeista osserva le vere o presunte difficoltà britanniche, dimostra quanta irresponsabilità si celi dietro la retorica europea; come se un Regno Unito messo alle strette non rappresentasse a sua volta una minaccia gravissima per la stabilità mondiale.

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Di comidad (del 29/08/2019 @ 00:17:02, in Commentario 2019, linkato 6953 volte)
La notizia di lunedì scorso è stata il calo di consensi a Salvini nei sondaggi. Per quello che possono valere i sondaggi, non ci sarebbe nulla di strano nella notizia, vista la goffaggine con cui Salvini ha provocato e gestito la crisi di governo.
Mentre l’esito della crisi di governo appartiene al regno dell’irrilevante, invece lo stabilire i motivi dell’apertura della crisi è di qualche interesse. Commentatori di solito incisivi hanno inquadrato la crisi di governo in una direttiva partita da Washington, in cui si intimava al vertice della Lega di disfarsi dei 5 Stelle a causa dei loro ardori filocinesi. Tutto può essere, ma anche i dati psicologici rappresentano indizi da non trascurare. Se Salvini stesse eseguendo istruzioni statunitensi, non si dimostrerebbe così insicuro e impacciato nei movimenti. Anzi, con una superpotenza a reggergli il posteriore, il suo ego avrebbe dovuto arrivare ad altezze siderali, come quello di uno studente quando sa che il preside lo protegge. Oltretutto Salvini non avrebbe avuto alcuna difficoltà a rinfacciare apertamente a Conte e Di Maio i loro eccessi filocinesi.
I segnali più significativi indicano che la crisi è partita da contrasti interni alla Lega. Purtroppo quei segnali non sono mai stati al centro della comunicazione ufficiale, che ha puntato acriticamente a presentare l’immagine di una Lega sovranista.
Prima di consegnarsi al grigiore ed all’inutilità della presidenza della RAI, Marcello Foa è stato un acuto studioso dei meccanismi della comunicazione e della disinformazione. Una delle sue teorie più interessanti sulla comunicazione mainstream è quella del “frame”, la cornice. Se una notizia non rientra in determinate coordinate, viene omessa o marginalizzata dai media, senza bisogno di censure, ma per semplici meccanismi di rassicurazione e di conformismo. È ciò che è accaduto in questi anni a tutte le notizie che potessero mettere in dubbio l’autenticità della svolta sovranista della Lega. I soggetti del frame della comunicazione dovevano essere europeismo/liberismo da una parte e sovranismo/populismo dall’altra. È così rimasto ai margini della comunicazione il fatto che in realtà la Lega Nord non è mai scomparsa e che, pur nella confusione, rimangono un tesseramento per la Lega Nord ed un altro per la Lega/Salvini-premier.

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Di comidad (del 22/08/2019 @ 00:15:36, in Commentario 2019, linkato 6942 volte)
La minoranza antieuropeista della Lega ha cercato di presentare come principale causa della caduta del governo Conte il dissidio che sarebbe sorto tra i partner di governo durante le trattative per la costituzione di un Fondo Monetario Europeo. La posizione dei 5 Stelle si sarebbe troppo appiattita sull’atteggiamento remissivo del ministro dell’Economia Tria.
Si tratterebbe allora di capire perché mai Salvini non lo abbia detto immediatamente e chiaramente, dato che la prospettiva di un Fondo Monetario Europeo, una volta spiegato cosa sia, spaventerebbe a morte la maggioranza degli Italiani e quindi avrebbe garantito a Salvini quella popolarità che invece sta perdendo. Al contrario, Salvini ha condotto la crisi di governo dimostrando ad ogni passo il massimo di confusione mentale, scegliendo la tattica dell’attacco personale al Presidente del Consiglio ed esponendosi troppo scoperto ai suoi contrattacchi.
È comprensibile poi che Conte sia particolarmente invelenito, visto che aveva ceduto alle pressioni della banda del buco in Val di Susa nella speranza che ciò potesse far sopravvivere il suo governo. La scelta di Salvini dello scontro personale con Conte ha avuto anche altri effetti poco favorevoli alla Lega: attenuare i contrasti che c’erano stati tra il Presidente del Consiglio ed i 5 Stelle, e predisporre la base degli stessi 5 Stelle ad accettare un accordo col PD.
È chiaro perciò che la versione messa in giro dalla sparuta, per quanto visibilissima, pattuglia antieuropeista della Lega, è solo una balla. Il presidente del Consiglio Conte nel giugno scorso aveva espresso il proprio dissenso contro il Fondo Monetario Europeo, denunciandone il carattere di comitato di controllo da parte di Germania e Francia sulle economie di tutta l’area UE. Se la priorità della Lega fosse stata davvero di bloccare il Fondo Monetario Europeo, quella esternazione di Conte sarebbe stata l’occasione per metterlo di fronte alle sue responsabilità e indurlo a liberarsi di Tria.
Il vero terreno su cui si è consumata la rottura, è stato invece l’autonomia differenziata, cioè l’aspirazione del gruppo dirigente leghista ad integrare la sedicente “Padania” in quella sorta di svizzerona per riccastri che è la Macroregione Alpina, a trazione bavarese e sotto la tutela della UE. Per l’obbiettivo dell’autonomia differenziata il gruppo dirigente leghista ha sacrificato non solo il governo ma anche lo stesso Salvini; e si è trattato per di più di un sacrificio alla cieca, operato su ordine dei propri referenti esteri, senza neppure avere ben chiare le prospettive. Ammesso che per la Lega il percorso della crisi vada tutto liscio, con una vittoria alle elezioni anticipate, potrebbero sorgere problemi persino con i nuovi partner di Fratelli d’Italia. Per quanto sia furbacchiona e opportunista la Meloni, sarebbe molto difficile per lei far digerire l’autonomia differenziata al proprio elettorato. Per capire come Salvini abbia potuto cacciarsi in questo ginepraio, occorre considerare che attualmente la presidenza di turno della Macroregione è della Lombardia e quindi si può immaginare che grado di euforia (e di conseguente perdita di lucidità), stia vivendo il vertice leghista.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


16/09/2019 @ 10:57:58
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