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"La malevolenza costituisce pur sempre l'unica attenzione che la maggior parte degli esseri umani potrà mai ricevere da altri esseri umani."

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Di comidad (del 25/08/2016 @ 01:01:14, in Commentario 2016, linkato 203 volte)
La serie di attentati di presunta matrice “islamica” in Francia e Germania è stata l’occasione, o il pretesto, per gran parte della stampa di segnalare la pioggia di finanziamenti che provengono da Arabia Saudita e Qatar, con la giustificazione ufficiale di costruire moschee in Europa. Gli stessi quotidiani che lanciano l’allarme per questa nuova emergenza-Islam non possono però fare a meno di rilevare che la destinazione “religiosa” dei finanziamenti non impedisce che questi capitali delle petromonarchie vadano ad acquisire vasti patrimoni immobiliari, specialmente in Italia.
Le operazioni finanziarie di questo tipo hanno probabilmente molto poco a che vedere con il terrorismo (molto più endogeno di quanto si voglia far credere) o con i progetti di conquista manu militari dell’Europa, dato che l’Europa è già sotto l’occupazione militare statunitense. La presenza di poli “islamici” ricchi e costantemente finanziati in Paesi come l’Italia, soggetti ad impoverimento progressivo dalle politiche europee, rappresenta una testa di ponte per affari immobiliari tanto più promettenti quanto più l’euro-deflazione fa scendere i prezzi.
Del resto i finanziamenti alle moschee ed ai centri culturali islamici rappresentano la minima quota del totale degli investimenti del Qatar in Italia. Grazie alla sua stabile partnership con la NATO, il Qatar ha acquisito ufficialmente lo status di Paese “rispettabile” che non rischia di andare incontro a sanzioni economiche, perciò, attraverso una lobby “italiana” ben strutturata e ammanigliata, questa petromonarchia, dopo aver acquisito il marchio della moda Valentino ed il complesso immobiliare di Porta Nuova a Milano, ha ulteriormente ramificato le sue attività nel campo del turismo, dove non mancano le occasioni per acquistare a prezzi stracciati alberghi, terreni ed altri immobili.

Di fronte alla preoccupata indignazione dei giornalisti, verrebbe da commentare: è la libera circolazione dei capitali, bellezza!
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Di comidad (del 18/08/2016 @ 01:46:07, in Commentario 2016, linkato 393 volte)
Un altro dei consueti rituali estivi si è consumato: quotidiani e telegiornali hanno fornito i dati dei risultati dell’Esame di Stato nelle regioni del Sud, denunciando l’ennesima pioggia di cento e lode. La “notizia”, chiaramente preconfezionata, è stata fornita secondo gli stessi moduli da tutti gli organi di disinformazione, i quali hanno denunciato preoccupati la disparità di valutazioni tra il Nord ed il Sud, nel quale la facilità di elargire il massimo del punteggio avrebbe assunto i connotati dell’assistenzialismo, dati i benefici che ciò comporta all’atto di iscriversi ad una facoltà universitaria. A partecipare al rituale dell’indignazione sono stati chiamati stavolta anche i governatori delle Regioni del Nord, indotti a lamentarsi del danno che queste valutazioni alla “meridionale” arrecherebbero agli studenti settentrionali.
L’attendibilità del dato fornito in realtà è molto discutibile, dato che non si precisa il numero degli studenti che frequentano il triennio finale del Superiore (che non rientra nell’obbligo scolastico) rispettivamente al Nord e al Sud. In Regioni come il Veneto, ad esempio, il tasso di iscrizioni al triennio superiore è storicamente molto basso. Il calo di iscrizioni al Nord si è intensificato dopo l’azzeramento dell’istruzione tecnica da parte della riforma Gelmini, che ha trasformato tutti gli istituti superiori in licei. Nel Sud, dove il tasso di disoccupazione è molto più elevato, il liceo, per quanto privo di una specifica professionalizzazione, rimane un’opzione priva di alternative. Senza un dato percentuale, la “notizia” sui risultati dell’Esame di Stato diventa un semplice ribadire pregiudizi antimeridionali, infatti i giornalisti si sono affrettati a farci sapere che, in base ai dati OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), i risultati dei test sugli studenti italiani indicherebbero risultati più bassi per gli studenti del Sud.
Viene quindi riproposto dai media uno schema propagandistico collaudato: un razzismo antimeridionale che serve a veicolare un autorazzismo italiano, ribadendo la necessità della tutela del nostro Paese da parte di organizzazioni sovranazionali come l’OCSE. Per garantire un’omogeneità ed una serietà delle valutazioni basterebbe far funzionare il servizio ispettivo ministeriale, ma gli ispettori devono stare alla larga dalle scuole altrimenti non potrebbero chiudere gli occhi sulla messe di abusi e reati commessi dai presidi-manager.

Intanto l’OCSE ne racconta di tutti i colori. Nel 2014 la stessa OCSE ci faceva sapere che il Liceo di “eccellenza” in Italia si trovava a Bari, quindi nel Sud. Questo dato favorevole al Meridione non è di per sé più attendibile di quelli sfavorevoli forniti dall’OCSE, poiché rimane un dubbio di fondo sulla qualità e sulle intenzioni di tali rilevazioni. In questo caso potrebbe trattarsi della solita tecnica del bastone e della carota: per far digerire al Sud la valanga di valutazioni negative se ne infila ogni tanto qualcuna positiva.
C’è infatti da sottolineare che tutti i ministri dell’Istruzione succedutisi dal ’96 in poi (con la parziale eccezione di Fioroni) si sono rigidamente attenuti alle indicazioni dell’OCSE nel varare le loro riforme, quindi nel portare all’attuale disastro dell’istruzione pubblica, la stessa OCSE ha svolto un ruolo essenziale. Alcuni ancora ricordano il caso del ministro di “sinistra” Berlinguer, arrivato a governare l’istruzione pubblica con un ambizioso programma elettorale, che prevedeva addirittura l’istituzione dell’obbligo sino ai diciotto anni. Il programma elettorale fu invece prontamente abbandonato in nome dei protocolli OCSE, che prevedevano, tra l’altro, l’autonomia scolastica, cioè la concorrenza tra istituzioni pubbliche, ciò in nome di fittizie gerarchie delle “eccellenze”. Quali siano poi gli intendimenti ultimi dell’OCSE, questa non manca di dircelo chiaramente: spostare l’istruzione tecnica e professionale in fase post-scolastica, aumentandone i costi. L’OCSE raccomanda infatti di aumentare le tasse universitarie e di rendere accessibili gli studi universitari attraverso un sistema di prestiti. Si cerca di imporre una finanziarizzazione dell’istruzione secondo il modello angloamericano.

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Di comidad (del 11/08/2016 @ 02:42:35, in Commentario 2016, linkato 560 volte)
La settimana scorsa vi è stata una polemica a distanza tra il presidente turco Erdogan e Renzi sulla vicenda del figlio dello stesso Erdogan indagato dalla Procura di Bologna per riciclaggio. Alla battutaccia di Erdogan, secondo il quale l’Italia farebbe bene ad occuparsi di mafia invece di perseguitare suo figlio, Renzi ha risposto con la barzelletta dell’anno, cioè che in Italia vige lo “Stato di Diritto”.

Non è questione solo dell’Italia, dato che lo Stato di Diritto è una di quelle fiabe che ignorano allegramente il carattere criminogeno di molte leggi, e Renzi dovrebbe saperlo bene. Quando si parla di “diritti del lavoro” si pensa a chissà che cosa, mentre invece si tratta solo di non essere minacciati, ricattati, ingiuriati e torturati. Non esiste un modo “legalitario” di abolire, o anche solo limitare, i diritti del lavoro, come dimostra appunto il renziano “Jobs Act”. Di recente il governo ha improvvisamente scoperto ciò che già si sapeva, e cioè che i famosi “voucher” sono diventati un modo per legalizzare a posteriori rapporti di lavoro in nero, ad esempio in caso di infortuni. La stampa proclama trionfalmente che arriva la “tracciabilità” dei voucher e l’obbligo del preavviso; si minacciano inoltre multe “salate” dai quattrocento ai duemila quattrocento euro ai trasgressori. Il “consigliere economico di Palazzo Chigi” dice che il cambiamento della normativa servirà a contrastare gli abusi evidenti ma che comunque occorrerà aumentare i controlli. Ma non ci si fa sapere quanto si stanzia per questi controlli, che rimangono quindi un vago annuncio. Quale possa essere poi l’effetto di dissuasione di multe di questa entità per aziende che abusano di questa forma di precariato, è evidente a chiunque; perciò l’istigazione a delinquere insita nell’istituzione dei voucher continua pressoché indisturbata.

Lo stesso discorso vale per l’istruzione pubblica, dato che non esistono mezzi legalitari per sabotarla. Per quanto possano essere squallidi gli insegnanti e distratti, chiacchieroni e maleducati gli studenti, alla fine qualcosa si fa. Per impedire quel “qualcosa” non esiste altro mezzo che la violenza fisica e morale nei confronti degli insegnanti. Una “legge” come la “Buona Scuola” non è importante per ciò che dice, ma per il messaggio implicito di onnipotenza e impunità che lancia ai dirigenti scolastici, incaricati di farsi allevatori e mallevadori della criminalità studentesca e del mobbing reciproco tra docenti. I media di regime hanno parlato di “preside sceriffo”, mentre in effetti si tratta di presidi demagoghi, signori feudali, boss mafiosi, che con il loro accentramento di potere delegittimano automaticamente l’intero corpo docente. Il dirigente scolastico come garante dell’impossibilità di insegnare. Lo scopo non è solo di favorire la privatizzazione dell’istruzione, ma anche la spremitura finanziaria della Scuola pubblica come cliente di consulenze e collaborazioni da parte di aziende esterne. A proposito di “tracciabilità”, presidi naif lasciano dietro di sé una scia di prove documentali delle proprie efferatezze, ma l’impunità amministrativa e giudiziaria è ugualmente assicurata. Per la serie “indipendenza della magistratura”.

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Di comidad (del 04/08/2016 @ 01:44:53, in Commentario 2016, linkato 887 volte)
La Convenzione del Partito Democratico (quello a denominazione di origine controllata, non le imitazioni nostrane) si è conclusa con la scontata consacrazione della candidatura di Hillary Clinton, e, soprattutto, con il previsto calo di brache da parte di Bernie Sanders, il candidato danneggiato dalle frodi della dirigenza del partito a favore della Clinton. Sanders ha lanciato un appello all’unità del partito attorno alla candidatura Clinton ed ha giustificato la propria sottomissione con la necessità di fronteggiare il pericolo rappresentato dal candidato repubblicano, il “bullo” Donald Trump. D’altra parte, visti gli intrighi perpetrati nei confronti di Sanders, la stessa candidatura di Trump si espone al sospetto di costituire soltanto un’ulteriore mistificazione a favore della Clinton, contrapponendole l’unico candidato disponibile sulla piazza che sia più impresentabile di lei. Il risultato è che non solo si premia la Clinton per aver barato, ma addirittura la si santifica come se fosse la nuova Giovanna d’Arco chiamata a salvare il mondo dalla minaccia Trump.
Ai sostenitori di Sanders rimane anche un altro dubbio, forse più inquietante: visto che Sanders ha rivelato alla fine di non essere un vero candidato anti-establishment, che bisogno c’era di farlo fuori con dei trucchi? Ne potrebbe venir fuori una sorta di paradosso: a volte imbrogliare è necessario perché non si capisca che imbrogliare non era davvero necessario, cioè che un candidato vale l’altro, perché tanto non è mica il presidente a comandare.

Con la sua consueta protervia, la Clinton ha cercato di rovesciare la vicenda delle frodi a proprio favore, accusando Putin di essersi inserito con le sue spie nel sistema informatico del Partito Democratico. Ammesso che fosse vero - e probabilmente non lo è -, la filosofia della Clinton consiste evidentemente nel considerare colpevole non chi commette le frodi, ma chi aiuta a scoprirle. Quando qualcuno ha accusato la CIA di aver confezionato in funzione anti-Putin i “Panama Papers”, cioè il dossier sui conti nelle società offshore, nessuno dei media occidentali ha ritenuto di considerare le accuse contro la CIA più rilevanti di quelle contro Putin, come invece sta accadendo adesso per le presunte intromissioni russe nel sistema del Partito Democratico. Tra l’altro nei “Panama Papers” Putin non è mai nominato, perciò i media sono arrivati a lui per proprietà transitiva, dato che vi erano i nomi di magnati russi. Cosa ti può fare l’amore per la verità. Per screditare Putin forse sarebbe stato più attendibile ricordare più spesso che egli ha ricevuto la cittadinanza di quella entità extra-territoriale che è la City londinese, cioè la suprema lavanderia del capitale.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


27/08/2016 @ 17:12:25
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