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"L'abolizione dello Stato e del diritto giuridico avrà necessariamente per effetto l'abolizione della proprietà privata e della famiglia giuridica fondata su questa proprietà."

Programma della Federazione Slava, 1872
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Di comidad (del 12/12/2019 @ 00:08:15, in Commentario 2019, linkato 4985 volte)
La ricorrenza dei cinquanta anni dalla strage di Piazza Fontana è stata l’occasione per la riproposizione dei temi ormai consueti, gli stessi temi a cui siamo stati abituati in mezzo secolo di confronto con quell’evento. La costante di quasi tutti i commenti è stata infatti la riduzione dell’analisi politica all’analisi giudiziaria. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha rilanciato il proposito di desegretare tutti gli atti relativi alla strage; lo stesso provvedimento già annunciato da Matteo Renzi nel 2014. Si è visto con quali risultati.
Eppure dovrebbe risultare evidente che l’esser riusciti a modificare il quadro giudiziario rispetto alla strage, l’aver ammesso che i colpevoli non erano i “rossi”, bensì dei “neri” in complicità con settori dei servizi segreti, non ha sortito assolutamente l’effetto di cambiare lo schema politico imposto immediatamente dalla strage stessa. Si trattava di quello schema emergenziale tramite il quale si costringeva il movimento operaio, cioè la forza di opposizione per eccellenza, a farsi carico, in nome del ”senso di responsabilità”, della difesa delle “istituzioni democratiche”.
Nel 1969 non c‘era ancora stata la caduta del Muro di Berlino, non c’era ancora il Trattato di Maastricht, ciononostante la politica si rivelava già una categoria subalterna rispetto ad altre. Vi erano già tutte le condizioni per il predominio non solo istituzionale ma anche ideologico della magistratura. La stessa magistratura che ha largamente contribuito a depistare le indagini sulla strage (sia con incriminazioni assurde, sia col trasferimento dei processi in lidi lontani), non ha mai perduto il ruolo preminente e riconosciuto di depositaria della missione di stabilire la “verità”. La verità giudiziaria è diventata abusivamente la verità politica, facendo perdere di vista che lo schema emergenziale imposto dalla strage è sopravvissuto ad ogni nuova ricostruzione dei fatti e ha consentito dapprima l’istituzionalizzazione e poi la neutralizzazione del movimento operaio.
A cinquanta anni dalla strage non si può infatti aggirare l’evidenza di un movimento operaio sconfitto perché costretto a farsi carico prima della difesa delle istituzioni democratiche, poi della crisi finanziaria e della difesa della lira tra il ’76 e il ‘78, poi ancora della difesa della democrazia di fronte alla nuova minaccia rappresentata dal brigatismo rosso.

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Di comidad (del 05/12/2019 @ 00:31:57, in Commentario 2019, linkato 5383 volte)
Da molti mesi Matteo Salvini è in difficoltà, nonostante abbia al suo attivo un lavoro meticoloso di fagocitazione delle baronie del voto organizzato ed anche l’ostilità di gran parte dell’opinione pubblica ad un governo come quello attuale, in preda al feticismo fiscale. Tutto ciò può procurargli ancora risultati elettorali; d’altro canto il suo mito personale si è molto appannato, sia per come ha malamente provocato e gestito la crisi del precedente governo, sia per le sue retromarce sull’euro. In questo momento perciò un movimento come le “Sardine” rappresenta per lui una boccata di ossigeno. In nome di un antirazzismo generico, le “Sardine” e la loro grancassa mediatica fanno risalire Salvini per qualche momento sul piedistallo del presunto “Uomo Forte”, del molto presunto campione del populismo che minaccerebbe la democrazia.
Lunedì scorso, durante il dibattito al Senato sul Meccanismo Europeo di Stabilità, Giuseppe Conte lo ha preso ancora una volta per i fondelli e in un certo senso lo ha sfidato, sapendo che, sulla questione MES, Salvini ha la coda di paglia. Se Conte non avesse voluto strafare, lasciandosi andare all’incauta dichiarazione secondo la quale l’accordo sulla riforma del MES sarebbe ancora emendabile, l’evidenza sarebbe stata del tutto contraria a Salvini. Se davvero fosse stato il MES la vera questione in campo, perché la crisi non è stata fatta scoppiare a giugno, quando i giochi si stavano compiendo? E perché, allorché ha provocato la crisi ad agosto, Salvini non ha fatto alcun cenno al MES?
La risposta l’ha data indirettamente qualche giorno fa il governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, quando in un'altra incauta dichiarazione pubblica, ha affermato che l’ostacolo alla realizzazione dell’autonomia differenziata (la cosiddetta “secessione dei ricchi”) era rappresentato dai 5 Stelle. Sebbene formalmente all’opposizione, la Lega ha potuto negoziare con il PD un accordo per l’autonomia differenziata, promosso dal ministro per gli affari regionali Francesco Boccia.
Rimane aperta la questione della regionalizzazione della Scuola, ma Zaia ha fatto capire che è solo questione di tempo, per cui il “trasferimento di competenze alle Regioni” consentirà un assalto in grande stile alla spesa pubblica. Per Boccia non è stato neppure difficile convincere i governatori meridionali, poiché la “secessione dei ricchi” non comporterà affatto la fine di trasferimenti finanziari al Sud, che in realtà non ci sono mai stati. In questa circostanza ha operato quel partito unico trasversale dell’autonomia differenziata, che in questi anni è stato il protagonista oscuro della politica italiana.
A proposito di oscurità, grazie all’aiuto dei media la Lega è riuscita a nascondere il proprio europeismo in chiave secessionistica interna. La realtà è che la questione della riforma del MES (il tentativo di istituire un Fondo Monetario Europeo) non preoccupava il vero gruppo dirigente della Lega (Zaia, Maroni, Giorgetti), che aveva utilizzato la riforma del MES come merce di scambio con l’UE per poter accedere al paradiso della Macroregione Alpina, sotto la tutela coloniale della Baviera: una Macroregione concepita come una specie di svizzerona riservata ai popoli ricchi del Centro-Europa.

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Di comidad (del 28/11/2019 @ 00:17:52, in Commentario 2019, linkato 5735 volte)
Sabato scorso si è svolta a Roma una manifestazione contro la “violenza di genere”, cioè la violenza maschile contro le donne. I media hanno evocato a riguardo una sorta di emergenza “femminicidio” in Italia.
L’anno più recente in cui la statistica sugli omicidi in Italia risulta pienamente aggiornata è il 2017. In base a questi dati, si registrerebbe in Italia un calo costante degli omicidi, che collocherebbe il nostro Paese ai gradi più bassi della graduatoria europea per reati di sangue. Non solo in Paesi comparabili al nostro, come Francia, Germania e Regno Unito, il tasso di omicidi risulta superiore all’Italia, ma persino in Paesi considerati “modello”, come Svezia e Danimarca, da cui non te lo aspetteresti proprio. Meno violenti dell’Italia sono invece Paesi come la Repubblica Ceca, il Portogallo e la Spagna, a smentita del luogo comune del “sangre caliente”.
Il costante calo degli omicidi in Italia può essere in parte spiegato con l’invecchiamento medio della popolazione, dato che è difficile fare agguati quando si è afflitti da artrosi e prostatite. La maggioranza delle vittime di omicidi è ancora costituita da uomini. La diminuzione degli omicidi legati ad attività criminali, fa statisticamente risaltare la quota degli omicidi in ambito familiare, nei quali è piuttosto consistente la quota di donne uccise. Mentre la criminalità comune sposta i reati in ambiti meno cruenti, da colletti bianchi, come le frodi informatiche e il riciclaggio, la famiglia rimane invece un luogo di violenza fisica e morale nei termini tradizionali. D’altra parte se vi fosse davvero una “violenza di genere”, questa dovrebbe proiettarsi ben oltre la famiglia, ma di ciò, almeno statisticamente, non c’è ancora nessuna traccia.
Le oligarchie finanziarie e industriali sono rigorosamente costituite da maschi bianchi, in maggioranza di origine anglosassone o germanica, quindi in quel caso la criminalizzazione preventiva del genere maschile non attecchisce per niente. Funziona invece benissimo in altri ambiti, come la Scuola. Secondo i dati OCSE, tende ovunque a diminuire la quota maschile di insegnanti, ma il fenomeno sembrerebbe molto più significativo in Italia, dove i maschi sono stati di fatto estromessi dalla Scuola Elementare.
Visto che non siamo più ai tempi del Maestro di Vigevano, che lasciava la Scuola per inseguire sogni di arricchimento nell’industria, la causa va probabilmente ricercata in un’opinione pubblica sempre più sospettosa e ostile alla presenza di maschi a contatto con bambini. D’altra parte gli stessi metodi utilizzati per criminalizzare preventivamente il genere maschile, potranno essere reimpiegati per criminalizzare anche il genere femminile; infatti l’OCSE presenta la femminilizzazione della Scuola come un problema per il processo educativo. Nella Scuola primaria e nella Scuola dell’Infanzia la criminalizzazione degli insegnanti maschi è servita per aprire la strada alla criminalizzazione della categoria degli insegnanti nel suo complesso. Siamo già alle condanne nei confronti di maestre per la generica accusa di aver “urlato”.

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Di comidad (del 21/11/2019 @ 00:15:16, in Commentario 2019, linkato 5891 volte)
Nei giorni scorsi l’autorevole agenzia ANSA ha prodotto una delle sue tante fake news attribuendo alla “guida spirituale dell’Iran”, l’ayatollah Khamenei, una dichiarazione in cui esprimeva il proposito di “distruggere Israele”. La “notizia” viene smentita già nel corpo dell’articolo, nel quale in realtà la dichiarazione di Khamenei si restringe all’osservazione che una distruzione di Israele non comporterebbe affatto una distruzione degli Ebrei. A questo punto c’è da dubitare anche della traduzione operata dall’ANSA o da chi per essa, andando a capire se effettivamente in quella dichiarazione Khamenei abbia mai pronunciato il corrispettivo persiano della parola “distruggere”.
Si è di fronte alla consueta infantilizzazione dell’opinione pubblica, allevata ad interpretare i contrasti internazionali in base alla contrapposizione tra buoni e cattivi. Se si ricorre ad una propaganda così rozza ed elementare risulta evidente l’intenzione di rafforzare la psicosi del “nemico”, addirittura di inventare i nemici. L’aspetto curioso è che l’Iran come potenza regionale è stato praticamente “inventato” dagli USA, quando nel 2003 decisero di eliminare il contrappeso regionale dell’Iran, cioè l’Iraq a dominanza sunnita di Saddam Hussein. In quel momento però la priorità per gli USA era quella di punire Saddam Hussein per i suoi propositi di sganciarsi dal dollaro e, soprattutto, per il fatto che reinvestiva in loco i proventi del petrolio invece di riciclarli nel circuito finanziario americano.
Dal canto suo Israele non è più un Paese davvero indipendente e ciò dal 1973, anno in cui fu salvato dalla sconfitta con l’Egitto dall’intervento statunitense, tanto che vi sono stati vari segnali di una presenza militare diretta degli USA ed anche di una presenza della CIA nello stesso Israele. Al di là dell’esigenza USA di tenere destabilizzata l’area del Vicino e Medio Oriente (oggi per gli USA c’è in ballo anche il lancio del business del suo petrolio di scisto), c’è però da rilevare che ben difficilmente Israele potrebbe permettersi una situazione di pace o di guerra non guerreggiata. La nascita di Israele si è basata su una contraddizione oggettiva. La grande minaccia per la sopravvivenza dello Stato sionista è infatti quella demografica, in quanto nel giro di una o due generazioni la popolazione israeliana si ritroverebbe molto più minoritaria di quanto già non lo sia ora. Solo uno stato di guerra permanente può consentire ai governi israeliani non solo di giustificare l’apartheid ma, soprattutto, di gestirlo materialmente. In tal modo risulta facile spiegarsi i ricorrenti quanto gratuiti attacchi a Gaza ed anche il bisogno di alimentare lo spauracchio della minaccia iraniana.
Esistono quindi contraddizioni oggettive che prescindono dalle volontà dei singoli e dei popoli. Anche la storica inconsistenza dell’europeismo sta proprio nella totale omissione delle vere questioni sul tappeto.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


16/12/2019 @ 06:47:49
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