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"Politically correct" è l'etichetta sarcastica che la destra americana riserva a coloro che evitano gli eccessi del razzismo verbale. "Politicamente corretto" è diventata la locuzione spregiativa preferita ovunque dalla destra. In un periodo in cui non c'è più differenza pratica tra destra e "sinistra", la destra rivendica almeno la sguaiataggine come proprio tratto distintivo."

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Di comidad (del 17/05/2018 @ 00:12:22, in Commentario 2018, linkato 404 volte)
Una delle discussioni che hanno segnato l’ultimo mese ha riguardato la violenza scolastica. In particolare hanno suscitato polemiche le affermazioni del giornalista Michele Serra, il quale ha individuato nell’incultura del “popolo” una delle cause principali delle continue aggressioni agli insegnanti. Prima di stabilire se le tesi di Serra siano classiste o razziste, di destra o di sinistra, si tratta di capire se esse abbiano o meno un fondamento nei dati di fatto; e non ce l’hanno.
L’errore di metodo sta nel delimitare l’aggressione contro gli insegnanti nello stretto ambito della violenza fisica, mentre c’è anche la violenza morale e psicologica. Una famiglia “colta” e privilegiata può infatti aggredire un docente senza ricorrere alle classiche vie di fatto ma con strumenti “civili” e “giuridici”. Vi è stato infatti anche il caso di un insegnante querelato per diffamazione per aver trascritto una nota disciplinare sul registro elettronico. Sebbene la famiglia querelante non sia riuscita ad ottenere una sentenza favorevole in tribunale, l’effetto intimidatorio nei confronti del docente è stato raggiunto ugualmente, poiché gli sono state procurate ansie, insonnie e spese legali, solo in parte compensate dalla sentenza finale. Il blog Orizzonte Scuola, che riporta la notizia, conclude seraficamente sull’opportunità per tutti i docenti italiani di assicurarsi contro questo tipo di “infortuni”, come già fanno i docenti francesi.
A parte che non è una grande consolazione sapere che anche in Francia l’istruzione pubblica è allo sbando, con l’invito ad assicurarsi arriviamo al vero scopo dell’attuale delegittimazione dell’istituzione scolastica pubblica, cioè trasformarla in una vacca da mungere, in un’occasione di business da parte di imprese private. Oggi la Scuola già versa il suo obolo non solo alle assicurazioni private, ma anche alle aziende private in nome della “alternanza Scuola-lavoro”, alle banche private in nome della “educazione finanziaria”, ad un’agenzia privata come l’Invalsi in nome della valutazione degli studenti, a multinazionali come la IBM per “formare” i Dirigenti, cioè per trasformarli in lobbisti, più o meno consapevoli dell’interesse privato. Il privato si pone come tutore di una Scuola pubblica appositamente delegittimata e, per questa tutela, ovviamente si fa pagare.
È stato trascurato anche un altro dato di fatto che avrebbe dovuto far scorgere l’entità di questa delegittimazione. Il noto episodio del docente aggredito a testate da uno studente col casco, è venuto alla luce solo perché gli stessi studenti hanno lanciato in rete dei video in cui illustravano e celebravano la propria impresa. Senza questa ingenuità da parte degli studenti, l’episodio si sarebbe consumato come tanti altri nei consueti rituali scolastici, cioè un’istruttoria del Dirigente Scolastico il quale avrebbe constatato che si trattava della parola di un unico docente contro quella di più studenti, che avrebbero buon gioco a far passare l’insegnante per pazzo. Per questo molti docenti non segnalano gli episodi di violenza che li colpiscono, in modo da non incorrere in ulteriori persecuzioni da parte del Dirigente.

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Di comidad (del 10/05/2018 @ 00:44:28, in Commentario 2018, linkato 1144 volte)
Le dichiarazioni del Presidente Sergio Mattarella di lunedì ultimo scorso hanno dimostrato ancora una volta come si possano “guidare” le consultazioni per il nuovo governo attraverso il copione dei “mandati esplorativi”, già collaudato da Giorgio Napolitano nella scorsa legislatura. Se Mattarella avesse immediatamente attribuito l’incarico dapprima a Salvini e poi eventualmente a Di Maio, essi avrebbero potuto acquisire credibilità per quel minimo di fatto compiuto che l’incarico costituiva. Non c’era inoltre nulla di incostituzionale nel consentire a governi minoritari di presentarsi in parlamento a cercare voti; anzi, sarebbe stata questa la logica di una repubblica parlamentare.
Anche nel caso di fallimento di entrambi i presidenti incaricati, il tutto si sarebbe consumato in un lasso di tempo tale da consentire di indire le nuove elezioni entro giugno. Ma è molto improbabile che un parlamento direttamente interpellato si sarebbe messo nelle condizioni di farsi sciogliere appena insediato.
La tattica delegittimante di Mattarella, condita da perdite di tempo con il pretesto di dare tempo ai partiti, ha creato artificiosamente una situazione di emergenza, tenendo il parlamento sotto il ricatto di elezioni in estate e dell’urgenza di una legge finanziaria che debba scongiurare l’aumento automatico dell’IVA a gennaio. In tal modo la soluzione di un “governo del Presidente”, di un “governo di garanzia” rischia di incombere come ineludibile, con i soliti media maistream ad applaudire ed incensare il monarca di turno. Per scongiurare la prospettiva di un nuovo governo “tecnico”, Salvini e Di Maio invece di contestare a Mattarella il suo extraparlamentarismo, si sono ridotti a supplicarlo di concedere ancora ventiquattro ore di tempo per affannarsi a rincorrere un accordo. Ciò conferma il dato di fatto: per tacitare e neutralizzare i feticci del “voto democratico” e della sovranità del parlamento, è ogni volta sufficiente agitare un’emergenza.

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Di comidad (del 03/05/2018 @ 02:06:18, in Commentario 2018, linkato 8465 volte)
L’Unione Europea prosegue nella sua stretta sui canali non ufficiali di informazione su internet. Le misure hanno ancora un notevole margine di ambiguità: si va dall’intimidazione nei confronti dei gestori delle piattaforme, sino all’istituzione di un “gruppo di verificatori” delle informazioni diffuse su internet.
L’iniziativa della Commissione Europea è corredata dalla “notizia” (una “fake”?) secondo cui la maggioranza della pubblica opinione considera le cosiddette “fake news” una “minaccia per la democrazia” (ma quant’è cagionevole ‘sta democrazia). L’annuncio più eclatante è però che sarebbero già stati monitorati tremilanovecento casi di disinformazione “pro Cremlino”. Come a confessare che il confronto politico-militare con la Russia continua ad essere il principale, se non esclusivo, movente dell’allarmismo.
Sono stati da più parti giustamente denunciati i pericoli per la libertà di espressione di queste misure adottate dall’UE. D’altra parte non si può neanche avallare troppo l’enfasi che viene data nel descrivere il fenomeno dell’informazione fuori dal mainstream che viene lanciata su internet, un fenomeno che rimane comunque di “nicchia”. La stragrande maggioranza delle persone continua infatti ad “informarsi” con i telegiornali ed i talk-show ed anche i casi dei blog più popolari sono comunque supportati dalla notorietà televisiva dei loro conduttori.
Se è vero che circolano da anni su internet versioni alternative sulle guerre in Siria ed in Ucraina, è anche vero che queste versioni raggiungono ancora una piccola minoranza della popolazione. Al di là delle leggende, non vi è alcuna prova che sia internet a spostare masse di voti e opinioni.
La querelle delle presunte “fake news” su internet è quindi un modo per mettere in secondo piano il vero problema, cioè il carattere inefficace e controproducente dell’attuale propaganda occidentale contro la Russia. Anche nella recente vicenda del presunto attacco chimico di Assad e della relativa rappresaglia missilistica occidentale, la gran parte dell’opinione pubblica non ha contestato le premesse propagandistiche dell’attacco, ma non ne ha neppure condiviso le conseguenze. Un attacco chimico non è stato ritenuto sufficiente a rischiare un confronto nucleare. L’assunto apocalittico della propaganda ufficiale ha suonato come una sorta di “fiat iustitia et pereat mundus” che ha spaventato la maggioranza delle persone, un po’ come è avvenuto per il “fiat Europa et pereat Italia” che ha caratterizzato la comunicazione degli ultimi governi italiani.
Aver convinto la pubblica opinione che i Russi sono i cattivi non ha quindi comportato l’avallo alle politiche aggressive, tanto che un codino occidentalista come Gentiloni ha tenuto a precisare che non vi è stata alcuna partecipazione attiva dell’Italia all’iniziativa del lancio dei missili contro la Siria. Allo stesso modo non si è riuscito a convincere gli imprenditori italiani che i Russi, per quanto “cattivi”, non siano per questo dei buoni clienti. Nel 2017, nonostante le sanzioni economiche decise dalla UE, l’incremento degli affari con la Russia è stato inarrestabile e a darne la notizia è stato l’ufficialissimo quotidiano confindustriale.

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Di comidad (del 26/04/2018 @ 00:00:59, in Commentario 2018, linkato 1368 volte)
L’Iran si trova nuovamente al centro del tritacarne mediatico internazionale per una presunta vicenda di veli islamici. L’attendibilità e la effettiva portata della notizia sarebbero tutte da verificare, ma la vigente parodia del politicamente corretto non si pone problemi di vero e di falso, semmai della valenza edificante del proprio messaggio.
Ricondotto al ruolo mediatico del “villain” (uno che impone il velo alle donne ovviamente userà armi chimiche o nucleari), l’Iran si trova anche al centro di un’ulteriore offensiva statunitense, con il proposito del cialtrone Trump di denunciare l’accordo sul nucleare iraniano raggiunto da Obama e Kerry. Al di là del vantaggio propagandistico che gli USA si stanno prendendo, occorrerebbe comprendere i vantaggi sul piano strategico che gli USA intenderebbero ricavare dall’operazione della denuncia dell’accordo. Questi vantaggi apparentemente non ci sono dal momento che l’unico effetto pratico sarebbe quello di rilanciare non solo il programma nucleare iraniano, ma anche il ruolo di potenza regionale a tutto campo dello stesso Iran.
Il paradosso di questa situazione sta nel fatto che l’Iran come potenza imperialistica regionale è stato praticamente “inventato” dagli Stati Uniti, i quali hanno eliminato tutti i contrappesi che potevano contenere la politica iraniana nella sua propria sfera territoriale. Nel 2003 l’invasione statunitense dell’Iraq ha liquidato uno Stato che, disponendo di una popolazione di quasi la metà di quella iraniana, ne conteneva il potenziale espansivo. Il regime etnicamente sunnita, ma laico, di Saddam Hussein teneva a freno una maggioranza sciita che, una volta caduto il regime, è stata attratta nella sfera d’influenza del maggior Paese di religione sciita, il confinante Iran.
La destabilizzazione della Siria del 2011 è stata presentata da molti analisti illustri come un attacco indiretto degli USA all’Iran per far saltare la continuità territoriale della cosiddetta “Mezzaluna Sciita” che attraversa Iran, Iraq, Siria e Libano. In effetti questa teoria presenta una falla evidente: il regime di Assad, pur alleato dell’Iran, costituiva con la sua presenza e la sua potenza militare un oggettivo contrappeso all’Iran. Al contrario, la destabilizzazione della Siria ha consentito ai Pasdaran iraniani di insediarsi in Siria e di saldarsi con la milizia libanese sorella, Hezbollah, anch’essa oggi massicciamente presente in Siria.
Se la politica USA ha determinato le condizioni per un imperialismo regionale iraniano, l’arrivo della Russia in Siria nel 2015 ha costituito al contrario un ridimensionamento oggettivo dello stesso Iran, ridotto al ruolo di alleato secondario. Ciò che ha irritato gli USA è il fatto che la presenza russa abbia ricondotto i vari attori dell’area del Vicino Oriente alle loro dimensioni effettive, determinando indirettamente un riequilibrio. Questo spiega i recenti isterismi missilistici del sedicente Occidente, il quale rischia di vedersi sgonfiare tra le mani i suoi ulteriori progetti di destabilizzazione.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


20/05/2018 @ 12:07:54
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