"
"La malevolenza costituisce pur sempre l'unica attenzione che la maggior parte degli esseri umani potrà mai ricevere da altri esseri umani."

Comidad
"
 
\\ Home Page
Benvenuto nel blog del COMIDAD:

Home Page
 
Di comidad (del 27/04/2017 @ 01:45:17, in Commentario 2017, linkato 1043 volte)
Dopo le dichiarazioni del vicepresidente della Camera ed esponente del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, sulle responsabilità delle Organizzazioni Non Governative nel traffico di migranti, sono immediatamente cominciate sui media le esegesi alternative sul documento dell’agenzia europea Frontex che aveva dato origine a quelle stesse dichiarazioni. La parola d’ordine è “minimizzare”, ricondurre il rapporto Frontex al rango di lamentela per le inevitabili agevolazioni per il traffico di migranti che l’attività “umanitaria” delle ONG involontariamente determinerebbe. In questo senso si esprime, ad esempio, il quotidiano “La Repubblica”.
Nulla di più prevedibile di questa levata di scudi dei media a favore delle ONG, se si considera che le stesse ONG, le fondazioni ed in genere il settore del cosiddetto “non profit” (ovvero della non tassazione), con il loro imperialismo “umanitario” svolgono un ruolo decisivo, e complementare al ruolo delle multinazionali, sia nella circolazione internazionale dei capitali, sia nella destabilizzazione dei Paesi attraversati da quella circolazione. L’ultima “manovrina” del governo Gentiloni riconferma tra i suoi provvedimenti persino una “immunizzazione” dall’IVA già decisa lo scorso anno a beneficio delle ONG; ciò a riprova del potere lobbistico del “non profit” ad alibi umanitario.

La guerra è un effetto, una conseguenza diretta, della mobilità dei capitali, ma la povertà ne costituisce invece la precondizione essenziale. I capitali non possiedono alcuna vitalità economica intrinseca e la loro circolazione può esercitarsi soltanto in condizione di vantaggio assoluto nei territori che vanno a conquistare. Per questo motivo è così importante che esistano agenzie sovranazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale che impongano ai governi politiche di austerità, di privatizzazione dei servizi pubblici e di vincolo di bilancio in nome di un illusorio “sviluppo” futuro: è la pauperizzazione forzata dei popoli a conferire potere contrattuale agli investimenti esteri.
L’analisi economica del capitalismo può arrivare solo sino ad un certo punto, oltre il quale diventa fuorviante, poiché il capitalismo va analizzato soprattutto come fenomeno criminale. Oggi il linguaggio moralistico è diventato pervasivo, perciò anche il termine “criminale” rischia di essere interpretato in questo senso morale. In realtà il capitalismo è criminale nel senso tecnico-giuridico del termine, in quanto si basa sulla svalutazione preventiva e fraudolenta di ciò che va a saccheggiare, sia il lavoro, sia i beni immobili, sia le attività produttive. La migrazione, ad esempio, viene presentata o come fuga dalle guerre (ed in parte è vero) o come fuga da condizioni economiche insopportabili. Questo quadro viene spesso corredato da ipocrite recriminazioni sui Paesi sviluppati che non aiuterebbero abbastanza i Paesi sottosviluppati.

...

Continua a leggere...

 
Di comidad (del 20/04/2017 @ 00:32:15, in Commentario 2017, linkato 1068 volte)
È probabile che il governo cinese non provi un particolare affetto per il regime nord-coreano. Sta di fatto però che la Cina non può permettersi che la “democrazia occidentale” (cioè i missili e i soldati USA) arrivino ai propri confini. I toni miti che la dirigenza cinese sta usando in questa ennesima crisi tra Stati Uniti e Corea del Nord non devono ingannare. Quando si tratta dell’integrità del proprio territorio i dirigenti cinesi sono inflessibili e possono diventare anche imprevedibili, dato che capiscono benissimo che il vero bersaglio dell’attivismo militare statunitense non è la Corea del Nord ma la Cina stessa. Che si tratti di intimidazione o di diretta minaccia al territorio, non è dato ancora capirlo; ma il confine tra l’intimidazione e la minaccia diretta è molto labile.
Dal 1972 sembrava che gli USA avessero compreso di non poter fronteggiare contemporaneamente Russia e Cina; anzi, l’alleanza commerciale con la Cina, inaugurata dal famoso viaggio di Nixon, era stata una delle chiavi della vittoria nella guerra fredda. Sembrava anche che la lobby commerciale che ha spinto CialTrump alla presidenza USA fosse intenzionata a riallacciare i rapporti con la Russia per concentrare il fuoco sulla concorrenza commerciale cinese; invece le ultime mosse dell’Amministrazione americana scompaginano questo quadro. Cos’è accaduto?
Una notizia del marzo scorso avrebbe potuto spiegare molte cose; una notizia che, sebbene anticipata dal “Financial Times”, è stata invece poco rilevata dai media. Il fatto riguarda l’arrivo negli USA di duecento miliardi di dollari di investimenti dall’Arabia Saudita; duecento miliardi nei prossimi quattro anni: guarda caso proprio il periodo del primo mandato presidenziale di CialTrump.
Si ha un bel dire che questi duecento miliardi saranno investiti nell’economia reale e rilanceranno produzione e consumi, ma sono belle chiacchiere e il dato vero è che, ancora una volta, la mobilità dei capitali ha sconfitto l’economia reale. Per re-industrializzare gli Stati Uniti occorrerebbero anzitutto sbocchi commerciali, sia interni che esterni, un obiettivo che si raggiungerebbe anzitutto ridimensionando la concorrenza cinese. Che allo scopo si ricorra ai dazi o ad una drastica svalutazione del dollaro, poco importa, ma l’una o l’altra soluzione disturberebbero la finanza globale, la quale non gradisce che si frappongano ostacoli alla circolazione delle merci, perché per ogni merce che si importa c’è come corrispettivo un capitale esportato; e la finanza globale tantomeno gradisce che i debiti si svalutino. Prima di tutti ovviamente la pensano così i grandi detentori del debito USA, come i Sauditi.

...

Continua a leggere...

 
Di comidad (del 16/04/2017 @ 01:40:33, in Documenti, linkato 682 volte)
A proposito di un dibattito su natura e progresso

Il cuore, quest’oscuro fiore celestiale,
sboccia misteriosamente.
Non si darebbe quell’ombra per tutta quanta la luce.
Victor Hugo, Les Misérables

La premessa di ogni dibattito che si desideri più inclusivo e più stimolante per chiunque è intendersi sui concetti.
Può sembrare una banalità, ma dare per scontato che tutti e tutte siano d’accordo con una “certa” definizione dell’oggetto di cui discutiamo è speculare a chi ogni giorno vorrebbe convincerci che questo modo di vivere è l’unico esistente. Dunque imparare almeno a nutrire qualche dubbio sulle certezze oggi circolanti può essere un buon punto di partenza per ri-posizionare una discussione, e, in ogni caso, lo è per me.
Dunque muoverei qualche dubbio sulle certezze dei seguenti concetti: natura umana, artificio, tecnica, tecnologia, progresso, scienza, natura. Perché niente di queste sicure “cosalità” è al riparo dall’esercizio egemonico operato dai dominatori nel renderle così come sono, e non come potrebbero o non potrebbero essere.
Rosa Luxemburg scriveva che – al netto delle differenze politiche – quando un pensiero non si muove più ma si fissa, si immobilizza, allora si può ragionevolmente parlare di pensiero reazionario. Così abbiamo anche in prestito una definizione particolarmente azzeccata di reazionarismo: quanto mai opportuna, se pensiamo che i più grandi teorici nazisti e fascisti, oltre a quelli alla destra del fascismo e del nazismo, e oltre ancora a quelli della Nouvelle droite francese, parlano di nevrosi rivoluzionaria, definendo questa smania pruriginosa (sessuale?!) dei rivoluzionari di cambiare il mondo. E di fatti, per costoro l’unico movimento consentito è all’indietro, verso una rivoluzione conservatrice, la cui essenza risiede nell’antimodernismo e nel rifiuto del progresso, partendo dal presupposto che tutto ciò che muove in avanti crea una perdita, una mancanza. Dunque i rivoluzionari sono dei nevrotici castrati: ricordare ogni tanto il motivo dell’odio aiuta a posizionarsi con maggiore circospezione in terreni storicamente minati.
...

Continua a leggere...

 
Di comidad (del 13/04/2017 @ 01:32:59, in Commentario 2017, linkato 1132 volte)
È iniziato un periodo difficile per Putin. Per oltre un anno il presidente russo era riuscito a tener buoni i propri generali prospettando loro la possibilità di un accordo con CialTrump. In questi ultimi mesi Putin aveva posto le basi di una pacificazione in Siria coinvolgendo l’Iran e costringendo la facinorosa Turchia di Erdogan a più miti consigli; tutto questo lasciando gli USA fuori dalla porta ma, comunque, con la porta aperta. L’inversione ad U di un presidente spinto da lobby commerciali, ma lasciato eleggere soltanto per la sua ricattabilità, ha dimostrato che gli USA sono determinati ad impedire qualsiasi stabilizzazione dell’area del Vicino Oriente. Se per raggiungere lo scopo gli USA devono prendere esplicitamente le parti dell’ISIS-Daesh, non c’è problema, tanto ai media occidentali basta un po’ di retorica e ipocrisia per mistificare tutto.
Al G7 di Lucca si è parlato persino di nuove sanzioni alla Russia, accusata di complicità con i presunti crimini di guerra di Assad e, per somma beffa, si è aperto il tavolo ad un Paese come l’Arabia Saudita, il più diretto responsabile del caos siriano insieme con il Qatar. I governi europei si sono completamente appiattiti sulle scelte irresponsabili degli USA ed il loro unico sussulto di “autonomia” è consistito nel consueto scivolamento nel demenziale repertorio del “più Europa”, farneticando ancora una volta di ”difesa europea”.
È inutile soffermarsi sul giallo dei trentasei missili americani mancanti all’appello nell’impatto sul suolo siriano perché, in fatto di malversazioni, qui siamo ancora all’apprendistato, perciò non è difficile supporre che quei missili, già strapagati dall’Amministrazione USA, magari non siano mai stati realmente forniti dalle aziende costruttrici, oppure forniti in condizioni di non operatività, ovviamente con la connivenza delle autorità militari. Il bomb-business è fatto anche di queste farse.
Ma le ruberie rappresentano il risvolto patetico e pacioccone del militarismo, mentre la riflessione più urgente riguarda invece domande come quelle dell’ultimo festival della rivista Limes, intitolato “Un nuovo secolo americano?”. Se i generali russi si dovessero convincere che con gli USA non è possibile alcuna trattativa, una domanda più realistica sarebbe quella di chiedersi se ci sarà un nuovo secolo tutto intero. Se al quadro si aggiungono le nuove provocazioni degli USA alla Corea del Nord, anche i generali cinesi potrebbero pervenire alla stessa convinzione dei generali russi e, a quel punto, potrebbe succedere di tutto. Gli oligarchi americani si sono crogiolati per troppo tempo nella puerile illusione di essere i soli criminali del pianeta.

...

Continua a leggere...

 

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (2)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (17)
Commenti Flash (61)
Documenti (45)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (4)
Links (1)
Storia (6)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


01/05/2017 @ 00:29:20
script eseguito in 63 ms