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"Se la pace fosse un valore in sé, allora chi resistesse all'aggressore, anche opponendosi in modo non violento, sarebbe colpevole di lesa pace quanto l'aggressore stesso. Perciò il pacifismo è impotente contro la prepotenza colonialistica che consiste nel fomentare conflitti locali, per poi presentarsi come pacificatrice."

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Di comidad (del 23/05/2020 @ 22:10:40, in Falso Movimento, linkato 2809 volte)
Sembra ormai evidente che la cosiddetta “comunità scientifica”, pur nel marasma comunicativo, sia definitivamente ridotta alla funzione di confermare le linee strategiche del dominio. La produzione di emergenze, insicurezze, precarietà, disorientamenti e allarmi, deve giustificare l’organizzazione neo-disciplinare e securitaria della società. Si tratta di una tecnica, neppure particolarmente raffinata, ma sempre efficace. Il TG scientifico della RAI, Leonardo, si allinea e lancia l’allarme.
Nella puntata del 18 maggio:
- Un reportage spiega che le mascherine possono essere un ricettacolo di batteri e virus, e quindi è meglio usare quelle usa e getta. Ma intanto si cominciano a vedere gli effetti di quest’uso intensivo di mascherine e guanti, che iniziano a ricoprire le nostre spiagge e i nostri mari. Dato il quantitativo enorme di questi dispositivi, se solo l’1% finisse il mare, le conseguenze sarebbero disastrose per l’ambiente. Gli esperti del WWF lanciano l’allarme.
- Il servizio successivo mostra che a causa del lockdown, le persone hanno mangiato più del solito senza fare attività fisica. Si calcola che gli italiani siano aumentati come peso corporeo di almeno il 3-4 %, con conseguenze molto serie per tutti i rischi connessi al sovrappeso. Gli esperti lanciano l’allarme.
- Altro servizio. La Sardegna è interessata da una invasione di cavallette che stanno provocando seri danni. Le cause sembrano legate ai cambiamenti climatici e all’abbandono di aree prima coltivate. Un fenomeno che aveva già interessato diversi paesi africani. Gli esperti della FAO lanciano l’allarme.
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L’evidenza è che l’accettazione del prestito del MES ha il sostegno di un’agguerrita lobby interna. Mentre l’ex direttore del “Corriere della Sera”, Ferruccio De Bortoli, profetizza che alla fine i 5 Stelle “ingoieranno il rospo”, un esponente italiano di un fondo di investimento internazionale, Muzinich, già invita il governo a “spendere bene” i fondi del MES, dando quindi per scontato che a questi prestiti si finirà per accedere.
In base alla regola logica secondo la quale per riconoscere senso ad un’affermazione, questa dovrebbe averlo anche nel suo contrario, l’esortazione dell’esponente di Muzinich risulta quantomeno superflua. Sarebbe stato infatti strano consigliare al governo di “spendere male” i fondi del MES. Il punto però è che si tratta di spaccio di banalità a scopo propagandistico, cioè di sfacciato lobbying, e i “disinteressati consigli” corrispondono agli interessi di un fondo di investimenti come Muzinich, che avrebbe tutto il vantaggio a lucrare sul declassamento dei titoli del debito pubblico italiano che la sottomissione al MES automaticamente comporterebbe. Essere “assistiti” dal MES certifica infatti lo stato di indigenza e di bisogno di uno Stato e quindi consente ai sedicenti “Mercati” di imporre tassi di interesse più alti.
La mitica Europa non riesce a mettersi d’accordo su una nozione di Recovery Fund; neppure gli altrettanto mitici Coronabond hanno trovato un minimo di definizione accettata. Il cosiddetto “europeismo” dimostra ancora una volta di coincidere semplicemente con la lobby della deflazione, cioè con il paradiso dei creditori che possono confidare nel fatto che il valore dei loro crediti non sarà eroso dall’inflazione.
Non a caso il Trattato di Maastricht proclama come sua priorità la “stabilità dei prezzi”, cioè l’assenza di inflazione. Il tutto poi è condito di ipocrisie. La Banca Centrale Europea dichiara, ad esempio, che il suo obbiettivo è un’inflazione al 2%, un tasso di inflazione non tale da erodere il valore dell’euro ma, nello stesso tempo, non suscettibile di scoraggiare i consumi a causa dell’attesa che i prezzi calino ancora.
Quest’inflazione che dovrebbe allo stesso tempo esserci e non esserci, sa molto di alibi propagandistico. Perseguire l’obbiettivo di un’inflazione zero o prossima allo zero, implica tenere bassa la domanda di beni di consumo quindi bassi salari. Per imporre bassi salari la via maestra è quella di creare disoccupazione, che abbatte il potere contrattuale dei lavoratori. Ma neppure questo basta.
Le maggiori consumatrici sono infatti le aziende produttive, che per produrre devono continuamente acquistare materie prime e macchinari ed anche tanti altri beni minori come il vestiario da lavoro. In parole povere, l’inflazione zero o prossima allo zero si ottiene solo con la deindustrializzazione. Dato che non tutti i Paesi vogliono o possono deindustrializzarsi, si tratta di individuare alcune colonie deflazionistiche, cioè Paesi che blocchino il proprio sviluppo economico per impedire all’euro di perdere valore.
Questo ruolo dell’Italia come colonia deflazionistica dell’Unione Europea trova da noi molti sostenitori interni, che ovviamente puntano più alla rendita finanziaria che al profitto industriale. Nella Storia italiana era stato il Meridione a svolgere il ruolo di colonia deflazionistica. A metà degli anni ’60 e poi alla metà degli anni ’70 le massicce importazioni di petrolio portarono ad un deficit della bilancia commerciale e della bilancia dei pagamenti, determinando una caduta del valore della lira. In entrambi i casi il rimedio fu trovato nel tagliare l’industria meridionale. Nell’Europa pseudo-unita questo ruolo di colonia deflazionistica da deindustrializzare si è esteso all’intera Italia. La sottomissione al MES è un decisivo tassello per formalizzare la condizione dell’Italia come Paese in via di sottosviluppo.

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Di comidad (del 14/05/2020 @ 00:22:38, in Commentario 2020, linkato 5422 volte)
Lo scrittore Honoré de Balzac faceva dire ad un suo personaggio, papà Goriot, che come ciarlatani i Tedeschi non li batte nessuno. Questa sentenza di papà Goriot avrebbe dovuto seppellire la sentenza della Corte Costituzionale tedesca che ha espresso dubbi sulla costituzionalità del Quantitative Easing della Banca Centrale Europea.
Ma forse non era necessario papà Goriot e bastavano le evidenze. Nel 2016 il quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore” riconosceva una tantum che i maggiori vantaggi della politica di inondazione di liquidità e di acquisto indiretto di titoli pubblici operati dalla BCE erano andati alla Germania, compresi i suoi Lander.
Il Quantitative Easing è a costo zero per la Germania poiché si tratta di denaro creato dalla BCE ad hoc e inoltre è sempre la Germania ad avere i maggiori problemi bancari di credito in “sofferenza”. Deutsche Bank ha visto infatti regolarmente fallire i suoi tentativi di risolvere la questione dei crediti non riscuotibili con lo strumento della “bad bank”.
Per fortuna c’è il “Quantitative Easing”, che si è ulteriormente allargato, al punto da aggirare la questione delle garanzie sui titoli. Oggi la BCE lancia programmi di acquisto di obbligazioni “spazzatura” non solo degli Stati ma soprattutto di imprese. Ancora una volta è la Germania a giovarsene maggiormente.
Per non ridurre il tutto a questione di psicologia dei popoli, occorre però chiedersi il motivo di tanti commenti gravi e pensosi sulla sentenza della Corte tedesca, invece di scoprire tranquillamente il bluff della Germania. A sostenere indirettamente il bluff è arrivata persino la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, la quale, a soddisfazione degli eurocorretti, ha proferito una ridicola minaccia di procedura di infrazione per la Germania a causa della sentenza. Il punto vero però è che al gioco delle parti, alla messinscena della severa e accigliata Germania che striglia gli Stati scavezzacolli del Sud Europa, partecipano anche le oligarchie dei Paesi del Sud.
Come si fa a conciliare un’inondazione di liquidità senza precedenti nella Storia con la persistenza di quel paradiso per creditori (e inferno per debitori) che è la deflazione? Come convincere i popoli che “non ci sono i soldi” anche a fronte di una pioggia di miliardi continuamente creati dal nulla?
Occorre appunto un’operazione di pubbliche relazioni, una simulazione, uno psicodramma che giustifichi le politiche restrittive di bilancio. Le istituzioni tedesche recitano la loro parte ma anche gli altri lo fanno, poiché ciò consente alle varie oligarchie di ridefinire a proprio vantaggio i rapporti di classe all’interno dei propri Paesi. La povertà fa gerarchia, crea dipendenza, consolida la piramide sociale col cemento dell’indebitamento di massa. La povertà è un grande business, stimola il credito ai consumi e, quando poi i debitori non possono pagare, vedono pignorarsi le case, cioè ricchezza reale. Si possono persino abbindolare i potenziali debitori invogliandoli con bassi tassi di interesse, tanto ci pensa la deflazione a tenere inalterato il valore dei crediti, anzi, a farlo aumentare.

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Di comidad (del 07/05/2020 @ 00:46:49, in Commentario 2020, linkato 5490 volte)
Il quotidiano “il manifesto” ha promosso un patetico appello a favore del governo Conte con tanto di raccolta di firme. L’iniziativa è stata presentata dai media come una mobilitazione degli “intellettuali di sinistra”, ma si tratta in effetti della solita rassegna di luoghi comuni di quella forma, sofisticata quanto ingenua, di autorazzismo che è il politicorretto. La tesi di fondo dell’appello è che il governo abbia agito con “prudenza e buonsenso” nell’ambito di una situazione di difficoltà dovuta in parte all’emergenza, in parte a carenze storiche della Sanità e in parte all’arroganza di alcune amministrazioni regionali.
Secondo gli estensori e i firmatari dell’appello, “prudenza e buonsenso” consisterebbero quindi in un comportamento ideale e astratto e non in una presa d’atto del contesto reale in cui ci si muove. Il governo avrebbe dovuto essere a conoscenza delle carenze della Sanità e delle spinte secessionistiche lombarde, eppure ha lasciato spazio all’esibizionismo velleitario e criminale della Regione Lombardia, consentendo un’ospedalizzazione di massa che non poteva che sortire esiti tragici. Lo stesso governo poi si è lasciato imporre dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una nozione di emergenza del tutto vaga e pretestuosa, come se prima del Covid non esistessero al mondo le malattie infettive.
Se gli estensori dell’appello avessero detto che siamo una colonia e che perciò qualsiasi governo si sarebbe fatto mettere sotto dall’OMS, la “difesa” del governo Conte avrebbe avuto un senso; ma presentare come “prudenza e buonsenso” il farsi mettere in mezzo, appare un po’ forzato. Una critica ingiusta mossa al governo è stata invece quella di aver minimizzato il rischio del Covid per troppo tempo; ma in effetti non si è mai trattato di minimizzare i rischi di una nuova patologia, semmai di considerare i rischi, ben maggiori, di un approccio emergenziale, che avrebbe prevedibilmente seminato il caos. Anche il paragone con l’influenza è stato malignamente frainteso dai media nel senso di una banalizzazione, come se le vittime della normale influenza non fossero migliaia ogni anno. Del resto è opinione diffusa tra i medici che l’intrusione della Protezione Civile abbia contribuito solo a fare casino; e non soltanto per l’episodio della fornitura agli ospedali delle mascherine sbagliate. A proposito di mascherine, tra qualche mese si dovranno anche fare i conti delle vittime determinate dal loro uso, in conseguenza dell’aver costretto centinaia di migliaia di soggetti allergici e costipati cronici a sopportare un costante impedimento alla respirazione.
Inchiodato alla nozione vaga di emergenza imposta dall’OMS, il governo ora non riesce più ad uscirne, nemmeno quando ormai i reparti di terapia intensiva si sono svuotati, dato che non può esistere un mondo senza “contagio”. Due mesi fa il governo è stato spinto alla scelta folle del lockdown dalle Regioni che costantemente lo scavalcavano e lo ponevano di fronte al fatto compiuto. La giunta lombarda, con altri presidenti di Regione al seguito, minacciò il governo di attuare il lockdown nella sua forma estrema di propria iniziativa, se il governo non lo avesse proclamato a livello centrale. A sostegno delle Regioni si pronunciarono anche Salvini e la Meloni; ma fu ancora più determinante l’allarmismo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. A distanza di due mesi, Conte si ritrova con il cerino acceso in mano, poiché le Regioni si stanno adesso pronunciando per la riapertura delle attività produttive e commerciali. Sino a qualche giorno fa solo il presidente della Regione Campania sembrava ancora adeguarsi alla linea del lockdown ma poi ha seguito la nuova corrente anche lui. In mano al governo rimane così soltanto l’arma spuntata della diffida.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


26/05/2020 @ 23:20:41
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