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"La nozione di imperialismo americano non si deve intendere come dominio tout court degli Stati Uniti, ma come la guerra mondiale dei ricchi contro i poveri, nella quale gli USA costituiscono il riferimento ed il supporto ideologico-militare per gli affaristi e i reazionari di tutto il pianeta."

Comidad (2012)
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Di comidad (del 26/05/2022 @ 00:05:44, in Commentario 2022, linkato 2632 volte)
Nel 1919 i giornali, con in testa il solito “Corriere della Sera”, condussero una martellante campagna di stampa su presunti episodi di aggressione ai reduci di guerra. Molti storici hanno dato per scontata l’autenticità di quella narrazione, ma in realtà di sostanzioso vi era ben poco, anche considerando che, con milioni di ex combattenti in giro, era pretestuoso attribuire un carattere antimilitarista ad ogni rissa in cui venissero coinvolti; ciò in un periodo in cui si veniva alle mani molto più facilmente di oggi. Sta di fatto che quella psicosi indotta dalla stampa di establishment fu importante nel creare il clima di rancore e di regolamento di conti nel quale si instaurò il fascismo. A quell’epoca creare una psicosi fu possibile con i soli mezzi della stampa cartacea, ma oggi, con la potenza degli attuali mezzi di comunicazione indurre analoghe psicosi su presunte emergenze finanziarie o pandemiche, o sui presunti disastri provocati dal reddito di cittadinanza, è molto più agevole e frequente di prima.
In un conflitto internazionale il ruolo mistificatorio dei media è ovviamente decisivo. Il sistema mediatico, al di là delle venature falsamente “critiche”, si dimostra oggi compatto nel diffondere menzogne sulla Svezia e sulla Finlandia, che, secondo la narrazione, avrebbero rinunciato alla loro storica neutralità per chiedere di aderire alla NATO. In questo caso la verità è facilmente verificabile, poiché sul sito della NATO si può accertare non solo che Svezia e Finlandia sono partner della stessa NATO dal 1994, ma anche che nel 2018 hanno partecipato all’operazione Trident, una delle più importanti esercitazioni congiunte nella storia dell’alleanza. Se i media stanno mentendo in modo così sfacciato su un dato che chiunque potrebbe immediatamente controllare, figuriamoci come possono mentire laddove il controllo non sia possibile. Forse lo stesso concetto di menzogna non descrive correttamente ciò che accade, poiché presupporrebbe un grado di lucidità che non c’è; qui invece ci si racconta ogni volta ciò che gli fa comodo raccontarci.
A questo punto è il caso di domandarsi se, anche nel caso della guerra in Ucraina, i media non si limitino a disinformare sulle vicende di guerra, ma se addirittura non stiano proseguendo una “guerra” che sul campo già non c’è più. La presa del Donbass da parte delle truppe russe comporta lo stabilire le infrastrutture che fissino i nuovi confini, e quindi si dovrebbe procedere alla “ripulitura” dei territori che si hanno di fronte da tutte quelle postazioni dalle quali fosse possibile bersagliare le strutture confinarie in allestimento da parte dei genieri russi. Possono quindi verificarsi piccole avanzate e successivi arretramenti, che i media occidentali possono spacciare come “riconquiste” dovute a furiosi combattimenti. In parole povere, la guerra guerreggiata potrebbe già essere finita da più di un mese e non ce lo si fa sapere. Come c’è stata una psicopandemia che è andata ben oltre i pochi mesi dell’epidemia reale, anch’essa molto enfatizzata, ora potrebbe esserci una “psicopolemia” che prosegue una guerra già conclusa sul campo.

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Di comidad (del 19/05/2022 @ 00:05:32, in Commentario 2022, linkato 5489 volte)
Quando nel 1991 finirono l’Unione Sovietica e il socialismo reale, ci è stato raccontato che l’assorbimento della Russia nell’economia occidentale avrebbe determinato una cessazione dei conflitti ideologici e l’inaugurazione di un’era di pace e sviluppo. La narrazione attecchì anche in settori della cosiddetta sinistra radicale, per cui pochi a quel tempo osservarono che un’integrazione della Russia nel sistema capitalistico avrebbe inevitabilmente inasprito i conflitti imperialistici. Anzi, la parola “imperialismo” fu censurata dal politicamente corretto, ed il mantra consistette nell’individuare l’unico pericolo di guerra in quel soggetto politico fantasma che sarebbero i “nazionalismi”. In realtà le nazioni non esistono in natura e sono prodotti storici degli imperialismi, per cui ogni Stato nazionale non è che un imperialismo interno che si esprime nel confronto con altri imperialismi. La criminalizzazione del dittatore di turno è la formula obbligata con cui l’attuale falsa coscienza, il politicamente corretto, deve dissimulare il conflitto intercapitalistico, lo scontro degli imperialismi, ed anche il costo crescente dell’imperialismo a scapito del livello di vita della popolazione.
L’espansionismo commerciale della Russia è stato immediatamente percepito come una doppia minaccia, politica ed economica. Nel 2009 era già chiaro che gli USA non avrebbero consentito l’attuazione del gasdotto North Stream 2, che collegherebbe (se fosse operativo) la Russia e la Germania. La Polonia lanciò l’allarme: l’impero russo si stava espandendo usando petrolio e gas invece dei carri armati. Da Washington l’allarme veniva rilanciato a tutte le altre cancellerie europee. L’epoca della sedicente globalizzazione ha visto così una recrudescenza delle guerre commerciali ed un uso a tutto campo dell’arma delle sanzioni.
Dalla seconda metà degli anni ’90 era già iniziata l’espansione della NATO ad Est, per cui la Russia tentò persino di farsi integrare a sua volta nell’alleanza, ovviamente senza riuscirci. Con l’espansione inarrestabile della NATO l’imperialismo USA perdeva attitudini classiche degli imperialismi, cioè la dissuasione e l’equilibrio di potenza. L’automatismo dei comportamenti statunitensi man mano toglieva all’avversario russo la preoccupazione di avere qualcosa da perdere, infatti, quali che fossero le mosse russe, la NATO si allargava ugualmente. Rispetto alle tradizionali alleanze militari la NATO è qualcosa di più: un apparato mastodontico che si configura come una rete di carriere personali con porte girevoli tra pubblico e privato e di lobby di affari, da quelli “legali” a quelli illegali, che si consumano all’ombra del segreto militare. Non solo l’Unione Europea, ma anche la NATO, funzionano col pilota automatico di cui ci narrò Draghi nel 2013, quando disse che i governi potevano cambiare ma che l’agenda di governo sarebbe rimasta sempre la stessa.

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Di comidad (del 12/05/2022 @ 00:12:19, in Commentario 2022, linkato 5834 volte)
Gli aedi dell’establishment in questa vicenda ucraina vivono una condizione di frustrazione poiché sanno di non avere più dietro di sé la ”solida e compatta maggioranza” di ibseniana memoria, come ai bei tempi del Covid. In realtà è una semplice questione di rapporti di forza: una cosa è chiamare le masse ad una ludica guerra civile per vessare l’inerme minoranza dei no-vax, altra cosa è il confronto con una potenza nucleare come la Russia. Appare normale che stavolta la maggioranza degli Italiani non voglia starci, anche perché troppe imprese dipendono dal gas russo e dal mercato russo.
La reazione di una parte dell’establishment a questa condizione di isolamento dalla gran parte della pubblica opinione si configura nel neo-maccartismo. Rinato negli USA direttamente ad opera del presidente Biden, il maccartismo è stato immediatamente adottato anche in Italia dall’organo di vigilanza sui servizi segreti, il Copasir, che attribuisce la scarsa popolarità del bellicismo alle spie ed alle fake news della Russia. Anche il maccartismo storico fu originato nella prima metà degli anni ’50 dal rifiuto di gran parte dell’establishment americano di fare i conti con i rapporti di forza. La frustrazione dovuta allo shock dell’atomica sovietica ed alla batosta rimediata in Corea contro i “volontari” cinesi, venne sfogata dando vita ad una commissione per indagare sulle “attività antiamericane”; una commissione che si accanì contro Hollywood, cioè proprio contro la fabbrica della propaganda americana più efficace ed insinuante, tanto da aver convinto tutti che gli USA avessero vinto la guerra da soli. La psicosi sulle spie comuniste copriva l’incapacità di ammettere che anche imperialismi straccioni come quello russo e quello cinese erano in grado di mordere, e infatti erano stati determinanti nella sconfitta della Germania e del Giappone. Quando la caccia al comunista cominciò a infastidire settori dello stesso establishment, si diede il permesso ad Hollywood di reagire con film di denuncia sul maccartismo, per cui dagli USA poterono nuovamente arrivarci lezioncine sulla libertà.
La questione dei rapporti di forza comunque si fa strada nel dibattito e, non a caso, uno dei politici più zelanti nella caccia ai no-vax, Pierluigi Bersani, ha rivestito i panni dell’agnellino auspicando un “negoziato” con la Russia su una base piuttosto pragmatica. Al di là delle narrative mediatiche sui suoi tracolli militari, la Russia si è già presa quello che voleva, il Donbass ed il Mar d’Azov; ma ora sta occupando anche altri territori, da cui potrebbe ritirarsi in caso di accordo tra le parti in conflitto, ciascuna delle quali potrebbe presentarsi come parzialmente vittoriosa. Anche la narrazione sulle sconfitte subite dall’esercito russo potrebbe risultare una bugia utile a salvare la faccia mentre si fanno concessioni territoriali su Crimea e Donbass. Persino la NATO potrebbe spacciare come un proprio rafforzamento l’ingresso di Finlandia e Svezia (che sono in realtà già partner NATO da un quarto di secolo).

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Di comidad (del 05/05/2022 @ 00:22:39, in Commentario 2022, linkato 5833 volte)
Se una guerra nucleare fosse scoppiata cinquanta o sessanta anni fa, essa avrebbe avuto il crisma e la solennità di uno scontro ideologico, mentre nell’attuale contrapposizione nella crisi ucraina non si riscontra niente del genere, semmai una miseria di motivazioni. Ci sono stati goffi tentativi di inquadrare l’attuale situazione di conflitto tra sedicente “Occidente” e Russia nell’ambito di una dicotomia tra globalismo da un lato e società tradizionaliste/identitarie dall’altra. Questa interpretazione si regge esclusivamente sul rovesciamento della propaganda occidentale, in quanto la Russia da trenta anni sta operando un sistematico tentativo di integrazione nell’economia globale e nelle sue istituzioni di riferimento. L’adesione della Russia al Fondo Monetario Internazionale data al 1992 e quindi potrebbe essere liquidata come un tradimento da parte dell’occidentalista Eltsin. L’adesione alla World Trade Organization però è del 2012, perciò sarebbe farina del sacco di Putin; ammesso, e non concesso, che sia lui l’unico decisore.
La realtà è che il collasso dell’Unione Sovietica è stato determinato solo in parte dallo stress della guerra fredda e dalla sconfitta in Afghanistan, dato che forse ancora più determinanti sono state le spinte interne alla classe dirigente sovietica per riconvertire il tradizionale imperialismo politico-militare russo in un imperialismo commerciale-finanziario. La linea Gorbaciov prevedeva una ritirata strategica dell’URSS dall’impero europeo, ma non la liquidazione della stessa URSS e neppure la rinuncia all’azione di contenimento dell’imperialismo americano, come si vide durante l’attacco degli USA e dei suoi sodali contro l’Iraq del 1991, quando tecnici balistici russi diedero una mano determinante al regime di Saddam Hussein per sopravvivere. La fine dell’URSS voluta da Eltsin e da Gazprom, comportò il rischioso ritiro anche dall’Ucraina e dalla Georgia, con la conseguente perdita del controllo del Mar Nero, poiché si trovava più conveniente trasformare gli antichi sudditi in clienti paganti di Gazprom. C’è da ricordare che la Russia non aiutò Saddam nel 2003 e neppure Gheddafi nel 2011. Solo la perdita dell’Ucraina nel 2014 e la prospettiva della trasformazione del Mar Nero in un mare americano, ha comportato la riattivazione da parte russa dell’opera di contenimento dell’imperialismo USA in Siria, in Venezuela, in Libia e nell’Africa sub-sahariana.
I dirigenti ex sovietici avevano una concezione del capitalismo da scuola-quadri, quindi edulcorata con astrazioni mitologiche come il "Mercato", la "logica del profitto”, o il cosiddetto “individualismo borghese”. Si illudevano quindi di essere lasciati in pace a far soldi, senza sapere che nel capitalismo sono i soldi a fare te, a trasformarti in quegli zombi e dispositivi automatici che sono i lobbisti. Il capitalismo si basa sulla combinazione esplosiva di capitali privati di Borsa e di denaro pubblico, cioè il denaro privato segue soprattutto i business senza rischio in cui il cliente è lo Stato, quindi paga sicuramente il contribuente. Nulla perciò è in grado di movimentare i capitali come il business delle armi, dove il governo è il committente. Anche i vaccini hanno sempre attirato tanti capitali per gli stessi motivi: la ricerca su di essi si è sviluppata all’interno di programmi per le bio-armi ed alla fine è sempre il contribuente a pagare il conto.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


26/05/2022 @ 13:57:10
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