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"La condanna morale della violenza è sempre imposta in modo ambiguo, tale da suggerire che l'immoralità della violenza costituisca una garanzia della sua assoluta necessità pratica."

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Di comidad (del 31/07/2014 @ 01:57:18, in Commentario 2014, linkato 106 volte)
Lo scorso mese di maggio la Corte di Cassazione ha ritenuto immotivate le imputazioni di terrorismo per i NO-TAV arrestati nel dicembre 2013. Circa un mese dopo sono state depositate le motivazioni della sentenza, dalle quali si evince che i fatti contestati agli imputati non sono tali da costituire una minaccia che possa configurarsi come terrorismo. La sentenza ha indotto alcuni commentatori ad ipotizzare che si sia ormai stabilito un "corto circuito" tra la Procura di Torino e la Corte di Roma.
Un'ipotesi del genere potrebbe essere accettata solo in base ad una concezione del tutto astratta dell'apparato giudiziario. Di fatto, in base ad accuse assurde e palesemente sproporzionate, alcuni imputati hanno affrontato mesi di carcere, perciò il riconoscimento dell'inconsistenza delle accuse da parte della Cassazione, non attenua la valenza intimidatoria delle scelte della Procura di Torino. La sentenza della Corte non fa altro che coltivare l'illusione di un sistema di garanzie, e, dal punto di vista propagandistico, può servire a legittimare altri garantismi, a beneficio di imputati ben più potenti. Dopo che la Corte di Appello di Torino ha modificato la sentenza di primo grado per la strage alla Thyssenkrupp, ora anche la Cassazione ha inferto un altro colpo all'ipotesi di omicidio volontario per dolo eventuale, ponendo le basi per ulteriori sconti di pena per i dirigenti imputati.
Non c'è dubbio che molti tra i NO-TAV sperassero che la Procura di Torino si attivasse per indagare invece sugli appalti per il tunnel Val di Susa o per le minacce ambientali che quella "grande opera" prospetta. Oggi siamo quindi al paradosso di un movimento ambientalista fatto bersaglio dalla procura di Torino, per la questione TAV, ma che, al tempo stesso, riconosce ad un'altra Procura, quella di Taranto, un ruolo di leadership nella battaglia ambientalista.
I gradi di giudizio costituiscono una scappatoia per gli imputati potenti, mentre risultano comunque un calvario per gli imputati deboli, poiché consentono alle Procure di criminalizzare i movimenti di opposizione con accuse iperboliche, che vengono ridimensionate solo a mesi o anni di distanza. L'uguaglianza davanti alla Legge rimane così un mito, dato che la legge finge un'uguaglianza tra imputati che non sono affatto uguali per risorse a disposizione. Questa ovvietà è stata oscurata grazie al mito della "via giudiziaria al socialismo", alimentato per anni dalla propaganda vittimistica della destra; e non solo per giustificare le disavventure giudiziarie del Buffone di Arcore, dato che il mito risale almeno agli anni '60, quando cominciò a circolare l'espressione "toghe rosse", cara soprattutto ad un settimanale di estrema destra allora particolarmente diffuso, "Il Borghese". La locuzione "via giudiziaria al socialismo", oggi indissolubilmente legata alle performance del Buffone, fu in effetti ripescata da Rocco Buttiglione nel 1995 (si vede che è un filosofo).
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Di comidad (del 24/07/2014 @ 00:04:36, in Commentario 2014, linkato 523 volte)
La scorsa settimana una giornalista inglese, Sarah Firth, ha lasciato l'emittente Russia-Today in quanto, a suo dire, indignata dalle "menzogne" della stessa emittente sul caso del jet di nazionalità malaysiana abbattuto in Ucraina. Sembra un tipico esempio di quel senso dell'asimmetria che caratterizza l'atteggiamento occidentale. Non si capisce infatti perché il mentire debba essere un appannaggio esclusivo dei media occidentali.
Nel 1988, nel corso della guerra Iran-Iraq, la Marina statunitense abbatté un airbus iraniano e, nella circostanza, la propaganda occidentale attuò le medesime tecniche ritorsive. A quel tempo gli USA erano i principali alleati dell'Iraq di Saddam Hussein, e risposero in pratica alle proteste iraniane con un "ve la siete voluta, non si fa volare un aereo civile in mezzo a manovre militari". I media occidentali non manifestarono alcuna indignazione per le vittime, ed insinuarono che fossero stati gli stessi Iraniani a volere l'incidente per cercare di screditare il nemico.
Che l'abbattimento dell'airbus fosse invece stato un segnale di guerra totale da parte degli USA, fu dimostrato dal fatto che di lì a poco l'Iran fu costretto ad un armistizio con l'Iraq, nonostante che lo stesso Iran stesse vincendo quella guerra. Delle scuse formali ed un parziale risarcimento da parte degli USA alle famiglie delle vittime dell'airbus, arrivò solo sette anni dopo; ma il contesto era radicalmente cambiato: Saddam Hussein era diventato il super-nemico e bisognava ottenere almeno l'acquiescenza dell'Iran.
La menzogna è un'arma di guerra, ed i media sono stati creati per questo. Che la Firth preferisca mentire a pro della Gran Bretagna, piuttosto che della Russia, è del tutto comprensibile, ma, in fatto di menzogne, è proprio la Russia che ha tutto ancora da imparare. In questi giorni il presidente Obama ed il suo segretario di Stato Kerry hanno dimostrato che si può fare molto meglio, semplicemente adottando la tattica del basso profilo.
Nella sua apparizione televisiva dopo l'abbattimento del jet malaysiano, Obama si è abilmente servito della sua dichiarata mancanza di prove contro i ribelli filo-russi per riuscire ad accusarli ugualmente. In tono dimesso, dicendo che non voleva fare propaganda e che aspettava l'inchiesta sul campo, ha detto anche che gli unici possibili colpevoli sono i filo-russi ed, ovviamente, quel malvagio di Putin che li arma. L'impressione dello spettatore è stata di un Obama debole ed esitante, ma l'accusa contro Putin non avrebbe potuto essere mossa in modo mediaticamente più efficace.
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Di comidad (del 17/07/2014 @ 00:46:11, in Commentario 2014, linkato 359 volte)
L'avvento dell'era di Renzi ha stabilito un nuovo conformismo mediatico, che tende a screditare preventivamente ogni dissenso catalogandolo nelle categorie del vecchiume o dell'invidia verso le strabilianti doti del divo di turno. Ciò sta determinando qualche nostalgia per l'epoca del Buffone di Arcore, anche se il rimpianto non riguarda la sua persona, bensì quella possibilità di essere "contro" che il regime del Buffone sembrava almeno assicurare.
A volte però la memoria può concentrarsi su taluni periodi e dettagli, rimuovendone altri. In realtà per tutto il 2008 al Buffone fu garantita una copertura mediatica del tutto paragonabile a quella che oggi sta circondando Renzi, per cui si era venuta a configurare addirittura una nuova ipotesi di reato: l'antiberlusconismo. Verso la metà del 2008 fu lo stesso Buffone ad annunciare solennemente che l'antiberlusconismo era stato stroncato, e il quotidiano considerato antiberlusconiano per eccellenza, "la Repubblica", si incaricò di celebrare l'evento. Fu anche lo stesso quotidiano che per tutto il 2008 cantò le virtù di ministri come Tremonti e Brunetta e le mirabolanti capacità del commissario Bertolaso.
Il corto circuito della memoria è una trappola che ci fa concentrare sulle presunte novità, rischiando di perdere di vista gli aspetti di continuità. I toni da enfant terrible di Renzi in campo internazionale danno la falsa impressione di una sua fronda rispetto all'establishment euro-germanico, ma anche per il Buffone si arrivò ad immaginare un suo ruolo anti-sistema a causa delle sue dichiarazioni a ruota libera, che fecero addirittura ipotizzare un suo asse con Putin. Persino il ministro Tremonti fu accreditato di rappresentare un avversario della cupola finanziaria internazionale, ma sta di fatto che le sue manovre finanziarie più feroci e le sue privatizzazioni anticiparono di molto l'esplosione della crisi dello "spread" nel 2011.
Il gioco delle parti, che prevede un tono spregiudicato a cui corrisponde un conformismo sostanziale, continua ancor oggi. La messinscena attuale vuole che Renzi impugni la bandiera della "crescita" contro la teutonica camicia di forza del "rigore", ma lo sketch ripropone sempre le stesse gag finali. Nichi Vendola ha osservato che, nonostante la modestia delle richieste di Renzi, la risposta della Merkel e di Schauble è stata ugualmente un no. Renzi ha infatti potuto riportare a casa solo la formula della "flessibilità", cioè niente. Ma viene da domandarsi se Renzi sia andato effettivamente a chiedere qualcosa, o se invece la proverbiale protervia tedesca non gli sia servita ancora una volta come alibi. Renzi dovrebbe infatti rivolgere le proprie richieste anzitutto al suo ministro dell'Economia, Padoan.
In una "polemica" risposta ai banchieri dell'ABI, qualche giorno fa Padoan ammoniva che non ci sono "scorciatoie" per la crescita. Quindi tutto viene posto in una astratta prospettiva, e dire domani, in politica equivale a dire mai. Le misure che Padoan prevede ed auspica per favorire la famosa crescita si identificano ancora una volta con il "rigore", in quanto si tratta sempre delle solite "riforme strutturali" (privatizzazione, finanziarizzazione) ad essere considerate la strada maestra da cui non si può derogare. Il ministro però conclude che sarebbe tanto bello un "domani" abbassare le tasse. Se questa è la posizione di Padoan, che senso ha prendersela con la Merkel?
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Di comidad (del 10/07/2014 @ 00:38:59, in Commentario 2014, linkato 860 volte)
Non pochi commentatori hanno notato che le proposte del governo Renzi per la Scuola appaiono come una sarcastica risposta al voto quasi compatto degli insegnanti a favore del PD nelle ultime elezioni. Tra le varie misure che il governo avanza c'è anche quella di raddoppiare l'orario di lezione degli insegnanti, portandolo a trentasei ore, ovviamente a paga invariata.
Sparare questa notizia alla vigilia delle ferie degli insegnanti è sicuramente un modo per intensificare l'ormai storico mobbing contro la categoria; un mobbing che ha, altrettanto sicuramente, un immediato scopo pratico: spingere il maggior numero possibile di insegnanti ad anticipare la pensione accettando condizioni sempre più sfavorevoli pur di fuggire dal lager.
C'è anche da osservare che nei confronti di nessun'altra categoria di lavoratori si oserebbe proporre un raddoppio dell'orario senza aumenti di stipendio, ma l'insegnamento non è percepito dall'opinione pubblica come un lavoro, bensì come una mera condizione di privilegio. L'insegnante rappresenta infatti una figura oppressiva, ma socialmente debole, contro la quale è possibile indirizzare la propria ostilità senza correre rischi. Un'opinione pubblica sempre pronta a trovare giustificazioni alle trasgressioni ed alle omissioni dei poliziotti, non è invece disposta a perdonare nulla agli insegnanti, nei confronti dei quali vale la perenne regola del sospetto.
Un autore come Luigi Pirandello ebbe talmente chiaro questo rapporto intrinsecamente conflittuale dell'insegnante con la pubblica opinione, da adottare due personaggi di insegnanti come eroi della lotta contro l'opinione pubblica. Il professor Gori de "La Marsina Stretta" ed il professor Toti di "Pensaci, Giacomino!" sono due cavalieri senza macchia e senza paura a cui tocca di strappare la fanciulla inerme dalle fauci del drago dell'opinione pubblica. Il professor Toti è talmente abituato ad essere lo zimbello dei propri studenti, da non avere difficoltà ad assumere socialmente il ruolo del marito cornuto pur di proteggere una ragazza che è stata messa incinta da un giovane.
Ma la figura di insegnante delineata da Pirandello rappresenta un'idealizzazione. Nella realtà gli insegnanti fanno parte di quell'opinione pubblica da cui sono bersagliati, quindi ne condividono i pregiudizi verso la propria categoria. Un insegnante può essere disposto ad assolvere se stesso, ma non i propri colleghi. Provocazioni come quella del governo Renzi colpiscono perciò una categoria troppo pronta a mettersi in discussione per accettare l'idea che la funzione docente possa essere bersagliata non per le sue carenze, ma in quanto tale. L'umiliazione della funzione docente si alimenta infatti della sua mitizzazione. La visione di un insegnante demiurgo e demagogo - rafforzata anche da film demenziali come "L'attimo Fuggente" -, di un insegnante che non insegna, bensì propone ed impone se stesso, viene usata per gettare bastoni tra le ruote della didattica anche nei suoi aspetti minimi.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


01/08/2014 @ 13.50.16
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