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Una notizia di fine luglio, che ha avuto un rilievo molto limitato sui media, riguardava il patto di collaborazione tra il servizio segreto di sicurezza interna, l’AISI (ex SISDE), e la Confindustria per la tutela del know-how di piccole e medie imprese dotate di un particolare patrimonio tecnologico. Secondo il pretesto ufficiale, l’AISI si dovrebbe incaricare di attuare una mappatura di tutte le imprese da mettere sotto protezione nei confronti dello spionaggio industriale. La notizia appare un'enormità, dato che la Confindustria è un'organizzazione privata e di categoria. Figuriamoci che polemica scoppierebbe se la CGIL, o anche un partito politico, potessero intrattenere ufficialmente rapporti diretti con i servizi segreti.
(http://www.oipamagazine.eu/categoria1060/Imprese/Tecnologia-e-Business/aisi--confindustria-piano-per-la-tutela-delle-imprese-strategiche-italiane.html)
La spiegazione dell'arcano ce l'ha fornita un solito noto, Giuliano Amato, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Craxi, varie volte ministro del Tesoro, poi due volte Presidente del Consiglio, infine ministro degli Interni dell'ultimo governo Prodi; attualmente Amato è megadirigente (senior advisor) della Deutsche Bank, ed ora è stato nominato responsabile anche delle celebrazioni ufficiali per i centocinquanta anni dell'Unità d'Italia (forse proprio perche è della Deutsche Bank). Giuliano Amato, sempre alla fine di luglio, su un articolo pubblicato da “Il Sole-24 ore”, rivendicava a se stesso la paternità e la teorizzazione di questo tipo di “strana accoppiata”tra imprese e servizi segreti. ... Continua a leggere...
Mentre continuano le aggressioni ed i comportamenti teppistici di Marchionne nei confronti della FIOM, colpevole a questo punto di non si sa più bene cosa (forse di esistere), continua anche la discussione sulla delocalizzazione in Serbia di altre produzioni FIAT. Qualche riferimento in più potrebbe risultare utile alla comprensione del problema.
Secondo i dati ufficiali, da dieci anni i maggiori beneficiari delle privatizzazioni in Serbia risultano essere le multinazionali statunitensi, quindi i milioni di tonnellate di bombe seminati nel 1999 sulla Serbia dalla U.S. Air Force, hanno dato i loro frutti. Prima tra tutte queste multinazionali statunitensi è la Philip Morris, presente per oltre il 50% degli "investimenti" americani sia nella stessa Serbia che nell'attiguo Montenegro, il quale è uno Stato indipendente dal 2006. "Investimenti" ovviamente è un eufemismo, dato che le multinazionali entrano in possesso dei beni locali grazie ai sussidi del Fondo Monetario Internazionale (super-banca privata che utilizza i fondi pubblici dei Paesi membri) ed al regime di sgravi fiscali che lo stesso FMI impone ai governi del posto. La Philip Morris, oltre a rappresentare la maggiore multinazionale del tabacco, risulta essere anche una delle prime del settore alimentare, dato che possiede la Kraft ed anche molti marchi minori, come la Invernizzi; infatti la Philip Morris ha rilevato in Serbia non soltanto le aziende di tabacchi, ma si è inserita in ogni genere di affari, compreso l'immobiliare.
Sergio Marchionne, Amministratore delegato della FIAT, guarda la coincidenza, fa parte anche del Consiglio di Amministrazione della Philip Morris, perciò il motivo di questo feeling fra lui e la Serbia, oggi feudo della Philip Morris, può risultare un tantino più chiaro.
Come è riuscita la Philip Morris a piazzare il suo uomo Marchionne a capo della FIAT? L'esca è consistita nella sponsorizzazione della Ferrari con il marchio Marlboro. Per incassare i denari della sponsorizzazione, Luca Cordero di Montezemolo ha accondisceso a cedere il potere aziendale a Marchionne, e così il Montezemolo è stato pian piano costretto ad avviarsi mestamente al rifugio di quelli che non contano più nulla, cioè la politica. ... Continua a leggere...
1-Ne “il manifesto” del 14 agosto, nella pagina dedicata al “Capitale e Lavoro” si legge:
…i cosiddetti “Pigs” tornano a far preoccupare i mercati. (…)
e poi più avanti:
A farne le spese sono stati soprattutto quei paesi che vengono chiamati in economia “Pigs”, ovvero Irlanda, Portogallo, Spagna e Grecia (…).
Non vi sono altre spiegazioni per il termine Pigs, che secondo” il manifesto" farebbe parte del lessico economico tout court e non del linguaggio sprezzante ed umiliante che i colonialisti riservano alle loro colonie.
Non ci si spiega neppure chi sarebbero i mercati che "si preoccupano", o meglio, non ci si dice chi si nasconde dietro lo pseudonimo mitologico di "mercati", cioè le agenzie di rating americane che cercano di ricattare e spremere gli Stati che esse stesse hanno messo in difficoltà.
Meno male che "il manifesto" si autodefinisce quotidiano comunista. Se così non fosse, magari rischieremmo di leggerci le stesse cose.
2- Paul Krugman, premio Nobel statunitense per l’economia nel 2008, con le sue analisi getta una nuova luce sulle cause della "crisi" economica:
“(…)Il capitale non è stato incanalato verso l’innovazione e la creazione di posti di lavoro, ma verso una bolla immobiliare insostenibile.”
E ancora:
“(…) Allora come mai le banche facevano un sacco di soldi? Secondo me, e secondo gli economisti finanziari che hanno cercato di spiegare la catastrofe, le banche guadagnavano soprattutto perché scommettevano con i soldi degli altri(...).”
Per un economista con simili lampi di genio, un secondo Nobel non sarebbe affatto immeritato, e farebbero bene a sbrigarsi a darglielo, prima che un altro sforzo mentale del genere rischi di ucciderlo.
Le crescenti difficoltà politiche in cui si dibatte Berlusconi hanno rilanciato le opinioni di quella parte della "destra antagonista" che si ostina, contro ogni evidenza, ad individuare in lui una sorta di campione dell'anticolonialismo, che non avrebbe esitato a favorire gli accordi dell'ENI con Putin e Gheddafi pur di salvaguardare l'indipendenza economica dell'Italia. L'argomentazione di questi estimatori dell'Uomo di Arcore si basa su un'osservazione iniziale di per sé fondata, e cioè che tutti i suoi avversari risultano avere evidenti legami internazional-coloniali; primo fra tutti Gianfranco Fini, santificato dalla stampa americana e con palesi frequentazioni sioniste. La falsa conseguenza che se ne ricava è che Berlusconi risulterebbe inviso ai poteri forti dell'Occidente, che vorrebbero eliminarlo appunto per il suo anticolonialismo.
In realtà, il fatto indiscutibile che Fini sia un amerikano ed un sionista, non implica affatto che non possa esserlo anche il suo attuale nemico Berlusconi. Una pratica comune del colonialismo è infatti quella di mettere in competizione i propri servi, ed è stato lo stesso Berlusconi ad aver manifestato questa gara di servilismo; ciò nel corso del suo viaggio in Israele, mentre intanto Fini era ospite a Washington, dove ha sede non solo il governo USA, ma soprattutto il Fondo Monetario Internazionale. A Gerusalemme Berlusconi lanciò una serie di enfatiche dichiarazioni contro l'ENI, intimando al suo gruppo dirigente di cessare gli investimenti in Iran. Per sostenere questo fervore anti-iraniano del suo Presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri, Frattini, arrivò ad inventarsi un attacco di manifestanti contro l'ambasciata italiana di Teheran. ... Continua a leggere...
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