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"Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea."

Oscar Wilde
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Di comidad (del 21/02/2019 @ 00:53:26, in Commentario 2019, linkato 4754 volte)
Mentre i media erano impegnati a seguire la farsa dei ludi informatici del Movimento 5 Stelle sulla questione del rinvio a giudizio di Salvini, il vero siluro al governo proveniva dall’establishment “maroniano” della stessa Lega, con la richiesta di “autonomia rafforzata” da parte di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Il siluro era partito molto prima che questo governo si formasse, nel 2017, con il referendum in Lombardia, il cui vero bersaglio era la svolta “sovranista” impressa alla Lega da Salvini.
Qualcuno aveva previsto che la superficiale riverniciatura ideologica della Lega non avrebbe retto agli autentici “richiami della foresta” dell’establishment leghista, che non sono affatto gli ardori antigermanici, bensì quelli antimeridionali. La polemica, ancora una volta, si è andata appuntando sugli aspetti marginali o mitologici della “autonomia rafforzata”; ad esempio, la presunta “penalizzazione del Sud” che ne deriverebbe, come se la fiaba dei “trasferimenti” di risorse dal Nord al Sud fosse fondata. In realtà il Meridione è storicamente un finanziatore del Nord, sia in termini fiscali, sia in termini di risparmio, che veniva reindirizzato dalle banche soprattutto in investimenti al Nord.
La vera questione è che la cosiddetta “autonomia rafforzata” non può essere inserita in nessun quadro legislativo coerente, quindi pone le condizioni per una pura e semplice confusione istituzionale, un caso Catalogna all’italiana. Un caso magari completamente privo in sé di esiti davvero rischiosi, ma che i media nazionali ed internazionali si incaricherebbero di gonfiare a dismisura, nei termini di una vera e propria emergenza. I capitali già stavano scappando dall’Italia usando il pretesto del timore dell’uscita dall’euro. Ora vi potrà essere un nuovo falso motivo di allarme per spaventare i ceti medi risparmiatori e indurli ad investire all’estero o ad aprire addirittura conti all’estero.
Si è già assistito ad assurde campagne mediatiche con le quali si è cercato di convincere la “ggente” che erano le dichiarazioni di Di Maio e Salvini a far salire lo spread. Mentre la politica viene colpevolizzata e criminalizzata per il suo innocuo zelo teatrale, è la mobilità dei capitali che si incarica di destabilizzare davvero i Paesi.

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Di comidad (del 15/02/2019 @ 19:05:21, in Falso Movimento, linkato 4274 volte)
Quella che le Amministrazioni Comunali di tutte le grandi città chiamano “riqualificazione urbana” è una politica di espulsione degli abitanti dei quartieri popolari dal centro città verso le periferie marginali.
Se i cittadini resistono alla marginalizzazione, organizzandosi autonomamente, spesso favorendo la nascita di centri sociali per l’organizzazione dei servizi minimi alla popolazione, allora entrano in azione le forze repressive dello Stato: polizia, magistratura, fascisti, giornali, radio, televisioni, supportati dalla lobby immobiliarista.
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Di comidad (del 14/02/2019 @ 00:20:27, in Commentario 2019, linkato 5171 volte)
I dati sulla caduta della crescita e della produzione industriale in Italia nella seconda metà del 2018, sono stati accolti con un compiacimento eccessivo, che va oltre la scontata polemica con l’attuale governo. Le stesse notizie sul rallentamento economico della Germania e della Cina hanno suscitato nei media una sorta di euforia, come a confermare che la “crescita” non è affatto un obbiettivo comune e condiviso, al di là dei mezzi ritenuti idonei per raggiungerlo.
La lobby della deflazione è la grande innominata e innominabile dell’attuale contesto economico globale, così come viene totalmente rimossa l’ovvia osservazione per cui i processi di finanziarizzazione richiedono necessariamente un quadro di stagnazione economica. Lo sviluppo economico, con il conseguente aumento delle entrate fiscali, renderebbe gli Stati meno dipendenti dai prestiti dei grandi “investitori istituzionali”, cioè le multinazionali del credito, colossi bancari e fondi di investimento. Lo sviluppo determinerebbe inflazione e quindi erosione del valore dei crediti. Lo sviluppo determinerebbe anche aumenti salariali e quindi una minore dipendenza delle masse dal credito ai consumi. Insomma, lo sviluppo economico per la grande finanza sarebbe una iattura, quindi non c’è nulla di strano nel fatto che la centrale della lobby della deflazione, il Fondo Monetario Internazionale, delinei per il futuro scenari catastrofici in modo da scoraggiare gli investimenti e i consumi.
Il problema è che attualmente si sta procedendo sul filo del rasoio. Alle spinte della lobby della deflazione, corrispondono analoghe spinte di parte statunitense per un aumento stabile dei prezzi del petrolio, in modo da favorire la produzione americana di petrolio di scisto. Questo petrolio è talmente costoso da risultare competitivo solo se i prezzi del petrolio superano i settanta dollari al barile.
Da questa esigenza di creare le condizioni di mercato per il petrolio di scisto, derivano i tentativi americani di mettere fuori mercato per i prossimi anni il petrolio del Venezuela, dell’Iran e della Russia. Un aumento dei prezzi del petrolio in presenza di una generale stagnazione economica potrebbe innescare effetti recessivi devastanti, di una portata difficile da prevedere. L’Unione Europea è una creatura della lobby della deflazione, quindi ha una politica ad una sola dimensione e, come tale, non è assolutamente in grado di porsi altri problemi come la gestione a lungo termine dei prezzi delle materie prime. Per nascondere le proprie finalità esclusivamente deflazionistiche, l’Europa continua - e continuerà - ad avvilupparsi nelle menzogne e nelle finzioni, come l’Europa “a due velocità” o la “Framania”.
Il sistema della menzogna europea è stato spesso paragonato a quello dell’Unione Sovietica. Questo paragone è notevolmente fuorviante e sorprende il fatto che a volte venga tirato fuori anche da analisti dotati di notevole lucidità, come lo storico Vladimiro Giacché.

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Di comidad (del 07/02/2019 @ 00:00:45, in Commentario 2019, linkato 5809 volte)
A distanza di poche settimane dal suo “trionfo” per la cattura del latitante Battisti, per una sorta di nemesi, Salvini ha dovuto assaggiare a sua volta gli esiti dell’incertezza delle categorie giuridiche. Se Battisti ha dovuto subire l’etichetta di “assassino” in base a quella dilatazione concettuale che è il “concorso morale”, la stessa dilatazione concettuale ha consentito ad una Procura di incriminare il ministro degli Interni per “sequestro di persona” nel caso della nave Diciotti.
In base alla ricostruzione dei fatti nel caso della nave della Guardia Costiera Diciotti, nel comportamento di Salvini potevano essere ravvisati gli estremi dell’omissione di soccorso, che è già di per sé un reato grave. I magistrati hanno invece optato per l’ipotesi di reato del sequestro di persona, come se i migranti raccolti dalla Diciotti fossero in possesso di un regolare passaporto con visto d’ingresso e fossero stati vittima di un atto di pirateria. In pratica un organo dello Stato ne ha delegittimato un altro.
Il “salvinismo” è una bolla che di per sé avrebbe i giorni contati. Il leader della Lega ha infatti preso per i fondelli il proprio elettorato, enfatizzando e spettacolarizzando la questione degli sbarchi, dimenticandosi che i migranti entrano anche e soprattutto per altre vie e che, a riprova di ciò, in Italia i clandestini sono già centinaia di migliaia; così tanti che non avrebbero potuto entrare solo con i barconi. Questa contraddizione nel tempo diverrebbe evidente, così come si comincerebbe a comprendere che bisogna uscire dalla psicosi dell’invasione per cominciare a gestire la questione migratoria. Il primo passo dovrebbe essere proprio la regolarizzazione dei clandestini. Non è affatto un paradosso.
La regolarizzazione avrebbe l’effetto di sottrarre i migranti clandestini al ricatto dei “datori di lavoro”, eliminando così, almeno in parte, la loro concorrenza al ribasso nei confronti dei lavoratori italiani. La regolarizzazione consentirebbe anche di identificare i migranti clandestini, quindi darebbe la possibilità di sapere quali sono le organizzazioni con cui si sono indebitati ed anche le organizzazioni che gestiscono il business delle rimesse degli stessi migranti alle loro famiglie di origine. Coloro che parlano di invasione e di sostituzione di popolazione si contraddicono clamorosamente quando sottolineano che la stragrande maggioranza dei migranti è composta da maschi adulti, che perciò non progettano di stabilirsi definitivamente, in quanto mandano i loro risparmi alle famiglie rimaste in patria. I magri risparmi dei migranti possono diventare così in patria qualcosa di più sostanzioso grazie all’effetto del cambio da una moneta forte ad una moneta debole. Basterebbe anche questa sola osservazione per smentire la psicosi dell’invasione.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


23/02/2019 @ 22:50:01
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