"
"Gli errori dei poveri sono sempre crimini, mentre i crimini dei ricchi sono al massimo 'contraddizioni'."

Comidad (2010)
"
 
\\ Home Page
Benvenuto nel blog del COMIDAD:

Home Page
 
Di comidad (del 26/02/2017 @ 01:53:47, in Documenti, linkato 315 volte)
Questo pezzo è stato scritto da un pensionato Enel nostalgico dell'ente nazionale per l'energia elettrica ed è contro la privatizzazione. Dimostra come l'Autorità per l'Energia, che dovrebbe tutelare i consumatori, in realtà tutela gli interessi delle aziende elettriche e delle industrie energivore, scaricando i costi sui piccoli consumatori.

“Al tempo dell’azienda pubblica, bastava che qualcuno insoddisfatto inviasse una letterina di protesta ad un giornale e questo si metteva a sparare cazzate contro il monopolio. Se oggi qualcuno di noi, scontento della bolletta che ha ricevuto, inviasse una protesta argomentata ad un giornale, difficilmente la sua lettera verrebbe pubblicata. Il perché è dimostrato da queste tre foto (foto non allegate). Si riferiscono ad una fornitura per usi domestici non residente da 3 kW. Nella prima, risalente al 1998 la tariffa è binomia, cioè c’era la quota fissa rapportata alla potenza impegnata e il prezzo per l’energia consumata.
Nelle altre la tariffa è trinomia cioè la quota cliente, la quota potenza e il prezzo dell’energia, che voi non vedete perché, con la scusa che la bolletta era incomprensibile, dal primo gennaio 2016 hanno pensato di non farci capire niente, mentre ci raccontavano che lo facevano per semplificarci la lettura. Prima della liberalizzazione, nel prezzo energia erano compresi tutti i costi sostenuti dalle aziende (Enel, Municipalizzate), quindi anche i costi di ricerca, della riserva (calda e fredda) per far fronte alle variazioni della richiesta, nonché per tener conto dei prezzi agevolati per le forniture per usi domestici residenti, per le ferrovie dello stato, per le aziende energivore. Il prezzo dell’energia, almeno per gli usi domestici residenti era progressivo. Questo significa che, stabiliti certi scaglioni, il prezzo unitario dello scaglione successivo era maggiore del prezzo unitario dello scaglione precedente, facendo così gravare sui grandi consumatori i costi di cui sopra.

...

Continua a leggere...

 
Di comidad (del 23/02/2017 @ 00:06:03, in Commentario 2017, linkato 809 volte)
Ciò che parte da premesse false di solito è falso. La Giornata del Ricordo del 10 febbraio parte dalla premessa che la vicenda delle foibe sia stata per decenni oscurata e dimenticata e che occorra restaurare una memoria. Sta di fatto che non è così. I primi processi sulle foibe, con tanto di condanne (peraltro con motivazioni approssimative), furono celebrati a Trieste già nel 1948; ed inoltre sull’argomento vi fu una propaganda a livello internazionale che coinvolse persino l’opinione pubblica statunitense. Il vittimismo fascista si dimostrò funzionale al riciclaggio del personale del vecchio regime in funzione della costituenda NATO: dalla camicia nera alla camicia a stelle e strisce. La propaganda ufficiale omette questi dati incontrovertibili e si ha quindi la sensazione che da ben settanta anni non si stia cercando affatto di restaurare una memoria sulle foibe, bensì di fabbricare un mito.
La questione delle foibe rientrò in quel clima di regolamento di conti interno che cercava di presentare la situazione italiana come dominata da una presunta egemonia comunista e quindi giustificava un clima di eversione dall’interno delle istituzioni; un clima che sarebbe esploso alla fine degli anni ‘60 con una serie di attentati e provocazioni. Sono precedenti che rendono poco credibile il fervore “sovranista” di gran parte dell’attuale destra, tanto più che i precedenti sono confermati dall’attualità.
Che l’aspirazione alla sovranità nazionale assuma come principale punto di riferimento un presidente degli Stati Uniti rappresenta un notevole paradosso. Ciò potrebbe apparire un ennesimo successo del cosiddetto “soft power” americano, cioè della capacità degli USA di manipolare la stupidità europea. Certamente è anche così, ed in effetti a distanza di otto anni attorno a CialTrump si alimentano le stesse false speranze che accompagnarono l’elezione di Obama. In realtà però sono soprattutto le ambiguità europee a consentire di mascherare le mistificazioni di CialTrump.
L’attuale occupante della Casa Bianca si pone in continuità con il lamento obamiano sullo scarso contributo finanziario degli Europei alla NATO; ma sino a qualche settimana fa CialTrump minacciava addirittura un ritiro degli USA dalla NATO se l’Europa non avesse fatto la sua parte, ovvero comprare più armi americane.
...

Continua a leggere...

 
Di comidad (del 16/02/2017 @ 00:11:03, in Commentario 2017, linkato 1099 volte)
La Commissaria UE alla concorrenza, la danese Margrethe Vestager, nello scorso anno ha inflitto alla multinazionale Apple una multa di tredici miliardi per elusioni fiscali in Irlanda. L’inflessibile virago nordica si è però già piegata accordando alla Apple una dilazione nel pagamento, il tempo necessario alla multinazionale per giungere all’esito del suo ricorso senza sborsare un soldo. Al ricorso della Apple si è accodato infatti il governo irlandese, che ha accusato la Commissione Europea di ingerenza nella propria sovranità. Il governo irlandese rivendica il diritto di scegliere liberamente da chi farsi truffare, offrendo così una personale versione del “sovranismo”. La “Tigre Celtica” può infatti vantare stratosferici incrementi del PIL con il trucco della registrazione in Irlanda dei brevetti delle multinazionali. A questa finta crescita corrisponde una stagnazione dei redditi dei cittadini.
Meno male che Donald c’è. Alla presidenza USA è arrivato il nuovo idolo dei “sovranisti”, CialTrump, l’uomo dei dazi, il castigamatti delle multinazionali che delocalizzano la produzione nei Paesi a costo del lavoro più basso e la sede sociale nel Paese con le tasse più basse. Nello scorso novembre CialTrump ha addirittura “minacciato” la Apple e le altre multinazionali di offrire loro sgravi fiscali (sic!) nel caso tornassero a fare investimenti negli USA.
Impaurita, o commossa, da tanta generosità, la Apple ha promesso di investire sette miliardi negli USA. Poca cosa se si considerano i profitti della multinazionale, la quale, in base ai dati ufficiali, avrebbe accumulato una ricchezza, al netto dei debiti, di oltre duecento miliardi di dollari. Ci si chiede come faccia la presunta creatura di Steve Jobs a produrre tanti profitti. Il segreto sta nel trovarsi sempre al posto giusto ed al momento giusto quando si tratta di riscuotere denaro pubblico. Nel 2015 la Apple, con altre multinazionali, ha ottenuto finanziamenti dal Pentagono per l’elettronica “flessibile”. A CialTrump sarebbe bastato minacciare la Apple di chiuderle il rubinetto di questi finanziamenti per ottenere molti più risultati; ma si sarebbe trattato di una misura anti-establishment e CialTrump fa parte dell’establishment.

...

Continua a leggere...

 
La cronaca “europea” della scorsa settimana è stata segnata dalle dichiarazioni, poi parzialmente rimangiate, del cancelliere tedesco Angela Merkel su una “Europa a due velocità” da formalizzare già al prossimo vertice di Roma. I media hanno sbrigativamente tradotto le posizioni della Merkel con l’ossimoro di una “doppia moneta unica”, una per i Paesi del nord ed un’altra per i Paesi del sud. Non sono mancati i consueti commenti circa l’influenza della campagna elettorale in Germania su questa presa di distanze della Merkel dalla consueta dogmatica dell’Unione Europea.
In realtà i Tedeschi sono scontenti dell’UE perché gli è stato fatto credere che il crollo dei loro redditi sia causato dalla necessità di sacrificarsi per soccorrere i cosiddetti PIIGS. Dato che così non è, alla Merkel basterebbe consentire un aumento dei salari in Germania per fare tutti contenti, all’interno come all’esterno. Un aumento della domanda in Germania stimolerebbe l’economia dei Paesi UE più in difficoltà ed il contestuale aumento del costo del lavoro nella stessa Germania renderebbe le merci tedesche un po’ meno competitive, diminuendo così il destabilizzante surplus commerciale tedesco.
Ma ciò non accadrà, poiché l’UE non era affatto nata per favorire l’integrazione economica dell’Europa. Gli interessi erano soltanto finanziari e militari. La deflazione causata dall’euro rende più forti i creditori nei confronti dei debitori, e quindi va a favore delle multinazionali finanziarie. Gli USA sono stati determinanti nella nascita dell’euro e nella sua conservazione, poiché l’euro consente di compattare in funzione anti-russa Paesi che, come l’Italia, rischiavano di farsi risucchiare economicamente nell’orbita della Russia. Sino a qualche anno fa gli USA erano disposti a pagare il prezzo salato che l’euro comportava in termini di depressione dell’economia mondiale. Pare che non siano più disposti oggi, dato che le merci tedesche hanno invaso il mercato statunitense a causa della sottovalutazione dell’euro rispetto all’effettivo potenziale dell’economia della Germania. D'altro canto il presunto "disimpegno" americano in Europa potrebbe davvero cambiare qualcosa? E' vero che gli USA non sono riusciti a mettere Putin all'angolo, che i costi dei loro impegni militari sono mostruosi, ma sembra esserci la necessità di una riorganizzazione della gerarchia internazionale senza la quale il "protezionismo coloniale" avrebbe qualche difficoltà. Senza una ostentazione di forza militare da parte degli USA, altri paesi potrebbero rispondere a loro volta col protezionismo. Certo è che l’UE e l’euro sarebbero travolti non tanto dai dazi ma da una svalutazione del dollaro che, per ora, non è arrivata.
Non sarebbe comunque la prima volta che gli USA distruggono ciò che essi stessi hanno creato perché non gli fa più comodo. Nel 1919 il presidente USA, Woodrow Wilson, impose la nascita della Jugoslavia per impedire all’Italia il controllo del Mare Adriatico. Per sostenere la sua posizione Wilson non esitò ad accusare l’Italia di imperialismo (per la serie del bue che dice cornuto all’asino). La stessa Jugoslavia negli anni ‘90 è stata poi distrutta dagli USA in concerto con la Germania e, grazie ad una notevole manipolazione mediatica, anche le “sinistre radicali” furono indotte a plaudire al “risveglio etnico” che dissolveva Stati che erano apparsi prima inamovibili.

...

Continua a leggere...

 

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (2)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (8)
Commenti Flash (61)
Documenti (44)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (4)
Links (1)
Storia (6)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


28/02/2017 @ 04:04:07
script eseguito in 47 ms