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 anarchismo punto... di comidad
 
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"Ridurre l'anarchismo alla nozione di "autogoverno", significa depotenziarlo come critica sociale e come alternativa sociale, che consistono nella demistificazione della funzione di governo, individuata come fattore di disordine."

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Di comidad (del 28/08/2014 @ 00:18:57, in Commentario 2014, linkato 226 volte)
Nei giorni scorsi le cronache hanno riportato i contrasti interni al governo francese, che hanno condotto alle momentanee dimissioni del suo primo ministro. Il conflitto è stato generato dalla polemica del ministro dell'Economia Montebourg, che ha accusato il proprio governo di essere succubo della linea di austerità imposta dalla Germania.
Il risvolto poco serio della vicenda sta nel fatto che Montebourg abbia additato come modello da imitare nientemeno che l'Italia di Matteo Renzi. Si tratta però dello stesso Renzi che prepara la solita stangata sugli statali, ed anche le consuete "riforme" della Scuola e del lavoro in senso favorevole agli interessi delle lobby finanziarie. Come quelli che l'hanno preceduto, anche Renzi cerca di far passare le "riforme" come farina del suo sacco, ma si tratta dei soliti prestampati forniti dall'OCSE e dal FMI.
A proposito di cosiddette "riforme", ha avuto del grottesco il gioco di sponda tra Renzi ed il presidente della BCE, Mario Draghi. Renzi ha elogiato il "buonsenso" di Draghi per la sua linea della "flessibilità" dei parametri finanziari in cambio di "riforme", ma poi lo stesso Renzi ha assicurato che, "riforme" o meno, si atterrà ugualmente a quei parametri. Si elogia un presunto buonsenso, ma si massacra la logica.
Renzi manifesta tutte le caratteristiche antropologiche del lobbista di infimo livello, tra cui l'abiezione (abiezione nel senso preciso di mancanza di dignità). L'intemperanza verbale, l'insolenza gratuita ed irresponsabile, il fare appello con luoghi comuni alla parte più deteriore dell'opinione pubblica, denotano l'assoluta pretestuosità di ogni posizione, rivolta solo ad un immediato risultato affaristico. Da più parti si è notato che la leadership di Renzi è fittizia, che il personaggio appare allevato in batteria sin da ragazzino nel segreto delle logge massoniche. Dato che lo stesso Renzi ha invocato più volte Enrico Berlinguer come figura di nume tutelare, non sono mancati vari commenti sarcastici nel notare la sproporzione tra la pochezza dell'attuale Presidente del Consiglio e la levatura di quel segretario del PCI.
In realtà, per cogliere le vere differenze, occorre anche non trascurare gli aspetti di continuità con il passato. Il Partito Comunista degli anni '60 e '70 esibiva un tipo di dirigenza a compartimenti stagni, in cui l'ascesa dai gradi bassi della dirigenza a quelli alti era praticamente impossibile. Ad un famoso esponente del PCI di allora, Giancarlo Pajetta, era attribuita una battuta sullo stesso Berlinguer, che suonava come il passo di una ideale biografia: "Si iscrisse giovanissimo alla direzione del PCI". Berlinguer fu in effetti scelto ancora adolescente da Palmiro Togliatti per succedergli alla segreteria del PCI.
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Di comidad (del 21/08/2014 @ 00:42:37, in Commentario 2014, linkato 476 volte)
Lunedì scorso il governo ha definitivamente smentito l'eventualità che vi sia in corso una trattativa con la "Troika europea" per rinegoziare i vincoli di bilancio dell'Italia. La solenne dichiarazione secondo cui "il governo rispetterà gli impegni europei", è stata immediatamente tradotta nel suo significato effettivo, e cioè che in autunno vi sarà l'ennesima "manovra correttiva sui conti pubblici". Per fare cassa non si parla solo di prelievi sulle pensioni e di blocchi degli stipendi degli statali, ma anche delle vendite di patrimoni pubblici. L'esperienza passata ha dimostrato che queste "vendite" ai privati non risultano remunerative, anzi, comportano spese aggiuntive per le operazioni finanziarie annesse, quindi con il "fare cassa" non c'entrano nulla; con il lobbying delle privatizzazioni invece sì. I soldi veri perciò verranno cercati ancora una volta nelle tasche dei cittadini.
Alcuni commentatori hanno espresso perplessità sulla capacità di Renzi di sfidare l'impopolarità che tali misure comporterebbero, e quindi si pronostica una prossima fine del feeling dello stesso Renzi con l'opinione pubblica, con rischi per la tenuta del governo. In realtà che Renzi sia - o sia stato - davvero così popolare, sarebbe tutto da dimostrare. L'artificiosità posticcia del personaggio, e dell'alone mediatico che lo circonda, sono talmente evidenti, che possono sfuggire solo a chi rimanga ostinatamente attaccato agli scampoli del mito della democrazia occidentale, per il quale il consenso delle masse avrebbe in qualche modo a che fare con la tenuta dei governi.
Intanto è arrivata ai primi di agosto la notizia che la recessione investe ormai anche la "virtuosa" Germania. Un meno 0,2 del PIL può sembrare poco, ma è moltissimo se si considera la condizione di privilegio commerciale che la moneta unica assicura alla Germania.
Nell'agosto dell'anno scorso, in clima praticamente già pre-elettorale, era arrivata invece la "notizia" che l'Eurozona poteva considerarsi fuori della recessione. I conduttori dei talk-show, come Giovanni Floris, poterono così esibire dati ufficiali atti a diffondere un'immagine efficientistica e vincente della Troika.
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Di comidad (del 14/08/2014 @ 00:48:19, in Commentario 2014, linkato 514 volte)
Sul suo blog Beppe Grillo si è riferito alla "Lunga Marcia" di maoistica memoria per illustrare la propria idea sui compiti del Movimento 5 Stelle nei prossimi anni. I commenti che si sono immediatamente attivati, hanno assunto spesso il registro della ridicolizzazione, anche se forse le parole di Grillo vanno inserite in una retorica meramente consolatoria ed esortativa, che è il riflesso di una situazione politica che sembrerebbe oggi bloccata.
Si potrebbe obiettare a Grillo che in politica la gestione del fattore-tempo è una delle più aleatorie ed illusorie. Se Fidel Castro non è passato alle cronache come uno dei tanti guerriglieri, è perché si rese conto che il tempo non avrebbe lavorato a suo favore. La stessa "Lunga Marcia" di Mao non fu concepita per essere lunga, ma è uno slogan di sintesi a posteriori per tattiche dettate da momenti diversi. Invece, come indicazione strategica aprioristica, in politica tutto ciò che rimanda al domani rappresenta o una sorta di confessione di impotenza per quanto riguarda il presente, oppure una larvata manifestazione di non volontà.
Ma l'implicazione interessante del discorso di Grillo non riguarda tanto queste possibili riflessioni teoriche, quanto piuttosto una sorta di eco e reminiscenza di un antico dibattito della politica interna italiana che risuona, più o meno consapevolmente, nello slogan della "Lunga Marcia". L'espressione figurata "Lunga Marcia" fu infatti già applicata alla strategia del Partito Comunista Italiano degli anni '60 e dei primi anni '70.
Nel 1971 il giornalista Arrigo Levi pubblicò un libro che aveva proprio questo titolo: "PCI, la Lunga Marcia Verso il Potere". Arrigo Levi, ancora vivente, era a quel tempo una delle firme più influenti del giornalismo italiano. Considerato portavoce della "Borghesia Illuminata", Arrigo Levi era in effetti un agente sionista, egli stesso soldato israeliano nella guerra del 1948. Arrigo Levi fu direttore del telegiornale RAI e - guarda la coincidenza - fu proprio lui a gestire l'informazione pubblica, direttamente dal video, durante la "Guerra dei Sei Giorni" del 1967. Che una figura come Arrigo Levi accreditasse l'ipotesi di una presa del potere da parte del PCI, apparve allora come una luce verde della suddetta "Borghesia Illuminata" a quella stessa ipotesi.
Nel 1979 toccò però ad una firma altrettanto influente del giornalismo italiano, Alberto Ronchey, dalle colonne del "Corriere della Sera", l'onore di seppellire quell'ipotesi, con la famosa teoria del "Fattore K" (dal russo "Kommunism"), un fattore che avrebbe impedito sine die un ricambio al potere in presenza di una opposizione egemonizzata da un partito comunista.
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Di comidad (del 07/08/2014 @ 00:44:39, in Commentario 2014, linkato 588 volte)
Ha suscitato molti commenti il fatto che Renzi sia caduto in disgrazia presso uno dei vati dell'opinionismo ufficiale, l'editorialista Eugenio Scalfari. Oltre a manifestare aspre critiche all'incapacità di Renzi di rilanciare l'economia, Scalfari arriva a dichiarare di preferire all'attuale governo Renzi un esplicito commissariamento dell'Italia da parte della cosiddetta "Troika": la Commissione dell'Unione Europea, la Banca Centrale Europea ed il Fondo Monetario Internazionale. Scalfari non vede contraddizione tra l'obiettivo del rilancio economico ed il commissariamento, in quanto, secondo lui, la "Troika" si sarebbe ravveduta rispetto ai tempi della crisi greca, ed ora avrebbe come massimo avversario la deflazione.
I nonsensi di Scalfari sono risultati evidenti a molti commentatori. Non ha senso, ad esempio, considerare l'attuale governo Renzi come "altro" rispetto alla Troika, visto che il ministro dell'Economia ora in carica, Padoan, è un ex dirigente del FMI, cioè il principale componente della stessa Troika. Tra l'altro in Italia il Presidente del Consiglio non ha poteri da Primo Ministro, cioè non può dimissionare i propri ministri, perciò un ministro come Padoan, che assomma nelle sue mani le funzioni del Tesoro, delle Finanze e del Bilancio, si può considerare lui il vero capo del governo. Se Renzi avesse voluto contare qualcosa, avrebbe dovuto per prima cosa separare Tesoro, Bilancio e Finanze, come avveniva ai tempi della Prima Repubblica, in modo da assicurarsi almeno un ruolo di mediazione nelle beghe tra ministri; e poi non avrebbe mai dovuto accettare la nomina di uno con il curriculum di Padoan. Infatti Padoan, nella propria esperienza di dirigente del FMI prima e dell'OCSE poi, ha potuto conoscere e frequentare tutti quelli che contano nel giro internazionale, perciò può permettersi di parlare familiarmente con loro, tagliando fuori Renzi, che infatti sta lì per fare un po' di colore.
Scalfari è un professionista della mistificazione, e non ha mai esitato ad esporsi a figure miserevoli pur di raggiungere uno scopo. In definitiva l'attacco di Scalfari a Renzi si è risolto in una sorta di "operazione simpatia" a favore dello stesso Renzi, spacciato come ultima spiaggia per scongiurare un commissariamento, che è invece già avvenuto sia ufficialmente che di fatto, dal 2011, con il Buffone di Arcore ancora regnante, sotto la dizione di "monitoraggio" dell'Italia da parte del FMI.
Il dominio del FMI in Italia non è solo pratico, ma anche ideologico, come risulta dall'ossessione politica e mediatica per le pensioni, usate sistematicamente dal FMI come depistaggio per nascondere le vere cause dell'aggravio della spesa pubblica e del debito pubblico (ad esempio: i centoventicinque miliardi che l'Italia sta versando al Meccanismo Europeo di Stabilità, la più recente creatura del FMI). In molti si atteggiano a nemici acerrimi delle banche, ma poi si rivelano pronti ad abboccare all'emergenza-debito ed all'emergenza previdenziale.
Il fondomonetarismo è infatti un'ideologia subdola e trasversale, che coinvolge anche molti oppositori, perciò le manipolazioni ed i raggiri raramente trovano l'ostacolo del senso critico. Con la questione della finestra pensionistica denominata "quota 96", il governo Renzi ha allestito una pantomima a scopi di psicoguerra interna, prima illudendo migliaia di insegnanti ed aizzando le invidie ed i rancori dell'opinione pubblica verso di loro, poi rimangiandosi la promessa. In tal modo Renzi si è potuto ancora una volta atteggiare a vendicatore del popolo contro la "casta" degli insegnanti, incassando anche il fattore-distrazione rispetto alle altre porcherie che il governo sta varando.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


30/08/2014 @ 14.28.23
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