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"La ricerca scientifica è una attività umana, perciò merita, come ogni attività umana, tutto lo scetticismo possibile; altrimenti cesserebbe di essere ricerca per costituirsi come religione inquisitoria."

Comidad (2005)
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Di comidad (del 20/11/2014 @ 01:04:38, in Commentario 2014, linkato 375 volte)
Il Decreto "Sblocca-Italia" si caratterizza già per l'arroganza del suo nome, uno slogan che manifesta le pretese messianiche di tutta la comunicazione del governo Renzi. Come se il mondo non avesse aspettato altro che lui, Matteo Renzi si spaccia come un novello redentore che ordina all'Italia paralitica di alzarsi e di camminare. Ciò è in linea con le attuali tendenze del "management", sia pubblico che privato, in cui ogni nuovo dirigente si presenta come colui che è destinato alla missione di guarire le piaghe causate dalle gestioni precedenti. Ma l'arroganza pubblicitaria degli slogan ovviamente è solo la copertura di un'arroganza lobbistica, perciò il sedicente "Sblocca-Italia" si sta rivelando come uno sblocca-multinazionali. In questi giorni è arrivato agli onori delle cronache il caso della multinazionale americana GlobalMed che ha riscosso agevolmente dal governo la concessione per ricerche petrolifere nel Salento, con tutte le prospettive di devastazione ambientale che ciò comporta.
Al di là della retorica ufficiale sui benefici mirabolanti derivanti dagli "investimenti esteri", gli effetti della calata delle multinazionali su un territorio sono invariabilmente quelli del saccheggio indiscriminato delle risorse locali. La distruzione non è un semplice effetto collaterale, ma un approccio brutale che tende a disarmare materialmente e psicologicamente un Paese. Una nazione ricca di risorse minerarie come la Nigeria, è oggi ridotta allo stremo dall'invadenza ed ingerenza delle grandi multinazionali del petrolio. La propaganda dei media occidentali scarica tutte le colpe del disastro nigeriano sulla "corruzione" locale, e dietro questo alibi anche l'Agip fa la sua parte nel "saccheggia e distruggi".
Il calo del prezzo del petrolio non sta determinando un corrispondente calo della produzione, ma una crescente attività estrattiva per continuare ad aumentare in qualsiasi modo i profitti. La caduta del prezzo delle materie prime è trattata dai media con i consueti toni catastrofici, come se un petrolio al di sotto dei cento dollari al barile non continuasse a coprire di un centinaio di volte l'effettivo costo di produzione del petrolio stesso. Vittimismo ed emergenzialismo rappresentano infatti la linea comunicativa obbligata in qualsiasi questione in cui siano in gioco gli interessi delle multinazionali, poiché terrorizzando ed avvilendo l'opinione pubblica si può far passare come stato di necessità qualsiasi provvedimento a favore del business.
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Il Middle East Institute dichiara nel suo logo la volontà di fornire analisi geopolitiche non partigiane o faziose sul Medio Oriente (Providing non-partisan, expert information and analysis on Middle East). E chi potrebbe mai dubitarne? Il vice direttore del MEI, Paul Salem, scrive infatti articoli che sono un modello di equilibrio e pacatezza. Possiamo trovarne un esempio in un articolo di pochi mesi fa, dove si faceva appello agli USA, notoriamente troppo restii e riluttanti a bombardare chicchessia, perché mostrassero finalmente un po’ di buona volontà nel caso ISIS. Sappiamo che, un po’ controvoglia, gli USA lo hanno poi accontentato. Ma il raffinato analista ha dovuto utilizzare il meglio della sua capacità argomentativa per spiegare come i bombardamenti non siano soltanto efficaci, ma anche terapeutici e persino taumaturgici, per non parlare dell’ansia delle popolazioni coinvolte che non aspettano altro.
Ecco alcuni passi di questo panegirico del bombardamento:
"-A breve termine un intervento del genere quasi certamente conterrebbe l’organizzazione terroristica;
-Sul medio periodo potrebbe avere un impatto positivo su altre aree in mano ai ribelli;
-Creare nuove opportunità per garantire gli aiuti umanitari;
-Aumentare le possibilità di un ritorno ai negoziati politici."
E ancora, dal panegirico all'apoteosi mistica:
"Gli eventuali bombardamenti aerei dell’ISIS da parte degli Usa non riuscirebbero a sradicarla dalle città che ha già conquistato in Siria, ma potrebbero impedire all’Isis di attaccare altre zone…..
Tutto ciò costituirebbe un notevole passo avanti e infonderebbe sicurezza e fiducia in aree oggi sotto il controllo dei ribelli moderati non jihadisti. Se poi a ciò si aggiungesse una politica di serio sostegno all’Esercito siriano libero (Fsa) in termini di armamenti, finanziamenti e addestramento militare………
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Di comidad (del 13/11/2014 @ 01:28:18, in Commentario 2014, linkato 669 volte)
A distanza di sette anni dall'avvio del negoziato, ed in prossimità della scadenza del 2015, finalmente la questione del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership, la "NATO economica") sta arrivando a conoscenza della gran parte della pubblica opinione. Quando i giochi sono già fatti, e tutto è stato deciso, allora è il caso di dare avvio al "dibattito democratico", anche se con gli opportuni accorgimenti. I post sulle testate online sono infatti equamente distribuiti tra favorevoli e contrari, in modo da fornire l'impressione di un equilibrio. Se un'opinione vale l'altra, questo TTIP non sarà poi così spaventoso da giustificare certe preoccupazioni. In tal modo, anche i sette anni di segretezza diventano un dettaglio trascurabile.
Queste tecniche di manipolazione puerili, ma sempre efficaci, vengono messe in atto in questo periodo anche per la "riforma" della Scuola. Il governo Renzi ha spinto la finzione al punto da allestire uno sportello di "ascolto" per le proposte dei cittadini. La "Buona Scuola" di Renzi si concede un bagno di democrazia, e molti cittadini, pur consapevoli di non contare nulla, si offrono volentieri all'abluzione rituale.
Si tratta poi dello stesso Renzi che ha dichiarato il suo appoggio "incondizionato" all'iniziativa del TTIP. A fronte di un negoziato ufficialmente ancora in corso, un aggettivo come "incondizionato" risulta piuttosto pesante da parte di un capo di governo, poiché compromette l'esito della trattativa. In altri tempi una tale dichiarazione avrebbe configurato il reato di alto tradimento, cioè la conclamata volontà di non tenere conto degli interessi del proprio Paese pur di compiacere il cosiddetto "alleato". Ma oggi un Presidente del Consiglio" può permettersi di sbracare tranquillamente, tra i canti di laude dei cori angelici della stampa ufficiale.
Il fatto grave è che l'aggettivo "incondizionato" non è semplicemente una delle tante boutade renziane, ma si riferisce proprio all'aspetto cruciale del TTIP, che non riguarda certo la libera circolazione delle merci. I dazi in vigore nell'interscambio commerciale USA-EU sono già bassissimi, e potevano essere pacificamente aboliti senza bisogno di un ulteriore trattato. Ma la diatriba storica tra protezionismo e liberoscambismo è puramente di facciata, e serve solo a gettare fumo negli occhi. Il cosiddetto "liberoscambismo" non è altro che uno slogan di copertura per una forma più subdola e aggressiva di protezionismo, dato che i vari trattati di "libero scambio" - dal WTO, al NAFTA al costituendo TTIP - sono costellati di clausole tendenti a favorire, in modo palese o occulto, le compagnie multinazionali.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


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