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"La malevolenza costituisce pur sempre l'unica attenzione che la maggior parte degli esseri umani potrà mai ricevere da altri esseri umani."

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Di comidad (del 27/08/2015 @ 01:36:08, in Commentario 2015, linkato 342 volte)
Il funerale di Vittorio Casamonica è stato un'ulteriore dimostrazione di come un non-evento, attraverso l'orchestrazione dell'allarmismo mediatico, possa assurgere al rango di emergenza sociale e politica. A dirigere l'orchestra mediatica è stato, come sempre, il quotidiano di fintosinistra "La Repubblica", una vera e propria centrale della manipolazione dell'opinione pubblica a fini coloniali.
Uno dei tanti funerali pacchiani del boss di quartiere è così diventato un affare di Stato, anzi, una "sfida allo Stato". Una criminalità burina e casereccia viene accreditata di aver messo in crisi le istituzioni: un rione contro la nazione. Ad essere messo sotto accusa dai media è stato infatti più il quartiere che non il clan. Tutto ciò non è fine a se stesso, e lo scopo non è affatto di "distrarre", bensì di creare un'immagine distorta dei rapporti sociali. Il copione era già stato sperimentato lo scorso anno, durante la finale di Coppa Italia, elevando al ruolo di divo della "trattativa Stadio-Mafia" l'ultrà "Genny ' a Carogna".
Anche in quel caso la lettura degli eventi fu forzata al punto da offrire l'immagine di uno Stato "troppobuonista", debole e inerme davanti alla violenza, quindi vittima di "qualunque" prepotente; uno Stato che "chiunque", anche un Genny qualsiasi, potrebbe ricattare e prendere per i fondelli. I fatti successivi raccontano tutta un'altra storia, con un Genny condannato nell'aprile scorso a una pena sproporzionata rispetto alle effettive imputazioni, a riprova di come lo "Stato", sempre comprensivo e "garantista" nei confronti dei potenti come De Gennaro e Deutsche Bank, si riveli invece punitivo e vendicativo nei confronti dei soggetti deboli. I commenti razzistici sui blog indicano che l'effetto ipnotico è stato raggiunto, perciò, nell'epoca della Diaz e di Federico Aldovrandi, il "violento" è uno che scavalca le recinzioni.
Si tratta di vere e proprie operazioni di guerra psicologica, mirate alla fascistizzazione dell'opinione pubblica. La narrazione deformata di vicende da rione o da stadio fornisce alle persone un paradigma generale, un automatismo mentale, da applicare ad ogni situazione, interna o internazionale. L'idea da imporre è che i maggiori pericoli non provengono dai potenti, ma dai deboli. Tramite la fiaba mediatica allestita sul funerale di Casamonica, il mito interclassista della "legalità" ha fatto breccia anche, e soprattutto, nell'opinione pubblica di "sinistra", dagli anni '70 riconvertita alla "questione morale" ed al culto della magistratura.
Si viene quindi convinti che ci vuole uno "Stato forte" (in politically correct: "autorevole"), che tenga a bada l'illegalità che proviene da "tutti", poveri e ricchi, deboli e potenti; ma, dato che i deboli e i poveri sono di più, ed anche più arrabbiati, ignoranti e "fanatici", è da loro che proviene la minaccia più insidiosa. L'interclassismo, come al solito, serve come esca per veicolare un odio di classe verso i poveri, in definitiva un razzismo a tutto campo, interno ed esterno.
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Di comidad (del 20/08/2015 @ 00:03:15, in Commentario 2015, linkato 434 volte)
L'Italia in questo periodo è segnata da eventi epocali come la visita di lunedì scorso della cancelliera Merkel all'Expo di Milano, con la sua susseguente "cena di lavoro" con Renzi. Non c'è quindi lo spazio per far passare notizie che potrebbero turbare gli scenari consolidati che vengono offerti dai media.
Dall'inizio di agosto circola la notizia secondo cui militari delle forze speciali SAS britanniche combatterebbero in Siria contro Assad. La cosa in sé non sarebbe una novità, ma il dato interessante è che queste operazioni militari britanniche anti-regime sarebbero compiute sotto le "mentite spoglie" di ribelli ISIS.
La notizia potrebbe essere sbrigativamente catalogata come una delle tante "bufale di internet", ma, in effetti, nel contesto siriano ha una sua plausibilità. Intanto spiegherebbe l'accento "british" dei "jihadisti" che compaiono nelle video-esecuzioni.
I "corpi speciali", o di "élite", come le SAS costituiscono una delle tante truffe ai danni del contribuente, chiamato a pagare in nome della sicurezza; salvo poi scoprire che l'insicurezza la creano proprio i corpi speciali. Una volta i corpi di élite erano quelli che si sacrificavano in battaglia, mentre oggi, nell'epoca dell'imperialismo unico, sono quelli che fanno terrorismo e trafficano in armi e droga. La critica del militarismo si deve adeguare ai tempi.
Ma ci sono anche altri aspetti più propriamente diplomatici da considerare, dato che sino al 2013 il governo britannico non dissimulava affatto la propria ostilità verso il regime di Assad e le conseguenti azioni delle SAS sul terreno siriano. Cameron non era isolato in Europa, anzi, anche il governo del "socialista" Hollande perseguiva la stessa linea con toni persino più accesi, tanto da giungere al riconoscimento diplomatico della "opposizione" siriana. L'opinione pubblica "progressista" era stata convinta della necessità dell'operazione "umanitaria" contro il dittatore di turno.
E non era stato difficile conquistare tante persone di "sinistra" al colonialismo dei "diritti umani"; poiché, da quando ha abbandonato l'idea della rivoluzione, la sinistra ha adottato come sua bandiera l'educazionismo. E cos'altro è l'educazionismo, se non un colonialismo mentale? Del resto anche il colonialismo si presenta come un programma educativo verso i popoli minorenni.
L'intenzione del primo ministro Cameron era perciò di cavalcare sino in fondo l'onda di opinione pubblica e di allargare le operazioni anti-Assad sino al punto di avviare una guerra dichiarata, ma tutto fu bloccato da un inatteso voto del parlamento. Per la verità Cameron non era apparso eccessivamente dispiaciuto di quel voto contrario, ma poi gli sono arrivati gli ordini da Washington e la macchina anti-Assad si è rimessa in moto. Vale tuttora quel voto del parlamento britannico che ha vietato azioni militari contro Assad, ma per aggirare l'ostacolo a Cameron è bastato dire che le SAS combattevano contro l'ISIS. Anche in fatto di "rispetto del parlamento", tutto il mondo è paese. All'inizio di quest'anno Cameron ha fatto sapere che forze britanniche addestrerebbero ribelli siriani "moderati" in funzione anti-ISIS.
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Di comidad (del 13/08/2015 @ 07:53:45, in Commentario 2015, linkato 401 volte)
Il giornalista Giampaolo Pansa di recente ha rinnovato i suoi attacchi polemici contro l'ex segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, definendolo ancora una volta il "parolaio rosso" ed accusandolo di aver affossato la sinistra facendo cadere per due volte i governi guidati da Romano Prodi. L'ex giornalista di "sinistra" adotta una tecnica polemica tipicamente di destra, anzi, da Neocon, senza preoccuparsi della coerenza delle accuse, ma gettando discredito da tutti i lati possibili. Chi faccia cadere due governi potrebbe essere legittimamente considerato uno che agisce per fare danni, ma non un "parolaio".
Le cronache raccontano le cose diversamente da come le ricostruisce Pansa. Se è vero che Bertinotti paragonò Prodi a Cardarelli, definito da Flaiano come il "più grande poeta morente", sta di fatto che a far mancare i voti in Parlamento a Prodi fu l'UDEUR di Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia. Mastella fu spinto a tanto da due moventi noti e precisi. Il primo motivo era di cercare protezione contro un'inchiesta giudiziaria, ed il secondo era di sottrarsi all'accordo schiaccia-piccoli-partiti proposto al capo delle destre dall'allora segretario del PD, Veltroni. Il Buffone di Arcore, prima di quel ripescaggio veltroniano, era dato come politicamente morto, quindi è a Veltroni che spetta sicuramente l'onore di aver causato la caduta del secondo governo Prodi. Così la racconta persino Romano Prodi.
Queste falsificazioni della storia recente hanno riguardato anche altri aspetti della biografia del Buffone, considerato vittima di un colpo di Stato internazionale alla fine del 2011, per aprire la strada al governo Monti. Anche qui la mistificazione gioca sulla confusione. Ci fu una famosa lettera della BCE nell'agosto del 2011, ma, in base alla testimonianza di Tremonti, essa fu sollecitata addirittura dal governo in carica, per farsi considerare inamovibile per motivi di emergenza finanziaria. Il Buffone cadde perché il governo perse altri parlamentari a causa dell'azione di "convinzione" di Cirino Pomicino.
Il colpo di Stato ci fu davvero, ma non contro il Buffone, ma per bloccare le elezioni anticipate che avrebbero consegnato, con tutta probabilità, il governo a Bersani. Cosa aveva di tanto notevole Bersani da rendersi degno di non uno, ma due colpi di Stato da parte del presidente Napolitano, uno nel 2011 ed un altro nel 2013, quando gli fu sottratto l'incarico di formare il governo?
Bersani è l'uomo delle privatizzazioni a tappeto del 1999, ed anche l'uomo che parla di politica solo in base agli slogan del Fondo Monetario Internazionale, infatti è ossessionato dal mostro del "populismo". Bersani è il lobbista della Lega delle Cooperative e della loro "cooperazione" con un'altra associazione di piccole e medie imprese, la Compagnia delle Opere. Bersani è anche il lobbista delle Municipalizzate del Centro-Nord, che favorì con la privatizzazione dell'energia elettrica del '99. Quand'era ministro dello Sviluppo Economico, Bersani allestì un progetto di aggregazione delle Municipalizzate per aprirne l'azionariato alle grandi banche multinazionali, tra cui JP Morgan, Goldman Sachs e la poi defunta Lehman Brothers. Insomma, Bersani è per il Mercato, che più Mercato non si può. Il che dimostra che Bersani un po' gonzo lo è, dato che il "Mercato" è una di quelle fiabe che le multinazionali propinano alle loro colonie.
Le multinazionali infatti non sapevano che farsene di un fanatico del "Mercato", e soprattutto non volevano un lobbista delle Cooperative e delle Municipalizzate a capo del governo italiano; volevano invece un lobbista che fosse tutto per loro, uno come Renzi. Il capitalismo non è un "modello" a cui aderire, e poi tutti contenti. Il capitalismo propriamente detto non è altro che un principio giuridico in base al quale il potere in un'azienda si calcola in base alle quote di capitale; ma ciò non ci dice assolutamente nulla sul suo funzionamento reale.
"Capitalismo" è l'etichetta di un sistema di rapina e saccheggio, perciò si sfrutta la rendita di posizione che deriva dal grado che si occupa nella gerarchia imperialistica. Molto raramente il colonialismo multinazionale trova un argine nelle cosiddette "borghesie nazionali", in quanto l'imprenditoria non possiede una vera coscienza di classe, ma si aggrega solo in base all'odio di classe contro il lavoro.
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Di comidad (del 06/08/2015 @ 01:51:45, in Commentario 2015, linkato 454 volte)
Uno dei miti della modernità più drasticamente smentiti dai fatti è quello dell'informazione. L'idea di un'opinione pubblica consapevole e di cittadini in possesso dei dati per decidere, ha ceduto il posto alla realtà della propaganda e della manipolazione mediatica. La figura professionale caratteristica della modernità, che non esisteva in epoche precedenti, è appunto quella del "giornalista", il mitico "professionista dell'informazione", che si è rivelato invece l'addetto-stampa delle lobby degli affari.
Il leitmotiv mediatico di cui si abusa maggiormente in Italia è, ovviamente, il razzismo anti-meridionale, che costituisce in questo periodo il diversivo consolatorio da offrire ad un Settentrione investito da una brutale deindustrializzazione. Il razzismo antimeridionale nasce però con la stampa stessa, diventata fenomeno di massa nell'Inghilterra dei primi decenni dell'800. Per motivi strategici di dominio del Mediterraneo, il Regno delle Due Sicilie costituiva un bersaglio militare e propagandistico della stampa britannica, con la produzione di tutta un'aneddotica sulla tirannia dei vari Franceschi e Ferdinandi e sul degrado del popolo meridionale. Già allora la stampa si poneva come la principale "fonte" di se stessa, ed addirittura come fonte per gli storici. Le notizie erano riprese e rilanciate su scala internazionale senza controllo; allo stesso modo in cui, nell'epoca attuale, l'emittente Al Jazeera è diventata la fonte esclusiva sulle "rivoluzioni" arabe del 2011, oppure fioriscono aneddoti infondati sulle follie omicide del presidente nord-coreano. Imposto dalla stampa inglese come un senso comune mediatico a livello mondiale, il razzismo anti-meridionale può essere ritrovato nei luoghi più insospettabili, da "La Lettera Rubata" di Edgar Allan Poe, sino al "Mein Kampf" di Hitler, il quale era una vera e propria "spugna" della propaganda britannica. Il razzismo anti-meridionale andò a costituire l'ideologia fondante dell'unificazione italiana, con il risultato di formare un'identità italiana autorazzistica e recriminatoria, contrassegnata da velleitarie ambizioni in campo internazionale, ma anche intrinsecamente vulnerabile alla colonizzazione. Il razzismo anti-meridionale serviva infatti a veicolare un razzismo anti-italiano tout court. Quest'antropologia della frustrazione avrebbe trovato nel fascismo la sua consacrazione, ma costituisce un tratto costante della storia unitaria italiana che si è perpetuato sino ad oggi. La politica estera viene ancora adesso rappresentata ad un'opinione pubblica infantilizzata come un pranzo di gala dei vip, a cui però non puoi partecipare perché ti sei preso a carico il fratello scemo e parassita.
Che i rapporti internazionali possano essere segnati da cose come colonialismo e imperialismo, tutto ciò non riguarda mai la nostra storia. Eppure proprio in questi ultimi decenni abbiamo visto lo schema imperialistico del nostro 1860 ripresentarsi identico nell'Afghanistan degli anni '80, e ancora nella Libia e nella Siria attuali, dove un'invasione di truppe mercenarie straniere è stata spacciata come la saldatura tra una rivolta interna e l'arrivo di eroici combattenti per la libertà, a volte anche con l'intervento finale della potenza "liberatrice".
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


30/08/2015 @ 11.49.48
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