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"La distruzione di ogni potere politico è il primo dovere del proletariato. Ogni organizzazione di un potere politico cosiddetto provvisorio e rivoluzionario per portare questa distruzione non può essere che un inganno ulteriore e sarebbe per il proletariato altrettanto pericoloso quanto tutti i governi esistenti oggi."

Congresso Antiautoritario Internazionale di Saint Imier, 1872
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Di comidad (del 11/07/2024 @ 00:07:10, in Commentario 2024, linkato 5932 volte)
Non c’è evento che non abbia qualche precedente storico, e ciò vale anche per la penosa esibizione di Joe Biden nel suo dibattito con Donald Trump. Nel 1984 l’allora presidente in carica, Ronald Reagan, affrontò in un primo dibattito il suo sfidante, Walter Mondale. In quella circostanza Reagan si dimostrò senile, impacciato, confuso e smemorato, con effetti di comicità involontaria, come quando attribuì le eccessive spese militari al cibo ed al vestiario. Nel secondo dibattito con il rivale Mondale la situazione si rovesciò a favore di Reagan, che si presentò vivace e pronto alla battuta; perciò a chi gli chiedeva se potesse essere un problema la sua età avanzata, Reagan rispose di non avere intenzione di usare a proprio vantaggio la giovinezza e inesperienza di Mondale. Al pubblico e ai media piacciono molto questi colpi di scena in cui lo sfavorito rovescia il pronostico, e con una grassa risata tutte le perplessità sullo stato mentale di Reagan furono resettate in un attimo.
Può darsi perciò che anche Biden, come il suo predecessore Reagan, si presenti “bombato” di anfetamine al prossimo dibattito con Trump e riesca a rimediare al primo disastro. Magari nel campo avverso qualche “double agent” sottrarrà le anfetamine a Trump e le parti si invertiranno con grande spasso del pubblico. Nel caso di Reagan la vicenda ebbe però un risvolto patetico, poiché il povero Ronald, una volta lasciato l’incarico, non andò a monetizzare la sua presidenza con i soliti giri di conferenze strapagate. In un paese di etica protestante come gli Stati Uniti si tiene molto al fatto che la corruzione sia al 100% legalizzata, perciò i presidenti non possono incassare tangenti mentre sono in carica. Agli ex presidenti è invece consentito di arricchirsi andando a riscuotere la percentuale per gli appalti elargiti; una riscossione che avviene attraverso i lauti compensi per le conferenze. La strana assenza di Reagan a questi tour milionari trovò una spiegazione nel 1995 con una pubblica dichiarazione sui sintomi di una sua malattia mentale, indicata ufficialmente come Alzheimer. A suo tempo però in molti sospettarono che Reagan stesse scontando i danni cerebrali dovuti agli eccessi farmacologici che gli avevano consentito quei suoi incredibili “risvegli”.

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Di comidad (del 04/07/2024 @ 00:10:46, in Commentario 2024, linkato 6475 volte)
Non c’è nulla di strano nel fatto che oggi la gran parte della gioventù preferisca radicalizzarsi politicamente a destra invece che a sinistra. L’essere di destra consente infatti di recitare tutte le parti in commedia, di dichiararsi anti-establishment e di agire a difesa dell’establishment, di dire tutto ed il suo contrario. In questa ebbrezza di libertà illimitata, le destre si sono messe a cavalcare anche il politicamente corretto ed a processare Ilaria Salis dall’alto del pulpito della moralità e della legalità. Ma, come si è visto già in Ungheria, alla destra il prendersela con la Salis non porta fortuna, poiché, a furia di atteggiarti a campione del politicamente corretto, poi rischi di ritrovarti in casa gli esattori del politicamente corretto, cioè gli infiltrati di Fanpage, che si precipitano a scoprire l’acqua calda, cioè che sei fascio-nostalgico e antisemita. Comunque niente di grave.
La sinistra infatti se la passa molto peggio, poiché gli esattori del politicamente corretto vi si infiltrano senza alcun bisogno di avere mandanti; sono infiltrati autoprodotti ed autogestiti, agenti di una colonizzazione ideologica che si investono da soli della missione di scrutarti per capire se, sotto sotto, sei un cospirazionista, o un rossobrunista, o un dogmatico, o un sessista, o uno specista, o, meglio ancora, un antisemita. In questi mesi le destre si sono schierate senza esitazioni con Israele e si sono messe a caccia di antisemiti nella sinistra; cosa che ha consentito a Fanpage di rilevare la presunta contraddizione tra i proclami sionisti di Fratelli d’Italia e l’acrimonia antiebraica dei suoi militanti. In realtà a sbagliarsi è Fanpage, dato che non esiste alcuna contraddizione tra antisemitismo e filosionismo. L’antisemitismo politico nasce nella prima metà dell’800 come tentativo di critica del cosmopolitismo finanziario, sulla base dell’icona dell’ebreo internazionale Rothschild che schiavizza gli Stati nazionali con il debito. Ma, proprio perché identifica l’ebraismo con il cosmopolitismo, l’antisemita non è affatto disturbato dal sionismo, tutt’altro; poiché, diventando nazione, gli ebrei devono concentrarsi in una guerra di conquista a spese dei popoli vicini. All’antisemita va benissimo che arabi ed ebrei si ammazzino tra loro.
A rilanciare l’antisemitismo come critica dell’usurocrazia finanziaria fu l’industriale Henry Ford, con una serie di articoli, poi riuniti e ripubblicati col titolo “L’Ebreo Internazionale”. In quegli scritti Ford propinava l’epopea di un capitalismo “buono” e produttivo che conduceva l’eterna lotta contro un capitalismo “cattivo”, finanziario e speculativo, in mano agli ebrei. Per reggere questa rappresentazione deve giocare continuamente sulla confusione semantica, per cui l’ebreo è, a seconda delle esigenze retoriche del momento, un’etnia, o una cultura o un simbolo, o tutte e tre le cose insieme. Il banchiere Rothschild è ebreo, ma, visto che ci sono anche tanti banchieri cristiani, allora evidentemente il capitalismo finanziario è un ebraismo che funziona anche senza ebrei.

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Di comidad (del 27/06/2024 @ 00:10:52, in Commentario 2024, linkato 5999 volte)
Quando ti hanno già sfondato il culo a calci, ma che senso ha chiederti di calarti pure le brache? I media nostrani purtroppo non dimostrano nessuna empatia e nessuna comprensione per quel difficile mestiere che è il fingere di governare. Come al solito il più spietato è il “Corriere della Sera”, che, dopo tutte le vessazioni, umiliazioni ed esclusioni che hanno sopportato Giorgia e Giorgetti in sede europea, ora pretende persino da loro che ratifichino la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità. Il Corriere punta sui reprobi il dito accusatore: per colpa vostra gli altri paesi europei non potranno “godere” (sic!) dei vantaggi del MES in nuova versione. Ma come? Questo governo ha tagliato tutto quello che si poteva tagliare, ha ratificato una riformulazione del Patto di Stabilità che fa sembrare la stesura precedente il quarto d’ora di ricreazione; ora da Bruxelles è partita addirittura una procedura d’infrazione per eccesso di spesa e Giorgetti sarà costretto a rientrare nei parametri. E allora lasciate al governicchio Meloni almeno il contentino, un osso da lanciare ai propri follower.
Tra l’altro questa ossessione del MES non ha riscontro in altri paesi europei, in quanto nessuno all’estero ha intenzione di ricorrervi, mentre da noi invece lo scopo è proprio quello. Soltanto da noi sembra che il MES sia una questione di vita o di morte, ciò a causa della passione nostrana per il “vincolo esterno” e del proposito di rafforzarlo ulteriormente. Riguardo al “vincolo esterno”, si fronteggiano due narrazioni, che sono solo apparentemente opposte, in realtà complementari. Da una parte ci sono quelli che lo presentano come un’imposizione di potenze straniere intenzionate ad impedire all’Italia di esprimere le sue potenzialità; mentre dall’altra ci sono quelli che individuano i veri problemi dell’Italia nelle sue storiche arretratezze che non si ha il coraggio di affrontare, quindi il vincolo esterno deve essere il benvenuto, perché almeno ci costringe a fare qualche riforma. In quest’ultima narrazione si distinguono alcuni “economisti”, come ad esempio Michele Boldrin. Costui è un vero personaggio, ha una comunicativa da attore delle fiction, ed esibisce un aspetto da energumeno perennemente incazzato, che ricorda un esattore del pizzo. In questo senso Boldrin ha un’affinità antropologica anche con altri cantori/esattori del vincolo esterno, come Luigi Marattin.

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Di comidad (del 20/06/2024 @ 00:02:05, in Commentario 2024, linkato 6052 volte)
Qualche giorno fa Guido Crosetto, il nostro ministro della Difesa, ha pianto miseria ed ha preso le distanze dalla proposta del segretario NATO Stoltenberg di erogare quaranta miliardi annui di aiuti all’Ucraina. Secondo Crosetto già facciamo fatica ad arrivare al 2% del PIL di spesa militare, perciò non possiamo permetterci un’ulteriore quota di tre miliardi e mezzo all’anno da gravare sul nostro bilancio. Crosetto ha fatto anche notare che a Bruxelles non c’è solo la sede della NATO ma anche quella dell’Unione Europea (guarda un po’ la coincidenza), e che quindi siamo vincolati ad un Patto di Stabilità che ci impedisce di allargarci troppo. Insomma, NATO e UE potrebbero anche mettersi d’accordo tra loro prima di venire a battere cassa da noi. Dopo questo sussulto di effimera ribellione, Crosetto ha però preso atto con umile rassegnazione che, mentre a Stoltenberg, von der Leyen, Meloni e Mattarella spetta l’onore dei proclami roboanti, a lui tocca l’onere di rassettare e far quadrare i conti.
A conferma di questa misera condizione, qualche giorno fa c’è stato un incidente che ha riguardato proprio Crosetto, il cui aereo ha dovuto attuare un atterraggio di emergenza all’aeroporto di Ciampino. Secondo le fonti ufficiali il velivolo sarebbe di un modello obsoleto, ed avrebbe dovuto essere già dismesso e sostituito; purtroppo non è stato possibile per motivi di bilancio. Una scelta davvero drammatica, visto che ha messo in pericolo l’incolumità addirittura del titolare del dicastero della Difesa. Crosetto ha personalmente rischiato il martirio per conciliare i sacri vincoli di bilancio imposti dal Patto di Stabilità con i sacri impegni NATO.
Questa malinconica situazione di nozze coi fichi secchi coinvolge persino la missione navale “Aspides” nel Mar Rosso, di cui l’Italia ha il comando. Alla missione partecipano diciannove paesi, ma dall’inizio della missione a febbraio le navi effettivamente impiegate non sono mai state più di quattro o cinque alla volta, e va considerato tutto grasso che cola. La nave belga avrebbe dovuto arrivare ad aprile, ma problemi tecnici ne hanno ritardato di molto la partenza.
Il registro patetico informa ormai di sé un po’ tutta la missione occidentale nel Mar Rosso. Un articolo strappalacrime del “Washington Post” si incarica di smentire le voci di un affondamento della portaerei “Eisenhower”. Il giornalista ci fa sapere che c’è un po’ di ruggine qua e là, ma la gloriosa portaerei è ancora a galla. Un dettaglio particolarmente deamicisiano è che il comandante si preoccupa di tenere alto il morale dell’equipaggio, dato che ha scoperto che i suoi marinai hanno bisogno di sentirsi apprezzati per rendere al meglio. Una pacca sulla spalla può fare miracoli. Secondo l’articolo, l’unico neo in questa narrativa edificante sarebbe che nella guerra asimmetrica contro gli yemeniti la US Navy ha speso almeno un miliardo di dollari, a fronte di un avversario che riesce a danneggiare la navigazione con armi a bassissimo costo.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


14/07/2024 @ 20:00:54
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