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"Feuerbach aveva in parte ragione quando diceva che l'Uomo proietta nel fantasma divino i suoi propri fantasmi, attribuendogli la sua ansia di dominio, la sua invadenza camuffata di bontà, la sua ondivaga morale. Anche quando dubita dell'esistenza di Dio, in realtà l'Uomo non fa altro che dubitare della propria stessa esistenza."

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Di comidad (del 02/07/2020 @ 00:30:26, in Commentario 2020, linkato 5370 volte)
Oltre che per le solite banalità, il cosiddetto Piano Colao si caratterizza per aver ripresentato la proposta di limitazione alla circolazione del contante. Osservatori che si occupano da anni della questione, come Beppe Scienza, hanno notato che Vittorio Colao ha conferito alla misura della limitazione del contante una radicalità che supera persino i desiderata delle banche.
In un contesto economico in cui la prospettiva pare quella di un avvitamento recessivo, qualsiasi ostacolo ai piccoli scambi apparirebbe decisamente fuori luogo. In realtà non lo è se si riconosce che l’obbiettivo, non tanto di Colao ma di chi lo ha messo lì, sia appunto quello di favorire la spirale deflazionistica. L’abolizione del contante è uno dei cavalli di battaglia del politicorretto, poiché, senza alcun riscontro empirico, essa è spacciata come una misura contro l’evasione fiscale. Si tratta di un ulteriore esempio della saldatura storica tra la retorica falsamente di sinistra con gli interessi della lobby dei creditori, che teme più della peste una ripresa della produzione e della domanda, con le ovvie conseguenze inflazionistiche che andrebbero ad intaccare il valore dei crediti. Tra l’altro l’esperienza sul denaro digitale, confermata dal recente caso finlandese, indica che l’uso della carta di credito stimola l’indebitamento dei singoli e delle famiglie; ulteriori debiti privati che andrebbero a pesare sull’attuale deflazione da debiti.
Come personaggio Colao appare “fuori luogo” quanto le sue proposte, dato che il manager di un’impresa privata non si pone in un’ottica macroeconomica ma esclusivamente dal punto di vista dei suoi azionisti. Scegliendo Colao, il governo Conte ha compiuto perciò l’ennesima operazione di auto-delegittimazione della politica avallando il mantra secondo cui un Paese deve essere gestito come un’azienda. L’ex manager di Vodafone in questa circostanza non ha dalla sua neppure il consueto argomento del “ce lo chiede l’Europa”, semmai il contrario, vista la passione della Germania per il contante. Si tratta di un dettaglio che viene messo in evidenza da tempo da parte di osservatori indipendenti ma che non trova una sponda nella grancassa mediatica. La Germania e la sua leggendaria avarizia rimangono comunque il grande alibi mitologico della lobby della deflazione, che invece ha le sue roccaforti anche in un Paese come l’Italia, nei fatti molto più avaro della stessa Germania. Un’Italia avara ovviamente verso i suoi cittadini, mentre i soldi da versare al bilancio europeo o al MES si trovano sempre. Ma si tratta di soldi ben spesi perché sono sottratti alla spesa pubblica interna.
I miti della razza ariana non passano di moda e trovano sempre nuove declinazioni. In questi giorni si è arrivati a spiegare la limitata diffusione del Covid in un Paese come la Repubblica Ceca con i legami del suo popolo con la razza germanica. La mitologia razziale conserva un grande fascino anche in epoca di politicorretto e proprio a causa di esso e della sua ambiguità. La ricerca di modelli ideali a cui ispirare i propri progetti di palingenesi morale infatti si presta benissimo a suggestioni razzistiche, per quanto mascherate con un’opportuna retorica.

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Di comidad (del 25/06/2020 @ 00:18:21, in Commentario 2020, linkato 5430 volte)
Global Progress, un centro studi con sede a Washington, legato a sua volta ad una fondazione dagli oscuri finanziamenti, ha pubblicato un “paper”, un documento, su quei leader “progressisti” che costituirebbero un’alternativa all’offensiva cosiddetta “populista”. Tra questi “leader”, o presunti tali, c’è Emmanuel Macron ma anche personaggi già decotti come Matteo Renzi. L’etichetta che viene usata per accomunarli è quella di “insurgents”, cioè ribelli, in base allo schema narrativo occidentalista che ci rappresenta il potere vigente, rigidamente oligarchico con una mobilità sociale verso l’alto azzerata, come se fosse invece “dinamico” e sempre in bilico.
Il messaggio ambiguo lanciato da Global Progress consiste infatti nel suggerire che debba svilupparsi una “resistenza” dei progressisti contro l’avanzata di un fantasmatico nemico interno, cioè il populismo. Allo stesso modo in cui rimane vaga nel documento la nozione di populismo, rimangono del tutto incerte e fumose le linee di quel “progressismo” che dovrebbe contrastare i presunti populisti, cioè personaggi minacciosi come Matteo Salvini, che il suo governo se lo è fatto cadere da solo.
L’idea di un Occidente sotto assedio da parte sia di nemici esterni, come Russia, Cina e Iran, sia da parte del nemico interno del populismo, è alla base di un libro del novembre dello scorso anno, scritto dal giornalista Maurizio Molinari, diventato da qualche settimana nuovo direttore del quotidiano “la Repubblica”. La parte “analitica” del libro si accentra sulla descrizione dell’avvento di una nuova guerra fredda, ed è quindi una chiamata alle armi dei guerrafondai occidentalisti puri e duri contro nemici irriducibili che esibiscono i propri propositi malvagi. La Russia e l’Iran pretenderebbero infatti di offrire di venderci il loro petrolio e il loro gas, mentre la Cina vorrebbe addirittura investire in infrastrutture nei Paesi europei. Solo pazzi criminali che aspirano al dominio mondiale oserebbero avanzare proposte così mostruose. Certo, se Russia e Iran si rifiutassero di venderci gas e petrolio e la Cina non investisse da noi i suoi capitali, ciò proverebbe ugualmente i loro intenti criminali.
La parte “propositiva” del libro di Molinari ricalca la consueta retorica “animabellista” dei diritti e di uno sviluppo economico più umano che non si faccia guidare dal criterio numerico del PIL, quindi rappresenta un appello ai politicorretti più rigorosi, da abbindolare con la prospettiva di uno sviluppo economico, che però non deve essere uno sviluppo economico ma qualcos’altro, che non si sa bene cosa sia. Magari questo oggetto misterioso è la stagnazione cronica ma non lo si deve mai ammettere apertamente.

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Di comidad (del 18/06/2020 @ 00:11:09, in Commentario 2020, linkato 5652 volte)
Nonostante la grancassa mediatica abbia portato al parossismo i toni celebrativi, comincia a farsi strada la consapevolezza che il Recovery Fund, proposto da Francia e Germania e adottato dalla Commissione Europea, sia in effetti una presa per i “fundelli”. In cambio di promesse di futuri aiuti, l’Italia dovrebbe immediatamente contribuire per l’ampliamento del bilancio europeo. Insomma, il dato concreto è che il governo italiano dovrebbe sborsare subito una novantina di miliardi, mentre il resto è fumo. I finanziamenti “promessi” dovrebbero poi giungere nell’arco di tre anni a partire dal 2021 e, ammesso che si riesca a superare le condizioni poste, la differenza tra quanto versato e quanto eventualmente riscosso non comporterebbe una copertura dei rischi del proprio debito pubblico.
C’è chi sollecita il governo ad affidarsi al finanziamento interno del debito pubblico invogliando i risparmiatori italiani ad acquistare i BTP. Ma dopo il successo del BTP “Italia”, il Tesoro non appare intenzionato a ripetere la performance, tanto che ha elaborato un BTP “Futura” dal meccanismo oscuro, aleatorio e complicato, fatto apposta per scoraggiare il piccolo risparmiatore. I “Mercati”, cioè i grandi investitori istituzionali, hanno subito accolto la notizia del BTP "Futura" provocando un aumento dello spread, per festeggiare lo scampato pericolo del vedersi soppiantati dal piccolo risparmio, che in Italia potrebbe assicurare una copertura del debito per centinaia di miliardi. Non c’è ora più nessun timore per gli “investitori istituzionali”, che hanno potuto riscontrare che il loro lobbying all’interno del Tesoro controlla pienamente la situazione.
Il governo italiano quindi continuerà la recita del povero bisognoso, per poi spacciare all’opinione pubblica l’istituzione del Recovery Fund come una vittoria. Esattamente otto anni fa, nel giugno del 2012, il governo Monti fece altrettanto nell’occasione dell’istituzione del Fondo Salva Stati, il MES. Non soltanto il quotidiano “La Repubblica”, aedo ufficiale del governo Monti, presentò il Fondo Salva Stati come un grande risultato, ma anche giornali critici verso quel governo, come il “Fatto Quotidiano”, narrarono di una “sconfitta” della Merkel e propinarono ai loro lettori la fiaba di un inesistente scudo anti spread.
La “vittoria” di Monti consistette nel versamento di decine di miliardi da parte dell’Italia nelle casse del MES per tappare i buchi di bilancio delle banche tedesche, francesi ed anche spagnole. La mistificazione sul MES continuò anche dopo, infatti quella filodrammatica che va sotto il nome di Corte Costituzionale tedesca, tenne sulla corda l’opinione pubblica per altri tre mesi, partorendo con fatica una sentenza che apparve come una concessione. Lo stesso Monti, con felice incoerenza, dimostrò di non credere per niente alla propria “vittoria”, decidendo di non chiedere i finanziamenti del MES poiché l’Italia, per farsi prestare a strozzo una parte dei propri soldi già versati, avrebbe dovuto accettare, come la Grecia, un commissariamento da parte della Troika UE-BCE-FMI. Rappresentata all’opinione pubblica come un Paese in eterno dissesto, l’Italia continua in realtà a svolgere il ruolo di vacca da mungere o da pollo da spennare. Tra i Paesi che dovrebbero ricevere i maggiori finanziamenti da parte del Recovery Fund c’è infatti la Polonia, che pure non presenta alcun particolare segnale di sofferenza economica o finanziaria. Il punto è però che la Polonia è il Paese di confine della NATO e, come tale, ha diritto ad un trattamento di riguardo da parte di quell’organizzazione di supporto alla NATO che è l’Unione Europea.
La propaganda ufficiale, compreso il mitico Report, ci intrattiene da anni sul come siano bravi i governi polacchi a spendere i fondi europei, mentre noi non lo sappiamo fare. Il quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore” ha pubblicato un’intervista ad un eurocrate gestore dei fondi per sapere come mai in Polonia i finanziamenti europei producano tali mirabilie mentre nel Mezzogiorno d’Italia non c’è nulla del genere. Le risposte dell’intervistato si sono basate sui consueti schemi razzistici, a conferma che i Polacchi, a causa dei loro meriti anti-russi, sono stati ormai integrati a tutti gli effetti nella mitologia della razza nordica.

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Di comidad (del 11/06/2020 @ 00:15:03, in Commentario 2020, linkato 5510 volte)
Un luogo comune ricorrente è che esistano molte ideologie tra loro in conflitto. In realtà in ogni epoca l’ideologia è unica, quella dominante, mentre le ideologie alternative difficilmente raggiungono lo stadio di opposizione, anzi, rimangono al livello di astrazione, per cui gli stessi che affermano di professarle in effetti si attengono all’ideologia dominante.
L’ideologia attualmente dominante può essere identificata nel politicamente corretto, che costituisce una sintesi del liberismo finanziario globalista con la retorica morale della “sinistra”, in nome di una presunta comune lotta ai “populismi” ed ai “nazionalismi”, etichette indifferentemente appiccicate a chiunque metta in discussione le gerarchie coloniali, ed anche a chi semplicemente finga di farlo per riscuotere consensi elettorali.
Un esempio di questa sintesi del politicorretto ce la fornisce l’economista “bocconiano” Roberto Perotti, il quale, a proposito degli sperati finanziamenti del “Recovery Fund”, ammonisce gli Italiani a non trasformare quei finanziamenti europei, che non sono “gratis”, in spesa facile, in occasione di “mangiare”, secondo gli “atavici” mali italiani. L’accesso al palcoscenico finanziario sovranazionale deve essere quindi accompagnato da una palingenesi morale. Ma i liberisti non ci avevano sempre detto che la superiorità del capitalismo sul socialismo starebbe proprio nella sua capacità di coinvolgere l’uomo reale così com’è, compresi i suoi difetti? Ora invece ci si chiede uno sforzo di autoeducazione al cui confronto lo “Hombre Nuevo” di Fidel Castro era uno scherzo.
Queste pretese palingenetiche di Perotti hanno affascinato il giornalista Federico Rampini, che è stato anche uno dei principali esegeti del “pensiero” di Donald Trump, da lui ritenuto un interprete della “pancia” degli USA. Trump ha riscosso molti proseliti per il suo approccio politicamente scorretto e non ci si è resi conto che il politiscorretto non è altro che un’appendice complementare del politicorretto, che ha bisogno di darsi conferme in negativo, visto che in positivo non ne può avere. L’unico modo in cui il politicorretto può dissimulare la propria contraddittorietà e inconsistenza, è infatti quello di creare i suoi “mostri”, i suoi bersagli fittizi. Le palingenesi morali prospettate dal politicorretto non si realizzano mai, in compenso è possibile surrogarle prendendo le distanze da modelli negativi, personaggi-simbolo che hanno la specifica funzione di far indignare.
A comprendere per primo quale potesse essere il potenziale simbolico di Trump, è stato il “miliardario filantropo” George Soros, che ha “creato” il mito di Trump, accreditandolo agli occhi dei “sovranisti” con la propria ostilità. Un’ostilità troppo esibita per non sospettare che si tratti appunto di un espediente per attribuire importanza ad un personaggio gonfiato e facilmente strumentalizzabile a fini di propaganda.
Il Cialtrone della Casa Bianca possiede infatti la stessa qualità del Buffone di Arcore, cioè la capacità di suscitare un odio catartico, come se il fatto di odiarlo avesse la virtù di mondare dai propri peccati. Ci si riferisce ovviamente al Buffone di Arcore dei bei tempi andati, non a quello attuale, ridotto a fare da fattorino del “più-europeismo” e impegnato a distribuire patetica pubblicità ingannevole a favore del MES.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


08/07/2020 @ 13:30:51
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