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"La privatizzazione è un saccheggio delle risorse pubbliche, ma deve essere fatta passare come un salvataggio dell’economia, e i rapinati devono essere messi nello stato d’animo dei profughi a cui è stato offerto il conforto di una zuppa calda. Spesso la psico-guerra induce nelle vittime persino il timore di difendersi, come se per essere degni di resistere al rapinatore fosse necessario poter vantare una sorta di perfezione morale."

Comidad (2009)
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Di comidad (del 17/10/2019 @ 00:39:12, in Commentario 2019, linkato 5096 volte)
L’attacco di Erdogan contro il nord della Siria ha indubbiamente sparigliato le carte sullo scenario internazionale. I beniamini del politicorretto, i Curdi, ora sono diventati alleati della bestia nera dei politicorretti, il “dittatore” Assad.
L’ennesimo tradimento degli USA nei confronti dei Curdi (ma quando mai li hanno veramente aiutati?) e il doppio gioco del cialtrone Trump, ufficialmente contrario all’invasione turca ma in effetti complice, hanno consentito a Putin di acquisire il ruolo di mediatore tra Curdi e Siriani. In tal modo Putin è riuscito a ribadire in modo clamoroso non solo il ruolo di superpotenza asiatica della Russia, ma anche la necessità per Regno Unito, Francia e Germania di accettare pienamente questo ruolo per non rimanere tagliati fuori da ogni tavolo di decisioni. Il paradosso in cui si trovano attualmente invischiati i Paesi europei è di trovarsi in contrasto con il cosiddetto “alleato della NATO” Erdogan e di dover cercare l’intesa col “nemico” Putin.
Tutto ciò sembra riconfermare il “declino” americano, l’eclissi del ruolo imperiale degli USA. Le analisi a riguardo in questi giorni si sprecano ed, in effetti, gli argomenti a sostegno di questa tesi sembrerebbero inoppugnabili. Non solo nel Vicino e Medio Oriente, ma in tutti gli scacchieri internazionali gli USA non hanno mai in mano il bandolo della matassa. La figuraccia siriana di CialTrump è arrivata subito dopo la debacle in Venezuela, dove gli USA hanno visto il loro fallito tentativo di abbattere Maduro trasformarsi in un varco per l’ingresso trionfale della Russia nello spazio sudamericano, come protettore e garante della stabilità venezuelana.
Tutto vero, ma l’equivoco riguarda forse la questione del cosiddetto “impero” americano. Esiste sicuramente un imperialismo americano, un imperialismo militare, finanziario e commerciale, ma ciò non implica l’esistenza di un impero americano. Le politiche imperiali si basano sui confini, con la necessità di difenderli e di stabilire alleanze e relazioni per garantirsi la stabilità di quei confini. La Russia è un impero e, a parte la parentesi di Eltsin, ha sempre dovuto fare i conti con la difesa dei suoi confini. La Cina è anch’essa un impero e ha dovuto regolarsi allo stesso modo.
Gli Stati Uniti hanno confini ma non hanno problemi di confini, poiché nessuna potenza limitrofa è in grado di minacciarli. La faccia tosta americana riesce a presentare il crollo delle Torri Gemelle come un “attacco”, ed anche l’infiltrazione di migranti dal confine meridionale come una “invasione”, tanto da dover erigere un “muro”.
Si parla spesso dell’alternarsi negli USA di aspirazioni globali e di regressioni isolazioniste. In realtà non c’è nessuna alternanza e nessuna contraddizione, dato che è proprio l’isolamento geografico degli USA a consentire politiche militari, commerciali e finanziarie di carattere aggressivo a livello globale senza porsi problemi di stabilizzazione. La realtà dell’imperialismo americano non implica affatto l’esistenza di un impero americano.

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Di comidad (del 10/10/2019 @ 00:31:23, in Commentario 2019, linkato 5462 volte)
Il politicorretto è un’ideologia pervasiva che ha la capacità di trascinare anche chi vi si oppone sul proprio terreno, cioè la pedagogia sociale. La tentazione di una contropedagogia che cerchi di ricondurre i politicorretti ai dati di fatto, si rivela quindi fuorviante. Che Greta sia fasulla è in grado di capirlo chiunque, perciò ogni eccesso di spiegazione a riguardo è privo di senso. La priorità di ogni politicorretto è infatti quella di educare, perciò per il politicorretto non bisogna insistere sul fatto che Greta sia sponsorizzata dal Fondo Monetario Internazionale e dalle multinazionali, altrimenti la “ggente” non capisce e perde di vista l’importanza del messaggio ambientalista, magari facendosi irretire dai “negazionisti” tipo il cialtrone Trump.
A questa visione pedagogica viene in soccorso anche la convinzione che capitalismo e ambientalismo siano incompatibili e che perciò quando i capitalisti cercano di strumentalizzare l’emergenza ambientale, in definitiva si diano la zappa sui piedi. Il politicorretto ricorre persino a questi pseudo-machiavellismi.
È sicuramente vero che capitalismo e ambientalismo siano assolutamente incompatibili, ma è un dato che potrebbe essere verificato solo sui tempi lunghi. Nessuna azione politica può permettersi di gestire i tempi lunghi poiché le variabili sono troppe. Il Fondo Monetario Internazionale, dopo aver cavalcato per qualche anno l’emergenza ambientale, potrà adottare qualche altra emergenza, magari la minaccia del Putin di turno. Le masse, nel frattempo “educate” non tanto al messaggio ambientalista, ma a subire la propaganda mainstream, potrebbero bersi anche la nuova emergenza.
Per quanto sia pienamente fondato, il tema ambientale non è in sé rivoluzionario. C’è rivoluzione, o quantomeno opposizione, quando vengono messe in discussione le gerarchie sociali. Il livello di distribuzione del reddito è l’indicatore, la lancetta, del grado di gerarchizzazione della società. Le “carbon tax”, le ecotasse che il FMI cerca di imporre, rappresentano un modo per trasferire reddito dai poveri ai ricchi, una tassa sulla povertà. Mentre i tempi lunghi sono il regno dell’elucubrazione, oggi la questione immediata è il sì o il no alle carbon tax.
Le ecotasse sono state il motivo scatenante della rivolta francese dei cosiddetti “Gilet Gialli”, un movimento che vede coinvolti soprattutto i ranghi inferiori del ceto medio. Il fatto che, almeno in Francia, i ceti medi si percepiscano come il bersaglio principale delle carbon tax, trova conferma nell’appoggio entusiastico che le grandi multinazionali hanno offerto a questo nuovo tipo di balzello sull’aria. L’interesse delle corporation per le carbon tax si spiega facilmente col fatto che un gran numero di piccole aziende industriali e agricole verrebbero messe fuori mercato dal costo aggiuntivo delle ecotasse.

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1. JOSEPH IGNACE GUILLOTIN: UN BENEFATTORE
Il Professor Joseph Ignace Guillotin, deputato agli Stati Generali, propose nel 1789 all’Assemblea Costituente che l’esecuzione capitale fosse compiuta con la maggior rapidità possibile.
Nel marzo del 1792, l’Assemblea accolse la proposta adottando lo strumento esecutorio che fu denominato guillotine. Nelle intenzioni del professore, la ghigliottina avrebbe dovuto affermarsi come segno di civiltà, superando la tortura ed il dolore prolungato connessi alla pratica del supplizio.
Ad aprile scorso, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha di fatto legalizzato la morte attraverso tortura. E’ quanto afferma la rivista Slate, a proposito dell’esecuzione di Russell Bucklew, detenuto in Missouri. I medici sostengono che l’iniezione letale farebbe morire il detenuto, che soffre di una particolare patologia, in modo lento e doloroso. Ma i cinque giudici conservatori della Corte hanno dato via libera all’esecuzione sostenendo che la Costituzione degli Stati Uniti “non garantisce una morte indolore al detenuto”. Una dichiarazione che farà, come si dice, “giurisprudenza”, solo 230 anni dopo la proposta del prof. Guillotin.

2. UMORISMO INGLESE
Sembra che le vecchie idee sul colonialismo siano definitivamente tramontate e che quelle teorie che attribuiscono la causa della loro povertà agli stessi paesi poveri, in quanto incapaci di progredire, siano un lontano ricordo.
Il Center for global development , con sede a Washington, è uno di quei benemeriti centri di ricerca no-profit che hanno come obbiettivo quello di ridurre la povertà.
In uno dei suoi rapporti, apprendiamo che in Africa i farmaci di uso comune, come il paracetamolo e l’omoprazolo possono costare fino a trenta volte di più rispetto al Regno Unito e agli Stati Uniti.
I ricercatori de CfGB, che nel loro sito si presentano come altamente professionali e trasparenti, sono finalmente in grado di darci risposte sorprendenti: le cause sono la scarsa capacità di negoziazione e l’alta corruzione dei paesi poveri. Una svolta epocale rispetto alle vecchie teorie del colonialismo e dello sciovinismo occidentale. Ad aggravare la situazione, continua il rapporto, c’è anche la tendenza dei paesi poveri a comprare farmaci di marca e non generici (non solo poveri, ma anche stupidi).
Bisogna dire che, nella loro presentazione, concludendo il lungo panegirico di se stessi, i ricercatori del CfGD affermano:
Siamo impegnati nella trasparenza, nella diversità, nell’integrità professionale e personale. Apprezziamo il rispetto reciproco, il lavoro di gruppo ed un salutare senso dell’umorismo.
Ecco, appunto.

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Di comidad (del 03/10/2019 @ 00:35:12, in Commentario 2019, linkato 6111 volte)
Il caso del voto trasversale del parlamento europeo sui “crimini” del comunismo presenta alcune riconferme ed anche qualche questione irrisolta. Tra le ovvie riconferme ci sono la compiaciuta rottura del PD con la propria tradizione politica ed il carattere fittizio/truffaldino del sovranismo della Lega, che ancora una volta smentisce una delle premesse fondamentali del sovranismo stesso, cioè il non farsi impegolare nelle diatribe ideologiche del passato per non perdere di vista l’obbiettivo prioritario della liberazione nazionale.
La questione aperta riguarda invece il vero movente della criminalizzazione del comunismo da parte delle oligarchie capitalistiche. È difficile credere che i capitalisti soffrano per la sorte dei Kulaki e degli internati nei Gulag. Qual è dunque il vero “crimine” che la memoria del comunismo sovietico è chiamata continuamente a scontare?
Si tratta di un delitto di lesa maestà. L’Unione Sovietica, con la sua semplice esistenza, aveva costretto per quasi due decenni il capitalismo a derogare dalle sue ferree regole di avarizia ed a concedere un po’ di benessere materiale alle popolazioni. La minaccia del comunismo, la sua apparente capacità espansiva, ha determinato infatti la necessità per le oligarchie occidentali di cercare consenso. Ciò ha comportato in alcune fasi persino una condizione di quasi piena occupazione dei lavoratori, una situazione che è arrivata sino all’inizio degli anni ’70.
Solo a metà degli anni ’70, la percezione della crescente debolezza strutturale dell’Unione Sovietica ha permesso al capitalismo di ritornare alle vecchie pratiche pauperistiche e di restaurare le gerarchie sociali attraverso la disoccupazione ed il conseguente ricatto occupazionale nei confronti dei lavoratori. Il successivo crollo dell’Unione Sovietica ha consentito addirittura di rompere gli argini e di avviare sistematicamente pratiche deflazionistiche. La deflazione si è istituzionalizzata con la nascita dell’Unione Europea e della moneta unica, i cui effetti di stagnazione si esercitano non solo in Europa ma a livello globale. La deflazione dell’area-euro è oggi il buco nero dell’economia mondiale. La deindustrializzazione, la decadenza degli standard produttivi e delle infrastrutture, sono stati prezzi che il capitalismo ha pagato per garantirsi la restaurazione delle gerarchie sociali; ma sono stati prezzi pagati senza alcuna remora, sostituendo disinvoltamente la ricchezza reale con le bolle finanziarie. Ad esempio, venti anni fa la Telecom era ancora una delle maggiori aziende telefoniche del mondo, mentre oggi è ridotta ad una piattaforma informatica e qualche call center, di cui una parte è dislocata in Romania per comprimere i costi. L’azienda non detiene più un proprio personale tecnico e deve rivolgersi di volta in volta a soggetti avventizi, con ritardi mostruosi per le riparazioni. Se si volesse minimizzare a tutti i costi il caso Telecom ritenendolo un esempio troppo estremo, allora come abbassamento degli standard aziendali può essere considerata paradigmatica la vicenda della Volkswagen che truccava il rilevamento delle emissioni inquinanti. La persistenza del mito/luogo comune del capitalismo produttivistico/consumistico, ha impedito per decenni di riconoscere che la sua vera priorità consiste nel perpetuare comunque il dominio di classe. La stessa nozione di capitalismo è rimasta vaga, concretizzandosi solo nel principio giuridico secondo il quale il potere in un’azienda si calcola in base alle quote di capitale; mentre tutto il resto può essere annoverato sotto il capitolo dell’assistenzialismo per ricchi.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


22/10/2019 @ 21:51:12
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