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"Politically correct" è l'etichetta sarcastica che la destra americana riserva a coloro che evitano gli eccessi del razzismo verbale. "Politicamente corretto" è diventata la locuzione spregiativa preferita ovunque dalla destra. In un periodo in cui non c'è più differenza pratica tra destra e "sinistra", la destra rivendica almeno la sguaiataggine come proprio tratto distintivo."

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Di comidad (del 24/06/2021 @ 00:35:43, in Commentario 2021, linkato 194 volte)
Si narra che Cesare, giunto ad Alessandria d’Egitto, rimase contrariato quando il re Tolomeo gli offrì in dono la testa mozzata del suo avversario Pompeo. La reazione di Cesare fu del tutto conseguente. Pompeo era pur sempre un romano, un aristocratico romano, perciò il fatto che uno straniero avesse preso l'iniziativa di tradirlo e di ucciderlo, violava il senso della gerarchia di un altro aristocratico romano come Cesare. Anche nelle leccate bisogna saper stare al proprio posto e non mettersi alla pari, o peggio al di sopra, del destinatario dell’adulazione.
Quando Mario Draghi ha elogiato Joe Biden per avere scelto, a differenza di Trump, l'Europa come sua prima meta di viaggio, l'ha fatta fuori dal vaso. Del resto Biden non avrebbe mai dovuto trovarsi nelle condizioni per cui un “alleato” (ovvero un vassallo) come Draghi potesse mettergli i voti dicendogli di essere più bravo del suo predecessore. Criminalizzando oltre ogni verosimiglianza una mezza figura come Trump, gli apparati statunitensi hanno ottenuto il risultato di delegittimare l’istituzione presidenziale. Gli USA sono cascati in una sindrome analoga a quella del XX Congresso del Partito Comunista sovietico, che con la denuncia dei crimini di Stalin screditò e delegittimò l’Unione Sovietica nel suo complesso.
In questa circostanza il novello “Kruscev”, Joe Biden, non esce bene neppure dal confronto tra il suo primo viaggio come presidente e quello del cialtrone Trump, che di politica non capiva nulla ma di affari sì. Recandosi in Arabia Saudita Trump rimediò 200 miliardi tra investimenti e vendite di armi, quindi, almeno sul piano degli affari, la sua prima visita all'estero ebbe un senso.
Al contrario, Biden dal G7 in Cornovaglia e dal vertice NATO di Bruxelles torna con vuote dichiarazioni, in cui gli “alleati” avallano le fantasie degli apparati americani sulla “minaccia russa” e sulla “sfida sistemica della Cina”. Le lobby affaristiche che controllano gli apparati americani vivono in funzione dell’enemy business, pensano cioè soltanto ai fiumi di miliardi che è possibile convogliare contro quelle fasulle minacce. I media mainstream hanno presentato il vertice NATO di Bruxelles come un rilancio dell’egemonia statunitense sul mondo. La cosa strana è che anche commentatori tutt'altro che conformisti hanno avallato questa interpretazione. Eppure è evidente che un confronto militare con Russia e Cina messe insieme non ha altra prospettiva concreta che incentivare la collaborazione economica e militare tra due Paesi che altrimenti avrebbero dovuto concentrarsi sui loro innumerevoli motivi di contenzioso reciproco e, soprattutto, sulle loro fragilità interne, che ora è possibile attenuare con la disciplina patriottica. Prese separatamente, Russia e Cina non rappresentano assolutamente delle minacce per l’egemonia statunitense, ma insieme rischiano, seppure in parte, di diventarlo. Quello del vertice di Bruxelles perciò è fumo propagandistico, dietro al quale gli alleati/sudditi possono nascondersi per continuare le loro scappatelle.

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Di comidad (del 17/06/2021 @ 00:23:45, in Commentario 2021, linkato 5539 volte)
Un nuovo soggetto politico si è affacciato nello scenario italiano: il draghismo di sinistra. Secondo questa concezione, Mario Draghi, col suo prestigio internazionale, può rappresentare un argine alle velleità di ritorno all'austerità che provengono dalla Germania. I sostenitori di questa tesi sottolineano che la loro apertura di credito nei confronti di Draghi non è la soluzione ideale, ma è l’unica che in questa fase abbia una base realistica, vista la mancanza di altre opzioni concrete. Questa visione ha un riscontro anche nella narrazione dei media mainstream. I commentatori più noti per le loro posizioni “frugali” parlano infatti di un tentativo di Draghi di attuare una revisione di fatto dei parametri di Maastricht; un tentativo che sarebbe contrastato dall’ex ministro dell’Economia tedesco, Wolfgang Schaeuble.
Visto che i sostenitori del draghismo di sinistra hanno posto la questione sul piano della concretezza, occorre che anche le eventuali repliche si attengano a questo criterio. La domanda più concreta che viene alla mente è la seguente: quale sarebbe l’effettivo potere contrattuale che la Germania può mettere sul tavolo per opporsi ad un'eventuale linea di sistematici sforamenti di bilancio da parte del governo italiano?
Quando si tratta di capire quale sia il motivo dell’egemonia statunitense sulla politica italiana, si ha il soccorso dell’evidenza: gli USA ci occupano militarmente dal 1943, anno in cui si è consumata la sconfitta italiana nel conflitto mondiale. Quando si cerca invece di individuare i motivi della presunta egemonia tedesca sull’economia italiana nell’ultimo quarantennio, tali evidenze mancano, anzi vi sono indicazioni contrarie. Il tanto paventato ricatto dello spread non può reggere più di tanto, perché farebbe implodere l’euro, che è una droga indispensabile per l'export tedesco, che sarebbe danneggiato dal ritorno ad una moneta troppo forte come il marco.
Inoltre la narrazione corrente secondo cui senza il Recovery Fund l’Italia andrebbe in default, trova una smentita nella reale consistenza di tale meccanismo: tra dare e avere si tratterebbe di 25 miliardi in sussidi e forse (ma forse!) altrettanti in risparmi nel pagamento degli interessi: il tutto spalmato nell’arco di circa cinque o sei anni, però con condizionalità sproporzionate e vessatorie. L'Italia oggi è un Arlecchino che serve due padroni: uno sin troppo vero, gli USA; l’altro fittizio, la Germania, che è utilizzata come un babau dalle nostre oligarchie per imporre tagli dei salari e del welfare. L’evidenza è che la salvezza finanziaria dell’Italia non dipende dal Recovery Fund ma dal Quantitative Easing e dal PEPP, il piano di acquisto di titoli da parte della Banca Centrale Europea: quest’anno 1850 miliardi effettivi erogati, contro gli ipotetici 750 miliardi del Recovery Fund.

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Di comidad (del 10/06/2021 @ 00:07:48, in Commentario 2021, linkato 5612 volte)
Sarebbe giusto elargire ogni tanto una lode ai media mainstream per l’impegno profuso nel tenere tuttora in piedi la finzione sovranista. Attualmente il demone del sovranismo viene identificato dai media in un personaggio innocuo e puramente decorativo come Giorgia Meloni, che viene così esposta agli attacchi dei soggetti più disinformati e suggestionabili. Basterebbe il dato di fatto dell’adesione entusiastica di Fratelli d’Italia al grande raggiro deflazionista del Recovery Fund per smontare tutta la fasulla mitologia meloniana. Un'opposizione minimamente seria non potrebbe fare a meno di notare l’assurda sproporzione tra la miseria dei finanziamenti del Recovery Fund e la ridondanza delle sue vessatorie condizionalità, riscontrando quindi che il vero problema non è affatto la Germania ma l'odio di classe delle oligarchie nostrane, che usano la sponda tedesca per opprimere i lavoratori. Ma a cos’altro servono i media, se non a nascondere l'evidenza?
Analizzando il contesto, si possono comprendere altre motivazioni per cui la finzione sovranista deve essere perpetuata. Un po’ di inflazione darebbe qualche sollievo ai debitori, perciò dalla lobby dei creditori, cioè le multinazionali finanziarie, già partono messaggi che agitano pretestuosamente lo spauracchio di una grande inflazione che sarebbe alle porte. Nel corso di quest’anno le iniezioni di liquidità e le agevolazioni fiscali da parte dei governi hanno alimentato la domanda di materie prime per la produzione. Ciò ha determinato in Europa una piccola ripresa dell’inflazione, che in media si attesta leggermente al di sotto del fatidico 2%, considerato dalla Banca Centrale Europea come obbiettivo desiderabile.
Nonostante le maggiori importazioni di petrolio, il cui prezzo si sta riavvicinando ai 70 dollari, la bilancia commerciale italiana è ancora in forte attivo; un attivo dovuto non tanto alla vitalità delle esportazioni, ma al fatto che le importazioni di materie prime non hanno toccato livelli significativi. Se vi fosse davvero in vista una grande ripresa produttiva, un piccolo deficit della bilancia commerciale sarebbe inevitabile, proprio per le maggiori importazioni di materie prime. Visto che questo deficit commerciale non c’è, vuol dire che non vi sono nemmeno i segnali di un vero rilancio della produzione e dell’occupazione.

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Di comidad (del 03/06/2021 @ 00:07:39, in Commentario 2021, linkato 6045 volte)
Il povero Alessandro Di Battista aveva scritto addirittura un libro contro il politicamente corretto. Quando però il politicamente corretto gli si è presentato in forma di emergenza, non lo ha saputo riconoscere. Eppure l’emergenzialismo è il figlio prediletto del politicamente corretto, o viceversa.
Negare un’emergenza è politicamente scorretto, si passa da ignoranti, egoisti e irresponsabili, da “negazionisti”. Non conta nulla che non si nega affatto l’esistenza della malattia ma appunto l’approccio emergenziale, che non fa altro che peggiorare le cose. Il politicamente corretto ha già pronta un’altra definizione per chi cerca di fare queste precisazioni: “riduzionista”. Per il politicamente corretto non esiste dogma o “valore” che non possa finire nel tritacarne della critica più corrosiva, a patto però di non dubitare mai del telegiornale. L’atteggiamento politicamente corretto è quello dell’eretico con le brache calate.
Le libertà degli Italiani sono state sacrificate al bene supremo della Vita. Ci avevano raccontato che milioni di persone erano morte in passato per darci le libertà che abbiamo oggi. Queste libertà sono state cancellate con il pretesto di difendere le nostre vite. Non eravamo degni di dare la nostra vita per la libertà. Per sperimentare un vaccino, invece sì. Non è più tempo di eroi, ma di cavie.
A livello sovranazionale l’emergenza Covid è un mega-business della lobby del digitale e della lobby dei vaccini, che hanno trovato un loro compromesso per non pestarsi i piedi a vicenda e per passarsi la palla all’occorrenza. L’emergenza ha consentito di approvare i nuovi vaccini in sette otto mesi, contro i sette otto anni, e anche più, che occorrevano prima. La digitalizzazione a sua volta ha bruciato i tempi, risparmiando dieci anni di tempo per affermarsi a tappeto. L’emergenza è anche politica di potenza e gli USA ora se ne servono per mettere sotto processo la Cina. Gli "scienziati" si adeguano alla corrente: l’origine artificiale del virus, considerata impossibile l’anno scorso, oggi diventa plausibile.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


24/06/2021 @ 08:51:54
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