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"La privatizzazione è un saccheggio delle risorse pubbliche, ma deve essere fatta passare come un salvataggio dell’economia, e i rapinati devono essere messi nello stato d’animo dei profughi a cui è stato offerto il conforto di una zuppa calda. Spesso la psico-guerra induce nelle vittime persino il timore di difendersi, come se per essere degni di resistere al rapinatore fosse necessario poter vantare una sorta di perfezione morale."

Comidad (2009)
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Di comidad (del 28/04/2016 @ 01:26:09, in Commentario 2016, linkato 296 volte)
Che l’Unione Europea non fosse solo una questione di “zero virgola” nei bilanci, di ottusità di Juncker o di arroganza della Germania, è stato dimostrato ancora una volta dalla sortita della settimana scorsa da parte del presidente Obama in presenza del primo ministro britannico Cameron. Obama ha praticamente ammonito il Regno Unito sulle nefaste conseguenze commerciali a cui andrebbe incontro nell’eventualità di un’uscita dall’Unione Europea. La Gran Bretagna è stata esplicitamente trattata come una colonia qualsiasi, e l’irritualità della presa di posizione di Obama, la sua palese ingerenza negli affari interni di un altro Paese alla vigilia di un voto referendario, è stata tanto più stridente poiché in passato alla stessa Gran Bretagna era stato riservato un riguardo da colonia di serie A. In un primo momento la protervia di Obama ha provocato irritazione nel Regno Unito, tanto che alcuni commentatori hanno cercato di assumere posizioni cerchiobottiste: dar torto ad Obama nella forma delle dichiarazioni ma, al tempo stesso, dargli ragione nel contenuto.

Una collaboratrice di “Al Jazeera English” ha ricordato che non bisogna indebolire la coesione dell’Europa nel momento in cui ci sono la minaccia del terrorismo e, soprattutto, quella di Putin. Non si poteva essere più chiari di così: l’Unione Europea è organica alla NATO e quindi i Britannici stiano attenti a come votano. C’è da sottolineare che “Al Jazeera” è un’emittente dell’emiro del Qatar, che è un ex (?) protettorato britannico, risulta attualmente il maggior finanziatore dell’ISIS, ed è anche un Paese coordinato con la NATO; perciò la parola di “Al Jazeera” vale come quella dell’MI6, il servizio segreto britannico.
Qualche giorno dopo arriva però l’agenzia “Reuters” ad annunciare che, secondo un sondaggio, i sudditi britannici hanno gradito l’ingerenza di Obama e che le sue parole avrebbero addirittura spinto nel senso di aumentare i favorevoli a restare nella UE. Siamo all’operazione subliminale: dapprima Obama assume atteggiamenti da super-capo di Stato, poi i media cercano di convincere il pubblico che la maggioranza delle persone accetta con gioia la sua tutela. Chi aveva dubbi che il referendum britannico fosse una barzelletta, se li può togliere.

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Di comidad (del 21/04/2016 @ 01:48:02, in Commentario 2016, linkato 416 volte)
Come alcuni ogni tanto ricordano, anche Mussolini ebbe il suo “euro”. Nel 1926 il Duce lanciò lo slogan della “Quota 90”, che indicava il tasso di cambio della lira con la sterlina inglese che il regime intendeva perseguire in nome dell’orgoglio italico. Quella rivalutazione massiccia della lira comportò il massacro delle esportazioni italiane e dei consumi interni, ma in compenso rese l’Italia degna di accedere ai prestiti statunitensi.
Non a caso in quel periodo Mussolini era santificato dalla stampa estera, ed anglosassone in particolare, come il più grande italiano dai tempi del Rinascimento. Per riscuotere celebrazioni di questo calibro basta farsi benvolere dalle banche multinazionali. L’Italia arrivò così già stremata da cinque anni di deflazione all’appuntamento della grande crisi degli anni ‘30. Solo allora ci si orientò verso un’altra politica economica, lasciando un po’ da parte gli economisti “liberisti”, per rivolgersi invece a personale formatosi nella cerchia dell’ex Presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti. Uno dei risultati di quella nuova politica economica fu la nascita dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale, il più grande colosso industriale italiano fino a quando Romano Prodi non ne avviò lo smantellamento.

La liquidazione delle critiche anti-euro in termini di manifestazioni di nazionalismo o “sovranismo” non corrisponde quindi alla realtà storica, dato che l’ingerenza imperialistica è stata sempre trasversale alle ideologie ed alle forme di governo dei Paesi sudditi. “Democrazia” o dittatura, nazionalismo o sovranazionalismo, per la lobby imperialistica della deflazione sono solo orpelli retorici intercambiabili. Nei meccanismi di potere vi sono perciò delle costanti che si ripresentano al di là dell’esteriorità dei regimi, e non c’è solo la deflazione, così cara alle multinazionali finanziarie, che temono che i loro crediti possano essere erosi dall’inflazione. Un’altra invarianza del potere consiste nella sua tendenza alla infantilizzazione delle masse, soggette ad un educazionismo incessante, strette nella forbice del rimprovero pretestuoso e della lode umiliante. Ma l’infantilizzazione funziona a due sensi, poiché il potere finisce per infantilizzare anche se stesso reclutando quel personale più disponibile ad una comunicazione che fa dell’irresponsabile malafede il proprio esclusivo punto di forza.

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Di comidad (del 14/04/2016 @ 01:17:29, in Commentario 2016, linkato 572 volte)
Lo scorso anno l’ENI ha scoperto nelle acque territoriali egiziane il maggior giacimento di petrolio e di gas del Mediterraneo. Sicuramente è una pura coincidenza il fatto che l’omicidio Regeni abbia causato una crisi dei rapporti tra Italia ed Egitto che mette a rischio questo affare. Come pure è una mera coincidenza la circostanza che l’omicidio Regeni vada a vantaggio di quelle stesse multinazionali che nel 2011 si erano avvantaggiate a scapito dell’ENI per l’attacco al regime libico di Gheddafi. In particolare ne trae giovamento la britannica BP, che in Egitto è il secondo operatore internazionale, dopo l’ENI che è il primo; così che la BP è spesso costretta ad operare in joint venture con lo stesso ENI. Casualmente Regeni era in Egitto per conto di un’università inglese, Cambridge. Si potrebbe dire che la fortuna aiuta i voraci.

Non è la prima volta che gli omicidi vanno fortunosamente a sostegno degli interessi di alcuni gruppi affaristici. Nel 2002 l’assassinio del giuslavorista Marco Biagi, autore di un “libro bianco” su una possibile riforma del mercato del lavoro, consentì l’anno dopo al governo di allora di varare un provvedimento di precarizzazione del lavoro (la Legge 30/2003), ponendolo sotto l’icona inviolabile del giuslavorista vittima del terrorismo, tanto che i media adottarono la formula di “Legge Biagi”.
In effetti vi sono parecchi e fondati dubbi che Biagi possa essere considerato effettivamente l’autore di quei provvedimenti. Nello stesso periodo in Germania un dirigente della Volkswagen, Peter Hartz, era a capo di una commissione che elaborò un piano di riforme del lavoro ispirato agli stessi criteri di precarizzazione. Il risultato di quel nuovo quadro di relazioni industriali era non solo l’abbattimento del costo del lavoro e del potere contrattuale dei lavoratori, ma anche l’apertura di immensi spazi per la finanziarizzazione dei rapporti sociali, con il salario sempre più sostituito dall’indebitamento degli stessi lavoratori per poter accedere ai consumi. C’è da aggiungere inoltre che la precarizzazione ha consentito l’esplosione del business dell’intermediazione parassitaria sul lavoro, con le agenzie di lavoro interinale.

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Di comidad (del 07/04/2016 @ 01:36:39, in Commentario 2016, linkato 676 volte)
Malato del complesso del redentore, Renzi presenta invariabilmente se stesso come il messia che dovrebbe salvare l’Italia da secoli di immobilismo e inefficienza. Come tutti i denigratori di mestiere, Renzi ed i suoi supporter sulla stampa accusano continuamente gli altri di disfattismo. In questi giorni il crimine imperdonabile sta nel non aderire al culto della trivella. Se l’Italia ha davvero dei giacimenti interessanti, sarebbe bene che se li tenesse da parte per i tempi difficili, e non li sprecasse adesso solo per permettere a qualche multinazionale di riscuotere fondi europei per lo sviluppo regionale; tanto più che in questo periodo il prezzo del petrolio e del gas tende al ribasso.

Il fatto che questo buonsenso non attecchisca nel governo, sembra aver trovato una spiegazione concreta con il caso giudiziario della ministra Guidi e del suo convivente. Ora pare anche che il governo Renzi sia finito nel mirino della magistratura, ed anche delle polemiche sia esterne che interne al PD. Piovono le accuse di lobbismo e Renzi reagisce con le solite battute di infimo ordine, che però nascondono un retro-significato. Se il Presidente del Consiglio dichiara che queste accuse lo fanno “schiattare dalle risate”, è forse perché sono troppo al di sotto della realtà, ed il governo in quanto a lobbismo, ha in serbo ben altre magagne che il familismo amorale della Guidi o della Boschi. Il problema è che il lobbismo non è un’accusa, semmai un’ovvia constatazione, dato che tutti i governi sono composti da lobbisti; basti pensare a quello che ha combinato la Merkel con Deutsche Bank e con BMW. La vera questione riguarda il costo del lobbismo di un governo in termini di colonizzazione del proprio territorio da parte delle multinazionali straniere.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


30/04/2016 @ 13:09:33
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