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"Le decisioni del Congresso Generale saranno obbligatorie solo per le federazioni che le accettano."

Congresso Antiautoritario Internazionale di Ginevra, 1873
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Di comidad (del 04/02/2016 @ 00:33:23, in Commentario 2016, linkato 234 volte)
Nel suo discorso di Ventotene del 30 gennaio, Matteo Renzi ha paventato la fine di un'Europa nella quale sia disatteso o abbandonato il Trattato di Schengen sulla migrazione. Qualche anno fa era di moda irridere al "benaltrismo", cioè al rifiutarsi di affrontare i problemi sul tavolo prospettandone ogni volta di più gravi. Oggi si dovrebbe ricorrere invece al "benoltrismo", nel senso che in molti casi la realtà è già andata ben oltre la rappresentazione che se ne vorrebbe offrire. La questione del rispetto del Trattato di Schengen è già superata dai fatti dopo la decisione del parlamento danese, laburisti compresi, di sequestrare i beni dei migranti a beneficio delle "spese del loro sostentamento". Il provvedimento danese ricorda un po' la pratica nazista di strappare i denti d'oro ai deportati. Roba da far apparire il tanto vituperato muro ungherese come una misura umanitaria.
A proposito di reminiscenze naziste, in Francia infuria una campagna mediatica anti-ISIS/Daesh che ripropone i toni e i temi della propaganda antisemita nella Germania della seconda metà degli anni '30. Ai bambini ed ai ragazzini vengono somministrati fogli di propaganda così assurdamente faziosi, in un Paese con sei milioni di mussulmani, da riabilitare il leader della Corea del Nord, per non dire di quella del Sud. I fumetti riportano gli orridi islamisti mentre picchiano donne e distruggono templi. Poi c'è la parte didattica: le vostre domande/ le nostre risposte. Chi è il Daesh? Qual è il suo scopo finale? Come si finanzia? Perché ci attacca? Immaginate le risposte.
Che dopo l'ubriacatura retorica dell'accoglienza di qualche mese fa si piombasse poi in una spirale forcaiola, era pressoché scontato; ma rimane il dato oggettivo di una ondata migratoria che dovrebbe essere affrontata all'origine, nelle cause immediate che la scatenano, che non consistono semplicemente nella povertà, che ormai è ovunque, bensì in politiche di destabilizzazione che hanno una base di partenza ben precisa, cioè le aggressioni della NATO e dei suoi alleati esterni, Qatar ed Arabia Saudita.
Renzi aveva sfiorato il vero problema nel momento in cui aveva posto all'attenzione i paradossi della scelta dell'Unione Europea di versare tremila miliardi ad un governo turco che rappresenta oggi uno degli attori principali della destabilizzazione nell'area del Vicino Oriente. Renzi però è già rientrato all'ovile con la coda tra le gambe dopo la visita alla Merkel. I toni di Renzi si sono così ulteriormente annacquati, tanto da anticipare il totale cedimento di lunedì scorso alle direttive della Commissione circa il versamento alla Turchia. Tutta la polemica si è ora spostata su una questione collaterale, e cioè la possibilità per l'Italia di slegare dai vincoli europei di bilancio tutte le spese per l'emergenza migratoria e non solo quelle per contributo alla Turchia. Ed i toni di Renzi erano stati, peraltro, neppure tanto incisivi sin dall'inizio, nonostante che il clamore mediatico li avesse enfatizzati. C'era sempre il timore da parte del nostro governo di irritare il vero padrone. In Europa c'è un solo Dio, la NATO; e la Merkel, per ora, è il suo profeta.
Di ritorno dal pellegrinaggio alla corte della Merkel, Renzi ha compiuto un altro pellegrinaggio a Ventotene, una sorta di ritorno simbolico alle origini del cosiddetto "ideale europeo", con tanto di fiori sulla tomba di Altiero Spinelli, il quale, secondo la propaganda ufficiale, sarebbe il padre di quell'ideale. A Spinelli si attribuisce infatti la redazione, insieme con altri, del mitico "Manifesto di Ventotene" per un'Europa libera e unita.
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Di comidad (del 28/01/2016 @ 01:51:10, in Commentario 2016, linkato 383 volte)
La notizia del marocchino/cosentino arrestato come presunto terrorista - anzi, come "foreign fighter" - dell'ISIS, si presta ad alcune osservazioni. Nietzsche diceva che i poveri non possono rivendicare nessuna superiorità morale nei confronti dei ricchi. Ed infatti la dicotomia tra ricchi e poveri, potenti e deboli, non si misura in base al grado di moralità, ma appunto in base alla ricchezza ed alla potenza, cioè alla effettiva capacità di nuocere. Più sei ricco e potente, più sei oggettivamente pericoloso ed inaffidabile, anche perché la tua potenza materiale comporterà il potere di mistificare e disinformare. Ogni volta che si sposta lo sguardo dalla questione dei rapporti di forza alla questione morale, si compie il passaggio non solo dalla sinistra alla destra, ma soprattutto dalla rivoluzione alla reazione. Il moralismo legalitario infatti si risolve in una santificazione dei rapporti di forza esistenti. La frustrante ricerca di una mitica "irreprensibilità" finisce sempre per scoprire che ognuno ha qualche magagna da nascondere, e perciò, visto che "sono tutti uguali", tutto deve rimanere com'è. La vicenda della "Banda degli Onesti", ovvero del Movimento Cinque Stelle, e della Giunta Comunale di Quarto in Campania, ha riconfermato questa eterna verità.
La differenza di Montesquieu rispetto ad un Marco Travaglio sta appunto nel capire che lo Stato di Diritto non è la "legalità". Per Montesquieu il dominio della legge era l'effetto di un equilibrio dei rapporti di forza tra i vari poteri, i quali trovavano nella legge una linea di compromesso proprio a causa dell'impossibilità pratica di prevaricare gli uni sugli altri. Mentre per il moralismo travaglista la mitica "legalità" è un'aspirazione astratta, che prescinde dai reali rapporti di forza in campo. Non c'è da stupirsi che le multinazionali vengano sempre assolte in Appello o in Cassazione, poiché è difficile credere che un giudice sia disposto a farsi rovinare la vita da un potere sovranazionale troppo più grande di lui.
Il problema è che Marco Travaglio non ha mai preteso di essere di sinistra, tutt'altro. Travaglio si è soltanto trovato ad ereditare una corrente d'opinione che era stata avviata alla fine degli anni '70 dal segretario del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer. Il caso delle tangenti versate dalla Lockheed, la maggiore multinazionale dell'aeronautica militare, per vendere i propri aerei, costituì uno scandalo internazionale, che nel 1976 coinvolse anche l'Italia. Si trattò di un evidente caso di imperialismo commerciale sotto la cappa delle "alleanze" imposte dagli USA. Per Berlinguer invece lo scandalo fu l'occasione per dimenticarsi dell'imperialismo e per concentrarsi sulla "questione morale", che divenne la parola d'ordine prioritaria del PCI.
Certo che era davvero arduo nel 1979 spremere una lagrimuccia sulla sorte dell'ex ministro della Difesa condannato per quelle tangenti Lockheed, il socialdemocratico Mario Tanassi, dato che Tanassi aveva una reputazione di filo-americano ad oltranza, e per di più di simpatie golpiste. Ma nessuno allora si chiese quali possibilità concrete avesse a disposizione una mezza calza come Tanassi per opporsi a quell'operazione di colonialismo commerciale che era avvenuta sotto l'ombrello della NATO. In realtà il moralismo berlingueriano costituiva un espediente per congedare l'antimperialismo, e soprattutto per congedare il PCI dal comunismo. Prendersela con i Tanassi di turno è molto più facile che prendersela con i veri potenti.
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Di comidad (del 21/01/2016 @ 01:00:55, in Commentario 2016, linkato 453 volte)
La vicenda del pazzo dittatore nord-coreano con la bomba atomica sembrerebbe uno di quei successi senza tempo, ciò che gli anglosassoni chiamerebbero un "evergreen". Al contrario, la fiaba mediatica del dittatore pazzo è erosa da un crescente scetticismo trasversale, tanto che, per supportarla, è stato necessario associarla ad uno di quei personaggi pubblici addetti alla provocazione a tempo pieno, di quelli che affidano la loro credibilità al proprio discredito personale, cioè Antonio Razzi. Un'operazione analoga fu condotta nei confronti di Gheddafi, accostato mediaticamente ad un altro campione del discredito, il Buffone di Arcore.
Lo scopo di queste fiabe mediatiche è quello di seppellire la categoria di imperialismo sotto una discussione a vuoto a proposito di persone e modelli sociali, come se gli intenti aggressivi del sedicente Occidente non esistessero; perciò, in base ai canoni della parodia del "politically correct" vigenti nella "sinistra", si potrebbe discutere di Corea del Nord come se gli USA negli ultimi tempi non avessero già aggredito la Serbia, l'Afghanistan, l'Iraq, la Libia e la Siria, e sicuramente nella lista ci si è dimenticato di qualcosa. In base alla parodia del "politicorretto", la nostra missione di "occidentali" nei conflitti internazionali sarebbe di stabilire chi siano i buoni e chi i cattivi; e, nell'ambito di questo gioco, oggi ci viene concesso di "schierarci" con i Curdi, come se lo "schierarsi" contasse qualcosa.
Il problema è che l'imperialismo non riguarda solo gli "altri"; anzi, ogni aggressione ad un altro può costituire un modo indiretto di aggredire noi. Lo si è visto sin troppo clamorosamente nel 2011, quando l'aggressione della NATO alla Libia ha mostrato che uno dei bersagli dell'operazione era proprio l'Italia, sia per distruggere il rapporto commerciale preferenziale della Libia con l'Italia, sia per porre l'Italia al centro di un'ondata migratoria. Stranamente, nel dibattito politico fumoso e inconsistente che caratterizza l'arena mediatica, è pervenuto un barlume di realismo nella polemica che contrappone in questi giorni il Presidente del Consiglio Renzi al presidente della Commissione Europea Juncker.
Una parte preponderante di questa polemica è basata su una questione assolutamente nulla come la "flessibilità" dei conti pubblici. In realtà, in base al Trattato di Lisbona, Renzi avrebbe già diritto ad adottare tale flessibilità in quanto ha varato delle cosiddette "riforme strutturali". Il punto è che la vera via maestra per contenere gli effetti recessivi dell'euro era proprio quella di non fare le "riforme" del mercato del lavoro, del sistema bancario e della Scuola, poiché queste misure rendono l'economia italiana sempre più fragile di fronte all'attacco delle multinazionali estere.
L'altro tema di confronto polemico con Juncker è invece talmente concreto che non può trattarsi di farina del sacco di Renzi. Il fatto che il governo italiano si sia blandamente opposto all'erogazione da parte dell'Unione Europea dei tremila miliardi alla Turchia per "gestire" l'emergenza immigrati, non ha infatti solo il senso di opporsi al ricatto di Erdogan, ma è soprattutto indizio del fatto che nei nostri apparati polizieschi e militari vi sia la convinzione che quei soldi saranno utilizzati per aggravare la pressione migratoria sui nostri confini. Insomma, anche nelle nostre servili oligarchie pare che qualcuno inizi a temere l'irresponsabilità dell'imperialismo della NATO per gli effetti che potrebbe sortire sul suo quieto vivere.
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Di comidad (del 14/01/2016 @ 00:07:32, in Commentario 2016, linkato 495 volte)
Nel giro di poche settimane l'emergenza terrorismo in Francia è diventata l'emergenza molestie sessuali in Germania. Dato che tra le forme di fanatismo ammesse in Occidente, oltre quella del Dio Mercato, c'è anche l'islamofobia, il governo slovacco ha vietato l'ingresso sul proprio territorio agli immigrati mussulmani, sempre con la motivazione di evitare stupri e molestie. Una strana forma di doppiopesismo, dato che, a quanto pare, il Sacro Occidente neanche scherza quanto ad emergenze stupri del tutto endogene. Nell'aprile dell'anno scorso il governo federale USA ha messo sotto accusa cinquantuno Università dipendenti dai fondi federali (ma non erano tutte private?), per aver insabbiato casi di stupro ai danni di studentesse. Magari anche questo caso era stato enfatizzato in modo strumentale e per secondi fini non ancora chiari, ma dimostra come sia facile e pretestuoso legare la questione stupri all'immigrazione.
Come sempre noi Italiani dimostriamo di saper fare di meglio, dato che nel 2007, sempre a proposito di immigrazione, fummo capaci addirittura di inventare un'emergenza lavavetri a Firenze; un'emergenza, per di più, lanciata da un sindaco di "sinistra". La creatività italica ne esce sempre vittoriosa.
I legittimi timori contro l'immigrazione di massa non trovano certamente una rassicurazione nella parodia del "politically correct", in base alla quale occorrerebbe rassegnarsi al dovere dell'accoglienza ed al presunto carattere "epocale" del fenomeno migratorio. Grazie ad un corto circuito logico, veicolato da un'intensa opera di propaganda, quei legittimi timori vengono fatti però diventare ostilità contro gli immigrati, cioè verso altre vittime. Anche essere contro la povertà dovrebbe essere cosa molto diversa dall'essere contro i poveri, ma la propaganda ufficiale riesce nel miracolo. Qualche anno fa il settimanale tedesco "Die Zeit" riuscì a spacciare la crisi statunitense dei "subprime", dei prestiti ad alto rischio, scoppiata nel 2006, come l'effetto di un "troppobuonismo" verso i poveri, ai quali si sarebbero elargiti prestiti senza garanzie in nome di una malintesa solidarietà. Che questi poveri, in seguito alla crisi, abbiano dovuto cedere alle banche le proprie case, rimane un piccolo dettaglio insignificante. Il farti indebitare per poi poterti spolpare, può essere fatto passare per generosità. Se controlli i media è fatta, come diceva Gore Vidal.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


06/02/2016 @ 07:50:56
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