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"Feuerbach aveva in parte ragione quando diceva che l'Uomo proietta nel fantasma divino i suoi propri fantasmi, attribuendogli la sua ansia di dominio, la sua invadenza camuffata di bontà, la sua ondivaga morale. Anche quando dubita dell'esistenza di Dio, in realtà l'Uomo non fa altro che dubitare della propria stessa esistenza."

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Di comidad (del 19/10/2017 @ 00:03:52, in Commentario 2017, linkato 2919 volte)
Un tempo, per terrorizzare la popolazione, il sistema di dominio doveva organizzare manovre piuttosto complesse. Negli anni 60’/’70 in Italia la faccenda era davvero macchinosa. Bisognava organizzare attentati con l’uso sistematico dei servizi segreti, era necessario infiltrare gruppi e partiti politici, si dovevano finanziare, coprire, equipaggiare gruppi di destra; senza dimenticare i tentativi, più o meno realistici, di colpo di Stato che venivano fatti balenare tra i vari corpi di polizia e dell’Esercito. I risultati, anche se parziali, c’erano: gli operai e gli studenti potevano essere intimoriti, la presenza e l’ingerenza poliziesca diventavano più accettabili, la pubblica opinione veniva orientata verso una richiesta di ”ordine e sicurezza”.
Tenere insieme tutto questo non era sempre privo di rischi: servizi segreti, fascisti, colonnelli presentavano a volte il conto del loro impegno. E questo non solo in Italia. Anche allora probabilmente la sinistra non esisteva, ma c’era una classe operaia numerosa e dislocata in alcune forti concentrazioni: un contraltare sociale che l’oligarchia doveva temere e cercare di aggirare con manovre complesse.
Oggi la questione sembra molto più semplice: questa estate a Parigi è stata chiusa la Tour Eiffel e bloccata tutta l’area circostante per un giorno intero poiché “pare” che qualcuno avesse urlato “Allah Akbar”. Qualche giorno prima a Nantes risuonava la stessa invocazione da un uomo armato. Tutta la polizia francese è stata messa in stato di allerta; si è poi scoperto che si trattava di un uomo con una scacciacani.
La presenza delle polizie e dell’Esercito in assetto di guerra è diventata la normalità. Le persone dicono, nei reportage televisivi, di sentirsi rassicurate da questa presenza. In Italia vediamo soldatini a coppie che sorvegliano obiettivi “strategici” per le strade delle città, muniti di fucili mitragliatori di ultima generazione, quelli della serie AR, roba che spara circa settecento colpi al minuto. I super-fucili sono pubblicizzati anche in appositi spot dell’Esercito.
C’è davvero da sentirsi rassicurati al pensiero che un soldatino possa perdere la testa e sparare settecento colpi al minuto all’impazzata tra la folla. C’è poi da considerare che una delle regole fondamentali dell’antiguerriglia sarebbe quella di non fornire armi al nemico. I soldatini invece sono piazzati in modo da risultare vulnerabili agli agguati ed i loro preziosi fucili sarebbero delle prede ambite. Si vede che i comandi militari sono proprio certi che questa storia del terrorismo islamico sia solo propaganda e che gli attentati, quando arrivano, non provengono affatto dal “nemico” ma, al massimo, da lobby affini. Questo sì che è rassicurante.

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Di comidad (del 12/10/2017 @ 01:29:35, in Commentario 2017, linkato 3203 volte)
Da molti mesi il ministro dell’Economia Padoan ha avviato un suggestivo “story telling” per presentare l’ultima Legge di Stabilità. La metafora al centro della narrazione governativa è stata quella del “sentiero stretto” imposto dalle scarse disponibilità finanziarie. Ormai da decenni i ministri dell’Economia interpretano la parte del Menenio Agrippa di turno, che ci edifica e ci educa con apologhi morali sulla oculata distribuzione delle risorse al corpo sociale. In questo campo però Padoan può avvalersi della sua esperienza al Fondo Monetario Internazionale, che di queste narrazioni morali sulla necessità di “non vivere al di sopra dei propri mezzi” è maestro incontrastato.
Anche l’avarizia è un vizio capitale e, come ogni vizio, ha la sua pornografia. Non c’è dubbio quindi che vi sia una parte consistente dell’opinione pubblica che si lascia solleticare da queste narrazioni morbose di tagli di spesa e di erogazioni finanziarie col contagocce. L’opinione pubblica non viene soltanto affabulata e suggestionata, ma anche “testata” con micro-esperimenti sul campo di pauperismo artificioso e di “spending review”. Come sempre il principale laboratorio è la Scuola, dove, in particolare al Sud, alcuni dirigenti scolastici appositamente imbeccati simulano emergenze finanziarie per poter estorcere con collette agli insegnanti i fondi per pagare le fotocopie per i compiti e per acquistare i registri di classe.
Il punto è però che la spesa pubblica determina conseguenze politiche e sociali di lungo periodo e molte di queste conseguenze erano prevedibili e, probabilmente, previste da parte degli organismi sovranazionali che hanno suggerito o imposto restrizioni di bilancio. Di quali conseguenze si tratti, lo abbiamo visto in questi giorni.
Chi abbia viaggiato in Spagna negli anni ‘60 si sarà accorto che, in pieno franchismo, Barcellona era già una città-vetrina a beneficio dell'ammirazione dei turisti, ciò a fronte di intere zone dell’Andalusia lasciate in condizioni medievali: prive di strade, acqua corrente, energia elettrica, ferrovie e farmacie. Il regime franchista distribuiva la spesa pubblica in modo da incentivare la presunta “locomotiva” catalana; e i governi “democratici” successivi hanno fatto altrettanto, in base al mantra secondo cui è più produttivo mandare i soldi dove già ci sono. Il razzismo interno, la contrapposizione tra laboriosi Catalani e pigri Spagnoli serviva, oggi come allora, a mistificare il tutto.
Solo che oggi, sotto la spinta delle solite ONG e di governi stranieri, la “locomotiva” catalana rischia di sganciarsi dai vagoni e di andarsene altrove. Le ONG hanno fornito l’innesco, ma la polveriera, sia socio-economica che ideologica, era stata fornita da decenni di politiche di spesa ineguale.

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Di comidad (del 05/10/2017 @ 00:10:02, in Commentario 2017, linkato 1361 volte)
Mentre i “suicidi” delle persone sono troppo spesso la conclusione di indagini non svolte, i suicidi politici costituiscono un dato costante della Storia. Una discreta parte della classe dirigente della cosiddetta “Prima Repubblica” (i Cagliari, i Gardini, i Mensorio, i Bisaglia) fu “suicidata”, o “incidentata”, per favorire il passaggio di consegne, dato che le inchieste giudiziarie sembravano non bastare. Sta di fatto che quei “suicidi” di persone furono preceduti da un vero suicidio politico del regime di allora.
A partire dalla fine degli anni ’70 la Democrazia Cristiana, il mitico "Partito-Stato” dei documenti delle BR, compì una serie di scelte che avrebbero ben presto posto fine al suo regime: l’adesione al Sistema Monetario Europeo, l’affidamento della politica economica ad un mistico-liberista invasato come Beniamino Andreatta, la delega ai negoziati per il Trattato di Maastricht ad un lobbista della finanza sovranazionale come Guido Carli. Tra le scelte che contribuirono a tagliare il ramo su cui il regime era appollaiato, vi fu anche quella di umiliare a tutti i costi quello che costituiva uno dei principali puntelli sociali del regime stesso, cioè i sindacati.
Umiliare i sindacati è diventato da allora uno dei passaggi obbligati di chiunque detenesse il potere o vi aspirasse. A questo rituale non si è sottratto neppure il candidato “premier” dei 5 Stelle, Luigi Di Maio. L’ultimatum lanciato ai sindacati (o vi autoriformate o vi riformeremo noi) rappresenta l’ennesima manifestazione di arroganza verso l’anello più debole dell’establishment. Tale manifestazione di arroganza è stata accompagnata però dalla consueta manifestazione di sudditanza e piaggeria nei confronti del presunto anello “forte” dell’establishment, cioè l’imprenditoria. Di Maio ha infatti individuato come priorità la diminuzione del costo del lavoro come condizione per rilanciare l’occupazione, cosa che lo ha fatto immediatamente accomunare a Renzi da molti commentatori.
A parte la solita inversione del rapporto causa-effetto (non è vero infatti che ci sia disoccupazione perché il costo del lavoro è alto ma, al contrario, si è creata disoccupazione per abbassare il costo del lavoro), c’è da considerare che Luigi Di Maio si è esposto più di ogni altro esponente dei 5 Stelle a favore del microcredito, da lui presentato come la panacea dei mali della piccola impresa. Il denaro sottratto alla voracità della politica viene destinato dai 5 Stelle al “soccorso” verso le imprese, sebbene ormai il microcredito si sia dimostrato uno strumento inadatto allo sviluppo ed adattissimo invece a creare spirali di sovra-indebitamento.

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Di comidad (del 03/10/2017 @ 21:33:45, in In evidenza, linkato 406 volte)
Reggio Emilia. Novembre 2018 L'appello a partecipare.
 

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


23/10/2017 @ 08:18:22
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