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"La condanna morale della violenza è sempre imposta in modo ambiguo, tale da suggerire che l'immoralità della violenza costituisca una garanzia della sua assoluta necessità pratica."

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Di comidad (del 25/09/2016 @ 01:30:30, in Documenti, linkato 152 volte)
Le ultime ripugnanti vignette pubblicate da Charlie Hebdo, che sembrano prendersi gioco dei terremotati (italiani…mafiosi… mangia lasagne… tutto molto originale), ripropongono il tema del capovolgimento del ruolo degli elementi in gioco in occasione di un evento terroristico.
Il cantautore francese Renaud (alcune sue canzoni sono state riproposte in italiano dal nostro Alessio Lega con la solita bravura) – vera istituzione della canzone di protesta d’oltralpe, di dichiarate simpatie anarchiche, ma con qualche ambiguità di troppo – ha scritto centinaia di canzoni contro i conformismi del militarismo, dei nouveaux philosophes, dello show biz, dei dementi della Parigi-Dakar, delle guerre, dei nuovi ricchi; ha dichiarato di essere un po’ l’erede di Brassens e gli ha dedicato interi dischi, anche se lo stile è diversissimo, ma poi è stato spesso vicino al partito socialista, ha sostenuto le sue campagne elettorali (Ségolène Royale, 2007). Dopo un lungo silenzio, che avrebbe fatto bene a mantenere, ha pubblicato un disco di solidarietà con Charlie Hebdo dal titolo inequivocabile: J’ai embrassé un flic.
In realtà, il testo della canzone si riferisce alla manifestazione di solidarietà con Charlie Hebdo dopo gli attentati, e Renaud spiega nel testo che, disgustato dalla compagnia dei leader politici (alcuni noti banditi, presidenti, sottoministri, sovranucci senza gloria…), ha abbracciato uno sbirro dalla faccia simpatica. Vari secoli fa, Giorgio Gaber inveiva: “l’unica cosa che siete riusciti a ottenere è la stupida pietà per il carabiniere”.
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Di comidad (del 22/09/2016 @ 03:06:14, in Commentario 2016, linkato 311 volte)
A volte l’astensionismo tende ad attribuire agli elettori un fideismo che, se mai c’è stato, è scomparso da tempo. Non è la fiducia in questa o quella lista, o questo o quel candidato, a muovere l’elettore ma, più spesso, un atteggiamento che si potrebbe definire “almenistico”. Nelle ultime elezioni amministrative gran parte del voto si è concentrato sul Movimento 5 Stelle nonostante il crescente scetticismo che lo circonda, per l’obiettivo modesto di evitarsi “almeno” di dover vedere la faccia soddisfatta di Renzi alla proclamazione dei risultati. Mentre un establishment sempre più autoreferenziale cerca di attribuire all’elettoralismo un ruolo esclusivamente plebiscitario, come reazione “dal basso” l’elettoralismo ha trovato nuovi fervori nutrendosi di un crescente minimalismo nei confronti delle attese.
In questa concezione minimalistica dell’elettoralismo alcuni si sono determinati a votare no al referendum costituzionale, che dovrebbe svolgersi nei prossimi mesi, pur riconoscendo che le Carte Costituzionali lasciano il tempo che trovano e che i meccanismi di regolazione del potere sono altrove. C’è persino chi dice che “almeno” non è il caso di farci ridere dietro da tutto il mondo presentando una nuova Costituzione irta di passaggi farneticanti e sgrammaticati. La Costituzione sarà studiata anche nelle Università estere, dove rischieremmo di esibire un testo talmente malfermo da risultare intraducibile. Per gli “almenisti” c’è in giro in questi giorni anche altro materiale tale da spingere a correre a votare no. L’ambasciatore USA in Italia, John Phillips, ha dichiarato che una vittoria del no allontanerebbe gli investimenti statunitensi, e questa sortita potrebbe costituire anch’essa un’ottima motivazione per votare, così “almeno” si respingerà al mittente tanta protervia.
Stranamente stavolta le esternazioni dell’ambasciatore USA hanno riscosso nel mondo politico una unanime mandata a quel Paese, persino da parte del mite Pier Luigi Bersani. L’ex segretario del PD appare oggi come un leader degli “almenisti”, tanto che si dichiara pronto anche a votare sì in cambio di una nuova legge elettorale che “almeno” eviti pasticci maggioritari e garantisca l’elezione, e non la nomina, di deputati e senatori. Il tanto bistrattato Bersani stavolta centra il nocciolo del problema: persino una legge elettorale è più decisiva di un testo costituzionale.

Nei giorni scorsi la morte di Carlo Azeglio Ciampi, oltre alle retoriche celebrazioni di rito, è stata l’occasione per rivangare quell’episodio del 1981, quello del famoso “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia, consumato dal ministro Beniamino Andreatta e dallo stesso Ciampi, allora governatore della banca centrale. In un articolo di dieci anni dopo, pubblicato su “Il Sole-24 ore”. Andreatta definì quell’operazione come una “congiura aperta” compiuta da lui e da Ciampi per mettere il governo davanti al fatto compiuto. Un “complotto” in piena regola, ma alla luce del sole.
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Di comidad (del 15/09/2016 @ 01:30:00, in Commentario 2016, linkato 534 volte)
Non c’è dubbio che l’impegno di Massimo D’Alema nel sostenere il “no” al prossimo (?) referendum sulla revisione costituzionale costituisca un motivo di imbarazzo per il resto del fronte del no, in quanto la presenza di un personaggio come D’Alema fornisce molti argomenti polemici, anche piuttosto scontati, all’avversario. Matteo Renzi infatti non ha perso occasione per rinfacciare allo stesso D’Alema la sua posizione di leader del “passato”, cioè esponente del vecchiume politico che il renzismo si è incaricato di spazzare via in nome del “nuovo”. Per la sua polemica, Renzi si è fatto fornire dai suoi “spin doctor” anche un colpo basso, rinfacciando a D’Alema di aver solo firmato, e non scritto, il suo opuscoletto di una ventina di anni fa, quello in cui si proponeva di trasformare finalmente l’Italia in un “Paese normale”.
Invocare la “normalità” ha un solo e sicuro effetto pratico, cioè proclamare la propria anormalità. La “anomalia italiana” è diventata un’espressione proverbiale che si risolve nel conferire al provincialismo uno status ideologico. Di questo provincialismo ideologico risente anche il dibattito sul referendum costituzionale. Alcuni si sono spinti a chiedersi a cosa serva una Costituzione scritta, visto che gli Inglesi ne fanno a meno. Gli Inglesi hanno il self-control e l’understatement, perciò non hanno bisogno di norme scritte, se non come formalizzazione a posteriori. Altro che abolire il senato, si può abolire addirittura la Costituzione. Cosa non si farebbe per diventare “normali”.

Il “normalismo” trova la sua appendice, peraltro contraddittoria, nell’eccezionalismo di altri popoli, specialmente quelli anglosassoni. Negli Stati Uniti il senso della propria eccezionalità e della propria missione mondiale è un dato scontato del dibattito interno. I popoli vassalli possono rifulgere a loro volta di luce riflessa militando nello schieramento del popolo superiore; schieramento oggi definito “Occidente”. Come italiano non vali una sega, ma come “occidentale” puoi vantare dei titoli di nobiltà.
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Di comidad (del 08/09/2016 @ 00:00:08, in Commentario 2016, linkato 711 volte)
Che il cinquestellismo si sarebbe immediatamente impantanato in indagini giudiziarie che lo avrebbero posto in contraddizione con se stesso, costituiva una di quelle previsioni sin troppo facili.
Se oggi il sindaco Virginia Raggi segnalasse la strana tempestività di certe indagini potrebbe essere facilmente accusata di ricorrere ad argomenti già familiari al Buffone di Arcore ed alla sua corte politico-giornalistica. Visto che da parte dei grillini non lo si era notato a suo tempo, non avrebbe senso per loro ricordarsi oggi che il Buffone stesso deve la sua carriera politica dal 1994, e la sua resurrezione politica nel 2008, a due colpi di mano giudiziari, il secondo dei quali, ai danni del ministro Mastella e della moglie, mise fine al secondo governo Prodi.
La fiaba dell’eterno conflitto tra il Buffone ed i magistrati continua dunque a pesare sul dibattito “politico” ed impedisce di analizzare l’effettivo ruolo svolto dalla magistratura in questi ultimi decenni, cioè quello di ribadire lo stato di sottomissione coloniale del ceto politico italiano nel suo complesso, tenuto in ostaggio dalle indagini per corruzione. La stessa legislazione anticorruzione è strutturata in funzione coloniale, poiché si considera reato la tangente, ma non il riservare a se stessi o ai propri parenti carriere nelle multinazionali. Quando il Movimento 5 Stelle ha posto l’onestà al centro del proprio programma politico, non ha dimostrato l’onestà intellettuale di prestare attenzione ai risvolti colonialistici della corruzione ed alle forme “legalitarie” che la corruzione può assumere in un contesto coloniale.

Il Comune di Roma è in deficit anche perché ha dovuto subire lo stesso tipo di truffa finanziaria sui titoli derivati da parte di multinazionali bancarie. A riguardo risultano interessanti le motivazioni della Corte di Appello di Milano che mandava assolte alcune di quelle multinazionali. Secondo i giudici la “asimmetria informativa” (elegante eufemismo per raggiro) non poteva costituire un alibi per il Comune di Milano, il quale avrebbe dovuto dimostrarsi “all’altezza” del suo ruolo istituzionale. Ecco servita dai giudici una visione del tutto astratta e idealizzata delle istituzioni, le quali non sono più composte da esseri umani qualsiasi, che subiscono la condizione di inferiorità dovuta alla abissale sproporzione di forze che si determina nel rapporto con una multinazionale, ma sono chiamate ad esibire doti e competenze sovrumane. L’inettitudine e l’opportunismo dei politici diventano così l’alibi delle multinazionali, alle quali si riconosce che truffando fanno solo il loro mestiere. Questo è il grado di protezione che delle istituzioni dello Stato ricevono dall’istituzione chiamata a proteggerle. Ma per proclamare la legge del più forte c’era bisogno dei giudici? A quanto pare sì.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


27/09/2016 @ 20:50:59
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