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"Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea."

Oscar Wilde
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Di comidad (del 26/03/2020 @ 00:32:20, in Commentario 2020, linkato 4218 volte)
Si è ormai di fronte all’evidenza di un colpo di Stato in Italia. Si tratta però di un colpo di Stato atipico. Nei colpi di Stato “normali” è un governo centrale ad acquisire e gestire tutto il potere. Assistiamo invece ad una strana contraddizione, per cui le libertà fondamentali, e persino elementari, dei cittadini vengono azzerate, mentre le prerogative delle autonomie locali non solo non vengono toccate, ma si dilatano al punto da violare completamente l’ordinamento vigente. L’emergenza sanitaria ha impresso al regionalismo la più forte spinta dell’ultimo mezzo secolo, creando nuovi precedenti che hanno sovvertito l’assetto istituzionale in termini tali da rendere ormai obsolete e preistoriche le pur larghissime concessioni del ministro Boccia all’autonomia differenziata. Vediamo di ricostruire il quadro della situazione.
Se i dati sulla mortalità per Corona Virus della Regione Lombardia fossero stati riscontrati in qualche Regione meridionale, si sarebbe, del tutto giustamente, invocato ed attuato il commissariamento della Sanità di quella Regione per stabilire le cause di una tale anomalia. Al contrario, la Regione Lombardia non solo non è diventata oggetto di indagine da parte del governo, ma addirittura ha acquisito una posizione di privilegio, per cui può dettare la linea di condotta all’intero Paese. È stata infatti la Giunta regionale lombarda ad annunciare lo stato di emergenza e ad imporlo al governo.
Già dal febbraio scorso le cose avevano assunto questa piega paradossale. Di fronte alle perplessità del Presidente del Consiglio Conte per le “invasioni di campo” della Regione Lombardia, l’assessore alla Sanità di quella Regione reagiva in modo insolente, accusando Conte di ignoranza e intimandogli in pratica di conformarsi a quanto gli veniva imposto. Di fronte a tanta arroganza, Conte si è ritirato con la coda tra le gambe. Il governo, da Roma, si era spostato a Milano.
Si era creata infatti una di quelle situazioni in cui interessi diversi avevano trovato un comune denominatore emergenziale e si sono fatti da sponda l’uno con l’altro. La Cina aveva interesse ad enfatizzare il pericolo del contagio per sedare la rivolta interna di Hong Kong; l’Organizzazione Mondiale della Sanità (alias la lobby dei vaccini) non aspettava altro che l’occasione per proclamare lo stato di pandemia a livello planetario, perciò ha offerto agli allarmismi della Regione Lombardia tutto il credito possibile. A loro volta Fontana e soci avevano trovato l’occasione d’oro, quella che si presenta una sola volta nella vita, cioè veicolare e camuffare il proprio autonomismo/separatismo con l’alibi inattaccabile, “oggettivo”, dell’emergenza sanitaria, evitando di fare la fine ingloriosa del separatismo catalano, che aveva avuto l’ingenuità di uscire troppo allo scoperto. Forse è un caso ma il flirt del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, con la Cina era cominciato già da qualche mese, ufficialmente per viaggi d’affari.

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Di comidad (del 19/03/2020 @ 00:24:03, in Commentario 2020, linkato 5930 volte)
Nel 2017 i grandi quotidiani riportavano nelle pagine interne gli sconcertanti dati della mortalità per influenza: tremila morti, che superavano il record già registrato per la stessa malattia nel 2015, quando vi erano stati duemilacinquecento morti. Nel mostrare i preoccupanti dati, i media approfittavano ovviamente dell’occasione per fare propaganda alle vaccinazioni antiinfluenzali, senza peraltro fornire parallelamente il dato di quanti vaccinati avessero contratto ugualmente la malattia.
Nel 2014 la lobby dei vaccini aveva già spinto i giornali a fornire cifre inquietanti sulla mortalità dovuta a patologie connesse all’influenza: settemila morti l’anno. Forse la cifra era gonfiata in funzione della vendita di vaccini; sta di fatto che le statistiche sulla mortalità avevano assunto in quel periodo le stesse dimensioni che si attribuiscono adesso alla presunta emergenza virale. Ed in effetti sinora nulla prova che l’attuale virus rappresenti una minaccia maggiore delle consuete epidemie di influenza, che, quanto a mortalità, non sono affatto bazzecole.
Il 2015 era stato però l’anno in cui si era dovuto prendere atto che la mortalità della popolazione anziana, sia per influenza sia per altre malattie, aveva assunto i ritmi comparabili con quelli degli stenti dovuti a una guerra, oppure per un drastico passaggio da un modello sociale/economico ad un altro, come era avvenuto nella ex Unione Sovietica, dove la vita media era crollata in seguito alle privatizzazioni. Tutto ciò avrebbe dovuto liquidare come “bufale” e “fake news” le proiezioni dell’Istat sull’aumento della aspettativa di vita, con la conseguente “necessità” di strette pensionistiche; ma dai media non si può pretendere tanto.
Il dato che indirettamente si traeva dalle statistiche di mortalità del 2015 e del 2017 era, ed è, il decadimento del sistema sanitario pubblico, incapace ormai di far fronte alle normali epidemie stagionali. Le notizie sull’aumento della mortalità venivano passate dai media, senza però quella grancassa e quello strepito che avrebbero messo in evidenza clamorosamente che anni di tagli alla sanità pubblica e di assistenzialismo pubblico alla sanità privata ora presentavano il conto non ai responsabili, bensì ai soggetti più deboli. Tutte le notizie, anche le più scioccanti, erano infatti confinate alle pagine interne dei quotidiani.
L’epidemia di quest’anno è arrivata invece con l’accompagnamento del frastuono mediatico a causa dell’emergenza sanitaria denunciata dal governo cinese. Si sarebbe dovuto riflettere sul fatto che in Cina la vera emergenza era quella dell’ordine pubblico dovuta alla rivolta di Hong Kong; e sarebbe stato facile notare che le misure restrittive antivirus adottate dal governo cinese avevano impedito che il contagio della ribellione si propagasse a tutto il sud-est della Cina. Ma quelle riflessioni non sono state fatte. Evidentemente l’emergenza sanitaria conveniva anche qui. Se lo scopo del governo cinese era quello di bloccare il separatismo cantonese, al contrario in Italia l’emergenza virus è diventata uno strumento del separatismo delle Regioni del nord.

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Di comidad (del 15/03/2020 @ 00:43:15, in In evidenza, linkato 1662 volte)
E' sempre difficile ricordare il compagno che è stato l'amico di una vita, particolarmente dei tuoi anni giovanili, che è scomparso all'improvviso, per un tumore fulminante al pancreas, dopo che ti sei visto con lui pochi giorni prima e nulla faceva presagire quello che sarebbe successo – anzi, ti comunicava che, dopo tanti anni che era stato per lavoro in giro per il mondo, aveva ottenuto il trasferimento come Docente Ordinario di Patologia Generale dall'Università di Catanzaro a quella di Napoli, per cui si faceva immettere nella chat del Gruppo "Mastrogiovanni" per potervi partecipare. Il tutto mentre parlava dei suoi infiniti progetti per il futuro che, di lì a pochi giorni, si sarebbero infranti contro il muro della malattia che si sarebbe manifestata a brevissimo.
L'avevo conosciuto quando eravamo studenti all'università e, insieme a tanti altri compagni, scontenti della mancanza di un punto di riferimento forte dell'anarchismo sociale nella nostra città, avevamo dato vita all'esperienza dell'Organizzazione Anarco-Comunista Napoletana, che di lì a poco avrebbe aderito alla Federazione Anarchica Italiana. In quegli anni fu protagonista dell'intervento politico del gruppo, soprattutto nel campo antimilitarista, dalla lotta contro l'installazione dei missili nucleari a Comiso al contrasto delle prime guerre neoimperialistiche dopo la fine dello Stato Sociale. Vivevamo un po' come una comunità: quando non ci incontravamo per motivi legati all'attività militante, eravamo sempre insieme e facevamo la vita che potete immaginare di un gruppo di amici ventenni nel cuore degli anni ottanta.
La componente studentesca del gruppo aveva una caratteristica: eravamo un po' tutti alquanto brillanti nelle nostre discipline e molti di noi hanno seguito la strada dell'insegnamento e della ricerca. Ennio, in particolare, dopo il dottorato ed un post-dottorato all'Università di Napoli fu uno dei nostri primi "cervelli in fuga" e si trasferì in Svezia al Karolinska Institutet di Stoccolma, dove restò per vari anni, prima di riuscire a rientrare in Italia come Docente Associato prima, Ordinario poi, dell'Università di Catanzaro, per poi riuscire a tornare nella sua città. Il tutto sempre con una produzione scientifica di altissimo livello, testimoniata dalla qualità delle riviste che ospitavano le sue ricerche – oltre alla comunità di noi militanti, è pianto anche dalla comunità scientifica, particolarmente quella che si occupa dell'immunologia e, ironia della sorte, delle terapie tumorali.
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Di comidad (del 12/03/2020 @ 00:15:47, in Commentario 2020, linkato 5619 volte)
La gestione spregiudicata da parte del presidente turco Erdogan dell’ennesima emergenza profughi siriana, ha provocato il consueto atteggiamento vittimistico di gran parte dei media europei. Si offre infatti l’immagine di un’Unione Europea spremuta dai ricatti di Erdogan che usa cinicamente i profughi come ostaggi.
Tutto vero ma molto parziale. La guerra in Siria compie nove anni e sia il conflitto, sia la sua persistenza, sono stati l’effetto di un’attiva e instancabile opera di destabilizzazione, in cui si sono distinti la Francia e il Regno Unito, che sino al 2016 faceva ancora parte dell’Unione Europea. Nel 2013 la propaganda europea contro Assad ha raggiunto toni parossistici e non ci si è limitati alla propaganda, poiché i cosiddetti “ribelli” siriani hanno ottenuto non solo diretti aiuti militari da Francia e Regno Unito ma anche riconoscimenti diplomatici.
Dal canto suo Erdogan può recriminare sul fatto che gran parte del peso della guerra in Siria, compresa l’assistenza ai profughi, è ricaduta sulla Turchia. Certo, l’oligarchia turca ha delle sfacciate mire espansionistiche a spese del territorio siriano. Si può anche sottolineare che queste mire sono storiche, non originate solo dal conflitto scoppiato in Siria nel 2011; ma è anche vero che Erdogan è stato letteralmente spinto, spintonato, ad intervenire in modo sempre più pesante in Siria. La destabilizzazione di un Paese che non ci aveva dato nessun fastidio, implica per l’Europa anche qualche costo di ritorno; ma tanto paga il contribuente e poi oggi c’è anche il “quantitative easing”, perciò i soldini per accontentare Erdogan, magari molti di meno di quelli che chiede, si possono trovare persino in un’Europa così avara.
L’aspetto più interessante della vicenda siriana riguarda però il ruolo della Russia, la quale rappresenta oggi l’unico soggetto che agisce nel senso della stabilizzazione dell’area medio orientale. Per tutta la guerra fredda, l’Europa ha parassitato l’Unione Sovietica. Mentre la trattava come una minaccia, la stessa Europa si avvantaggiava del ruolo di stabilizzazione svolto dall’impero sovietico. Oggi il copione si ripropone con la Russia di Putin, un Paese molto più povero della già povera URSS, che però si svena per impedire che tutta l’area medio orientale salti per aria.
Dopo il colpo di Stato del 1991 che ha liquidato l’URSS, sembrava che la Russia diventasse il paradiso incontrastato delle oligarchie affaristiche, originate in gran parte dal vecchio KGB. Putin, che pure proviene da quell’ambiente affaristico, si è trovato per forza di cose ad ereditare il ruolo storico della Russia, che ora è costretta a stabilizzare anche l'area medio orientale. C’è inoltre da constatare che il “Medio” Oriente è in realtà per l’Europa il Vicinissimo Oriente. È solo il prevalere del punto di vista anglosassone che porta a considerare quell’area come più lontana.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


28/03/2020 @ 10:40:04
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