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"Il capitalismo non è altro che il rubare ai poveri per dare ai ricchi, e lo scopo della guerra psicologica è quello di far passare il vampiro per un donatore di sangue; perciò il circondarsi di folle di bisognosi da accarezzare, può risultare utile ad alimentare la mistificazione."

Comidad (2009)
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Di comidad (del 10/01/2019 @ 00:20:51, in Commentario 2019, linkato 3458 volte)
Prima ancora che vi fosse la “insurrezione” dei sindaci contro il Decreto Salvini, vi era già stata l’iniziativa del segretario del PD, Maurizio Martina: il lancio di un referendum abrogativo in coincidenza con i tavoli delle elezioni primarie del partito. Ad una prima analisi, l’idea di Martina sembra ripercorrere i consueti sentieri suicidi di marca PD, con la prospettiva più che certa di regalare a Salvini una vittoria referendaria con un 80% di percentuale.
Salvini ha saputo sfruttare sul piano elettorale la psicosi migratoria, ma non si può dire che sia stato lui a crearla, dato che non era certo la Lega a controllare i media. Nell’alimentare la psicosi, il PD ha fatto invece egregiamente la sua parte, proponendo una narrazione sulla migrazione basata su un assunto tanto apocalittico quanto paradossale nelle sue conclusioni: masse sterminate di migranti scappano dalla miseria e dalle guerre invadendo l’Occidente, ma tu non devi essere razzista. A periferie pauperizzate dall’austerità si prospetta quindi sia la concorrenza di immigrati più poveri di loro, sia un esame di “animabellismo” per dimostrare di essere immuni da sentimenti xenofobi. Se almeno questo “animabellismo” fosse coerente e consequenziale, ci si potrebbe anche regolare; ma il PD da un lato predica la sottomissione ai “Mercati” in nome della legge del più forte, poi dall’altro lato predica l’accoglienza dei migranti in nome del rispetto del più debole. È un notevole stress propagandistico per le masse povere dell’Europa e Salvini dovrebbe ringraziare per il bel regalo elettorale.
In realtà il fenomeno migratorio moderno è fondato su un business finanziario globale legato ai prestiti ai migranti (i “migration loans”) ed ai circa cinquecento miliardi annui di rimesse dei migranti verso i loro Paesi di origine. Su queste umili rimesse fiorisce non solo il business delle provvigioni per i trasferimenti da un paese all’altro, ma anche una messe di prodotti finanziari derivati, come le famigerate “cartolarizzazioni”. Il business è stato curato e gestito, sin dai suoi inizi ed in tutti i suoi dettagli, dalla Banca Mondiale, quindi non c’è assolutamente nulla di spontaneo.
La condizione essenziale del business è perciò che il legami dei migranti con la madre patria non siano mai recisi, altrimenti non soltanto cesserebbero le rimesse, ma si priverebbero i miseri guadagni dei migranti dell’effetto moltiplicatore del potere d’acquisto dovuto al cambio in valute più deboli; quindi i migranti non sarebbero più in grado di ripagare gli interessi sui debiti. Si tratta di debiti contratti non solo con le “mafie” locali, ma soprattutto con “rispettabilissime” ONG, a loro volta finanziate da grandi gruppi bancari.

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Di comidad (del 03/01/2019 @ 00:42:09, in Commentario 2019, linkato 3437 volte)
Nell’occasione della manovra finanziaria il governo Conte ha avuto l’onore di trovarsi contro una mobilitazione parlamentare e mediatica senza precedenti. Si è trattato della classica tempesta in un bicchier d’acqua, vista l’entità delle cifre effettivamente spostate. Senza questa mobilitazione il re sarebbe rimasto nudo, poiché si sarebbe dovuto semplicemente prendere atto che si era di fronte all’ennesima manovra dettata dalla lobby della deflazione, con un avanzo primario (cioè con un’immissione di liquidità nel sistema molto minore del prelievo fiscale) e con un deficit di bilancio al 2,04 che non avrebbe comunque consentito di fare granché.
Una delle critiche più pretestuose e inconsistenti rivolte al governo, è stata infatti quella di aver puntato sull’assistenzialismo e non sui mitici “investimenti pubblici”. In realtà anche un deficit al 3% tutto destinato a investimenti, non avrebbe rappresentato quella soglia in grado di smuovere la palude della deflazione. Il punto debole degli investimenti pubblici è che una minima parte di essi arriva effettivamente allo scopo. Questa debolezza ha poco a che vedere con la consueta rappresentazione mediatica della “corruzione” e degli “sprechi”.
Persino l’esperienza del Paese-modello, la Germania, dimostra che gli investimenti pubblici si risolvono in gran parte in un travaso di fondi pubblici ai privati che, a loro volta, li reindirizzano ad investimenti finanziari, quindi non vi è nessun effetto significativo sulla domanda interna e nessun “moltiplicatore”. Non esiste solo il riciclaggio del denaro sporco, ma anche il riciclaggio del denaro pubblico. Attraverso i costi artificiosamente gonfiati, solo una minima parte dell’investimento arriva all’opera che era lo scopo dichiarato. Ciò può apparire strano solo se si rimane acriticamente legati a quella astratta distinzione tra denaro pubblico e capitale privato, che nella realtà trova puntualmente smentite.
Gli investimenti pubblici possono avere effetti rilevanti sul rilancio dell’economia soltanto se sono di entità tale da scontare l’effetto-prelievo da parte del settore privato. In alternativa per aggirare questo “inconveniente” (ammesso che sia percepito come tale), occorrerebbe che la mano pubblica agisse direttamente, senza seguire la via dell’appalto alle aziende private. Solo in quel caso si assisterebbe esclusivamente ai cari vecchi “sprechi” e non ad un riciclaggio di denaro in grande stile dal pubblico al privato. Ma una “mano pubblica” completamente esente e immune dal lobbismo privato rischia di risultare più che un’astrazione, addirittura un’illusione. La stessa esistenza del privato rende il pubblico una mera mistificazione, poiché il privatizzatore è proprio lo Stato o ciò che si fa chiamare tale.

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Di comidad (del 27/12/2018 @ 00:52:37, in Commentario 2018, linkato 3223 volte)
L’opposizione parlamentare del PD cerca di trasformare le brutte figure del governo Conte in proprie fortune, rischiando soltanto di essere percepita dall’opinione pubblica come sicario dell’Unione Europea. Intanto il dibattito precongressuale del PD langue e molti esponenti di spicco ne prendono persino le distanze. Uno degli interventi più apprezzati continua ad essere il “manifesto” dell’ex ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che risale a vari mesi fa. Un manifesto apprezzato non per le proposte, ma per le sue premesse che sembrano mettere finalmente in discussione il quadro rassicurante sinora offerto sulle sorti della cosiddetta “globalizzazione”.
Le posizioni di Calenda sono state considerate di “sinistra” per il fatto che assumono il punto di vista dei “vinti”, degli “sconfitti” della globalizzazione. In effetti Calenda sembra parafrasare l’introduzione de “I Malavoglia”, nella quale Giovanni Verga dichiarava di voler narrare le vicende dei “vinti” nella lotta per la vita. Verga proponeva un darwinismo visto dall’ottica dei perdenti, ma ciò non faceva di lui un rivoluzionario e neppure un uomo di sinistra. Verga rivendicava anzi il suo conservatorismo politico in una famosa lettera a Cesare Lombroso. Verga è stato spesso adottato come riferimento dalla narrativa di sinistra, ma si è trattato appunto di un malinteso poiché è stata percepita come potenzialmente di sinistra quella che era soltanto una posizione di “destra umanitaria”.
Contrariamente ai pregiudizi culturali della sinistra, è esistita ed esiste anche una destra umanitaria e compassionevole. È esistito persino un fascismo umanitario, la scuola di Mistica Fascista, con il suo “decalogo” , nel quale si rivendicava una sorta di primato etico della propria buona coscienza in funzione del soccorso agli “umili”. La Mistica Fascista potrebbe benissimo essere adottata (e forse lo è già) come retroterra ideologico dello squadrismo umanitario delle ONG e anche dell’imperialismo umanitario.
La destra umanitaria e compassionevole rimane però una destra, poiché descrive un mondo in cui le gerarchie sociali sono anche gerarchie antropologiche; gerarchie dettate ovviamente dalla natura. Razzismo ed umanitarismo possono andare quindi perfettamente d’accordo. Bisogna considerare anche che il razzismo è trasversale alle cosiddette “etnie” ed il classismo dei ceti privilegiati comporta sempre il percepire i poveri come una razza inferiore. Molti che si credono di sinistra, fanno parte in realtà di questo tipo di destra del razzismo “soft” e, probabilmente, è anche il caso di Calenda.

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Di comidad (del 20/12/2018 @ 00:59:29, in Commentario 2018, linkato 2789 volte)
In base alle incongruenze della narrazione giornalistica, il Presidente del Consiglio Conte avrebbe finalmente dimostrato una statura di leader politico proprio nella circostanza in cui è riuscito ad imporre a Salvini e Di Maio il cedimento ai diktat della Commissione Europea. Da questa narrazione deriverebbe il curioso ossimoro secondo cui si rivela una statura di leader allorché ci si calano le brache. Un tortuoso percorso ideologico dal sovranismo al calabrachesimo.
Quando Conte aveva dichiarato di voler essere “l’avvocato degli Italiani”, in molti avevano commentato ricordando che durante le cause le peggiori fregature le si prendono di solito dal proprio avvocato. Forse però anche questo richiamo realistico nel caso di Conte può costituire una forzatura. Probabilmente Conte riteneva sinceramente che fosse il caso di prendere tempo, poiché l’esito delle prossime elezioni europee potrebbe portare alla formazione di una Commissione meno ostile. Conte deve anche aver considerato che incappare in una procedura di infrazione in questo momento, avrebbe fornito al Presidente Mattarella un pretesto per qualche colpo di mano istituzionale, mettendo in evidenza la debolezza di un governo che non ha dietro di sé né le burocrazie ministeriali, né le forze armate, né la Banca d’Italia.
Il problema è che il fattore tempo non gioca necessariamente a favore dei “sovranisti”. Lo stesso cedimento dell’Italia potrebbe sortire un effetto depressivo sulla attuale ondata nazionalistica e far riprendere fiato ai partiti “mondialisti”. Ma persino se le cose andassero nel verso più favorevole ai “sovranisti”, persino se l’euro e l’Unione Europea si squagliassero l’anno prossimo sotto il peso delle loro assurdità, rimarrebbe pur sempre la NATO ad imporre la sottomissione. Il pressing statunitense ha infatti imposto al governo Conte di ignorare le lamentele delle imprese italiane e di accodarsi al rinnovo delle sanzioni economiche alla Russia in nome della lotta alla fittizia minaccia-Putin. Il vero motivo delle sanzioni economiche alla Russia ed all’Iran è che agli USA serve assolutamente un aumento dei prezzi del petrolio e del gas per rendere commercialmente competitivi i loro idrocarburi ricavati dalla costosa frantumazione delle rocce di scisto. Ora sembrerebbe quasi che i “sovranisti” si siano svegliati una mattina ed abbiano scoperto improvvisamente che in Italia vi sono oltre cento basi militari statunitensi dopo settantatré anni dalla fine della guerra.
Tirando le somme, il governo Conte si sta rivelando come un governo Gentiloni bis, cioè un governo allineato che però (per ora) tiene a bada la follia palingenetica delle micidiali “riforme strutturali”. La domanda ovvia a questo punto è perché mai questa politica di basso profilo, senza avventure in un senso o nell’altro, non potesse continuare a farla un governo del PD. Perché la ex sinistra si è lasciata coinvolgere nel delirio palingenetico ed espiatorio dei “salvatori dell’Italia”, Monti prima e Renzi poi?

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


16/01/2019 @ 05:26:11
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