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"Ridurre l'anarchismo alla nozione di "autogoverno", significa depotenziarlo come critica sociale e come alternativa sociale, che consistono nella demistificazione della funzione di governo, individuata come fattore di disordine."

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Di comidad (del 26/01/2023 @ 00:13:50, in Commentario 2023, linkato 4267 volte)
Finalmente è tutto chiaro. Ora sappiamo che cosa ha messo fuori gioco per trent’anni i trecentomila sbirri, le telecamere di sorveglianza, le microspie, le intercettazioni telefoniche ed ambientali, i tracciamenti elettronici, il riconoscimento biometrico e facciale, le foto satellitari, eccetera. La colpa è tutta del salumiere, del tassista e del pescivendolo del paesino, che con la loro omertà coprivano la latitanza del superboss. Dannati favoreggiatori.
Questo tipo di recriminazioni, in cui i media oggi si stanno impegnando, risulta persino più demenziale del gossip sulla vita intima di Messina Denaro, un super-divo di cui la gran parte dell’opinione pubblica non sapeva nemmeno l’esistenza, ed assurto alla gloria in funzione dello spot pro governo della presunta cattura. Basti considerare che si è di fronte ad uno Stato che tranquillamente ammette di non essere impermeabile alle commistioni col crimine organizzato; per cui un cittadino che volesse denunciare, non potrebbe mai essere sicuro dello “sportello” a cui rivolgersi senza incorrere nel rischio di diventare a propria volta un bersaglio. Si tratta del consueto paradosso, per cui lo Stato e le sue Forze dell’Ordine, per poter funzionare, richiederebbero un popolo ideale, capace di fare tutto lui; ma, se esistesse un popolo così, si renderebbe del tutto superfluo lo Stato. Il paradosso si scioglie se si riconosce che lo Stato non esiste, è solo una finzione giuridica che fa da alibi per gerarchie sociali tutt’altro che trasparenti, ed inoltre trasversali alle astratte categorie del Diritto, come il pubblico ed il privato, o il legale e l’illegale. Chi una volta diceva che la mafia non esiste, pronunciava una mezza verità, che risultava però fuorviante se non completata con la constatazione che non esiste neppure lo Stato. Esiste il potere, il quale è superiore a certe distinzioni pretestuose e naviga a gonfie vele nell’incertezza del Diritto, tanto che neppure i potenti risultano effettivamente consapevoli di operare fuori della legalità. Il potere non è regola ma gerarchia; e la gerarchia si esalta tanto più nell’incertezza normativa, per cui la sottomissione al potente resta l’unico punto fermo.
A molti dà fastidio scoprire che la realtà non può essere rappresentata a compartimenti stagni e che il potere si ripresenta ovunque con gli stessi schemi, di cui il principale è sempre l’incertezza, la confusione; e non per niente ci troviamo nell’epoca dell’emergenzialismo cronico, dello stato di eccezione permanente.

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Di comidad (del 19/01/2023 @ 00:25:44, in Commentario 2023, linkato 5290 volte)
Il fatto che colei che nel settembre scorso il settimanale tedesco Stern definiva la “donna più pericolosa d’Europa”, si sia rivelata invece la servetta più prona dell’orbe terracqueo, viene moralisticamente annoverato come un caso di incoerenza. In realtà l’incoerenza non esiste, e ciò che potrebbe apparire come tale, è in effetti solo la diretta conseguenza dell’inconsistenza pratica delle proprie idee politiche. Il nazionalismo, che la Meloni diceva di professare, è una suggestione propagandistica spesso efficace; ma, come categoria politica, il nazionalismo è stato sempre un gran vuoto. La Meloni si dimostra quindi del tutto coerente con la propria nullità.
Il nazionalismo è uno dei babau preferiti dal politicamente corretto poiché la malvagità dei nazionalisti consente, in base allo schema buono-cattivo, di legittimare indirettamente l’internazionalismo del capitale finanziario. Ma il nazionalismo non esiste sul piano della prassi politica, per cui nell’agire o si è imperialisti o si è antimperialisti; e, se si vuole essere antimperialisti, il primo imperialismo da combattere è il proprio. Le nazioni non esistono in natura, sono a loro volta prodotti artificiosi di un imperialismo, per cui gli Stati nazionali sono il risultato storico di campagne di conquista, quindi di imperialismi interni. L’imperialismo inoltre non è soltanto il rapporto di forze tra una nazione dominante ed una nazione dominata, ma è una strada a due sensi, per cui si vedono le oligarchie locali cercarsi una sponda estera, un “vincolo esterno”, che faccia loro da scudo e da alibi contro la propria popolazione. L’Italia ha perso una guerra mondiale ed è militarmente occupata dagli Stati Uniti, ma occorre anche ricordare che gli oligarchi nostrani erano in cerca di protezione straniera già da molto prima, oscillando tra la sudditanza all’imperialismo britannico a quella nei confronti dell’imperialismo germanico. Poi è arrivata la benvenuta sconfitta bellica a suggellare la compressione delle classi subalterne sotto la cappa della NATO.
Il potere militare statunitense sull’Italia è sin troppo reale, ma il fanatismo pro NATO degli oligarchi nostrani non è soltanto zelo servile, bensì un pretesto per esercitare un proprio lobbying delle armi. Che la rappresentazione narrativa crei anche vincoli esterni fittizi, è dimostrato dal fatto che la Germania ha un potere contrattuale praticamente nullo nei confronti dell’Italia, poiché un default del debito pubblico italiano affosserebbe automaticamente l’euro. Eppure gli oligarchi nostrani sono riusciti ad inventarsi uno strapotere finanziario tedesco per giustificare le angherie nei confronti dei propri lavoratori e contribuenti. La mitica avarizia tedesca non è altro che una proiezione dell’avarizia dell’oligarchia italiana. Del resto non c’è bisogno di scomodare le tesi di Diogene o di Hegel per capire che il servilismo può diventare una tecnica di condizionamento e di manipolazione nei confronti dei presunti padroni.

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Di comidad (del 12/01/2023 @ 00:10:01, in Commentario 2023, linkato 5591 volte)
La Corte dei Conti ha scoperto che la normativa sulla rotazione obbligatoria dei dirigenti scolastici dopo due incarichi triennali, risulta largamente disapplicata. Si stima che circa un sesto dei dirigenti dovrebbe essere trasferito in altra sede (una valutazione che è probabilmente per difetto); ma si sa che il Ministero dell’Istruzione è abituato ad infischiarsene delle leggi. La stessa figura del dirigente scolastico (quello che una volta si chiamava il preside) si è espansa a dismisura proprio in questo quadro di incertezza normativa. Negli istituti scolastici le leggi ed i regolamenti sono stati soppiantati dal Führerprinzip, il “principio del capo”, per cui è la bizzosa e mutevole volontà del dirigente a fare legge momento per momento. Il dispotismo del preside non trova alcun contrappeso e l’unico elemento di garanzia contro tale strapotere avrebbe dovuto appunto essere la rotazione; salvo accorgersi che il ministero non trasferisce i figli ma solo i figliastri.
L’autonomia scolastica e la cosiddetta “aziendalizzazione” sono state quindi gli slogan pubblicitari, le cortine fumogene, per attuare una feudalizzazione della Scuola, col dirigente a svolgere la funzione di un barone/signorotto che può abusare di tutto e tutti per il proprio tornaconto e di quello dei suoi protettori. Il personale della Scuola in maggioranza ha accettato questa condizione di umiliazione prestandosi anche a forme sordide di collaborazionismo, come il ruolo di delatore e di agente provocatore nei confronti dei colleghi. Il laboratorio-Scuola ha anticipato i comportamenti collettivi poi verificatisi durante la psicopandemia. Il test era tanto più significativo, in quanto applicato su un settore sociale istruito come gli insegnanti, che sono stati condizionati ad aspettarsi la “formazione” dall’alto, e che ormai considera l’informarsi da soli come roba da complottisti/terrapiattisti.
Ma anche ogni tentativo di opporsi a questi processi di feudalizzazione è annegato nella confusione ideologica e nell’acritica cre//]dulità, poiché si è badato troppo alle dichiarazioni astratte della legislazione scolastica e troppo poco al margine di abuso pratico che certe astrazioni concedevano. Un testo di legge è spesso più significativo per ciò che non dice, per quello spazio di illegalità che consente di creare. Lo Stato è un’astrazione giuridica, e quelle che ci vengono spacciate come “istituzioni” sono in effetti un coacervo di potentati basati su relazioni feudali di fedeltà personale o di cosca. Ciò vale anche per quei pochi funzionari indipendenti e benintenzionati, i quali riescono ad operare non in base a leggi o regolamenti, bensì per i rapporti di lealtà personale che riescono a stabilire, senza i quali rimarrebbero nella più totale impotenza. Il fondamento dello Stato, cioè la continuità della funzione, è rimasto allo stadio mitologico; per cui la “funzione pubblica” del singolo funzionario può esplicarsi solo se supportata da rapporti privati ed extraistituzionali (tanto per capirsi: gli amici e gli amici degli amici).

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Di comidad (del 05/01/2023 @ 00:08:02, in Commentario 2023, linkato 5882 volte)
I quotidiani italiani annunciano trionfalmente che l’inchiesta giudiziaria della magistratura belga, battezzata mediaticamente “Qatargate”, sarebbe entrata nella “fase 2”; al che il lettore ingenuo si aspetterebbe finalmente qualcosa di concreto. Invece niente, siamo ancora alle promesse di sconvolgenti rivelazioni, alle voci secondo cui il tale o talaltro deputato europeo (ovviamente italiano o di origine italiana o, al più, sud-europeo) avrebbe incassato soldi per promuovere “interessi del Marocco”, oppure “dare un’immagine positiva del Qatar”. In realtà prostituire le proprie opinioni secondo il codice penale non è reato, altrimenti i giornalisti dovrebbero già stare tutti in galera. I giornalisti potrebbero accampare la scusante che veramente si innamorano dei potenti di cui sono al servizio; ma ciò varrebbe anche per Panzeri e compagni poiché, oltre che comprare, il denaro affascina; anche se in effetti in questo caso si trattava di pochi soldi, visto che stavano tutti nello spazio di una busta di plastica. Come diceva Monsieur Verdoux, l’assassinio è considerato un crimine se fatto al dettaglio ed è celebrato come eroismo se fatto all’ingrosso; lo stesso vale per la corruzione, che non fa scandalo se in ballo ci sono le centinaia di miliardi.
Per camuffare il nulla di questa inchiesta giudiziaria, si crea un pathos sulla questione dell’autorizzazione a procedere da parte del parlamento europeo nei confronti degli indagati. I quotidiani rassicurano il lettore forcaiolo, anticipandogli che difficilmente i parlamentari avranno l’ardire di negare l’autorizzazione, a meno di non voler incorrere in un linciaggio mediatico. Il fatto che gli indagati siano tutti appartenenti a razze inferiori (arabi, marocchini, italiani, greci, ecc.) e che la clepto-burocrate ariana pura che comanda la Commissione Europea non sia neppure sfiorata, non pone dei dubbi neppure ai più accesi oppositori.
Si può quindi tenere l’opinione pubblica inchiodata per mesi a delle suggestioni mediatiche, senza che i capri espiatori di questa bolla mediatico-giudiziario dimostrino la minima capacità di reagire. Purtroppo ci sono delle gerarchie da rispettare: se i media compatti impongono una narrazione, a quella occorre sottomettersi, a meno di non voler rischiare umiliazioni persino peggiori. Nei romanzi di Balzac e di Maupassant il giornalismo veniva raccontato come un fenomeno di delinquenza comune, per cui i giornalisti erano rappresentati come individui abietti e depravati. Eppure oggi si riconosce ai giornalisti un primato morale, in quanto rappresentanti dell’opinione pubblica. A sua volta però l’opinione pubblica non è in grado di rivendicare alcun primato morale; semmai dovrebbe reclamare un diritto ad essere informata, non certo a giudicare. Al contrario, di informazione ne viene concessa pochissima, ma i media surrogano efficacemente questa mancanza facendo partecipare le masse all’ebbrezza dell’ascesa sul piedistallo del giudice. La celebrazione mediatica della debacle morale della sedicente sinistra crea abbastanza suggestione e distrazione da consentire all’attuale governo di destra di sottrarsi al mirino mediatico, per cui deve al massimo ripararsi da qualche proiettile di rimbalzo. Per il governo Meloni è una rendita di posizione non indifferente.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


29/01/2023 @ 04:19:03
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