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"Il Congresso nega nel principio il diritto legislativo" "In nessun caso la maggioranza di qualsiasi Congresso potrà imporre le sue decisioni alla minoranza"

Congresso Antiautoritario Internazionale di Saint Imier, 1872
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Di comidad (del 11/03/2010 @ 00:25:16, in Commentario 2010, linkato 53 volte)
L’ultimo scandalo di clero-pedofilia in Germania ha coinvolto direttamente la famiglia del papa. Per la precisione, i casi di abuso sessuale su minori su cui si indaga, riguarderebbero fatti avvenuti tra gli anni ’50 e gli anni ’70, periodo in cui il fratello di Ratzinger non dirigeva il famoso coro di Ratisbona; ma l’effetto di risonanza mediatica dell’associazione, anche indiretta, del cognome di Ratzinger alla pedofilia è stato comunque raggiunto.
La perplessità più ovvia riguarda i tempi di maturazione dello scandalo: quaranta o cinquanta anni sembrano un po’ troppi per pensare ad un bubbone che scoppi improvvisamente. Insomma, ci si deve chiedere come mai l’acqua calda non sia stata scoperta un po’ prima, magari quando la propaganda dei media occidentali ci narrava degli eroici preti cattolici che si battevano per la libertà religiosa contro i regimi comunisti e materialisti dell’Est Europa. Nel 1973 Hollywood lanciò l'icona accattivante del prete esorcista, un riferimento subliminale al vero diavolo da esorcizzare dal corpo dell'Europa, cioè il comunismo.
Alcuni hanno notato che i primi clamorosi scandali di clero-pedofilia sono scoppiati in seguito all’opposizione da parte del Vaticano nei confronti dell’invasione statunitense dell’Iraq del 2003, ma il feeling dei media nei confronti della Chiesa Cattolica - tolta la parentesi della morte di Woytila - era in realtà già finito. L’ultima grande stagione mistica dei media “occidentali” era andata infatti a coincidere con la guerra in Jugoslavia, quando papa Woytila si impegnò a fomentare l’odio fra i Croati cattolici ed i Serbi ortodossi. In quel periodo fu anche allestita in Croazia, ad opera dei servizi segreti tedeschi, la indegna pagliacciata delle apparizioni della madonna di Medjugorie, un evento che, per la grossolanità della messinscena, ha determinato anche l’imbarazzo di alcuni settori del clero cattolico.
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Di comidad (del 04/03/2010 @ 01:45:33, in Commentario 2010, linkato 106 volte)
Il 24 febbraio ultimo scorso la Commissione Finanze della Camera ha eliminato la norma che fissava un tetto agli stipendi dei manager, già approvata al Senato su proposta di un parlamentare dell’Italia dei Valori. Il ministro Tremonti - colto evidentemente in una giornata in cui non vestiva i panni del “no global” - aveva anticipato a suo tempo che la norma sarebbe stata eliminata, in quanto, secondo lui, avrebbe costituito un’indebita intromissione nelle regole del “mercato”. In realtà gli stipendi dei manager non vengono fissati dal mercato - ammesso che una cosa inesistente come il “mercato” possa fissare qualcosa -, bensì dagli stessi manager che ne beneficiano; perciò stabilire un limite a questi autobenefici avrebbe costituito una norma di semplice buon senso.
Al contrario, la norma che fissava il tetto è stata abolita con un voto unanime dalla Commissione, e persino l’Italia dei Valori si è data assente per favorire questa abolizione. Il Partito Democratico ha giustificato il suo voto appellandosi ad una non meglio precisata direttiva europea, mentre il presidente della Commissione, il berlusconiano Soglia, ha addirittura definito “stalinista” l’idea di fissare un tetto ai privilegi dei manager. Insomma, ogni tentativo di limitare i privilegi porta con sé lo spettro del gulag, e solo i demoni dell’ideologia possono pensare di turbare, con conseguenze nefaste, i delicati equilibri della natura, di cui il “mercato” sarebbe espressione. Con questo pretesto, privilegiati e affaristi possono permettersi di esibire una sorta di onorificenza di vittima di Stalin ad honorem.
Questo schema propagandistico così rozzo ed elementare deve il suo successo al fatto che dal 1956 - dal XX Congresso del Partito Comunista Sovietico -, la sinistra ha fatto proprio l’antistalinismo della propaganda occidentalista. Ovviamente non si tratta di un antistalinismo basato sullo Stalin vero, quello storico, che, ad esempio, nel 1936 sacrificava la lealtà nei confronti del proletariato spagnolo ai contratti che aveva con Mussolini (nel 1936 l’Italia fascista era il principale partner commerciale dell'Unione Sovietica); tanto meno si parla dello Stalin che nel 1948 sacrificava il popolo palestinese agli accordi commerciali della Russia con la British Petroleum, il grande protettore dello Stato d’Israele.
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Di comidad (del 25/02/2010 @ 01:35:18, in Commentario 2010, linkato 94 volte)
Nel 1941, nell’Italia fascista, venne pubblicato un rivoltante opuscoletto di propaganda bellica, dal titolo “Bastardi Mediterranei”, in cui si cercava di dimostrare l’inferiorità razziale del popolo greco. Per il fascismo italiano del 1941, l’inferiorità di un popolo dunque costituiva ancora un oggetto di dimostrazione, mentre, per il superfascismo occidentalistico attuale, l’inferiorità di certi popoli rappresenta un dato scontato, che non ci si dà neppure più la pena di argomentare.
Nell’Europa di oggi si discute perciò della sorte della Grecia allo stesso modo in cui lo si faceva alla fine dell’800 per decidere il destino di un popolo africano. La dominazione coloniale ha quindi invaso anche l’Europa e ne costituisce ora il senso comune. La stampa anglosassone, o "anglo-germanica", ha coniato per i Paesi reprobi dell'Unione Europea l'acronimo di P.I.G.S. (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna); una sigla che vuole rimarcare il segno della condizione di inferiorità morale e politica di questi Paesi, additati pretestuosamente come le palle al piede dell'Unione Europea. Il vero volto colonialistico della finzione istituzionale detta Unione Europea, si rivela adesso all’opinione pubblica senza più pudori; senza però che l’opinione pubblica abbia più a disposizione i criteri per discernere e capire quanto la situazione sia cambiata in Europa dopo la caduta del Muro di Berlino. In base alla mistificazione imperante, nel sedicente Occidente vigerebbe la "libertà di parola", quando invece tutta la comunicazione è interamente costretta all'interno degli slogan ufficiali, che impongono il fumoso neologismo "globalizzazione" al posto dell'esplicito termine di colonialismo; perciò è permesso criticare solo ciò che non esiste: ci si può dire infatti "no global", ma non esiste la possibilità di essere "no colonial". La Grecia è oggi accusata dai media mondiali di "aver vissuto al di sopra dei propri mezzi", uno slogan ossessivamente ricorrente, che fu coniato dal Fondo Monetario Internazionale nel 1946, con lo scopo di ridurre ad una condizione di sudditanza psicologica e politica i Paesi che ne vengono etichettati. Le difficoltà di bilancio dello Stato greco hanno in realtà un’origine ben diversa, e riguardano l’imposizione delle cosiddette norme di “libera concorrenza” da parte dell’Unione Europea. “Libera concorrenza” costituisce lo pseudonimo delle privatizzazioni, che nulla hanno a che fare con la “libera concorrenza” (una figura mitica, non più realistica di fate, folletti e gnomi), ma hanno invece molto a che vedere con il saccheggio del denaro pubblico.
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Di comidad (del 18/02/2010 @ 01:05:47, in Commentario 2010, linkato 119 volte)
Per mesi ci si è raccontato che Berlusconi si trovava al centro di un’offensiva da parte dei giudici italiani e della stampa estera a causa della sua politica a favore dell’indipendenza energetica dell’Italia. Per sostanziare meglio questa fiaba, si è arrivato ad attribuire a merito dello stesso Berlusconi l’accordo per il gasdotto South Stream dell’ENI con la Russia, ed anche una serie di contratti dell’ENI con la Libia. Si è tirata in ballo la presunta amicizia personale fra Berlusconi e Putin, ed un altrettanto presunto feeling con Gheddafi; amicizie e feeling che però non erano stati necessari a Prodi quando aveva avviato lui tutti quegli accordi già nel 2006, appena insediatosi alla presidenza del Consiglio.
A smentire clamorosamente la fiaba, ci ha pensato lo stesso Berlusconi durante il suo recente viaggio in Israele, allorché ha annunciato un prossimo ritiro dell’ENI dall’Iran, inoltre con una immediata riduzione del giro d’affari di tutte le aziende italiane in quel Paese. L’ENI è stato privatizzato oltre dieci anni fa, quindi ora è una SPA e non dipende dal Presidente del Consiglio, che non aveva nessun titolo per fare di quegli annunci o dare quelle disposizioni, che ora impedirebbero all’ente energetico italiano di intrattenere affari con il Paese che dispone delle maggiori risorse di gas di tutto il pianeta. In tal modo, Berlusconi è riuscito a smentire in un colpo solo ben due fiabe: la fiaba che lo celebrava come un campione dell’indipendenza energetica italiana, ed anche la fiaba più fiaba di tutte, quella del "libero mercato".
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


13/03/2010 @ 15.48.02
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