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"La nozione di imperialismo americano non si deve intendere come dominio tout court degli Stati Uniti, ma come la guerra mondiale dei ricchi contro i poveri, nella quale gli USA costituiscono il riferimento ed il supporto ideologico-militare per gli affaristi e i reazionari di tutto il pianeta."

Comidad (2012)
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Di comidad (del 30/07/2015 @ 01:15:13, in Commentario 2015, linkato 191 volte)
Alcuni eccessi critici nei confronti del governo greco in conseguenza del suo ultimo accordo con l'Unione Europea, hanno determinato degli effetti comunicativi piuttosto paradossali. Condannare troppo Syriza per il suo cedimento, significa infatti assolvere indirettamente l'UE, il Fondo Monetario Internazionale e la NATO, come se l'uscita dall'euro fosse solo una questione di buone intenzioni, di coerenza o dell'adozione della teoria monetaria "giusta". In realtà nessuna teoria monetaria ti spiega come difenderti dalle minacce di morte o dalle prospettive di un colpo di Stato camuffato da "rivoluzione colorata".
Non si può poi fare a meno di notare la solitudine del governo greco in tutte le recenti vicissitudini. Non c'è dubbio che Tsipras si attendesse un po' più di solidarietà da parte del governo russo. Dei commentatori particolarmente estimatori di Putin hanno però visto nella sua rinuncia ad approfittare delle difficoltà della UE un atteggiamento di lungimiranza politica. In effetti Putin nella circostanza ha spinto la sua lungimiranza da qui ad un milione di anni, quando di tutto quello che accade ora non fregherà più niente a nessuno.
Quando c'erano di mezzo basi militari da difendere, come a Tartus in Siria o in Crimea, la Russia ha fatto qualcosa, ma in quel caso a spingere sono state le forze armate russe, e non si è intravista alcuna strategia da parte di Putin. L'attuale presidente russo è certamente un tipo "tosto", capace di sfidare le minacce di eliminazione fisica, ed abbastanza competente in fatto di sicurezza da scegliersi ed addestrarsi da solo le proprie guardie del corpo. Ciò lo pone nelle condizioni di mediare tra Gazprom e le forze armate, ma non lo rende un leader politico. Putin pensa prima da ricco e poi da russo, e quindi oggi la sua priorità è di tornare a fare affari con l'UE ottenendo il ritiro delle sanzioni economiche.
Il recente accordo tra USA ed Iran sul nucleare, non costituisce una buona notizia per la Russia. Il ritorno del clepto-clero al potere in Iran indica che anche lì si dà una priorità agli affari e, di conseguenza, c'è il rischio concreto di una deriva iraniana in senso filo-occidentale. Ciò determinerebbe un maggiore isolamento per la Russia ed una crescente minaccia per i suoi confini. L'opinionismo di destra, in base al consueto gioco delle parti mediatico, ha spacciato l'accordo USA-Iran come un ennesimo esempio del "troppobuonismo" occidentale e dell'ingenuo "pacifismo" di Obama e Kerry. Ma il fumo mediatico del finto dibattito tra destra e "sinistra" può incantare l'opinione pubblica occidentale, mentre gli esperti russi di strategia si saranno resi conto che il senso dell'accordo è che gli USA considerano la Russia come il bersaglio principale. Un Putin davvero lungimirante avrebbe quindi appoggiato più esplicitamente l'Iran negli anni scorsi e non avrebbe acconsentito alla liquidazione politica di Ahmadinejad, che non era un granché, ma quantomeno non era coinvolto più di tanto nell'affarismo del clero sciita. Se la Russia non fa politica, non ci si può sorprendere che non ci riesca la Grecia, oggi costretta ad annaspare alla giornata. Nei giorni scorsi si è assistito alla barzelletta di un FMI che criticava "da sinistra" l'accordo UE-Grecia, perciò il governo greco è andato a bussare alla porta del "poliziotto buono" chiedendo un altro prestito, con tutti gli ulteriori guai che ciò comporterà.
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Di comidad (del 23/07/2015 @ 11:02:52, in Commentario 2015, linkato 403 volte)
In questi giorni gli spettatori (pardon, i cittadini) italiani hanno potuto assistere ad ulteriori prove tecniche di Mat-teocrazia, cioè ad un'operazione di auto-divinizzazione analoga a quella condotta dal Buffone di Arcore alla vigilia delle elezioni del 2008. Anche Renzi è infatti entrato nel ruolo del padreterno che può adottarsi il suo Abramo. Invece che dal salottino di Bruno Vespa, Renzi ha lanciato il nuovo "patto" con gli Italiani, da Facebook: un Nuovo Testamento, stavolta su materia fiscale.
Gli scettici hanno ovviamente osservato l'assurdità di "patti" di riduzione fiscale a fronte di un persistente Patto di Stabilità Finanziaria con i Comuni, ed in presenza di una crisi finanziaria europea di cui non si intravede l'esito. Ma, in tal modo, gli scettici sono entrati esattamente nel roleplay che gli "spin doctor" di Renzi avevano allestito. Renzi può così, ancora una volta, proporsi come l'uomo del "fare", della fiducia e dell'ottimismo, circondato dai "gufi" che gli remano contro. Renzi si appella a quella parte dell'opinione pubblica che Ivano Fossati chiamava le "casalinghe sempre d'accordo", cioè coloro che vedono come una colpa ogni atteggiamento di sospetto e diffidenza verso i potenti.
In effetti la vera obiezione nei confronti di Renzi riguarda non tanto la sostanza, quanto il metodo. Se si ritiene che vi siano le condizioni e l'opportunità per diminuire il carico fiscale, lo si fa e basta. La formula "se accetti le riforme, ti abbasso le tasse", non solo fa il paio con il "se sei promosso, ti compro la bicicletta", non comporta soltanto un'infantilizzazione dell'uditorio, ma determina addirittura una vera e propria uscita dalla concezione rappresentativa del potere, per configurare una sorta di alleanza tra il capo e il popolo. Una concezione del potere che sarebbe stata considerata barbarica ed arcaica persino nel medioevo. Il carattere buffonesco di certe rappresentazioni non è un loro limite, poiché la stupidità serve a veicolare ed a far sembrare innocui degli atti che comportano invece un vero e proprio colpo di Stato strisciante.
E ciò non avviene solo in Italia. Gli atteggiamenti ridanciani e confidenziali, da amiconi al bar, che esibiscono i capi di governo negli incontri ufficiali, configurano un potere che aggira il principio di rappresentanza dei popoli, restituendo l'immagine di una cerchia oligarchica, esclusiva ed autoreferenziale.
In termini tecnici, tutto ciò si chiama guerra psicologica. L'artificiosità e la pretestuosità delle rappresentazioni di un finto dibattito politico sono quindi funzionali ad un contesto coloniale, nel quale l'aggressore deve confondere le idee all'aggredito. Sul campo di battaglia la confusione è un'arma, anzi, una delle armi principali. Ad esempio: la categoria politico-mediatica di "populismi" consente di inserire in un unico calderone indistinto istanze diverse ed addirittura opposte, come Syriza e Alba Dorata.
Il discredito in cui si è gettato il governo di Syriza in Grecia pare abbia rilanciato l'immagine della formazione neofascista di Alba Dorata. Come tutti i gruppi fascisti, Alba Dorata risponde ad un codice di comportamento abbastanza preciso. Ci si sceglie un bel nome rassicurante, da villaggio turistico, ed ai giornali ufficiali si rilasciano interviste cariche di buonsenso e di proposte ragionevoli: un pianificato ritorno alla dracma e accordi finanziari e commerciali con la Russia.
Allo stesso tempo si scatena la violenza interna contro bersagli deboli che non hanno nulla a che fare con i nemici dichiarati. Dici che ce l'hai con gli usurai, però ammazzi i rapper. Ti proclami nazionalista, ma poi crei scontri usando l'esaltazione del nazismo come provocazione. Un po' strano, visto che quando Mussolini si era impantanato, aveva provveduto proprio Hitler a massacrare i Greci. Tanto vale allora inneggiare alla Merkel.
Tutto il meccanismo delle provocazioni e delle violenze viene inoltre messo in atto beneficiando di comportamenti dilatori e iper-garantistici da parte di una magistratura in altri casi ben più sbrigativa. Al leader di Alba Dorata, Michaloliakos, è stata concesso giusto quel po' di galera per prendersi la patente di eroe e di perseguitato, esattamente come fecero con Hitler nel 1923.
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Di comidad (del 16/07/2015 @ 01:55:57, in Commentario 2015, linkato 444 volte)
Uno dei maggiori punti di forza del potere è quello di riuscire ad essere sempre più squallido dell'immaginabile. Più di un osservatore aveva notato che la "riforma" della Scuola targata Renzi non è altro che una legge di spesa con una delega in bianco al governo. Decine e decine di pagine fumose e di paradossi giuridici non riescono a nascondere l'unico dato concreto, cioè che alcuni miliardi (non si capisce bene quanti) vengono stanziati e, in base all'articolo 22, il governo ne farà ciò che vorrà nei prossimi mesi. Sarebbe bastato questo per giustificare ogni opposizione; ma è già il termine "opposizione" a presentarsi aleatorio. Quello del potente è il mestiere più facile del mondo, poiché tutto viene affrontato dietro il comodo paravento del vittimismo, perciò ogni obiezione ed ogni perplessità vengono fatte passare per opposizioni, per sabotaggi, per "remare contro". La vera opposizione l'ha fatta il governo, che ha preventivamente criminalizzato i sindacati ed il personale della Scuola. I sindacati avrebbero voluto collaborare alla "riforma", ma non gli è stato concesso.
Dato che la posizione di "oppositore" non è affatto una scelta, ma l'effetto di un'esclusione, è molto facile cadere nella trappola della "propositività". Invece di limitarsi a constatare il carattere vuoto e depistante di slogan come "aziendalizzazione", gli si sono contrapposte delle parole evocative come "democrazia" e "Costituzione", in nome del consueto "animabellismo" a cui gli oppositori sono condannati per cercare di fare bella figura davanti all'opinione pubblica. Tanto impegno era superfluo, dato che gli slogan del potere sono intercambiabili. Il "passare dalla protesta alla proposta" costituisce inoltre uno dei tipici luoghi comuni cari al potere, poiché devia la discussione dal punto nodale, cioè il saccheggio delle risorse pubbliche a vantaggio di lobby private.
Dopo aver fatto i propri sporchi affari e quelli delle sue lobby, Renzi ha potuto volare al summit dei governi della zona euro a darsi le arie da statista. In una dichiarazione alla stampa, il Genio di Rignano ha intonato la litania del "deficit di Europa", dell'Europa assente ai tavoli delle grandi questioni internazionali. Renzi ha anche trattato con sufficienza il cosiddetto "accordo" con la Grecia che si sarebbe raggiunto di lì a poche ore.
Molti hanno visto nell'atteggiamento del governo greco un totale cedimento, specialmente dopo il risultato del referendum. Si è dunque confermata la regola aurea secondo cui il risultato elettorale è giusto e sacrosanto solo quando i poveri perdono. Ma, anche considerando le storiche ambiguità di Tsipras (ad esempio, le sue frequentazioni con George Soros), c'è da considerare che la Grecia subisce un ricatto micidiale. Finché rimane nell'euro, la Grecia può almeno comprare in Europa i prodotti di prima necessità. Il ritorno alla dracma comporterebbe l'urgenza di procurarsi dollari per gli acquisti all'estero, quindi la speculazione anche di pochi "investitori" ridurrebbe immediatamente la dracma a carta straccia, come oggi sta accadendo al bolivar, la moneta venezuelana.
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Di comidad (del 09/07/2015 @ 02:11:57, in Commentario 2015, linkato 704 volte)
Con il referendum di domenica scorsa, il governo greco ha guadagnato un po' di tempo. Lo stretto tempo necessario per far dimenticare alle opinioni pubbliche europee il risultato del referendum stesso; ed anche il tempo per allestire operazioni di delegittimazione morale ai danni di Syriza, magari con l'ausilio di qualche inchiesta giudiziaria. Nel Sacro Occidente si respira un dieci per cento di aria ed il novanta per cento di propaganda. Ma per il momento prosegue la navigazione a vista di Tsipras, il quale è stato gratificato da molti commentatori con i consueti luoghi comuni sull'astuzia negoziale e sul bizantinismo dei Greci.
In realtà in questi decenni ad essere ingannati sono stati soprattutto i Greci. Lo sono stati insieme con altri Stati Europei, quando si è fatto credere che l'euro potesse rappresentare il grande business di una moneta di pagamento internazionale in concorrenza con il dollaro. Non solo la Grecia, ma anche altri Stati Europei hanno truccato i conti pur di entrare nel business, ma l'euro come alternativa al dollaro è rimasto una chimera. L'unico capo di Stato che aveva provato a sostituire il dollaro con l'euro nelle transazioni di petrolio, fu Saddam Hussein nel 2003, e si è visto cosa gli è capitato.
L'altro inganno è stato perpetrato nel 2010, quando si è spacciato l'indebitamento con il Fondo Monetario Internazionale per una soluzione ai problemi finanziari della Grecia, mentre ora quel debito con il FMI costituisce il principale problema. L'ingresso del FMI nella crisi greca fu deciso alla fine di aprile del 2010 da Obama e dalla Merkel. Ad essere contrario all'ipotesi FMI, era l'allora presidente francese Sarkozy. Deciso una volta tanto nella vita ad evitare di fare cazzate, Sarkozy fu però indotto a cedere sotto le pressioni di USA e Germania e per le manovre del suo compatriota Dominique Strauss-Kahn, all'epoca direttore generale del FMI. I fatti furono riportati con dettaglio dal quotidiano "Il Sole-24 ore", però con un titolo che cercava di minimizzare il tutto come bega in ambito francese (anche il presidente della BCE era allora un francese, Trichet).
Come in una commedia degli inganni, la Merkel ed il suo ministro dell'Economia, Schauble, svolsero la parte dei ruffiani al servizio degli Stati Uniti e del FMI. La stessa Merkel fu incaricata anche di svolgere il ruolo mediatico della "guardiana del rigore", per attirarsi gli odi e le antipatie in modo da depistare l'opinione pubblica dalle responsabilità degli USA e del FMI. La commedia degli inganni continuò l'anno dopo, quando uno Strauss-Kahn in pieno delirio di grandezza aveva in effetti cessato la sua utilità, perciò venne estromesso dalla direzione del FMI con uno scandalo sessuale organizzato negli USA.
Il solo commentatore a notare nel 2010 la stranezza dell'arrivo del FMI in una crisi europea, fu l'economista Jean-Paul Fitoussi, che osservò che la presenza del FMI implicava una vera e propria "terzomondizzazione" dell'Europa. Dopo di allora Fitoussi non ha insistito più di tanto su questo aspetto, soffermandosi invece sulla litania della "crescita", mediaticamente più innocua.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


01/08/2015 @ 13.46.03
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