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"La malevolenza costituisce pur sempre l'unica attenzione che la maggior parte degli esseri umani potrà mai ricevere da altri esseri umani."

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Di comidad (del 21/01/2021 @ 00:01:37, in Commentario 2021, linkato 34 volte)
Si è detto che i fatti di Capitol Hill avrebbero messo in crisi il “soft power” statunitense. Può darsi. In compenso agli USA rimane l’hard power, e non c’è potere più “hard” di quello di creare emergenze. Adesso infatti ci sarebbe una nuova emergenza: il “trumpismo”, che non è finito con il tramonto della presidenza del cialtrone Trump. Anzi, saremmo solo all’inizio dell’emergenza “trumpismo”. Minacciosamente ci si ricorda che Trump ha un seguito di settantaquattro milioni di elettori, ovviamente tutti armati, compresi i vecchietti. Lo scorso anno un “futurologo” americano, George Friedman, aveva già previsto che gli USA sarebbero precipitati in una sorta di nuova guerra civile, da cui però l’America risorgerà, per citare Petrolini, “più bella e più superba che pria”.
La nuova emergenza americana ha immediatamente contagiato (o suggestionato?) l’Europa, che sarebbe piena anch’essa di “trumpiani”, i “sovranisti”. Come anche altri “opinion leader”, Massimo Giannini lancia l’allarme ed individua un primo pericolo in Giorgia Meloni, troppo tiepida nel prendere le distanze dall’assalto al Congresso USA. La Meloni è fascista e bulletta, e in più ha lo sguardo cupo, tipico di chi vuole assaltare i parlamenti, perciò è facile da incastrare. Ben pochi però potranno essere considerati immuni dal sospetto di contagio: faranno i tamponi e, se ti troveranno positivo al “trumpismo”, saranno cavoli.
Tutto questo viene spacciato per antifascismo, mentre in realtà è apologia di fascismo (che in Italia sarebbe pure un reato), poiché si accredita l’idea che un movimento di estrema destra possa affermarsi contro l’establishment, per pura spinta dal basso, esclusivamente in base alla relazione del popolo con un leader carismatico. In tal modo non solo si mitizza il fascismo, ma soprattutto si dà un'assoluzione a tutte quelle oligarchie che hanno appoggiato e foraggiato la nascita del fascismo e del nazismo e gli hanno permesso di costituirsi in regimi. In realtà dal basso possono nascere solo rivendicazioni salariali e spinte alla redistribuzione del reddito: esattamente ciò che le oligarchie vogliono evitare; ed è questo uno dei principali motivi per cui si sta sempre in emergenza. Non è affatto vero che le lotte salariali affosserebbero l’economia, ma è invece verissimo che scardinano le gerarchie sociali; ed è questo il motivo per cui nel 1969 si rispose alle rivendicazioni salariali con le bombe e le stragi, cioè con l’emergenzialismo.
Il livello di redistribuzione del reddito (la quota salari) è l’indicatore, la lancetta, del grado di gerarchizzazione di una società. Ma le vere gerarchie non sono quelle istituzionali e statuali, bensì quelle antropologiche: la super-razza eletta di “quelli che contano”. Il razzismo non è una semplice questione di bianchi e di neri.
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Di comidad (del 14/01/2021 @ 00:05:42, in Commentario 2021, linkato 5579 volte)
Prima di essere congedato, il cialtrone Trump ha reso un ultimo servigio alla causa del politicamente corretto, di cui è sempre stato un involontario strumento, regalando l’ennesima “vittoria” alla democrazia americana. Alcuni commentatori hanno finto di domandarsi quale possa essere il danno per l’immagine degli USA in seguito all’invasione delle aule del Congresso da parte dei supporter di Trump.
In realtà chi è al vertice della gerarchia internazionale può permettersi il lusso di sbracare senza problemi di sorta, poiché ci sarà sempre un esercito di aedi pronti a rivoltare la narrazione dei fatti ed a trasformare le figuracce in trionfi. Sorte opposta spetta invece a chi sta al fondo della gerarchia, poiché, se anche tenesse un comportamento irreprensibile, non sfuggirebbe in ogni caso alle critiche ed alle condanne; anzi la sua stessa irreprensibilità verrebbe ritenuta un comportamento sospetto, tipico di chi abbia qualcosa di losco da nascondere. Mentre i fattacci di Washington erano ancora in corso e non si sapeva ancora con precisione cosa stesse accadendo (in effetti non lo si sa neppure adesso), già il coro mediatico degli irriducibili cantori della democrazia americana si era messo all’opera.
Si è anche finto di discutere per stabilire se l’invasione del Campidoglio USA debba considerarsi un tentativo di colpo di Stato o un’insurrezione, come se non ci fosse stato lo strano comportamento della polizia a trasformare una manifestazione, per quanto scomposta, in un happening eversivo. Si è detto che la scarsa protezione assicurata al Congresso fosse una conseguenza della sacralità di quel luogo-simbolo, per cui le anime belle non si attendevano la profanazione del tempio della democrazia. In realtà i “templi della democrazia” rappresentano l’estrema periferia del potere, perciò si può anche consentire alle folle inferocite di prenderli a bersaglio. In questa circostanza, peraltro, anche le folle inferocite hanno adottato simboli sacri della “democrazia” USA; infatti uno dei manifestanti era travestito da indiano, come i rivoltosi del Tea Party di Boston del 1773, l’episodio che, secondo la narrazione ufficiale, diede avvio alla guerra d’indipendenza americana.
La marginalità dei parlamenti è dovuta al fatto che da molti decenni queste istituzioni non tengono più realmente in mano i cordoni della borsa. Nell’ultimo decennio questa marginalizzazione delle istituzioni politiche si è ulteriormente accentuata. In epoca di “quantitative easing” le banche centrali creano denaro dal nulla e indirizzano enormi flussi di capitale direttamente verso la finanza. Inoltre agenzie governative come il Pentagono o la NSA possono letteralmente “creare” il valore azionario delle aziende, non solo attraverso gli appalti pubblici, ma anche commercializzando le tecnologie inventate in ambito militare, oppure utilizzando informazioni riservate. Il trattamento brutalmente repressivo inflitto ai manifestanti di un movimento come Occupy Wall Street, che, pur con tutti i suoi limiti, andava comunque ad infastidire un centro nevralgico del potere, dimostra invece quale sia la vera reazione allorché l’establishment si senta effettivamente minacciato.

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Di comidad (del 10/01/2021 @ 00:24:51, in In evidenza, linkato 2464 volte)
Un interessante articolo pubblicato sulla Rivista on line "Gli Asini"

" Se consideriamo gli investimenti in Ricerca e Sviluppo, settore affine alla “terza missione”, vediamo che in Italia, nel 2017, l’investimento era di quasi 24 miliardi di euro totali (esclusi gli enti no profit): le imprese private spendevano quasi 15 miliardi impiegando il 21,6% di ricercatori del settore mentre l’università e gli enti pubblici di ricerca spendevano la metà (circa 7,7 miliardi) contando però sul doppio dei ricercatori (47%). Che tra i ricercatori pubblici ci possano essere dei fannulloni è possibile e che l’industria sfrutti all’osso i propri è altrettanto possibile, ma un dato così squilibrato tra numero di ricercatori e fondi deve trovare spiegazioni plausibili.
Un’ipotesi potrebbe essere che parte dei ricercatori pubblici, impegnati nella “terza missione”, lavori anche per la ricerca delle imprese private."
 
Di comidad (del 07/01/2021 @ 00:20:00, in Commentario 2021, linkato 5563 volte)
In base all’idea che la politica rappresenti interessi economici, l’attuale scenario politico viene spesso interpretato come la suddivisione da un lato di partiti che si richiamano alla finanza globale e, dall’altro lato, di partiti “sovranisti” che invece farebbero riferimento ai capitali nazionali, oggi particolarmente in difficoltà. Si tratta di un’interpretazione lineare, che però ha un piccolo difetto: non corrisponde ai dati di fatto.
In Italia il partito più globalista di tutti è il PD, che però è anche il partito che vanta storici legami con capitali molto legati al territorio, come la Lega delle Cooperative e le aziende municipalizzate del Centro-Nord. Nel triennio 2014-2017 il finanziere George Soros ebbe una partecipazione azionaria in una società immobiliare della Lega delle Cooperative, la IGD, come a sponsorizzare il governo Renzi, o a metterlo sotto tutela. Si trattò comunque di una parentesi che non ha modificato il radicamento territoriale della Lega delle Cooperative.
La Compagnia delle Opere è l’altro grande aggregato di aziende radicate nei territori, ed è noto il legame tra questa aggregazione economica con Comunione e Liberazione. Eppure CL ha rinnegato questo suo referente territoriale per sposare entusiasticamente la causa di Mario Draghi, un player della finanza globale, ormai divinizzato, da candidare al vertice del potere politico in Italia.
Se si va a vedere come vanno le cose sul fronte cosiddetto “sovranista”, non c’è solo contraddizione tra referenti economici e scelte politiche, ma c’è il vuoto assoluto. Il primo governo Conte (il governo gialloverde presunto “sovranista”) si è consumato in un’umiliante trattativa con la Commissione Europea sugli zero-virgola e su pretestuose procedure d’infrazione, tanto da configurarsi nella pratica come un governo Gentiloni bis.
Alla fine il gruppo dirigente della Lega Nord (Maroni, Giorgetti, Zaia) ha liquidato l’esperienza governativa, umiliando il proprio “leader”, Matteo Salvini, e sconfessando la sua “creatura”, ovvero la Lega in versione di partito “nazionale”. Questa sconfessione era finalizzata alla trattativa col PD per rafforzare le autonomie Regionali, in modo da consentire alla Lombardia, al Veneto e al Piemonte di integrarsi con la Baviera nella mitica macroregione alpina Eusalp.
Il presunto partito “sovranista”, la Lega, si è rivelato perciò il più europeista di tutti. Mentre il gruppo dirigente leghista è ancora costretto a fingere di essere contro il MES e ad assecondare Borghi e Bagnai, i 5 Stelle hanno addirittura votato la riforma del MES. Sino a qualche anno fa il “sovranismo” enfatizzava soprattutto la figura di Putin, presunto “grande statista” ed altrettanto presunto avversario della globalizzazione; ciò anche a dispetto di ogni evidenza contraria. Putin però è comunque un leader vero, colui che media tra i due poteri in campo in Russia, Gazprom ed esercito. Putin è inoltre il leader di una potenza non ai vertici della gerarchia internazionale, anzi demonizzata e criminalizzata a più riprese; perciò, per quanto fossero illusorie le speranze riposte su Putin, almeno la loro contraddittorietà non appariva così stridente.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


21/01/2021 @ 03:33:25
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