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"L'elettoralismo risulta così euforizzante perché è una forma di pornografia, attiene cioè al desiderio puro, magari con quella dose di squallore che serve a conferire un alone di realismo alla rappresentazione. Ma i desideri, i programmi e le promesse elettorali non sono la realtà, che è invece scandita dalle emergenze. L'emergenza determina un fatto compiuto che azzera ogni impegno precedente, ed a cui ogni altra istanza va sacrificata, come ad un Moloc. Carl Schmitt diceva che è sovrano chi può decidere sullo stato di eccezione. Ma nella democrazia occidentale vige uno stato di emergenza cronica, cioè uno stato di eccezione permanente, l'eccezione diventa la regola."

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Di comidad (del 16/11/2017 @ 00:51:06, in Commentario 2017, linkato 2598 volte)
Era davvero difficile prevedere che, dopo dieci anni di feroce austerità - con annesso aumento della disoccupazione - e di tagli alla spesa sanitaria ed alle pensioni, l’aspettativa di vita degli Italiani aumentasse. E infatti quell’aumento non c’è stato. I dati pubblicati dal Rapporto Osserva Salute nel 2016 hanno indicato che, per la prima volta, la vita media in Italia è diminuita, ovviamente con un calo più pronunciato dove maggiori sono stati i tagli, cioè al Sud.
Era invece facilissimo prevedere che l’ISTAT avrebbe imbrogliato sui calcoli per spacciare un presunto aumento dell’aspettativa di vita in modo da giustificare un aumento dell’età pensionabile. Prevedibile anche che i sindacati non avrebbero contestato la falsità dei dati dell’ISTAT, visto che, in base alla vigente parodia del politicamente corretto, diffidenza ed incredulità sono colpe imperdonabili. Ancora più prevedibile il fatto che i sindacati avrebbero preferito dividere i lavoratori, invischiandosi in una trattativa col governo sulla questione dell’esenzioni per i lavori “usuranti”, come se esistessero lavori non usuranti. L’unico lavoro non usurante è quello di comandare, dato che ogni errore può essere scaricato sui dipendenti.
Altrettanto scontato era che l’invecchiamento medio della popolazione lavorativa e la precarizzazione del lavoro giovanile determinassero un calo della produttività in Italia. Un bel successo delle “riforme strutturali”, come se non si sapesse già in anticipo che aumentare eccessivamente l’offerta di lavoro avrebbe determinato uno scadimento della qualità della domanda di lavoro da parte delle imprese. In altre parole, quando il lavoro è troppo a buon mercato, il padronato non ha alcun incentivo a migliorare il ciclo produttivo ed a motivare il lavoratori con premi di produzione.
I tagli alle pensioni ed all’occupazione contribuiscono anche alla stagnazione della domanda interna, così che le aziende non hanno più alcuna spinta ad investire. Aver registrato un aumento del PIL a fronte di un calo della produttività, indica quindi che vi è stato un regresso tecnologico del sistema produttivo italiano. Se è vero che alcune imprese continuano ad esportare, quelle imprese che invece si rivolgono al mercato interno finiscono per giocare solo al ribasso.

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Di comidad (del 09/11/2017 @ 01:42:02, in Commentario 2017, linkato 2027 volte)
Un PD allo sbando ha trovato la sua ultima bandiera nello Ius Soli, che intenderebbe far approvare prima della fine della legislatura. Appare particolarmente incongruente per un partito che sostiene l’attuale regime di mobilità illimitata dei capitali, puntare sul modello di integrazione basato sui diritti di cittadinanza, dato che ormai è solo il reddito a garantire l’integrazione. I diritti della cittadinanza costituivano il vanto e l’orpello dello Stato nazionale, ma il regime di mobilità del capitale ha umiliato lo Stato nazionale e ridicolizzato i suoi diritti. Sergio Marchionne, manager straniero con cittadinanza in un paradiso fiscale, rappresenta l’emblema di questo nuovo genere di diritti di cittadinanza, valutabili esclusivamente in base al denaro di cui si dispone. Per sintetizzare con una battuta scontata, si potrebbe dire: dallo Ius Soli allo Ius Soldi.
La posizione del PD è spiegabile soltanto in base al vezzo educazionistico che caratterizza la sedicente “sinistra” attuale; un educazionismo peraltro ambiguo, dato che si rappresenta in un discorso di questo tipo: “Sai, la nostra fortezza europea del benessere è assediata da miliardi di morti di fame che scappano dai loro Paesi e che intendono stabilirsi a casa tua, ma tu non essere xenofobo”.
Come alternativa a questo quadro di buonismo apocalittico, vi è un buonismo “prudente”, che prende le distanze e predica di “aiutarli a casa loro”. Insomma, l’Africa avrebbe bisogno di “investimenti”.
In realtà la destabilizzazione dell’Africa, e di altri continenti, ha la sua causa proprio negli investimenti, in particolare quelli legati alla microfinanza, al microcredito. Numerosi studi hanno dimostrato che il microcredito costituisce una spinta alla migrazione, unica prospettiva per ripagare i debiti. Ma il potere distruttivo della microfinanza va ben oltre e sulla stampa estera si trovano vari interventi in tal senso. Il quotidiano britannico “The Guardian” ha pubblicato uno studio dell’economista Milford Bateman sulle conseguenze della microfinanza in Sudafrica, dove attualmente il tasso di disoccupazione è superiore al periodo dell’Apartheid. La microfinanza non solo non ha risolto i problemi di povertà ma li ha aggravati, distruggendo il tessuto economico preesistente.
Studi scientifici molto più approfonditi sono stati fatti da Milford Bateman sull’America Latina, terra di sperimentazione del microcredito sin dagli anni ’70, dove si è potuto osservare che la microfinanza genera microimprese che si specializzano nella concorrenza reciproca al ribasso e che crollano dopo poco tempo. Anche in questo caso la conseguenza è la distruzione dei rapporti economici precedenti: pura destabilizzazione.

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Di comidad (del 02/11/2017 @ 00:28:35, in Commentario 2017, linkato 1294 volte)
Una provvida inchiesta giudiziaria della Procura di Firenze è giunta tempestivamente a conferire spessore ed alone di persecuzione al ritorno del Buffone di Arcore nell’agone politico. L’inchiesta giudiziaria è servita ad infiammare nuovamente il popolo arcoriano ed a convincere i dubbiosi della fiaba sull’immutabile carisma del suo leader, al quale gli avversari della “sinistra” saprebbero opporre soltanto attacchi delle “toghe rosse”.
Il 19 ottobre scorso, nello scenario del parlamento europeo, si era svolta la conferenza-stampa con la quale il Buffone di Arcore aveva celebrato ufficialmente il suo rientro nello scontro elettorale. La buffonata ha assunto il rango di un vero e proprio rituale collettivo, poiché i politici e i media hanno fatto finta di non accorgersi della finzione. Più senile e demente del solito, il Buffone ha offerto uno spettacolo penoso, riuscendo a condurre la conferenza stampa soltanto con il sostegno di una badante seduta alla sua destra.
L’ennesimo riciclaggio del Buffone, stavolta in chiave “europeistica”, ha assunto toni grotteschi allorché lo stesso Buffone ha intrattenuto l’uditorio sulla consueta fiaba dei “settanta anni di pace” garantiti dall’unità europea. È significativo che la fiaba sia stata riproposta proprio da lui che, nel 2011, come Presidente del Consiglio assistette inerte e inerme all’attacco franco-britannico ad interessi italiani in Libia. Un attacco che fu iniziato con un vero e proprio atto ostile nei confronti dell’Italia: il sorvolo non autorizzato degli aerei francesi che andavano a bombardare la Libia in spregio ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che parlava solo di “no fly zone”. La “pace in Europa” in quell’occasione fu preservata in base ad un unico elemento, cioè l’inconsistenza umana e politica del governo italiano, tanto da far legittimamente sospettare che la presenza di un governo fantoccio fosse proprio funzionale ad operazioni coloniali.
Nello stesso 2011 la fintocrazia arcoriana si palesò sino in fondo con la rimozione d’imperio dello stesso Buffone attraverso un vero e proprio colpo di Stato presidenziale che impedì soprattutto lo sbocco costituzionale nelle elezioni anticipate e diede avvio al governo pseudo-tecnico di Mario Monti. Anni di buffonate avevano accreditato l’immagine mondiale di un Paese allo sbando, bisognoso di tutele, perciò l’aver resuscitato politicamente il cadavere del Buffone alla fine del 2007 si dimostrò un’operazione coloniale nella quale lo stesso Buffone aveva svolto il ruolo di prestanome.

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Di comidad (del 26/10/2017 @ 00:52:55, in Commentario 2017, linkato 3085 volte)
La tesi dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano secondo cui la mozione parlamentare del PD contro il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco violerebbe la “autonomia della banca centrale” è molto azzardata dal punto di vista del bon ton istituzionale. Affermare infatti che esistano materie nelle quali il parlamento non possa dire la sua, implica la concezione di un parlamento a “sovranità limitata”; una concezione che, peraltro, non è nuova per Napolitano che, da presidente, impedì nel 2013 al parlamento di pronunciarsi sulla questione degli F35. Il fatto che un ex “custode della Costituzione” continui a non perdere occasione per ricordare al parlamento che non conta nulla, la dice lunga sulla scompostezza e sulla sguaiataggine di coloro che “guidano le istituzioni”.
La sortita di Napolitano è un regalo fatto a Matteo Renzi, proprio nel momento in cui l’entrare nel merito delle questioni lo avrebbe invece fatto a pezzi. Anche l’insistere sulla vicenda di Banca Etruria è una bazzecola, se si considera il vero crimine commesso da Renzi alla fine del 2015, quando anticipò di mesi l’applicazione della normativa europea del “bail in“ che avrebbe dovuto decorrere dal gennaio dell’anno successivo. Fu appunto quella la variabile che fece impazzire il sistema bancario italiano scatenando il panico sui titoli di Borsa. Non si possono infatti considerare cause scatenanti della crisi bancaria né la mancata vigilanza della Banca d’Italia, né l’irresponsabilità dei banchieri, poiché queste sono costanti storiche del sistema. Un banchiere che non abbia istinti criminali ed un banchiere centrale che non abbia propensione alla connivenza, non sono nel novero delle possibilità umane.
È facile supporre il motivo per il quale Renzi accettò il cattivo consiglio di Draghi di anticipare l’applicazione del “bail in”, cioè dimostrarsi il primo della classe, il più ligio ad applicare le regole. In altre parole, si trattò di velleitarismo, di cialtroneria. Renzi ha incarnato ancora una volta il mito della “politica del fare”, la fiaba secondo cui un Paese immobilista impedisce sistematicamente ai suoi aspiranti “salvatori” (i Mussolini, i Craxi, i Buffoni di Arcore, i Prodi e i Renzi) di smuoverlo dalla sua storica stagnazione. Nel caso di Renzi (ed anche del Buffone nel suo governo del 1994) la fiaba fu auto-smentita dall’inizio ponendo il proprio governo sotto la tutela di esponenti del Fondo Monetario Internazionale come Lamberto Dini e Pier Carlo Padoan, come a dire: sono il più bravo, ma intanto mi prendo un tutore proveniente da un’organizzazione sovranazionale.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


20/11/2017 @ 08:33:28
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