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"La distruzione di ogni potere politico è il primo dovere del proletariato. Ogni organizzazione di un potere politico cosiddetto provvisorio e rivoluzionario per portare questa distruzione non può essere che un inganno ulteriore e sarebbe per il proletariato altrettanto pericoloso quanto tutti i governi esistenti oggi."

Congresso Antiautoritario Internazionale di Saint Imier, 1872
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Di comidad (del 02/07/2015 @ 02:05:47, in Commentario 2015, linkato 488 volte)
Sino all'anno scorso Matteo Renzi sosteneva in Europa la parte del Pierino che stuzzicava l'arroganza della Commissione Europea. Nei giorni cruciali della trattativa tra la "Troika" ed il governo greco, si è scoperto invece che il ruolo di Renzi nei confronti delle burocrazie sovranazionali è stato quello che, con espressione anglosassone, viene definito dello "yes-man", cioè di un servile esecutore di direttive.
Renzi beneficia in patria dei tipici privilegi del fantoccio coloniale, tra cui quell'alone di "irresistibilità", l'apparente capacità di paralizzare gli avversari; una "qualità" che molto difficilmente un leader prodotto da sole lobby interne può vantare. I conflitti puramente interni sono di solito senza esclusione di colpi, mentre solo i poteri sovranazionali sono in grado di incutere quel terrore che produce l'effetto di paralizzare tutte le possibili fronde. Nella vicenda greca l'Italia aveva a disposizione un oggettivo ruolo di mediazione, un ruolo che in prospettiva avrebbe potuto utilizzare anche a proprio vantaggio. A questo possibile ruolo invece Renzi ha completamente rinunciato; ed è questa rinuncia il pegno che ha pagato perché gli si conceda di fare la parte del padreterno in Italia.
Nella conferenza stampa congiunta di ieri, Renzi non solo si è posto nella posa dello scolaretto lecchino nei confronti della maestra Merkel, ma ha persino fatto ricorso ad una squallida demagogia in cui l'attuale Grecia allo stremo è stata descritta come un Paese di incalliti gaudenti. Nei giorni scorsi anche il ministro dell'Economia Padoan ha esibito uno sfrenato zelo accusatorio nei confronti del governo greco, etichettato come unico responsabile del fallimento della trattativa. Per non smentire del tutto la retorica della "crescita" da lui condotta per tutto lo scorso anno, Padoan avrebbe potuto quantomeno fingere di fare un po' di "cerchiobottismo". Si potrebbe pensare che il timore di urtare le suscettibilità dei potenti sia stato troppo forte. Ma Padoan non si è limitato a mentire circa le responsabilità del governo greco, in quanto ha mentito soprattutto sull'identificazione delle parti in causa, come se davvero la partita si giocasse tra Unione Europea e Grecia, o come dicono i media ufficiali, tra Bruxelles e Atene.
Alle scuole medie ci hanno spiegato che, a differenza della favola, la fiaba non è vincolata ad un significato preciso, ma è un racconto che sviluppa liberamente delle suggestioni e delle situazioni. Eppure anche nelle fiabe si è costretti ad un minimo di coerenza narrativa. Se a svegliare Biancaneve, invece del Principe Azzurro, arriva Buffalo Bill, anche un bimbo capisce che qualcosa non torna. La fiaba europea non ha obbedito neppure a questa minima coerenza narrativa, dato che l'attore principale della "Troika" e della trattativa con la Grecia è stato un'istituzione che con la UE non c'entra nulla, cioè il Fondo Monetario Internazionale. Dato che Padoan proviene proprio dal Fondo Monetario Internazionale, si capisce nella circostanza il suo preciso interesse a mentire.
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Di comidad (del 25/06/2015 @ 00:31:36, in Commentario 2015, linkato 470 volte)
L'Expo di Milano pare stia diventando l'esposizione delle figuracce di Renzi. Alla perenne ricerca di "sponde" in campo internazionale, Renzi incassa un diniego dopo l'altro, spesso con l'aggiunta di umilianti prese per i fondelli. Il primo ministro britannico Cameron non solo ha dichiarato che nessun immigrato metterà piede nel Regno Unito, ma ha anche conferito a Renzi lo status dell'incapace, offrendogli assistenza navale e di "intelligence". Renzi, che si è posto di sua iniziativa nell'imbarazzante posizione del postulante, è costretto ad incassare il calcio nel sedere, ed a ringraziare pure.
Sembrano distanti secoli i titoli dei giornali dell'ottobre scorso, quando Cameron faceva eco alle polemiche di Renzi contro i diktat della Commissione Europea. I media nostrani plaudivano alla presunta intesa tra governo italiano e governo britannico, ma senza spiegare che il Regno Unito in Europa ha sempre fatto il proprio comodo e, se a Cameron è riconosciuto il privilegio di ignorare la Commissione Europea, non altrettanto è mai stato concesso a Paesi minori come l'Italia.
Ancora più lontano appare l'asse di Renzi con il presidente francese Hollande, un asse che i media celebravano trionfalmente nel marzo dell'anno scorso. L'identità di vedute fra i due "statisti" si stagliava luminosa a rischiarare il cammino europeo dell'Italia, alla vigilia della tappa tedesca e dell'incontro con la cancelliera Merkel, la quale invece scaricò su Renzi la solita valanga di dinieghi.
Un "asse" non è mai stato negato a nessuno da Hollande, il quale, nel suo stile apparentemente dimesso, si è dimostrato un grande dispensatore di chiacchiere. A suo tempo anche Mario Monti beneficiò di questa carità pelosa di Hollande, e nel 2012 i media cantarono la nascita di un asse tra la Francia e l'Italia sulla questione dell'euro. Che fine abbiano poi fatto queste intese così ferree, nessuno ce l'ha spiegato, ma basterebbe rovistare in qualche cassonetto.
Tanto per cambiare, anche Hollande ha colto l'occasione dell'Expo per esporre a Renzi i suoi dinieghi sulla questione dell'immigrazione. La settimana scorsa il ministro degli Interni Alfano dava per acquisita l'intesa europea sulle quote di immigrati e, secondo lui, c'era da mettersi d'accordo solo sui numeri finali. Detto da Alfano c'era proprio da crederci. Hollande infatti ha dichiarato che le quote sono insensate. Col piglio dello stratega, Hollande ha annunciato che i problemi si risolvono alla radice, e cioè nei teatri di guerra in Siria e Libia. Visto che il casino in Siria l'ha combinato lui, ed in Libia il suo predecessore Sarkozy, c'è proprio da dormire sonni tranquilli.
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Di comidad (del 18/06/2015 @ 01:51:36, in Commentario 2015, linkato 434 volte)
Il Renzi ultra-occidentale e guerrafondaio del febbraio scorso, quello deciso ad intervenire in Libia e che aveva promesso un decreto a riguardo per il marzo successivo, nel giro di tre mesi sembra aver invertito la rotta di centottanta gradi, diventando anch'egli "amico" di Putin, e pregandolo di collaborare alla lotta contro l'ISIS. La svolta della politica estera italiana sembrerebbe davvero radicale, se si considera che l'intervento militare in Libia promesso da Renzi appariva oggettivamente come un modo per contrastare l'influenza che sta assumendo la Russia sull'Egitto e sul governo libico di Tobruk. La metamorfosi è avvenuta proprio agli inizi del fatidico marzo, con un viaggio di Renzi a Mosca, una trasferta che ha assunto quasi i toni del pellegrinaggio. Nell'occasione Renzi ha deposto un mazzo di fiori per onorare la memoria di Boris Nemtsov, un oppositore di destra al regime per la cui uccisione i media occidentali ovviamente incolpano Putin, in base a ciò che impongono gli inesorabili schemi della propaganda NATO. Non sono mancate osservazioni imbarazzate da parte di commentatori ufficiali per il fatto che Renzi incontrasse un Putin con le mani ancora sporche di sangue, e ciò è stato giustificato come realpolitik.
La visita di Renzi è stata ricambiata nei giorni scorsi da Putin, che ha onorato un Expo di Milano altrimenti ignorato da tutti. Nell'occasione Putin e Renzi hanno invocato insieme il ritiro delle sanzioni economiche contro la Russia. In questi giorni i media italiani hanno ricordato il danno che le sanzioni contro la Russia stanno infliggendo alle esportazioni italiane. Messa così la questione appare un po' troppo generica, poiché è difficile pensare che il governo si sarebbe lasciato commuovere dalle difficoltà della nostra economia, dato che si tratta dello stesso governo che, mentre parla di "crescita", compie continue scelte depressive. La realtà è che ad essere coinvolti negli affari con la Russia, sono i residui colossi dell'economia italiana, e non si tratta soltanto del solito ENI, dato che anche Finmeccanica trova nella Russia uno dei suoi principali clienti. Ma c'è anche l'ENEL, della quale l'opinione pubblica italiana ignora il ruolo di multinazionale. Oggi l'ENEL è la maggiore azienda elettrica in Spagna, mentre in Russia gestisce quattro centrali, con una potenza installata di 9107 Mw ed una produzione di 42,4 Twh. Si tratta di quote non determinanti, viste anche le dimensioni della Russia, ma che delineano già i contorni di un business significativo ed in via di ulteriore crescita, poiché si tratta di utilizzare in loco materie prime come petrolio, e soprattutto gas, che sarebbero difficili da trasportare, mentre l'energia elettrica si trasporta molto più facilmente.
Tra le grosse aziende italiane che hanno interessi in Russia c'è persino la multinazionale dell'edilizia Salini Impregilo, proprio quella della mega-truffa del ponte sullo Stretto di Messina. Nonostante questi precedenti poco rassicuranti (o forse proprio grazie a quelli), Salini Impregilo è riuscita a conquistare addirittura l'appalto per la metropolitana di San Pietroburgo.
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Di comidad (del 11/06/2015 @ 01:48:57, in Commentario 2015, linkato 468 volte)
Qualcuno ha notato che l'emergenza-immigrati rappresenta una boccata d'ossigeno mediatico per Renzi, il quale può finalmente collocarsi dalla parte "giusta", di quello che fa la morale agli altri e si atteggia con indignazione di fronte alla demagogia irresponsabile della Lega ed al miope egoismo dei partner dell'Unione Europea. Il roleplay tra "accoglitori" e "respingitori" accentra l'attenzione sulla questione di alcune migliaia di immigrati, ma fa perdere di vista il fatto che gli ingressi clandestini con i barconi costituiscono una quota minima del problema, e bisognerebbe andare ad indagare sui moli militari dei porti, specialmente quelli controllati dalla NATO e dagli USA.
La questione dei migranti fa dimenticare anche che lo stesso Renzi è riuscito nell'incredibile impresa di farsi dichiarare un blocco degli scrutini (per quanto simbolico, in base a ciò che consente l'attuale normativa anti-sciopero) persino da sindacati super-collaborazionisti come la CISL e la UIL. Renzi si è trovato così di fronte alla più grossa mobilitazione del personale della Scuola degli ultimi cinquanta anni.
Nelle attese la mobilitazione degli opinionisti ufficiali contro gli insegnanti avrebbe dovuto sortire dei risultati nei confronti di una categoria che rappresenta la maggiore consumatrice di stampa quotidiana; ma, a quanto pare, l'avvento di Renzi ha determinato un distacco tra il PD e la sua base sociale più fedele. Il gruppo dirigente del PD non si è minimamente preoccupato del fatto che, lasciando insultare la propria base elettorale dagli opinionisti, delegittimava anche se stesso. Nelle prossime elezioni i software del Viminale potranno forse ovviare all'emorragia di voti, ma è chiaro che si è aperta una fase di destabilizzazione del quadro politico dagli esiti ancora incerti.
Intanto Renzi annuncia di prendersi una quindicina giorni per ripensarci, o solo per attendere la fine delle attività scolastiche, dato che forse anche lui è rimasto a quando a luglio le scuole erano chiuse. La sconfitta degli opinionisti poi è stata dissimulata dai media, che hanno adottato la tattica della minimizzazione e del silenzio sul successo del blocco degli scrutini.
Martedì scorso il governo è stato anche battuto in commissione al senato sul parere di costituzionalità sulla pseudo-riforma della Scuola, ciò con il voto determinante di Mario Mauro, ex ministro della difesa del governo Letta. Probabilmente Mauro ha voluto così ricambiare il dispetto che gli aveva fatto Renzi facendo cadere il governo Letta. Ma, dato che lo stesso Mauro è un noto amico di Finmeccanica e degli F-35, Renzi avrà altri argomenti per dire che si sente perseguitato dai "poteri forti".
Il luogo comune che ricorre spesso in questo periodo riguarda il Renzi espressione dei "poteri forti". Il tema fu rilanciato dal segretario della CGIL Camusso nell'autunno scorso, ma, curiosamente, poco più di un mese dopo che lo stesso Renzi si era invece dichiarato vittima e perseguitato degli stessi "poteri forti" (come del resto aveva già fatto Monti ancor prima di lui).
L'espressione "poteri forti" è in effetti abbastanza generica per consentire qualsiasi conclusione e digressione. Non sarebbe infatti neppure concepibile un governo espressione di "poteri deboli", in quanto la "rappresentanza democratica" viene a sua volta orientata dai potentati che detengono strumenti di persuasione e ricatto. Si tratta quindi di individuare i poteri di cui si parla, e di non rimanere sul vago.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


05/07/2015 @ 11.30.09
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