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"La malevolenza costituisce pur sempre l'unica attenzione che la maggior parte degli esseri umani potrà mai ricevere da altri esseri umani."

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Di comidad (del 22/06/2017 @ 00:55:34, in Commentario 2017, linkato 998 volte)
La settimana scorsa è morto Helmut Kohl, l’ex cancelliere tedesco salutato come il padre dell’attuale Unione Europea. Nelle celebrazioni si sono messe da parte le modalità della fine politica di Kohl, segnata nel 1999 da un mega-scandalo per finanziamenti illegali al suo partito. Si trattava di un giro di tangenti legato ad affari di vendita di armi alla solita Arabia Saudita.
Pochi giorni fa Pierluigi Bersani ancora osava indicare come un modello i partiti tedeschi, secondo lui “interamente” finanziati dallo Stato e quindi abilitati a selezionare una vera classe dirigente. In realtà in democrazia è diventato impossibile fare distinzione tra la politica ed i suoi flussi di finanziamento, nei quali i fondi pubblici rivestono un ruolo marginale. E la situazione, dai tempi di Kohl, si è persino aggravata, dato che è aumentata la mobilità internazionale dei capitali. Se la forza delle cose ha un peso, è evidente che ricevere finanziamenti da questo o da quello condiziona e restringe i margini di manovra, specialmente se il denaro arriva da tangenti su operazioni di import-export, cioè di mobilità dei capitali.
Il denaro non è solo un movente ma una condizione esistenziale e rappresenta un percorso già tracciato per qualsiasi organizzazione complessa. Per questo motivo alcuni commentatori italiani guardano come ad un paradiso perduto i tempi in cui i nostri partiti erano finanziati principalmente dall’ENI.
Più aumenta la mobilità dei capitali, più questa riesce a farsi dare per scontata come un dato di natura, quindi diventa sempre meno percepibile dal pensiero e dal linguaggio, che tendono a rifugiarsi in categorie astratte e fumose. Il “Financial Times” ci spiega come funziona la “idraulica” della mobilità dei capitali: i capitali affluiscono dalle aree finanziariamente forti verso Paesi più deboli, alimentano bolle speculative e, quando le bolle scoppiano, i capitali defluiscono verso i sicuri lidi di partenza, lasciando la politica del Paese così destabilizzato a parlare di risanamento dei conti e di corruzione, cioè di nulla.

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Di comidad (del 15/06/2017 @ 02:14:59, in Commentario 2017, linkato 1104 volte)
La milizia iraniana dei Pasdaran ha attribuito i recenti attentati di Teheran ad un complotto americo-saudita, tesi che ha trovato qualche sostegno anche tra i timidi commentatori nostrani, i quali hanno convenuto sul fatto che vi sia un tentativo di destabilizzazione dell’Iran. La destabilizzazione a tutto campo operata oggi dall’Arabia Saudita ha determinato per l’Iran anche uno spazio di nuove opportunità. C’è infatti da considerare che una potenza sciita come l’Iran è riuscita ad inserirsi brillantemente nell’attuale crisi che investe i rapporti nel mondo arabo sunnita, cioè tra Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi Uniti da una parte ed il Qatar dall’altra.
Anche la Turchia ha preso le parti del Qatar, ed era prevedibile dato che il piccolo emirato di Doha possiede gran parte del sistema bancario turco ed ha regolarmente finanziato le campagne elettorali di Erdogan. Ma in questi giorni sono soprattutto gli aiuti iraniani a consentire al Qatar di sopravvivere all’assedio allestito dall’Arabia Saudita e dai suoi alleati.
Già nel 2014 sembrava che dovesse scoppiare una crisi del genere nei rapporti tra i Sauditi ed il Qatar. Allora però la petro-monarchia di Riad non aveva ancora ricevuto (o, per meglio dire, non aveva ancora pagato) l’investitura statunitense che CialTrump ha elargito ai Sauditi durante la sua recente visita, perciò Riad dovette accontentarsi di una soluzione fittizia, cioè di vaghe promesse e malfermi impegni di Doha, come non attaccare più il regime militare egiziano dall’emittente Al Jazeera (di proprietà dell’emiro del Qatar) e di non sostenere più i Fratelli Musulmani.
Il contenzioso del 2014 era infatti lo stesso di adesso, cioè l’appoggio finanziario che il Qatar assicura ai Fratelli Musulmani. Proprio grazie a questo appoggio i Fratelli Musulmani avevano stravinto le elezioni in Egitto dopo la “Primavera Araba”, per essere poi rimossi in malo modo da un colpo di Stato militare.
L’Arabia Saudita accusa il Qatar di finanziare il “terrorismo”. In realtà i principali finanziamenti ai gruppi jihadisti provengono proprio dall’Arabia Saudita e solo in seconda battuta dal Qatar. Quando i Sauditi parlano di “terroristi” si riferiscono in effetti ai Fratelli Musulmani, che sono stati messi fuori legge in Arabia Saudita; e non per gli attentati, ma perché sarebbero i prevedibili vincitori di eventuali “libere elezioni”. Il Qatar ha infatti scoperto il recondito segreto del successo elettorale: il denaro. Il risultato elettorale va ad ufficializzare un potere reale e questo si misura in base alla capacità di spesa.

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La parodia del politicamente corretto, oggi vigente in Europa, ha posto alla gogna mediatica la scelta del nuovo buffone della Casa Bianca di defilarsi dall’accordo di Parigi sul clima. Quell’accordo era stato voluto proprio dall’icona del politicamente corretto, Barack Obama. Non è la prima volta nella storia che gli USA facciano di questi bidoni: nel 1919 il presidente Wilson impose agli altri Paesi vincitori della prima guerra mondiale la nascita della Società delle Nazioni (l’antenata dell’ONU), ma poi il Congresso USA non ratificò l’operato del suo presidente. È prassi normale nella politica internazionale americana l’imporre agli altri dei trattati a cui gli stessi USA poi non si sentono vincolati; e la loro messinscena democratica consente di questi voltafaccia senza rischiare di essere accusati di doppiogiochismo.
L’uscita degli USA dall’accordo peraltro cambia di poco le cose. Obama aveva disegnato l’accordo in funzione degli interessi delle multinazionali USA, le maggiori detentrici di brevetti nel campo delle tecnologie a presunto basso impatto ambientale; perciò, dato che le multinazionali sono in posizione di forza nei confronti di quasi tutti gli Stati, compresi molti Stati americani, i risvolti di business dell’accordo di Parigi rimarranno intatti.
La decisione di CialTrump si muove quindi sul piano del meramente simbolico. Il nuovo presidente USA ha impostato il suo piano di impatto mediatico proponendosi come icona del politicamente scorretto, in opposizione al suo predecessore. Questo sinora appare l’unico cambiamento della politica USA, dato che negli atti di CialTrump non si è configurata alcuna inversione di rotta nel rapporto tra finanza ed economia reale. Il nuovo “asse preferenziale” costituitosi tra USA e Arabia Saudita va appunto nel senso del perpetuare il dominio del movimento dei capitali.
I movimenti di capitali hanno sempre effetti destabilizzanti ed infatti l’Arabia Saudita, forte delle centinaia di miliardi appena elargiti agli USA, ha immediatamente avviato un brutale regolamento di conti con il suo principale concorrente sul mercato dei capitali, cioè il Qatar, accusato persino di “finanziare il terrorismo”. L’accusa è senz’altro fondatissima, ma che provenga proprio dall’Arabia Saudita costituisce un’ipocrisia degna del Sacro Occidente.

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Di comidad (del 01/06/2017 @ 02:06:12, in Commentario 2017, linkato 1315 volte)
I G7 costituiscono da molti decenni dei monumenti all’inutilità ed allo spreco di pubblico denaro, esibizioni del potere fini a se stesse. Ci sono stati anche G7 “punitivi “, come quello di Genova del 2001, che fu motivato dall’esigenza di terrorizzare e stroncare i movimenti di protesta scoppiati a partire da Seattle nel ’95. Si è trattato comunque di eccezioni ed in genere i G7 hanno lasciato le cose esattamente com’erano prima.
Un G7 che ha invece peggiorato, e di molto, la situazione precedente è senz’altro quello appena svoltosi a Taormina. La dichiarazione più pericolosa uscita dal consesso è stata proprio quella che i media e i governi hanno salutato con maggiore soddisfazione, cioè quella sul terrorismo. La dichiarazione infatti si segnala per le sue omissioni, che costituiscono oggettivamente altrettanti lasciapassare. Nessun accenno, neppure indiretto, ha riguardato infatti i movimenti di capitale che si verificano a partire da due Stati in particolare, Arabia Saudita e Qatar, a favore di organizzazioni del cosiddetto “jihadismo islamico”. Nemmeno i morti negli attentati riescono a commuovere i governi, anzi le persone uccise diventano vittime sacrificali al moloc della libera circolazione dei capitali. Alla fine dello scorso anno vi furono le rivelazioni di Wikileaks riguardanti le mail di Hillary Clinton. Il quotidiano britannico “The Indipendent” sottolineò che da queste mail risultava che la Clinton fosse a conoscenza dei finanziamenti dell’Arabia Saudita e del Qatar all’Isis ed altri gruppi jihadisti. Del resto già lo sapevano tutti e l’aspetto interessante dell’articolo del quotidiano britannico riguarda non tanto le “rivelazioni” (vere scoperte dell’acqua calda) quanto la previsione che una vittoria della Clinton avrebbe rafforzato i legami degli USA con l’Arabia Saudita.
Ma la Clinton ha perso, ha vinto Cialtrump ed i legami finanziari e politici tra USA ed Arabia Saudita si sono rafforzati ugualmente, tanto che dall’ultimo viaggio a Riad il novello buffone della Casa Bianca è tornato con oltre cinquecento miliardi di dollari di finanziamenti sauditi per il prossimo decennio. Come sempre i movimenti di capitali hanno fatto strame dei programmi elettorali.
Tempo fa il portavoce del Dipartimento di Stato USA aveva sdegnosamente respinte come “assurde” le accuse mosse dal ministro degli Esteri russo, Lavrov, di proteggere il gruppo jihadistico Al Nusra, il più potente tra quelli che agiscono nella Siria meridionale, un gruppo noto anche per la copertura aerea che riceve da parte di Israele contro Assad. Le accuse di Lavrov agli USA erano piuttosto circostanziate e la smentita americana è stata invece molto generica.
Dopo il viaggio di Cialtrump a Riad si è andati persino oltre, infatti il gruppo Al Nusra è stato depennato dalla lista delle organizzazioni terroristiche grazie ad un semplice cambio di nome; perciò Al Nusra ribattezzata potrà accedere direttamente (non più indirettamente come sino ad ora) alla fornitura di armi USA. I capitali comprano la rispettabilità.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


28/06/2017 @ 22:50:00
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