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SALVATAGGIO PSEUDONIMO DI AGGIOTAGGIO
Di comidad (del 25/02/2021 @ 00:11:05, in Commentario 2021, linkato 5782 volte)
Mettere sotto qualcuno per dimostrargli quanto fa schifo, è sin troppo facile; anzi, ogni eccesso di zelo in questo sforzo inutile risulta alquanto sospetto. Il rapporto gerarchico si basa infatti sulla svalutazione del subalterno, il che serve a confermare la sua  dipendenza ed a rafforzarla.
Si tratta del fenomeno dell’aggiotaggio sociale, che può verificarsi in piccola scala all’interno delle famiglie o dei luoghi di lavoro, oppure su grande scala, applicandolo a classi sociali o a interi popoli. L’aggiotaggio è il reato che consiste nell’alterare il valore di una merce o di un titolo attraverso la diffusione di notizie false e tendenziose. Il reato di aggiotaggio viene perseguito molto raramente, non tanto perché sia di difficile individuazione, quanto invece perché il perseguirlo significherebbe togliere agli speculatori di Borsa il loro strumento di lavoro.
Anche in ambito politico l'aggiotaggio è una prassi consueta, e viene attuato attraverso la categoria del “salvataggio”; non per nulla la parola “salvataggio” è inflazionata, quanto la parola “emergenza”. Il Recovery Fund sul piano dell'aiuto finanziario è davvero poca cosa, ma l'enfasi mediatica che lo accompagna, sin dalle sue fasi di preparazione e negoziato, è funzionale ad imprimere nella mente dell'opinione pubblica la parola “salvataggio”: l'Europa e la Germania che correrebbero a “salvarci”.
In Italia di ”Salvatori della Patria” ne abbiamo avuti tanti, troppi; anzi, è diventato una sorta di roleplay. Ma l'esaltazione mediatica dei "Salvatori" è sempre stata funzionale alla rappresentazione di un Paese che affonda, di un Paese sull’orlo dell’abisso, cioè di un Paese che non vale nulla. Questi pseudo-salvataggi sono psicodrammi che rafforzano i vincoli di dipendenza, e questa sensazione di dipendenza può essere molto euforizzante per l'opinione pubblica; di qui la popolarità, per quanto effimera, dei “Salvatori”.

A proposito dell'attuale “Salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, si tira spesso fuori il famoso aneddoto del panfilo “Britannia”, che però è roba ormai in prescrizione. Più di recente Draghi si è invece distinto per operazioni di aggiotaggio ai danni del proprio Paese; come quando, da presidente della Banca Centrale Europea, dichiarò che dovevano considerarsi a rischio le banche che avevano in pancia troppi titoli di Stato di Paesi con eccessivo debito pubblico. Non erano invece considerati a rischio i titoli derivati di cui sono imbottite le banche tedesche. Con quella dichiarazione, solo apparentemente generica, in un colpo solo, Draghi svalutò sia il debito pubblico italiano, sia le banche che lo possedevano, esponendole al rischio di cannibalizzazione da parte di istituti di credito stranieri. Mentre usava il suo “bazooka” (il “Quantitative Easing”), Draghi non disdegnava di lanciare qualche siluro contro il sistema bancario italiano, che oggi comunque lo accoglie come se fosse il padreterno. Nulla di strano, poiché per riflesso condizionato non si guarda alla difesa dei propri interessi, bensì all’osservanza delle gerarchie.
Uno dei luoghi comuni sulla politica e sull’imperialismo, è che questi si basino sullo schema amico/nemico, il che comporterebbe il corollario per cui “il nemico del mio nemico è mio amico”. Si tratta di una concezione solo apparentemente realistica, in realtà molto ingenua, che non tiene conto degli effettivi meccanismi della gerarchia sociale e internazionale.
La prassi imperialistica consiste infatti nel fregare soprattutto gli "amici" e gli "alleati". Persino i nemici vengono scelti in modo da danneggiare gli affari dell’alleato. Basti considerare quanto la criminalizzazione dell’Iran e della Russia da parte degli USA danneggi gli affari dei suoi “alleati” europei. L’Italia si è specializzata nel prendere fregature dagli “alleati” della NATO e dai “partner” europei, come si è visto con la distruzione del regime di Gheddafi nel 2011, che ha danneggiato non soltanto l’ENI, ma anche altre imprese italiane in cui il governo libico investiva.
Bidonare gli “alleati” è uno schema ricorrente, che può essere considerato uno standard comportamentale. Ad esempio, nel 1704, nel corso della Guerra di Successione spagnola, l’Inghilterra si impadronì di Gibilterra, fregando non solo gli “alleati” spagnoli, ma anche gli Olandesi, che erano stati suoi soci nell’occupazione della Rocca. Grazie a quell’occupazione, l’Inghilterra si assicurò il controllo dell'ingresso al Mediterraneo, compiendo l'ascesa a superpotenza mondiale.

Chi in un sistema di alleanze si trovi in posizione gerarchicamente subordinata, diventa una preda. In base ai meccanismi della gerarchia, che non riconoscono alcuna dignità alla vittima, la predazione viene spacciata per “salvataggio”.
Ma per comprendere sino in fondo il meccanismo imperialistico, occorre cogliere il suo nucleo essenziale, che non è lo scontro tra nazioni, bensì lo scontro di classe. La proiezione coloniale esterna è un modo per irreggimentare e militarizzare le classi subalterne; ma anche la sottomissione coloniale ha la stessa funzione.
Si potrebbe comprendere facilmente la sottomissione delle nostre oligarchie al padrone USA che, in definitiva ci occupa militarmente; molto meno lineare invece è il processo di sottomissione al “partner” tedesco, che nei nostri confronti vanta un potere contrattuale striminzito. Nella visione delle oligarchie nostrane la tutela del “salvatore” tedesco è in funzione dell’irreggimentazione delle classi subalterne e della compressione dei loro redditi. Ci si serve del ”sostegno” di un tutore esterno nello scontro di classe interno. L’autocolonialismo italico nei confronti della Germania non è l’effetto dei rapporti di forza tra nazioni, è invece costruito essenzialmente sulla propaganda e sulla guerra psicologica.