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"Il denaro gode di una sorta di privilegio morale che lo esenta dalla corvée delle legittimazioni e delle giustificazioni, mentre ogni altra motivazione non venale comporta il diritto/dovere di intasare la comunicazione con i propri dubbi e le proprie angosce esistenziali. Ma il denaro possiede anche un enorme potere illusionistico, per il quale a volte si crede di sostenere delle idee e delle istituzioni, mentre in realtà si sta seguendo il denaro che le foraggia."

Comidad (2013)
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Di comidad (del 18/07/2019 @ 00:23:44, in Commentario 2019, linkato 8712 volte)
Un governo di destra ha incontrato un’opposizione che si colloca ancora più a destra. Pochi potevano supporre che i confusi tentativi del ministro dello Sviluppo e del Lavoro, Luigi Di Maio, di conferire una verniciatura sociale all’attuale politica governativa, non trovassero alcuna sponda nel sindacato. Il nuovo segretario della CGIL, Maurizio Landini, si è infatti iscritto alla schiera degli energumeni del liberismo, facendo concorrenza persino al più scalmanato di tutti, Luigi Marattin.
La proposta di Di Maio di istituire anche in Italia un salario minimo per legge, ha ricevuto da Landini una risposta abbastanza paradossale per il leader di una formazione che dovrebbe ispirarsi alla tradizione del riformismo socialista. Landini ha dichiarato infatti che le questioni salariali non riguardano il governo ma la contrattazione delle parti sociali.
È lo stesso tipo di obiezione che veniva rivolta da parte confindustriale alla fine degli anni ’60 nei confronti dell’allora ministro del Lavoro, un ex sindacalista CGIL, il socialista Giacomo Brodolini, il quale aveva promosso per legge uno Statuto dei Lavoratori. A Brodolini si contestò appunto che i rapporti di lavoro andavano regolati per via contrattuale e non per legge. Sebbene fosse stato un sindacalista dei più prestigiosi, Brodolini la pensava diversamente, attirandosi tali odi che la sua morte prematura fu salutata con brindisi di gioia negli ambienti padronali.

Certo, si può essere scettici sulla consistenza e sulla tenuta a lungo termine del riformismo socialista, ma questo scetticismo dovrebbe essere prerogativa di tradizioni politiche più radicali e non di quella a cui appartiene Landini. La controproposta di Landini di estendere erga omnes la validità dei contratti nazionali è in sé valida, ma non si comprende perché sarebbe alternativa al salario minimo per legge; al contrario, il salario minimo potrebbe rappresentare una rete di protezione in più contro i contratti in dumping firmati da sindacati gialli. Anche l’altra proposta di Landini di varare una legge sulla rappresentanza sindacale contro i sindacati di comodo, appare abbastanza ingenua. Magari una legge del genere potrebbe diventare uno strumento per liquidare il sindacalismo di base, ma è molto dubbio che i sindacati di comodo non troverebbero al momento opportuno la copertura di qualche sentenza favorevole o di qualche voto della base estorto col ricatto occupazionale. Qualche anno fa Landini professava idee diverse a riguardo e a chi gli proponeva polemicamente il modello tedesco, ricordava che in Germania almeno esiste il salario minimo per legge.
In queste settimane a Landini è toccato persino una sorta di premio Ignobel, cioè l’aver ricevuto le lodi di Giuliano Ferrara. Dalle colonne de “Il Foglio”, Ferrara elogiava Landini e Tsipras per aver capito, sebbene in ritardo, che fuori di quello che lui chiama “liberalismo” (in realtà liberismo), non esiste nulla, se non un nazionalismo economico un po’ fascista. Ferrara, come al solito, si contraddice con molta disinvoltura, ma non casualmente. Secondo Ferrara infatti qualcosa di alternativo al liberismo esisterebbe, ma è nazionalista e un po’ fascista. Sembra uno spot per CasaPound.

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Di comidad (del 11/07/2019 @ 00:36:44, in Commentario 2019, linkato 7410 volte)
Mesi fa il quotidiano ”Il Foglio” ha annunciato l’arrivo di un definitivo regolamento di conti tra l’attuale governo ed i Centri Sociali. Dopo il caso Alex, i tempi sembrano maturi. Per trovare argomenti contro i Centri Sociali e la “sinistra radicale” in genere, Salvini potrebbe attingere ad un articolo di Roberto Saviano su “l’Espresso” di cinque anni fa.
Saviano non lesinava le rampogne nei confronti dei Centri Sociali napoletani, da lui accusati di vecchiume ideologico, di invidia sociale e persino di connivenza con la camorra. Il motivo di tanta severità era che i Centri Sociali si erano permessi di manifestare contro la Banca Centrale Europea, in quei giorni in consesso a Napoli. Il messaggio di Saviano alla “sinistra radicale” era abbastanza chiaro: scherzate con i fanti (la questione migratoria), ma lasciate in pace i santi (i banchieri eurocrati).
Eppure la “sinistra radicale”, in particolare Rifondazione Comunista, detiene un primato cronologico ed ideologico nella contestazione nei confronti del sistema eurocratico. Il 28 ed il 29 ottobre del 1992, in una Camera spopolata ed afflitta dai timori delle incursioni dei giudici di Mani Pulite, si tenne il dibattito parlamentare per la ratifica del Trattato di Maastricht. Ad onta delle condizioni precarie del mondo politico di allora, il dibattito fu estremamente puntuale, ciò per merito dei due esponenti di Rifondazione che presero la parola.
Il 28 ottobre il deputato Severino Galante demolì tutti gli assunti su cui era basato il Trattato di Maastricht, dimostrando l’assoluta incompatibilità dell’obbiettivo della stabilità dei prezzi con il mantenimento dei livelli occupazionali e salariali; ed anche l’impossibilità di attuare qualsiasi politica sociale (ma persino qualsiasi politica) in un regime che imponeva la libera circolazione dei capitali. L’esperienza successiva ha confermato che se i capitali sono liberi, i lavoratori sono schiavi: qualsiasi produzione può essere delocalizzata verso Paesi in cui i salari sono più bassi e ci sono meno diritti del lavoro. Galante notava che l’entusiasmo di Confindustria per i vincoli imposti dal Trattato era chiaramente motivato dal fatto di poterli usare come ricatto e guinzaglio nei confronti dei lavoratori.
Il 29 ottobre, nella dichiarazione di voto contrario, il deputato Lucio Magri rincarava la dose, osservando il carattere patetico della posizione di chi considerava Maastricht un passo avanti nell’integrazione europea, infatti il regime di libera circolazione dei capitali, incentivato dalla moneta unica, avrebbe indotto gli Stati a farsi concorrenza fiscale tra loro per attirare capitali ed impedirne la fuga, il tutto all’ombra dell’ideologia deflazionistica della Bundesbank, con buona pace di tutti quelli che si illudevano di contenere la Germania attraverso la moneta unica.

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Il predecessore di Matteo Salvini al Ministero degli Interni, Marco Minniti ha dichiarato che sarebbe stato in grado di risolvere il caso Sea Watch in cinque minuti. Lo stesso Minniti non ha però chiarito bene il “come” l’avrebbe risolto. Per farsene un’idea occorre andare a quanto accaduto quasi due anni fa, nel novembre del 2017, quando la stessa Sea Watch ebbe una sorta di scontro con la Guardia Costiera libica, il cui risultato fu la perdita in mare di circa quaranta migranti. In quell’occasione il solito Roberto Saviano accusò in un tweet l’allora ministro degli Interni Minniti di avere le mani sporche di sangue per aver sostenuto, finanziato e addestrato la Guardia Costiera libica.
Più sbirro che politicante, Minniti aveva fatto la scelta di allontanare il controllo delle frontiere dalle coste italiane, mentre Salvini ha imbroccato decisamente la strada della spettacolarità per gasare i suoi elettori. Il controllo dei confini è sempre brutale, lo era anche col precedente governo a guida del PD, ma Salvini potrebbe invocare a sua discolpa il fatto che la linea più spettacolare non sempre è la più cruenta.
Il problema è che Salvini, interpretando la parte del macho e del fascista, favorisce la presentazione mediatica del proprio Paese come uno Stato canaglia, esponendolo a rischi sicuramente più gravi di quelli che, secondo lui, sarebbero rappresentati dal passaggio di qualche migrante. Le questioni di immagine sono spesso considerate secondarie, come se si trattasse di un mero timore del giudizio altrui. Va invece considerato che c’è il precedente del Buffone di Arcore nel 2011. Anche allora l’immagine internazionale di un Presidente del Consiglio pagliaccio gaudente venne usata come pretesto per attuare un colpo di Stato ed una spremitura finanziaria dell’Italia. Anche allora l’aggressione esterna trovò una sponda in una parte dell’opinione pubblica, che salutò quell’aggressione come una liberazione, senza neppure accorgersi che il vero bersaglio del colpo di Stato non era il Buffone, bensì la soluzione costituzionale delle elezioni anticipate.
L’Italia è da otto anni oggetto di un mobbing; e a livello internazionale le modalità di un mobbing non sono diverse da quelle che si verificano in un posto di lavoro. Reazioni sbagliate ad un mobbing sono sia la sottomissione, stile Buffone di Arcore, sia la voce grossa alla Salvini, poiché entrambe agevolano la prosecuzione e l’inasprimento del mobbing stesso. Il fatto che la proposta di procedura d’infrazione per debito eccessivo sia stata ritirata dalla Commissione Europea, cambia poco il quadro; anzi conferma il rischio che i pretesti di aggressione si spostino dal piano economico a quello umanitario, dove si può fare maggiormente leva sull’emotività e l’indignazione.

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Di comidad (del 27/06/2019 @ 00:18:47, in Commentario 2019, linkato 7788 volte)
Lo strano scandalo che ha investito il Consiglio Superiore della Magistratura sta avendo un esito paradossale. Ne sta infatti uscendo rafforzato il mito della “indipendenza” della magistratura o, quantomeno, della necessità assoluta di tale indipendenza, dato che l’infezione sarebbe partita dai politici. L’entità infetta che attenta all’indipendenza delle istituzioni che trovano il loro prestigio nella propria indipendenza (magistratura, Banca d’Italia), sarebbe appunto la “politica”.
L’aspetto curioso è che i magistrati presunti corrotti appartengono ad una associazione che si chiama “Magistratura Indipendente”, una corrente di destra, poiché l’indipendenza della magistratura negli anni ’60 era uno slogan della destra. A trionfare nell’attuale scontro interno alla magistratura sono le correnti di “sinistra”, come “Magistratura Democratica”, che sono diventate adesso proprio loro i principali alfieri di quella indipendenza, negando quindi quello che era il loro assunto quaranta anni fa, cioè l’ipocrisia del negare che l’azione giudiziaria risenta di un movente di parte. L’ipocrisia trionfa a 360 gradi e la politica viene additata come il corpo estraneo da esorcizzare. Per “indipendenza” infatti si intende sempre prendere le distanze da quelle cose losche che sono i partiti e gli uomini politici, mentre le lobby private non sono un problema.
Per denigrare meglio qualcosa o qualcuno, occorre esaltarne ed esagerarne l’importanza e oggi è il caso della “politica”, cioè una categoria che in realtà ha sempre meno presa sugli aspetti decisivi del potere, a cominciare dalla gestione del denaro. Dopo le vicende del cialtrone Trump è diventato di moda parlare di “Stato profondo”, cioè di quegli apparati che conservano intatto il proprio potere al di là del mutare degli indirizzi politici. Anche questa però rischia di essere una semplificazione riduttiva, poiché la vera costante del potere, la connessione dei vari poteri attorno a degli obbiettivi, oggi è riscontrabile nell’azione delle lobby.
Il luogo comune secondo cui il pericolo proviene dalla politica trova un’ulteriore spinta nell’attuale riedizione dell’antifascismo. Sull’Italia ora incomberebbe la minaccia di un nuovo fascismo, di cui il nuovo Duce in pectore sarebbe Matteo Salvini. Come potrebbe mai il nuovo Duce stabilire il proprio regime personale? Salvini non ha dietro di sé le Forze Armate, non ha dietro di sé la Banca d’Italia, non ha dietro di sé la Confindustria, non ha dietro di sé la finanza, non ha dietro di sé la magistratura, non ha dietro di sé qualche Paese di quelli che contano, anzi non ha neppure quelli che non contano. Insomma, non ha niente. Però avrebbe il suo rapporto ipnotico con le masse di cui saprebbe interpretare le tendenze più oscure. Salvini come un nuovo Hitler.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


24/07/2019 @ 02:43:32
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