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"La privatizzazione è un saccheggio delle risorse pubbliche, ma deve essere fatta passare come un salvataggio dell’economia, e i rapinati devono essere messi nello stato d’animo dei profughi a cui è stato offerto il conforto di una zuppa calda. Spesso la psico-guerra induce nelle vittime persino il timore di difendersi, come se per essere degni di resistere al rapinatore fosse necessario poter vantare una sorta di perfezione morale."

Comidad (2009)
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La lobby farmaceutica non aveva certo bisogno dell’obbligo vaccinale, poiché quel 10% della popolazione negatosi al sacro siero è ampiamente compensato dal susseguirsi delle dosi di richiamo, che si avviano a diventare trimestrali. Anzi, con l’obbligo vaccinale si rischia di scoperchiare una voragine di potenziali contenziosi giudiziari. Non che ci sia da farsi illusioni sulla magistratura, Corte Costituzionale compresa.
La normativa varata dal governo è talmente ambigua da non prevedere una procedura chiara per adempiere specificamente all’obbligo, con la prospettiva di ritrovarsi davanti il caro vecchio “consenso informato” da sottoscrivere. Ancora una volta si tratterebbe di estorsione di consenso e non di un obbligo giuridicamente inequivocabile. Non contento di aver stracciato ciò che rimaneva della Costituzione (del resto ci aveva già provveduto il governo Conte bis), il governo Draghi ha fatto strame della nozione stessa di legislazione, riconfermando che lo Stato, il pubblico e il privato sono astrazioni pseudo-giuridiche che coprono altre gerarchie sociali, cioè lobby e cosche d’affari.
Ad aver bisogno di questa finzione di obbligo vaccinale era invece la lobby digital/finanziaria. Affidando ufficialmente all’Agenzia delle Entrate la caccia ai renitenti al sacro siero e la relativa sanzione amministrativa pecuniaria, di fatto la gestione del Green Pass viene trasferita al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che d’ora in poi avrà in ostaggio i conti correnti dei contribuenti, potendo impedire loro persino l’accesso alle banche. In realtà il Green Pass è stato sin dall’inizio sotto la gestione del Ministero dell’Economia, che lo controlla attraverso la SOGEI, la società di gestione dei servizi informatici di proprietà del Tesoro, ma col decreto 1/2022 si è legalizzato a posteriori questo abuso.
La sanzione di soli cento euro è congegnata per favorire la “trasgressione” e, nel contempo, per scoraggiare costose impugnazioni. Il governo spera che non tutti capiscano che la sanzione è comunque una trappola e comporta l’ammissione di una sorta di reato. Dato che ciò che si fa chiamare Stato è un’associazione a delinquere con molti tentacoli, non è da escludere che qualche Procura possa individuare nella renitenza al vaccino qualche risvolto penale o che lo stesso governo vari qualche norma retroattiva. Ormai ci aspettiamo di tutto; anzi, sarà da ridere quando i “costituzionalisti” alla Zagrebelsky ci spiegheranno che non esiste alcun diritto dei cittadini a conoscere preventivamente le norme in base alle quali regolarsi. Sarà dura invocare la dignità umana nel momento in cui i “costituzionalisti” dimostrano di essere i primi a rinunciarci.

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Di comidad (del 06/01/2022 @ 00:16:02, in Commentario 2022, linkato 6146 volte)
L’amministratore delegato della multinazionale farmaceutica Pfizer, Albert Bourla (un nome davvero ad hoc), è stato proclamato pochi giorni fa l’uomo dell’anno per l’economia. Bourla, invece di esaltarsi per il suo successo personale, ha pensato prima ai sofferenti ed ha annunciato la necessità a breve di una quarta dose di vaccino per tutti. Poche settimane prima lo stesso Bourla aveva parlato di un semplice richiamo annuale, ma poi si vede che la generosità e l’altruismo gli hanno preso la mano.
I media pendono dalle labbra di Bourla, senza notare due curiose incongruenze. Se il vaccino prodotto da Pfizer fosse stato efficace nel bloccare il contagio, Bourla ci avrebbe venduto soltanto due dosi a testa, mentre ora potrà moltiplicare le vendite e quindi i profitti. Alcuni malpensanti ritengono che ciò rientri nella normale strategia industriale, qualcosa di simile all’obsolescenza programmata nel progettare gli elettrodomestici, fabbricati in modo tale da durare un certo numero di anni e non di più. La strategia industriale delle case farmaceutiche non punterebbe quindi a farmaci efficaci per eliminare le malattie, bensì a farmaci poco efficaci in grado di creare dipendenza.
Attribuire ad un sant’uomo come Bourla propositi così meschini di business, è una mera bassezza, ma, al di là delle intenzioni soggettive, rimane comunque il dato di fatto che la minore efficacia del siero Pfizer sta facendo lievitare i suoi profitti. Il fatto poi che un siero ormai dichiaratamente di efficacia scarsa ed effimera assorba la spesa sanitaria a scapito di strutture durevoli, rimane un paradosso non spiegato. Si è attuata così una sorta di “demeritocrazia”. Se infatti il siero Pfizer fosse stato più efficace, Bourla non sarebbe stato proclamato uomo dell’anno dell’economia mondiale.
Anche la seconda incongruenza riscontrabile è indipendente dai nobili propositi del sant’uomo Bourla, e riguarda il fatto che un amministratore delegato di una multinazionale farmaceutica detti la politica sanitaria proclamando la inevitabilità della quarta dose. Certo, Bourla lo ha fatto perché ci vuole bene e lo fa dall’alto della sua indiscutibile competenza; ma sarebbe stato ovvio attendersi che qualche giornalista gli facesse notare che, a fare dichiarazioni e pressioni del genere, si cade nel conflitto di interessi, in quanto si sta consigliando qualcosa che incrementerà i profitti di Pfizer. Il problema quindi non riguarda l’integerrimo Bourla, che è al di sopra di queste umane miserie, ma proprio i media, che si accorgono dei conflitti di interesse se riguardano una mezza tacca come Matteo Renzi, mentre non fanno una piega se ad incorrervi sono delle multinazionali.

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Di comidad (del 30/12/2021 @ 00:05:07, in Commentario 2021, linkato 6024 volte)
L’ultimo rapporto Censis ci ha rivelato che milioni di Italiani credono che la Terra sia piatta. Avevano quindi torto i catastrofisti che ci dipingevano il popolo italiano tutto proteso a spiare le prossime mosse di Maria De Filippi; c’è invece una quota tra il 5 e il 6% che si appassiona a teorie cosmologiche, per quanto eterodosse. Magari qualcuno si darà la pena di deluderci, analizzando i questionari del Censis e scoprendo che sono stati forzati in modo tale da suggerire le risposte ed offrire il quadro di una ventata di irrazionalismo, un calderone mediatico in cui annegare anche evidenze come i conflitti di interesse e lo strapotere del lobbying multinazionale.
Ma, in ogni caso, siamo davvero sicuri che l’irrazionalità sia un’esclusiva del popolaccio infimo? Nella sua ultima conferenza stampa Draghi, oltre a riscuotere la standing ovation dei giornalisti, ha di fatto presentato una sua candidatura alla Presidenza della Repubblica. Certo, in Italia la posizione di Presidente della Repubblica è la più invidiabile, poiché implica la gestione di un potere pressoché assoluto, lasciando a qualcun altro le figure di merda della gestione di governo.
Ma la mossa di Draghi risulta sconcertante per la sua mancanza di senso tattico, perché per il Quirinale non ci si autocandida. Non si chiede di essere eletti, si deve essere candidati dagli altri. Al Quirinale ci si va, secondo la narrazione, “controvoglia”, perché invocati, costretti dal dovere e dal senso di responsabilità. Draghi quindi avrebbe dovuto semmai schermirsi, e dichiarare che il Quirinale non gli interessa. Comportamenti grossolani come l’autocandidatura sono tipici di personaggi squalificati come il Buffone di Arcore, e Draghi si è abbassato al suo stesso livello.
Semmai l’autocandidatura del Buffone rappresenta quella minaccia utile a creare il clima emergenziale atto a far emergere altri candidati, che rappresentino la “salvezza” dalla prospettiva di trasformare il Quirinale in una casa d’appuntamenti. Tutti quelli che fingono di prendere sul serio la candidatura del Buffone, stanno in realtà tirando la volata ad un rinnovo del mandato di Mattarella, pubblicizzato come l’usato sicuro e garantito. Oltretutto, con la sua mossa improvvida, Draghi si preclude anche la possibilità di rassegnare le dimissioni da Presidente del Consiglio in caso di mancata elezione al Quirinale, poiché in tal caso passerebbe da stizzito irresponsabile che sfoga le sue delusioni sbattendo la porta.

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Di comidad (del 23/12/2021 @ 00:05:18, in Commentario 2021, linkato 6906 volte)
Tra i rituali della Commissione Europea c’è la sceneggiata della “persecuzione” di qualche multinazionale del digitale. Stavolta è toccato ad Amazon, a cui è stata inflitta una multa di oltre un miliardo. Molti commentatori hanno già notato che la cifra è irrilevante a fronte dei profitti di Amazon, ma c'è anche da osservare che una multa può essere impugnata ed il suo pagamento effettivo diventa del tutto aleatorio. Se la Commissione avesse voluto fare un po’ più sul serio, avrebbe emanato una direttiva per indurre gli Stati a tassare Amazon e le altre multinazionali del digitale per i sovrapprofitti realizzati grazie alla rendita di posizione acquisita con i lockdown; ed una tassa non poteva essere impugnata.
Ciò non vuol dire che l’azione della Commissione Europea sia del tutto ininfluente, dato che ha consentito ad Amazon ed ai cori dei suoi cantori di esibirsi nel consueto repertorio vittimistico, versando calde lacrime sul “libero mercato” intralciato con lacci e lacciuoli dal potere politico intossicato da velleità socialiste. La barzelletta in circolazione è che Amazon abbia costruito il suo impero sulla “soddisfazione del consumatore”, come se non si sapesse già come verrà trattato il consumatore quando Amazon avrà fatto fuori gli ultimi concorrenti e consolidato la sua posizione di monopolio.
In realtà nel capitalismo reale il maggiore cliente, il maggiore “consumatore”, è sempre lo Stato. Sul suo sito Amazon si vanta infatti di essere il principale fornitore di servizi informatici della CIA e della NSA. Meno male che questa notizia sta proprio sul sito di Amazon, altrimenti pure si direbbe che si tratta di fantasie complottiste. Grazie a questi super-contratti con agenzie governative federali, Amazon dispone della certezza di liquidità necessaria per fare dumping ai danni dei concorrenti nella distribuzione delle merci. C’è anche un altro paradosso: le tecnologie di cui Amazon dispone sono state tutte elaborate da agenzie federali statunitensi con ricerca finanziata con pubblico denaro, ma poi le stesse tecnologie vengono rivendute a chi le ha inventate. La questione non riguarda quindi la persona di Jeff Bezos, come non riguardava Steve Jobs o Bill Gates o Mark Zuckerberg, bensì un sistema di commistione affaristica tra pubblico e privato.
Anche le innumerevoli agenzie di “intelligence” del Regno Unito acquistano oggi i servizi informatici (i “cloud”) di Amazon, che può così vantare un rapporto privilegiato con i principali servizi segreti del Sacro Occidente. L’ipotesi che circola, secondo cui la stessa Amazon sarebbe essa stessa una agenzia di “intelligence”, cioè di spionaggio, ha una sua fondatezza; ma il dato certo è che risulta invece infondata la narrazione di una fortuna di Amazon costruita sul rapporto con i milioni di piccoli consumatori. Questo risvolto di successo commerciale di Amazon semmai è un effetto, il riflesso di una posizione dominante, non la sua causa. A questo punto è chiarissimo il motivo per cui la Commissione Europea con Amazon si limita a scherzare e mettere su un po’ di scena, perché a fare sul serio si rischierebbe di vedersela con sigle come CIA, NSA e MI6.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


17/01/2022 @ 05:37:52
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