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"La ricerca scientifica è una attività umana, perciò merita, come ogni attività umana, tutto lo scetticismo possibile; altrimenti cesserebbe di essere ricerca per costituirsi come religione inquisitoria."

Comidad (2005)
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Di comidad (del 09/07/2020 @ 00:10:34, in Commentario 2020, linkato 52 volte)
Alla fine di giugno la Commissione Europea ha promulgato un “regolamento” sull’installazione delle antenne 5G, nel quale si afferma che questo tipo di opere non necessita di autorizzazione. La Commissione si è quindi limitata ad avallare quanto già si stava facendo, dato che un po’ ovunque i governi hanno approfittato dei lockdown, con la conseguente impossibilità per le popolazioni di protestare, per installare tutto l’installabile.
I lockdown sono stati giustificati ufficialmente con esigenze di salute pubblica; d’altra parte le considerazioni di tutela della salute pubblica non hanno avuto alcun peso nella vicenda del 5G. Gli studi sulla pericolosità per l’incolumità delle persone esposte alle radiazioni, provengono da ambienti scientifici e medici come l’ISDE, un’ organizzazione internazionale con tanto di riconoscimento ufficiale da parte dell’ONU e dell’OMS; nell’ISDE si inserisce anche l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente. Eppure tutte le segnalazioni e le denunce a riguardo sono state classificate nelle fake news.
Salute e scienza possono essere invocate o liquidate a seconda delle esigenze del business e della potenza del lobbying che sta dietro il business. La Commissione Europea non ha mancato di ammonire sull’importanza, presunta, della tecnologia del 5G per rilanciare l’economia prostrata dall’emergenza Covid. Anche la parola “economia” assume peso a misura della potenza del lobbying che sta dietro i vari business. Non ci si è fatti alcuno scrupolo nell’azzerare migliaia di attività produttive e commerciali col pretesto del Covid, ma ora i danni causati dall’emergenza Covid diventano un ottimo pretesto per veicolare e imporre il 5G. “Salute”, “scienza” ed “economia” si sono rivelate delle astrazioni che nella narrazione ufficiale sono state fatte agire come se fossero dei soggetti concreti.
L’azione dei personaggi della messinscena si articola più o meno nei termini seguenti. Stato si accorge che Salute ha un problema perciò si rivolge a Scienza per farsi consigliare su come risolverlo. I consigli che Scienza ha dato a Stato per aiutare Salute però creano problemi ad Economia. Per soccorrere Economia, Stato deve rivolgersi a Mercato per farsi prestare dei soldi. Il personaggio che dovrebbe conferire alla fiaba un lieto fine è Europa, un vecchio avaro che però, come lo Scrooge del racconto di Charles Dickens, ha potenzialmente un cuore d’oro. Per rendere la vicenda più “intriguing” c’è anche un settimo personaggio; l’antagonista, il “villain”, un certo Populismo Nazionalismo, uno Iago che vorrebbe mettere zizzania tra Stato ed Europa.
Questa è la narrazione mediatica da prima o seconda serata di Rai1, ma ci sono anche versioni più “pulp” per palati difficili. A proposito della gestione dell’emergenza Covid, lo scorso aprile il settimanale britannico “The Economist” ha pubblicato un serioso articolo che propone una variante alla messinscena. Secondo “The Economist”, Stato non deve sacrificare pregiudizialmente le esigenze di Economia per aiutare Salute ma deve affrontare il caso cinicamente, comparando costi e benefici in base a modelli probabilistici. L’inconsistenza delle tesi dell’articolo sta nel dare per scontato che esista un personaggio Scienza che possa fornire criteri di probabilità stabiliti secondo un modello condiviso. Sennonché Scienza si è rivelato Uno Nessuno e Centomila: nei mesi scorsi si è assistito ad una ridda di dichiarazioni da parte di scienziati, molti dei quali discettavano su basi puramente speculative, tanto che non si capiva dove si parlava di probabilità e dove invece di mera possibilità. Dato che in definitiva tutto è possibile, ma non tutto è probabile, non c’è alcun calcolo serio da fare.
Come si è visto, neppure Salute ed Economia sono personaggi che possano vantare un’identità stabile. L’articolo del settimanale “The Economist” è quindi un abile esercizio di retorica costruito per entusiasmare i fan della presunta razionalità capitalistica oppure, alternativamente, per indignare con un’esibizione oscena di pornocapitalismo le anime belle della sinistra politicorretta. Le scelte reali sul Covid non sono state dettate né da preoccupazioni sanitarie né da calcoli probabilistici, bensì dai rapporti di forza tra le lobby. Le lobby più potenti, quelle che possono vantare una saldatura col potere militare, sono riuscite ad imporre i propri interessi.

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Di comidad (del 02/07/2020 @ 00:30:26, in Commentario 2020, linkato 5385 volte)
Oltre che per le solite banalità, il cosiddetto Piano Colao si caratterizza per aver ripresentato la proposta di limitazione alla circolazione del contante. Osservatori che si occupano da anni della questione, come Beppe Scienza, hanno notato che Vittorio Colao ha conferito alla misura della limitazione del contante una radicalità che supera persino i desiderata delle banche.
In un contesto economico in cui la prospettiva pare quella di un avvitamento recessivo, qualsiasi ostacolo ai piccoli scambi apparirebbe decisamente fuori luogo. In realtà non lo è se si riconosce che l’obbiettivo, non tanto di Colao ma di chi lo ha messo lì, sia appunto quello di favorire la spirale deflazionistica. L’abolizione del contante è uno dei cavalli di battaglia del politicorretto, poiché, senza alcun riscontro empirico, essa è spacciata come una misura contro l’evasione fiscale. Si tratta di un ulteriore esempio della saldatura storica tra la retorica falsamente di sinistra con gli interessi della lobby dei creditori, che teme più della peste una ripresa della produzione e della domanda, con le ovvie conseguenze inflazionistiche che andrebbero ad intaccare il valore dei crediti. Tra l’altro l’esperienza sul denaro digitale, confermata dal recente caso finlandese, indica che l’uso della carta di credito stimola l’indebitamento dei singoli e delle famiglie; ulteriori debiti privati che andrebbero a pesare sull’attuale deflazione da debiti.
Come personaggio Colao appare “fuori luogo” quanto le sue proposte, dato che il manager di un’impresa privata non si pone in un’ottica macroeconomica ma esclusivamente dal punto di vista dei suoi azionisti. Scegliendo Colao, il governo Conte ha compiuto perciò l’ennesima operazione di auto-delegittimazione della politica avallando il mantra secondo cui un Paese deve essere gestito come un’azienda. L’ex manager di Vodafone in questa circostanza non ha dalla sua neppure il consueto argomento del “ce lo chiede l’Europa”, semmai il contrario, vista la passione della Germania per il contante. Si tratta di un dettaglio che viene messo in evidenza da tempo da parte di osservatori indipendenti ma che non trova una sponda nella grancassa mediatica. La Germania e la sua leggendaria avarizia rimangono comunque il grande alibi mitologico della lobby della deflazione, che invece ha le sue roccaforti anche in un Paese come l’Italia, nei fatti molto più avaro della stessa Germania. Un’Italia avara ovviamente verso i suoi cittadini, mentre i soldi da versare al bilancio europeo o al MES si trovano sempre. Ma si tratta di soldi ben spesi perché sono sottratti alla spesa pubblica interna.
I miti della razza ariana non passano di moda e trovano sempre nuove declinazioni. In questi giorni si è arrivati a spiegare la limitata diffusione del Covid in un Paese come la Repubblica Ceca con i legami del suo popolo con la razza germanica. La mitologia razziale conserva un grande fascino anche in epoca di politicorretto e proprio a causa di esso e della sua ambiguità. La ricerca di modelli ideali a cui ispirare i propri progetti di palingenesi morale infatti si presta benissimo a suggestioni razzistiche, per quanto mascherate con un’opportuna retorica.

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Di comidad (del 25/06/2020 @ 00:18:21, in Commentario 2020, linkato 5445 volte)
Global Progress, un centro studi con sede a Washington, legato a sua volta ad una fondazione dagli oscuri finanziamenti, ha pubblicato un “paper”, un documento, su quei leader “progressisti” che costituirebbero un’alternativa all’offensiva cosiddetta “populista”. Tra questi “leader”, o presunti tali, c’è Emmanuel Macron ma anche personaggi già decotti come Matteo Renzi. L’etichetta che viene usata per accomunarli è quella di “insurgents”, cioè ribelli, in base allo schema narrativo occidentalista che ci rappresenta il potere vigente, rigidamente oligarchico con una mobilità sociale verso l’alto azzerata, come se fosse invece “dinamico” e sempre in bilico.
Il messaggio ambiguo lanciato da Global Progress consiste infatti nel suggerire che debba svilupparsi una “resistenza” dei progressisti contro l’avanzata di un fantasmatico nemico interno, cioè il populismo. Allo stesso modo in cui rimane vaga nel documento la nozione di populismo, rimangono del tutto incerte e fumose le linee di quel “progressismo” che dovrebbe contrastare i presunti populisti, cioè personaggi minacciosi come Matteo Salvini, che il suo governo se lo è fatto cadere da solo.
L’idea di un Occidente sotto assedio da parte sia di nemici esterni, come Russia, Cina e Iran, sia da parte del nemico interno del populismo, è alla base di un libro del novembre dello scorso anno, scritto dal giornalista Maurizio Molinari, diventato da qualche settimana nuovo direttore del quotidiano “la Repubblica”. La parte “analitica” del libro si accentra sulla descrizione dell’avvento di una nuova guerra fredda, ed è quindi una chiamata alle armi dei guerrafondai occidentalisti puri e duri contro nemici irriducibili che esibiscono i propri propositi malvagi. La Russia e l’Iran pretenderebbero infatti di offrire di venderci il loro petrolio e il loro gas, mentre la Cina vorrebbe addirittura investire in infrastrutture nei Paesi europei. Solo pazzi criminali che aspirano al dominio mondiale oserebbero avanzare proposte così mostruose. Certo, se Russia e Iran si rifiutassero di venderci gas e petrolio e la Cina non investisse da noi i suoi capitali, ciò proverebbe ugualmente i loro intenti criminali.
La parte “propositiva” del libro di Molinari ricalca la consueta retorica “animabellista” dei diritti e di uno sviluppo economico più umano che non si faccia guidare dal criterio numerico del PIL, quindi rappresenta un appello ai politicorretti più rigorosi, da abbindolare con la prospettiva di uno sviluppo economico, che però non deve essere uno sviluppo economico ma qualcos’altro, che non si sa bene cosa sia. Magari questo oggetto misterioso è la stagnazione cronica ma non lo si deve mai ammettere apertamente.

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Di comidad (del 18/06/2020 @ 00:11:09, in Commentario 2020, linkato 5658 volte)
Nonostante la grancassa mediatica abbia portato al parossismo i toni celebrativi, comincia a farsi strada la consapevolezza che il Recovery Fund, proposto da Francia e Germania e adottato dalla Commissione Europea, sia in effetti una presa per i “fundelli”. In cambio di promesse di futuri aiuti, l’Italia dovrebbe immediatamente contribuire per l’ampliamento del bilancio europeo. Insomma, il dato concreto è che il governo italiano dovrebbe sborsare subito una novantina di miliardi, mentre il resto è fumo. I finanziamenti “promessi” dovrebbero poi giungere nell’arco di tre anni a partire dal 2021 e, ammesso che si riesca a superare le condizioni poste, la differenza tra quanto versato e quanto eventualmente riscosso non comporterebbe una copertura dei rischi del proprio debito pubblico.
C’è chi sollecita il governo ad affidarsi al finanziamento interno del debito pubblico invogliando i risparmiatori italiani ad acquistare i BTP. Ma dopo il successo del BTP “Italia”, il Tesoro non appare intenzionato a ripetere la performance, tanto che ha elaborato un BTP “Futura” dal meccanismo oscuro, aleatorio e complicato, fatto apposta per scoraggiare il piccolo risparmiatore. I “Mercati”, cioè i grandi investitori istituzionali, hanno subito accolto la notizia del BTP "Futura" provocando un aumento dello spread, per festeggiare lo scampato pericolo del vedersi soppiantati dal piccolo risparmio, che in Italia potrebbe assicurare una copertura del debito per centinaia di miliardi. Non c’è ora più nessun timore per gli “investitori istituzionali”, che hanno potuto riscontrare che il loro lobbying all’interno del Tesoro controlla pienamente la situazione.
Il governo italiano quindi continuerà la recita del povero bisognoso, per poi spacciare all’opinione pubblica l’istituzione del Recovery Fund come una vittoria. Esattamente otto anni fa, nel giugno del 2012, il governo Monti fece altrettanto nell’occasione dell’istituzione del Fondo Salva Stati, il MES. Non soltanto il quotidiano “La Repubblica”, aedo ufficiale del governo Monti, presentò il Fondo Salva Stati come un grande risultato, ma anche giornali critici verso quel governo, come il “Fatto Quotidiano”, narrarono di una “sconfitta” della Merkel e propinarono ai loro lettori la fiaba di un inesistente scudo anti spread.
La “vittoria” di Monti consistette nel versamento di decine di miliardi da parte dell’Italia nelle casse del MES per tappare i buchi di bilancio delle banche tedesche, francesi ed anche spagnole. La mistificazione sul MES continuò anche dopo, infatti quella filodrammatica che va sotto il nome di Corte Costituzionale tedesca, tenne sulla corda l’opinione pubblica per altri tre mesi, partorendo con fatica una sentenza che apparve come una concessione. Lo stesso Monti, con felice incoerenza, dimostrò di non credere per niente alla propria “vittoria”, decidendo di non chiedere i finanziamenti del MES poiché l’Italia, per farsi prestare a strozzo una parte dei propri soldi già versati, avrebbe dovuto accettare, come la Grecia, un commissariamento da parte della Troika UE-BCE-FMI. Rappresentata all’opinione pubblica come un Paese in eterno dissesto, l’Italia continua in realtà a svolgere il ruolo di vacca da mungere o da pollo da spennare. Tra i Paesi che dovrebbero ricevere i maggiori finanziamenti da parte del Recovery Fund c’è infatti la Polonia, che pure non presenta alcun particolare segnale di sofferenza economica o finanziaria. Il punto è però che la Polonia è il Paese di confine della NATO e, come tale, ha diritto ad un trattamento di riguardo da parte di quell’organizzazione di supporto alla NATO che è l’Unione Europea.
La propaganda ufficiale, compreso il mitico Report, ci intrattiene da anni sul come siano bravi i governi polacchi a spendere i fondi europei, mentre noi non lo sappiamo fare. Il quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore” ha pubblicato un’intervista ad un eurocrate gestore dei fondi per sapere come mai in Polonia i finanziamenti europei producano tali mirabilie mentre nel Mezzogiorno d’Italia non c’è nulla del genere. Le risposte dell’intervistato si sono basate sui consueti schemi razzistici, a conferma che i Polacchi, a causa dei loro meriti anti-russi, sono stati ormai integrati a tutti gli effetti nella mitologia della razza nordica.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


09/07/2020 @ 07:18:39
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