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"Il capitalismo non è altro che il rubare ai poveri per dare ai ricchi, e lo scopo della guerra psicologica è quello di far passare il vampiro per un donatore di sangue; perciò il circondarsi di folle di bisognosi da accarezzare, può risultare utile ad alimentare la mistificazione."

Comidad (2009)
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Di comidad (del 14/05/2026 @ 00:05:38, in Commentario 2026, linkato 3644 volte)
Abbiamo appena scoperto che l’amministrazione Trump ha attaccato l’Iran perché non si aspettava di dover sostenere una vera guerra. Il fatto può sembrare strano per una amministrazione che aveva appena ribattezzato il dipartimento della Difesa in dipartimento della Guerra; ma strano non è, infatti vale lo schema per cui meno ci credi e più la spari grossa, cioè si esagera per autosuggestionarsi così da suggestionare gli altri. Al di là dei suoi intendimenti, uno come Trump è sempre stato un abitante dello spot neocon, dato che comunica per iperboli e agisce per rilanci e bluff. Il bullimperialismo USA non ha strategia, ma si riduce ad uno schema comportamentale.
Lo schema è rintracciabile in altri contesti, anche nella comunicazione di persone che affermano di disprezzare Trump, o addirittura, come Carlo Calenda, lo accusano di essere un asset russo. Calenda è generalmente considerato un imbecille, e ciò porta a sottovalutare quello che dice, o a replicargli in base a qualche luogo comune edificante. Nella vicenda della tentata censura ai danni degli artisti russi alla Biennale di Venezia, molti commentatori hanno reagito alla censura come se stessero giocando la partita del cuore, appellandosi alla libertà di espressione e alla libertà della cultura; tutte cose mitiche, mai esistite da nessuna parte. Se si fosse invece prestata attenzione alle tesi di Calenda, si sarebbe individuato il vero bandolo della questione, cioè il trucco di dilatare a tal punto il concetto di guerra da poterci infilare tutto e il contrario di tutto. Si parla tanto di pacifinti, ma ci sono soprattutto i guerrifinti come Calenda, cioè quelli che possono interpretare la parte degli indomiti combattenti sempre in trincea, sparando però a bersagli comodi e inermi come gli atleti handicappati russi, o i gatti russi o gli artisti russi; oppure, meglio ancora, i “putiniani”, cioè praticamente chiunque. Quando invece si tratta di rischiare di morire sul serio, allora ci si manda gli ucraini; magari pagando qualcuno per dare la caccia ai renitenti alla leva che si nascondono nelle cantine.
Il militarismo dei guerrifinti è comunque pericoloso, poiché è basato sul presupposto che la controparte stia al gioco e che non reagisca mai alle provocazioni. Finora ha funzionato, dato che Putin e soci hanno confinato il confronto militare con la NATO al solo territorio ucraino; ma non è detto che sia così per sempre. Il militarismo dei guerrifinti è pericoloso anche perché crea un’industria degli armamenti funzionale agli arricchimenti delle cosche d’affari e disfunzionale alla vera guerra. L’ipertrofia finanziaria dell’industria degli armamenti alimenta con i suoi spot un’illusione di potenza che conduce a gettarsi irresponsabilmente in avventure belliche in base all’erroneo presupposto che si tratti di brevi passeggiate. Gli USA hanno speso centinaia di miliardi di dollari per delle portaerei che si stanno rivelando inadatte e inutili per la guerra moderna. L’Italietta non è affatto immune da questa sindrome. Nel nostro paese alligna una delle più importanti industrie delle armi in Europa, cioè Leonardo SpA, di cui il governo detiene la quota azionaria di controllo. Come al solito, gli eccessi retorici indicano che qualcosa non torna. Leonardo SpA ha invaso il settore dell’istruzione non solo per razziare i fondi pubblici dell’Alternanza Scuola-Lavoro, ma anche per trasformare l’istruzione in un grande palcoscenico nel quale mandare in onda lo spot della “innovazione”.

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Di comidad (del 07/05/2026 @ 00:05:53, in Commentario 2026, linkato 5586 volte)
Contrariamente a quanto ci si poteva attendere, non vi è stato un eccessivo interesse da parte degli analisti e dell’opinione pubblica per stabilire se l’ultimo presunto attentato a Trump fosse autentico, o una pagliacciata, oppure un’autentica pagliacciata. La domanda più frequente infatti non è stata il classico “cui prodest?”, bensì l’ancor più classico “a chi importa?”. Insomma, la questione della sorte di Trump non appassiona quasi nessuno; semmai sorgono questioni lessicali di non poco conto. In base ai precedenti determinati dalla stessa amministrazione Trump, bisognerebbe capire come catalogare l’eventuale tentativo di eliminare l’attuale presidente. Come attentato, oppure come “attacco di decapitazione”?
Nessun organo internazionale ha pronunciato una formale condanna del sequestro di Maduro e dell’assassinio di Khamenei, e gli USA sono un membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU; quindi, dati i precedenti, eliminare capi di Stato o di governo non può più essere considerato un atto illegale o terroristico, bensì una normale prassi politica.
D’altra parte ci si potrebbe chiedere se il termine “decapitazione” si possa applicare all’eventuale eliminazione di Trump. Il dubbio è lecito, e non solo perché Trump appare fuori di testa, ma soprattutto a causa della crescente evidenza che Trump non è il “capo”. Gran parte della narrativa mediatica dell’ultimo anno ha presentato come una sorpresa il fatto che Trump parli e agisca come un neoconservatore, e che i neoconservatori come Lindsey Graham siano determinanti nel dettargli le scadenze. In realtà la dipendenza della comunicazione di Trump dagli schemi neocon, era già evidente dall’inizio, come dimostrano anche gli articoli del 2017 dell’economista Thomas Palley. Non era difficile capire che l’antiglobalismo di Trump fosse solo un circo mediatico per catturare il voto degli operai e degli ex operai.

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Di comidad (del 30/04/2026 @ 00:07:21, in Commentario 2026, linkato 5846 volte)
Nell’attuale sistema di potere i governi non detengono alcuna funzione direttiva o progettuale nei confronti della società, ma svolgono il ruolo di meri organi di smistamento di denaro pubblico nei confronti delle lobby d’affari, diventate i soli veri player sul campo. I rituali della fintocrazia prevedono comunque che ciascun governo spacci sempre la stessa merce con delle diverse etichette ideologiche fittizie, riconducibili alla pantomima tra destra e sinistra.
Quando si tratta di Scuola, il ministro- spacciatore di turno ha a disposizione un enorme repertorio di slogan e di riferimenti fasulli per gettare fumo negli occhi. Nel 2009 la ministra Gelmini spacciò la “riforma” scolastica intitolata abusivamente a suo nome, dichiarando che con essa si chiudeva una volta per tutte con il ’68; uno spauracchio che allora era ancora una delle “bestie nere” preferite dalla propaganda dei governi addetti ad attingere all’elettorato più retrivo ed a prenderlo per i fondelli. Oggi siamo in epoca di trumpismo, quindi il babau ufficiale contro il quale il governo “de destra” deve fingere di indirizzare gli strali è, ovviamente, il politicamente corretto. L’improbabile figuro che oggi si fa passare abusivamente per ministro dell’Istruzione, è Giuseppe Valditara; il quale ci assicura che avrà effetti mirabolanti il ridenominare come formazione scuola-lavoro (FSL) quella che prima si chiamava alternanza Scuola-lavoro, e poi successivamente evocata con il politicorretto, quanto criptico, acronimo PCTO. In realtà cambia poco, anzi nulla; infatti si tratta sempre di distribuire denaro pubblico alle imprese private, con il pretesto della preparazione dei giovani al lavoro. Imprese “private”, che però prendono soldi pubblici; quindi non è imprenditoria, ma “prenditoria”.
Quelle che da alcuni decenni vengono spacciate per riforme della Scuola, sono in effetti pura destabilizzazione, poiché non tengono minimamente conto della complessità di un apparato che coinvolge milioni di persone. Il grado di improvvisazione e di cialtroneria con cui viene affrontato ogni aspetto che riguarda l’istruzione, è evidente anche quando ci si riferisce ai modelli passati, per cui si parla della riforma di Giovanni Gentile come se questi avesse creato un sistema da zero. Gli attuali ministri dell’Istruzione (o sedicenti tali) lanciano provvedimenti velleitari e destabilizzanti mascherando ogni problema con l’imbonimento. La continuità sostanziale tra l’imbonitore/destabilizzatore Valditara e gli imbonitori/destabilizzatori che lo hanno preceduto, sta anche nell’idea fissa di sabotare l’istruzione tecnica; ciò in base alla solita narrativa di elevare l’istruzione tecnica, e persino l’istruzione professionale, all’Olimpo di un fantomatico liceo quadriennale, invece che quinquennale come adesso. La narrativa fa acqua, dato che l’istruzione tecnica era un sistema costruito nei decenni dall’epoca di Francesco Crispi e, fino a una ventina di anni fa, era considerata anch’essa una Scuola di élite, che sfornava ragionieri, geometri e periti industriali o agrari; gente che poteva accedere ad un albo professionale e stilare perizie valide nei tribunali. Il vero obiettivo di queste riforme è infatti di ricondurre tutta l’istruzione superiore al grande calderone della “High School” all’americana; quella che costringe gli studenti a pagare di tasca propria, o a indebitarsi, per accedere ad una istruzione minimamente qualificante.

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Di comidad (del 23/04/2026 @ 00:05:26, in Commentario 2026, linkato 6091 volte)
Ci si domanda da più parti se Trump sia davvero stupido o pazzo, oppure se dietro le sue esternazioni vi sia una strategia. Nel suo miglior film, Groucho Marx pronunciò la sua più famosa battuta: “Parla come un idiota e ha la faccia da idiota, ma non lasciatevi ingannare: è veramente idiota”. Insomma, non sempre l’apparenza inganna. Il percorso da seguire non è quello psicologico o psichiatrico; bensì, ancora una volta, il sentiero dei soldi; cioè capire se le condizioni strutturali del finanziamento elettorale consentano che negli USA vi sia effettivamente una direzione politica, qualcosa di simile a una strategia.
Nel 2010 una sentenza della Corte Suprema ha riconfermato la giurisprudenza che si era già consolidata nel corso degli anni. Le sentenze della Corte hanno equiparato le donazioni elettorali da parte delle società e dei privati alla libertà di espressione, sancita dal Primo Emendamento, quello che impedisce al Congresso di promulgare leggi che limitino la libertà di parola o di stampa. Quindi, secondo i giudici della Corte Suprema, corrompere i politici non è soltanto legale, ma deve essere considerato un diritto costituzionale. Una giurisprudenza del genere ovviamente è un ossimoro, in quanto pone una ovvia obiezione: e se anche una tale sentenza fosse l’effetto di “donazioni”, ovvero comprata? D’altra parte i giudici della Corte Suprema potrebbero rispondere che, secondo la loro lettura della Costituzione, convincerti e comprarti sono la stessa cosa.
In base ad una ermeneutica della Costituzione in chiave cleptocratica, la giurisprudenza della Corte Suprema estende anche alle società a fini di lucro tutti i diritti della persona, compreso il diritto all’obiezione per motivi religiosi. Il Quattordicesimo Emendamento fu approvato dopo la guerra civile per impedire la schiavitù; ma anche quell’emendamento è stato utilizzato per ritenere incostituzionale qualsiasi norma che potesse limitare i movimenti delle corporation. La retorica liberista o neoliberista potrà giustificare tutto ciò in base alla mitologia del mercato, per cui le corporation sarebbero le depositarie della facoltà di creare ricchezza; e, di conseguenza, ogni limitazione impoverirebbe la società nel suo complesso. Ovviamente sono tutte fesserie, affermazioni arbitrarie che non hanno alcuna corrispondenza con i fatti.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


15/05/2026 @ 00:09:14
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