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"La distruzione di ogni potere politico è il primo dovere del proletariato. Ogni organizzazione di un potere politico cosiddetto provvisorio e rivoluzionario per portare questa distruzione non può essere che un inganno ulteriore e sarebbe per il proletariato altrettanto pericoloso quanto tutti i governi esistenti oggi."

Congresso Antiautoritario Internazionale di Saint Imier, 1872
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Di comidad (del 24/11/2022 @ 00:05:26, in Commentario 2022, linkato 5440 volte)
Nelle ultime settimane i media mainstream si sono occupati del caso dell’anarchico Alfredo Cospito, che sta scontando l’ergastolo ostativo nel carcere di Sassari. Cospito era stato dichiarato colpevole di un attentato dimostrativo contro i Carabinieri e per questo aveva subìto una dura condanna; sennonché, in uno degli slanci creativi a cui ormai la giurisprudenza della Corte di Cassazione ci ha abituati, il reato è stato riconfigurato come “strage”, sebbene non ci fossero stati morti e neppure feriti, e quindi è scattata la condanna all’ergastolo. Il metamorfismo concettuale operato dalla Corte per questa dilatazione del reato è risultato piuttosto oscuro, ma parrebbe che nel gesto attribuito a Cospito si sia scorto un intento di attacco alla personalità dello Stato, una sorta di lesa Maestà. Su certi aspetti il potere non cambia mai, perciò la cara e vecchia accusa di sacrilegio rimane uno dei suoi schemi ricorrenti, che si ritrova nei contesti più diversi. Lo Stato non esiste, è solo una chimera giuridica che copre un coacervo di bande, ma se glielo fai notare ci rimane male. Per questi suoi presunti assalti alla sacralità del potere, Cospito è inoltre sottoposto alle restrizioni previste dall’articolo 41bis e, per questo motivo, da alcune settimane è in sciopero della fame.

Del caso Cospito sono state tentate varie possibili spiegazioni. Alcuni lo hanno considerato un tipico esempio di sadismo burocratico, in cui vari organi di potere hanno fatto a gara tra di loro nel dimostrarsi più zelanti nell’accanirsi contro un soggetto debole; che poi moralmente debole non è, visto che ha il coraggio di sfidare i propri aguzzini. Altri hanno inquadrato l’episodio come manifestazione della cattiva coscienza di uno Stato in cronica sindrome emergenzialista, che finge di esorcizzare il proprio stesso caos scaricandone la colpa su un capro espiatorio ideale, cioè l’anarchico.
Altri ancora si sono invece concentrati sulla questione dell’ergastolo ostativo previsto dall’articolo 41bis, ipotizzando che la scelta di utilizzare a sproposito una normativa, che era stata presentata in funzione antimafia, contro uno che non ha nulla a che vedere con tutto ciò, fosse appunto dettata dallo scopo di screditare un regime carcerario rivelatosi utile per isolare i boss del crimine organizzato dalla loro rete di potere. Non si tratterebbe neppure di avventurarsi nell’operazione, politicamente molto rischiosa, di abolire il 41bis, ma semplicemente di creare una condizione di confusione, per cui se si tratta l’anarchico come un mafioso si potrebbe persino trattare il mafioso come un anarchico. Un’operazione mistificatoria di tal genere è resa possibile anche dal fatto che il 41bis non si applica automaticamente a certe categorie di reati, bensì viene imposto caso per caso, per cui, con l’opportuna dose di confusione, ci sarebbe spazio per qualsiasi discrezionalità o abuso, dato che la norma è già formulata di per sé in modo molto vago. Il 41bis è stato venduto all’opinione pubblica come norma antimafia, ma nel testo non mancano riferimenti ad altre categorie di reati come il “terrorismo”, che è una nozione molto generica ed applicabile anche alle opinioni. Nel 41bis c’è soprattutto l’appello ad una categoria ancora più generica, la famigerata “emergenza”, con la quale è possibile giustificare tutto ed il contrario di tutto.

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Di comidad (del 17/11/2022 @ 00:06:14, in Commentario 2022, linkato 6010 volte)
Checché ne dicano i soliti disfattisti, l’Italia è ancora all’avanguardia in tanti settori; in particolare in quello dei brogli elettorali. Mentre negli USA sono rimasti a mezzucci ottocenteschi da romanzo di Gogol, come il voto dei morti, qui ci siamo già inoltrati nel nuovo millennio montando brogli elettorali preventivi. I commenti recriminatori dei media sul risultato elettorale del PD appaiono senza senso, dato che sono stati gli stessi media a porne le condizioni. Sin dalla sua origine il PD aveva reciso i legami col tradizionale elettorato di sinistra andando in cerca del voto pro establishment. Nel momento in cui questa consacrazione del PD come partito dell’establishment appariva compiuta, i media, invece di celebrarla, l’hanno screditata appoggiando lo schieramento concorrente di Calenda e Renzi, dove infatti è andato quel 7% di voti mancanti al PD.
L’elettore è quasi sempre un media-dipendente, persino se è di sentimenti anti-establishment, perciò le sue scelte si orientano nell’ambito del mainstream. Ciò è tanto più vero quando ci si rivolge ad un elettorato centrista, quello che oggi si definirebbe politicamente corretto e negli anni ’60 si chiamava “benpensante”, quello di “chi sta sempre con la ragione e mai col torto”, come diceva Francesco Guccini quando ancora non c’era cascato anche lui. Questo elettorato benpensante è propenso a guardare con diffidenza a chiunque si autodefinisca, anche falsamente, di sinistra; perciò un’offerta esplicitamente centrista, per di più accreditata dai due quotidiani principali del mainstream, avrebbe per forza penalizzato il PD. Se la destra, con un numero effettivo di voti inferiore alle elezioni del 2018, ha riscosso la maggioranza dei seggi, lo si deve al duo Calenda-Renzi ed ai media che lo hanno sostenuto.
La combine era già anticipata in un articolo del luglio scorso sul quotidiano “Il Foglio”, in cui si spiegava che si poteva tranquillamente rischiare col sostegno a Calenda e Renzi, poiché, anche in caso di vittoria dei “populisti”, la continuità del sistema sarebbe stata comunque assicurata dai “vincoli europei” e soprattutto dalla tutela di Sergio Mattarella. In Italia la politica estera e la politica finanziaria non fanno parte della disponibilità e delle competenze dei governi, e ciò non solo perché ci sono gli obblighi dovuti alla condizione di sottomissione coloniale. L’oligarchia italica usa infatti i “vincoli esterni” come alibi e pretesto per opprimere il proprio popolo e, come i campieri dell’epoca del latifondo, ha trovato il suo sentiero di grandeur nell’esibire davanti ai baroni sovranazionali la propria capacità di controllare i cittadini, imponendo loro ogni genere di forca caudina o di numero da foca ammaestrata.

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Di comidad (del 10/11/2022 @ 00:20:51, in Commentario 2022, linkato 6920 volte)
I giochi delle parti si instaurano quando entrambi gli interlocutori hanno qualcosa da nascondere, per cui, pur nell’apparente asprezza polemica, ci si rilancia dialetticamente la palla omettendo qualche dettaglio decisivo. Ciò accade normalmente nella diatriba tra nostalgici fascisti e cosiddetti antifascisti. Al di là delle “cose buone” fatte da Mussolini, la condanna storica del fascismo è insita nelle sue stesse premesse e nelle sue stesse dichiarazioni fondative: un movimento che ha giustificato la propria violenza interna come necessaria per realizzare la potenza nazionale, ha condotto invece l’Italia alla perdita dell’indipendenza nazionale; e ciò addirittura prima che si realizzasse la sconfitta bellica, dato che le leggi razziali del 1938 furono il segnale dell’appiattimento servile del regime fascista nei confronti dell’alleato/padrone germanico. Quel “vincolo esterno” ante litteram fu dovuto al fatto che la guerra di Spagna aveva ridotto sul lastrico il regime fascista. La guerra italo-spagnola del 1936/1939 viene ancora spacciata dalla gran parte della storiografia ufficiale come una guerra civile, come un fatto interno in cui il regime fascista fece una capatina, al punto che si rimuove totalmente il ruolo determinante svolto dalla Marina Militare italiana nella guerra. Mussolini lasciò in Spagna circa quaranta miliardi di lire dell’epoca solo di finanziamenti diretti alla causa franchista, oltre che le spese per lo sforzo bellico, e inoltre armamenti pesanti di ogni genere donati al regime franchista.
L’altra finzione della storiografia ufficiale è il chiamare “Liberazione” la colonizzazione militare dell’Italia da parte degli USA, con l’annessa fiaba secondo cui la “scelta atlantica” sarebbe stata una decisione presa democraticamente. Nel dopoguerra l’atlantismo divenne così l’ideologia trasversale tra la “democrazia” ed un fascismo mantenuto artificiosamente in vita in funzione antisovietica. La vicenda del fascismo ha dimostrato quanto sia fumosa ed inconsistente la categoria di nazionalismo, che infatti non c’è mai stato, per cui si è visto il regime mussoliniano passare direttamente dalle velleità imperialistiche in proprio, alla sottomissione coloniale nei confronti degli imperialismi altrui.
Sono proprio i roleplay di questo genere a consentire alla destra di fare tutte le parti in commedia e di spacciarsi spesso come l’anti-establishment, per cui carriere politiche protette, come quella di Giorgia Meloni, possono ammantarsi di un alone di contestazione. Ciò vale non soltanto per le destre di origine fascista, dato che anche nella vicenda dell’altra “donna forte”, Margaret Thatcher, sono state decisive le stesse narrative omissive e mistificatorie. La scissione tra laburisti e socialdemocratici spianò alla Thatcher la vittoria elettorale, mentre una completa copertura mediatica le consentì di spacciare come “diminuzione delle tasse”, quello che fu invece un massiccio spostamento della fiscalità dal prelievo diretto sulle imprese al prelievo indiretto sui consumatori attraverso IVA e accise sui beni di prima necessità. Il thatcherismo fu quindi un assistenzialismo per ricchi a spese dei contribuenti poveri; ma, del resto, questo è il liberismo reale, non quello delle fiabe.

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Di comidad (del 03/11/2022 @ 00:05:19, in Commentario 2022, linkato 6126 volte)
Nel Sacro Occidente il terrorismo svolge la funzione di valvola con la quale sgonfiare fenomeni che sono stati precedentemente pompati dai media. Sono più di trent’anni che l’ambientalismo è diventato un dogma del mainstream, una sponda per lanciare titoli di Borsa legati all’energia rinnovabile, cioè gli ormai famigerati ESG. Ogni volta però che l’ambientalismo si allargava troppo ed andava ridimensionato nelle sue pretese palingenetiche, ecco che rispuntava l’ecoterrorismo. Non c’è quindi da sorprendersi che in queste ultime settimane abbiano avuto tanta risonanza sui media attentati da parte di presunti ecoterroristi fanatici della lotta al CO2. I bersagli degli “attentatori” sono stati quadri di Van Gogh, Monet e Vermeer, pittori particolarmente iconici e noti al pubblico. L’opinione pubblica viene così indotta a prendere le distanze dal fanatismo ambientalista e ad aprire la mente a nuovi business.
Dopo aver fatto credere al mondo che esista davvero un presidente di nome Zelensky, ora l’amministrazione USA ha cominciato a ridimensionarne il mito “denunciando” un coinvolgimento del governo ucraino in un attentato omicida in Russia (perché si sa che gli USA queste cose brutte non le farebbero mai). L’imbecille professionista pensa che per compiere certe operazioni mistificatorie occorrerebbe per forza il “complotto”. In realtà lo schema del destabilizzare l’ordine pubblico per riaffermare la gerarchia del denaro, fa parte dell’automatismo del potere.
Per chi detiene il potere, il destabilizzare è come respirare, fa parte della fisiologia del comando. Una delle tecniche più elementari del management è quella di impartire direttive contraddittorie, in modo da far capire ai dipendenti che non c’è modo di stare in regola e, per sopravvivere, l’unica via è entrare nelle grazie del potente e di accettare di commettere qualsiasi nefandezza per suo conto. La prassi è anche di fingere di dare importanza a questo o a quel dipendente, in modo da rendere poi più cocente la sua successiva umiliazione. Per attuare espedienti del genere non c’è bisogno del Forum di Davos, ma basta qualsiasi capufficio o dirigente scolastico. Mentre i presidi destabilizzano le scuole per "aziendalizzarle", si abbindola e si depista l'opinione pubblica con un flatus vocis come il "Merito". Oggi la Scuola è un crocevia del denaro per gli stage nelle imprese e per la digitalizzazione dell’istruzione, e il caos che si genera deve trovare alibi e capri espiatori. Uno dei maggiori problemi dell’analisi, è la “fettinizzazione” della realtà, perdendo di vista il fatto che gli schemi di potere sono sempre quelli. Non a caso ci troviamo tutti in piena democrazia scolastica, con leader allevati in batteria e gonfiati con gli ormoni dell’accondiscendenza del preside. In Italia abbiamo una leader di stile adolescenziale protetta dal preside Mattarella; mentre all’opinione pubblica mondiale viene offerta come leader proprio una adolescente come Greta, cresciuta sotto la tutela della preside Christine Lagarde.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


29/11/2022 @ 15:59:01
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