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"Gli errori dei poveri sono sempre crimini, mentre i crimini dei ricchi sono al massimo 'contraddizioni'."

Comidad (2010)
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Di comidad (del 07/11/2019 @ 00:08:11, in Commentario 2019, linkato 5193 volte)
La ricorrenza del cinquantenario della strage di Piazza Fontana è stata inaspettatamente l’occasione per qualche lampo di lucidità. In un dibattito organizzato dall’ANPI si è riconosciuta finalmente l’inattendibilità della storiella mainstream secondo la quale i probi magistrati sarebbero stati vittime dei depistaggi orditi dai cattivissimi “servizi deviati”. In realtà è un dato storico che in più circostanze la magistratura sia stata essa stessa in prima persona a operare per intralciare la ricerca dei fatti e per nascondere le responsabilità più evidenti.
La cosiddetta “deviazione” non è stata quindi la caratteristica di un solo apparato del sedicente Stato ma ha riguardato più “istituzioni” nel loro complesso. In base ad una visione marxista lo Stato nella concezione liberale o hegeliana è, nel migliore dei casi, una “falsa coscienza”, mentre nel peggiore dei casi è una mistificazione ideologica. La tradizione marxista ha perciò definito lo “Stato” come un “apparato di classe”. Sarebbe una buona definizione, ma solo traendone appieno le conseguenze.
Come apparato di classe lo “Stato” tende a ridefinire, riadattare e reinterpretare continuamente le proprie regole in base non solo alle esigenze del conflitto di classe ma anche in base alle oscillazioni del conflitto intercapitalistico e del prevalere di questa o quella lobby. A ciò bisogna aggiungere le vicende del conflitto imperialistico, con le conseguenti ingerenze imperialistiche, particolarmente pesanti per Paesi in condizione coloniale come l’Italia. È ovvio che, sotto questa massa di sollecitazioni, l’apparato tenda a dissolversi nei rivoli della destabilizzazione, a produrre destabilizzazione. Lo “Stato” perciò non si configura come ordine costituito o ordine pubblico, bensì come un luogo di conflitto che finisce per assumere la confusione come proprio marchio di fabbrica. Se le parole devono avere un senso, definire come “Stato” un organo di destabilizzazione, appare quantomeno azzardato.
C’è l’abitudine a considerare l’Italia un caso estremo e a sé stante, in nome di un mitico “altrove” dove le cose andrebbero diversamente. A smentire questo luogo comune arrivano le attuali cronache statunitensi, con la procedura di “impeachment” che la maggioranza del Congresso USA sta cercando di attuare a carico del presidente in carica, il cialtrone Trump. Il caso da cui la procedura è partita è di per sé abbastanza strano. Il cialtrone Trump avrebbe cercato di fare pressione su un capo di Stato straniero per ottenere informazioni circa gli intrallazzi affaristici di un suo concorrente alla corsa presidenziale, il democratico Joe Biden. L’eventualità che Biden andasse in Ucraina per fare i propri affari, quindi non farebbe scandalo, ma diventa invece scandalo il fatto che il presidente in carica abbia cercato di assumere informazioni a riguardo.
Ma ciò riguarda solo l’aspetto folcloristico ed estemporaneo della vicenda, mentre è più interessante cercare di capire come mai un apparato politico-istituzionale sia andato a favorire l’elezione alla presidenza di un personaggio esteriormente arrogante ma intrinsecamente debole, che ha in sé la configurazione e la vocazione del facile bersaglio. Anche in questo caso una fiaba mediatica ci presenta un CialTrump asceso alla Casa Bianca per volere della “pancia” della nazione contro le manovre dell’establishment. Sennonché, guardando i numeri, si scopre che CialTrump è stato eletto pur prendendo due milioni di voti in meno della sua rivale Hillary Clinton. Un presidente eletto soltanto per effetto delle alchimie elettorali del sistema americano. Occorreva quindi ben poco per scongiurare quell’elezione, se davvero si fosse voluto impedirla.

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Di comidad (del 31/10/2019 @ 00:15:14, in Commentario 2019, linkato 5491 volte)
Può essere un indizio interessante il fatto che alla divinizzazione di Mario Draghi operata in questi giorni dal mainstream italiano, non abbia partecipato proprio il quotidiano confindustriale “il Sole-24 ore”, un organo che, in linea con la sua associazione-madre, più che di interessi strettamente industriali appare preoccupato delle sorti delle banche. Senza esporsi in prima persona, ma riportando opinioni di poco identificati “terzi”, il quotidiano insinua dubbi sugli effetti del “bazooka” di Draghi, il mitico “Quantitative Easing”, constatando che l’aver determinato una tendenza ai tassi di interesse negativi, non solo non ha ottenuto gli auspicati effetti di aumento dell’inflazione, bensì effetti opposti, addirittura di deflazione.
La domanda che agita il mondo bancario è quanto possa sopravvivere il sistema creditizio ai tassi negativi. Le banche stanno perdendo non solo ogni incentivo a prestare denaro a imprese e famiglie, ma persino a prestarsi il denaro tra loro. I tassi negativi lasciano come unica prospettiva quella di investire sui titoli azionari, alimentando bolle speculative sempre più ingovernabili. Grazie alla BCE, oggi è proprio l’Europa a guidare l’universo dei tassi negativi e nel deflazionismo dell’area-euro è stato coinvolto indirettamente persino il sistema bancario svizzero, che pure dall’euro avrebbe voluto rimanere immune.
In base alla regola aurea secondo la quale al peggio non vi è mai limite, sembra proprio che le banche rappresentino in questa fase anch’esse un bersaglio di poteri finanziari ancora più invadenti, cioè i fondi di investimento. L’anno scorso la voce critica a riguardo fu ancora una volta il quotidiano confindustriale, che notò la strana incongruenza della scelta della BCE di affidare gli “stress test” sulle banche al colosso americano dei fondi di investimento, Blackrock. Il business in sé era già enorme, poiché Blackrock incassava prebende faraoniche per le sue “consulenze”, ma quello era solo l’antipasto.
In effetti il conflitto di interessi in quella circostanza era piuttosto evidente, poiché Blackrock sta acquisendo da tempo quote azionarie delle banche ed è ovviamente avvantaggiata dal crollo del valore dei loro titoli in borsa. In altre parole Blackrock ha tutto l’interesse a presentare un quadro catastrofico della situazione finanziaria delle banche, dato che ciò facilita le sue acquisizioni. Uno dei “gioielli” italiani già nelle grinfie di Blackrock è Unicredit, ma le partecipazioni azionarie del fondo di investimento americano si espandono in modo sempre più tentacolare.

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Di comidad (del 24/10/2019 @ 00:15:33, in Commentario 2019, linkato 6376 volte)
La scorsa settimana un gruppo di finanzieri in borghese ha compiuto una strana operazione di controllo della presenza e identità dei docenti al Liceo “Gioberti” di Torino. Presentata dai media come “blitz anti-furbetti”, l’operazione della Guardia di Finanza non ha sortito alcun risultato in quel senso, poiché è ovvio che gli insegnanti non hanno alcun modo per dissimulare la propria assenza e neppure possono inviare altri al posto loro, quindi la richiesta di esibire un documento di identità ha rivestito soltanto un carattere di umiliazione e ridicolizzazione di fronte agli studenti ed all’opinione pubblica.
In base a quanto confermato più volte da sentenze della Cassazione, gli insegnanti in classe sarebbero dei pubblici ufficiali, cosa che comporta per loro delle responsabilità gravissime con risvolti disciplinari, penali e civili. I docenti quindi non potrebbero essere oggetto di tali controlli in classe se non in flagranza di reato. Gli studenti hanno assistito perciò al curioso spettacolo di pubblici ufficiali (i finanzieri) che compivano il reato di oltraggio nei confronti di altri pubblici ufficiali (i docenti). Tra i reati commessi dai finanzieri ci potrebbe essere anche l’istigazione a delinquere nei confronti dei minori, poiché rappresentargli i docenti come potenziali criminali significa non solo fornire agli studenti un alibi bello e pronto per qualsiasi trasgressione, ma soprattutto la possibilità di rivestire il ruolo di spia dei propri docenti. In base al meccanismo spiegato da Joseph Conrad nel suo romanzo “L’Agente segreto”, ogni spia, per rendersi produttiva, tende a trasformarsi in agente provocatore, perciò la Scuola pubblica diventa un luogo di destabilizzazione permanente. Uno studente che riesca a mettere sotto accusa qualche insegnante, può garantirsi la promozione entrando in una sorta di “programma protezione testimoni”. L’aspetto chiaramente pretestuoso e intimidatorio del cosiddetto “blitz” ha suscitato qualche blanda reazione sindacale. Poca attenzione è stata invece riservata al “mandante” dell’operazione, cioè l’ANAC, l’Autorità Nazionale Anti-Corruzione.
Dal 2016 l’ANAC si occupa stabilmente della Scuola pubblica ed ha elaborato un protocollo sulle attività scolastiche soggette a rischio corruttivo. Si potrebbe credere che si tratti solo degli appalti, invece secondo l’ANAC qualsiasi attività scolastica, dal PTOF alle note disciplinari, deve considerarsi a rischio corruttivo. Nel 2017 i sindacati confederali hanno presentato come un successo l’aver ottenuto che venissero ritirati alcuni degli obblighi più paradossali, come la pubblicazione della propria situazione patrimoniale da parte dei Dirigenti Scolastici e dei Consiglieri di Istituto; una norma che avrebbe dissuaso chiunque sia dal fare il Dirigente sia dal presentarsi per l’elezione dei Rappresentanti delle componenti della Scuola. Qualcuno deve aver spiegato all’ANAC che sia il Dirigente che il Consiglio di Istituto sono organi essenziali per garantire il non funzionamento della Scuola, perciò si è fatta marcia indietro. Sta di fatto che il protocollo di criminalizzazione preventiva delle attività scolastiche è rimasto in vigore e, a distanza di qualche anno, si è assistito platealmente alla bravata al Liceo di Torino, allo spettacolo di uno Stato che fa la guerra a se stesso.

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Di comidad (del 17/10/2019 @ 00:39:12, in Commentario 2019, linkato 5974 volte)
L’attacco di Erdogan contro il nord della Siria ha indubbiamente sparigliato le carte sullo scenario internazionale. I beniamini del politicorretto, i Curdi, ora sono diventati alleati della bestia nera dei politicorretti, il “dittatore” Assad.
L’ennesimo tradimento degli USA nei confronti dei Curdi (ma quando mai li hanno veramente aiutati?) e il doppio gioco del cialtrone Trump, ufficialmente contrario all’invasione turca ma in effetti complice, hanno consentito a Putin di acquisire il ruolo di mediatore tra Curdi e Siriani. In tal modo Putin è riuscito a ribadire in modo clamoroso non solo il ruolo di superpotenza asiatica della Russia, ma anche la necessità per Regno Unito, Francia e Germania di accettare pienamente questo ruolo per non rimanere tagliati fuori da ogni tavolo di decisioni. Il paradosso in cui si trovano attualmente invischiati i Paesi europei è di trovarsi in contrasto con il cosiddetto “alleato della NATO” Erdogan e di dover cercare l’intesa col “nemico” Putin.
Tutto ciò sembra riconfermare il “declino” americano, l’eclissi del ruolo imperiale degli USA. Le analisi a riguardo in questi giorni si sprecano ed, in effetti, gli argomenti a sostegno di questa tesi sembrerebbero inoppugnabili. Non solo nel Vicino e Medio Oriente, ma in tutti gli scacchieri internazionali gli USA non hanno mai in mano il bandolo della matassa. La figuraccia siriana di CialTrump è arrivata subito dopo la debacle in Venezuela, dove gli USA hanno visto il loro fallito tentativo di abbattere Maduro trasformarsi in un varco per l’ingresso trionfale della Russia nello spazio sudamericano, come protettore e garante della stabilità venezuelana.
Tutto vero, ma l’equivoco riguarda forse la questione del cosiddetto “impero” americano. Esiste sicuramente un imperialismo americano, un imperialismo militare, finanziario e commerciale, ma ciò non implica l’esistenza di un impero americano. Le politiche imperiali si basano sui confini, con la necessità di difenderli e di stabilire alleanze e relazioni per garantirsi la stabilità di quei confini. La Russia è un impero e, a parte la parentesi di Eltsin, ha sempre dovuto fare i conti con la difesa dei suoi confini. La Cina è anch’essa un impero e ha dovuto regolarsi allo stesso modo.
Gli Stati Uniti hanno confini ma non hanno problemi di confini, poiché nessuna potenza limitrofa è in grado di minacciarli. La faccia tosta americana riesce a presentare il crollo delle Torri Gemelle come un “attacco”, ed anche l’infiltrazione di migranti dal confine meridionale come una “invasione”, tanto da dover erigere un “muro”.
Si parla spesso dell’alternarsi negli USA di aspirazioni globali e di regressioni isolazioniste. In realtà non c’è nessuna alternanza e nessuna contraddizione, dato che è proprio l’isolamento geografico degli USA a consentire politiche militari, commerciali e finanziarie di carattere aggressivo a livello globale senza porsi problemi di stabilizzazione. La realtà dell’imperialismo americano non implica affatto l’esistenza di un impero americano.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


13/11/2019 @ 00:54:57
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