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La giornalista americana Jill Abramson, ex direttrice del “New York Times”, ha definito il Forum di Davos un “circolo di segaioli”; e infatti all’appuntamento annuale di Davos ormai non può mancare Javier Milei, resosi famoso appunto per le sue gesta di motosegaiolo nella campagna elettorale presidenziale. Una settimana fa il presidente argentino Milei ha pronunciato un altro discorso a Davos, citando l’economista di “scuola austriaca” Israel Kirzner, secondo il quale i socialisti non contestano al capitalismo di essere più efficiente in termini di produttività, bensì lo accusano solo di non essere giusto. C’è un sistema infallibile per prevalere in qualsiasi discussione, ed è quello di attribuire agli altri cose che non hanno mai detto. Tutto il castello di elucubrazioni messo in campo dai ghost writer di Milei si basa infatti su questa affermazione palesemente falsa. Non è affatto vero che la critica del capitalismo (o sedicente tale) si sia limitata all’aspetto etico; semmai il disastro etico del cosiddetto capitalismo viene evidenziato proprio dal carattere mistificatorio della sua narrativa efficientista. Uno degli innumerevoli esempi di fallimento in termini di efficienza del cosiddetto capitalismo, è lo stesso Milei, dato che, dopo due anni di trionfalismo “liberista”, è stato salvato da un prestito americano; in altri termini, Milei ha contratto un altro debito, che gli consente per qualche tempo di ripagare gli interessi sui debiti che ha col Fondo Monetario Internazionale.
Un’altra affermazione del tutto arbitraria di Milei è quella di presentare il Venezuela come prova del fallimento del socialismo. Se il Venezuela fosse davvero così disastrato come dice Milei, non ci sarebbe stato modo di derubarlo. I fatti dicono che è il Venezuela ad essere bersaglio della pirateria. I sequestri arbitrari delle petroliere da parte statunitense non sono l’unico esempio; infatti un altro atto di pirateria è stato commesso dalla Banca d’Inghilterra che ha sequestrato l’oro venezuelano col pretesto di un contenzioso tra il governo Maduro ed un presunto governo Guaidò; sennonché Guaidò ha rinunciato a qualsiasi ruolo politico, eppure l’oro venezuelano non è stato restituito. Fa quindi ridere che Milei dichiari che il cosiddetto capitalismo sia fondato sulla proprietà privata; in realtà è fondato anche (o soprattutto) sulla pirateria. Lo stesso sequestro di Maduro è stato commesso dagli USA in funzione dell’estorsione delle risorse venezuelane. Col pretesto dei diritti umani gli USA hanno sequestrato nove miliardi di dollari dell’Afghanistan, quindi non c’è paese così povero da non essere derubato. Il problema è che il termine “capitalismo” indica un mero principio giuridico riguardo all’assetto proprietario di un’impresa, che però non spiega nulla sul funzionamento reale del sistema; per quanto riguarda il “liberismo”, è una categoria mitologica, un libro di fiabe autocelebrative che fa da alone fumogeno e da alibi per comportamenti molto più prosaici, come l’assistenzialismo per ricchi e la pirateria. ... Continua a leggere...
Sono dieci anni che ci si impone il mantra secondo il quale Trump sarebbe un outsider avverso ai neoconservatori e a Soros, e soprattutto una deroga, o addirittura un attacco, al politicamente corretto; eppure le smentite a questa falsa tesi sono continue. Di recente Enrico Mentana ha avallato l’operato di Trump, dichiarando che senza la caduta del regime di Maduro non ci sarebbe stata la liberazione di Alberto Trentini, l’operatore umanitario italiano detenuto in Venezuela. Mentana ha anche sfidato i sostenitori del regime di Maduro a spiegare perché Trentini fosse in carcere senza processo e accuse. In realtà la sfida è male indirizzata, dato che qui non si tratta di sostenere nessun regime, ma semplicemente di smascherare dei paralogismi tipici del razzismo e del colonialismo. Anzitutto, Maduro non è “caduto”, ma è stato sequestrato insieme con la moglie. Ora, mentre Maduro viene imprigionato in base ad accuse e forse un processo, altrettanto non si può dire della moglie, che sembra essere diventata un dettaglio secondario per i media. Inoltre il sequestro di Maduro da parte di forze speciali statunitensi è costato circa centoquaranta morti, che evidentemente per Mentana rappresentano un trascurabile prezzo da pagare per ottenere la liberazione di un connazionale.
C’è anche da dire che non possiamo essere certi che Trentini fosse detenuto senza accuse, dato che l’informazione mainstream sul caso è risultata sempre “lacunosa”, per usare un eufemismo. Trentini era un dipendente dell’ONG Humanity & Inclusion, la quale dichiara di essere finanziata dall’USAID, l’agenzia del Dipartimento di Stato USA per interventi “umanitari” all’estero. Trump ha sciolto l’USAID e le competenze di questa agenzia del Dipartimento di Stato sono passate direttamente al Dipartimento di Stato; il che significa che, come si diceva una volta, le competenze sono passate da Ponzio a Pilato. Il fatto che lo stipendio di Trentini fosse pagato, del tutto o in parte, dal Dipartimento di Stato USA non prova nulla contro Trentini, che poteva benissimo stare in Venezuela per motivazioni esclusivamente umanitarie; prova invece moltissimo contro Mentana, il quale non considera minimamente il punto di vista del regime venezuelano, in base al quale è sospetto che gli USA ti sanzionano l’economia mettendo in ginocchio il tuo sistema sanitario, e intanto finanziano una ONG umanitaria che si insedia sul territorio venezuelano con la motivazione di assistere dei disabili, la cui condizione è stata penalizzata proprio dalle sanzioni USA. Ciò ovviamente non prova di per sé che l’ONG Humanity & Inclusion sia un’agenzia di spionaggio e infiltrazione, ma spiega, anche se non giustifica, perché un suo operatore fosse indagato e detenuto. Può darsi che la detenzione fosse una coercizione per estorcere informazioni e confessioni da parte di Trentini, ma questa sarebbe esattamente l’accusa che molti dei nostri politici di governo hanno rivolto alla magistratura italiana, cioè di usare la “custodia cautelare” non per impedire l’inquinamento delle prove, bensì per acquisirle usando la detenzione come strumento di pressione. Si potrebbe dire che tutto il mondo è paese.
Cade quindi la narrazione ufficiale, sostenuta anche da Roberto Saviano, secondo la quale Trentini sarebbe stato preso come ostaggio esclusivamente in quanto italiano e allo scopo di ottenere l’estradizione di un nemico di Maduro. Su un piano retorico Saviano appare come inflessibile critico di Trump, ma sul piano pratico prevalgono invece gli assist. Non è poi così difficile convincerci che il regime di Maduro sia corrotto, brutale, dispotico e incompetente; decisamente più ostico è farci credere che i guai del Venezuela siano cominciati con Chavez e Maduro, come se il massacro operato a Caracas nel 1989 dalla Guardia Nazionale non ci fosse mai stato. Ma se quelle centinaia di morti fossero un crimine ascrivibile a Chavez o Maduro, allora se ne parlerebbe, eccome. ... Continua a leggere...
Capita persino a Trump di dire ogni tanto qualcosa di concreto; infatti qualche giorno fa ha dichiarato che sarebbe suo obbiettivo raggiungere il trilione e mezzo di dollari in spese militari, il che significa millecinquecento miliardi secondo la nozione anglosassone di trilione; un aumento di oltre il 50% rispetto al bilancio attuale di circa novecento miliardi. Trump dice che grazie ai dazi è aumentato il gettito fiscale (i dazi sono tasse sui consumi), per cui sarebbe ora possibile costruire un “esercito da sogno”. In realtà con questa cifra di spesa militare a sognare di più sono gli appaltatori del Pentagono.
Non sarà possibile arrivare a un trilione e mezzo con le sole entrate fiscali, perciò occorrerà fare altro debito pubblico, che l’anno scorso ha sforato la cifra record di 37 trilioni (trentasettemila miliardi) di dollari. Per evitare il default il limite del debito è stato dilatato di altri cinque trilioni.
Se si seguono i soldi si capisce anche chi comanda veramente negli USA: infatti il capo della sottocommissione senatoriale al bilancio federale (quella che gira il rubinetto dei soldi) è il neoconservatore Lindsey Graham. Lo schema neocon è quello di muovere i soldi, che nel loro movimento determineranno i fatti compiuti, e le narrazioni ideologiche faranno da decorativo o, al più, da spot pubblicitario. In base alla narrazione pseudo-ideologica i neocon dovrebbero essere i più accaniti nemici di Trump, e invece ne sono i maggiori sostenitori. Gli osservatori americani riscontrano che la promessa di Trump di aumentare del 50% le spese militari fa “sbavare” il leader neocon Lindsey Graham.
Graham è esattamente nella condizione della faina che amministra la stia dei polli, dato che è un lobbista dichiarato di uno dei maggiori appaltatori del Pentagono, cioè la Boeing. In un viaggio a Taiwan Graham ha pubblicamente sollecitato il primo ministro taiwanese ad acquistare aerei Boeing prodotti nel suo collegio elettorale in Carolina del Sud. Il dettaglio buffo è che per senso di cortesia l’interprete cinese aveva omesso di tradurre questa frase così spudorata che faceva apparire Graham come un piazzista. Il fatto ha procurato molte critiche all’interprete, non a Graham. ... Continua a leggere...
C’è voluto qualche giorno perché il lessico si adeguasse a quanto effettivamente accaduto a Caracas. Nelle prime ore era toccato di udire la parola “cattura” persino da parte di insospettabili voci di opposizione; solo dopo si è passati a termini più appropriati come rapimento o sequestro. Del resto siamo nell’epoca della neolingua; non a caso i colpi di Stato ora vengono chiamati “regime change”.
Acclarato che Maduro e sua moglie sono stati oggetto di un sequestro di persona, bisognerà capire che fine possano fare le accuse di narcotraffico nei loro confronti, dato che la difesa sarebbe fin troppo facile. Nel 1993 la CBS riportò la notizia secondo cui la CIA aveva spedito negli USA tonnellate di cocaina dal Venezuela; ciò nell’ambito di una “operazione antidroga” (sic!). Era stata proprio la CIA a convincere il personale delle unità antidroga venezuelane a partecipare al traffico. Il caso finì complessivamente a tarallucci e vino; ci fu una volata di stracci per cui qualche dirigente della CIA fu costretto a dimettersi per andare a ricoprire posti più remunerati in aziende private, ed anche agenti di polizia venezuelani vennero indagati nel loro paese. Con questi precedenti è molto difficile che Maduro possa subire un processo pubblico, per cui l’amministrazione Trump dovrà inventarsi qualcosa. Questo è probabilmente il motivo per cui viene tenuta in ostaggio anche la moglie di Maduro, in modo da poter costringere il marito a rispettare il copione.
Se non ricattato sui sentimenti, Maduro potrebbe facilmente tirarsi fuori anche dal contenzioso per il petrolio, ricordando che già nel 1977, più di venti anni prima di Chavez, vi furono tentativi di nazionalizzazione del petrolio venezuelano e di allineamento ai prezzi OPEC. La solita CIA cercò a suo tempo di screditare i politici venezuelani che avevano osato contrariare le multinazionali statunitensi, affermando che negli anni ‘60 era la stessa CIA a pagarne i servizi. La notizia di fonte CIA era plausibile; ma non rilevante: può darsi che i politici venezuelani si fossero prima venduti e poi ravveduti; oppure, più probabilmente, che avessero trovato chi li pagava meglio. Sta di fatto che la crescente difficoltà degli USA di gestire il petrolio venezuelano era evidente dagli anni ’70, e quindi non è stata dovuta a cause ideologiche come il neo-bolivarismo di Chavez. L’ossessione anglo-americana per i “regime change” è un autoinganno per aggirare problemi oggettivi come l’insufficienza di capitali da investire nei paesi che si vorrebbe colonizzare. Il regime più filo-statunitense dell’America Latina è in Argentina, dove è stato insediato il motosegaiolo Milei, un fantoccio della CIA confezionato a tavolino e lanciato tramite manipolazioni elettorali e mediatiche. Eppure per l’estrazione e raffinazione delle sue materie prime, l’Argentina dipende molto più dagli investimenti cinesi che da quelli statunitensi; ed è questo il motivo oggettivo per cui il dollaro perde terreno nei confronti dello yuan. Trump ripete spesso che vuole prendersi il petrolio e le terre rare; in tanti si suggestionano e poi lo ripetono appresso a lui, dimenticando che tra il dire e il fare c’è di mezzo una cosa che si chiama investimenti. Nonostante le aggressioni militari, le manipolazioni e le infiltrazioni della CIA, gli USA non riescono ad ovviare al fatto di non avere più un apparato industriale in grado di assorbire l’offerta di materie prime e di trasformarle prima in prodotti e poi in capitali da reinvestire. I sogni porno-affaristici di Trump trovano un insormontabile ostacolo nell’eccessiva dipendenza degli USA dai capitali altrui. ... Continua a leggere...
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