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"Politically correct" è l'etichetta sarcastica che la destra americana riserva a coloro che evitano gli eccessi del razzismo verbale. "Politicamente corretto" è diventata la locuzione spregiativa preferita ovunque dalla destra. In un periodo in cui non c'è più differenza pratica tra destra e "sinistra", la destra rivendica almeno la sguaiataggine come proprio tratto distintivo."

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Di comidad (del 30/06/2022 @ 00:03:20, in Commentario 2022, linkato 53 volte)
Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha proclamato lo stato di emergenza idrica, le altre Regioni del Nord si sono accodate, mentre il governo vara a riguardo l’ennesimo decreto emergenziale. Una volta le emergenze idriche, e le emergenze in genere, erano roba da “Terroni”, da Regioni sottosviluppate del Sud. L’Italia si “meridionalizza”, cioè sempre più aree svolgono il ruolo di colonia deflazionista, quindi vengono pauperizzate per tenere bassa la domanda di beni e l’inflazione in Europa. Ciò non vuol dire affatto che le gerarchie interne all’Italia, tra Regioni di serie A e Regioni di serie B, non vengano preservate.
Dal 2020 la Lombardia, la “Regione modello”, si è appropriata della bandiera dell’emergenzialismo, imponendo a tutto il Paese un’emergenza sanitaria basata sull’impedire le cure ordinarie. Se l’emergenza pandemica fosse nata in qualche parte del Sud, sarebbe rimasta una vergogna locale; invece nel marzo del 2020 il governo impose il lockdown a tutta Italia in ossequio alla Regione leader. Da quando Milano è diventata la capitale delle emergenze, queste non sono più considerate un marchio di infamia o una prova di arretratezza civile, bensì uno status symbol, un’occasione per dimostrare determinazione ed efficienza. I servizi televisivi ci mostrano la popolazione lombarda che si sottopone responsabilmente alla disciplina emergenziale dando prova del proprio grado di civiltà. La siccità non è più roba da sottosviluppati meridionali perché ora c’è il riscaldamento globale, il nuovo mantra del politicamente corretto, e quindi il razionamento idrico rientra tra i luminosi destini dell’Umanità, perciò Fontana (proprio il nome adatto) è un pioniere. Non che il politicamente corretto sia un ombrello molto affidabile: i Curdi erano i beniamini del politicamente corretto, ma questo non li ha salvati dalle grinfie di Erdogan. Quando un giornalista ha chiesto conto a Draghi del mercimonio della NATO sulla pelle dei Curdi, il nostro mirabolante Presidente del Consiglio ha farfugliato qualcosa, cavandosela con un: chiedetelo a Svezia e Finlandia. Finissimo, come sempre.
Non si può dire che la questione dell’approvvigionamento idrico al Nord si sia affacciata di colpo. Dopo le grandi secche del Po del 2017, anche nel 2019, già in pieno inverno, la situazione appariva compromessa e la necessità di un riassetto idrogeologico appariva un impegno ineludibile per la giunta di Attilio Fontana. Gli anni invece sono passati ed in questo mese di giugno l’emergenza idrica è stata annunciata con toni trionfali. Il dio Po, tanto celebrato dall’Umberto Bossi in versione para-nazista degli anni ’90, nei fatti è stato bistrattato dagli amministratori leghisti. Mentre il buco in Val di Susa ci veniva spacciato come indispensabile per non essere costretti a superare le Alpi a dorso di mulo, ci si è invece “dimenticati” della vera priorità per il Nord, il riassetto idrogeologico del bacino del Po. Anni di incuria nella gestione ordinaria del territorio ora vengono premiati con lo strapotere assicurato dalla gestione emergenziale; uno strapotere che non assicura affatto prestazioni migliori rispetto a una gestione ordinaria, ma solo minore trasparenza e maggior margine di abuso.

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Di comidad (del 23/06/2022 @ 00:17:39, in Commentario 2022, linkato 5554 volte)
Un po’ di sano realismo dovrebbe metterci in guardia quando ci viene attribuita troppa importanza, dato che, come è noto, del nostro parere non gliene frega niente a nessuno. Tutta questa attenzione dei media e dei sondaggisti circa l’opinione degli Italiani sull’invio di armi all’Ucraina, quindi sa molto di espediente per veicolare altri messaggi. Come ci è stato spiegato dal segretario della NATO Stoltenberg, la guerra sarà “lunga”. Lunga quanto? Probabilmente finché gli farà comodo farci credere che una guerra in corso ci sia. Se qualcuno obietta all’invio di armi, dicendo che così si allunga la guerra, a Stoltenberg gli va bene, perché è proprio alla guerra lunga che dobbiamo credere fideisticamente. Mentre risulta irrealistica la prospettiva di una prosecuzione della mitica “resistenza ucraina” (ammesso che ancora ci sia), si fa invece sempre più concreta l’eventualità di uno scontro nucleare con la Russia, dato che la UE e la NATO procedono in base ad un automatismo irresponsabile.
Poco attendibili appaiono anche i bollettini di guerra che ci vengono propinati a proposito delle perdite sul campo, a livelli da prima guerra mondiale. In realtà nella prima guerra mondiale si trattava di soldati di leva, a cui gli alti comandi non davano alcuna considerazione, dato che erano facilmente sostituibili. Altra cosa è quando bisogna mandare all’attacco soldati professionali, il cui addestramento rappresenta un costo pesante e perciò non sono agevolmente rimpiazzabili. Non è neppure facile indurre i soldati ad attaccare quando le condizioni siano sfavorevoli, e infatti durante la prima guerra mondiale si ricorreva massicciamente alla fucilazione non solo dei disertori ma anche degli “sbandati”, che spesso erano solo quelli che erano rimasti vivi dopo un attacco fallito. L’anno scorso in parlamento si è pensato anche di riabilitare le vittime di tante fucilazioni sommarie, perché, quando si tratta di crimini di più di cento anni fa, si può anche essere equanimi.
Il politicamente corretto non è poi così severo, consente persino di fare gli “antimilitaristi”, magari di sognare un mondo senza guerre, nel quale i soldi per le armi vengano utilizzati per distribuire miliardi di dosi di vaccino ai poveri del mondo, che, si sa, non aspettano altro. Non ci si è accorti infatti che anche la pandemia, le campagne vaccinali e i passaporti sanitari rientravano nella militarizzazione della società e dell’economia, usando allo scopo uno pseudonimo della guerra, cioè l’emergenza. Proclamando l’emergenza bellica, il governo Draghi ha ricondotto il concetto di emergenza alla sua matrice originaria.

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Di comidad (del 16/06/2022 @ 00:11:15, in Commentario 2022, linkato 5765 volte)
Negli Stati Uniti, date le distanze, il flusso di benzina è come la circolazione sanguigna della società. Il fatto che negli USA, che pure sono uno dei maggiori produttori di petrolio, il prezzo della benzina sia raddoppiato in meno di un anno, mette in crisi la tenuta sociale del Paese. I nostri servizi segreti dovrebbero tenere d’occhio anche l’insospettabile agenzia ANSA, che dà conto dei malumori del popolo americano, sottolineando che esso non crede a Biden quando questi cerca di scaricare la colpa degli aumenti su Putin.
La crisi energetica era conclamata già dallo scorso anno. Vi fu anche un Consiglio dei Ministri dell‘Energia europei che si risolse con un nulla di fatto, concludendo che gli approvvigionamenti e i contratti fossero affare dei singoli Paesi. Nello scorso mese di dicembre era chiaro a tutti che si sarebbe andati incontro ad un anno drammatico sul tema dell’energia. Nello stesso periodo in Italia fu convocato ben tre volte il Consiglio dei Ministri durante le festività natalizie, ma non per parlare di energia, bensì per prendere provvedimenti vessatori nei confronti dei non vaccinati. Per il governo Draghi la priorità era, ed ancora è, quella di irreggimentare e controllare la popolazione.
Dopo due anni di grancassa sulle mirabilie del Recovery Fund, ci si fa sapere adesso che l’Italia è nei guai, poiché la Banca Centrale Europea, dopo la chiusura del PEPP a marzo, dal primo di luglio cesserà anche l’ultimo programma di acquisti del debito pubblico dei Paesi europei, l’APP. La sopravvivenza dell’Italia quindi non era legata ai quattro spiccioli ed ai prestiti del Recovery Fund, ma alla creazione di moneta da parte della BCE. I soldi che l’Italia deve alla BCE sono puro esercizio contabile, dato che si tratta di denaro creato dal nulla. I prestiti del Recovery Fund invece vanno restituiti e comportano innumerevoli vincoli. E allora si dovrebbe spiegare perché il governo Draghi, a differenza degli altri Paesi europei, non ha approfittato fino in fondo della fonte miracolosa della BCE ed ha tenuto invece a far indebitare l’Italia anche col Recovery Fund. Sarebbe però un errore sopravvalutare il ruolo personale di Draghi, poiché si tratta di uno schema di potere consolidato e ricorrente, per cui qualsiasi altro Presidente del Consiglio avrebbe fatto lo stesso.
Ancora una volta i vincoli sono stati cercati e creati ad arte, a dimostrazione che la vera priorità dell’oligarchia nostrana non è affatto la tenuta dell’economia, bensì il controllo sociale in quanto tale. La capacità di esercitare il controllo sociale è il percorso di grandeur e di status internazionale che storicamente l’oligarchia italica si è delineato. Si tratta di un fenomeno di auto-colonialismo, nel quale l’oligarchia di un Paese stabilisce un “vincolo esterno” che serve da ombrello e da alibi per giustificare l’oppressione della propria popolazione. Aver ridotto l’Italia ad un laboratorio delle multinazionali consente agli oligarchi italiani di inserirsi nel giro delle lobby che contano. Si entra dalla porta di servizio, ma l’arte dei servi sta nel saper rendersi indispensabili.

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Di comidad (del 09/06/2022 @ 00:09:20, in Commentario 2022, linkato 5859 volte)
Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha dichiarato che il cosiddetto Reddito di Cittadinanza fa concorrenza ai salari e quindi disincentiva al lavoro. La risposta del segretario della CGIL, Maurizio Landini, si è mossa su percorsi ovvi, invitando gli industriali a pagare di più i lavoratori. Mancava nella risposta di Landini un’altra osservazione, altrettanto ovvia, ma più decisiva, e cioè perché faccia tanto scandalo una minima forma di assistenza per i poveri, e non ci si scandalizzi invece, per il sistema delle sovvenzioni statali alle imprese, che, tra l’altro, comporta molti più abusi e ruberie di quelli imputati al reddito di cittadinanza.
Sarebbe ora infatti di occuparsi di quello che viene correttamente chiamato il “liberismo reale”, che non è affatto una libera competizione in un mitico “mercato”, bensì una prassi consolidata di assistenzialismo per ricchi. Il sedicente liberismo, o presunto neoliberismo, è avvolto di leggende mediatiche e anche di icone, che ciascuno può interpretare in chiave positiva o negativa, a patto di rimanere nell’ambito della disinformazione e della falsificazione dei dati di fatto.
L’eroina del neoliberismo per antonomasia, il primo ministro britannico Margaret Thatcher, è passata alla Storia per aver “diminuito le tasse”. Per fortuna oggi c’è internet, quindi si può anche non dipendere dai giornalisti, ma consultare direttamente le fonti. Sul sito della Fondazione Margaret Thatcher si può accedere all’archivio sull’attività di governo della presunta “Lady di Ferro”, dove si scopre che effettivamente la Thatcher ha diminuito drasticamente l’imposizione fiscale diretta sulle persone fisiche e sulle aziende, ma compensandola con un aumento della fiscalità indiretta, come l’IVA e le accise sulla benzina. Non c’è stata perciò nessuna diminuzione del carico fiscale complessivo, semmai un trasferimento di risorse fiscali dai poveri ai ricchi, poiché le tasse sui consumi colpiscono i redditi più bassi. Gli agi che si regalano i ricchi (automobili, viaggi, ville, yacht, eccetera) vengono invece caricati sui bilanci delle loro aziende o dei loro studi professionali come spese di rappresentanza.
Non è dunque vero che il liberismo comporti diminuzione delle tasse, bensì esclusivamente la diminuzione delle tasse ai ricchi, finanziata con un aumento della tassazione sui poveri. L’aneddotica agiografica narra che la Thatcher abbia dotato gli uffici pubblici di cartelli su cui era scritto: “Non esiste il denaro pubblico ma il denaro del contribuente”. Per essere più precisa la signora avrebbe dovuto chiarire che si tratta dei contribuenti poveri, e che è la fiscalità che grava sui poveri la gallina dalle uova d’oro su cui si regge il cosiddetto capitalismo.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


30/06/2022 @ 06:42:24
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