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"Il vincolo statale funziona come un pastore che tiene unito il gregge, ma solo per metterlo a disposizione del predatore."

Comidad (2014)
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Di comidad (del 23/09/2021 @ 00:17:21, in Commentario 2021, linkato 5838 volte)
Lo schema di colpevolizzazione è sempre lo stesso, quello che si usa quando un bambino rifiuta un cibo particolarmente nauseante: pensa ai bambini poveri che non hanno da mangiare. Oggi lo schema viene adoperato in modo anche più spudorato e ipocrita verso coloro che non si vaccinano: pensa ai Paesi poveri dove vorrebbero vaccinarsi e non possono (ma quando mai!?). Nel 2011 lo schema di colpevolizzazione fu rilanciato in occasione delle cosiddette “Primavere Arabe”: qui in Occidente avete la democrazia e la disprezzate ed invece nei Paesi poveri la invocano. Si creò così il clima adatto per la prima guerra imperialistica politicamente corretta, addirittura “di sinistra”, cioè l’aggressione contro la Libia in “soccorso” del popolo libico. La sedicente “sinistra” smarriva da allora in poi tutti i suoi punti di riferimento storici, in nome di un’infantilizzazione totale, per cui ogni abuso può essere giustificato con predicozzi morali e con la gratificazione di fare dispetto al cattivo di turno: nel 2011 il dispetto era contro il Buffone di Arcore, ritenuto amico di Gheddafi, oggi è contro Salvini o la Meloni.
A distanza di dieci anni dalla eliminazione di Gheddafi e del suo regime, la Libia è nel caos della guerra civile ed è diventata terreno di scontro per potenze straniere. Ma chi ha detto che esportare la democrazia non è servito? Nel caso della Libia è servito, eccome; anche se ovviamente non alla Libia. Il Fondo Sovrano libico, di circa 68 miliardi di dollari, è stato “congelato” nel 2011 dall’ONU, ma mai riconsegnato al governo di Tripoli, pur riconosciuto dalla stessa ONU. La condizione per la restituzione è che il governo di Tripoli dimostri di essere in grado di assicurare la stabilità del Paese. Ma se il governo non ha i soldi come può crearsi i consensi costruendo infrastrutture e distribuendo reddito? Grazie a questo dilemma irrisolto i fondi rimangono congelati, cioè utilizzati da qualcun altro, perché i capitali non rimangono mai davvero fermi e “congelati”, il modo di riciclarli si trova sempre.
L’aggressione contro la Libia di dieci anni fa sembrava all'inizio inquadrabile nei canoni del colonialismo classico, dato che c’era l’evidente tentativo franco-britannico di sloggiare l’Italia e l'ENI dal Nord Africa per conquistare il controllo sia delle risorse petrolifere, sia della sponda meridionale del Canale di Sicilia. Ma l’orgia di politicamente corretto avrebbe già dovuto avvertire che i concetti di vittoria, conquista controllo del territorio, persino la stessa concezione storica della guerra, si andavano dissolvendo per lasciare il posto ad una destabilizzazione permanente. La mobilità dei capitali non è compatibile con la stabilità politica ed economica. Investendo o depositando le sue risorse finanziarie all'estero, la Libia è diventata un ostaggio e una preda; e molti altri Paesi sono nella stessa condizione.

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Di comidad (del 19/09/2021 @ 00:36:09, in Storia, linkato 3519 volte)
Una testimonianza di Giosuè Vezzuto,
nato a Ischia il 6 luglio 1924, professore in scienze, chimica e geografia.

GINO LUCETTI NELL’ISOLA D’ISCHIA

Il 16 settembre 1943. Discussione con Gino Lucetti.
Estratto dai miei appunti autobiografici

Qualche giorno dopo l’8 settembre 1943 in Ischia vedemmo passeggiare insieme un gruppetto di uomini non ischitani. Venimmo a sapere che erano ex detenuti politici confinati a Ventotene, liberati dagli Alleati e sistemati nello stabilimento militare Francesco Buonocore a Porto d’Ischia.
Io e i miei amici – mi riferisco a Franco Buono, ai fratelli Michele ed Enrico Longobardi, a Enzo Baldino, a Salvatore D’Ambra, a Coppola – eravamo desiderosi di conoscerli per poter discutere di politica. Da loro c’era molto da apprendere.
La dittatura fascista circoscrisse e delegittimò la cultura politica. Quella vera, nel suo ampio significato. E la limitò solo alle sue idee. Cosa che fanno tutte le dittature. C’era infatti a riguardo un “hic sunt leones”. Per cui noi studenti liceali eravamo, in politica, in uno stato di grande e grassa ignoranza. Che sentivamo con sofferenza, eccome, dentro di noi. E che ci spingeva, con avido desiderio, come affamati ed assetati, verso dove si poteva trovarla.
Riuscimmo a stabilire con gli antifascisti un contatto. E alla sera, mentre essi passeggiavano, noi potevamo unirci a loro ed ascoltarne i discorsi. Ogni tanto ci permettevamo di fare qualche domanda. Eravamo timidi ed impacciati nei loro confronti. Quasi sempre parlava un albanese. Non ho mai saputo il suo nome, perché, in verità, non l’ho mai chiesto. Questi era basso e tarchiato. Forse questi due caratteri fisici potrebbero farlo individuare, perché doveva essere un personaggio di spicco del rigido e rigoroso partito comunista albanese. Gli altri antifascisti lo ascoltavano con un gelido silenzio o fingevano di ascoltare i suoi monologhi. Cioè era un tipo che, come si dice volgarmente, “rompeva i timpani”. Ho ancora ben impresso nella mia mente alcune sue frasi. Eccone una: “Io sarò paracadutato in Albania dagli Alleati perché io devo capitanare la rivolta antinazifascista”. A parte la sfacciata millanteria, non mi sembrava il tipo adatto né per l’età, né per il fisico, ad essere paracadutato. Poi io mi meravigliai che potesse esternare e rendere di pubblica ragione un importante segreto militare. Noi eravamo educati ed abituati al motto fascista: “Taci, il nemico ti ascolta!”
Quella sera, in cui l’albanese pronunciò la citata frase, ero vicino ad un simpatico giovane greco. Simpatico da ogni punto di vista: per aspetto fisico e per comportamenti personali. Gli chiesi: “Anche tu sarai sbarcato in Grecia”. Usai la parola “sbarcato” perché mi sembrava la più adatta. E lui, con molta tranquillità e discrezione abbassò semplicemente le palpebre degli occhi per dire sì. Quanta differenza con l’albanese! Quanta modestia e serietà! Dopo di che mi resi conto perché gli Alleati erano così generosi con gli antifascisti: non facevano niente per senza niente.
Un’altra frase dell’albanese, che ricordo benissimo, fu: “Le guardie carcerarie sono crudeli aguzzini”. Io mi permisi di intervenire nel suo monologo e dissi: “Ma non tutti”. “Tutti! Tutti! Tutti!” Questa fu la sua violenta ed arrabbiata risposta.
Papà era una guardia carceraria e non era “un crudele aguzzino”. Chi ha conosciuto mio padre può confermarlo sinceramente. Quindi, se prima per istinto non mi era simpatico, allora dopo la sua stizzosa risposta, lo odiai. Indubbiamente. E non lo ascoltai più. Perciò mi misi a discutere col simpatico e gentile giovane greco. Tra di noi si stabilì una buona amicizia. Lui voleva migliorare il suo italiano ed io l’ho aiutato. Io volevo leggere i giornali che loro ricevevano ogni giorno. E lui me li dava. Così ebbi l’occasione di leggere giornali di cui ignoravo l’esistenza: L’Avanti, l’Unità, Bandiera Rossa, il Giorno. Per inciso faccio notare che in quel tempo, a Ischia, in commercio non si trovava nessun giornale. Questa situazione durò un bel po’.

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Di comidad (del 16/09/2021 @ 00:12:48, in Commentario 2021, linkato 5590 volte)
Non c’è quasi nulla di ciò che sta facendo Draghi che non potesse fare anche Conte, Green Pass compreso. Il “quasi” si riferisce all'unica cosa che Conte non poteva fare, cioè imbarcare la Lega nel governo per ottenerne l’omertà; all’inizio l’omertà riguardava il Recovery Fund, facendo finta di non vedere che non è un aiuto ma nuovo debito e nuovi vincoli.
Oggi l’omertà è sul Green Pass, ed è un’omertà remunerativa, visto che c’è da partecipare alla gestione del business delle app di certificazione sanitaria. I tempi tecnici per l'introduzione del Green Pass comportano pause e rallentamenti; ciò può essere utilizzato politicamente dalla Lega, per accreditarsi presso il proprio elettorato come la forza che frena gli eccessi del governo. I ritardi e gli intoppi tecnici nell'applicazione del Green Pass vengono spacciati da Salvini come propri successi.
L'unico motivo che poteva giustificare la formazione del governo Draghi era questo gioco delle parti, cioè una complicità leghista spacciata come opposizione interna al governo. La presenza della Lega è l’unica vera ragione sociale dell’attuale governo ed è l’unico motivo per cui è stato ripescato Draghi. Ovviamente per i media non è facile narrare questa situazione, perciò i commentatori finiscono per avvitarsi nelle proprie menzogne. I media ci assicurano che l'introduzione del Green Pass ha incontrato il consenso della stragrande maggioranza degli Italiani, tranne le solite frange di no-vax. In tal modo risulta impossibile spiegare i motivi di questa apparente conflittualità nel governo, di un Draghi in perenne lotta con un Salvini di cui non si decide a liberarsi. Se la Lega non stesse distribuendo contentini al proprio elettorato, che anzi non la seguirebbe in queste battaglie, allora perché Salvini insiste nell’agitarsi?
Ecco che si affacciano le spiegazioni “esoteriche” alla Ezio Mauro, che ci descrive una specie di energia negativa che si condensa in grumi reazionari, una specie di gara tra Salvini e la Meloni nell’assecondare le tendenze oscurantiste di una parte minoritaria della società. L’opinione pubblica “progressista” viene così educata a temere l’espressione dei bisogni dei poveri, che sono preda dell’irrazionalità, ed a fidarsi dei banchieri, l’unico argine “razionale” contro la barbarie latente nel popolo.
La realtà però è che il Green Pass ha spaccato il fronte dei vaccinofili, poiché ha reso evidente che non vi sarà fine all’emergenza, quindi ha tolto credibilità alla stessa campagna vaccinale. Le giustificazioni del Green Pass sono cominciate con la menzogna del poter stare in sicurezza in ambienti affollati; poi, dopo la menzogna A, quasi subito è arrivata la menzogna B, affidata al divo televisivo dottor Crisanti e rilanciata dal giornalista Travaglio, cioè che il Green Pass serva da surrogato dell'obbligo vaccinale per indurre i riottosi a vaccinarsi. Il messaggio implicito del Green Pass è invece l'opposto: vaccinarsi non ci farà tornare alla normalità, anzi nuove restrizioni sono in arrivo. Ci avevano detto che vaccinandoci saremmo tornati alla normalità; ora ci dicono che per tornare alla “libertà” ci vuole il Green Pass. La reazione scontata è stare in attesa di cos'altro si inventeranno per prolungare l’emergenza. Minacciare l’obbligo vaccinale è a sua volta un nonsenso, poiché può solo indurre molti ad aspettare che l’obbligo sia effettivo per vaccinarsi senza dover firmare la liberatoria, che per parecchi cittadini è la vera pietra dello scandalo.

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Di comidad (del 09/09/2021 @ 00:06:44, in Commentario 2021, linkato 6513 volte)
In un racconto di Vitaliano Brancati un tale deve spiegare alla moglie i motivi della propria avversione per Mussolini, e perciò enumera le vessazioni che gli vengono imposte, dalle adunate alla camicia nera. A questo elenco la moglie gli replica con un irridente “Tutto qui?”; e allora il protagonista del racconto rimpiange di non aver avuto le capacità espressive di un Leopardi per pronunciare un inno alla libertà. In realtà la libertà poteva anche essere lasciata da parte, preferendo un’osservazione più prosaica: non esiste istupidimento a costo zero.
Quando il nostro presidente Mattarella, in un’occasione solenne, se ne esce con uno slogan del repertorio nostalgo-fascista come “la libertà non è licenza”, abbassa drasticamente il livello della comunicazione, contando di uscirne indenne grazie al culto della personalità di cui è fatto oggetto; magari sarà pure così, ma intanto l’effetto di disincanto lo ha provocato lo stesso. Dire scemenze nelle occasioni ufficiali fa parte della funzione presidenziale, ma anche con le scemenze c’è una soglia da non oltrepassare, una coerenza comunicativa da rispettare, e non si può attingere a qualsiasi repertorio.
La libertà è limitata dalla legge, e quindi un cittadino non dovrebbe essere vessato e umiliato per aver violato una legge che non c’è, invece è quello che sta accadendo da noi. L'obbligo vaccinale rimane allo stadio di minaccia, di bluff, di trovata estemporanea da conferenza stampa. L’istituzione dell’obbligo sarebbe un atto autoritario ma almeno legalitario e sgombrerebbe il campo dall'attuale clima di intimidazione e di estorsione del “consenso informato”. L'obbligo vaccinale è quindi un bluff da andare a vedere per capire se il governo è davvero disposto a rinunciare sia al vantaggio di costringere i vaccinati a firmargli una liberatoria, sia all'opportunità di gerarchizzare e digitalizzare i rapporti sociali attraverso il green pass.
Che l'aumento dei vaccinati sia diventato una questione secondaria, ce lo conferma il ministro della “Salute” (?) Speranza, il quale ha dichiarato che neanche il 90% di vaccinati potrebbe bastare ad evitare nuove restrizioni. Come a dire che se vi vaccinate o no, a Speranza, come dicono a Roma, “nun gliene pò fregà de meno”. Neppure terze, quarte, ottantesime dosi di vaccino eviteranno ulteriori e massicce dosi di digitalizzazione di massa. Anzi, una quota residua di non vaccinati da spacciare per untori ed allevatori di varianti, sarà utile come alibi per perpetuare all'infinito l’emergenza.
Il vaccino è un gigantesco business, ma è niente rispetto al vero business in gioco: la digitalizzazione. Il Green Pass è uno strumento per digitalizzare tutti i rapporti del cittadino con la Pubblica Amministrazione. Si tratta di un tracciamento di massa a cui non si sfugge presentandosi col cartaceo, poiché anche quello sarà verificato elettronicamente.

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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


25/09/2021 @ 17:43:04
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