\\ Home Page : Articolo : Stampa
SI EVOCA IL FANTASMA SOVRANISTA PER DISTRARRE DALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA
Di comidad (del 10/06/2021 @ 00:07:48, in Commentario 2021, linkato 6107 volte)
Sarebbe giusto elargire ogni tanto una lode ai media mainstream per l’impegno profuso nel tenere tuttora in piedi la finzione sovranista. Attualmente il demone del sovranismo viene identificato dai media in un personaggio innocuo e puramente decorativo come Giorgia Meloni, che viene così esposta agli attacchi dei soggetti più disinformati e suggestionabili. Basterebbe il dato di fatto dell’adesione entusiastica di Fratelli d’Italia al grande raggiro deflazionista del Recovery Fund per smontare tutta la fasulla mitologia meloniana. Un'opposizione minimamente seria non potrebbe fare a meno di notare l’assurda sproporzione tra la miseria dei finanziamenti del Recovery Fund e la ridondanza delle sue vessatorie condizionalità, riscontrando quindi che il vero problema non è affatto la Germania ma l'odio di classe delle oligarchie nostrane, che usano la sponda tedesca per opprimere i lavoratori. Ma a cos’altro servono i media, se non a nascondere l'evidenza?
Analizzando il contesto, si possono comprendere altre motivazioni per cui la finzione sovranista deve essere perpetuata. Un po’ di inflazione darebbe qualche sollievo ai debitori, perciò dalla lobby dei creditori, cioè le multinazionali finanziarie, già partono messaggi che agitano pretestuosamente lo spauracchio di una grande inflazione che sarebbe alle porte. Nel corso di quest’anno le iniezioni di liquidità e le agevolazioni fiscali da parte dei governi hanno alimentato la domanda di materie prime per la produzione. Ciò ha determinato in Europa una piccola ripresa dell’inflazione, che in media si attesta leggermente al di sotto del fatidico 2%, considerato dalla Banca Centrale Europea come obbiettivo desiderabile.
Nonostante le maggiori importazioni di petrolio, il cui prezzo si sta riavvicinando ai 70 dollari, la bilancia commerciale italiana è ancora in forte attivo; un attivo dovuto non tanto alla vitalità delle esportazioni, ma al fatto che le importazioni di materie prime non hanno toccato livelli significativi. Se vi fosse davvero in vista una grande ripresa produttiva, un piccolo deficit della bilancia commerciale sarebbe inevitabile, proprio per le maggiori importazioni di materie prime. Visto che questo deficit commerciale non c’è, vuol dire che non vi sono nemmeno i segnali di un vero rilancio della produzione e dell’occupazione.

Nell’area dell’euro quindi l’Italia sta ancora svolgendo il ruolo di colonia deflazionistica. Quando occorre “raffreddare” l'inflazione, la prima domanda da colpire non è quella di beni di consumo, bensì quella di materie prime. Esistono a questo scopo le colonie deflazionistiche, che sono un po’ come delle valvole per diminuire la pressione: queste aree vengono deindustrializzate in modo che l'inflazione rimanga bassa, permettendo così ad altre aree privilegiate di svilupparsi. La presenza di aree “in via di sottosviluppo” quindi non è un “problema” ma una funzione fisiologica del capitalismo, anche se l’ipocrisia istituzionale ovviamente non lo ammetterebbe mai. In Italia il ruolo storico di colonia deflazionistica è stato svolto dal Meridione, con lo schermo dei fumi e delle liturgie della menzognera “Questione Meridionale”. Nell'ambito dell'area euro, il ruolo di colonia deflazionistica spetta adesso all'Italia, con la parziale eccezione della Lombardia.
Il giornalista contorsionista Ezio Mauro ha cercato di spiegarci come la nascita del governo Draghi sia l’effetto di un fallimento della “politica”. In realtà ciò che è saltato, e non da oggi, è l'equilibrio dei poteri tra il parlamento e la presidenza della Repubblica. Ad avvantaggiarsi di questo ennesimo colpo di mano presidenziale, è stato un partito politico che, con questo nuovo governo, ha assunto un ruolo preminente: la Lega.
Con le sue capacità mistificatorie e camaleontiche la Lega è riuscita persino ad accreditarsi per un certo periodo come partito “sovranista”, mentre invece rimane quello che è sempre stata, un partito separatista ed anche europeista, poiché solo l’Unione Europea potrebbe fornire un ombrello “giuridico” a forme di secessione virtuale. L'anno scorso il presidente della Regione Lombardia, il leghista Attilio Fontana, è stato il grande inventore dell’emergenza Covid in funzione del protagonismo lombardo. Nello stesso periodo Fontana annunciava che il suo obbiettivo era di rilanciare la “autonomia differenziata”, conferendo alla Lombardia anche la possibilità di farsi una propria politica estera.
Uno dei primi atti del governo Draghi è stato appunto quello di rilanciare l’autonomia differenziata, promulgandone i decreti attuativi. A dispetto delle gradassate e delle annesse figuracce rimediate dalla Regione Lombardia durante l’emergenza Covid, la questione della autonomia lombarda è ancora al centro della politica italiana. Solo che l'opinione pubblica non ne va messa al corrente, perciò è bene che si balocchi ancora con l’inesistente minaccia sovranista.