\\ Home Page : Articolo : Stampa
LA DISFATTA AUTOINFLITTA DELL'IMPERIALISMO AMERICANO
Di comidad (del 24/06/2021 @ 00:35:43, in Commentario 2021, linkato 5966 volte)
Si narra che Cesare, giunto ad Alessandria d’Egitto, rimase contrariato quando il re Tolomeo gli offrì in dono la testa mozzata del suo avversario Pompeo. La reazione di Cesare fu del tutto conseguente. Pompeo era pur sempre un romano, un aristocratico romano, perciò il fatto che uno straniero avesse preso l'iniziativa di tradirlo e di ucciderlo, violava il senso della gerarchia di un altro aristocratico romano come Cesare. Anche nelle leccate bisogna saper stare al proprio posto e non mettersi alla pari, o peggio al di sopra, del destinatario dell’adulazione.
Quando Mario Draghi ha elogiato Joe Biden per avere scelto, a differenza di Trump, l'Europa come sua prima meta di viaggio, l'ha fatta fuori dal vaso. Del resto Biden non avrebbe mai dovuto trovarsi nelle condizioni per cui un “alleato” (ovvero un vassallo) come Draghi potesse mettergli i voti dicendogli di essere più bravo del suo predecessore. Criminalizzando oltre ogni verosimiglianza una mezza figura come Trump, gli apparati statunitensi hanno ottenuto il risultato di delegittimare l’istituzione presidenziale. Gli USA sono cascati in una sindrome analoga a quella del XX Congresso del Partito Comunista sovietico, che con la denuncia dei crimini di Stalin screditò e delegittimò l’Unione Sovietica nel suo complesso.
In questa circostanza il novello “Kruscev”, Joe Biden, non esce bene neppure dal confronto tra il suo primo viaggio come presidente e quello del cialtrone Trump, che di politica non capiva nulla ma di affari sì. Recandosi in Arabia Saudita Trump rimediò 200 miliardi tra investimenti e vendite di armi, quindi, almeno sul piano degli affari, la sua prima visita all'estero ebbe un senso.
Al contrario, Biden dal G7 in Cornovaglia e dal vertice NATO di Bruxelles torna con vuote dichiarazioni, in cui gli “alleati” avallano le fantasie degli apparati americani sulla “minaccia russa” e sulla “sfida sistemica della Cina”. Le lobby affaristiche che controllano gli apparati americani vivono in funzione dell’enemy business, pensano cioè soltanto ai fiumi di miliardi che è possibile convogliare contro quelle fasulle minacce. I media mainstream hanno presentato il vertice NATO di Bruxelles come un rilancio dell’egemonia statunitense sul mondo. La cosa strana è che anche commentatori tutt'altro che conformisti hanno avallato questa interpretazione. Eppure è evidente che un confronto militare con Russia e Cina messe insieme non ha altra prospettiva concreta che incentivare la collaborazione economica e militare tra due Paesi che altrimenti avrebbero dovuto concentrarsi sui loro innumerevoli motivi di contenzioso reciproco e, soprattutto, sulle loro fragilità interne, che ora è possibile attenuare con la disciplina patriottica. Prese separatamente, Russia e Cina non rappresentano assolutamente delle minacce per l’egemonia statunitense, ma insieme rischiano, seppure in parte, di diventarlo. Quello del vertice di Bruxelles perciò è fumo propagandistico, dietro al quale gli alleati/sudditi possono nascondersi per continuare le loro scappatelle.

La Turchia si è insediata in Tripolitania ed ha ottenuto per un secolo la concessione del porto di Misurata, mettendo perciò una manina su un percorso strategico che dovrebbe essere un'esclusiva della flotta USA, cioè il Canale di Sicilia, che collega il Mediterraneo orientale e quello occidentale. Al di là delle chiacchiere giornalistiche, non c’è stato alcun “passo indietro” di Erdogan. Ci sarebbe anche di peggio, dato che in Cirenaica si sono insediati i Mig russi. Supportando l’aggressione di Francia e Regno Unito alla Libia nel 2011, gli USA hanno compiuto questo capolavoro.
Ma in generale la rendita di posizione concessa alla Turchia è inspiegabile sul piano strategico. Sino agli anni ’80 la Turchia era decisiva per contrastare l’egemonia del Patto di Varsavia nel Mar Nero e nei Balcani; persino la Jugoslavia e l’Albania potevano permettersi di fare i non allineati perché c’era la Turchia a fare da contrappeso. Oggi invece la Romania, l’Albania, la ex Jugoslavia, la Georgia e l’Ucraina sono nella NATO o nella sua disponibilità. Se Putin non si fosse ripreso la Crimea, non potrebbe neppure mettere il naso fuori di casa. E se gli USA non demonizzassero pretestuosamente la Russia, certamente Erdogan non potrebbe permettersi di fare il proprio comodo.
L’attuale rendita di posizione della Germania è altrettanto inspiegabile sul piano strategico. Sino agli anni ’80 senza la Germania Ovest a fare da base agli USA, il Mar Baltico e l'Europa orientale sarebbero stati sotto il pieno controllo del Patto di Varsavia. Oggi invece gli USA controllano la Polonia e i Paesi Baltici. Dissolta l’Unione Sovietica nel 1991, alla Germania sono state fatte concessioni tali da far sembrare che Hitler avesse vinto la guerra. Mentre attuava la propria riunificazione, la Germania contestualmente ha ottenuto la dissoluzione della Jugoslavia e della Cecoslovacchia, facendosi così il proprio orticello di colonie economiche. Tutto questo perché gli USA hanno continuato a concentrare la propria ostilità contro la Russia anche dopo il 1991. Il bello è che gli USA continuano a darsi la zappa sui piedi.
Biden non solo non è riuscito ad ottenere dalla Germania il blocco del gasdotto North Stream 2 che la collega alla Russia, ma ha rimediato anche altre bastonate sul piano economico dagli “alleati”. Dal G7 e dal vertice NATO non è uscito infatti alcun impegno dell’Unione Europea a rilanciare la domanda interna per aiutare un po’ le esportazioni americane. Anzi l'UE conta di parassitare le iniezioni di liquidità di Biden nell’economia americana per rilanciare le proprie esportazioni. Il candidato Cancelliere che dovrebbe sostituire la Merkel, ha già fatto sapere che dall'anno prossimo si torna ai “conti in ordine”. Draghi si atteggia a nemico dell’austerità, ma dimostra nei fatti di pensarla allo stesso modo della Germania, anzi peggio.
Gli USA hanno vinto la guerra fredda non per proprie capacità ma perché la gran parte dell'oligarchia russa si era convertita alla religione del denaro. La fondazione di Gazprom nel 1989 ha comportato la rinuncia all’impero sovietico, allo scopo di trasformare gli ex sudditi in clienti paganti del petrolio e del gas della Russia. Il business del petrolio e del gas ha dissolto l’impero sovietico; allo stesso modo l’enemy business degli apparati sta condannando gli USA ad una totale inettitudine strategica.