\\ Home Page : Articolo : Stampa
L’ATTUALE BIOPOTERE A LEZIONE DI NAZISMO DA IBM
Di comidad (del 05/08/2021 @ 00:11:10, in Commentario 2021, linkato 12472 volte)
Il politicamente corretto impone che non si facciano paragoni tra le limitazioni del green pass e lo sterminio degli Ebrei. E infatti il paragone è una pretestuosa forzatura mediatica rispetto alla vera questione storica, e cioè che già il regime nazista aveva trasformato la sanità pubblica in un instrumentum regni onnicomprensivo con effetti intrusivi e “selettivi” estremi. Ad esempio, la biopolitica nazista nella sua propaganda additava i disabili come un peso, un costo, che gravava sulle spalle dei soggetti sani o, quantomeno, curabili. Le attuali misure di apartheid verso i non vaccinati hanno ricevuto la spinta mediatica delle dichiarazioni dei soliti “virologi”, i quali hanno “denunciato” l’insostenibilità per il sistema sanitario della spesa causata dai non vaccinati che contraessero il Covid. Nei confronti dei disabili il regime nazista attuò dapprima pratiche di sterilizzazione (cosa che veniva attuata anche in tanti altri Paesi, addirittura sino agli anni ‘70); poi, a partire dal 1939 vi fu il primo genocidio di massa, operato nei confronti dei malati di mente: circa duecentomila assassinati per mano di medici. Si trattò di uno sterminio perpetrato non in base a motivazioni razziali, bensì sanitarie.
Quotidiano Sanità è una testata online impegnatissima nell’attuale vulgata Covid e nella propaganda vaccinale. Circa quattro anni fa la stessa testata dedicò spazio all’informazione su una mostra sullo sterminio dei disabili perpetrato dal nazismo, mettendo in evidenza il ruolo svolto nel genocidio dai medici e dalla scienza ufficiale. Come a dire: la Storia insegna, ma solo ai malintenzionati.
Negli anni ’30 le oligarchie di tutto il mondo hanno simpatizzato per il nazismo, anche se nello scontro imperialistico le affinità ideologiche non sono mai il fattore decisivo. Pur di impedire la nascita di un impero tedesco in Europa, le potenze anglosassoni non esitarono ad allearsi con la Russia sovietica; ma il nazismo continuò ad essere considerato un modello “performante” dalle oligarchie (il termine “performante” è specificamente di origine nazista). Si può obiettare che in realtà non sia il nazismo ad ispirare le multinazionali ma che, al contrario, i metodi di management delle grandi corporation siano stati copiati dai nazisti. Sta di fatto che la nostalgia delle multinazionali nei confronti del nazismo persiste, come dimostra l'attuale fobia di JP Morgan per le “Costituzioni antifasciste”. JP Morgan può rassicurarsi, dato che oggi non esistono più le Costituzioni, ci sono i “costituzionalisti”, i quali giustificano qualsiasi abuso.

I “costituzionalisti” accreditati dai media esprimono invariabilmente una concezione edonistica della libertà, come se si trattasse di un’espansione ludica dell’io, da comprimere in base alle esigenze della collettività. In realtà i Costituenti avevano una concezione del tutto diversa della libertà, vista come principio prudenziale, come garanzia sociale; cioè si rinunciava a sacrificare l'individuo alla collettività, poiché, quando si supera una certa soglia, si sa dove si comincia e purtroppo si sa benissimo dove si va a finire. L’ingenuità stava nel credere che la Carta Costituzionale possa di per sé rappresentare un argine agli abusi; si è riscontrato invece che in Italia lo sperimentalismo politico-sociale in chiave dispotica ha trovato sempre la sponda di intellettuali, giornalisti e di una fascia di opinione pubblica trasversale, pregiudizialmente favorevole ad ogni misura punitiva in nome della funzione salvifica del castigo. In questo senso non è proprio vero che la politica ci riservi una “nuda vita”; anzi, per molti è l’occasione della vita per tuffarsi nell’euforia di trasformarsi in sbirri e boia. La società del “sorvegliare e punire” può vantare un risvolto ludico tutt'altro che trascurabile.
Le tecniche biopolitiche sperimentate su grande scala dal nazismo sono state recepite negli attuali modelli di “governance” e di management, cercando di adattarle a diversi contesti storici. Il nazismo aveva una finalizzazione bellica ed attuava una militarizzazione di massa perché negli anni ‘30 gli eserciti erano di massa. Oggi si cerca di reintrodurre quello schema imponendo metafore guerresche nel contrasto al virus e si opera una digitalizzazione di massa con la copertura del “Green Pass”, ricorrendo alle app di quella stessa IBM che a suo tempo forniva le macchine tabulatrici che servivano al nazismo per la schedatura di massa. I veri custodi dell’ideologia nazista e delle sue tecniche di dominio non sono stati i gruppetti neonazisti e naziskin, bensì le multinazionali.

L'Italia è il laboratorio preferito dalle multinazionali, quindi è sempre all’avanguardia in queste schifezze, però le app Covid dell’IBM sono ora in sperimentazione anche negli USA. Sarà da vedere se le metafore belliche saranno sufficienti e se la digitalizzazione attuata dalle nuove app offrirà un tale controllo sui corpi da rendere superfluo il militarismo tradizionale.
Un'altra importante differenza di contesto storico è che il nazismo, al di là dei “risparmi” sulla Sanità, attuava una politica di industrializzazione e di occupazione, senza porsi limiti di spesa e cercando consenso anche attraverso una relativa espansione del reddito delle masse. Oggi siamo in piena deflazione e deindustrializzazione, e i settori del turismo e della ristorazione vengono scientemente distrutti per farli acquisire dalle multinazionali. La spinta oligopolistica alla concentrazione dei capitali crea sempre più disoccupazione, mentre lo Stato deve attingere le sue risorse comprimendo i redditi più bassi. Non ci sono più le condizioni storiche per un “ritorno” al nazismo del ‘900, ma comunque molte tecniche di controllo e di manipolazione elaborate dal nazismo continuano ad essere utilizzate nella pratica di dominio.
Lo schema nazista dell’identificazione di politica e biologia viene comunque ostentato, esibito spudoratamente dal potere, sebbene ufficialmente negato con ipocrita indignazione, in base allo schema comunicativo del potere già descritto da fra Cristoforo: “Le parole dell'iniquo che è forte penetrano e sfuggono. Può adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello di che tu sospetti è certo: può insultare e chiamarsi offeso, schernire e chieder ragione, atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irreprensibile”.