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RAZZIALMENTE PURA O IMPURA, SEMPRE UNA PRESIDENZA “DE MIERDA”
Di comidad (del 18/09/2008 @ 00:13:29, in Commentario 2008, linkato 974 volte)
La dichiarazione del presidente del Venezuela Chavez sugli “Yankees de mierda” non è solo significativa di per sé, ma anche perché è giunta a sostegno della decisione del presidente della Bolivia Morales di espellere l’ambasciatore statunitense, impegnato a fomentare la secessione di alcune regioni boliviane, ritenute “interessanti” dalle Corporation statunitensi per le loro risorse minerarie. Il presidente brasiliano Lula ha espresso anch’egli sostegno e solidarietà al presidente boliviano, pur non spingendosi come Chavez, ad espellere a sua volta l’ambasciatore statunitense.
Non era mai accaduto che tre Paesi latino-americani prendessero contemporaneamente delle posizioni così ferme contro l’ingerenza coloniale degli Stati Uniti. Dall’altra parte del mondo, il tentativo di isolare la Russia dopo la guerra in Georgia, ha addirittura sortito l’effetto di riavvicinare diplomaticamente la Turchia, il “baluardo della NATO”, a Mosca, così che ne deriva di fatto una convergenza tra i maggiori Paesi della Regione: Russia, Turchia e persino l’Iran.
Oggi l’isolamento sembra colpire perciò più gli Stati Uniti che i suoi nemici, anche se l’informazione “occidentale” continua ad arrogarsi il ruolo del giudice che ammonisce e condanna. Gli articoli di un Bernard-Henri Lévy non sono significativi come espressione di un’analisi o di una strategia, ma come messaggi di uffici-stampa delle multinazionali, che indicano come l’affarismo americano non sia capace di accettare limiti o prudenze.
Sarebbe infatti riduttivo interpretare questa situazione di isolamento degli Stati Uniti come l’effetto di un loro declino, a fronte dell’emergere di nuove potenze economiche. In realtà gli USA risultano in “declino” da molto più tempo di quanto generalmente non si consideri, a confermare l’aforisma di Georges Clemanceau, secondo cui gli Stati Uniti sono l’unica nazione passata direttamente dalla barbarie alla decadenza senza mai passare per una fase di civiltà. L’incapacità, sia economica che militare, degli Stati Uniti di stabilire un vero dominio planetario fu evidente già dopo le due guerre mondiali, perciò le categorie di “impero” e di “superpotenza” hanno finito sempre per fuorviare e forzare le analisi.
Gli Stati Uniti hanno però la capacità di destabilizzare in permanenza l’assetto mondiale, sia attraverso l’aggressione diretta che attraverso la complicità con i settori più reazionari di ciascun Paese.
Ciò che in questa fase sta determinando il crescente isolamento degli Stati Uniti, ed il diffondersi di posizioni di avversione sempre più decise, è la presa d’atto dell’impossibilità di addivenire a qualsiasi accordo e qualsiasi compromesso con le amministrazioni statunitensi. Man mano che l’intrattabilità degli Stati Uniti è divenuta una consapevolezza internazionale, i gruppi dirigenti di molti Paesi sono giunti alla determinazione di passare ad una politica più apertamente antiamericana.
Se dalle prossime elezioni americane - talmente finte da rendere inadeguata la nozione di brogli -, dovesse risultare vincitore Mc Cain, questa consapevolezza si rafforzerebbe ulteriormente e, di conseguenza, anche l’isolamento statunitense. Se invece dalle pseudo-elezioni americane venisse fuori una presidenza Obama, le speranze di un diverso rapporto con gli USA si riaccenderebbero ovunque.
Non servirebbe a nulla far presente che le posizioni reali di Obama sono altrettanto colonialistiche, aggressive e subordinate agli interessi affaristici delle Corporation di quelle di Mc Cain: gli scettici sarebbero travolti da un‘ondata di entusiasmo filoamericano generalizzato, che romperebbe, per un significativo lasso di tempo, il pessimismo di cui gli Usa sono oggi circondati.
Ma gli Stati Uniti sono effettivamente in grado di puntare sulla mistificazione Obama? In altre parole, le oligarchie statunitensi sarebbero disposte a controllare le loro convinzioni razziali per far salire alla ribalta un presidente di colore?
Il fatto che Obama sia un “meticcio”, un “sanguemisto”, aggrava il problema, poiché per le oligarchie affaristiche la purezza razziale, e la supremazia razziale anglosassone, costituiscono il perno della loro falsa coscienza; un perno senza il quale sarebbero costrette a vedersi per quello che realmente sono, cioè delle cosche criminali favorite da particolari circostanze storiche e geografiche. Se si tratta di razzismo, il punto di riferimento rimane il “Mein Kampf” di Adolf Hitler, il quale individuava la chiave del successo nord-americano, a fronte del “fallimento” latino-americano, proprio nella politica di purezza razziale delle oligarchie anglosassoni. In realtà, anche in questo caso, Hitler non faceva altro che riprendere acriticamente la propaganda razzistica proveniente dagli Stati Uniti.
Quando si parla dell’assassinio di John Kennedy si tirano in ballo i più diversi moventi, ma non si prende mai atto del più ovvio, e cioè il fatto che fosse un irlandese. Kennedy è stato un dei presidenti più reazionari ed aggressivi che gli Stati Uniti abbiano mai esibito, e se Oswald fosse stato davvero quello che per cui venne presentato, cioè un simpatizzante della rivoluzione cubana, avrebbe avuto validi moventi per un attentato. Kennedy aveva condotto il mondo sull’orlo di una catastrofe nucleare solo per stabilire che gli Stati Uniti possono minacciare chi gli pare, ma non sono disposti a subire altrettanto. Kennedy arrivò persino a rifiutare l’accordo propostogli dall‘Unione Sovietica di un ritiro contestuale dei missili sovietici da Cuba e di quelli americani dalla Turchia, e ciò per ribadire che i missili sono cattivi solo se non sono americani.
L’impossibilità che sia stato davvero Oswald ad uccidere Kennedy, non deriva dalle considerazioni tecniche improbabili in cui l’attentato è maturato, poiché lo stesso Oswald potrebbe essere stato in parte fortunato, ed in parte un tiratore abbastanza esperto da controllare i difetti del suo obsoleto fucile Carcano. L’assurdità della vicenda consiste nel fatto che non si lascia un sospetto attentatore del presidente nelle mani di una polizia locale, ma lo si prende subito in consegna per accertare che non abbia dei complici che possano attentare anche alla vita del presidente successivo. Per quanto Johnson potesse essere soddisfatto che Kennedy gli avesse lasciato il posto di presidente, non avrebbe mai accettato che il presunto attentatore sfuggisse al suo controllo, per non rischiare di fare anche lui la stessa fine del suo ex capo. Dunque, Johnson ed il suo staff sapevano che quello non era il vero attentatore e, se lo sapevano, vuol dire che essi avevano a che fare con l’assassinio di Kennedy.
Del resto Kennedy aveva ormai fatto la sua parte, e poteva quindi essere messo da parte per rimuovere lo scandalo di un irlandese cattolico a capo di una potenza WASP.
Come “nuovo Kennedy”, anche Obama potrebbe svolgere il ruolo di suscitatore di false speranze nel mondo, per poi lasciare dopo un po’ di tempo il suo posto al suo vice Biden, grazie ad un qualche provvidenziale attentato. Ma questa messinscena comporterebbe comunque il temporaneo orrore di una presidenza razzialmente impura, e bisognerà vedere se le oligarchie statunitensi avranno la lucidità per attuarla e gestirla.
18 settembre 2008