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PRIVATIZZAZIONI, PER LA MISERIA!
Di comidad (del 16/07/2009 @ 01:31:20, in Commentario 2009, linkato 1353 volte)
La scelta di svolgere il G-8 nel terremotato capoluogo abruzzese, è stata del tutto in carattere con la psicopatologia personale di Silvio Berlusconi, con la sua morbosa invidia per ogni occasione di protagonismo altrui. Non vi è nulla di strano che egli, da buon ricco che ruba ai poveri, abbia voluto rubare la scena anche a coloro che si trovavano al centro dell’attenzione a causa di una immane sciagura che li aveva colpiti, e che sono stati trasformati in comparse sullo sfondo per un presunto trionfo mediatico del Presidente del Consiglio.
D’altra parte questa ignobile rappresentazione è risultata del tutto compatibile, anzi omogenea, con gli schemi della guerra psicologica, di cui il G-8 non è altro che un momento. I vertici di capi di Stato e di Governo non ricoprono in sé alcuna vera funzione decisionale, dato che le decisioni non soltanto sono già state prese da tempo e altrove (Federal Reserve, Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea), ma sono anche, e sempre, le stesse identiche decisioni, che riguardano il trasferimento di risorse pubbliche a gruppi affaristici privati.
La stampa estera aveva criticato Berlusconi per non aver allestito una vera agenda dei lavori del G-8, ma, anche in questo caso, il Presidente del Consiglio italiano non aveva fatto altro che aderire in pieno alla funzione puramente mediatica della scadenza, perciò la sua trascuratezza verso il lato “serio” del vertice, deve essere ritenuta in carattere con le esigenze spettacolari della guerra psicologica.
Nello spettacolo del G-8 la presenza di terremotati a fare da sfondo all’esibizione di Berlusconi, ha conferito un palcoscenico utile anche alle esibizioni pseudo-buonistiche degli altri capi di Stato e di Governo. Il capitalismo non è altro che il rubare ai poveri per dare ai ricchi, e lo scopo della guerra psicologica è quello di far passare il vampiro per un donatore di sangue; perciò il circondarsi di folle di bisognosi da accarezzare, può risultare utile ad alimentare la mistificazione.
Non a caso, il nuovo idolo delle folle, Barack Obama, ha concluso il G-8 con il proclama di un programma di aiuti finanziari ai “Paesi poveri”, cosa che gli ha meritato il plauso di papa Ratzinger, che a causa dell’attuale disperato bisogno di soldi da parte del Vaticano, ha trasformato quella che una volta era una indipendente e arrogante cosca finanziaria - la Chiesa Cattolica - in uno zerbino delle multinazionali.
“Aiuti ai Paesi poveri” costituisce l’etichetta mediatica per una serie di elargizioni di denaro pubblico a imprese multinazionali, ufficialmente perché possano andare a “investire” questo denaro pubblico nei suddetti Paesi poveri. In realtà, non solo le multinazionali trattengono per sé la gran parte degli “aiuti”, ma il loro cosiddetto ”investimento” nei Paesi poveri consiste nell’appropriazione tout-court di risorse agricole, minerarie e idriche locali, per costituirvi una serie di monopoli privati. La traduzione dal linguaggio ufficiale della espressione “Aiuti ai Paesi poveri”, è quindi: aggressione colonialistica e rapina ai danni dei Paesi poveri.
Una delle leggi fondamentali del capitalismo, è che l’impresa privata si fondi sul denaro pubblico, e che sia direttamente lo Stato a finanziare le privatizzazioni, ovviamente con i proventi delle tasse. Oggi il contribuente “occidentale” è perciò chiamato altruisticamente a pagare perché le risorse dei “Paesi poveri” - o, per meglio dire, dei Paesi colpiti dalla miseria creata dalle multinazionali - possano essere ulteriormente privatizzate a vantaggio delle stesse multinazionali.
Non ci sono, per la verità solo le multinazionali, dato che oggi anche le Organizzazioni Non Governative pretendono la loro parte. Ufficialmente le ONG sono organizzazioni no-profit, e quindi fanno figurare i loro profitti come rimborsi spese, o spese amministrative, in tal modo la mistificazione “solidaristica” può risultare impeccabile.
In Afghanistan persino ONG italiane si sono distinte in saccheggi e ruberie sui fondi destinati alle opere pubbliche, un dato che è passato - anche se poi immediatamente dimenticato - per i media ufficiali della Gran Bretagna. Le domande sul che cosa ci stiano a fare i soldati italiani in Afghanistan, sul perché ammazzino poveri civili, e si facciano a loro volta ammazzare (l’ultimo appena qualche giorno fa), risultano quindi oziose.
Berlusconi è un personaggio imposto dalla guerra psicologica statunitense nei confronti della colonia italiana, perciò, come prodotto della Psycho-war, egli non poteva non risultare omogeneo alla bisogna del G-8. Persino le magagne in cui Berlusconi è coinvolto, e di cui la stampa estera largamente si occupa, finiscono per avvilire e infantilizzare soprattutto l’immagine della colonia di cui è stato messo a capo.
Se davvero Berlusconi verrà fatto fuori, non sarà quindi per le sue losche vicende personali, e neppure per la sua favoleggiata e inesistente intesa personale con Putin, ma soltanto perché l’attuale Presidente del Consiglio non possiede la tempra per affrontare privatizzazioni che comporterebbero gravi rischi di scontro all’interno delle istituzioni italiane. Il piano delle multinazionali di privatizzare ENI, Enel, INPS, e i servizi del Pubblico Impiego, determinerebbe notevoli resistenze da parte di forze che dispongono a loro volta di risorse finanziarie e di potere di corruzione. Probabilmente, neppure un burocrate viziato come Draghi risulterebbe all’altezza di un tale incarico da parte delle multinazionali, perciò il candidato più credibile per affrontare le mega-privatizzazioni, rimane ancora il fascista e neo-sionista Gianfranco Fini.
Coloro che già rimpiangono preventivamente Berlusconi, possono consolarsi pensando che comunque questi potrebbe in futuro essere ancora una volta riciclato, non appena il lavoro difficile - cioè le mega-privatizzazioni - sia stato effettuato. Quando si è trattato di entrare nell’Euro, Berlusconi ha lasciato il campo per quattro anni a Prodi, e ha dovuto concedergliene altri due allorché è stato necessario sistemare il bilancio dello Stato. Ma, una volta che il difficile sia stato fatto, uno come Berlusconi risulterebbe insostituibile nella sua missione di demoralizzare il popolo italiano, dato che il personaggio costituisce per il colonialismo USA una perfetta arma di Psycho-war.
C’è comunque da registrare come un successo della guerra psicologica, il fatto che la questione delle privatizzazioni - che costituisce oggi il perno di ogni scenario affaristico -, non solo non sia al centro dell’attenzione dei media (il che è ovvio), ma neppure dei gruppi di opposizione sociale, cosa invece molto più preoccupante. Nella recente vicenda della fallita “rivoluzione colorata” in Iran, anche il fatto che la privatizzazione del petrolio e del gas costituisse l’obiettivo dichiarato di Mousavi, è rimasto fuori dell’interesse dei tanti che in Occidente hanno solidarizzato con i presunti rivoltosi.
La guerra psicologica è riuscita quindi a trasformare la “libertà” in uno slogan reazionario, un fatto che sarebbe stato incredibile anche solo trenta anni fa, quando ancora la tradizione di un secolo e mezzo di movimento operaio rendeva chiaro che la prima schiavitù è quella della miseria.