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LA LEGA NORD FA CAMPAGNA ELETTORALE CON LA DIGOS INFORMALE
Di comidad (del 01/04/2010 @ 01:50:47, in Commentario 2010, linkato 1648 volte)
La trionfale campagna elettorale della Lega Nord è culminata in un grazioso regalo da parte della “Digos informale”, cioè la provvidenziale lettera bomba, di cui ha fatto le spese - fortunatamente lievi - un impiegato delle Poste. Non che la lettera bomba servisse in sé a smuovere voti, ma ha raggiunto l'obiettivo di ribadire l'immagine di una Lega al centro della scena politica. Grazie al favore dei media, la Lega ha potuto esibire la consueta miscela vincente di tracotanza e vittimismo, tanto che sui blog a sostegno ha potuto lamentarsi di inesistenti aggressioni, una delle quali, in quel di Torino, avrebbe avuto come vittima un “leghista di colore”.
Negli anni ’80 i media di tutto il mondo lanciarono, come segno di un passaggio epocale, la “notizia” secondo cui il Ku Klux Klan avrebbe ammesso fra i suoi membri un negro; quindi mistificazioni del genere hanno dei precedenti. I media a suo tempo diedero poco rilievo al fatto che si trattava di un circolo del Klan canadese, perciò senza legami con il Klan originale, dato che le notizie vengono selezionate ignorando fatti eclatanti e conferendo invece un rilievo “emblematico” ad episodi insignificanti o addirittura incerti o falsi.
Adesso, secondo i media, anche gli immigrati voterebbero la Lega - se potessero farlo, poiché non hanno ancora il diritto di voto, dato che la Lega non vuole -, ma sicuramente alla Lega andrebbe massicciamente il voto operaio. La classe operaia era stata data per scomparsa dai media, ma ora è stata fatta riapparire in funzione del suo presunto sostegno alla Lega Nord. I media ci spiegano che gli operai odiano gli immigrati poiché le fabbriche chiudono o rischiano di chiudere a causa delle delocalizzazioni delle produzioni in altri Paesi; quindi gli operai se la prenderebbero con gli stranieri immigrati in odio agli stranieri rimasti a lavorare nel proprio Paese. Il sillogismo fa acqua, ma si sa che gli operai non possiedono la mente superiore di un Lapo Elkan o di un Luca di Montezemolo.
La realtà ovviamente è diversa e concerne il fatto che la piccola-media impresa organizzata è in grado - tramite il ricatto del posto di lavoro - di controllare il voto dei propri dipendenti, perciò quello che i media presentano come consenso entusiastico, è invece un voto estorto e controllato. Anche da parte di commentatori di opposizione ci si ostina a confrontarsi con il fantasma del cosiddetto elettorato, come se ancora questo fosse composto in maggioranza di voto d'opinione, quando ormai è evidente che il voto d'opinione è ora diventato astensione, proprio perché non trova riscontro alle sue opinioni nei partiti in vetrina.
Dall’assassinio di Toni Bisaglia - il massimo controllore di voti democristiani nel Nord-Italia - nel 1984 , si può datare l’inizio delle fortune della Lega, a dimostrazione che questo partito si è sempre giovato di sostegni oscuri (“oscuri”, si fa per dire). L’"insospettabile" - anche qui per modo di dire - Gad Lerner lanciò, all’inizio degli anni ’90, la Lega come fenomeno mediatico attraverso la trasmissione Milano-Italia, che costituiva un vero e proprio “Lega show”. Per far accettare pedissequamente l'autenticità e la spontaneità del fenomeno leghistico, bastò a suo tempo supportarlo propagandisticamente con la solita retorica socio-economicistica, che una certa opinione di sinistra è sempre pronta a ingoiare come se si trattasse di vere analisi.
Che oggi esistano oligarchie che dispongono di mezzi tali da produrre un'immagine della realtà a proprio uso e consumo, costituisce un'ovvietà, perciò dovrebbe essere scontato esprimere una puntuale diffidenza nei confronti degli scenari che ci vengono presentati come realtà tout court.
Mentre alcuni commentatori dell'opposizione ancora si arrovellano in analisi faticose ed arzigogolate per sostenere l'autenticità del terrorismo, per altri osservatori invece la evidente mistificazione-Al Qaeda sta diventando un paradigma per cominciare a rimettere in discussione persino casi precedenti piuttosto sospetti, a partire dalla vicenda peruviana di Sendero Luminoso, la quale, ad onta del nome, risulta irta di troppi punti oscuri, su cui prima si era sorvolato in nome del pregiudizio secondo cui il terrorismo nascerebbe dal basso o da fanatismi ideologici e religiosi. Ma il primo caso documentabile di terrorismo inventato di sana pianta - nome compreso - dalla psico-guerra colonialistica, riguarda i cosiddetti Mau Mau in Kenia (vedi Manuale del Piccolo Colonialista N° 7).
L’asse media-servizi segreti è capace di fabbricare una realtà virtuale che si sostanzia però in fatti reali: esecuzioni (come quella di Bisaglia), finti attentati (come la ultima lettera bomba) e, soprattutto, dossier. Polizie palesi e polizie segrete non sono corpi separati, poiché vi sono settori di confine ed osmosi tra le une e le altre. La Digos e gli Uffici Immigrazione costituiscono aree intermedie tra la Polizia di Stato e i servizi segreti civili, mentre i Ros rappresentano una zona grigia tra i Carabinieri ed i servizi segreti militari. Le pratiche di dossieraggio ed intercettazione sono in grado di creare o distruggere dei personaggi pubblici, o semplicemente di metterli sotto pressione. La Magistratura non dispone della capacità operativa per promuovere proprie indagini, perciò gli scandali sono determinati dalle imbeccate che le Procure e i media ricevono da parte di chi è in grado di produrre e orientare le informazioni.
La recente vicenda di Vittorio Feltri ha messo in evidenza proprio questo dato. Al di là della ripugnanza che ispira un personaggio come Feltri, occorre dire che la sua particolare psicopatologia fa sì che egli riveli molto di più di quanto dovrebbe, così da indurlo involontariamente a fare della vera informazione a proposito del funzionamento del sistema della cosiddetta informazione. Ad esempio: stanco di essere oggetto del pubblico disprezzo, mentre altri giornalisti vantano l’aureola dell’eroe, Feltri se l’è presa con Roberto Saviano rinfacciandogli l'evidenza, cioè di lavorare per il suo stesso padrone, che è il padrone non solo de "Il Giornale" e di "Libero", ma anche della Mondadori.
Ancora più recentemente l’Ordine dei Giornalisti ha sospeso per sei mesi Vittorio Feltri per le sue intimidazioni nei confronti del direttore del quotidiano “L’Avvenire”. L'entità del provvedimento appare ridicola se si considera la gravità di ciò che Feltri aveva commesso, cioè usare dei dossier - poi rivelatisi manipolati - per minacciare e intimidire l’intera categoria dei giornalisti, così da indurla ad un comportamento ancora più remissivo nei confronti di Berlusconi. Feltri ha ottenuto il risultato colpendo un giornalista in particolare, cioè Boffo, in base al precetto del “colpiscine uno per educarne cento”.
Sei mesi di sospensione a Feltri rappresentano poco più di un buffetto sulla guancia, una sanzione così irrilevante da servire solo a conferire, a poco prezzo, a Feltri la patente della vittima e del martire della libertà di informazione. Quindi l’Ordine dei Giornalisti ha dimostrato di non essere in grado di sottrarsi alla minaccia ed al ricatto agitati da Feltri: i dossier fanno paura a tutti, perciò anche i pochi giornalisti che non fanno materialmente parte dei servizi segreti, alla fine risultano ricattabili dagli stessi servizi segreti.
Non è affatto detto che il sistema dei dossier abbia un’unica centrale, ma è più probabile che funzioni come un complesso di agenzie “informali” all’interno delle Istituzioni di Polizia, agenzie che vendono le loro prestazioni a più committenti. Quando un giornalista de “Il Giornale” ha cercato di conferirsi autonomamente la patente dell’eroe/martire del terrorismo, spedendosi da solo una finta lettera di minaccia delle BR, la Digos lo ha immediatamente sbugiardato, ribadendo in tal modo che queste patenti possono essere rilasciate solo da organi competenti, e in base a precise procedure e tariffe. In queste cose non può esistere il “fai da te”, poiché l'attività dei servizi segreti non è più soltanto in funzione del business, ma costituisce un business essa stessa.