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A POMIGLIANO RELAZIONI INDUSTRIAL-CRIMINALI
Di comidad (del 17/06/2010 @ 00:09:47, in Commentario 2010, linkato 1349 volte)
L'ultima settimana ci ha regalato lo spettacolo di Giulio Tremonti in un'altra delle sue tante personalità multiple, stavolta presentandocelo in versione iperglobal e ultraliberista, tanto da considerare la Costituzione come "zavorra" di cui liberarsi in epoca di globalizzazione; in particolare sarebbe necessario disfarsi dell'articolo 41, reo - a suo dire - di mortificare la libertà individuale dell'imprenditore. I commenti alla sortita di Tremonti hanno avuto facile gioco nell'osservare che in effetti l'articolo 41 non limita un bel nulla, semmai limita se stesso a lanciare dei richiami astratti e puramente di principio alla responsabilità sociale dell'iniziativa privata, rimandando il tutto alla legislazione applicativa. Il segretario del Partito Democratico, Bersani, che di "deregolamentazioni" se ne intende, ha detto che l'articolo 41 consente praticamente tutto in fatto di legislazione sull'impresa.
Non si tratta però, come è stato ipotizzato da alcune parti, di un semplice diversivo propagandistico. L'obiettivo del governo, ancora una volta, non è di riformare la Costituzione, ma semplicemente di delegittimare totalmente quella in vigore, in modo da determinare ciò che, in termini tecnici, si definisce "colpo di Stato strisciante". L'uguaglianza davanti alla legge, la responsabilità sociale dell'impresa non devono essere solo degli ideali astratti, ma addirittura considerati bestemmie.
L'ennesima uscita di Tremonti aveva l'evidente scopo di venire in soccorso di un'analoga dichiarazione di Berlusconi di qualche giorno prima, che tentava di tirare la Confindustria nelle sue pratiche di affossamento dell'attuale ordinamento costituzionale; anzi, si può dire che sia stato Berlusconi a sposare in tutto e per tutto il repertorio eversivo della associazione padronale. Anche la Confindustria può rivendicare infatti una sua antica e gloriosa tradizione di golpismo strisciante, ed alcuni ricordano ancora le dichiarazioni della buonanima di Felice Mortillaro, presidente di Federmeccanica e ideologo dell'impresa privata negli anni '80, un nemico giurato dell'uguaglianza, che propugnava la linea secondo cui in fabbrica la Costituzione non può valere. Poco prima di morire nel 1995, Mortillaro ebbe però l'onore di essere nominato manager pubblico dell'azienda di trasporti di Roma dall'allora sindaco Rutelli, a dimostrazione che il golpismo strisciante della Confindustria ha sempre avuto dei seguaci trasversali. Distratti dalle dichiarazioni di Tremonti, i commentatori non hanno però fatto caso a dove siano state pronunciate, cioè nel corso di una festa nazionale del sindacato CISL. I cronisti avevano infatti riferito anche dell'entusiasmo della platea sindacale, che si è spellata le mani dagli applausi di fronte alle tesi golpiste del ministro dell'Economia, a ulteriore conferma del dato che ormai il golpismo strisciante è divenuto una sorta di senso comune trasversale.
Nei giorni successivi Tremonti ha rincarato la dose, attribuendo al ricatto dell'Amministratore Delegato della FIAT, Marchionne, sullo stabilimento di Pomigliano d'Arco il valore di un "nuovo modello di relazioni industriali", in cui l'imprenditore si pone come gestore unico della relazione, esattamente come avviene nelle rapine: o la borsa o la vita. Stranamente, proprio dopo questa ulteriore dichiarazione golpista da parte di colui che oggi è di fatto il massimo esponente del governo, la CGIL ha aderito all'ipotesi-Marchionne isolando definitivamente la FIOM. La contraddizione della posizione del segretario della CGIL Epifani appare evidente, poiché è inutile dire che è prioritario l'obiettivo dell'occupazione quando il governo ha appena riconosciuto all'azienda un potere assoluto, che finisce di fatto per comprendere anche la possibilità di non rispettare più l'accordo con un pretesto qualsiasi.
Il ricatto è infatti un "contratto" criminale, che vincola solo uno dei due contraenti, quello che è sotto ricatto; perciò nel momento in cui si accetta che degli operai siano tenuti in ostaggio dall'azienda, si va di conseguenza ad accettare l'eventualità che vengano uccisi anche dopo il pagamento del riscatto. Dato che il governo ha abbandonato ogni residua ipocrisia di neutralità in materia di vertenze di lavoro, Marchionne ha automaticamente il via libera per ritirarsi non appena gli faccia comodo. Marchionne è diventato così un criminale autorizzato, e potrà inventarsi qualsiasi scusa, visto che ha acquisito il privilegio esclusivo di essere creduto sulla parola. Non a caso i media hanno ripreso i dati aziendali sui presunti livelli record di assenteismo allo stabilimento di Pomigliano senza preoccuparsi di verificarli nemmeno un po': basta la parola, se è quella di Marchionne. Inoltre si tratta di operai napoletani, quindi per calunniarli non sarebbe necessario comunque l'onere della prova.
In una situazione del genere, Epifani avrebbe potuto tranquillamente dire: è un ricatto, siamo in condizione di debolezza, e quindi siamo costretti a calarci le brache. Invece Epifani ha voluto continuare a fingere di fare il sindacalista anche in epoca di ricatto assoluto e di golpe istituzionalizzato, con ciò credendo forse di rabbonire il padronato, ma invece facendo solo capire che ha così tanta paura da aver persino paura di ammetterlo. E cos'altro ci vuole per eccitare ancora di più dei criminali?
Nel caso in cui il risultato di un referendum fra gli operai di Pomigliano accettasse di subire il ricatto, si può essere certi che non mancherebbero le solite retoriche reprimende antioperaie sulla incapacità di ribellarsi da parte degli oppressi, che così diventerebbero complici della loro oppressione. Oggi il mestiere dei dirigenti e degli intellettuali di sinistra si riduce ad escogitare il modo di dare sempre la colpa ai poveri. Uno come Nichi Vendola si sta costruendo un prestigio personale grazie a discorsi astratti e fumosi sulla necessità di inventare un nuovo linguaggio per la sinistra. In effetti non ci sarebbe bisogno di inventare nulla, ma basterebbe smetterla di fare propaganda a favore del padronato.
Quando il segretario della FIOM, Cremaschi, ha avuto l'occasione di parlare a Repubblica Radio-TV, non ha trovato di meglio che prendersela con la Cina; in realtà non ce l'hanno imposto la Cina o la Russia o l'Iran di abolire le garanzie dei lavoratori e il diritto di sciopero, ma fa parte delle direttive che il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato nei suoi documenti ufficiali. Nel momento in cui Berlusconi e Tremonti adottano in tutto e per tutto la propaganda eversiva e golpista della Confindustria, il segretario del PD Bersani ha rivolto un appello alle altre forze politiche per difendersi dal pericolo di una "deriva populista"; come se la colpa di Berlusconi fosse quella di andare troppo incontro al popolo.
Il prete guerrafondaio Gianni Baget Bozzo - anche lui buonanima - sosteneva che Berlusconi rappresentava il vendicatore dei "poveri di spirito", una rivalsa degli ignoranti contro i "ricchi di cultura". In soccorso degli slogan di Baget Bozzo, è arrivato il professor Tullio De Mauro pubblicando delle ricerche da cui risulterebbe che oggi i due terzi degli Italiani sarebbero analfabeti o analfabeti di ritorno. Ecco spiegato il regime berlusconiano: la colpa sarebbe degli analfabeti che si istupidiscono davanti al video.
In realtà la cultura non deve essere servita molto a Tullio De Mauro, dato che quando fu ministro della Pubblica Istruzione umiliava gli insegnanti avanzando proposte demenziali come quella di istituire una lotteria in modo da reperire i fondi per aumentarne stipendi. In effetti i "ricchi di cultura", cioè gli insegnanti, risultano davvero essere in grande maggioranza antiberlusconiani, ed oggi si ritrovano gli stipendi bloccati dal governo. Il fatto che sia gli insegnanti, sia l'istruzione pubblica, si trovino pesantemente sotto tiro, non significa però che la Scuola abbia perso la sua funzione istituzionale di riproduzione dell'ideologia dominante.
Gli insegnanti sono stati da tempo privati di fatto del diritto di sciopero, perciò potrebbero ripiegare almeno sullo sciopero rispetto alla loro funzione di propagandisti, rifiutandosi di diffondere gratuitamente l'anticomunismo ed il culto dei privilegi dei ricchi. Per un anno gli insegnanti di Inglese potrebbero evitare di far studiare la "Fattoria degli Animali" di Orwell; oppure gli insegnanti di Storia, per un anno, invece di parlare del Gulag sovietico, potrebbero dedicare il programma al gulag statunitense, che negli anni '30 già c'era, ma anche oggi è più vivo che mai. Si potrebbero sospendere anche i progetti di "Educazione alla Legalità", quindi per un anno niente articoli e conferenze di Roberto Saviano che ci narra la fiaba di come la Confindustria rappresenti la parte sana della nazione e la punta di diamante della lotta al crimine organizzato.
A sostegno degli operai di Pomigliano, ostaggi del ricatto padronale, ognuno potrebbe fare, se non proprio uno sciopero, almeno questo piccolo fioretto: astenersi per un po' dal diffondere propaganda filo-padronale.