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A proposito di referendum
Di comidad (del 21/06/2005 @ 12:58:36, in Commentario 2005, linkato 916 volte)

Il compagno ***, in periodo prereferendario, ha giustificato la sua scelta di votare, affermando senza remore: "mi comprometto".

Niente di male, la vita è tutto un compromesso. Il problema è che una cosa sono i compromessi, altro è la sudditanza verso la propaganda ufficiale.

Altro ancora è il disprezzo verso opinioni diverse dalle proprie, attribuendo automaticamente ignoranza o rigidità dogmatica a chi non sia d'accordo con te.

I princìpi anarchici non sono dogmi, in quanto non vincolanti, e sempre aperti alla discussione.

I princìpi anarchici costituiscono la formalizzazione metodologica di un'esperienza sociale e politica plurisecolare, per questo motivo sono sempre da sottoporre alla verifica dell'esperienza, caso per caso.

Il compagno *** afferma :"Dire che questo referendum è centrato sulla riproducibilità umana significa non aver letto la legge". In realtà, i tanti contenuti letterali di una legge non necessariamente sono connessi al suo uso politico.

Allo stesso modo, i quesiti referendari hanno generalmente un carattere strumentale, sono cioè appigli per suggestioni propagandistiche.

In questo senso, nell'epoca del presunto tramonto della società patriarcale, è significativo che da parte "laica" si insista tanto nell'identificazione tout court della femminilità con la maternità.

Il problema della riproduzione era connesso non solo all'aspetto demografico, quanto alla liceità dell'uso delle donne come produttrici di embrioni da laboratorio.

E' chiaro che la propaganda clericale abbia puntato sul suo tema forte: la sacralità della vita, cioè un argomento terroristico e autocontraddittorio, poichè se la vita è sacra, vivere diventa impossibile.

Il problema è diverso. La massima obiezione che si sia tirata fuori contro l'aborto, è che si tratti di un omicidio. Anche in questa ipotesi estrema, però, una società non avrebbe ugualmente il diritto di imporre ad una donna una gravidanza indesiderata, perchè ciò andrebbe contro la sua dignità.

L'embrione non è una persona, ma per molti anche non cattolici - potrebbe costituire lo stesso un essere umano. Ebbene, uccidere un essere umano non necessariamente mette in questione la sua dignità, manipolarlo sì.

La dignità umana non è un valore sacro, ma una convenzione formatasi storicamente, e che si è dimostrata preziosa per la convivenza civile. Implica un rispetto non astratto, ma chiaramente indirizzato a soggetti concreti.

In questo senso, l'argomentazione dell'utilità (vera o presunta) della sperimentazione su embrioni per la cura di malattie, presuppone un debito generico verso una umanità astratta: il classico fine che giustificherebbe ogni mezzo. La sigla "ricerca scientifica" (che spesso copre la dizione più concreta e corretta cioè: multinazionali farmaceutiche) ha in questo caso rivendicato un ruolo sacrale, una specie di grande "venite a me, io sono la via, la verità e la vita".

La ricerca è una attività umana, perciò merita come ogni attività umana, tutto lo scetticismo possibile; altrimenti cesserebbe di essere ricerca per costituirsi come religione inquisitoria.

Dubbi e perplessità hanno certamente contribuito alla vastità dell'astensione referendaria, che ha assunto proporzioni tali da non poter essere più gestita dalla propaganda clericale, in quanto lo scontro epocale tra laici e cattolici su questo tema non c'è stato: se da una parte c'erano i cattolici, non è detto che dall'altra ci fossero effettivamente i laici.

Tra le argomentazioni del compagno ****** - definite da ***, con molto senso del dialogo, "merda" "spazzatura" "cazzate", etc. - ce n'era almeno una che avrebbe dovuto far riflettere. E' strano infatti che i partiti di sinistra si siano fatti strappare la leadership dal partito radicale, cioè da una formazione politica ambigua e provocatoria, che operai e lavoratori, per esperienza diretta, sentono come irriducibilmente ostile ai loro interessi e alla loro dignità.

evidente, infine, che *** non è consapevole delle contraddizioni in cui è caduto.

Non si può rivendicare un uso puramente strumentale del voto, perchè la base dei rapporti umani corretti è la lealtà. Una volta che si è andati a votare, si è accettato anche di subire le posizioni della maggioranza in caso di sconfitta. In questo caso, il compagno *** ha potuto schivare questo vincolo di lealtà, perchè la maggioranza non c'è stata. E' una contraddizione in cui sono incorsi anche i sostenitori clericali dell'astensione, il che dimostra che utilizzare strumenti non propri porta spesso a risultati difficili da gestire.

Comidad Napoli, 21 giugno 2005