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NON UN MODELLO D'ISTRUZIONE, MA DI SFRUTTAMENTO FINANZIARIO DELLO STUDENTE
Di comidad (del 10/07/2014 @ 00:38:59, in Commentario 2014, linkato 2162 volte)
Non pochi commentatori hanno notato che le proposte del governo Renzi per la Scuola appaiono come una sarcastica risposta al voto quasi compatto degli insegnanti a favore del PD nelle ultime elezioni. Tra le varie misure che il governo avanza c'è anche quella di raddoppiare l'orario di lezione degli insegnanti, portandolo a trentasei ore, ovviamente a paga invariata.
Sparare questa notizia alla vigilia delle ferie degli insegnanti è sicuramente un modo per intensificare l'ormai storico mobbing contro la categoria; un mobbing che ha, altrettanto sicuramente, un immediato scopo pratico: spingere il maggior numero possibile di insegnanti ad anticipare la pensione accettando condizioni sempre più sfavorevoli pur di fuggire dal lager.
C'è anche da osservare che nei confronti di nessun'altra categoria di lavoratori si oserebbe proporre un raddoppio dell'orario senza aumenti di stipendio, ma l'insegnamento non è percepito dall'opinione pubblica come un lavoro, bensì come una mera condizione di privilegio. L'insegnante rappresenta infatti una figura oppressiva, ma socialmente debole, contro la quale è possibile indirizzare la propria ostilità senza correre rischi. Un'opinione pubblica sempre pronta a trovare giustificazioni alle trasgressioni ed alle omissioni dei poliziotti, non è invece disposta a perdonare nulla agli insegnanti, nei confronti dei quali vale la perenne regola del sospetto.
Un autore come Luigi Pirandello ebbe talmente chiaro questo rapporto intrinsecamente conflittuale dell'insegnante con la pubblica opinione, da adottare due personaggi di insegnanti come eroi della lotta contro l'opinione pubblica. Il professor Gori de "La Marsina Stretta" ed il professor Toti di "Pensaci, Giacomino!" sono due cavalieri senza macchia e senza paura a cui tocca di strappare la fanciulla inerme dalle fauci del drago dell'opinione pubblica. Il professor Toti è talmente abituato ad essere lo zimbello dei propri studenti, da non avere difficoltà ad assumere socialmente il ruolo del marito cornuto pur di proteggere una ragazza che è stata messa incinta da un giovane.
Ma la figura di insegnante delineata da Pirandello rappresenta un'idealizzazione. Nella realtà gli insegnanti fanno parte di quell'opinione pubblica da cui sono bersagliati, quindi ne condividono i pregiudizi verso la propria categoria. Un insegnante può essere disposto ad assolvere se stesso, ma non i propri colleghi. Provocazioni come quella del governo Renzi colpiscono perciò una categoria troppo pronta a mettersi in discussione per accettare l'idea che la funzione docente possa essere bersagliata non per le sue carenze, ma in quanto tale. L'umiliazione della funzione docente si alimenta infatti della sua mitizzazione. La visione di un insegnante demiurgo e demagogo - rafforzata anche da film demenziali come "L'attimo Fuggente" -, di un insegnante che non insegna, bensì propone ed impone se stesso, viene usata per gettare bastoni tra le ruote della didattica anche nei suoi aspetti minimi.
L'istruzione pubblica, gratuita e di massa costituisce una storica bestia nera per tutti i reazionari, che vi hanno giustamente individuato un pericoloso fattore di uguaglianza. Era quindi scontato che i reazionari usassero i pregiudizi dell'opinione pubblica contro la categoria degli insegnanti per alimentare demagogicamente il malumore contro la fatica che l'istruzione di massa comporta per milioni di studenti; e spesso la reazione si è servita anche di argomenti falsamente progressivi e libertari pur di sabotare l'impianto pubblico e favorire l'istruzione privata. Ma finché sopravviveva uno scampolo di Stato nazionale, l'istruzione pubblica svolgeva pur sempre una funzione essenziale. Con il Trattato di Maastricht del 1992, lo Stato nazionale è stato definitivamente liquidato, e nel 1993 il primo governo Amato avviò l'attacco all'istruzione pubblica privatizzando il rapporto contrattuale degli insegnanti, da allora non più inamovibili dal ruolo (come i magistrati e i poliziotti), ma solo "assunti a tempo indeterminato".
Negli ultimi anni anche i TAR hanno contribuito a questo attacco alla categoria dei docenti, poiché non si sono più limitati ad accogliere i ricorsi dei genitori contro le bocciature in base ad irregolarità procedurali, ma hanno avviato un'aperta ingerenza nella valutazione didattica. Pur di dar torto agli insegnanti, nel 2005 il TAR di Milano ha addirittura accolto il ricorso dei genitori contro una promozione!
Oggi Renzi può presentarsi alla pubblica opinione come il liberatore del popolo dalla tirannia della casta degli insegnanti, magari facendo la parte dello statista che non guarda agli interessi elettorali, ma all'interesse generale. In quanto parte dell'opinione pubblica, una buona parte degli insegnanti forse continuerà a votarlo. Ma anche se così non fosse, è tutto da vedere se davvero le eccessive fortune elettorali di Renzi siano interamente dovute alla ottusità degli elettori, oppure ad "aiutini" dei sistemi informatici del Viminale. Dopo Maastricht, tutto è diventato possibile, ovviamente in senso negativo.
Al di là degli aspetti terroristici, ma anche fumosi e fumogeni, delle proposte della coppia Renzi-Giannini, risulta evidente che continua una tendenza già delineata dai governi precedenti, e cioè spostare sempre più l'istruzione di livello liceale verso l'Università. La "liceizzazione" dell'Università sarebbe compiuta se passasse definitivamente il modello anglosassone dell'istruzione superiore ridotta a quattro anni. In tal modo la preparazione all'Università sarebbe demandata alla stessa Università, quindi si avrebbe un'istruzione a pagamento in ogni sua fase. Questo è il modello imposto da organizzazioni internazionali come l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo), che non sono altro che emanazioni della super (super)-lobby finanziaria organizzata nel Fondo Monetario Internazionale.
Secondo le proposte di marca FMI, riprese dal governo Renzi, anche la formazione e l'abilitazione dei docenti dovrebbe ritornare di competenza dell'Università, cosa che configura non solo un ulteriore sfruttamento finanziario dei precari, costretti a pagare la propria abilitazione, ma anche un evidente conflitto di interessi, almeno per quanto riguarda l'istruzione superiore di secondo grado. La "liceizzazione" dell'Università comporta infatti una diretta concorrenza tra gli Atenei ed i Licei. Se una volta l'Università aveva tutto il vantaggio a ricevere studenti già forniti dell'istruzione di base, oggi avviene il contrario, poiché gli Atenei hanno il preciso interesse ad allargare la propria funzione per fornire agli studenti anche la preparazione per accedere a studi più avanzati. La formazione dei docenti da parte dell'Università implica lo sviluppo di figure ambigue, che attraverso i "comandi" (cioè la collocazione fuori ruolo), esercitano parte del loro orario nella Scuola e parte nell'Università, per contribuire alla "formazione" (cioè allo sfruttamento finanziario) degli aspiranti insegnanti. Questi docenti a doppia funzione all'interno della Scuola svolgono oggettivamente (o anche soggettivamente) un vero e proprio ruolo di lobbisti a favore della liceizzazione dell'Università, e tutta la loro attività "formativa" consiste in pedagogie fumose che si risolvono in un'ulteriore delegittimazione della funzione docente.
L'istruzione pubblica deve così essere messa in condizione di non funzionare, e non semplicemente in vista di una privatizzazione. La privatizzazione dell'istruzione comporta infatti limiti oggettivi, oltre i quali non si riesce ad andare. All'impossibilità di privatizzare oltre un certo segno, si è ovviato con la finanziarizzazione dell'istruzione, cioè con il credito agli studenti. Negli USA chi riesca a laurearsi si porta dietro per anni debiti che possono superare i centomila dollari. La vita degli studenti e degli ex studenti americani è spesso angosciata dalle persecuzioni delle agenzie di recupero crediti, le quali rappresentano il business nel business del finanziamento all'istruzione. Il business del credito all'istruzione si sta ovviamente diffondendo anche in Italia.
Uno dei maggiori equivoci sul cosiddetto capitalismo riguarda le presunte preoccupazioni "produttivistiche" del modello d'istruzione. In realtà il "capitalismo" non è un modello di produzione, ma di sfruttamento; perciò non esiste neppure un modello d'istruzione, bensì soltanto un modello di sfruttamento finanziario degli studenti, e persino dei precari, costretti ora ad indebitarsi per accedere alla speranza di un lavoro.
Anche i governi precedenti avevano posto i loro bravi mattoni all'edificio dello sfruttamento finanziario dello studente, istituendo la "Carta dello Studente", spacciata dapprima per carta per erogare servizi culturali, e poi rivelatasi carta di credito tout court, per il momento prepagata, previo versamento da parte dei genitori. Ma l'importante era cominciare a inoculare negli adolescenti il virus della carta di credito. L'ex istruzione pubblica può così continuare a svolgere una funzione utile come luogo di merchandising di prodotti finanziari.