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IL PILOTA AUTOMATICO DELLA NATO
Di comidad (del 20/10/2016 @ 03:09:06, in Commentario 2016, linkato 1156 volte)
Le campagne presidenziali negli USA non hanno mai toccato vette entusiasmanti, ma la disputa Trump-Clinton esibisce un livello talmente basso da rappresentare una delle peggiori cadute di immagine del sistema americano. Bisogna comunque ammettere che la polemica tra la Clinton e Trump presenta qua e là toni veritieri che non temono smentita. Hillary accusa Trump di essere un satiro che usa i suoi soldi per molestare le donne, e Hillary se ne intende di satiri, visto che ne ha sposato uno. Donald accusa la Clinton di essere una psicopatica che va avanti a botte di psicofarmaci, ed ha sicuramente ragione anche lui.
Nel 2013 il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ai giornalisti che gli chiedevano un parere sulle incertezze della situazione politica in Italia, rispose che, quale che fosse il governo italiano che si andava a formare, ormai per le “riforme strutturali” era stato inserito il pilota automatico. Oggi un emulo americano di Mario Draghi potrebbe da un momento all’altro venire a rassicurarci rivelandoci che, quale che sia il presidente in carica, la politica “estera” (ovvero imperialistica) degli USA non cambierà, dato che anche lì è stato ormai inserito il pilota automatico. E pare proprio che nel programma del pilota automatico ci sia la rotta di collisione con la Russia.
Dal segretario generale della NATO abbiamo anche appreso che tra le truppe schierate a “difesa” dei Paesi Baltici vi sarà una presenza “simbolica” dell’esercito italiano. Ma i simboli sono più che sufficienti per inguaiarsi, vista la reazione di Mosca nei confronti del governo italiano.
Perché poi i Paesi Baltici avrebbero bisogno di essere “difesi”? Ci viene detto che essi temono l’effetto-Crimea, cioè di essere nuovamente annessi all’impero russo. Ma un rischio del genere è semmai attivato dall’eccesso di “difesa”.

La lobby russa dell’export di gas e petrolio ha spinto per il ridimensionamento dell’impero in quanto voleva trasformare gli ex sudditi, già consumatori a sbafo, in clienti paganti. Su questa base commerciale l’azienda russa Gazprom è riuscita a costruire le prime risorse finanziarie che le hanno permesso negli anni di diventare un soggetto affaristico del tutto autonomo, anzi rampante. E proprio il fatto che gli obiettivi affaristici di Gazprom siano stati raggiunti, ha comportato l’irritazione delle multinazionali statunitensi e quindi le provocazioni della NATO in Ossezia nel 2008 ed in Ucraina nel 2013, dove si è verificato nientemeno che un colpo di Stato nel quale sono risultati determinanti elementi nazisti. Le successive sanzioni economiche di USA e UE contro la Russia sono andate a colpire ovviamente l’export di materie prime, perciò ad indebolire la relativa lobby rafforzando le posizioni dell’esercito russo. Oggi Gazprom non ha più a disposizione la valanga di soldi che le consentiva di corrompere e tenere buoni i generali, i quali, ovviamente, fanno la voce sempre più grossa, sino a resuscitare sogni imperiali per ricostituire attorno alla Russia una “fascia di sicurezza”.
La disciplina di marca NATO delle sanzioni economiche dell’Unione Europea alla Russia presenta intanto delle crepe evidenti. Il governo tedesco ha addirittura approfittato delle condizioni contrattuali più favorevoli che la Russia era costretta a concedere a causa delle sanzioni. La Germania ha così potuto migliorare le condizioni finanziarie ed infrastrutturali del suo approvvigionamento di gas russo, cosa che ha provocato le proteste del governo più ligio alle sanzioni stesse, cioè quello italiano, che però è anche il governo che conta meno nelle decisioni.
Quindi, se l’obiettivo della NATO era quello di puntellare la disciplina UE, ci si è riusciti solo con il Paese politicamente più debole.

Matteo Renzi ha acquisito molto del suo stile dall’amico Roberto Benigni, un comico caratterizzatosi per un esteriore atteggiamento trasgressivo ed un sostanziale servilismo. Non per niente Renzi ha voluto esibire Benigni nella visita a Obama come vanto dell’italian style.
Il problema è che la messinscena euro-renziana del piglio baldanzoso e delle brache calate sta trasformando l’economia italiana in una mina vagante che potrebbe deflagrare prima del previsto, ed in tal caso non ci sarebbero “quantitative easing” o troike che tengano. Paesi come la Spagna sono invece riusciti a barcamenarsi ignorando le euro-restrizioni più suicide. Ma la Spagna non ha sul suo territorio basi NATO e USA del peso strategico di quelle italiane, ed inoltre la sua economia ha un ruolo periferico. Il pilota automatico imposto ai governi italiani sta rivelandosi più minaccioso per la sopravvivenza dell’UE dell’indisciplina degli altri Paesi.
Ai vertici della NATO e del Pentagono non vi sono delle cime, ma constatazioni del genere sono comunque alla loro portata. Probabilmente però c’è ancora chi pensa che una nuova guerra fredda possa compattare un’Unione Europea traballante e quindi preservare questa storica appendice della NATO. C’è sicuramente anche chi pensa di spingere sull’acceleratore delle provocazioni per favorire una dissoluzione della Russia, da sostituire con una serie di petro-staterelli, altrettanti feudi delle multinazionali del petrolio. Altri pensano che non si potrà indefinitamente tenere a freno lo sviluppo della Russia e della Cina imponendo al mondo altri decenni di stagnazione economica, perciò tanto vale affrontare adesso lo shock bellico. Altri ancora, più saggiamente, non pensano nulla, perché è comunque il pilota automatico a comandare.