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LA PISTOLA FUMANTE DELLE ONG
Di comidad (del 31/08/2017 @ 00:43:02, in Commentario 2017, linkato 4003 volte)
La fiaba del terrorismo islamico dovrebbe essere dichiarata dall’UNESCO patrimonio culturale dell’umanità poiché consente di decontestualizzare ogni attentato e di aggirare qualsiasi evidenza. Sarebbe stato infatti davvero difficile evitare di accorgersi che l’attentato di Barcellona si colloca in un contesto di crescente conflittualità tra Spagna e Marocco per la questione delle enclavi spagnole in territorio marocchino, vere e proprie colonie vecchio stile in pieno XXI secolo. Le città di Ceuta e Melilla sono in Marocco ma sotto giurisdizione spagnola, territorio spagnolo a tutti gli effetti. Considerate la frontiera Sud dell’Europa e circondate da un muro di filo spinato anti-immigrati (costruito con i soldi dell’UE), queste città costituiscono centrali di contrabbando e micidiali spine nel fianco dell’economia marocchina.
Gli attentati hanno cause precise che vanno oltre i contenziosi territoriali e presentano quasi sempre risvolti affaristici, perciò gli attentati sono spesso messaggi in codice che concernono questo o quel business a rischio di essere bloccato. Non è quindi improbabile che proprio in ciò che accade a Ceuta e Melilla vi siano le chiavi per decodificare il “messaggio” lanciato a Barcellona.
Quelli che dicono che bisogna lasciar perdere i blog complottisti in fondo hanno ragione. Bisogna andare alle fonti ufficiali per trovare le notizie davvero inquietanti. L’Unione Europea ci fa sapere che il business della “sicurezza” in Europa ammonta oggi a circa duecento miliardi e che bisogna attrezzarsi per fronteggiare la concorrenza col resto del mondo. L’UE avrebbe dovuto però anche spiegarci quali garanzie di affidabilità e di correttezza possano attualmente offrire aziende, polizie e servizi di “intelligence” quando attorno agli attentati vi siano di queste cifre in ballo.
Un modo economico per garantirsi una maggiore sicurezza interna lo hanno trovato invece quei Paesi come Russia e Ungheria che hanno messo in campo legislazioni anti-ONG. L’Egitto ha voluto accodarsi al trend, incorrendo però nelle ire di CialTrump. L’idolo delle destre “sovraniste” europee è andato a soccorrere calorosamente proprio uno dei maggiori bersagli polemici di quelle destre, le ONG appunto. L’Egitto qualche giorno fa è stato quindi privato dagli USA degli “aiuti” in armamenti e rimarrà in punizione finché non avrà restituito piena libertà di movimento alle ONG.

Al parlamento europeo il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, si è lanciato in una apologia del primo ministro ungherese, Viktor Orban. Salvini ha anche difeso contro la Commissione Europea la scelta di Orban di sbarrare l’accesso alle ONG del finanziere “filantropo” George Soros.
Salvini però non ha detto che sul pericolo costituito da Soros proprio Orban deve sapere il fatto suo più di ogni altro. Dalla sua a href= https://www.britannica.com/biography/Viktor-Orban>biografia pubblicata sull’Enciclopedia Britannica veniamo infatti a sapere che persino Orban ha studiato ad Oxford grazie ad una borsa di studio di Soros e, ancora prima, aveva fatto parte di una formazione anticomunista (un “centro di ricerca”) finanziata dallo stesso Soros.
Evidentemente, ora che è al potere, Viktor Orban non vuole che il suo regime faccia la stessa fine del regime comunista, destabilizzato proprio dalle “rivoluzioni arancione” del suo ex protettore/finanziatore, George Soros. Salvini ha omesso anche un altro dettaglio, cioè chi sia il vero protettore ed il vero datore di lavoro delle ONG.

Qualcuno si ricorderà di Colin Powell, il segretario di Stato USA nell’amministrazione di Bush figlio. Powell nel 2003 all’ONU ci narrò della presunta “pistola fumante” trovata in mano a Saddam circa le inesistenti armi di distruzione di massa. Nel 2001 Powell aveva fornito però un’altra pistola fumante, stavolta autentica, sui rapporti di collaborazione del Dipartimento di Stato USA con le ONG.
In un documento del Dipartimento di Stato, reperibile facilmente negli archivi internet dell’Università di Yale, si trova il discorso che Powell tenne nel 2001 alle ONG riunite. Il segretario di Stato affermò in quell’occasione che aveva dato istruzioni agli ambasciatori USA di collaborare al massimo con le ONG, poiché queste rappresentano un “moltiplicatore” della potenza USA. Ecco le parole testuali di Powell: “Voglio che sappiate che ho reso chiaro qui al mio staff e a tutti i nostri ambasciatori in tutto il mondo che sono seriamente favorevole affinché possiamo avere il miglior rapporto con le ONG che sono moltiplicatori di forza per noi, come parte importante della nostra squadra di combattimento.“.