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IL LEGAME INDISSOLUBILE TRA FINANZIARIZZAZIONE E PAUPERISMO
Di comidad (del 16/11/2017 @ 00:51:06, in Commentario 2017, linkato 3834 volte)
Era davvero difficile prevedere che, dopo dieci anni di feroce austerità - con annesso aumento della disoccupazione - e di tagli alla spesa sanitaria ed alle pensioni, l’aspettativa di vita degli Italiani aumentasse. E infatti quell’aumento non c’è stato. I dati pubblicati dal Rapporto Osserva Salute nel 2016 hanno indicato che, per la prima volta, la vita media in Italia è diminuita, ovviamente con un calo più pronunciato dove maggiori sono stati i tagli, cioè al Sud.
Era invece facilissimo prevedere che l’ISTAT avrebbe imbrogliato sui calcoli per spacciare un presunto aumento dell’aspettativa di vita in modo da giustificare un aumento dell’età pensionabile. Prevedibile anche che i sindacati non avrebbero contestato la falsità dei dati dell’ISTAT, visto che, in base alla vigente parodia del politicamente corretto, diffidenza ed incredulità sono colpe imperdonabili. Ancora più prevedibile il fatto che i sindacati avrebbero preferito dividere i lavoratori, invischiandosi in una trattativa col governo sulla questione dell’esenzioni per i lavori “usuranti”, come se esistessero lavori non usuranti. L’unico lavoro non usurante è quello di comandare, dato che ogni errore può essere scaricato sui dipendenti.
Altrettanto scontato era che l’invecchiamento medio della popolazione lavorativa e la precarizzazione del lavoro giovanile determinassero un calo della produttività in Italia. Un bel successo delle “riforme strutturali”, come se non si sapesse già in anticipo che aumentare eccessivamente l’offerta di lavoro avrebbe determinato uno scadimento della qualità della domanda di lavoro da parte delle imprese. In altre parole, quando il lavoro è troppo a buon mercato, il padronato non ha alcun incentivo a migliorare il ciclo produttivo ed a motivare il lavoratori con premi di produzione.
I tagli alle pensioni ed all’occupazione contribuiscono anche alla stagnazione della domanda interna, così che le aziende non hanno più alcuna spinta ad investire. Aver registrato un aumento del PIL a fronte di un calo della produttività, indica quindi che vi è stato un regresso tecnologico del sistema produttivo italiano. Se è vero che alcune imprese continuano ad esportare, quelle imprese che invece si rivolgono al mercato interno finiscono per giocare solo al ribasso.

I commentatori ci ammoniscono dicendo che l’aumento dell’età pensionabile sarebbe necessario per “rassicurare i Mercati”. Non ci viene detto però che “rassicurare i Mercati” vuol dire favorire lo sviluppo della previdenza privata e dei Fondi Pensione, ovvero la finanziarizzazione della previdenza. E non solo questo, visto che la conseguenza dei tagli alle pensioni è di aver creato uno dei maggiori business del momento: il credito ai pensionati, spesso organizzato dallo stesso INPS. Si tratta quindi di aprire altri sbocchi alla “libera circolazione dei capitali”.
Le istituzioni sovranazionali come il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ci avevano raccontato che l’aumento della mobilità dei capitali avrebbe determinato sviluppo e benessere, perché gli investimenti si sarebbero direzionati laddove ce ne era più bisogno. L’evidenza invece dimostra il contrario: il veicolo per l’aumento della velocità della circolazione internazionale dei capitali è la pauperizzazione. La miseria favorisce la finanziarizzazione dei rapporti sociali, quindi si investe nei business che creano miseria, perciò si spiega l’esplosione della microfinanza e del microcredito.

Pochi giorni fa dal FMI ci è arrivata l’ennesima predica morale per esortarci a ridurre il debito pubblico ed a combattere la “corruzione”, le sole due cose di cui è permesso di discutere in Italia. Il FMI insiste a parlare di corruzione nei soliti termini del mainstream, come se la corruzione più pericolosa fosse quella delle bustarelle e non invece la corruzione legalizzata di cui è il maggior promotore lo stesso FMI. Le organizzazioni sovranazionali come il FMI e l’OCSE istigano infatti al lobbying occulto, alla riconversione degli apparati pubblici in agenzie di interessi privati sovranazionali.
Un’altra facile previsione era infatti che la politica - e persino le stesse burocrazie pubbliche come l’ISTAT -, di fronte alla crescente umiliazione delle loro prerogative da parte della finanza globale, invece di resistere, si sarebbero volentieri trasformate in lobby occulte della finanziarizzazione. Una bella disillusione per chi credeva nell’esistenza dello Stato.