\\ Home Page : Articolo : Stampa
L’IMPERIALISMO DEMENZIALE DELL’OCCIDENTE IN SIRIA
Di comidad (del 19/04/2018 @ 00:17:16, in Commentario 2018, linkato 1468 volte)
Le comunicazioni USA sull’ultimo attacco alla Siria sono state un vero e proprio festival del nonsenso. Al solito “briefing” ci è stato spiegato che i comandi statunitensi sarebbero rimasti costantemente in contatto con quelli Russi mettendoli al corrente degli obbiettivi. In un primo tempo il Dipartimento di Stato USA ha detto che erano stati colpiti dei depositi di armi chimiche. E come facevano gli USA ad essere sicuri che un bombardamento su questo genere di armi non ne avrebbe disseminato il letale contenuto? Ed infatti è quello che hanno chiesto alla conferenza. Il generale portavoce del comando USA ha prima farneticato di armi così precise e sofisticate da non produrre effetti chimici collaterali. Poi ha preferito ripiegare sulla tesi di laboratori di produzione di armi chimiche colpiti, perché gli “alambicchi” non si possono spostare così facilmente.
Il tutto infarcito di una retorica surreale sui coraggiosissimi militari USA che avevano difeso l’Occidente, senza neppure avvicinarsi troppo alla Siria, visto che i missili erano a lunga gittata, o forse a causa del temibile potenziale antiaereo della Siria. La Russia, secondo gli USA, sarebbe stata informata persino dei bersagli del bombardamento. Allora Assad, se mai avesse avuto qualcosa in questi depositi, li avrebbe svuotati. Allora cosa hanno bombardato? Dei pollai? O forse sono scuse per giustificare il fallimento del bombardamento? I comandi russi hanno dichiarato infatti che almeno due terzi dei missili sarebbero stati intercettati dalla contraerea siriana con sistemi forniti a suo tempo dall’Unione Sovietica.
La portavoce del Dipartimento di Stato ha ripetuto più volte che non si voleva assolutamente ottenere un crollo del regime siriano, ed anche la premier britannica May ha confermato che lo scopo del bombardamento operato da USA, UK e Francia non era di abbattere il regime di Assad. Queste ultime dichiarazioni costituiscono il più plateale dei tanti nonsensi dell’attuale situazione siriana. La Siria infatti è stata attaccata nel 2011 in modo indiretto da USA, UK e Francia con l’afflusso di truppe esterne, penetrate dal territorio turco. Lo scopo era quello di eliminare un alleato strategico ed anche un socio d’affari della Russia, cioè il regime di Assad. Oggi invece la Russia è insediata saldamente in Siria, perciò non avrebbe più senso sfrattare Assad. Occorrerebbe sfrattare la Russia, ma c’è il piccolo dettaglio della potenza nucleare russa a rendere l’opzione problematica.
A proposito di dettagli, ce n’è un altro ugualmente macroscopico. La guerra in Siria è cominciata nel 2011, mentre i Russi ci sono arrivati solo nel 2015, più di quattro anni dopo. Quando si dice la lentezza di riflessi. Dal canto loro gli USA si erano insediati abusivamente in Siria l’anno precedente con il pretesto di combattere l’ISIS/Daesh. La situazione veniva descritta all’epoca dall’organo iper-occidentalista “Il Post” senza notare queste discrasie nelle date. Gli “Occidentali” hanno avuto quattro anni a disposizione per mettere la Russia fuori del gioco ma non ne hanno saputo approfittare. Per giustificare tutto questo si è giunti a recriminare sui veti posti all’ONU dalla Russia, come se gli USA e la NATO non se ne fossero mai infischiati dell’ONU quando gli faceva comodo.

Nel 1860 si verificò un caso che presenta sconcertanti analogie con quello siriano. Allora l’alleato della Russia da eliminare era il regime borbonico dell’Italia Meridionale. Durante la Guerra di Crimea del 1853-1856 (anche allora un contenzioso sulla Crimea!), il Regno delle Due Sicilie aveva dichiarato la sua neutralità nel conflitto ma, mentre in nome della neutralità negava l’accesso ai suoi porti a Gran Bretagna e Francia, concedeva invece quell’accesso alle navi russe. Ciò aveva determinato persino la rottura delle relazioni diplomatiche da parte di Francia e Gran Bretagna con Napoli. La propaganda antiborbonica dell’epoca era identica a quella che oggi colpisce il regime di Assad: i Borbone erano descritti come un regime criminale che bombardava il proprio popolo.
Niente di nuovo sotto il sole, anche per ciò che riguarda i metodi di destabilizzazione. Nel 1860, con l’appoggio della Marina britannica, sbarcarono in Sicilia delle truppe irregolari che si saldarono con altre truppe irregolari precedentemente costituite. Iniziarono defezioni massicce nell’esercito e nella Marina borbonica e la situazione di destabilizzazione motivò l’intervento piemontese, che l’ottobre dello stesso anno fu ufficializzato dalla presenza del re Vittorio Emanuele II alla testa delle sue truppe. Nel frattempo la tardigrada Russia, al di là delle lamentele diplomatiche, non aveva mosso un dito per difendere il suo unico alleato in Europa (certo, se avesse avuto quattro anni di tempo…). Lo schema è simile poiché anche in Siria nel 2012 le defezioni di alti ufficiali dell’esercito siriano e di membri del governo di Assad si susseguirono ad un ritmo incessante che sembrava prefigurare un rapido crollo del regime.

Passata l’ondata delle defezioni, invece un po’ alla volta i quadri dell’esercito e dell’amministrazione si ricomposero. Cos’è mancato stavolta a dare compiutezza allo schema di destabilizzazione? È mancato l’intervento diretto del Paese confinante che, nella circostanza, avrebbe dovuto essere la Turchia. Nel 2012 l’abbattimento di un jet turco da parte della contraerea siriana offriva l’atteso casus belli. Ma, dopo le prime minacce, Erdogan rinunciò ad impegnarsi, evitando persino di interpellare la NATO, che avrebbe dovuto essere immediatamente coinvolta nel momento in cui la Turchia dichiarasse di essere stata “aggredita”.
Evidentemente ad Erdogan non erano stati offerti compensi adeguati al rischio ed al costo dell’intervento. Un’annessione della Siria da parte della Turchia o la sua riduzione ad uno Stato satellite non era gradita ad Israele e neppure a Francia e Gran Bretagna, che non hanno mai rinunciato alle velleità coloniali sull’area del Vicino Oriente. Di recente truppe turche sono penetrate nel territorio siriano, ma solo per svolgere la loro normale routine, cioè massacrare i Curdi.

Per il suo contributo alla liquidazione di un alleato della Russia, Vittorio Emanuele II fu gratificato con un nuovo regno, Nel 1860 la Francia di Napoleone III era contraria ad un’unificazione italiana e, per un breve periodo, offrì strumentalmente un appoggio navale al nemico esercito borbonico per evitare quella soluzione. La stessa Francia però ritirò quell’appoggio ed addivenne ad un compromesso con la Gran Bretagna in cambio della garanzia che la Sicilia non sarebbe stata separata per diventare un protettorato Britannico. Entrambe le grandi potenze dell’epoca quindi rinunciarono a qualcosa pur di far fuori un comune nemico.
A Erdogan invece non si è voluto concedere l’agognato sultanato per timore che la Turchia diventasse la potenza regionale egemone. Per il suo rifiuto di lavorare gratis, Erdogan l’anno dopo fu gratificato del dono di una rivolta interna, la cui repressione lo pose nel mirino della solita Amnesty International.
Nel 2013 si profilò anche un intervento diretto della NATO in Siria, ma la Gran Bretagna fu la prima a defilarsi con un voto contrario del parlamento. I costi poteva sostenerli la Turchia ma non gli Occidentali DOC. Le potenze “occidentali” ritennero quindi che una destabilizzazione permanente dell’area potesse costituire la soluzione ottimale, senza calcolare che dove c’è uno squilibrio prima o poi qualcun altro si inserirà per ricomporre il quadro secondo i propri interessi. Alla fine la dirigenza russa potrebbe persino convincersi che, data la impossibilità di accordi con un avversario che vuole tutto e il contrario di tutto, valga la pena di premere il bottone per prima.
Nell’ambito occidentale continua la pratica dell’arroganza nel clima della comica finale. Oggi il cialtrone Trump pretende di bombardare un giorno e di ritirare le proprie truppe il giorno dopo, con Macron attaccato ai suoi pantaloni a scongiurarlo di restare. L’imperialismo assomiglia sempre a se stesso ma assume toni sempre più demenziali.