Commentario

GAZA "ENTITÀ OSTILE", COME NEW ORLEANS


Il tentativo israeliano di genocidio nei confronti della popolazione di Gaza viene operato nel complice silenzio dei media ufficiali, un silenzio messo in maggior rilievo dal fatto che su internet circola una massa di informazioni a riguardo. La maggior parte di queste informazioni proviene dall'interno della stessa Israele, come espressione di un'opposizione crescente alla politica del genocidio.

Certamente tutto questo è consentito dal fatto che internet ha rotto il monopolio dei media ufficiali, ma sarebbe un errore ridurre il tutto ad una questione di nuove frontiere della democrazia telematica. Internet è un grande moltiplicatore, ma l'esperienza dimostra che può essere utilizzato anche per moltiplicare la mistificazione, come nel caso di Roberto Saviano, nel quale un ben orchestrato "tamtam" sulla rete ha determinato un'illusione di spontaneità, che ha impedito a molti di accorgersi che "Gomorra" era un'operazione-best seller gestita da una casa editrice delle dimensioni di Mondadori.

Quindi, senza misconoscere l'importanza di internet nell'informazione alternativa, occorre vedere che c'è qualcos'altro. In Israele, ad esempio, è sempre esistito un dissenso interno contro la politica criminale dei vari governi, ma sta di fatto che oggi questo dissenso non vive più nell'isolamento morale di una volta, ma riscuote una diversa attenzione.
Anche le persone più intossicate dalla propaganda non possono sottrarsi dal fare i confronti più ovvi. Prima della colonizzazione statunitense, il sionismo non si limitava ad esagerare e mistificare la minaccia araba, ma puntava anche sulla solidarietà interna, in modo che il senso comunitario ed il senso di accerchiamento si alimentassero a vicenda.
Ora qualsiasi israeliano può invece osservare come nella povertà e precarietà in cui sono ridotte, le popolazioni arabe riescono a trattare i loro anziani molto meglio di quanto non faccia lo Stato israeliano con i propri pensionati. Negli ultimi anni Gaza è divenuta per Israele anche un imbarazzante modello di welfare, che stride con il modo in cui ormai la società israeliana tratta i propri poveri e i propri svantaggiati.

La propaganda ufficiale sul terrorismo si è trovata spesso di fronte a questi sconcertanti confronti con la realtà. Mentre il Libano era bombardato da Israele, i cittadini americani erano bombardati da una propaganda sulla malvagità di Hezbollah, ma anche qui i paragoni sono stati poi inevitabili. Hezbollah ha usato il denaro iraniano per aiutare le vittime delle bombe israeliane e finanziare la ricostruzione; ma, mentre quelle bombe ancora cadevano, Rumsfeld si era rifiutato di rimpatriare a spese del governo i turisti americani rimasti intrappolati in Libano - come invece stavano facendo tutti i governi europei -, e ha offerto a quei turisti in pericolo la possibilità di farsi prestare a interesse i soldi  necessari per fuggire, ovviamente a tassi da strozzo.

Il punto è che nessuna fantasia propagandistica sulla malvagità dei terroristi, riesce ad eguagliare ciò che fa oggi il gruppo dirigente statunitense.  In questi ultimi tempi è nata una linea editoriale tendente a screditare e ridicolizzare le tesi "complottiste" sull'11 settembre, ma qualsiasi confutazione tecnica e qualsiasi psichiatrizzazione del cosiddetto "complottismo" deve arrendersi di fronte all'evidenza del fatto che il governo statunitense è pronto a considerare la propria popolazione come una qualsiasi altra "entità ostile".

Molti abitanti di New Orleans sono convinti che sia stato il governo, e non l'uragano Kathrina, a far saltare le dighe e provocare l'inondazione della città, e ciò non in base a considerazioni tecniche - che possono essere rigirate come si vuole -, ma per il modo in cui il governo si è comportato dopo la sciagura. Chi è stato capace di tenere un comportamento così affaristico-criminale dopo l'inondazione, poteva compiere crimini analoghi anche prima.

I complotti possono esser anche improbabili, ma comunque non sono impossibili quando dietro vi sia la potenza di un governo, e soltanto un anticomplottismo dogmatico e  pregiudiziale può impedire di pensare  che dei palesi criminali si siano comportati da criminali.

La dottrina "Neocons" ha enfatizzato la potenza della propaganda, sino a pensare che il colonialismo statunitense potesse rimpiazzare il nemico vero - l'URSS - , con un nemico fittizio: l'Islam. La potenza della propaganda è enorme ed è in grado di creare anche nemici fittizi,  ma comunque a patto di comportarsi come che se questi nemici esistessero davvero. Nessun governo che credesse seriamente all'esistenza del pericolo islamico, potrebbe mai comportarsi come sta facendo il governo statunitense ora.

Quando nel 1964 il presidente Johnson decise di intensificare la presenza militare americana in Vietnam, al tempo stesso fu costretto a concedere qualcosa nel senso della legislazione antisegregazionista e dello Stato sociale. Johnson sapeva di dover affrontare un nemico vero e ciò gli consigliava prudenza. L'imprudenza e l'impudenza di Bush indicano invece che egli non teme realmente il nemico, perché questo nemico - il terrorismo islamico "globale" - non esiste.

Anche qui c'è una sorta di propaganda di supporto, che tende a spiegare  tutte le incongruenze con l'imbecillità di Bush e del suo entourage. Che Bush  e molti dei suoi collaboratori siano degli imbecilli, è senz'altro possibile, ma l'idea che il gruppo dirigente statunitense sia composto solo da deficienti, costituisce una sorta di razzismo rovesciato e molto puerile. 

27 settembre 2007