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LE GUERRE CIVILI A SCATOLA CINESE DELL’ITALIETTA
Di comidad (del 10/03/2022 @ 00:10:24, in Commentario 2022, linkato 6370 volte)
All’inizio della scorsa settimana si diceva che la questione della riforma del catasto avrebbe messo a rischio la sopravvivenza del governo. Era troppo bello per essere vero, e infatti non era vero. In base alla narrazione sarebbe stato il voto di un partitino con l’1% a consentire alla proposta di passare. Ma si tratta appunto di narrativa, poiché anche i partiti di centrodestra, a parole ostili alla riforma, si sono limitati a votare contro, senza uscire dal governo, benché ad essere più sensibile ai timori di una revisione delle stime catastali sia proprio il loro elettorato. Draghi assicura che la revisione non comporterà nuove tasse sulla casa, ma tutti sanno che sono chiacchiere.
La prima casa è il principale ammortizzatore sociale, l’ancoraggio materiale della famiglia. Colpirla in una fase economica come questa sarebbe una misura destabilizzante, un atto di guerra civile. Dopo essere stato in gran parte alleato delle oligarchie contro il lavoro, oggi è il ceto medio ad essere oggetto di una spoliazione dei suoi risparmi e dei suoi patrimoni immobiliari. Da anni il Fondo Monetario Internazionale esorta i governi italiani a tassare la prima casa, e la riforma del catasto serve a innescare la mina per rendere operativo il provvedimento. Ma il FMI siamo noi, nel senso che è proprio dall’Italia che partono le informative e gli input per avviare, con la sponda delle organizzazioni sovranazionali, l’ennesima iniziativa di regolamento di conti interno.
Si può comprendere l’atteggiamento dei 5 Stelle sulla riforma, in quanto hanno ormai come unico obbiettivo arrivare alla fine naturale della legislatura. Ancora più chiare sono le motivazioni del PD, che è un partito che non ha più preoccupazioni elettorali, poiché può garantirsi la presenza nei prossimi governi grazie all’emergenzialismo cronico e all’ombrello dei superpoteri del presidente della Repubblica. Il PD ha dalla sua anche il politicamente corretto, in modo da far passare la predazione ai danni del ceto medio come lotta all’evasione fiscale. La linea del PD: stare sempre dalla parte del più forte ma dall’alto di un piedistallo morale. Forza Italia ha rinunciato a sua volta alle prospettive elettorali per diventare un PD di complemento. Meno chiaro sembrerebbe il comportamento della Lega che, non facendo cadere il governo sulla questione del catasto, rischia un’ulteriore emorragia di voti.
Mentre in Paesi più arretrati e naif si fanno ancora i brogli elettorali, qui in Italia siamo più avanti, in quanto gli stessi partiti sono dei brogli elettorali. Il caso della Lega è paradigmatico: abbiamo una sorta di doppio partito, con un leader di facciata che si presenta come difensore del ceto medio, e poi c'è il vero gruppo dirigente, composto da cosche affaristiche del Nord Italia, che aspirano alla cosiddetta autonomia differenziata (oggi si dice anche “rafforzata”, come il Green Pass). In questa poco pubblicizzata battaglia per attribuire alle Regioni del Nord proventi fiscali e competenze che dovrebbero andare ben oltre la Sanità, la Lega ha come principale alleato il PD. Proprio quel partito che, in base alla pantomima ufficiale, sarebbe il principale avversario della Lega.

Il sistema della guerra civile in Italia è come un gioco di scatole cinesi: ogni fronte di guerra civile ne contiene un altro al suo interno. Con la riforma del catasto si destabilizza il principale ammortizzatore sociale, mentre con l’autonomia differenziata si configura un’altra contrapposizione tra Nord e Sud, un altro focolaio di separatismo strisciante. L’aspetto paradossale è che il Sud Italia è strutturalmente e storicamente spopolato e sottofinanziato. Da quarant’anni il Meridione è persino in piena denatalità. L’oligarchia meridionale controlla il territorio in assoluta avarizia, bloccando la spesa anche dei fondi già stanziati. Persino le mafie si configurano storicamente come forme di gestione a bassissimo costo del territorio. L’oligarchia meridionale non si oppone all’autonomia differenziata, forse perché l’esportazione delle mafie al Nord consente di partecipare ai business.
Anche il Green Pass è uno strumento di guerra civile che funziona a scatola cinese. Dopo la guerra civile contro i non vaccinati, il Green Pass dovrebbe tornare utile come strumento di razionamento energetico, una specie di tessera annonaria per controllare i consumi di gas ed elettricità. Siamo all’emergenza energetica (bella allitterazione), tanto che Draghi dà un calcio nel sedere a Greta e rilancia il carbone. Il gas è una delle risorse più abbondanti in natura, e pare che sia inesauribile, poiché l’ecosistema ne produce in continuazione. Russia o non Russia, parrebbe impossibile che possa scarseggiare. Eppure ci si sta riuscendo. Miracoli dell’emergenzialismo cronico.
Tra l’altro non siamo neppure sicuri che davvero cessino le forniture di gas russo. L’enfasi sull’emergenza ancora una volta segnala che il vero bersaglio è la popolazione, da sottoporre ad ogni sorta di vessazione, ed alla fine ci si accorgerà che persino il razionamento sarà diventato un business. L’Italia è l’unico Paese in cui il governo ha posto il segreto al massimo livello sul Decreto per la fornitura di armi all’Ucraina, segno che c’è qualche risvolto affaristico da celare.
Tanto per non cambiare, lo stesso alibi-Putin funziona a scatola cinese. Bisognerebbe spiegare ai Russi come funziona l’Italia, che il nostro governo non ce l’ha davvero con loro, ma li usa come pretesto per dare la caccia agli “amici di Putin” di casa nostra. In Italia la politica estera è tutta in funzione della guerra civile interna. La ludica superficialità con cui il governo Draghi sta affrontando una delle crisi internazionali più gravi di tutti i tempi, si spiega proprio con l’assuefazione della nostra oligarchia alla pantomima emergenziale, perciò sembra di recitare una rievocazione della guerra fredda, magari mettendo su una nuova Gladio (ammesso che quella vecchia sia stata smantellata), per creare un clima di finta emergenza terroristica come negli anni ’60 e ’70.