\\ Home Page : Articolo : Stampa
L’EUROPA NON ESISTE, IL LOBBISMO SÌ
Di comidad (del 16/05/2019 @ 00:24:04, in Commentario 2019, linkato 8431 volte)
Massimo D’Alema ha dichiarato di essere sorpreso dal fatto che una persona rozza come Matteo Salvini possa riscuotere tanti consensi. Una possibile spiegazione è che Salvini può permettersi di essere così rozzo perché i suoi antagonisti gli rendono la vita sin troppo facile.
Molti elettori del PD si sono affidati a Nicola Zingaretti sperando che con lui cessasse finalmente il tempo delle follie e iniziasse un periodo di buon senso. Al contrario, Zingaretti ha aperto la campagna elettorale del PD per le elezioni europee invitando come sponsor il commissario europeo Pierre Moscovici. Il PD poteva anche obiettare al governo che la sua demonizzazione di Moscovici era del tutto strumentale poiché, se si accetta di negoziare, si va a negoziare, senza atteggiarsi a vittime. Ma che senso ha adottare una controparte come nume tutelare? Perché, per fare l’europeista, devi per forza esporti all’accusa di essere anti-italiano?
Il problema è che la comunicazione europeistica è sempre eccessiva, esagerata, esasperata, grottesca, fuori dalle righe, non riesce mai a trovare una misura che la renda plausibile, se non per quella fascia di opinione pubblica, sempre più ristretta, disposta ad affrontare tutto in puri termini di “colpanostrismo”.
L’europeismo è condannato alla sguaiataggine ed alla vaniloquenza del “più-europeismo” per la stessa inconsistenza della costruzione europea. Nel dicembre scorso il quotidiano confindustriale ”il Sole-24 ore” ci faceva sapere che la Banca Centrale Europea affidava gli “stress test” sulle banche a consulenti privati, tra i quali il più grande fondo di investimento del mondo, Blackrock. Pare che l’evidenza del conflitto di interessi (Blackrock è uno dei soggetti più attivi nell’acquisto di banche) abbia suscitato l’indignazione di alcuni parlamentari tedeschi, tra cui il famigerato Wolfgang Schauble.
Allo scoop del quotidiano confindustriale sono state contestate varie imprecisioni, ma non è stata rivolta l’obiezione più importante, cioè di non essere uno scoop. È infatti almeno dal 2014 che vi sono notizie di agenzie di stampa sui servizi di consulenza che Blackrock fornisce alla BCE.
Possibile che la BCE sia una tale banda di incompetenti da aver bisogno di pagare profumatamente consulenze private? Possibile poi che debba rivolgersi proprio a quei privati per i quali è più plateale il conflitto di interessi? Alle richieste di chiarimenti, i vertici BCE distribuiscono risposte strafottenti: “Avevamo fretta!”.

La BCE è in preda al lobbismo e nessuno può farci nulla, per cui l’impunità diventa supremazia morale. L’edificio europeo è il paradiso del lobbying e delle porte girevoli tra incarichi pubblici ed incarichi privati. Ogni tentativo di controllo e regolamentazione del lobbying da parte di quegli organismi, pur così occhiuti con gli “zero virgola” dei bilanci statali, cade nel vuoto. Del resto non solo un lobbismo trasparente e controllato perderebbe quasi tutta la sua efficacia, ma c’è anche da rilevare che tutto l’edificio europeo appare costruito pezzo per pezzo in funzione del lobbying.
Il lobbismo è la forma moderna del domino di classe, un domino defilato dietro il paravento di istituzioni apparentemente asettiche ma in effetti funzionali al lobbismo stesso. Quasi nulla di ciò che riguarda il regno del lobbying nell’Unione Europea sfugge alla comunicazione mainstream, quindi non si è affatto di fronte ad un’informazione da parte di nicchie complottistiche. Ciò non toglie che la stessa comunicazione mainstream sia pronta a rimuovere totalmente la questione del lobbying ogni volta che possa scalfire il mito europeo. Più l’Unione Europea reale fa schifo, più l’unica risorsa dei suoi apologeti è quella di cercare di sottrarla al giudizio umano divinizzandola.

Il passaggio dell’ex presidente della Commissione Europea, il portoghese José Manuel Barroso, a Goldman Sachs aveva sollevato molti dubbi sul suo operato nella vicenda della crisi greca, nella quale era coinvolta Goldman Sachs. Lo stesso Barroso, nella sua nuova veste di lobbista, aveva dato ancora una volta scandalo l‘anno scorso, incontrando in modo non trasparente l’attuale Commissario al Lavoro e vicepresidente della Commissione Europea, il finlandese Jyrki Katainen. Il fatto ha dato luogo ad una serie di interrogativi “etici”, cioè alle solite recriminazioni ipocrite che lasciano le cose esattamente come stanno.
Quando Barroso, è passato a Goldman Sachs, si è preso anche le blande critiche di Pierre Moscovici, il quale ha puntualizzato che Barroso non faceva nulla di male, ma che il suo comportamento aveva creato problemi di immagine (solo di immagine, non di legittimità) per la UE. Moscovici concludeva affermando che, dal canto suo, non sarebbe mai passato a Goldman Sachs. Magari farà come Draghi: se ne andrà a Blackrock.