Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Fino a qualche decennio fa Carl Schmitt era un argomento da specialisti, ma da un po’ di tempo è diventato un autore “popolare”, anche se conosciuto sempre per le solite citazioni. In questa epoca di emergenzialismo cronico, ha avuto particolare diffusione una citazione tratta da un testo del 1922, in cui Schmitt afferma che il sovrano è colui che può decidere lo stato di eccezione, cioè sospendere la legge per adottare le misure atte ad affrontare un’emergenza. Circa cinquanta anni dopo, Michel Foucault disse che la scienza politica non ha ancora tagliato la testa al re, che si sta ancora a chiedersi chi sia il sovrano. Sono passati altri cinquanta anni e in effetti il tema della sovranità, se riconquistarla o cederne sempre di più, sembra centrale nel dibattito politico; ciò mentre la realtà va da un’altra parte. Per tentare di descrivere questa situazione, si potrebbe combinare Schmitt con Foucault, inventandosi un Carl Schmitt in versione “hard boiled”; un fantasmatico “Karl Schmidt” che proponga lo strano ossimoro di uno stato di eccezione permanente, che è diventato la norma, e che si riproduce automaticamente, senza che ci sia un “sovrano”, una figura istituzionale ben precisa, che lo decida. Ciò dissolve non solo la categoria di potere legale-razionale stabilita da Max Weber, ma anche la nozione dei “saperi” funzionali al sistema del “sorvegliare e punire” che Foucault ha descritto, e di cui ha trovato un paradigma nel Panopticon, il sistema di sorveglianza assoluta progettato da Jeremy Bentham nel 1791.
Oggi è l’azienda Palantir Technologies ad essere considerata l’erede del Panopticon; ma il problema riguarda la genesi di questa azienda ed anche il modo in cui essa si è affermata. Come è noto, Palantir è stata fondata dalla CIA nel 2003; fondata non direttamente, ma tramite In-Q-Tel, che è una agenzia di investimento della stessa CIA.
In-Q-Tel è una società senza fini di lucro; il che vuol dire semplicemente che non paga tasse.
In compenso Palantir il lucro lo fa, e lo fa tramite gli appalti governativi che gli procura la CIA. Tanta generosità viene premiata dal fatto che
i funzionari della CIA, e di altre agenzie governative, trasmigrano spesso e volentieri verso Palantir; dove trovano carriere ben remunerate. Il conflitto di interessi è tanto più stridente se si considera che Palantir è una società per azioni, e che la CIA è una entità egemone nel campo delle informazioni riservate, perciò con la piena capacità di manipolare il mercato.
Si tratta quindi di un sistema che ufficializza il conflitto di interessi e la porta girevole tra carriere nel pubblico e nel privato, e anche la manipolazione del mercato azionario. Un sistema del genere può essere definito in vari modi: corruzione legalizzata, privilegificio, cleptocrazia. Non sembra che fosse quello a cui pensava Bentham quando ideò la sua utopia (o distopia) di controllo assoluto. Si potrebbe obiettare che il regime di controllo e il sistema degli arricchimenti personali non sono incompatibili, e che CIA e Palantir possono perseguirli entrambi. Effettivamente non sono incompatibili in assoluto, ma l’asse delle priorità tende sempre a spostarsi verso gli arricchimenti, per cui non solo la sorveglianza diventa un pretesto, ma soprattutto più nulla garantisce un ordine, per cui coloro che dovrebbero essere i “guardiani” si strutturano in bande di predoni per perseguire con qualsiasi mezzo il fine dell’arricchimento.
E gli esempi a riguardo sono tanti. Anche nella nostra bistrattata Italietta abbiamo una versione artigianal-casereccia del Panopticon, cioè il regime carcerario del 41bis, nel quale il detenuto è non solo isolato, ma anche costantemente monitorato. Di recente abbiamo scoperto che
il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che del 41bis svolgeva il ruolo di gestore e apologeta, era stato in rapporti di affari con un prestanome di un boss detenuto proprio al 41bis. Il regime carcerario del 41bis è considerato una gloria nazionale (ce lo invidiano all’estero!) e quindi la magistratura e le opposizioni, a parte un po’ di pantomima, si sono ben guardate dal fare contestazioni puntuali.
Le cose non vanno meglio quando si tratta di stabilire le cosiddette “competenze”. Per quanto questo termine sia sempre da prendere con le molle, qui non c’è proprio nulla da afferrare, perché in un sistema che istituzionalizza il conflitto di interessi e la porta girevole, la prova che sei “competente” diventa autoreferenziale, cioè sta proprio nel fatto di avere le mani in pasta da più parti.
Nel clima emergenziale del dopo 11 settembre, in nome della sicurezza nazionale, negli USA si è potuto fare tutto quello che si voleva. L’allarme e il senso del pericolo furono rinforzati grazie all’episodio delle lettere all’antrace, che provocarono cinque morti. L’atto bio-terroristico al momento fu attribuito a Saddam Hussein; non perché a riguardo ci fossero prove o indizi, ma solo perché crederci era utile a smuovere più soldi. Nel 2008 le indagini dell’agenzia FBI stabilirono che l’origine dell’antrace usato negli attentati era in realtà di laboratori della Difesa.
Il bio-ricercatore Bruce Ivins fu indagato come responsabile degli attentati, ma il suo provvidenziale suicidio, e i suoi altrettanto provvidenziali trascorsi psichiatrici, consentirono di chiudere l’indagine senza aver chiarito nulla. L’unico dato certo è che gli attentati all’antrace comportarono lo stanziamento di enormi finanziamenti verso le ricerche sulla “difesa” contro armi biologiche. Quando si danno a qualcuno i mezzi per difenderci da una minaccia, in effetti gli stanno anche dando i mezzi per creare quella minaccia.