Ormai nel Regno Unito i primi ministri nascono e muoiono come mosche, anche se risultano decisamente più molesti. L’ultimo rappresentante della specie, Keir Starmer, sta cercando di stiracchiare le procedure di addio, in modo da prolungare l’agonia di quel tanto che servirebbe a far slittare la successione a dopo l’estate. Anche il prossimo candidato “laburista” è infatti un clone di Tony Blair, perciò tutti sanno che l’avvicendamento a Downing Street non comporterà alcun cambiamento nella politica britannica. Sembra quindi che l’establishment britannico stia cercando di garantire la continuità di una linea politica impopolare gettando ciclicamente in pasto alla pubblica opinione dei personaggi di facciata. Dopo aver spremuto i conservatori e i “laburisti”, arriverà il turno anche di qualche “sovranista” come Nigel Farage per il ruolo di uomo di paglia. In linea con i suoi predecessori,
Starters ha promesso a Zelensky alcuni miliardi di sterline in prestito; e in più lo stesso Starmer ha dichiarato che il Regno Unito parteciperà al mega-prestito promesso all’Ucraina dalla von der Leyen. ll peso finanziario del sostegno all’Ucraina sta mettendo in difficoltà il bilancio, e il governo “laburista” è costretto a tappare le falle ricorrendo ai tagli sulla spesa sociale. Secondo alcuni analisti, l’establishment britannico starebbe cercando di preservare questa politica militarista e antisociale adottando una tattica ispirata ad una razionalità subdola e contorta, ma comunque si tratterebbe di una linea razionale.
Sennonché è proprio la linea politica che sopravvivrà a Starmer, a risultare irrealistica. Se si dà retta ai dati forniti dal governo Starmer,
la condizione delle forze armate britanniche è crollata ai minimi storici; e non che prima fosse granché. La debacle delle forze armate e la mancanza di risorse finanziarie e produttive per porvi rimedio, ha portato alle dimissioni del ministro della Difesa, ed è stata una delle cause che hanno accelerato la fine del governo Starmer. Di razionale qui non c’è nulla; i primi ministri vengono avvicendati e bruciati in nome di un militarismo del tutto velleitario, che si riproduce non per strategia, ma per meccanica inerziale; perché non si è capaci di concepire e fare altro. Nel meccanismo automatico rientra la storica ludopatia dei servizi segreti britannici, pronti a scommettere e rilanciare in provocazioni sempre più azzardate.
Va chiarito che la potenza militare britannica è sempre stata sopravvalutata oltre misura, anche se la “vittoria” nella guerra delle Falkland-Malvinas del 1982 ha contribuito a perpetuare il mito. In realtà, per riprendersi un arcipelago oltreoceano e nell’altro emisfero, il governo Thatcher avrebbe dovuto produrre uno sforzo logistico fuori della sua portata, con centinaia di navi da rifornimento, tutte vulnerabili.
A decidere effettivamente le sorti della guerra, fu la posizione degli USA; i quali, dopo essersi finti super partes e aver messo in scena la solita “mediazione”, si schierarono a favore di Londra. La scoperta che gli USA non erano mai stati neutrali nella contesa, mise alle strette il regime di Buenos Aires, che era stato messo lì dalla CIA per uccidere i “comunisti”, ed era in tutto e per tutto dipendente dalla protezione USA (ivi compresi i propri conti nelle banche di Wall Street). La perfidia statunitense nella vicenda risulta persino dall’edulcoratissimo resoconto ufficiale reperibile sul sito governativo. Trump quindi non ha inventato nulla quando si atteggia a mediatore in conflitti in cui è direttamente coinvolto. Sono gli schemi ricorrenti della politica estera statunitense.
Una volta preso atto che, in barba alla mitica Dottrina Monroe (“l’America agli americani”: dipende da quali americani), a Washington si preferiva l’anglosassone intruso di oltre Atlantico, la giunta militare argentina non tentò neppure di attaccare i convogli navali britannici per il rifornimento di carburante e munizioni, ma si limitò a colpire alcune navi militari in modo da infliggere qualche perdita di mezzi e uomini, così da salvare la faccia. Sono quelle strane situazioni per cui un governo non può permettersi di ritirarsi tout court, ma neppure di combattere seriamente un “nemico” con il quale intrattiene troppi legami inconfessabili; per cui la vita di un certo numero di soldati viene sacrificata nel rituale di una guerra dall’esito scontato.
A proposito di fallimenti della logistica, persino le ritirate possono fornire qualche esempio istruttivo, visto che anch’esse si basano su uno sforzo logistico, altrimenti si trasformano in scomposte fughe di massa. Nel settembre del 2021 il governo britannico rispose alla Commissione Esteri del parlamento che indagava sulle modalità disastrose del ritiro da Kabul, che avevano impedito addirittura di trasportare gran parte del personale afghano in servizio presso l’ambasciata del Regno Unito, comprese le guardie.
Il governo se la cavò dichiarando che la NATO nel suo complesso non era stata in grado di prevedere una così rapida caduta di Kabul. Era una risposta tautologica e priva di senso. I talebani erano riusciti ad arrivare così velocemente a Kabul perché il ritiro delle forze occupanti non era stato compiuto in modo ordinato, e quindi lo stesso caos si era poi riprodotto all’interno della capitale. Un tocco di humour inglese (però alla Benny Hill) non poteva mancare; infatti il ministro degli Esteri Raab dichiarò orgogliosamente che, pur nella fuga precipitosa, tutti i ritratti della regina erano stati condotti in salvo.
Il burlesque in effetti è un genere di spettacolo nato in Inghilterra, e pare che oggi proprio Starmer lo abbia rilanciato alla grande. Il primo ministro uscente ha annunciato un programma di spesa per la difesa di circa trecento miliardi di sterline (quasi trecentocinquanta miliardi in euro).
Sul suo canale YouTube Starmer ha pubblicato il video della conferenza stampa dell’annuncio, e ha avuto la faccia tosta di intitolarlo: “Starmer sotto il torchio dei giornalisti per la spesa della difesa…”. Pur con giornalisti servili che gli facevano da spalla, Starmer non è riuscito a dare neanche una risposta sensata su come si possa raccogliere una somma simile; anzi, l’argomento è stato praticamente aggirato. Nel suo vaniloquio la parola che Starmer ha pronunciato più spesso è stata “orgoglioso”; cioè quel termine che un politico usa quando non ha niente di preciso da dire. Neppure Vannacci aveva mai osato adoperare la parola “orgoglioso” con tale frequenza in suo discorso.