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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Si richiama spesso quell’aforisma, di incerta attribuzione, secondo cui la prima vittima della guerra è la verità. Il problema è che anche in quei rari casi in cui la verità riesce parzialmente a scamparla, la logica non se la passa liscia comunque. Si può essere pietosamente comprensivi finché si tratta dei soliti deliri del suprematismo bianco alias occidentalismo. Ad esempio: USA e Israele hanno scatenato i bombardamenti sull’Iran quando il tavolo delle trattative era ancora aperto e l’Oman, che mediava tra i delegati, si diceva ottimista sull’esito dei negoziati. L’attacco a negoziato in corso era già stato sperimentato nella guerra dei dodici giorni e per Israele la perfidia è sempre stata prassi consueta; i media occidentali l’hanno ogni volta presentata come componente essenziale del diritto di Israele a difendersi. I commentatori occidentali hanno perciò sottolineato l’arroganza dei dirigenti iraniani che osavano riunirsi in quei frangenti, e quindi meritavano di essere bombardati. Sono farneticazioni razziste, ma almeno sono un vaniloquio dall’inizio alla fine, per cui non c’è difetto di conseguenza.
Più preoccupante è quando si esce, si rientra e si esce di nuovo dalla realtà come se nulla fosse. Pochi giorni fa i media ci avevano raccontato che un drone iraniano aveva attaccato una base britannica a Cipro. Lo scorso 5 marzo la notizia veniva smentita dal ministro della Difesa britannico: il drone in questione non era affatto partito dall’Iran; inoltre non si riscontrava neppure alcuna conferma dell’ipotesi che il drone fosse partito dal Libano, perciò anche l’attribuzione del presunto attacco ad Hezbollah rimane del tutto aleatoria.
Dopo le prime approssimazioni informative, che parlavano genericamente di una base britannica a Cipro, anche la notizia veniva meglio contestualizzata: quella base militare britannica non è in territorio della repubblica cipriota, bensì in territorio britannico; cioè si tratterebbe di una ex (?) colonia, che però è ancora sotto la completa sovranità del Regno Unito, un residuo del vecchio impero britannico.
Siamo quindi di fronte ad un attacco di incerta provenienza, e che comunque non ha riguardato Cipro, ma solo il Regno Unito. Ma, visto che Cipro non è stata attaccata, cosa poteva fare il nostro governo? Ovviamente ha mandato la fregata “Martinengo” a difendere … Cipro. La decisione è stata presa in base ad una clausola di difesa UE assolutamente inapplicabile in questo caso, dato che il Regno Unito non fa più parte dell’Unione Europea. Nella loro frivola euforia bellicista, Crosetto e i suoi aedi mediatici hanno voluto fare le cose in grande, infatti non si sono limitati ad ammazzare la logica, ma hanno voluto persino fare strame del suo cadavere. L’obiettivo ufficiale della missione navale italiana sarebbe quello di “contenere l’escalation”. In realtà mandare delle navi a difendere uno Stato che non è stato attaccato, è già un’escalation immotivata; tanto più immotivata, perché lo Stato che risulta effettivamente attaccato (il Regno Unito), è capace benissimo di difendersi da solo. Sarebbe però inesatto dire che non si capisce che cosa sia andata a fare la fregata “Martinengo” a Cipro, perché due cose le sta sicuramente facendo: la prima è la vetrina per la nostra cantieristica militare; la seconda è rappresentare un bersaglio per altri attacchi false flag come quel drone inizialmente attribuito all’Iran. Se la nave venisse effettivamente colpita, ciò comporterebbe un’ulteriore escalation, e quindi anche la nostrana euforia bellicista crescerebbe a dismisura.
Nel 1940 il Duce si affacciò a Palazzo Venezia e, dopo la famosa premessa retorica sull’ora segnata dal destino che batteva nel cielo della patria, affermò esplicitamente che la dichiarazione di guerra era stata consegnata agli ambasciatori di Francia e Inghilterra. Oggi invece entriamo in guerra mentre il governo ci assicura che ne stiamo rimanendo fuori. L’ovvia considerazione è che questi sono i vantaggi della democrazia, che è appunto una tecnica di pubbliche relazioni basata sul nonsenso. Ma mentre la democrazia riguarda gli slogan, è il movimento di denaro a determinare i fatti compiuti. Crosetto può presentare la giustifica, poiché l’azienda di cui è lobbista, Leonardo SpA, ormai è italiana per modo di dire. Per respingere le accuse di Francesca Albanese, il CEO di Leonardo SpA, Roberto Cingolani, ha di fatto ammesso di non avere alcun controllo sulla DRS Technologies, l’azienda americana di elettronica degli armamenti di cui Leonardo SpA detiene la quota di maggioranza. La DRS a sua volta ha acquistato l’azienda israeliana Rada, che opera nello stesso settore. Cingolani riconosce tranquillamente che la sua effettiva influenza su queste aziende del gruppo Leonardo si limita alla “moral suasion”; il che, tradotto in italiano, vuol dire prendersi sberleffi ogni volta che cerchi di interloquire. Povero Cingolani: se questa era la fine che gli toccava, tanto valeva che facesse l’insegnante.
Fino all’arrivo del drone misterioso, la preoccupazione più grave per i ciprioti era il crescente numero di israeliani che vi si stanno insediando. Attualmente sono più di quindicimila, e questo esodo è favorito non soltanto dalla disponibilità di soldi dei nuovi residenti, ma anche da meccanismi di agevolazione finanziaria-immobiliare. Un fenomeno analogo di colonizzazione immobiliare israeliana riguarda oggi anche la Puglia; e chi conosce un po’ di storia è giustamente preoccupato, poiché si tratta degli stessi sistemi che adoperavano i sionisti in Palestina nei primi tre decenni del secolo scorso, prima di passare decisamente alla pulizia etnica. A causa della politica israeliana oggi Israele è uno dei posti più insicuri del mondo, perciò il fenomeno di ricollocazione del colonialismo sionista probabilmente crescerà nei prossimi anni. Ma ciò che dimostra l’attuale escalation che investe Cipro, è che da un lato il colonialismo sionista si espande in base a motivazioni (o pretesti) di sicurezza, ma dall’altro lato non fa altro che esportare insicurezza e destabilizzazione. Non ci sarebbe quindi da sorprendersi se da un momento all’altro arrivassero droni anche in Puglia.
LA GUERRA SANTA TRA IL PARADISO ISLAMICO E IL PARADISO FISCALE
Il buffo caso del ministro Guido Crosetto, bloccato a Dubai dai missili iraniani, rischia di essere sottovalutato proprio a causa della sua comicità. Ovviamente non ha alcun senso recriminare sul fatto che il governo italiano non fosse stato preavvertito dell’attacco all’Iran da parte del cosiddetto alleato USA o dal cosiddetto alleato israeliano, poiché questo era un dato scontato. Il punto è che erano di pubblico dominio sia l’eventualità di un imminente attacco, sia il coinvolgimento nel conflitto di tutti i paesi del Golfo che ospitano basi statunitensi, visto che l’Iran lo aveva più volte preannunciato. Era inoltre probabile che, rispetto allo scorso anno, il contrattacco iraniano partisse dopo pochi minuti, e non a molte ore dall’attacco israelo-americano, come invece era accaduto nel giugno scorso. Si deve quindi constatare che il nostro ministro della Difesa ha mancato a qualsiasi norma di prudenza e di buonsenso; tanto più incauto perché a Dubai ci aveva spedito anche la famiglia. Il ministro quindi non può pretendere che questa vicenda passi come una sua questione privata. Se Crosetto non ritiene di dare lui le dovute spiegazioni, starà agli altri cercarle. Crosetto è notoriamente un consulente del maggior appaltatore del ministero della Difesa, Leonardo SpA, che è presente in tutte le edizioni di quella grande vetrina delle armi che è l’Airshow che si svolge a Dubai. In base alle informazioni fornite dal sito della stessa azienda, sappiamo che dal novembre dello scorso anno Leonardo SpA sta allestendo un insediamento industriale negli Emirati Arabi Uniti, insieme con investitori locali. Nulla di strano perciò che il ministro della Difesa Crosetto fosse a Dubai in veste informale per fornire i suoi buoni uffici per la conclusione del mega-affare. Se bisognava poi fornire una copertura al carattere ufficioso e riservato della missione d’affari di Crosetto, non appare tanto strana neppure la presenza della sua famiglia, a conferire l’apparenza di una vacanza.
Chi pensasse che Crosetto stesse a Dubai a gestire il flusso dei soldi, sarebbe fuori strada. In realtà è il flusso di soldi a gestire Crosetto. Se si sta in quel giro, non ci si può tirare indietro. In tutta la vicenda di questa assurda guerra, l’unico elemento costante è il flusso dei soldi. Uno dei maggiori donatori alle campagne elettorali di Donald Trump è Miriam Adelson. Questa signora è un interessante ibrido mitologico, poiché combina le caratteristiche di “imprenditore del gioco d’azzardo” (cioè proprietaria di casinò) e di “filantropo”, in quanto gestisce un giro di donazioni per organizzazioni non profit di “beneficenza” a favore degli insediamenti di coloni israeliani in Cisgiordania. Pare che il missilino iraniano che sabato scorso ha beccato nove coloni israeliani, abbia bruscamente interrotto proprio una riunione di beneficenza; il che confermerebbe ciò che dice Trump sulla malvagità del regime iraniano. Ora, cosa hanno in comune il gioco d’azzardo e la beneficenza? Hanno in comune il fatto di essere strumenti privilegiati di riciclaggio di denaro, in quanto consentono entrambi di spostare grosse somme di denaro senza la pezza d’appoggio della fornitura di una merce o di un servizio a giustificare la transazione. Rispetto al gioco d’azzardo, la beneficenza ha più virtù, infatti si avvantaggia dell’immunità fiscale.
A conferma del fatto che Miriam Adelson non rappresenta un esempio isolato ma, al contrario, è l’esponente di uno schema ricorrente e consolidato, c’è il caso di un altro proprietario di casinò e filantropo, Irving Moskowitz, anche lui benefattore e donatore degli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania. Il quotidiano “Times of Israel” ha celebrato con toni accorati e nostalgici la memoria dell’illustre biscazziere/benefattore prematuramente scomparso a soli ottantotto anni. Impressionante come siano commoventi i soldi.
Alcune organizzazioni palestinesi hanno obiettato che questo palese e sfacciato giro di evasione fiscale e di riciclaggio di denaro va a finanziare l’apartheid e il genocidio in Cisgiordania, perciò non potrebbe essere considerato beneficenza. Ma è una questione di punti di vista.
Mentre gli sciiti retrogradi e oscurantisti aspirano al paradiso islamico, i sionisti si fabbricano il loro paradiso fiscale, costituito dalle non profit. In questi giorni una pattuglia di iraniani di mestiere fa la spola tra le città italiane per pregare di bombardare l’Iran in nome della libertà. Insomma, le bombe dovrebbero cadere lì, ma intanto questi “iraniani” se ne starebbero al sicuro qui; solo i nostri media non notano la stranezza della cosa. Ovviamente per la gran parte degli iraniani la vera minaccia è esistenziale, poiché non si tratta della fine del regime clepto-clericale, bensì di quello che è il vero obiettivo israeliano, cioè la balcanizzazione, la dissoluzione dell’Iran in tante entità tribali in perenne conflitto tra loro; insomma, un'altra Siria, un'altra Libia. Ma per Israele preservare il flusso di denaro è altrettanto esistenziale. Qui infatti non si tratta di scelte da ponderare caso per caso in base al grado di consapevolezza e alla volontà: se stai nel giro del denaro, per te la pace rappresenta una minaccia esistenziale, perchè soltanto se la sopravvivenza di Israele è continuamente messa in pericolo da Israele stesso, si riesce a mobilitare una tale quantità di soldi. La narrativa occidentalista ci fa credere che la minaccia alla pace provenga dal mitico dittatore pazzo, e forse invece il problema è il donatore pazzo. Infatti le ONG non profit che veicolano soldi verso Israele, proliferano come metastasi. Sono centinaia e centinaia; e non si riesce nemmeno ad aggiornare il loro numero poiché se ne aggiungono sempre di nuove.
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