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"La privatizzazione è un saccheggio delle risorse pubbliche, ma deve essere fatta passare come un salvataggio dell’economia, e i rapinati devono essere messi nello stato d’animo dei profughi a cui è stato offerto il conforto di una zuppa calda. Spesso la psico-guerra induce nelle vittime persino il timore di difendersi, come se per essere degni di resistere al rapinatore fosse necessario poter vantare una sorta di perfezione morale."

Comidad (2009)
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 08/01/2026 @ 00:04:13, in Commentario 2026, linkato 5221 volte)
C’è voluto qualche giorno perché il lessico si adeguasse a quanto effettivamente accaduto a Caracas. Nelle prime ore era toccato di udire la parola “cattura” persino da parte di insospettabili voci di opposizione; solo dopo si è passati a termini più appropriati come rapimento o sequestro. Del resto siamo nell’epoca della neolingua; non a caso i colpi di Stato ora vengono chiamati “regime change”.
Acclarato che Maduro e sua moglie sono stati oggetto di un sequestro di persona, bisognerà capire che fine possano fare le accuse di narcotraffico nei loro confronti, dato che la difesa sarebbe fin troppo facile. Nel 1993 la CBS riportò la notizia secondo cui la CIA aveva spedito negli USA tonnellate di cocaina dal Venezuela; ciò nell’ambito di una “operazione antidroga” (sic!). Era stata proprio la CIA a convincere il personale delle unità antidroga venezuelane a partecipare al traffico. Il caso finì complessivamente a tarallucci e vino; ci fu una volata di stracci per cui qualche dirigente della CIA fu costretto a dimettersi per andare a ricoprire posti più remunerati in aziende private, ed anche agenti di polizia venezuelani vennero indagati nel loro paese. Con questi precedenti è molto difficile che Maduro possa subire un processo pubblico, per cui l’amministrazione Trump dovrà inventarsi qualcosa. Questo è probabilmente il motivo per cui viene tenuta in ostaggio anche la moglie di Maduro, in modo da poter costringere il marito a rispettare il copione.
Se non ricattato sui sentimenti, Maduro potrebbe facilmente tirarsi fuori anche dal contenzioso per il petrolio, ricordando che già nel 1977, più di venti anni prima di Chavez, vi furono tentativi di nazionalizzazione del petrolio venezuelano e di allineamento ai prezzi OPEC. La solita CIA cercò a suo tempo di screditare i politici venezuelani che avevano osato contrariare le multinazionali statunitensi, affermando che negli anni ‘60 era la stessa CIA a pagarne i servizi. La notizia di fonte CIA era plausibile; ma non rilevante: può darsi che i politici venezuelani si fossero prima venduti e poi ravveduti; oppure, più probabilmente, che avessero trovato chi li pagava meglio. Sta di fatto che la crescente difficoltà degli USA di gestire il petrolio venezuelano era evidente dagli anni ’70, e quindi non è stata dovuta a cause ideologiche come il neo-bolivarismo di Chavez. L’ossessione anglo-americana per i “regime change” è un autoinganno per aggirare problemi oggettivi come l’insufficienza di capitali da investire nei paesi che si vorrebbe colonizzare. Il regime più filo-statunitense dell’America Latina è in Argentina, dove è stato insediato il motosegaiolo Milei, un fantoccio della CIA confezionato a tavolino e lanciato tramite manipolazioni elettorali e mediatiche. Eppure per l’estrazione e raffinazione delle sue materie prime, l’Argentina dipende molto più dagli investimenti cinesi che da quelli statunitensi; ed è questo il motivo oggettivo per cui il dollaro perde terreno nei confronti dello yuan. Trump ripete spesso che vuole prendersi il petrolio e le terre rare; in tanti si suggestionano e poi lo ripetono appresso a lui, dimenticando che tra il dire e il fare c’è di mezzo una cosa che si chiama investimenti. Nonostante le aggressioni militari, le manipolazioni e le infiltrazioni della CIA, gli USA non riescono ad ovviare al fatto di non avere più un apparato industriale in grado di assorbire l’offerta di materie prime e di trasformarle prima in prodotti e poi in capitali da reinvestire. I sogni porno-affaristici di Trump trovano un insormontabile ostacolo nell’eccessiva dipendenza degli USA dai capitali altrui.

La vera novità non consiste nel banditismo statunitense, bensì nel ruolo della sedicente Europa, che è l’ideologa e l’istigatrice di Trump. La criminalizzazione di Chavez e Maduro è un prodotto originale europeo, con delle vette non trascurabili. Nel 2019 Mattarella pronunciò una reprimenda verso il governo Conte, colpevole di essere rimasto neutrale nella vicenda del tentato golpe contro Maduro. Il discorso di Mattarella non consisteva in un mero allineamento alla posizione dell’amministrazione Trump di allora, bensì in una vera e propria apologia del golpismo, in quel caso identificato tout court con la “democrazia”, mentre il governo di Maduro era considerato “violenza”. Trump è considerato un sociopatico narcisista e va incontro al disprezzo perché esegue ciò che persone come Mattarella sanno teorizzare con tale sagacia da riscuotere la generale ammirazione. Per Mattarella è sempre Capodanno, una perenne occasione per una pedagogia democratica che si concretizza immancabilmente in iniziative facinorose di vendetta sociale e razziale contro le classi e i popoli inferiori. L’europeismo non ha nulla di cooperativo e costruttivo, è una rivendicazione suprematista che non accetta mediazioni, al punto di essere disposti a umiliarsi nei confronti degli USA pur di non scendere a compromessi con i popoli inferiori. Le oligarchie europee hanno riscontrato una identità politica comune nella rancorosa nostalgia del colonialismo ottocentesco e, come ha detto Merz, hanno trovato in personaggi screditati come Trump o Netanyahu i sicari per compiere il “lavoro sporco” di restaurare la supremazia bianca. Ma mentre Merz e la von der Leyen ancora indulgono in velleitarismi porno-affaristici alla Trump, il messaggio di Mattarella si concentra sull’aspetto punitivo, e ciò lo rende molto più cupo e inquietante.
Mattarella riserva a se stesso il ruolo del maestro spirituale, mentre ad altri spetta invece di andare incontro alle brutte figure. Il governo Meloni si è spinto a definire “legittimo” l’attacco di Trump al Venezuela, poiché sarebbe lecito difendersi dalla “guerra ibrida”, nella quale andrebbe annoverato appunto il narcotraffico attribuito a Maduro.
Questa trovata della difesa dalla minaccia ibrida è un espediente retorico con il quale si può giustificare qualsiasi aggressione; ma, ancora una volta, non è farina del sacco della Meloni, bensì di Mattarella, che ce l’ha spiegato nel novembre scorso. Colpevole di fare ciò che Mattarella ha ordinato e teorizzato, alla Meloni spetta il vituperio, mentre invece Mattarella viene celebrato dai media per la sua “sapienza”e persino visto come l’argine ad un governo a lui allineato.
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Di comidad (del 31/12/2025 @ 00:16:28, in Commentario 2025, linkato 5438 volte)
Purtroppo Trump non ha potuto motivare il suo bombardamento natalizio in Nigeria con la dottrina Monroe, poiché pare che all’ultimo momento lo abbiano informato che la Nigeria non si trova in America Latina. Pagliacciata per pagliacciata, Trump poteva tirare fuori la dottrina Kipling, cioè quel “fardello dell’uomo bianco” celebrato nella famosa poesia del 1899. Il “messaggio” del bombardamento è abbastanza scontato: gli USA ribadiscono che vanno a colpire chi gli pare col pretesto che gli pare, e il bersaglio di turno non troverà nessun protettore disposto a rischiare per lui. Ciò era ben chiaro già nel novembre scorso, quando il bombardamento americano venne annunciato. Il comunicato del ministero degli Esteri cinese è stato affidato ad un portavoce, il che è di per sé il segnale di un basso profilo; ma la dichiarazione cinese, al di là della rituale esortazione agli USA di non cercare pretesti religiosi per la sua ingerenza su altri paesi, faceva soprattutto capire che Pechino non avrebbe mosso un dito per proteggere la Nigeria, come pure non sta muovendo un dito per difendere il Venezuela; a parte, ovviamente il vendere i soliti droni.
Il bullo agisce in base ad uno schema comportamentale teso a dimostrare che tutti gli altri sono delle merde e che nessuno avrà le palle per sfidare il suo racket. Si dice spesso, ed erroneamente, che le guerre hanno motivazioni economiche; la Nigeria, come il Venezuela, ha grandi riserve di petrolio, e gli USA vorrebbero disporne. Ma il petrolio, di per sé, non giustifica i costi e i rischi di una guerra, dato che si può ottenere tutto il petrolio che si vuole con pratiche commerciali; anche i contratti per l’estrazione possono essere ottenuti con normali tecniche di corruzione. In realtà il problema non è economico ma finanziario, riguarda cioè i soldi con cui il petrolio è scambiato ed il circuito in cui quei soldi sono reinvestiti. Gli USA sono un paese super-indebitato e hanno bisogno che il petrolio sia scambiato in dollari, e che i proventi del petrolio siano reinvestiti per comprare azioni nelle Borse americane e, soprattutto, per comprare debito pubblico americano. Se poi gli USA riescono a dimostrarsi capaci di controllare le aree petrolifere, tanto più gli “investitori” considereranno ciò come una garanzia per i titoli emessi dal Tesoro statunitense. Come molti altri paesi, oggi anche la Nigeria usa lo yuan nelle sue transazioni commerciali con la Cina; ed è ovvio che sia così, visto che la Cina è il maggiore investitore in Nigeria. Altrettanto ovvio è che gli yuan che gli oligarchi nigeriani guadagnano vengano riciclati nel circuito finanziario cinese; e si può capire che questo agli USA non vada bene.

Il problema è che sono gli USA a darsi la zappa sui piedi quando minacciano la Nigeria di sanzioni. Un impero si fonda sulla sua capacità di assorbire e integrare le oligarchie locali. Si parla spesso di finanza apolide o di capitalismo apolide; in realtà tutte le oligarchie sono apolidi, perché la loro vera patria è dove sono investiti i loro soldi. Ma se il paese dove dovresti mettere i tuoi soldi ti fa sapere preventivamente che può decidere, in qualsiasi momento, di toglierti la disponibilità di quel denaro, allora aumentano le motivazioni per le oligarchie locali per cercare delle alternative.
Le sanzioni americane ed europee alla Russia impediscono agli oligarchi russi di esportare i propri capitali negli USA e nell’UE, perciò gli oligarchi russi sono costretti, loro malgrado, a ridiventare patrioti reinvestendo nel proprio paese. Il bullo cerca di colpire il suo avversario, vero o presunto, in tutti i modi possibili, senza porsi il problema di capire quali mezzi siano funzionali al dominio e quali no. La mancanza di strategia delle amministrazioni USA è dimostrata dal loro stesso linguaggio; e infatti uno dei nonsensi più clamorosi riguarda l’intento di “indebolire la Russia”. Forza e debolezza non sono concetti assoluti ma da riferire a una relazione. Ogni regime si basa su equilibri di potere: se si toglie agibilità ad una parte del regime, si dà spazio ad un’altra parte del regime; se agli oligarchi si tolgono i loro investimenti all’estero, tanto più si troveranno a dover dipendere dai militari per la protezione dei loro interessi. Il militarismo russo si è potuto esaltare grazie alle sanzioni; ed è ovvio che non abbia alcuna fretta di concludere la guerra, perché una guerra lunga significa ampliare l’esercito, investire nelle armi, gestire più soldi e anche aumentare gli stipendi dei militari. Insomma, le sanzioni sono autolesionistiche ed incompatibili con una strategia imperiale.
La geopolitica ha il merito di aver rimesso la geografia al centro dell'analisi, ma anche il torto di aver contribuito a rilanciare un'idea di impero che non ha niente a che fare con l'imperialismo reale. Il punto è che come impero gli USA sono un’invenzione europea, un mito creato dalle cleptocrazie europee contro le proprie popolazioni, per nascondere le proprie responsabilità dietro il padrone straniero. Si chiama autocolonialismo. Lo psicodramma trumpiano dell’abbandono dell’Europa da parte degli USA è meno realistico della fiaba di Pollicino. La NATO e l’UE, il mito americano e l’europeismo sono facce della stessa medaglia, ed anche della stessa cialtroneria.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


14/01/2026 @ 00:25:51
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