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"Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea."

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 18/06/2026 @ 00:05:13, in Commentario 2026, linkato 917 volte)
C’è una differenza notevole tra le attuali forme di divismo a destra e quelle di una decina di anni fa. Oggi la destra vende “identità”, cioè spaccia sfacciatamente fumo, come i pusher dentro le scuole. Risulta quindi evidente che la destra sta facendo puro intrattenimento e che si sta rivolgendo ad un pubblico che non si attende esiti pratici, bensì soltanto una rivalsa in termini di orgoglio; insomma, un Macho Pride al posto del Gay Pride. Alle elezioni europee del 2024 Matteo Salvini ha venduto al suo elettorato un fantoccio identitario, e l’espediente gli ha fruttato al momento oltre mezzo milione di voti; poi il fantoccio gli si è rivoltato contro, ma questi sono cavoli suoi. Nel 2016 invece Salvini sembrava voler fare sul serio e, per capire che ci stava prendendo in giro, occorreva entrare nelle pieghe del suo discorso. Il Salvini di allora parlava infatti di un problema reale come l’euro, cioè di un veicolo di trasferimento di reddito dai poveri ai ricchi, e prometteva una uscita dell’Italia dalla moneta unica se la Lega fosse andata al governo.
L’inganno stava nel risvolto del discorso, cioè nel porre il problema in termini di sovranità, come se la moneta unica ci fosse stata imposta dal perfido straniero. Nel 2018 si è poi scoperto che l’alt a mettere in discussione l’appartenenza (e persino le semplici condizioni dell’appartenenza) dell’Italia alla moneta unica, non proveniva da Berlino, bensì direttamente dal Quirinale. A quel punto la questione europea si riduceva ad un gioco delle parti con le sinistre (o sedicenti tali), che difendevano l’euro e l’UE per non cadere nell’orrido nazionalismo. Ma le nazioni, e persino gli Stati, sono delle astrazioni, mentre le lobby sono aggregati di interessi effettivi. Le lobby non si sentono legate alle proprie nazioni, bensì a lobby affini, e ciò spiega la tendenza autocoloniale che consiste nella ricerca di “vincoli esterni” con cui tenere a bada le classi subalterne. La lobby più potente in assoluto è quella dei creditori, perché ha il vantaggio di non dover pensare: il denaro segue il denaro, e perciò pensa già a tutto lui, e basta accodarsi a lui. Non è l’economia a comandare, ma il giro dei soldi; che, una volta avviato, non trova un decisore politico in grado di interromperlo. Lo si è visto con il flusso di finanziamenti all’Ucraina, della quale ci si racconta che è molto corrotta, come se non si sapesse che qualsiasi flusso di soldi implica inevitabilmente un feedback; perciò è ovvio che una gran parte dei soldi spediti in Ucraina ritorna al mittente per essere riciclata in conti bancari alle Isole Cayman.
La rendita di posizione del lobbying sulla politica consiste appunto in questo automatismo, mentre elaborare ed applicare strategie è un’arte. Il lobbying invece fa pubbliche relazioni, e quindi può propinare spot e slogan spacciandoli per strategie, come si è visto negli USA  con la lobby delle armi e del riciclaggio nota come neocon.
Non è un caso che la reazione dei mitici “mercati” nostrani all’annuncio dell’ultimo aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, sia stata una lievitazione del valore di tutti i titoli delle banche italiane. Tassi di interesse più alti significano più profitti per le banche, e ciò spiega l’euforia delle Borse per i loro titoli. Tra i maggiori azionisti delle banche italiane ed europee, ci sono ovviamente i soliti fondi di investimento, come Blackrock.

La cosa più interessante però è vedere come la BCE ha giustificato l’aumento dei tassi decorso dal 17 giugno. Si tratterebbe di una misura per tamponare gli effetti inflazionistici del blocco del Golfo Persico. In realtà non è affatto dimostrabile che l’aumento dei tassi possa contenere i prossimi effetti inflazionistici; quel che risulta certo, è che l’aumento dei tassi va a compensare la perdita del valore dei crediti che si era determinata a causa dell’inflazione passata. Che poi la decisione della BCE comporti un calo ulteriore della produzione e della occupazione, non appare rilevante, e non sembra turbare gli “esperti”.
Al contrario, la BCE è stata molto lodata per aver agito ”tempestivamente” in questa circostanza, cioè di non aver aspettato troppo, come nel 2022; quando, per reagire al blocco delle materie prime russe imposto dalle sanzioni USA-UE, la BCE aveva atteso qualche mese per decidersi ad alzare i tassi di interesse. Ci narrano che esiste uno strumento infallibile per contrastare gli effetti negativi delle guerre, e lo strumento è quello di fare l’interesse delle banche. Viene il sospetto che anche gli “esperti” abbiano delegato il pensiero al denaro. Le multinazionali del credito e le banche in genere non sono “amate” dal pubblico, ma ciò che conta è che non si esca mai dalla loro narrativa. Il superbonus fiscale è stato criminalizzato perché permetteva alle imprese di creare circuiti di autofinanziamento, ed alla fine tutta la pubblica opinione ha accettato la versione favorevole alla lobby dei creditori. Contrariamente ai sogni interclassisti, gli imprenditori non reagiscono facendo coalizione con i lavoratori, bensì tendono a rivalersi su di loro abbassando i salari; il che va bene alle banche, dato che i lavoratori sono costretti a chiedere prestiti per effettuare qualsiasi acquisto di rilievo.
I bassi salari deprimono la domanda e generano altra disoccupazione, determinando una spirale di deindustrializzazione; la stessa impresa “privata” si è strutturata come fenomeno assistito dai governi con sovvenzioni e sussidi. In una economia organicamente depressa dal suprematismo del credito, si rivela irrealistica e fiabesca l’idea che l’impresa possa sopravvivere nel mitico “mercato”. Il cosiddetto capitalismo è basato non solo sul denaro pubblico, ma anche sulle informazioni che i funzionari pubblici passano agli operatori di Borsa per manipolare le transazioni finanziarie. Chi ha saputo in anticipo dell’aumento dei tassi da parte della BCE, ha potuto speculare sui titoli bancari in base alla certezza che il loro valore sarebbe aumentato di lì a poco.
Il politicamente corretto era nato come una igiene del linguaggio; è stato però ristrutturato in una tecnica di intossicazione comunicativa per non affrontare la questione degli effetti depressivi del suprematismo del credito. Senza lo sviluppo economico, ed il conseguente ascensore sociale, è impossibile integrare gli immigrati; il politicorretto invece finge che si possa risolvere il problema con l’accoglienza e con il contrasto alla xenofobia. I falsi avversari del politicorretto, cioè quelli della “destra identitaria”, la mettono sul piano delle identità etniche che non possono mescolarsi. In realtà la disintegrazione sociale non riguarda solo i migranti, ed era cominciata almeno un decennio prima delle grandi ondate migratorie, per cui già dagli anni ‘80 dei quartieri con popolazioni di puro ceppo italico si erano costituiti di fatto in enclave.
Mentre impedisce l’integrazione dei migranti, il suprematismo del credito alimenta anche la spinta migratoria. Alle monetine nazionali, la lobby dei creditori preferisce le monetone sovranazionali, quelle che non perdono mai di valore e quindi non rischiano di compromettere il valore dei crediti. Per lo stesso motivo, i debitori trovano nelle monetone un moltiplicatore dei loro problemi. La cosa strana è che le destre non hanno mai parlato degli effetti del sovra-indebitamento sulla spinta migratoria. Per le destre la soluzione per contenere la spinta migratoria sarebbe sempre quella violenta, cioè la deportazione. Negli USA si effettuano deportazioni di massa dagli anni ’30 del secolo scorso, il che non ha mai allentato la pressione migratoria; però i safari anti-immigrati erano divertenti, almeno per gli psicopatici. Più interessante sarebbe parlare di monetone, che infatti sono indirettamente un fattore essenziale per aumentare la spinta migratoria. Risulta infatti da molti studi scientifici che i migranti sono dei sovra-indebitati, e che tale condizione di sovra-indebitamento si riscontra in ogni fase; prima di partire, durante il viaggio, e dopo l’arrivo a destinazione. La meta obbligata del migrante è sempre un paese dotato di monetona, una valuta che consenta con il cambio di far aumentare il valore dei magri guadagni allorché li si spedisce al paese di origine.
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Di comidad (del 11/06/2026 @ 00:05:38, in Commentario 2026, linkato 5363 volte)
Non c’è nulla di strano nel fatto che un papa colga l’occasione dell’avvento dell’intelligenza artificiale per riproporre la consueta retorica sulla centralità dell’uomo. Non c’è da stupirsi se i preti usano ogni opportunità per dire messa e pronunciare omelie; il problema semmai riguarda quelli che si arruolano come chierichetti. Meno spiegabile è infatti che tanti “laici” si mettano in cordata con l’enciclica papale per offrire un contributo, anche in chiave critica, per un nuovo umanesimo. Non si tratta soltanto di mantenere un realistico scetticismo sull’effettivo potenziale critico della Chiesa cattolica nei confronti dell’establishment di cui è parte integrante; il problema sarebbe soprattutto di capire se sia serio voler ancora affidare all’umanesimo le prospettive di sopravvivenza e di benessere dell’umanità. Il punto è che per sostituire le classi dirigenti e le opinioni pubbliche, non c’era bisogno dell’arrivo dell’intelligenza artificiale; bastava un distributore automatico o una fotocopiatrice, che probabilmente avrebbero fatto persino di meglio. Nessuna vicenda sfugge al copione preconfezionato, tanto che lo stesso pubblico in sala conosce già le battute e interagisce con la commedia che si recita sul palcoscenico.
A proposito di pessimismo antropologico, un personaggio come Adriano Sofri è un esempio da manuale. La circostanza di essere stato vittima di un abuso giudiziario, non ha affatto nobilitato Sofri; al contrario, egli ha trovato la sua personale via di salvezza nel diventare dispensatore di paralogismi per conto dell’establishment che lo aveva incastrato. Nel caso della grazia concessa da Mattarella a Nicole Minetti, l’espediente retorico più banale era quello di ricorrere all’episodio dell’adultera del vangelo di Giovanni; e infatti Sofri lo ha usato. Ma la figura dell’adultera non ha alcuna connotazione venale, e solo in base a un pregiudizio maschilista la si può associare alla prostituzione (femminile o maschile che sia), che comporta invece una transazione economica. Se proprio si voleva ricorrere a un caso di assoluzione dotato di titoli storiografici e iconografici, si poteva ricorrere a Mnesarete, l’etera e modella più nota con il suo nome d’arte di Frine, che fu graziata dai giudici mostrando loro le sue grazie. Ci sarebbe stata anche l’assonanza tra i nomi Mnesarete e Minetti.
Ancor più nobile sarebbe stato rinfacciare al partito dei forcaioli che le magagne si occultano molto meglio all’ombra delle forche che all’ombra dei provvedimenti di grazia. Pochi giorni fa l’ex sottosegretario alla Giustizia Delmastro ha narrato per l’ennesima volta di come per ingenuità si sia messo in affari con i prestanome di un boss del crimine organizzato. Nessuno dei critici o accusatori di Delmastro ha fatto due più due, chiedendo ad un sottosegretario che si occupava di detenzione al 41bis, come mai fosse in contatto proprio con i prestanome di un boss che sta al 41bis. Grazie al suo alone sacrale di surrogato della forca, il 41bis non è mai sospettabile di reconditi affari e non deve rendere conto della sua mancanza di trasparenza.

Ma c’era una considerazione ancora più nobile da fare sulla vicenda in oggetto, e cioè che il caso Minetti, in sé poco rilevante, ha assunto le dimensioni di una catastrofe istituzionale soltanto dopo che Mattarella lo ha inviato alla Procura milanese per un supplemento di indagini. L’uguaglianza davanti alla legge non c’entra niente, e basta un minimo di raziocinio per capire che è una barzelletta. Blaise Pascal osservava che la legge vale per chi la subisce e non per chi la gestisce; quindi è la legge stessa a determinare condizioni di disuguaglianza e di privilegio di impunità. Se si vuole delinquere, la posizione ottimale è quella del poliziotto; poi ci saranno sicuramente anche poliziotti onesti e per bene, dato che a questo mondo c’è di tutto.
Il problema vero però è un altro; e cioè che si sarebbe potuto preservare il decoro istituzionale semplicemente ignorando le inchieste giornalistiche, o genericamente dichiarando la loro non pertinenza. Al contrario, Mattarella ha afferrato la palla al balzo per allestire una sfacciata esibizione di potenza, costringendo la magistratura a umiliarsi e a recitare frasi prive di senso. Ai tempi di Alessandro Manzoni, allorché c’era da coprire un fattaccio, si ricorreva al “troncare, sopire”; oggi invece ci si permette il lusso di sbracare, rilanciando con un abuso ancora più plateale. D’altra parte il problema non riguarda Mattarella come persona, bensì una Costituzione che si dichiara repubblicana, che sembra delineare addirittura una repubblica parlamentare, salvo poi annullare immediatamente ogni separazione dei poteri riunendoli nella figura del presidente della repubblica. La separazione dei poteri è sempre una illusione, dato che i poteri si ricompongono nella rete dei conflitti di interesse e dei ricatti incrociati; ma la nostra Costituzione non ti lascia neppure l’illusione. Il Capo dello Stato è capo delle forze armate, presiede il Consiglio Supremo di Difesa, presiede il Consiglio Superiore della Magistratura, nomina i ministri, può sciogliere anticipatamente le Camere, eccetera; quindi è un monarca. La fine dei partiti di massa che gestivano le banche e l’economia, ha fatto sparire tutti i contrappesi e quindi una monarchia semi-costituzionale è diventata una monarchia assoluta. Ai tempi della sua massima potenza il sistema dei partiti riusciva anche a imporre figure deboli come Giovanni Leone alla presidenza della repubblica, ma da Cossiga in poi è stato inarrestabile lo spostamento di potere verso il Quirinale (che, non per niente, è una reggia). Però sono quasi ottanta anni che ci raccontiamo la favoletta della “Costituzione più bella del mondo”, leggendone solo la prima parte, e facendo finta di non vedere che nella parte dell’ordinamento si rinnegano tutte le belle promesse iniziali.
La maggioranza dell’opinione pubblica ignora le smentite ed è rimasta legata al mito del presidente come semplice taglianastri. La mistificazione è un fenomeno partecipativo ed ha i suoi rituali collettivi. I rituali della fintocrazia sono a struttura binaria e chiamano le masse a schierarsi e fare il tifo per uno dei due contendenti; prevedono, ad esempio, che il governo “de destra” rilanci il nucleare, mentre quelli “de sinistra” si appellano alle energie alternative ed ai responsi dei referendum del 1987 e del 2011. Purtroppo risulta impossibile far rientrare gli eventi reali nel letto di Procuste di queste pantomime. La centrale nucleare di Latina è stata costruita dall’ENI a partire dal 1958, ed è stata avviata a tempo di record nel 1963. All’epoca quella di Latina era la maggiore centrale nucleare d’Europa, e l’hanno costruita senza dirci niente; mentre oggi, per dei miseri minireattori, la Meloni mette su un circo mediatico, dimenticandosi però di dirci dove prenderà l’uranio. Con la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la gestione della centrale nucleare è passata all’ENEL. La cosa strana è che alla fine degli anni ’70 in Italia si avviò un dibattito sul nucleare, basato però sulla finzione che le centrali non ci fossero già. Ad occuparsi delle centrali nucleari e delle scorie radioattive è la SOGIN, una società a capitale pubblico, che in realtà è un ente appaltatore in funzione degli affari di Ansaldo Nucleare, che fa parte del gruppo Leonardo SpA. Sul sito SOGIN ci viene raccontato che l’attività della centrale di Latina sarebbe stata sospesa nel 1987, in seguito al risultato del referendum. Sempre secondo questa poco plausibile narrazione, la centrale sarebbe rimasta in condizione sospesa per trentatré anni (sic!), fino al 2020, quando il governo avrebbe finalmente ordinato di avviarne la dismissione, il “decommissioning”, che sarebbe in atto a tutt’oggi. La storia non sta né in cielo né in terra. Ci si vuol far credere che il pubblico, dapprima tenuto all’oscuro di tutto, poi venga improvvisamente chiamato a “decidere”, salvo poi farlo ripiombare nel blackout di notizie. L’unica cosa che si può capire dai contratti di appalto tra SOGIN e Ansaldo Nucleare, è che per queste due aziende il vero business non è mai stato la produzione di energia nucleare, ma il traffico di scorie radioattive.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


18/06/2026 @ 11:55:33
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