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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Non c’è alcuna contraddizione nel fatto che in democrazia si ricorra sempre più spesso a legislazioni che limitano la libertà di parola. La democrazia reale consiste in un costoso apparato di pubbliche relazioni, perciò risulta consequenziale che il controllo della narrazione diventi prioritario, tanto che spesso viene confuso col controllo dei dati di fatto. Va anche osservato che durante il medioevo e nella successiva epoca dell’assolutismo c’era un po’ più di attenzione alla logica, quindi si preferiva zittire il dissenso con escamotage giuridici o con soluzioni extragiudiziali, in modo da evitare di incorrere nell’ingiunzione paradossale contenuta in una storiella molto popolare fino a qualche decennio fa: “Non pensare agli orsi bianchi”. Magari uno non ci aveva mai pensato in vita sua, ma, una volta che è arrivato questo comando, non si potrà più fare a meno di pensare agli orsi bianchi.
Il DDL contro l’antisemitismo approvato in senato lo scorso 5 marzo incorre esattamente nel paradosso del pubblicizzare proprio le tesi che si vorrebbe proibire, come il negare il diritto all’esistenza di Israele. Questo divieto diventa un modo per mettere la pulce nell’orecchio a tanti che finora avevano pensato che l’ovvia soluzione del conflitto israelo-palestinese fosse quella dei “due popoli, due Stati”. Ci sono anche altri paradossi innescati da questo divieto. Nel caso che il DDL contro l’antisemitismo venga approvato in via definitiva, chiunque volesse negare il diritto all’esistenza di Israele potrebbe richiamare questa tesi citando proprio la legge che la proibisce. Un altro paradosso è che non si può più negare il diritto di Israele a esistere, ma risulta invece ancora lecito negare il diritto all’esistenza di tutti gli altri Stati, compresi quelli che vietano ai loro cittadini di negare il diritto di Israele ad esistere.
Un’altra delle tesi vietate dal DDL riguarda l’accostamento di Israele alla Germania nazista, per cui Israele sarebbe l’unico paese a cui non si possa applicare la “reductio ad Hitlerum”, senza la quale oggi risulta quasi impossibile parlare. Beninteso, la “reductio ad Hitlerum” può trovare fondamento nel fatto che il potere procede per stratificazioni, per cui nessun regime viene mai completamente superato. Lo stesso nazismo non fu un prodotto originale, bensì ereditò tecniche coloniali britanniche, come i campi di concentramento; ed anche le biopolitiche già applicate negli USA e nei paesi scandinavi nel corso degli anni’ 20, come la sterilizzazione dei malati di mente. In questo senso si può dire che il fascismo ed il nazismo non possono tornare perché non se ne sono mai andati; così come non se ne sono mai del tutto andati neppure il feudalesimo e l’assolutismo. Ciò non toglie che l’accostamento tra Israele e la Germania nazista sia effettivamente fuorviante. La Germania nazista era un paese economicamente e militarmente indipendente; intrattenne molteplici collaborazioni con multinazionali americane, ma furono l’industria tedesca e, soprattutto, il fisco tedesco a reggere lo sforzo bellico ed anche le pratiche di sterminio e genocidio. Israele invece può commettere i suoi crimini solo grazie al contribuente americano, che è quello che da decenni gli garantisce flussi di armamenti e di finanziamenti. Del resto i dati a riguardo sono del tutto pubblici e dichiarati.
In questo senso è persino pleonastico parlare di lobby israeliana, poiché Israele stesso è una lobby, cioè non può fare a meno di diramarsi in altri paesi e condizionarne la politica. Anche in questo caso non c’è nulla di segreto o di riservato. Dal 2024 in Italia abbiamo una nostra versione locale dell’AIPAC statunitense, cioè la ELNET (European Leadership Network), la cui “mission” ufficiale è quella di “allevare” i politici italiani a ritenere indispensabile il rapporto con Israele. In questa opera educativa nei confronti dei nostri parlamentari rientrano i viaggi in Israele ed i soggiorni in hotel di lusso.
Il lobbying è un sistema di corruzione, cioè crimine organizzato, ma si avvale di un livello legale che, oltre alla lobby propriamente detta, si estende alla forma della ONG o della fondazione non profit. Le donazioni ad ELNET sono infatti deducibili dalle tasse, sono quindi equiparate alla beneficenza. Ogni emergenza, come quella del 7 ottobre, ha ovviamente incrementato le donazioni. Il lobbying non è uno strumento neutro che possa essere ugualmente utilizzato per fini diversi. Il lobbying è intrinsecamente bellicista ed emergenzialista, poiché soltanto guerre ed emergenze possono mobilitare denaro velocemente allentando i controlli. Lo Stato come soggetto politico-istituzionale rimane una chimera, perciò esso si riduce a una finzione giuridica che dovrebbe conferire sintesi ad un coacervo di apparati, a loro volta disomogenei e disfunzionali al proprio interno. La lobby invece è un dispositivo automatico direzionato ad un unico scopo, cioè mobilitare denaro; quindi le lobby sono i veri attori in campo.
L’emergenza cronica attira verso Israele sempre più fondi; d’altra parte se da un lato la condizione di continua insicurezza attira fondi, dall’altro lato questa stessa insicurezza non rende conveniente reinvestire tutto in Israele. Accade così che i fondi esteri che vanno verso Israele, tornano all’estero come investimenti israeliani. La Puglia, la Sicilia e la Toscana sono coinvolte in questi investimenti israeliani, che riguardano non solo il settore immobiliare, ma anche l’agricoltura e l’energia fotovoltaica. La disponibilità finanziaria degli investitori israeliani determina un divario di potenza nei confronti della popolazione locale, e quindi oggettivamente un processo di colonizzazione.
Ringraziamo Mario C. “Passatempo”
Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri, nel 2023 ha contribuito a divulgare dei verbali di conversazioni tra detenuti al regime dell’articolo 41bis. Secondo Delmastro quei verbali dimostrerebbero la connivenza tra un detenuto per terrorismo, l’anarchico Alfredo Cospito, e dei detenuti per mafia nel contrastare il 41bis. Ora, che dei detenuti condannati per motivi diversi abbiano in comune un’avversione al regime carcerario al quale sono tutti costretti, non è una di quelle scoperte decisive nella storia dell’umanità; anzi, pare più un’ovvietà. La vera scoperta per la gran parte della pubblica opinione è stata che il regime carcerario del 41bis prevede da un lato l’isolamento dei detenuti, dall’altro lato la possibilità di combinare i loro incontri durante le ore d’aria, tenendo anche sotto controllo le loro conversazioni. Un detenuto più isolato diventa per forza di cose più dipendente dai pochi incontri che gli vengono concessi con altri detenuti. Risulta quindi improprio definire il 41bis soltanto come carcere duro, poiché vi si riscontra anche una condizione di maggiore manipolabilità del detenuto; una manipolazione che per di più avviene in termini non trasparenti, poiché non è dato di sapere con quale criterio i detenuti vengano messi insieme nelle ore d’aria.
Per la divulgazione di quei verbali Delmastro ha subito una condanna in primo grado per violazione di segreti d’ufficio. In precedenza lo stesso Delmastro aveva dovuto affrontare l’indignazione di coloro che, pur approvando il regime del 41bis, ritengono politicamente scorretto esprimere eccessivo compiacimento per la sua durezza e per il disagio che può creare ai detenuti.
Purtroppo per Delmastro questi due spiacevoli episodi erano solo la premonizione del vero martirio che lo attendeva. Oggi a Delmastro si contesta la frequentazione e l’associazione in affari con una famiglia, i Caroccia, la quale, in base alle sentenze, sarebbe stata individuata come prestanome del boss di un clan di Afragola che ha trapiantato le sue attività dalla Campania a Roma.
Il boss in questione è Michele Senese. A completare il quadro e a conferire una sorta di circolarità alla vicenda, va rilevato che il Senese è detenuto in regime di 41bis. Un sottosegretario con delega alle carceri che si è particolarmente esposto per la difesa del regime del 41bis, si ritrova oggi a dover rendere conto di rapporti con dei prestanome di un detenuto al 41bis.
La cosa può apparire strana solo se si dimentica che molti dei detenuti al 41bis dispongono oggettivamente di un potere contrattuale; ciò in base ai beni ed ai patrimoni in loro possesso tramite affidatari o prestanome. L’entità di questi beni e di questi patrimoni è tale che esiste addirittura un’agenzia di diritto pubblico, vigilata dal ministero degli Interni, che è specializzata nella loro riconversione e nel loro riutilizzo. Tanto per chiarire che si tratta di vero business, occorre considerare il ruolo di aziende come Lega delle Cooperative nella gestione dei beni sequestrati.
In nome dell’ideologia emergenzialista si è giustificato per decenni un buco nero come il 41bis, quindi non ci si può stupire se dall’emergenza cronica emergono dei liquami. Ovviamente queste emersioni sono dovute a motivi strumentali e occasionali di faida affaristica e, di conseguenza, nulla assicura che si faccia realmente chiarezza. Altrettanto strumentale ed estemporanea appare la scelta di cacciare Delmastro dal governo e di farne un capro espiatorio della sconfitta referendaria; come se il ruolo di kamikaze del 41bis fosse l’effetto di una mera vocazione personale di Delmastro. Basterebbe un po’ di realismo per osservare che la mancanza di trasparenza del regime del 41bis, combinandosi con la disponibilità di beni occultati da parte di detenuti mafiosi, non poteva che condurre ad esiti del genere.
A proposito degli innumerevoli affari della famiglia Caroccia, l’agenzia ANSA ha riciclato il termine di “galassia”; un termine che tre anni or sono fu molto inflazionato per descrivere l’ambiente anarchico da cui Cospito proveniva e di cui, secondo i media, sarebbe stato ideologo e leader. Pochi giorni fa sono morti in circostanze misteriose due anarchici, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, che a detta dei media sarebbero stati in relazione con Cospito. Per definire i due anarchici morti come bombaroli ai media è bastato che gli investigatori dichiarassero che “non escludono” che i due stessero preparando un ordigno esplosivo. La storia dei bombaroli lascia quindi il tempo che trova. Come sia davvero andata, forse non lo sapremo mai. Isabelle Attard ricordava che nel periodo più buio della scelta da parte di alcuni anarchici della cosiddetta “propaganda del fatto”, i morti furono meno di duecento; e ciò è bastato per screditare l’anarchismo. I milioni di morti causati dalla democrazia non fanno invece che renderla sempre più amata; neppure il recente massacro delle bambine iraniane ne ha scalfito più di tanto il mito. In base alla narrativa mediatica, quasi tutti gli iraniani sono felici e gioiosi per le bombe che gli piovono addosso, perché gli portano la democrazia.
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