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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Il povero Massimo Giannini è stato subissato di sghignazzi e sberleffi per la sua frase sullo scontro con la Russia, da lui indicato come una occasione per forgiare nel fuoco della battaglia un vero progetto di difesa europea. Lo svolazzo retorico del “forgiare nel fuoco della battaglia”, ha catturato quasi tutta l’attenzione, mentre invece la questione è un po’ più insidiosa. In realtà la tesi dell’articolo pubblicato il 15 agosto scorso da Giannini sul quotidiano “la Repubblica”, è che la guerra in Ucraina avrebbe potuto rappresentare un’occasione di integrazione europea, ma i vari paesi non l’hanno saputa cogliere e procedono ancora una volta in ordine sparso. La posizione di Giannini potrebbe quindi sembrare realistica e pessimistica. Si parte dalla concezione, già cara a Prodi e Monti, delle crisi viste come preziose occasioni per l’UE di procedere in avanti; salvo concludere, gozzanianamente, che la rosa non fu colta.
Ma il vero problema è che non soltanto le crisi non hanno portato avanti il processo di integrazione europea, ma, al contrario, hanno addirittura messo in evidenza quale fosse l’autentico sottostante dell’impalcatura UE. Il Trattato di Maastricht del 1992 non faceva alcun riferimento alla NATO ed al Fondo Monetario Internazionale, quindi sembrava delineare una Unione Europea autonoma da queste organizzazioni internazionali. C’è chi ha osservato che la mancanza di riferimenti espliciti al FMI è stata una mera ipocrisia, perché l’ideologia alla base del Trattato di Maastricht è la stessa del FMI, cioè quella di privilegiare il punto di vista e l’interesse della lobby dei creditori. La “stabilità dei prezzi” di cui si parla nel Trattato di Maastricht, significa in effetti stabilità del valore dei crediti. In altri termini, non si esita a sacrificare lo sviluppo economico pur di evitare l’inflazione. Verissimo, ma almeno nel 1992 l’UE si preoccupava ancora di salvare la finzione. Quando invece dal 2008 è scoppiata la crisi dei debiti sovrani dell’eurozona, la finzione è stata del tutto abbandonata ed il Fondo Monetario Internazionale è intervenuto direttamente a gestire la crisi insieme con la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea, formando la cosiddetta (e famigerata) “Troika”. Il FMI è stato fondato nel 1945 come strumento del neocolonialismo, un modo di sottomettere le ex colonie con i debiti invece che con le occupazioni militari; quindi l’Europa ha applicato a se stessa il modello neocoloniale della schiavitù del debito e della criminalizzazione dell’insolvenza. Domenico Losurdo interpretava il nazismo come l’applicazione allo scenario europeo degli strumenti del dominio coloniale creati e sperimentati in Africa, in Asia e nelle due Americhe. In effetti anche l’Unione Europea è su quella linea, sebbene in questo caso si tratti di strumenti del neocolonialismo.
Nel 2012 il FMI è entrato a pieno titolo nei trattati europei, con l’istituzione del Meccanismo Europeo di Stabilità, il sedicente Fondo salva-Stati. Nel punto 8 del preambolo e nell’articolo 13 del trattato del 2012 (quello tuttora in vigore), la cooperazione col FMI viene posta come elemento fondante dell’istituzione del MES.
Il Fondo Monetario Internazionale ha la sua sede centrale a Washington D.C., e ciò non è per nulla casuale. Allo stesso modo gli uomini di mondo intuivano che non fosse stata una pura coincidenza il fatto che la NATO e l’UE avessero entrambe scelto di piazzare la propria sede nella stessa città, Bruxelles. L’articolo 2 del trattato istitutivo della NATO (che è del 1949) sollecitava l’integrazione economica tra i paesi dell’alleanza; ma nel Trattato di Maastricht non si fa alcun cenno alla NATO. Neppure nel Trattato di Roma del 1957 c’erano riferimenti all’alleanza atlantica. La crisi con la Russia del 2014 ha fatto sì che cadessero i veli pudichi mantenuti per tutta la guerra fredda. La prima dichiarazione congiunta tra NATO e UE è del 2016; ce n’è stata un’altra nel 2018. L’ultima dichiarazione è del 2023 e pretenderebbe di delineare una “bussola strategica” comune per le due organizzazioni; in realtà il documento formalizza il dato di fatto che la UE è una appendice della NATO.
Non si può essere anti-europeisti, perché l’europeismo non esiste e non è mai esistito; è sempre stato soltanto l’alibi per una dipendenza nei confronti della NATO e del FMI, cioè degli Stati Uniti. Le oligarchie europee hanno cercato una sponda oltre Atlantico in modo da opprimere e ricattare col “vincolo esterno” le proprie classi subalterne.
Oggi c’è il cialtrone Trump che fa la sceneggiata del marito che vuole abbandonare il tetto coniugale, ma di fatto in Europa nessuna delle basi militari statunitensi è stata abbandonata. Sono proprio questi dettagli concreti che la dolente retorica pseudo-realistica e pseudo-pessimistica di Giannini vuole dissimulare.
Con il termine ”cleptocrazia” non si intende la semplice corruzione, bensì un sistema di corruzione legalizzata, un apparato di potere specificamente finalizzato alla predazione delle risorse pubbliche. Tutti i regimi manifestano aspetti e componenti di carattere cleptocratico, ma qui si tratta di capire quale tipo di regime possa essere considerato una cleptocrazia compiuta e integrale, cioè un sistema chiuso e automatico che non lasci spazio ad altre opzioni. Il termine “cleptocrazia” è stato applicato a regimi post-coloniali, come le petromonarchie del Golfo Persico; ciò che però impedisce di considerare le petromonarchie delle cleptocrazie compiute e integrali, è il fatto che l’oggetto del furto legalizzato riguarda le risorse naturali e minerarie di quei paesi, per cui le risorse vengono utilizzate a vantaggio quasi esclusivo delle oligarchie familiari regnanti. Per parlare di cleptocrazia compiuta e integrale occorre invece che il sistema di potere predatorio abbia specificamente come “target” non una ricchezza naturale, bensì le tasche del contribuente povero, quello che non può accedere al privilegio cleptocratico dell’immunità fiscale. Per questo motivo la nozione di cleptocrazia compiuta e integrale può essere applicata all’unico sistema di potere che sia in grado di mettere in campo un apparato di pubbliche relazioni tale da intrattenere il pubblico, facendolo partecipare attraverso l’adesione ai vari schieramenti politici. Ne consegue che i soli regimi che possono consentirsi di accedere allo status di cleptocrazia compiuta e integrale, sono le cosiddette “democrazie occidentali”; infatti soltanto la separazione dei poteri ed il pluralismo dei partiti possono alimentare quel gioco fazioso per cui l’opinione pubblica si divide, si schiera, si contrappone e si entusiasma per scelte fittizie.
L’opinione pubblica non è del tutto priva della capacità di cogliere l’evidenza, per cui è chiaro a molti che l’IVA e le accise sui carburanti e sulle bollette di luce e gas costituiscono il cardine della spremitura del contribuente povero. Un demagogo più spregiudicato può rendersi popolare predicando il taglio delle accise o l’approvvigionamento di materie prime presso il migliore offerente, senza preclusioni politiche. Lo ha fatto la Meloni, ed oggi lo sta facendo Vannacci. L’operazione logica per smascherare la menzogna consiste nel distinguere nelle promesse elettorali la parte difficile da quella facile. Sia la Meloni che Vannacci sono contro i sussidi ai poveri; ora, tagliare i sussidi ai poveri è facilissimo, mentre fronteggiare i vincoli fiscali e politici della Unione Europea e della NATO è molto difficile, per cui gli alibi per non farlo potranno essere innumerevoli. Oltretutto l’IVA sulle bollette la pagano anche i poveri che non lavorano, magari pagando con i soldi della vendita delle fedi matrimoniali ereditate dai genitori e dai nonni; per cui un sussidio costituirebbe comunque una restituzione. Insomma, chi fa il moralista con i deboli non è mai attendibile; e ciò per considerazioni logiche, non moralistiche.
Un’altra evidenza che non sfugge alla maggioranza dell’opinione pubblica, è che le guerre e le spese militari sono un altro fondamento della spremitura del contribuente povero. Trump è diventato popolare in patria, e anche dalle nostre parti, con la sua promessa di non fare guerre. Il problema è che non è necessaria una vera guerra per giustificare l’aumento delle spese militari; bastano le provocazioni e le incursioni terroristiche per fabbricare la psicosi del nemico alle porte; infatti Trump aveva già previsto un raddoppio delle spese militari senza che fosse in vista alcuna guerra. Si può esser certi che Trump non avesse nessuna intenzione di ritrovarsi in una vera guerra con l’Iran, ma se ammazzi i leader di un paese, può capitare poi che quelli che prendono il loro posto pensino che sia il caso di prevenire l’eventualità di fare la stessa fine dei loro predecessori.
Il senatore Lindsey Graham ha esplicitato la formula della via cleptocratica al militarismo, quando ha dichiarato che Trump era il suo presidente preferito perché aveva tagliato le tasse (ai ricchi, ovviamente) e aveva ucciso le persone giuste. A pagare il conto della destabilizzazione e della corsa agli armamenti sono i contribuenti poveri. Nel militarismo cleptocratico la parola “uccidere” è strettamente collegata alla questione del giro dei soldi. Di recente un giornalista tedesco ha chiesto a Zelensky cosa potessero fare gli europei per aiutare l’Ucraina a uccidere più soldati russi; e immancabilmente Zelensky ha risposto che bisognava mandargli più soldi. Il sogno dei cleptocrati guerrifinti della NATO e della UE è di tenere in piedi la rappresentazione di una guerra, con il relativo giro di soldi, senza affrontare i rischi di un conflitto simmetrico su larga scala. I cleptocrati guerrifinti sono ingabbiati nello schema comportamentale (tipico del bullismo) secondo cui la prudenza e il senso di responsabilità degli avversari possono essere parassitati all’infinito. Non è un problema di pazienza che si esaurisce, ma del fatto che l’escalation delle provocazioni può finire per mettere l’avversario con le spalle al muro, senza altra alternativa che intensificare a propria volta il conflitto.
Sul piano delle effettive capacità belliche, il militarismo delle cleptocrazie occidentali presenta crescenti manifestazioni di inettitudine, perché si taglia sui settori dove c’è meno da guadagnare, come la logistica elementare (il cibo e il suo trasporto, ad esempio). Per poter rubare di più, spesso si appalta la logistica a privati, il che aumenta l’inefficienza e l’eventualità che a bordo di portaerei dai costi stratosferici come la USS Lincoln, poi manchino cibo e servizi igienici, configurando una sorta di catastrofe umanitaria.
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