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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Ha suscitato imbarazzo il fatto che all’ultima conferenza per la sicurezza di Monaco il segretario di Stato USA, Marco Rubio, abbia riciclato il concetto di colonialismo indicandolo come valore da recuperare. A parte le ovvie considerazioni sull’inconsistenza di Rubio (un personaggio degno di nota solo per essere cognato di un narcotrafficante), va anche detto che, al di là delle ipocrisie ufficiali, il colonialismo non è mai tramontato. Sono state in parte superate le forme dirette di colonialismo, però con la rilevantissima eccezione della colonia sionista in Medio Oriente. Il colonialismo di stampo ottocentesco è stato in gran parte superato non per eccesso di bontà da parte occidentale, come vorrebbe far credere Rubio, bensì a causa del costo eccessivo che comporta l’occupazione dei territori.
Lo stesso concetto di “Occidente” non è altro che un eufemismo che sta ad indicare il suprematismo e il colonialismo delle tribù bianche su quelle di colore. C’è una tendenza a “sinistra” a immaginarsi un occidentalismo scevro da implicazioni razziste e colonialiste, ma purtroppo non si può maneggiare il concetto di Occidente senza prendersi tutto il pacchetto. Si è avuto un ulteriore riscontro di questa concezione suprematista e tribale nel 2011, quando Rossana Rossanda ci informò che, non potendo essere considerato nostro amico, Gheddafi andava eliminato. Insomma, o con noi o contro di noi. Certo, la Rossanda si premurò di precisare che sarebbe stato preferibile eliminare Gheddafi senza un intervento militare, ma alla fine bisogna accontentarsi di quello che passa il convento. I mentecatti come Trump e Rubio dicono le scurrilità già dall’incipit del loro discorso, e quindi si fanno sgamare subito; mentre con gli intellettuali di “sinistra”, come Rossanda e Flores d’Arcais, occorre aspettare qualche frase, ma alla fine l’esito è sempre quello.
Il cosiddetto diritto internazionale e le istituzioni sovranazionali sono considerati un patrimonio della civiltà occidentale, e infatti si sta parlando di strumenti del colonialismo o dell’autocolonialismo. Giorgia Meloni è stata giustamente sbertucciata per aver riconfermato l’aurea regola per la quale la missione segreta di ogni sovranista è la propria sottomissione. Ma, per quanto sia ripugnante che la Meloni vada a strisciare ogni volta alla corte dell’inquilino di turno alla Casa Bianca, neanche si può seriamente invocare l’articolo 11 della Costituzione (secondo il quale ogni cessione di sovranità andrebbe fatta in condizioni paritarie con gli altri paesi), come argomento per sostenere che non si può partecipare al Board of Peace di Trump.
A parte il fatto che con un ministro degli Esteri come Tajani non puoi mica pretendere di partecipare al Congresso di Vienna, il vero problema è che il concetto di sovranità risulta farlocco e funzionale ad operazioni surrettizie di autocolonialismo. Si parla di sovranità soltanto in funzione della sua cessione senza condizioni; infatti le cessioni di sovranità da parte dell’Italia in relazioni non paritarie sono già state fatte. L’ONU non è un’organizzazione paritaria, in quanto vi sono cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, i soli cinque dotati del diritto di veto: USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito; cioè i paesi vincitori della seconda guerra mondiale. Kaja Kallas non sapeva che la Cina è tra i paesi vincitori della seconda guerra mondiale e per questo è membro permanente del Consiglio di Sicurezza, ma va scusata perché proprio quel giorno che se ne parlava ha fatto assenza alla lezione di educazione civica. Si dirà che l’ONU conta molto relativamente. Sì, ma l’ONU serve a dare legittimità e vernice giuridica ad agenzie coloniali molto più potenti, come il Fondo Monetario Internazionale, che è appunto un’agenzia specializzata e autonoma dell’ONU, ma con sede a Washington e non a New York. Il FMI è creditore di centinaia di paesi e controlla l’economia dell’Africa e dell’America Latina; e persino dell’Europa, e infatti è parte (insieme con la Commissione europea e la BCE) della famigerata Troika che può commissariare per debiti tutti i paesi dell’UE. Mentre all’ONU ci sono cinque paesi con diritto di veto, nel FMI ce n’è uno solo con questa prerogativa; ovviamente si tratta degli USA, che, detenendo per statuto una quota di partecipazione superiore al 15%, possono bloccare ogni decisione sgradita, dato che per passare richiederebbe più dell’85%. La continua invocazione dell’articolo 11 ricorda quindi la chiusura della stalla quando i buoi non ci sono mai stati.
Nel febbraio del 2022 il conflitto tra NATO e Russia tramite Ucraina ha bruscamente interrotto il grande esperimento di business emergenziale, ed anche di grandeur nazionale dell’Italietta: il green pass. Venduto alla politica e all’opinione pubblica come un avveniristico strumento di controllo sociale, il green pass consisteva in effetti in una regressione ai lasciapassare interni da Ancien Régime e alla cara vecchia tessera del Fascio. Il green pass era gestito dalla Sogei, una SpA posseduta interamente dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Circa un anno e mezzo fa il direttore generale della Sogei è stato arrestato in flagranza di reato mentre percepiva una tangente di quindicimila euro da un imprenditore. Nelle perquisizioni dell’appartamento del direttore generale della Sogei sono stati trovati altri centomila euro in contanti. L’episodio è rimarchevole per la scarsa entità delle cifre in gioco e per il metodo trogloditico della bustarella con il quale la corruzione veniva esercitata; il che contribuisce ulteriormente a smantellare il mitico alone futuristico-distopico costruito attorno alla Sogei nel 2021.
La criminalità dei colletti bianchi non è un elemento degenerativo del sistema, ma la fisiologia e la ragion d’essere di un potere che riconosce di non avere senso di esistere senza l’abuso di potere. Il problema è che in Italia la criminalità dei colletti bianchi è rimasta al secolo scorso, al Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli e alla faida tra politica e procure, che infatti è alla base del prossimo referendum. Nel mondo avanzato la corruzione sperimenta invece nuove frontiere; negli USA è arrivata addirittura alla piena legalizzazione. Il sistema delle tangenti e della compravendita di appalti e di cariche pubbliche è stato ufficializzato grazie alla legalizzazione della pratica delle “donazioni”, protette in base all’artificio giuridico di equipararle alla libertà di parola. Sembra una citazione da Eduardo Scarpetta: il denaro è la voce dell’uomo. Le ultime sentenze della Corte Suprema hanno inoltre esentato i “donors” da qualsiasi obbligo di trasparenza, per cui gli si riconosce il diritto all’assoluto anonimato. Garantendo l’anonimato ai donors non solo si facilita la corruzione, ma anche il riciclaggio: è sufficiente creare una fondazione non profit e trasferirvi tutto il denaro che si vuole al riparo delle tasse e senza dover dichiararne la provenienza.
Ma questo è ancora niente. Nel 1999 la CIA ha fondato una propria piattaforma di investimenti, la In-Q-Tel, che è una società senza fini di lucro, quindi beneficia dell’immunità fiscale. Molti analisti hanno notato che la fondazione della IQT ha legalizzato e istituzionalizzato il conflitto di interessi e la porta girevole tra carriere nel pubblico e nel privato. Tramite IQT la CIA può investire denaro pubblico in aziende private di “innovazione tecnologica”, spesso create ad hoc, cioè le startup. Un altro strumento di IQT sono le SPAC (special purpose acquisition company), che sono veicoli finanziari con la funzione di rastrellare finanziamenti sui mercati azionari per associarsi con altre aziende. In quanto organismo di “intelligence”, la CIA dispone delle informazioni atte a manipolare il mercato azionario e quindi a gonfiare il valore delle aziende fondate da IQT. Con il suo braccio operativo la CIA è persino in grado di creare gli eventi utili a orientare i mercati dei titoli. I funzionari CIA possono inoltre trasmigrare verso carriere private nelle aziende fondate tramite gli investimenti IQT e, grazie ai contatti con l’agenzia governativa di provenienza, anche ottenere appalti pubblici.
Il modello CIA-IQT, sebbene con colpevole ritardo, è stato imitato da altri servizi segreti; ovviamente dal Mossad, che ha fondato nel 2017 una propria piattaforma di investimenti, dal nome suggestivo: Libertad. Nel Regno Unito le agenzie di intelligence MI5 e MI6, insieme con il meno noto GCHQ, già disponevano da tempo di un loro fondo segreto per investire in aziende e nel mercato azionario, ma dallo scorso anno il fondo è stato ufficializzato in modo da poter godere pienamente di tutti i vantaggi che la legalità può offrire alla corruzione.
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