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"Il denaro gode di una sorta di privilegio morale che lo esenta dalla corvée delle legittimazioni e delle giustificazioni, mentre ogni altra motivazione non venale comporta il diritto/dovere di intasare la comunicazione con i propri dubbi e le proprie angosce esistenziali. Ma il denaro possiede anche un enorme potere illusionistico, per il quale a volte si crede di sostenere delle idee e delle istituzioni, mentre in realtà si sta seguendo il denaro che le foraggia."

Comidad (2013)
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 16/04/2017 @ 01:40:33, in Documenti, linkato 837 volte)
A proposito di un dibattito su natura e progresso

Il cuore, quest’oscuro fiore celestiale,
sboccia misteriosamente.
Non si darebbe quell’ombra per tutta quanta la luce.
Victor Hugo, Les Misérables

La premessa di ogni dibattito che si desideri più inclusivo e più stimolante per chiunque è intendersi sui concetti.
Può sembrare una banalità, ma dare per scontato che tutti e tutte siano d’accordo con una “certa” definizione dell’oggetto di cui discutiamo è speculare a chi ogni giorno vorrebbe convincerci che questo modo di vivere è l’unico esistente. Dunque imparare almeno a nutrire qualche dubbio sulle certezze oggi circolanti può essere un buon punto di partenza per ri-posizionare una discussione, e, in ogni caso, lo è per me.
Dunque muoverei qualche dubbio sulle certezze dei seguenti concetti: natura umana, artificio, tecnica, tecnologia, progresso, scienza, natura. Perché niente di queste sicure “cosalità” è al riparo dall’esercizio egemonico operato dai dominatori nel renderle così come sono, e non come potrebbero o non potrebbero essere.
Rosa Luxemburg scriveva che – al netto delle differenze politiche – quando un pensiero non si muove più ma si fissa, si immobilizza, allora si può ragionevolmente parlare di pensiero reazionario. Così abbiamo anche in prestito una definizione particolarmente azzeccata di reazionarismo: quanto mai opportuna, se pensiamo che i più grandi teorici nazisti e fascisti, oltre a quelli alla destra del fascismo e del nazismo, e oltre ancora a quelli della Nouvelle droite francese, parlano di nevrosi rivoluzionaria, definendo questa smania pruriginosa (sessuale?!) dei rivoluzionari di cambiare il mondo. E di fatti, per costoro l’unico movimento consentito è all’indietro, verso una rivoluzione conservatrice, la cui essenza risiede nell’antimodernismo e nel rifiuto del progresso, partendo dal presupposto che tutto ciò che muove in avanti crea una perdita, una mancanza. Dunque i rivoluzionari sono dei nevrotici castrati: ricordare ogni tanto il motivo dell’odio aiuta a posizionarsi con maggiore circospezione in terreni storicamente minati.
Uno dei problemi, oltre alla necessità di chiarirci tra noi il significato dei concetti di cui parliamo, è infatti la difficoltà che sperimentiamo a condurre una nostra battaglia su temi di grande complessità sui quali i più grandi rivoluzionari – marxisti, anarchici – si sono confrontati e, talvolta ma non sempre, scontrati.
Sono almeno 150 anni che il movimento rivoluzionario si divide sull’importanza della natura e il ruolo della scienza, basti pensare a quanto tale divisione attraversasse il populismo e il nichilismo russi fin dal 1860.
Quindi a coloro che oggi si chiedono il motivo di tanto discutere intorno alle biotecnologie, alla nostra “naturalità”, al progresso – come se tutto ciò non avesse a che fare con la rivoluzione sociale – potremmo ricordare i numerosi interventi di Errico Malatesta (ad esempio in “Pensiero e volontà”, per fare il primo esempio che mi viene in mente), gli scritti filosofici di Michail Bakunin, i Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci e il primo libro del Capitale di Karl Marx. Potrebbero stupirsi di trovarvi riflessioni assai ricche, e, soprattutto, tutti e tutte noi impareremmo quanto a lungo e con quanti rimandi si è intervenuti per ridefinire, meglio situare, collocare, delimitare, approfondire questi stessi concetti, oggi frequentemente stiracchiati e sciabordati, spesso e volentieri (diciamoci la verità vera) a fini di posizionamento politico interno al movimento. Sinceramente un po’ di malinconia e di tristezza non può che emergere, al pensiero che Bakunin polemizzava con Auguste Comte e i positivisti, Malatesta discuteva di evoluzionismo, Kropotkin lavorava ad una sua posizione autonoma nel dibattito darwiniano dell’epoca, Gramsci criticava il pensiero dogmatico, Marx scopriva che la naturalità dell’essere umano sconfina nella sua restituzione mediata dal lavoro (anche questo è “Il Capitale”, oltre ad un testo determinista sulla fine del capitalismo).
Onestamente, di fronte agli immensi casini che l’inquinante, sfruttatore e putrescente sistema di sviluppo capitalistico sta provocando a tutti gli esseri senzienti e non della terra, forse sarebbe opportuno – per noi anarchici e anarchiche – comprendere quale posta in gioco ci stiamo giocando e utilizzare la nostra intelligenza, curiosità, senso critico, per muovere una radicale offensiva contro i padroni dello sfruttamento e del disastro, non per posizionarci tra di noi.
E di questo parliamo, poiché oggi il Politico è mero amministratore delle macerie che ha contribuito a spargere dappertutto, con buona pace (nel senso tombale del termine) dei riformisti o degli introvabili sinceri democratici.
C’è poi un’altra questione che mi pare niente affatto compresa e che invece ha molto a che fare con il modo con il quale stiamo elaborando i nostri pensieri: tutta questa luce bianca, tutta questa limpidezza, trasparenza che permea la superficie liscia e levigata delle argomentazioni su questi nodi, serve a rassicurarsi o ad aver ragione una volta per tutte? Questa smania di sistema, di conchiudere una riflessione come un fortino assediato, di strangolare le ombre, certo, fa molto radicale, ma a ben vedere dimostra anche la fragilità di alcuni Assoluti, che come insegnava Max Stirner, negano chi sei nominando cosa sei.
Non si tratta di non avere una posizione, al contrario, si tratta di averne milioni differenti le une dalle altre, come per fortuna solo gli anarchici e le anarchiche sanno fare, e mi chiedo se qualcun’altro oltre a me, in questa giravolta di Assoluti da difendere o negare, ha visto che fine ha fatto l’Unico che siamo.
Potremo discutere quanto vogliamo, su cosa siamo: le femministe ci spiegheranno che cosa è la Donna, i preti cosa è l’Anima e il Corpo da essa scissa (come una pustola fastidiosa), i razzisti e le differenzialiste cosa è la Differenza (sessuale, simbolica, spirituale, culturale, fate voi), altri cosa è la Natura, il Progresso, la Scienza etc.
Agli anarchici e alle anarchiche interessa ancora come gli Unici si relazionano, negano, rifiutano, sovvertono, negoziano il “cosa sono”?
Si è capito che libertà non è identità, e che identità non fa rima con individualità?
E se la libera individualità - irriducibile alle cose - fosse l’ombra maestosa e potente, negata, espropriata, de-naturalizzata, dall’odierno luminoso sistema capitalistico?
Se fosse in quel nocciolo duro da ricercare la spinta per distruggere questo progresso utile soltanto a mantenere questo sistema di sviluppo? Se la natura che ci sentiamo sfuggire dalle mani non fosse altro che la dis-connessione tra noi e la nostra vita sensibile, attaccata con armi di distruzione di massa linguistiche, tecnologiche, mercificanti? Se, insomma, scoprissimo che la nostra “natura” non è che un irriducibile niente magnificamente e individualmente trasformato da corpo e mente in una corsa contro il tempo di rivoluzioni, cambiamenti, volontà, desideri, passione, amore?
Se fossimo noi stessi a mancarci, come ci manca il fiato in una gabbia, o il nostro amore che non torna più? Se usassimo più poesia e meno tecnica per conoscerci, se saperci umani, naturali, artificiali, donne, uomini, trans, gay, lesbiche, black, colored – alla fine - non ci bastasse più?
E se fosse questa la guerra che ci è stata dichiarata dalla notte dei tempi, e avessimo – ancora una volta – sbagliato strada?

Martina Guerrini
Livorno, aprile 2017
 
Di comidad (del 26/02/2017 @ 01:53:47, in Documenti, linkato 873 volte)
Questo pezzo è stato scritto da un pensionato Enel nostalgico dell'ente nazionale per l'energia elettrica ed è contro la privatizzazione. Dimostra come l'Autorità per l'Energia, che dovrebbe tutelare i consumatori, in realtà tutela gli interessi delle aziende elettriche e delle industrie energivore, scaricando i costi sui piccoli consumatori.

“Al tempo dell’azienda pubblica, bastava che qualcuno insoddisfatto inviasse una letterina di protesta ad un giornale e questo si metteva a sparare cazzate contro il monopolio. Se oggi qualcuno di noi, scontento della bolletta che ha ricevuto, inviasse una protesta argomentata ad un giornale, difficilmente la sua lettera verrebbe pubblicata. Il perché è dimostrato da queste tre foto (foto non allegate). Si riferiscono ad una fornitura per usi domestici non residente da 3 kW. Nella prima, risalente al 1998 la tariffa è binomia, cioè c’era la quota fissa rapportata alla potenza impegnata e il prezzo per l’energia consumata.
Nelle altre la tariffa è trinomia cioè la quota cliente, la quota potenza e il prezzo dell’energia, che voi non vedete perché, con la scusa che la bolletta era incomprensibile, dal primo gennaio 2016 hanno pensato di non farci capire niente, mentre ci raccontavano che lo facevano per semplificarci la lettura. Prima della liberalizzazione, nel prezzo energia erano compresi tutti i costi sostenuti dalle aziende (Enel, Municipalizzate), quindi anche i costi di ricerca, della riserva (calda e fredda) per far fronte alle variazioni della richiesta, nonché per tener conto dei prezzi agevolati per le forniture per usi domestici residenti, per le ferrovie dello stato, per le aziende energivore. Il prezzo dell’energia, almeno per gli usi domestici residenti era progressivo. Questo significa che, stabiliti certi scaglioni, il prezzo unitario dello scaglione successivo era maggiore del prezzo unitario dello scaglione precedente, facendo così gravare sui grandi consumatori i costi di cui sopra.

Con la liberalizzazione, quelli che erano i costi di ricerca e dei prezzi agevolati per usi domestici residenti (oggi bonus elettrico solo per chi si trova in situazioni economiche particolari), per le ferrovie, le imprese energivore, ai quali si aggiungono gli incentivi per le rinnovabili e lo smantellamento degli impianti nucleari, vengono definiti oneri di sistema. Questi oneri, che fino al 31/12/2016 erano inclusi nel prezzo del kWh, dal primo gennaio 2017, per le forniture usi domestici non residenti sono stati suddivisi in due parti. Una come quota fissa di euro 11,25 cliente/mese e una quota variabile caricata sul prezzo del kWh. Insomma, gli scienziati dell’autorità hanno pensato bene di scaricare sui non residenti non solo parte dei costi fissi delle imprese, ma anche gli oneri di sistema. Cosi facendo hanno trasferito la maggior parte degli oneri di sistema dai grandi consumatori ai piccoli, come sono, generalmente, gli usi domestici non residenti.

Insomma, confrontando le tre bollette noterete che nel 1998 la quota fissa era pari a euro 13,118 bimestrale, nel 2016 era di euro 20,90 e nel 2017 è di euro 21,06. Purtroppo, ci fottono gli euro con gli oneri di sistema. E vedrete che fra poco gli eventuali sconti concessi con la tutela simile li caricheranno sugli oneri di sistema.
In ultimo mi domando dove sono nascosti i costi per sostenere una pletora di enti e società, quali AEEGSI, Il GSE, il GME, l’Acquirente unico e chissà quanti altri campano sulle spalle dei consumatori, create per far funzionare un mercato che non esiste e che ci vogliono imporre abolendo il servizio di maggior tutela.“
 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


27/05/2017 @ 06:13:20
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