Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Carlo Cottarelli ha lanciato l’idea di una norma anti-populismo, cioè ha proposto di vincolare i programmi elettorali alla contestuale presentazione di un prospetto dei costi di ciascuna promessa fatta agli elettori. Il primo bersaglio di Cottarelli è stata la proposta di remigrazione forzata avanzata dal troll che oggi va per la maggiore, il generale Roberto Vannacci, il quale ha cercato di cavarsela con una risposta davvero infelice: “Non sono un ragioniere”. La risposta è incompatibile con i trascorsi professionali di Vannacci, in quanto ogni ufficiale delle forze armate dovrebbe essere un po’ geometra e un po’ ragioniere, cioè saper calcolare sia lo spazio in cui si muove, sia i costi in termini di mezzi e di uomini di ogni propria scelta. Ciò ovviamente vale in una visione idealizzata delle forze armate, nelle quali si dovrebbe fare carriera in base alle competenze. Neanche gli spin doctor di Vannacci hanno dimostrato grandi capacità, dato che in questo caso la controbiezione era ovvia; cioè perché un tale vincolo debba valere soltanto per i programmi elettorali e non anche per i programmi extra elettorali, come quelli imposti dalla Commissione Europea. In altre parole, le norme anti-demagogiche dovrebbero applicarsi non solo al populismo, ma soprattutto ai programmi che vanno a vantaggio di imprese, banche e fondi di investimento.
Il programma di riarmo europeo presentato nello scorso anno dalla Commissione Europea è appunto una operazione di assistenzialismo per ricchi, non soltanto fatta a debito, ma soprattutto senza precisare l’onere dei costi sugli interessi da pagare sul debito. In base a quanto riferito da una fonte di establishment, il Fondo Monetario Internazionale, gli investimenti in armi si basano su un rapporto a due tra il governo committente e il produttore di armi, quindi determinano un aumento del PIL soltanto se spesi all’interno del paese; e, anche in questo caso, l’aumento del PIL sarebbe strettamente corrispondente alla spesa, cioè non è previsto alcun moltiplicatore economico che possa coinvolgere la domanda ed altri operatori sul mercato.
Investire in armi non comporta sviluppo e neppure un generalizzato aumento del reddito, quindi non c’è da attendersi del gettito fiscale in più. Indebitarsi per comprare armi significa perciò doversi poi indebitare ancora per pagare gli interessi sui debiti precedenti. A questo si aggiunge il costo a breve ed a lungo termine delle guerre. Ciò vale anche per le guerre delegate, dato che l’Ucraina distrutta vive sulla spesa pubblica dei paesi UE; poi sul torbido giro di soldi tra UE e Ucraina non potrà indagare nessuno, come dimostrato dal caso von der Leyen-Pfizer. A reggere il giro di soldi sarebbe comunque la spremitura del contribuente; ovviamente del contribuente povero o del ceto medio, visto che alle multinazionali si concede di eludere le tasse.
Certo, sia Cottarelli che Vannacci hanno criticato il piano di riarmo della von der Leyen; ma in queste prese di distanza ciò che manca non sono le coperture finanziarie, bensì le coperture politiche necessarie per sottrarsi alle spese di riarmo. Finché si sta nella Unione Europea, e soprattutto si sta nella NATO, contenere le spese in armamenti non sarà possibile; e l’ostacolo sarà proporzionale al numero di basi militari statunitensi che occupano il territorio italiano. Ma forse Vannacci ha un asso nella manica e progetta segretamente un blitz della Brigata Folgore per espugnare e liberare le basi militari straniere sul nostro territorio. Se ci crede Marco Rizzo, allora siamo a cavallo.
Marco Rizzo si è fissato sul mantra secondo cui destra e sinistra sarebbero concetti superati; il che è vero se riferito alle mercanzie attualmente esposte in vetrina. Il problema però è che l’orgoglio identitario e l’uomofortismo non soltanto sono destra, ma soprattutto sono fumo, cioè consentono di stare con l’establishment e di cavalcare l’anti-establishment, senza chiarire chi paga e chi guadagna. Visto il precedente di Trump, anche la goffaggine dimostrata da Vannacci nella risposta a Cottarelli potrebbe indicare che la remigrazione non è una proposta così “populista” come sembrerebbe; e, grattando, si potrebbe persino scoprire che c’è sotto il solito assistenzialismo per ricchi.
L’Immigration and Customs Enforcement, il famigerato ICE, non è soltanto una polizia sanguinaria (a riguardo anche dalle nostre parti non si scherza), ma è soprattutto un’agenzia federale che funziona da ente appaltatore. A beneficiare di questi appalti sono imprese private quotate in Borsa, come il GEO Group. Del resto negli USA quasi tutto il sistema di detenzione è a gestione privata, quindi si parla di affari colossali.
Le biografie sul senatore Lindsey Graham diffuse dopo la sua morte, concordano nel presentarlo come un oppositore di Trump successivamente diventato suo alleato, collaboratore o, addirittura, tutore. Se si analizza questa vicenda in termini oggettivi, senza fare processi alle intenzioni, si nota uno schema. Un senatore è noto come guerrafondaio e come esponente della lobby delle armi e, per questo motivo, diventa impopolare ed ineleggibile al di fuori dei distretti in cui si è potuto creare una clientela piazzando fabbriche di armi. Di conseguenza, chi riceve l’ostilità di un personaggio del genere ottiene immediatamente credito presso l’opinione pubblica esasperata dal pagare tasse allo scopo di finanziare appalti alle multinazionali delle armi; una esasperazione accentuata dal fatto che ormai la nozione di “contribuente” si identifica con i ceti subalterni, dato che ai ricchi e alle multinazionali si concedono varie forme di immunità fiscale. Un Trump appoggiato da Lindsey Graham non sarebbe mai stato un candidato vendibile; ma, una volta che Trump è stato eletto, Graham lo ha potuto gestire e indirizzare.
Gestirlo come? Anche qui non c’è da fare psicologismi, bensì guardare allo schema, che è quello del mettere davanti al fatto compiuto. Graham non si limitava a dettare la politica estera, ma la faceva direttamente lui, e senza alcun titolo o alcun mandato; poiché, in quanto lobbista delle armi (in particolare della Boeing) aveva un suo specifico potere contrattuale quando si recava all’estero. La sua posizione di lobbista era rafforzata dal conflitto di interessi con la sua carica di presidente della sottocommissione senatoriale al bilancio, cioè dove si decidono gli stanziamenti per appaltare la costruzione di armi.
A proposito dell’attivismo di Graham, sono stati ricordati i suoi dieci viaggi a Kiev; l’ultimo viaggio due giorni prima di morire, per visitare una fabbrica di droni. Il fatto che la fabbrica sia stata colpita da missili russi ed alcune incongruenze negli orari dichiarati a proposito del ritorno di Graham a Washington, hanno alimentato l’ipotesi che Graham sia stato ucciso in quell’attacco missilistico.
Il mentore di Graham, il senatore John McCain, esercitava lo stesso attivismo fuori dai confini statunitensi;
infatti era a Kiev nel 2014 nei giorni precedenti il colpo di Stato, e dal palco istigava la folla a pretendere l’ingresso nell’Unione Europea. Non sappiamo se l’Unione Europea abbia partecipato alla pianificazione del colpo di Stato di Maidan; il dato di fatto è che McCain, senza averne alcun titolo, ha coinvolto la UE. Del resto McCain, in quanto semplice senatore, non aveva alcuna legittimità neppure per fare la politica estera degli USA; però l’ha fatta. Non sappiamo se il presidente in carica nel 2014, Barack Obama, fosse d’accordo o meno con McCain; ma la linea politica era quella di McCain.
Il noto guerrafondaio McCain era stato il candidato avversario di Obama nel 2008, e quindi contribuì indirettamente ad accreditarlo come uomo di pace; tanto è vero che Obama fu insignito del premio Nobel per la pace per il solo fatto di essere stato eletto. Anche se sconfitto elettoralmente, McCain non si è fatto mancare nulla. Nel 2011 accusava Obama di non essere determinato e incisivo nella guerra contro la Libia; e infatti, insieme con il suo discepolo Lindsey Graham,
andò a Bengasi a prendere direttamente contatto con i “ribelli” anti-Gheddafi. Lo stesso Gheddafi a cui McCain e Graham nel 2009 avevano cercato di vendere armi.
Nel 2012 l’ambasciatore statunitense in Libia, Christopher Stevens, fu ucciso a Bengasi da quegli stessi ribelli. Nonostante i loro contatti con le milizie di Bengasi, McCain e Graham non hanno mai dovuto rendere conto di nulla per quel fattaccio; anzi, hanno potuto ergersi a giudici e censori della vicenda, dato che i responsabili ufficialmente erano solo Obama e la Clinton.
Pare irrimediabile il vantaggio che conferisce la tecnica del fatto compiuto, del procedere per abusi di potere, rispetto al percorso istituzionale. Una volta che si è determinato un nuovo dato di fatto, lo scenario e i relativi interessi in campo risultano cambiati, per cui chi ne avrebbe la competenza istituzionale non può ripristinare la situazione precedente. John McCain e Lindsey Graham erano dei mercanti d’armi, dei cleptocrati e dei criminali di guerra, impopolari in patria proprio per questo; ma anche una nostra icona nazionale, l’uomo a cui si deve gran parte dello sviluppo industriale italiano, Enrico Mattei, ha gestito per un quindicennio la politica estera italiana senza averne la legittimità, e con la stessa tecnica del mettere i governi davanti al fatto compiuto. Ciò che faceva Mattei poteva legittimarsi a posteriori come atto rivoluzionario per aggirare la sottomissione coloniale dell’Italia, dovuta sia alla sconfitta bellica, sia all’autocolonialismo degli oligarchi nostrani, sempre in cerca di “vincoli esterni” con cui ricattare le proprie classi subalterne. Oggi invece la tecnica del fatto compiuto corrisponde all’interesse della cleptocrazia ed è funzionale non all’aumento generale del reddito disponibile, bensì soltanto al trasferimento di reddito dalle classi subalterne alle multinazionali finanziarie.
Se uno agisce senza mandato, mettendo tutti davanti al fatto compiuto, non può essere neutralizzato rimuovendolo dalla sua carica, visto che opera al di fuori di quella carica, cioè con colpi di Stato striscianti. L’unico modo diventa quello di eliminarlo fisicamente: un delitto di Stato per impedire i colpi di Stato striscianti. Ciò rende plausibile anche un’altra ipotesi, secondo la quale Lindsey Graham sarebbe stato bersaglio di un regolamento di conti interno. Ma si tratta appunto di ipotesi. Ciò che invece emerge come evidenza, è che la concezione di un potere legale-razionale, cioè basato su soggetti istituzionali precisi e su procedure definite, non ha alcun riscontro nella pratica.