Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Con il termine ”cleptocrazia” non si intende la semplice corruzione, bensì un sistema di corruzione legalizzata, un apparato di potere specificamente finalizzato alla predazione delle risorse pubbliche. Tutti i regimi manifestano aspetti e componenti di carattere cleptocratico, ma qui si tratta di capire quale tipo di regime possa essere considerato una cleptocrazia compiuta e integrale, cioè un sistema chiuso e automatico che non lasci spazio ad altre opzioni. Il termine “cleptocrazia” è stato applicato a regimi post-coloniali, come le petromonarchie del Golfo Persico; ciò che però impedisce di considerare le petromonarchie delle cleptocrazie compiute e integrali, è il fatto che l’oggetto del furto legalizzato riguarda le risorse naturali e minerarie di quei paesi, per cui le risorse vengono utilizzate a vantaggio quasi esclusivo delle oligarchie familiari regnanti. Per parlare di cleptocrazia compiuta e integrale occorre invece che il sistema di potere predatorio abbia specificamente come “target” non una ricchezza naturale, bensì le tasche del contribuente povero, quello che non può accedere al privilegio cleptocratico dell’immunità fiscale. Per questo motivo la nozione di cleptocrazia compiuta e integrale può essere applicata all’unico sistema di potere che sia in grado di mettere in campo un apparato di pubbliche relazioni tale da intrattenere il pubblico, facendolo partecipare attraverso l’adesione ai vari schieramenti politici. Ne consegue che i soli regimi che possono consentirsi di accedere allo status di cleptocrazia compiuta e integrale, sono le cosiddette “democrazie occidentali”; infatti soltanto la separazione dei poteri ed il pluralismo dei partiti possono alimentare quel gioco fazioso per cui l’opinione pubblica si divide, si schiera, si contrappone e si entusiasma per scelte fittizie.
L’opinione pubblica non è del tutto priva della capacità di cogliere l’evidenza, per cui è chiaro a molti che l’IVA e le accise sui carburanti e sulle bollette di luce e gas costituiscono il cardine della spremitura del contribuente povero. Un demagogo più spregiudicato può rendersi popolare predicando il taglio delle accise o l’approvvigionamento di materie prime presso il migliore offerente, senza preclusioni politiche. Lo ha fatto la Meloni, ed oggi lo sta facendo Vannacci. L’operazione logica per smascherare la menzogna consiste nel distinguere nelle promesse elettorali la parte difficile da quella facile. Sia la Meloni che Vannacci sono contro i sussidi ai poveri; ora, tagliare i sussidi ai poveri è facilissimo, mentre fronteggiare i vincoli fiscali e politici della Unione Europea e della NATO è molto difficile, per cui gli alibi per non farlo potranno essere innumerevoli. Oltretutto l’IVA sulle bollette la pagano anche i poveri che non lavorano, magari pagando con i soldi della vendita delle fedi matrimoniali ereditate dai genitori e dai nonni; per cui un sussidio costituirebbe comunque una restituzione. Insomma, chi fa il moralista con i deboli non è mai attendibile; e ciò per considerazioni logiche, non moralistiche.
Un’altra evidenza che non sfugge alla maggioranza dell’opinione pubblica, è che le guerre e le spese militari sono un altro fondamento della spremitura del contribuente povero. Trump è diventato popolare in patria, e anche dalle nostre parti, con la sua promessa di non fare guerre. Il problema è che non è necessaria una vera guerra per giustificare l’aumento delle spese militari; bastano le provocazioni e le incursioni terroristiche per fabbricare la psicosi del nemico alle porte; infatti Trump aveva già previsto un raddoppio delle spese militari senza che fosse in vista alcuna guerra. Si può esser certi che Trump non avesse nessuna intenzione di ritrovarsi in una vera guerra con l’Iran, ma se ammazzi i leader di un paese, può capitare poi che quelli che prendono il loro posto pensino che sia il caso di prevenire l’eventualità di fare la stessa fine dei loro predecessori.
Il senatore Lindsey Graham ha esplicitato la formula della via cleptocratica al militarismo, quando ha dichiarato che Trump era il suo presidente preferito perché aveva tagliato le tasse (ai ricchi, ovviamente) e aveva ucciso le persone giuste. A pagare il conto della destabilizzazione e della corsa agli armamenti sono i contribuenti poveri. Nel militarismo cleptocratico la parola “uccidere” è strettamente collegata alla questione del giro dei soldi. Di recente un giornalista tedesco ha chiesto a Zelensky cosa potessero fare gli europei per aiutare l’Ucraina a uccidere più soldati russi; e immancabilmente
Zelensky ha risposto che bisognava mandargli più soldi. Il sogno dei cleptocrati guerrifinti della NATO e della UE è di tenere in piedi la rappresentazione di una guerra, con il relativo giro di soldi, senza affrontare i rischi di un conflitto simmetrico su larga scala. I cleptocrati guerrifinti sono ingabbiati nello schema comportamentale (tipico del bullismo) secondo cui la prudenza e il senso di responsabilità degli avversari possono essere parassitati all’infinito. Non è un problema di pazienza che si esaurisce, ma del fatto che l’escalation delle provocazioni può finire per mettere l’avversario con le spalle al muro, senza altra alternativa che intensificare a propria volta il conflitto.
Sul piano delle effettive capacità belliche, il militarismo delle cleptocrazie occidentali presenta crescenti manifestazioni di inettitudine, perché si taglia sui settori dove c’è meno da guadagnare, come la logistica elementare (il cibo e il suo trasporto, ad esempio). Per poter rubare di più, spesso si appalta la logistica a privati,
il che aumenta l’inefficienza e l’eventualità che a bordo di portaerei dai costi stratosferici come la USS Lincoln, poi manchino cibo e servizi igienici, configurando una sorta di catastrofe umanitaria.
Fino a qualche decennio fa Carl Schmitt era un argomento da specialisti, ma da un po’ di tempo è diventato un autore “popolare”, anche se conosciuto sempre per le solite citazioni. In questa epoca di emergenzialismo cronico, ha avuto particolare diffusione una citazione tratta da un testo del 1922, in cui Schmitt afferma che il sovrano è colui che può decidere lo stato di eccezione, cioè sospendere la legge per adottare le misure atte ad affrontare un’emergenza. Circa cinquanta anni dopo, Michel Foucault disse che la scienza politica non ha ancora tagliato la testa al re, che si sta ancora a chiedersi chi sia il sovrano. Sono passati altri cinquanta anni e in effetti il tema della sovranità, se riconquistarla o cederne sempre di più, sembra centrale nel dibattito politico; ciò mentre la realtà va da un’altra parte. Per tentare di descrivere questa situazione, si potrebbe combinare Schmitt con Foucault, inventandosi un Carl Schmitt in versione “hard boiled”; un fantasmatico “Karl Schmidt” che proponga lo strano ossimoro di uno stato di eccezione permanente, che è diventato la norma, e che si riproduce automaticamente, senza che ci sia un “sovrano”, una figura istituzionale ben precisa, che lo decida. Ciò dissolve non solo la categoria di potere legale-razionale stabilita da Max Weber, ma anche la nozione dei “saperi” funzionali al sistema del “sorvegliare e punire” che Foucault ha descritto, e di cui ha trovato un paradigma nel Panopticon, il sistema di sorveglianza assoluta progettato da Jeremy Bentham nel 1791.
Oggi è l’azienda Palantir Technologies ad essere considerata l’erede del Panopticon; ma il problema riguarda la genesi di questa azienda ed anche il modo in cui essa si è affermata. Come è noto, Palantir è stata fondata dalla CIA nel 2003; fondata non direttamente, ma tramite In-Q-Tel, che è una agenzia di investimento della stessa CIA.
In-Q-Tel è una società senza fini di lucro; il che vuol dire semplicemente che non paga tasse.
In compenso Palantir il lucro lo fa, e lo fa tramite gli appalti governativi che gli procura la CIA. Tanta generosità viene premiata dal fatto che
i funzionari della CIA, e di altre agenzie governative, trasmigrano spesso e volentieri verso Palantir; dove trovano carriere ben remunerate. Il conflitto di interessi è tanto più stridente se si considera che Palantir è una società per azioni, e che la CIA è una entità egemone nel campo delle informazioni riservate, perciò con la piena capacità di manipolare il mercato.
Si tratta quindi di un sistema che ufficializza il conflitto di interessi e la porta girevole tra carriere nel pubblico e nel privato, e anche la manipolazione del mercato azionario. Un sistema del genere può essere definito in vari modi: corruzione legalizzata, privilegificio, cleptocrazia. Non sembra che fosse quello a cui pensava Bentham quando ideò la sua utopia (o distopia) di controllo assoluto. Si potrebbe obiettare che il regime di controllo e il sistema degli arricchimenti personali non sono incompatibili, e che CIA e Palantir possono perseguirli entrambi. Effettivamente non sono incompatibili in assoluto, ma l’asse delle priorità tende sempre a spostarsi verso gli arricchimenti, per cui non solo la sorveglianza diventa un pretesto, ma soprattutto più nulla garantisce un ordine, per cui coloro che dovrebbero essere i “guardiani” si strutturano in bande di predoni per perseguire con qualsiasi mezzo il fine dell’arricchimento.
E gli esempi a riguardo sono tanti. Anche nella nostra bistrattata Italietta abbiamo una versione artigianal-casereccia del Panopticon, cioè il regime carcerario del 41bis, nel quale il detenuto è non solo isolato, ma anche costantemente monitorato. Di recente abbiamo scoperto che
il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che del 41bis svolgeva il ruolo di gestore e apologeta, era stato in rapporti di affari con un prestanome di un boss detenuto proprio al 41bis. Il regime carcerario del 41bis è considerato una gloria nazionale (ce lo invidiano all’estero!) e quindi la magistratura e le opposizioni, a parte un po’ di pantomima, si sono ben guardate dal fare contestazioni puntuali.
Le cose non vanno meglio quando si tratta di stabilire le cosiddette “competenze”. Per quanto questo termine sia sempre da prendere con le molle, qui non c’è proprio nulla da afferrare, perché in un sistema che istituzionalizza il conflitto di interessi e la porta girevole, la prova che sei “competente” diventa autoreferenziale, cioè sta proprio nel fatto di avere le mani in pasta da più parti.
Nel clima emergenziale del dopo 11 settembre, in nome della sicurezza nazionale, negli USA si è potuto fare tutto quello che si voleva. L’allarme e il senso del pericolo furono rinforzati grazie all’episodio delle lettere all’antrace, che provocarono cinque morti. L’atto bio-terroristico al momento fu attribuito a Saddam Hussein; non perché a riguardo ci fossero prove o indizi, ma solo perché crederci era utile a smuovere più soldi. Nel 2008 le indagini dell’agenzia FBI stabilirono che l’origine dell’antrace usato negli attentati era in realtà di laboratori della Difesa.
Il bio-ricercatore Bruce Ivins fu indagato come responsabile degli attentati, ma il suo provvidenziale suicidio, e i suoi altrettanto provvidenziali trascorsi psichiatrici, consentirono di chiudere l’indagine senza aver chiarito nulla. L’unico dato certo è che gli attentati all’antrace comportarono lo stanziamento di enormi finanziamenti verso le ricerche sulla “difesa” contro armi biologiche. Quando si danno a qualcuno i mezzi per difenderci da una minaccia, in effetti gli stanno anche dando i mezzi per creare quella minaccia.