Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Sono dieci anni che ci si impone il mantra secondo il quale Trump sarebbe un outsider avverso ai neoconservatori e a Soros, e soprattutto una deroga, o addirittura un attacco, al politicamente corretto; eppure le smentite a questa falsa tesi sono continue. Di recente
Enrico Mentana ha avallato l’operato di Trump, dichiarando che senza la caduta del regime di Maduro non ci sarebbe stata la liberazione di Alberto Trentini, l’operatore umanitario italiano detenuto in Venezuela. Mentana ha anche sfidato i sostenitori del regime di Maduro a spiegare perché Trentini fosse in carcere senza processo e accuse. In realtà la sfida è male indirizzata, dato che qui non si tratta di sostenere nessun regime, ma semplicemente di smascherare dei paralogismi tipici del razzismo e del colonialismo. Anzitutto, Maduro non è “caduto”, ma è stato sequestrato insieme con la moglie. Ora, mentre Maduro viene imprigionato in base ad accuse e forse un processo, altrettanto non si può dire della moglie, che sembra essere diventata un dettaglio secondario per i media. Inoltre il sequestro di Maduro da parte di forze speciali statunitensi è costato circa centoquaranta morti, che evidentemente per Mentana rappresentano un trascurabile prezzo da pagare per ottenere la liberazione di un connazionale.
C’è anche da dire che non possiamo essere certi che Trentini fosse detenuto senza accuse, dato che
l’informazione mainstream sul caso è risultata sempre “lacunosa”, per usare un eufemismo. Trentini era un dipendente dell’ONG Humanity & Inclusion, la quale dichiara di essere finanziata dall’USAID, l’agenzia del Dipartimento di Stato USA per interventi “umanitari” all’estero. Trump ha sciolto l’USAID e le competenze di questa agenzia del Dipartimento di Stato sono passate direttamente al Dipartimento di Stato; il che significa che, come si diceva una volta, le competenze sono passate da Ponzio a Pilato. Il fatto che lo stipendio di Trentini fosse pagato, del tutto o in parte, dal Dipartimento di Stato USA non prova nulla contro Trentini, che poteva benissimo stare in Venezuela per motivazioni esclusivamente umanitarie; prova invece moltissimo contro Mentana, il quale non considera minimamente il punto di vista del regime venezuelano, in base al quale è sospetto che gli USA ti sanzionano l’economia mettendo in ginocchio il tuo sistema sanitario, e intanto finanziano una ONG umanitaria che si insedia sul territorio venezuelano con la motivazione di assistere dei disabili, la cui condizione è stata penalizzata proprio dalle sanzioni USA. Ciò ovviamente non prova di per sé che l’ONG Humanity & Inclusion sia un’agenzia di spionaggio e infiltrazione, ma spiega, anche se non giustifica, perché un suo operatore fosse indagato e detenuto. Può darsi che la detenzione fosse una coercizione per estorcere informazioni e confessioni da parte di Trentini, ma questa sarebbe esattamente l’accusa che molti dei nostri politici di governo hanno rivolto alla magistratura italiana, cioè di usare la “custodia cautelare” non per impedire l’inquinamento delle prove, bensì per acquisirle usando la detenzione come strumento di pressione. Si potrebbe dire che tutto il mondo è paese.
Cade quindi la narrazione ufficiale, sostenuta anche da Roberto Saviano, secondo la quale Trentini sarebbe stato preso come ostaggio esclusivamente in quanto italiano e allo scopo di ottenere l’estradizione di un nemico di Maduro.
Su un piano retorico Saviano appare come inflessibile critico di Trump, ma sul piano pratico prevalgono invece gli assist. Non è poi così difficile convincerci che il regime di Maduro sia corrotto, brutale, dispotico e incompetente; decisamente più ostico è farci credere che i guai del Venezuela siano cominciati con Chavez e Maduro, come se
il massacro operato a Caracas nel 1989 dalla Guardia Nazionale non ci fosse mai stato. Ma se quelle centinaia di morti fossero un crimine ascrivibile a Chavez o Maduro, allora se ne parlerebbe, eccome.
Mentana e Saviano non sono i soli campioni del politicamente corretto che si sono esposti per dare una mano alla narrazione di Trump. Paolo Flores d’Arcais ha fatto di più e di meglio, riformulando teoricamente la dottrina del “lavoro sporco” già enunciata dal cancelliere tedesco Merz.
Flores d’Arcais la mette in questi termini: Trump è un criminale, ma anche i criminali possono fare un’opera buona; in questo caso bombardare l’Iran per far fuori il regime degli Ayatollah. Anche il politicamente corretto ha bisogno ogni tanto di inviare qualche killer. Si potrebbe dirla alla Sade, secondo il quale anche la Provvidenza ha i suoi sicari. Ma Sade intendeva esplicitamente irridere il concetto di Provvidenza, mentre Flores ci mette su un culto con tanto di sacrifici umani. Flores d’Arcais sembra convinto (o vuole convincerci?) che gli iraniani sono pronti a sacrificare la propria vita sull’altare del Sacro Occidente per avere l’onore di ridiventarne una colonia. Poi dicono che sono gli ayatollah a predicare il martirio.
Il problema è che nella vicenda di quest’ultimo tentativo di “regime change” in Iran i sicari della Provvidenza sarebbero un po’ troppi, tanto da far pensare che la Provvidenza non c’entri per niente. La presenza del Mossad nelle “rivolte” in Iran risulta segnalata non soltanto dall’ex segretario di Stato USA Mike Pompeo; anzi,
lo stesso Mossad ha rivendicato il merito di stare al fianco dei “rivoltosi” e di sostenerli “sul campo”. Le dichiarazioni del Mossad sono state rilanciate da un insospettabile organo di informazione sionista come Moked-Pagine Ebraiche. Si potrebbe obiettare che la presenza del Mossad di per sé non prova che le rivolte fossero importate solo dall’esterno. Il punto però è che da parte di Trump e del Mossad c’è stata l’evidente preoccupazione di prendersi il merito dell’operazione, come a chiarire che si trattava di un “regime change” in una colonia e non di una insurrezione interna in un paese indipendente. Prendersi il merito vuol dire per gli USA e Israele prendersi anche i vantaggi, cioè il petrolio e il gas dell’Iran, con tutte le operazioni finanziarie annesse. Razzismo, colonialismo e affarismo fanno un tutt’uno.
Mattarella svolge il ruolo di garante dei vincoli sovranazionali dell’Italia e della loro narrazione mediatica, per cui si può dire che sia il sommo pontefice della religione del politicamente corretto. Molti credono che il fatto di detenere un ruolo di primato nella gerarchia sociale e istituzionale implichi essere delle cime, ma non è affatto così, perché è tipico di ogni dominio spacciare le gerarchie sociali e istituzionali per gerarchie antropologiche.
Mattarella ha sposato acriticamente, e quindi imposto mediaticamente, la narrazione secondo cui la repressione delle rivolte in Iran sarebbe stata compiuta dal regime con particolare efferatezza. Se davvero questa efferatezza ci fosse stata così come ci viene narrato, ne sarebbe pienamente corresponsabile chi ha fornito un alibi al regime iraniano per agire così. Le ulteriori sanzioni europee, i pavoneggiamenti del Mossad e le minacce di bombardamento di Trump erano esattamente ciò che serviva al regime iraniano per presentare tutti i rivoltosi come agenti stranieri infiltrati. Il fatto che il politicamente corretto nella vicenda del Venezuela e dell’Iran abbia voluto correre così sfacciatamente in soccorso di Trump, ha finito per avallarne ed esaltarne non solo la criminalità, ma soprattutto la stupidità.
Capita persino a Trump di dire ogni tanto qualcosa di concreto; infatti qualche giorno fa ha dichiarato che sarebbe suo
obbiettivo raggiungere il trilione e mezzo di dollari in spese militari, il che significa millecinquecento miliardi secondo la nozione anglosassone di trilione; un aumento di oltre il 50% rispetto al bilancio attuale di circa novecento miliardi. Trump dice che grazie ai dazi è aumentato il gettito fiscale (i dazi sono tasse sui consumi), per cui sarebbe ora possibile costruire un “esercito da sogno”. In realtà con questa cifra di spesa militare a sognare di più sono gli appaltatori del Pentagono.
Non sarà possibile arrivare a un trilione e mezzo con le sole entrate fiscali, perciò occorrerà fare altro debito pubblico, che l’anno scorso ha sforato
la cifra record di 37 trilioni (trentasettemila miliardi) di dollari. Per evitare il default il limite del debito è stato dilatato di altri cinque trilioni.
Se si seguono i soldi si capisce anche chi comanda veramente negli USA: infatti il capo della sottocommissione senatoriale al bilancio federale (quella che gira il rubinetto dei soldi) è il neoconservatore Lindsey Graham. Lo schema neocon è quello di muovere i soldi, che nel loro movimento determineranno i fatti compiuti, e le narrazioni ideologiche faranno da decorativo o, al più, da spot pubblicitario.
In base alla narrazione pseudo-ideologica i neocon dovrebbero essere i più accaniti nemici di Trump, e invece ne sono i maggiori sostenitori. Gli osservatori americani riscontrano che la promessa di Trump di aumentare del 50% le spese militari
fa “sbavare” il leader neocon Lindsey Graham.
Graham è esattamente nella condizione della faina che amministra la stia dei polli, dato che è un lobbista dichiarato di uno dei maggiori appaltatori del Pentagono, cioè la Boeing.
In un viaggio a Taiwan Graham ha pubblicamente sollecitato il primo ministro taiwanese ad acquistare aerei Boeing prodotti nel suo collegio elettorale in Carolina del Sud. Il dettaglio buffo è che per senso di cortesia l’interprete cinese aveva omesso di tradurre questa frase così spudorata che faceva apparire Graham come un piazzista. Il fatto ha procurato molte critiche all’interprete, non a Graham.
L’annessione della Groenlandia sembra una bizza di Trump, invece trova il suo maggiore sostenitore e imbonitore proprio in Lindsey Graham. Le motivazioni strategiche addotte da Graham per giustificare l’annessione della Groenlandia sono fesserie, dato che la Russia e la Cina non hanno le risorse per occupare un territorio così vasto e così a ridosso degli USA. Nessuno può sostituire gli USA nel ruolo di superpotenza globale e si tratta di riconoscere che quel ruolo è stato dovuto alle circostanze effimere e irripetibili determinatesi dopo la seconda guerra mondiale. Dal punto di vista strategico i vantaggi per gli USA di acquisire la sovranità sulla Groenlandia sono meno di zero, dato che Washington già può disporne a piacimento; cioè si va ad umiliare inutilmente un fedelissimo paese vassallo; ma, soprattutto, ad affrontare da soli le spese della militarizzazione e dello sfruttamento minerario.
Costruire infrastrutture in un clima estremo comporta costi imprevedibili, per cui ci sarebbe tutto il vantaggio economico a scaricarne una parte sulla Danimarca, sulla UE e sulla NATO.
Il problema è che gli USA hanno superato quella soglia di indebitamento oltre la quale risparmiare diventa inutile, perché le entrate fiscali non consentono più da sole di pagare gli interessi sul debito, per cui l’unica soluzione per pagare i debiti è fare altri debiti. Per questo occorre esibire potenza, ostentare grandeur per suggestionare gli investitori e indurli a puntare su quello che si presenta come il più forzuto.
Oggi la Cina non crede più alla potenza ed alla solvibilità degli USA e comincia a scaricarne i titoli del debito pubblico, perciò per gli USA diventa urgente spendere per piegare gli eventi e mettere tutti di fronte ai fatti compiuti, in modo da far leva sul conformismo.
Il militarismo USA è un grande spot pubblicitario, che deve sostenere non solo il business delle armi, ma soprattutto il debito. Per non lesinare sulla spesa militare è fondamentale non lesinare sui nemici, per cui Graham sostiene sia l’attacco al Venezuela che quello all’Iran.
I pretesti addotti da Graham sono così demenziali che al confronto Trump sembra un intellettuale; e infatti, per capire cosa faranno gli USA, conviene saltare Trump e rivolgersi direttamente a Graham.