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"La privatizzazione è un saccheggio delle risorse pubbliche, ma deve essere fatta passare come un salvataggio dell’economia, e i rapinati devono essere messi nello stato d’animo dei profughi a cui è stato offerto il conforto di una zuppa calda. Spesso la psico-guerra induce nelle vittime persino il timore di difendersi, come se per essere degni di resistere al rapinatore fosse necessario poter vantare una sorta di perfezione morale."

Comidad (2009)
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 24/07/2014 @ 00:04:36, in Commentario 2014, linkato 1553 volte)
La scorsa settimana una giornalista inglese, Sarah Firth, ha lasciato l'emittente Russia-Today in quanto, a suo dire, indignata dalle "menzogne" della stessa emittente sul caso del jet di nazionalità malaysiana abbattuto in Ucraina. Sembra un tipico esempio di quel senso dell'asimmetria che caratterizza l'atteggiamento occidentale. Non si capisce infatti perché il mentire debba essere un appannaggio esclusivo dei media occidentali.
Nel 1988, nel corso della guerra Iran-Iraq, la Marina statunitense abbatté un airbus iraniano e, nella circostanza, la propaganda occidentale attuò le medesime tecniche ritorsive. A quel tempo gli USA erano i principali alleati dell'Iraq di Saddam Hussein, e risposero in pratica alle proteste iraniane con un "ve la siete voluta, non si fa volare un aereo civile in mezzo a manovre militari". I media occidentali non manifestarono alcuna indignazione per le vittime, ed insinuarono che fossero stati gli stessi Iraniani a volere l'incidente per cercare di screditare il nemico.
Che l'abbattimento dell'airbus fosse invece stato un segnale di guerra totale da parte degli USA, fu dimostrato dal fatto che di lì a poco l'Iran fu costretto ad un armistizio con l'Iraq, nonostante che lo stesso Iran stesse vincendo quella guerra. Delle scuse formali ed un parziale risarcimento da parte degli USA alle famiglie delle vittime dell'airbus, arrivò solo sette anni dopo; ma il contesto era radicalmente cambiato: Saddam Hussein era diventato il super-nemico e bisognava ottenere almeno l'acquiescenza dell'Iran.
La menzogna è un'arma di guerra, ed i media sono stati creati per questo. Che la Firth preferisca mentire a pro della Gran Bretagna, piuttosto che della Russia, è del tutto comprensibile, ma, in fatto di menzogne, è proprio la Russia che ha tutto ancora da imparare. In questi giorni il presidente Obama ed il suo segretario di Stato Kerry hanno dimostrato che si può fare molto meglio, semplicemente adottando la tattica del basso profilo.
Nella sua apparizione televisiva dopo l'abbattimento del jet malaysiano, Obama si è abilmente servito della sua dichiarata mancanza di prove contro i ribelli filo-russi per riuscire ad accusarli ugualmente. In tono dimesso, dicendo che non voleva fare propaganda e che aspettava l'inchiesta sul campo, ha detto anche che gli unici possibili colpevoli sono i filo-russi ed, ovviamente, quel malvagio di Putin che li arma. L'impressione dello spettatore è stata di un Obama debole ed esitante, ma l'accusa contro Putin non avrebbe potuto essere mossa in modo mediaticamente più efficace.
Il segretario di Stato Kerry però non è da meno. Attorno a questo personaggio la propaganda di destra scatenò nel 2004 una campagna mediatica tendente a presentarlo come un pacifista ed un filo-islamico. Quando Kerry fu sconfitto da Bush nelle elezioni presidenziali del 2004, le destre celebrarono l'evento come se si fosse trattato di una vittoria contro il comunismo. Destra e "sinistra" non possono essere definite banalmente "uguali", ma insieme costituiscono un bel gioco delle parti. Ad una destra perennemente sbracata, corrisponde una "sinistra" che ostenta un'ipocrita compostezza. Così, al sionismo sguaiato di un Giuliano Ferrara, si "contrappone" il sionismo dolente e problematico (un contor-sionismo) di un Furio Colombo; ma sempre di sionismo si tratta.
Il gioco delle parti che in ambito politico viene spacciato come confronto tra destra e sinistra, è peraltro riscontrabile anche in molti altri contesti sociali ed organizzativi, anche all'interno delle stesse formazioni politiche, ovunque vi siano interessi e relazioni inconfessabili da coprire. All'atteggiamento pretestuosamente insolente e provocatorio di alcuni, fa da sponda l'atteggiamento da "maestri di cerimonie" di altri, ed in tal modo la comunicazione viene intasata, bloccando ogni tentativo di ritornare alle vere questioni in campo.
Le ipocrite "buone maniere" di Kerry celano di fatto un'arroganza degna di un neocon. Sul caso di Gaza, Kerry ha messo sù una vera e propria messinscena mediatica per defilarsi dalle responsabilità per la strage in atto: un finto "fuori onda" in cui metteva in ridicolo le pretese "chirurgiche" dell'attacco israeliano. Ma nella stessa performance televisiva, Kerry non ha esitato ad avallare il ridicolo vittimismo di Netanyahu, che sarebbe stato "costretto" ad interrompere una comunicazione telefonica con lui per correre al "rifugio antiaereo" (sic!).
Nella vicenda di Gaza gli USA si mostrano al solito come l'alleato fedele e succubo di Israele, ma ormai i dati di fatto dovrebbero smentire queste mistificazioni. Nel 2008 l'operazione "Piombo Fuso", giustificata con il pretesto della "minaccia" dei soliti razzi Qassam, vide un'aggressione altrettanto vile e feroce contro Gaza da parte dell'esercito israeliano. A quell'epoca si diceva che il principale sostenitore e finanziatore di Hamas fosse l'Iran.
Ancora adesso alcuni media cercano di far passare questa notizia con i più vieti trucchi giornalistici. Il settimanale "Panorama", in un'intervista - chiaramente fasulla e inventata - ad un anonimo soldato israeliano, tenta di attribuire le posizioni "oltranziste" di Hamas a presunti rapporti con la Siria e l'Iran; e ciò sebbene Hamas si sia schierato contro Assad nel corso dell'aggressione alla Siria, alla quale è rimasto solo l'appoggio dell'Iran e di Hezbollah.
Da tempo quindi il principale finanziatore di Hamas non è più l'Iran. Uno dei più importanti finanziatori di Hamas è invece notoriamente il Qatar, che è stato anche uno dei protagonisti dell'aggressione NATO alla Libia. I recenti soccorsi finanziari alla macchina amministrativa di Hamas da parte del Qatar sono stati riportati persino dalla stampa israeliana.
Un altro sostenitore e finanziatore di Hamas è l'EAU (Emirati Arabi Uniti). EAU e Qatar sono inquadrati in un accordo di partenariato con la NATO dal 2004, ed infatti hanno operato di concerto con il sedicente Occidente sia per l'aggressione alla Libia che per quella alla Siria, ed anche nell'attuale "guerra per il Califfato" in Iraq.
Ancor di più del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti, il maggior finanziatore di Hamas è però un Paese membro della NATO a tutti gli effetti, la Turchia. Dal 2010, il presidente turco Erdogan si è assunto il ruolo di primo protettore di Gaza e di Hamas, anche se bisognerebbe entrare nel dettaglio di questa "protezione", visto che, a tutt'oggi, Hamas non dispone di un armamento che possa fare da deterrente. I razzi Qassam, oltre che quasi innocui, sembrano messi lì apposta per favorire la propaganda israeliana, tanto che - e non da oggi - fioriscono i sospetti che si tratti di un "false flag".
Qatar, Emirati Arabi Uniti ed Israele, tutti insieme, hanno condotto l'aggressione contro la Siria. Nella vicenda di Gaza gli USA non possono più dare la colpa ad un cattivo esterno, come l'Iran, così come sino all'inizio degli anni '90 davano la colpa all'URSS ed allo scontro dei blocchi. Oggi tutti gli attori, in modo diretto o indiretto fanno parte della commedia NATO; e ciò vale anche per Hamas, visto il suo appoggio alle aggressioni occidentali contro la Libia e la Siria. Eppure questo rientro nell'assetto imperialistico da parte di Hamas e di Fatah non ha migliorato di una virgola la condizione dei Palestinesi.
Questo è l'imperialismo perfetto, quello che riesce fare anche a meno di un nemico vero, poiché la destabilizzazione mondiale è molto più agevole se ce la si fa tra "alleati", senza l'imprevedibilità di avversari fuori controllo. Tutte le gerarchie, soprattutto quelle internazionali, si giustificano in nome di un "ordine", come vorrebbe farci credere anche lo slogan massonico - caro ai Bush ed a Napolitano - del "Nuovo Ordine Mondiale". In realtà la gerarchia si afferma e si riproduce proprio a scapito dell'ordine.
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Di comidad (del 17/07/2014 @ 00:46:11, in Commentario 2014, linkato 975 volte)
L'avvento dell'era di Renzi ha stabilito un nuovo conformismo mediatico, che tende a screditare preventivamente ogni dissenso catalogandolo nelle categorie del vecchiume o dell'invidia verso le strabilianti doti del divo di turno. Ciò sta determinando qualche nostalgia per l'epoca del Buffone di Arcore, anche se il rimpianto non riguarda la sua persona, bensì quella possibilità di essere "contro" che il regime del Buffone sembrava almeno assicurare.
A volte però la memoria può concentrarsi su taluni periodi e dettagli, rimuovendone altri. In realtà per tutto il 2008 al Buffone fu garantita una copertura mediatica del tutto paragonabile a quella che oggi sta circondando Renzi, per cui si era venuta a configurare addirittura una nuova ipotesi di reato: l'antiberlusconismo. Verso la metà del 2008 fu lo stesso Buffone ad annunciare solennemente che l'antiberlusconismo era stato stroncato, e il quotidiano considerato antiberlusconiano per eccellenza, "la Repubblica", si incaricò di celebrare l'evento. Fu anche lo stesso quotidiano che per tutto il 2008 cantò le virtù di ministri come Tremonti e Brunetta e le mirabolanti capacità del commissario Bertolaso.
Il corto circuito della memoria è una trappola che ci fa concentrare sulle presunte novità, rischiando di perdere di vista gli aspetti di continuità. I toni da enfant terrible di Renzi in campo internazionale danno la falsa impressione di una sua fronda rispetto all'establishment euro-germanico, ma anche per il Buffone si arrivò ad immaginare un suo ruolo anti-sistema a causa delle sue dichiarazioni a ruota libera, che fecero addirittura ipotizzare un suo asse con Putin. Persino il ministro Tremonti fu accreditato di rappresentare un avversario della cupola finanziaria internazionale, ma sta di fatto che le sue manovre finanziarie più feroci e le sue privatizzazioni anticiparono di molto l'esplosione della crisi dello "spread" nel 2011.
Il gioco delle parti, che prevede un tono spregiudicato a cui corrisponde un conformismo sostanziale, continua ancor oggi. La messinscena attuale vuole che Renzi impugni la bandiera della "crescita" contro la teutonica camicia di forza del "rigore", ma lo sketch ripropone sempre le stesse gag finali. Nichi Vendola ha osservato che, nonostante la modestia delle richieste di Renzi, la risposta della Merkel e di Schauble è stata ugualmente un no. Renzi ha infatti potuto riportare a casa solo la formula della "flessibilità", cioè niente. Ma viene da domandarsi se Renzi sia andato effettivamente a chiedere qualcosa, o se invece la proverbiale protervia tedesca non gli sia servita ancora una volta come alibi. Renzi dovrebbe infatti rivolgere le proprie richieste anzitutto al suo ministro dell'Economia, Padoan.
In una "polemica" risposta ai banchieri dell'ABI, qualche giorno fa Padoan ammoniva che non ci sono "scorciatoie" per la crescita. Quindi tutto viene posto in una astratta prospettiva, e dire domani, in politica equivale a dire mai. Le misure che Padoan prevede ed auspica per favorire la famosa crescita si identificano ancora una volta con il "rigore", in quanto si tratta sempre delle solite "riforme strutturali" (privatizzazione, finanziarizzazione) ad essere considerate la strada maestra da cui non si può derogare. Il ministro però conclude che sarebbe tanto bello un "domani" abbassare le tasse. Se questa è la posizione di Padoan, che senso ha prendersela con la Merkel?
Da bravo esponente del Fondo Monetario Internazionale, Padoan ripete le stesse formule e si avvita nelle stesse contraddizioni che ci ammanniva Tremonti nelle sue performance televisive. La crescita è l'unico modo per abbattere il debito, perciò le banche devono finanziarie le imprese: così ci ripete il ministro. Ma perché le banche dovrebbero rischiare con prestiti alle imprese, se hanno a disposizione la comoda speculazione sul debito pubblico?
Lo sanno anche gli studenti del primo anno di Economia che il debito pubblico può calare solo aumentando il deficit di bilancio e forse lo sa persino Padoan, ma oggi il deficit è persino incostituzionale, e poi, come dice orgogliosamente Renzi, "noi non facciamo come la Germania, noi rispettiamo gli impegni europei". Quindi la sottomissione ai diktat "europei" (cioè del FMI) continua. Sicuramente Padoan non è una cima, ma la sensazione è che egli ci prenda in giro e non voglia minimamente ridurre il debito pubblico, altrimenti finirebbe il business per quella finanza internazionale di cui lo stesso Padoan è un lobbista.
Le elucubrazioni di Padoan si fondano sulla perenne finzione della dottrina sedicente liberista, in base alla quale lo Stato non dovrebbe essere un soggetto economico diretto. In realtà ogni Stato costituisce comunque il maggior committente, acquirente e cliente delle imprese, ed anche il maggior datore di lavoro. Sennonché oggi lo Stato è soprattutto il maggior cliente moroso, il maggior evasore contributivo, il maggior datore di lavoro precario, ed anche il maggior lobbista delle privatizzazioni. Prima di pensare alla "crescita", basterebbe sistemare queste "piccole" trasgressioni che però, storicamente, non entrano mai nel dibattito economico.
Occorre riconoscere che all'epoca del Buffone qualche piccola variazione sul canovaccio si riscontrava, poiché il Presidente del Consiglio ed il suo ministro dell'Economia, Tremonti, spesso giocavano al poliziotto buono e poliziotto cattivo. Cosi avvenne per la manovra finanziaria del maggio 2010, una delle più dure della recente storia italiana.
Renzi e Padoan, per il momento, invece non fingono neppure di fare baruffa. Forse riservano queste sceneggiate alla fase agonica del loro governo. I governi passano, tramonterà anche la fulgida stella di Renzi, ma il FMI rimane. E il bello è che la grande maggioranza dei cittadini non sa neppure della sua esistenza.
Lunedì scorso il presidente russo, Putin, e la presidentessa brasiliana, Roussef, si sono incontrati per prospettare la fondazione di un'istituzione alternativa all'attuale FMI a guida statunitense, di cui peraltro Russia e Brasile fanno ancora parte. Se le intenzioni di Putin e della Roussef fossero autentiche, allora qualcosa potrebbe cambiare, e non perché possano mai esistere banche "buone", ma perché comincerebbe a stabilirsi un contrappeso agli attuali strapoteri internazionali.
Non si tratterebbe di porsi nei confronti del FMI in termini di "concorrenza" (questa cosa mitologica), bensì di misurarsi a tutto campo con la potenza ramificata e tentacolare del lobbying del FMI. Ma quella di Putin e Roussef potrebbe anche essere mera tattica per rinegoziare la posizione dei Paesi cosiddetti BRICS nel FMI attuale. Ed allora si finirà soltanto per offrire nuove opportunità al lobbying del FMI di infiltrarsi nei BRICS.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


16/12/2018 @ 19:06:51
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