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"Propaganda e guerra psicologica sono concetti distinti, anche se non separabili. La funzione della guerra psicologica è di far crollare il morale del nemico, provocargli uno stato confusionale tale da abbassare le sue difese e la sua volontà di resistenza all’aggressione. La guerra psicologica ha raggiunto il suo scopo, quando l’aggressore viene percepito come un salvatore."

Comidad (2009)
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 14/09/2023 @ 00:09:59, in Commentario 2023, linkato 7792 volte)
Dopo fattacci come quelli avvenuti a Caivano, la politica e i media tendono automaticamente a creare un clima catartico, di aspettativa per un collettivo riscatto morale dal degrado; ed è appunto in questo clima che avvengono i peggiori disastri (ed anche i migliori affari). Era scontato che vi sarebbero stati da parte del governo i soliti esibizionismi di potenza poliziesca, che dovrebbero garantire la palingenesi morale e invece lasciano tutto come prima; anzi, peggio di prima. Non potevano mancare neppure le interviste alla dirigente scolastica dell’Istituto “Morano”, che è uno storico polo di istruzione tecnica nel Parco Verde di Caivano. Tra le dichiarazioni della preside c’è anche un appello alla Meloni a fornire a Caivano insegnanti bravi, anzi i più bravi. Come a dire che gli insegnanti che oggi la preside ha a sua disposizione, sono delle pippe. Fin qui ci potrebbe anche stare: uno se ne fa una ragione e tira avanti. Il problema riguarda però gli effetti pratici di certe dichiarazioni. Il primo effetto, il più ovvio, è che gli studenti avranno un alibi in più per non fare nulla, visto che lo dice pure la preside che i loro insegnanti non sono all’altezza. Ma c’è un effetto persino più insidioso, che è quello di alimentare oltre misura la naturale mitomania degli adolescenti, determinando in loro la convinzione di meritarsi l’avvento di una sorta di docente messia, un concentrato di sapere e di carisma in grado di “formare” le giovani menti. Si prospetta così un ideale scolastico ultra-autoritario, basato sulla figura di un insegnante narcisista e manipolatore, che ipnotizza gli studenti col suo fascino magnetico.
Un ulteriore effetto sarà quindi quello di deteriorare maggiormente il già precario equilibrio mentale degli insegnanti, i quali tendono sempre più a reagire alla privazione della loro dignità di cittadini e di lavoratori con la fuga nei personali deliri di grandezza. La sottomissione della categoria docente viene attuata “premiando” il conformismo dei singoli insegnanti, offrendogli l’euforia di un irrealistico senso di superiorità nei confronti dei colleghi. Ciò che rende la scuola attuale un inferno, non è soltanto il comportamento aggressivo e insolente dei dirigenti, degli studenti e dei genitori, ma soprattutto quello degli insegnanti, impegnatissimi nel mobbing orizzontale, cioè nel calunniarsi e nel gettarsi discredito a vicenda. Una volta la compresenza di più insegnanti era un fattore di scoraggiamento delle aggressioni fisiche e verbali da parte di studenti e genitori, mentre oggi le incoraggia, poiché ogni insegnante coglierà l’occasione per sottolineare esclusivamente le manchevolezze dei colleghi; ciò corrisponde ad un politicamente corretto che impone agli insegnanti di non essere “corporativi”. Il politicamente corretto ha i suoi momenti maniacali ma, ovviamente, anche quelli depressivi; perciò gli studenti ed i genitori, a cui è concesso di ergersi a giudice e boia degli insegnanti, devono poi scoprire che, quando si tratti di alternanza Scuola-lavoro, gli studenti sono soltanto carne da macello da immolare al moloch delle aziende.
In questo ultimo quarto di secolo la Scuola è stata un laboratorio sociale di privazione della dignità e di incentivazione del conformismo, a livello degli esperimenti di psicologia sociale di Asch e Milgram. Lo schema manipolatorio di combinare l’umiliazione del singolo con la sollecitazione delle sue manie di grandezza, è probabilmente ancestrale e intrinseco ad ogni forma di potere, anche la più arcaica. Lo schema ha però ricevuto una sistematizzazione scientifica con le tecniche di management dell’ultimo secolo. Il paradigma avvilimento-euforia è stato poi largamente applicato durante la psicopandemia. In quella circostanza si è riconfermato che la privazione della dignità personale viene compensata, “premiata”, con l’ebbrezza di partecipare ad un evento epocale; il che comporta anche l’incentivazione di un comportamento poliziesco e delatorio nei confronti degli altri cittadini.

In altre epoche i genitori si accontentavano di valutare la “bravura” di un insegnante proporzionalmente alla quantità di compiti che assegnava; ma il basso livello degli insegnanti è diventato un problema assillante (anzi, un’emergenza) solo di recente; e infatti dove c’è emergenza, c’è business. Non è il bisogno a creare la domanda di una merce, bensì è l’offerta di una merce a creare artificialmente il bisogno. Ci si è accorti che gli insegnanti fanno schifo da quando gli si può vendere la formazione. Con la riforma scolastica del 2015 il dovere della formazione dei docenti è stato ulteriormente rafforzato ed istituzionalizzato, ma in realtà sono quasi quaranta anni che gli insegnanti di ogni grado di istruzione sono costretti a sottoporsi a corsi di formazione. Dopo decenni di formazione i docenti sono però tuttora inadeguati, necessitano di sempre più dosi di vaccino … pardon, di sempre più dosi di formazione. Ad emergenza cronica corrisponde business eterno.
La merce va pubblicizzata, magari con spot e relativi testimonial. Non sempre i testimonial sono consapevoli di essere stati prescelti dai media per questa funzione pubblicitaria. Probabilmente è il caso di Giulia Pedretti, imprenditrice ventisettenne, che è stata elevata dalla rivista statunitense “Forbes” al rango di eroina e di modello esemplare per le giovani generazioni. Quando un’imprenditrice che fattura appena qualche milione di euro, viene celebrata in questo modo esagerato, e tutti gli altri media si allineano a riprendere enfaticamente questa mitologia, è evidente che si tratta di strumentalizzazione pubblicitaria. Nella biografia della Pedretti c’è infatti questo dettaglio prezioso di aver scelto la giusta formazione. Anche se la Pedretti sgamasse la strumentalizzazione di cui è fatta oggetto, non potrebbe comunque sottrarsi, poiché è evidente che gliela farebbero pagare cara.
Il vero target della campagna pubblicitaria lanciata da “Forbes” e ripresa dagli altri media, non è genericamente quello dei giovani. Per i ragazzi che non dispongano di alcuna risorsa finanziaria, il mito della Pedretti può risultare persino irritante, poiché è chiaro che questa ha potuto permettersi delle spese che non sarebbero alla portata delle tasche dei più. Il target della campagna pubblicitaria di “Forbes” è invece quello dei giovani del ceto medio le cui famiglie dispongano ancora di qualche soldino da spendere; famiglie che hanno da parte dei risparmi, non abbastanza da consentire ai loro ragazzi di avviarsi un’attività, ma sufficienti per pagarsi l’illusione della formazione presso una delle tante aziende che vendono il prodotto. Pare che anche Milena Vaccinelli (già Gabanelli) abbia scoperto che la formazione è un business miliardario; ma ogni tanto un po’ di finta denuncia serve a rendere più piccante la narrazione e più appetibile la merce.
Tra gli articoli “marchetta” di “Forbes” (ma “Forbes” è tutto una marchetta) infatti abbondano quelli che narrano le epiche gesta delle società che vendono formazione. Bisognerebbe addirittura chiedersi se esista una “informazione” che non abbia finalità commerciali. La narrazione attuale del mainstream è che l’emergenza della disoccupazione giovanile è dovuta al fatto che la domanda e l’offerta di lavoro non si incrociano, che le aziende faticano a trovare lavoratori che detengano competenze adeguate, eccetera. Di fronte ad una descrizione così commovente viene quasi da piangere. Meno male che a lenire il dolore e sanare la piaga, arriva la merce-formazione. Purtroppo le emergenze non prevedono mai un vero lieto fine e neppure una conclusione; sono come le serie televisive, che ti confezionano un finale inconcludente per lasciare aperta la porta alla produzione di un’altra stagione della serie. Meglio ancora se l’emergenza diventa come una soap opera, che può durare indefinitamente per decenni e decenni; per cui, ad esempio, “Un Posto al Sole” sarà soppiantato da “Un Posto al Covid”.
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Di comidad (del 07/09/2023 @ 00:07:51, in Commentario 2023, linkato 7654 volte)
Amintore Fanfani, più volte Presidente del Consiglio e segretario DC durante il referendum sul divorzio, era solito vantarsi di aver svolto un ruolo determinante nella crisi dei missili di Cuba del 1962. Per questo motivo molti giornalisti, a cominciare da Giorgio Bocca, lo sfottevano senza ritegno; eppure Fanfani non diceva una cosa del tutto infondata. Durante la crisi dei missili del ’62 si svolse infatti una trattativa tra USA ed URSS, e nel “do ut des” rientrò anche il ritiro dei missili statunitensi “Jupiter”, installati in parte in Turchia ed in parte in Italia.
I missili a testata nucleare “Jupiter” erano collocati nelle Murge, in varie basi tra la Basilicata e la Puglia. Una decina di anni fa si occupò della vicenda anche il programma di Giovanni Minoli “La Storia siamo noi”. Per onorare il titolo della serie televisiva, nel documentario sui missili si dava spazio alle reazioni naif degli abitanti delle Murge, ma era evidente che in quel caso la Storia era passata completamente sopra le loro teste. Rispetto alla situazione attuale il caso degli “Jupiter” presenta sia aspetti di discontinuità, sia di continuità. Di diverso rispetto ad oggi vi furono l’entusiasmo e la prontezza con cui nel 1962 il governo Fanfani colse al volo l’occasione per liberarsi di quei missili nucleari. La continuità sta invece nel fatto che le informazioni determinanti di carattere militare, anche se ufficialmente non segretate, sono però sistematicamente taciute al pubblico, perciò anche quando il mainstream a distanza di molti anni se ne occupa, lo fa sempre nell’ambito di “nicchie” informative.
Un quotidiano mainstream come “il Messaggero” ci fa sapere con tutta tranquillità che non si sa quante siano effettivamente le basi militari USA e NATO in Italia, e neppure quante testate nucleari sono state nuovamente dislocate sul territorio italiano dopo la breve vacanza seguita alla smobilitazione degli “Jupiter”. Quando si tratta di questioni militari, la democrazia, lo Stato di Diritto, la libertà di espressione, eccetera, consistono nel diventare uno “youtuber” tifoso della NATO (ce ne sono una pletora).
Il problema è che il militarismo è pervasivo, perciò di chimere come la democrazia, la libertà, lo Stato di Diritto, alla fine rimane solo l’immaginetta, il santino da venerare per gli incalliti feticisti della Costituzione. Nel 2013 il Presidente Giorgio Napolitano sbatté in faccia al parlamento la dura realtà, e cioè che la questione dei caccia F-35 era di esclusiva competenza del Consiglio Supremo di Difesa, cioè del governo e del Presidente della Repubblica che, incidentalmente, è anche il Capo delle Forze Armate, proprio come il re.
Il Presidente Napolitano, nel redarguire i parlamentari che si erano montati la testa, però si guardò bene dal dire loro tutta la verità. Nel 2013 infatti Leonardo Finmeccanica, la SPA partecipata dal governo italiano al 30% e per il resto dalle solite multinazionali finanziarie, era già dentro l’affare degli F-35, occupandosi di produrre parti del caccia. Nel corso degli anni questa collaborazione tra la ex Finmeccanica e Lockheed Martin si è andata persino sviluppando per cui esiste una produzione italiana del caccia F-35. Oggi la notizia può circolare un po’ di più, ma nel 2013 si era praticamente all’oscuro del fatto che gli F-35 fossero anche “cosa nostra”.

Da brava multinazionale delle armi, la nostra Leonardo Finmeccanica ha dimostrato di sapere stare al mondo. Intanto fa lobbying a spese del contribuente, con quegli strumenti di evasione fiscale legalizzata che sono le fondazioni. Chissà perché, Leonardo Finmeccanica ha un’attrazione fatale per agenti segreti e poliziotti, ed anche tra i politici preferisce quelli che hanno relazioni ed esperienze in quell’ambiente. A capo della fondazione che fa lobbying camuffato da “consulenza” per il governo, infatti ci ha messo l’ex ministro degli Interni Marco Minniti.
Una scoperta dell’acqua calda che ogni tanto andrebbe riportata all’attenzione, è che le armi sono una miniera di soldi, quindi ostacolare gli affari non è igienico; perciò, quando ti impongono armi e vaccini stanno solo tutelando il tuo diritto alla salute, che metti inutilmente a rischio se fai troppe domande. Per farsi una vaga idea del giro di soldi in ballo, si può ricordare che anni fa la multinazionale Lockheed Martin fece la promessina di cercare di abbassare il costo di un‘ora di volo degli F-35 a “soli” trentamila dollari. Non ci è ancora riuscita; in compenso Lockheed Martin ultimamente ha promesso di abbassare il costo ulteriormente; ovviamente forse, vedremo, un giorno, chissà.
Oggi il Sacro Occidente sembrerebbe prospettarci un “militarmente corretto”, con tanto di femminilizzazione e transgenderizzazione degli eserciti; salvo poi non farsi scrupoli di appaltare la guerra contro Assad ai jihadisti e la guerra contro Putin ai nazi-banderisti. Secondo Pierluigi Bersani il politicamente corretto sarebbe una pulizia del linguaggio che dovrebbe salvarci dalla rissa da bar. Questa è in effetti, secondo l’enciclopedia Treccani, l’accezione originaria dell’espressione “politicamente corretto”, che è di origine statunitense. Se così fosse, il politicorretto sarebbe il benvenuto; ma così non è.

Nella circostanza citata da Bersani, non si è fatto cortesemente notare al generale Vannacci che il babau della “normalità” può essere facilmente ritorto contro di lui ed i suoi commilitoni, bensì lo si è rimosso dall’incarico scavalcando garanzie e procedure, solo in base ad un resoconto giornalistico. Il politicamente corretto si rivela perciò una tecnica mafiosa con cui si “mostrifica” e si isola un bersaglio, e nella quale i giornalisti svolgono la funzione dei “picciotti”. Il politicamente corretto è usato anche dai fascisti, e infatti li abbiamo visti compatti, dai ministri agli ultimi youtuber, tutti a legittimare il 41bis contro Alfredo Cospito. Non si era riusciti a contestare a Cospito non solo l’associazione mafiosa ma neppure una semplice associazione a delinquere che giustificasse il regime carcerario speciale, per cui si è fatto ricorso al pretesto politicorretto del possibile “contagio” delle sue frasi scandalose; quindi il 41bis come “quarantena” sanitaria contro le opinioni malate. L’esito del discorso di Bersani sembrerebbe quello di una società idilliaca, in cui tutti prudentemente parlino solo con citazioni dai discorsi di Mattarella. Ma neppure questo sazierebbe il politicorretto, e vedremmo l’inquisizione a ispezionare le virgole e le inflessioni di voce, poiché un sistema drogato di emergenzialismo ha bisogno del mostro, del capro espiatorio, per giustificare il suo caos.
Il politicamente corretto ha colonizzato anche l’antimilitarismo, riducendolo ad una sorta di innocuo animabellismo: come sarebbe bello fare un mondo senza guerre e senza armi, peccato che c’è sempre un nuovo Hitler a disturbare. L’antimilitarismo però non è un’aspirazione, bensì una finestra sul sistema di potere, sul suo effettivo modo di funzionare. Magari il generale Vannacci si era immaginato un militarismo puro e duro, finalizzato solo ad ammazzare i nemici, per poi scoprire che i proiettili ad uranio impoverito della NATO ammazzavano i nostri soldati. Ognuno può sognarsi un suo militarismo ideale, ma il militarismo reale funziona come un catalizzatore per ogni genere di criminali, dai violenti, come teppisti, sadici, stupratori, assassini seriali, che non vedono l’ora di indossare una divisa per lavorare indisturbati; poi ci sono i gestori di racket, sino a salire ai colletti bianchi che fanno i piccoli e i grandi affari. Non ci si fa mancare nulla. Il militarismo è un richiamo della foresta: criminali di tutte le categorie, unitevi. Lo schema di penetrazione dell’imperialismo americano è sempre stato quello di mettere basi militari ed anche di occuparsi dell’addestramento delle forze armate locali. In tal modo si possono attrarre tutti i criminali del posto, per i quali le basi militari sono una pacchia: occorrono i terreni per costruirle quindi ci vuole una mafia per costringere i contadini a cederli; poi c’è quella gallina dalle uova d’oro che è il segreto militare, perciò è possibile ogni genere di contrabbando, dalle merci comuni, alla droga, agli organi umani; come nel grande hub militare-criminale di Bondsteel in Kosovo. Il militarismo è quindi l’ossatura di un grande edificio criminale, che si radica in basso e si ramifica a livello sovranazionale e multinazionale. Se al governo di un paese capitasse qualche persona per bene (tutto è possibile a questo mondo), qualsiasi colonizzatore avrebbe già pronte a disposizione le relazioni criminali utili ad eliminare facilmente l’intruso.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


26/02/2024 @ 02:52:51
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