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"Propaganda e guerra psicologica sono concetti distinti, anche se non separabili. La funzione della guerra psicologica è di far crollare il morale del nemico, provocargli uno stato confusionale tale da abbassare le sue difese e la sua volontà di resistenza all’aggressione. La guerra psicologica ha raggiunto il suo scopo, quando l’aggressore viene percepito come un salvatore."

Comidad (2009)
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 10/04/2014 @ 01:08:54, in Commentario 2014, linkato 1272 volte)
La scelta di drammatizzare artificiosamente il fenomeno folkloristico del secessionismo veneto con improvvisi arresti ed imputazioni, corrisponde ad una precisa necessità attuale del lobbying euro-finanziario. Qualunque "evento" (vero o, ancor meglio, fasullo) possa distrarre da ciò che avviene effettivamente nell'Unione Europea, e sia in grado di ricondurre la conflittualità all'interno, deve considerarsi benvenuto dalla lobby finanziaria. Non c'è neppure bisogno di supporre un surplus di cospirazione, poiché i ROS avranno sicuramente ben chiara la loro specifica funzione poliziesca, che è quella di alternare la repressione con la provocazione ed il depistaggio. Proprio in questi giorni, sulla scena europea si affacciano infatti nuove sigle da far rimanere nell'ombra, come il minaccioso RSM, il Meccanismo Unico di Risoluzione, un'espressione criptica che corrisponde in concreto alle ulteriori misure di salvataggio bancario, ovviamente a spese dei contribuenti e - pare certo - anche dei depositanti.
A molti commentatori invece non è sembrato vero di poter tornare a parlare di "macroregioni", o del "Sud mantenuto a spese del Nord", insomma dell'annosa "Questione Meridionale". Ogni volta che si sente ripetere che sono i ricchi a mantenere i poveri, bisogna mettersi in sospetto, dato che il lamento vittimistico del ricco non è altro che l'ideologia di copertura dell'assistenzialismo per ricchi, un assistenzialismo di cui oggi sono i banchieri ad avvantaggiarsi maggiormente. Sulla cosiddetta "Questione Meridionale" si può fare anche qualche osservazione in più, per capire quanto sia storica e secolare l'opera di depistaggio a riguardo.
La locuzione "Questione Meridionale" è di incerta attribuzione, ma quel che è certo, è che appare negli atti parlamentari a partire dagli anni '70 dell'800. Ebbene, secondo i dati ISTAT, l'Italia era proprio in quegli anni ('70-'80) interessata da un massiccio fenomeno di emigrazione dal ... Nord Italia. La Regione che esprimeva il maggior numero di emigrati era il Friuli Venezia Giulia, seguito dal Veneto e dal Piemonte, cioè proprio la Regione che aveva attuato l'unificazione del Paese.
Anche allora la "Questione Meridionale", la storia infinita del matrimonio non riuscito tra il Nord sviluppato ed il Sud arretrato, serviva a nascondere dell'altro. La cosa risulta ancora più chiara se si considera il fenomeno della pellagra, una malattia che interessava esclusivamente il Nord Italia, particolarmente il Veneto e l'Emilia, e che, secondo le statistiche ufficiali, non ha mai superato i confini meridionali delle Marche e del Lazio. La scienza ufficiale, sempre pronta a prostituirsi, sostenne, anche contro i dati di fatto, il carattere infettivo della pellagra, finché non fu palese che si trattava di una malattia da denutrizione dovuta ad una alimentazione a base esclusivamente di mais.
Come messo in evidenza da Guido Dorso, il famoso oro del Banco di Napoli confiscato dai Savoia, servì a pagare i debiti contratti per lo sviluppo ferroviario del Piemonte, cioè per alimentare le "bande del buco" antenate di quelle che oggi operano in Val di Susa. Così è capitato che la cosiddetta "Padania" non abbia mai avuto un Po navigabile per tutta la sua lunghezza, ed il mancato riassetto idrogeologico ha condannato la Pianura Padana a cicliche inondazioni. In Europa la navigabilità dei fiumi non è stata un dono della natura, ma un'opera umana; ma, chissà perché, per l'Italia del Nord non si è mai considerato un indice di "progresso" il fatto di poter disporre di una marina fluviale.
Attualmente il depistaggio "meridionale" opera anche in modo più efficiente che in passato. La CISL del Veneto ha pubblicato dei dati da cui risulta che, dopo la Lombardia, è appunto il Veneto la Regione maggiormente colpita dalla delocalizzazione delle imprese. Queste delocalizzazioni non sono attuate in Paesi in via di sviluppo o a costi del lavoro più bassi, ma in... Francia. Ovviamente i Cislini, da bravi sindacalisti di regime, riprendono acriticamente la propaganda ufficiale sull'inefficienza burocratica dell'Italia, che spiegherebbe l'esodo verso altri Paesi di maggiore tradizione amministrativa.
Che si tratti dei soliti slogan pretestuosi, è dimostrato dal fatto che il governo francese ha appena approvato nel febbraio scorso una normativa punitiva contro le delocalizzazioni industriali che colpiscono la Francia. La scelta di Hollande ha suscitato un'ondata di critiche da parte dei sacerdoti del dio Mercato, ma dimostra inequivocabilmente che le scelte di delocalizzazione non hanno niente a che vedere con l'inefficienza della burocrazia, dell'amministrazione giudiziaria o delle infrastrutture.
Sarà molto più probabile che la spiegazione, ancora una volta, non si trovi nei massimi sistemi o nella storia dei vari Paesi, ma nel consueto schema affaristico, che vede una lobby privata agganciarsi ad un flusso di denaro pubblico. Infatti, come è stato messo in evidenza da un documento del Parlamento europeo del 2006, sono proprio i fondi UE - cioè il denaro dei contribuenti - a pagare ed alimentare le delocalizzazioni, e ciò all'ombra della sigla del FESR, il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Quindi l'operaio paga le tasse per finanziare ... il proprio licenziamento.
Ma il bidone del mercato unico europeo è senza fondo, e riserva ben altre sorprese. Ad occuparsi del crescente business delle delocalizzazioni c'è una vera e propria centrale, la EARP (European Academy of Relocation Professionals), che è quella che non solo fornisce servizi di delocalizzazione, ma si incarica anche di instradare gli imprenditori per accedere ai finanziamenti pubblici. Questa accademia deriva dalla collaborazione-fusione di quattro agenzie, un'agenzia internazionale e tre agenzie nazionali, una britannica, una belga, ed un'altra - guarda la combinazione - francese.
L'agenzia francese fornitrice di servizi per la delocalizzazione ha la sigla SNPRM (Syndicat National des Professionnels de la Relocation et de la Mobilité), e la coincidenza vuole che il Veneto si stia spopolando delle sue aziende proprio a vantaggio della Francia. Queste aziende specializzate sono essenziali per consentire le delocalizzazioni, poiché qui non si tratta di semplici traslochi di impianti, ma di consentire ai gruppi dirigenti ed amministrativi in mobilità di tessere le loro relazioni in un nuovo contesto territoriale. La UE ufficialmente non è direttamente coinvolta, poiché si tratta di agenzie private, ma sono le regole ambigue dell'Unione ed i suoi fondi che fanno girare il business coloniale del saccheggio di aziende.
Il governo francese quindi pensa bene di difendersi dalle delocalizzazioni, ma non ostacola le sue lobby che vanno a saccheggiare le aziende degli altri. Si capisce perciò il motivo per cui è tanto importante che i Veneti si balocchino con i sogni di secessione dall'Italia; tanto poi, per tenerli a forza nell'Unione Europea, basterà la base NATO di Vicenza.
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Di comidad (del 03/04/2014 @ 01:57:17, in Commentario 2014, linkato 2023 volte)
Due anni fa il quotidiano "Libero" narrava del "ravvedimento" del quotidiano avversario, "La Repubblica", a proposito del giudizio nei confronti dei provvedimenti del ministro Renato Brunetta contro le assenze dei lavoratori per malattia. Secondo "Libero", il giornale di Ezio Mauro sarebbe passato, dalla critica spietata e barricadiera, al riconoscimento del buon lavoro svolto da Brunetta. Ovviamente quelle di "Libero" erano le tipiche menzogne recriminatorie della propaganda di destra, tutte tendenti a creare il fantasma di una "sinistra" dedita all'inflessibile opposizione, ma che deve ogni tanto arrendersi di fronte ai dati della "realtà".
La realtà vera è invece che nel 2008 fu, più di tutti, proprio "La Repubblica" a contribuire a creare ed alimentare il mito di un Brunetta castigamatti dei "fannulloni" della Pubblica Amministrazione. Nell'agosto di quell'anno il quotidiano di punta della "sinistra" dedicò un articolone, smaccatamente celebrativo, alla "cura Brunetta", con appena qualche larvato dubbio, esibito giusto per salvare la faccia.
Non fu solo l'odio ed il pregiudizio contro il lavoro a motivare il panegirico de "La Repubblica", bensì l'instancabile opera di lobbista della multinazionale IBM che distinse Brunetta in quegli anni. Il mito del cacciatore di "fannulloni" doveva servire appunto a coprire la vera attività del ministro. Brunetta e "La Repubblica" quindi agivano con ruoli diversi per lo stesso padrone. Lo stesso sito della IBM commemora con malcelata commozione la collaborazione della multinazionale con il ministro Brunetta. Dallo stesso sito si ricava anche la notizia che attualmente l'IBM costituisce non solo il principale fornitore di tecnologia della Pubblica Amministrazione, ma soprattutto il vero manager di tutto il settore, riconvertito agli interessi privati della multinazionale.
Spesso gli autori di fantascienza ci presentano un futuro in cui gli Stati sono sostituiti dal diretto potere delle Corporation. Ma in effetti non accade così: gli Stati conservano una loro funzione, sia come vacche da mungere, sia come esercito lobbistico di appoggio. Il vincolo statale funziona come un pastore che tiene unito il gregge, ma solo per metterlo a disposizione del predatore. La Pubblica Amministrazione è diventata così un allevamento di lobbisti IBM. Ormai da decenni il fenomeno non risparmia neanche i dirigenti scolastici, e la Fondazione IBM, sul suo sito, ci informa che non mancano neppure le ingerenze sulla didattica, in base all'ideologia generale della subordinazione, anche morale, del pubblico rispetto al privato.
Tanta invadenza della IBM in Italia si spiega se si considera il ruolo che la multinazionale dell'informatica svolge all'interno della NATO. L'IBM stessa ci fa sapere, attraverso il proprio sito, che la collaborazione con la NATO non riguarda solo la fornitura di tecnologia, ma un quadro generale di consulenza ed organizzazione delle strutture di comando. Non ci vengono risparmiate le dichiarazioni euforiche dei vertici NATO per l'ebbrezza di collaborare con l'IBM.
La cosa "strana" è che le tecnologie vendute dalla IBM sono in effetti tutte elaborate in ambito pubblico, e con denaro pubblico. Negli Stati Uniti è il Pentagono a finanziare e gestire la ricerca, ma poi tra pubblico e privato si genera quella particolare osmosi che va sotto il nome di "revolving door". Nel 2012 un assistente del Segretario alla Difesa, un certo Zachary Lemnios, passò con la massima disinvoltura dal ruolo governativo al management della IBM.
L'IBM ha realizzato un'alleanza con il gigante cinese dell'informatica, Lenovo, a cui è stata affidata la produzione e la commercializzazione dei computer. La "cinesizzazione" del settore computer è motivata dai costi di produzione più bassi, mentre l'IBM si riserva il più comodo ruolo ufficiale di fornitore di know-how. Ma il vero know-how della IBM consiste nelle tecniche di corruzione.
Da circa due anni ristagna il progetto di un film, di e con Brad Pitt, sul ruolo svolto dall'IBM nei campi di concentramento nazisti. Il film dovrebbe essere basato su un libro best-seller del 2001, scritto da Edwin Black, "IBM and The Holocaust", i cui diritti cinematografici sono stati acquistati da Pitt. Sarà interessante verificare se il film uscirà davvero, e, in quel caso, quanto sarà influenzato nei suoi contenuti dalla lobby IBM.
Ma nessuna rassegna cinematografica dei crimini passati, presenti e futuri dell'IBM cambierebbe le cose, poiché, mentre i crimini del comunismo - i veri e i presunti - urlano vendetta, quelli delle multinazionali cadono invece in prescrizione. Il cosiddetto "capitalismo" è infatti un fenomeno intrinsecamente apologetico, non è separabile da quella incessante attività di lobbying che deforma e distorce la percezione della realtà ad uso e consumo del business delle multinazionali. Così, mentre Pitt ancora attende di realizzare il suo film, intanto l'IBM sta realizzando il suo ulteriore business a spese del contribuente con la fornitura degli F-35. L'IBM è infatti il fornitore di tecnologia informatica per la multinazionale che produce gli F-35, la Lockheed Martin, la stessa dello scandalo degli Hercules del 1977.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


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