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"Propaganda e guerra psicologica sono concetti distinti, anche se non separabili. La funzione della guerra psicologica è di far crollare il morale del nemico, provocargli uno stato confusionale tale da abbassare le sue difese e la sua volontà di resistenza all’aggressione. La guerra psicologica ha raggiunto il suo scopo, quando l’aggressore viene percepito come un salvatore."

Comidad (2009)
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 10/10/2013 @ 02:53:44, in Commentario 2013, linkato 1322 volte)
La nomina di Carlo Cottarelli, dirigente del Fondo Monetario Internazionale, a commissario per la "spending review" del governo Letta, vista a sé stante, potrebbe benissimo inquadrarsi come un episodio minore: un alto funzionario del FMI, trombato nel corso della feroce lotta di potere interna alla sua istituzione (la vicenda di Strauss-Kahn docet), se ne torna in patria ad occupare un comodo posto di potere.
Ma, anche se così fosse, rimarrebbe il fatto che la nomina di Cottarelli si colloca in una linea di atti di sottomissione dei governi italiani nei confronti del FMI. L'ultimo atto di governo del Buffone di Arcore fu di chiedere formalmente nel novembre del 2011 lo status di sorvegliato speciale per l'Italia da parte del FMI: e, infatti, da allora non si può più dire che l'Italia sia semplicemente oggetto di ispezioni di funzionari del FMI, dato che dal 2011 questi ispettori hanno assunto ufficialmente il ruolo di tutori e guardiani. Quindi l'Italia si trova in piena sindrome greca già da due anni.
Proprio nei giorni scorsi aleggiava sul governo italiano la minaccia della pubblicazione del rapporto degli ispettori/tutori FMI, e la scelta (?) di Enrico Letta probabilmente ha rappresentato un tentativo per rabbonire i latori della minaccia. Ma, come spesso accade, il servilismo è servito soltanto a rendere più spietati ed esigenti i padroni, dato che il giudizio del FMI sull'Italia è stato più allarmistico di quanto si figurassero le peggiori previsioni. L'unica "consolazione" sarebbe che la recessione italiana si va ad inquadrare in una recessione globale che colpisce ora anche i Paesi emergenti, segno che il FMI ha lavorato bene.
Di atti di sottomissione al FMI, Letta peraltro ne aveva già compiuti. Infatti l'attuale ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, proviene sì dalla Banca d'Italia, ma è comunque un uomo del FMI, dove ha lavorato dal 1970 al 1975. Per un governo che si presentava come "politico" dopo la parentesi "tecnica" del governo Monti, è risultato un palese inchino al dominio della finanza il fatto di affidare il principale ministero ad un personaggio del genere.
Nella recente polemica che ha investito il governo Letta circa l'abolizione dell'IMU per la prima casa, il FMI si era dichiarato contrario all'abolizione, e l'esponente del PDL Renato Brunetta aveva sarcasticamente ipotizzato che un tale pronunciamento fosse stato sollecitato dall'interno del governo, ovviamente dall'uomo che ha più diretti agganci con lo stesso FMI, cioè Saccomanni. Brunetta concludeva invitando il FMI a non fare più dichiarazioni del genere. Ma il facile sarcasmo di Brunetta coglieva soltanto un aspetto marginale del problema. Il FMI ha infatti a disposizione un canale ufficiale per effettuare ben più micidiali ingerenze, cioè proprio i rapporti per quelle ispezioni periodiche richieste formalmente da un governo di cui lo stesso Brunetta nel 2011 faceva parte.
Cottarelli si è fatto le ossa nel FMI occupandosi di progetti di fiscalizzazione e privatizzazione dell'aria attraverso le varie "carbon tax", e adesso sembra arrivare per nulla impreparato allo storico impegno che lo attende in Italia, in quanto da mesi svolge il ruolo di "consigliori" esterno del governo Letta, al quale ha già suggerito di chiedere fondi al Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) per ricapitalizzare le banche italiane. L'Italia sta versando, in varie rate, oltre centoventicinque miliardi all'ESM, ed ora dovrebbe farsi riprestare a strozzo dallo stesso ESM una parte di quei soldi per regalarli alle banche. Sarebbe stato molto meno costoso regalarli direttamente; e ancor meno costoso se le banche fossero nazionalizzate. Ma l'ESM è una creatura del FMI, ed appartiene alle stesse logiche di lobbying bancario, per le quali è normale che lo Stato sia costretto ad indebitarsi facendosi prestare e riprestare denaro proprio (o, meglio, del contribuente). Risulta abbastanza paradossale che Cottarelli presenti come un grande obiettivo per la spending review risparmiare quattro miliardi nel 2014, quando l'Italia potrebbe risparmiarne subito centoventicinque uscendo dall'ESM. Ma l'ESM costituisce una delle più perverse invenzioni dell'ingegno criminale, e non è certo un caso che l'opinione pubblica non ne sappia praticamente nulla.
Rispetto al suo predecessore Monti, l'attuale Presidente del Consiglio può vantare un prezioso "minus" che lo ha reso interessante per l'imperialismo, cioè la sua assoluta mancanza di curriculum internazionale. Anche Monti aveva rimediato le sue brave figuracce da accattone in Germania, in Cina e con l'emiro del Qatar; ma era pur sempre un ex burocrate europeo, un ex advisor del Consiglio Atlantico della NATO, oltre che un advisor di Goldman Sachs, quindi sarebbe stato più difficile trattarlo come un pivellino da addestrare. Letta invece si è prestato, entusiasta e scodinzolante, a questa condizione di ulteriore sottomissione pratica e psicologica del proprio Paese nei confronti del colonialismo. ScodinzoLetta rappresenta quindi un'ulteriore tappa dello sprofondamento in quell'abisso antropologico spalancato dalla colonizzazione.
La coscienza anticoloniale oggi diffusa in Italia non va oltre un po' di ostilità nei confronti del fantoccio Merkel, mentre l'ideologia imperialistica risulta del tutto assorbita dall'opinione pubblica. Il FMI, oltre ad essere la centrale mondiale del lobbying bancario, costituisce attualmente la principale potenza ideologica in campo. Appartiene infatti al FMI, sin dal 1946, anche lo slogan del "Paese che ha vissuto al di sopra dei propri mezzi"; una formula che il FMI applica da sempre a qualsiasi Paese con cui venga in contatto, ed oggi persino agli Stati Uniti. Si tratta di uno slogan che è penetrato anche nel linguaggio comune, assumendo, per dirla alla Jane Austen, i contorni di una "verità comunemente accettata". I dirigenti del FMI conferiscono a questo slogan il carattere solenne di formula rituale, così come dimostra anche un recente discorso del supremo dirigente del FMI, Christine Lagarde.
Non c'è perciò nulla di sorprendente nel fatto che anche l'attuale bestia nera della finta sinistra, il cosiddetto "populismo", provenga dal repertorio ideologico del FMI; così come i contrari del populismo, cioè il "pragmatismo" e la "modernità".
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Di comidad (del 03/10/2013 @ 01:04:24, in Commentario 2013, linkato 1265 volte)
Stranamente alcuni commentatori di opposizione avevano salutato la crisi del governo Letta come un fallimento personale del monarca Napolitano, che avrebbe visto frantumarsi in mano la propria creatura. Si trattava di commenti sortiti da quello stesso inghippo logico che è alla base di alcune barzellette, come quella del tizio che va allarmato dallo psichiatra per dirgli che la moglie si crede una gallina; ma poi, di fronte alla prospettiva di guarirla, si chiede chi gli farà l'uovo. Il controsenso sta nel contestare i fondamenti di un sistema, salvo poi dare credito alle scadenze ed alle emergenze che esso prospetta.
Soltanto se si prendono sul serio assurdità come lo spread o il rapporto deficit-PIL, si può arrivare a pensare che una caduta di Enrico Letta avrebbe rappresentato un problema. Ma visto che attualmente i governi hanno l'unica funzione di fingere di governare, questa artificiosa drammatizzazione della situazione politica ha rappresentato solo un ulteriore alibi propagandistico per riconfermare la verità ufficiale che le decisioni che ci riguardano vadano prese altrove. E infatti le scelte sono fatte altrove, dato che sono in corso le trattative tra Washington e Berlino per gli ultimi dettagli del mercato transatlantico, il Transatlantic Trade and Investment Partnership - la NATO economica! -, che dovrebbe essere avviato entro il 2015. Sino ad allora l'Europa verrà tenuta compatta a soffrire sotto l'euro, per essere consegnata tutta insieme ai tentacoli delle multinazionali statunitensi.
Basta considerare che ormai è chiaro che dietro l'euro non c'è la Merkel, ma la NATO, per capire quanto possa essere presa sul serio la retorica anti-euro di un Pdl o di una Lega. Il Buffone di Arcore ha liquidato improvvisamente e velleitariamente la proficua tattica "cicchittiana" di fare opposizione stando al governo, rinunciando così anche a quel po' di potere di ricatto che aveva, e restituendo per intero al monarca Napolitano la posizione di arbitro insindacabile, che potrà inventarsi ciò che vorrà all'ombra dell'alibi dell'emergenza. C'è però ugualmente chi continua a favoleggiare di prossime elezioni in cui il Buffone di Arcore, oppure Grillo, potrebbero fare razzia di voti in un elettorato stanco di tasse e sacrifici. Si dimentica così che un PD in piena emorragia di iscritti ha stravinto le ultime elezioni amministrative, a dimostrazione che non c'è nessun nesso tra voti e consensi; mentre il fenomeno M5S ha visto "inspiegabilmente" più che dimezzarsi i voti. Il dibattito politico viene troppo spesso costretto ai livelli arcaici dell'alternativa tra democrazia o tirannide, cioè ai tempi della Polis greca, con metropoli di trentamila abitanti, in cui i media più potenti erano gli epistolari ed il passaparola, e ci si ammazzava ancora con spade e lance. Né la democrazia, né la tirannide sono concetti che abbiano un senso di fronte alle attuali tecniche manipolatorie. La democrazia non può più opporsi al tiranno, poiché questo non si presenta più con il volto truce e/o paternalistico dell'autoritarismo, ma con quello allarmato dell'emergenza e dello stato di necessità che la manipolazione ha evocato. Anzi, qualche immaginetta di presunti tiranni o dittatori da presentare ogni tanto come una terribile minaccia, serve a rafforzare nelle masse la propensione ad inchinarsi alle emergenze. In queste condizioni, l'ultima frontiera, o l'ultima spiaggia, rimasta alla "libertà" pare sia il "colpanostrismo", una versione sofisticata del senso di inferiorità razziale.
Nei giorni scorsi ha suscitato molte ironie la dichiarazione del segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, riguardo ad una opera di infiltrazione del suo partito da parte dei servizi segreti. Le ironie erano fuori luogo perché si soffermavano solo sull'attuale inconsistenza politica ed elettorale del PRC, che non giustificherebbe tanta attenzione da parte dei servizi segreti. La posizione di Ferrero appare effettivamente puerile, ma non perché si dia troppa importanza (nessun gruppo è abbastanza insignificante da non essere infiltrato), bensì per il suo attardarsi in una concezione primitiva dei servizi segreti, ancora considerati come un semplice apparato dello Stato dedito alle sue operazioncine di provocazione e destabilizzazione. Invece i servizi segreti oggi non sono un semplice apparato dello Stato, sono lo Stato.
E questa luminosa verità la proclama, nella sua suprema saggezza, la Corte Costituzionale in una a href=http://www.governo.it/Presidenza/CONTENZIOSO/comunicazione/allegati/sentenza_40_2012_sintesi.pdf>sentenza del 2012, in cui si dichiara che il Segreto di Stato non è suscettibile di venire sottoposto ad alcun vaglio giurisdizionale; perciò, nella circostanza, quello che allora si chiamava ancora SISMI non poteva essere chiamato a rendere minimamente conto del suo operato. In un periodo in cui si parla tanto di conflitti tra poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, si scopre così che esiste un potere superiore a tutti e tre: quello dei servizi segreti, appunto. Altro che Marx relegato in soffitta, qui si seppellisce Montesquieu nella cantinola.
Ora la procura di Roma vorrebbe ascoltare, attraverso una rogatoria internazionale, il consulente del Dipartimento di Stato USA che si occupò della gestione del caso del rapimento di Moro nel 1978. In un'intervista rilasciata a Giovanni Minoli appena qualche giorno fa, il "consulente" Steve Pieczenik afferma di aver manipolato tutta la vicenda, compreso il ministro degli Interni di allora, Francesco Cossiga, per arrivare all'uccisione di Moro, sacrificio necessario per "salvare" l'Italia. Pieczenik è uno psichiatra che ha lavorato per la CIA, forse proprio quello psichiatra della barzelletta della moglie che si credeva una gallina.
Infatti quest'intervista rappresenta l'ennesima manipolazione: si indica una verità, persino ovvia, ma solo per far capire che essa non potrà mai diventare una verità giudiziaria, perché qualsiasi indagine incapperà nelle maglie del Segreto di Stato. Ti facciamo sapere la verità, per farti sapere che non puoi fartene nulla. Anche cambiando le premesse, non cambiano le conseguenze. Magari ti convinci pure, "liberamente", che Moro andasse sacrificato.
I servizi segreti quindi non fanno "intelligence" su quello che accade; per loro infatti vale appieno il "verum ipsum factum", cioè essi possono permettersi di creare la realtà, di creare addirittura l'economia. La National Security Agency costituisce infatti un vero e proprio ministero delle partecipazioni statali della Silicon Valley.
Ferrero avrebbe quindi fatto bene a chiedersi in base a quale "incantesimo" Rifondazione Comunista non riesca più a presentarsi alle elezioni con il proprio simbolo, e come mai un partito comunista ritenga che il comunismo non costituisca più un richiamo appetibile per gli elettori, neppure nel momento in cui il cosiddetto capitalismo ha gettato tutte le sue maschere e tutti i suoi orpelli. Il PRC pare essere diventato una sorta di broglio elettorale istituzionalizzato, che serve a tenere paralizzati e inespressi milioni di voti comunisti. Abbiamo così un comunismo che prima adotta la scelta elettorale, poi nei fatti la nega con liste ibride all'insegna dell'inseguimento del fantasma della "società civile". Forse allora l'infiltrazione era cominciata un po' prima. Anzi, si può dire che i servizi segreti si siano confezionati negli anni un PRC a proprio uso e consumo, rifornendolo anche di un'ideologia ad hoc.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


11/12/2018 @ 11:49:17
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