"
"Se la pace fosse un valore in sé, allora chi resistesse all'aggressore, anche opponendosi in modo non violento, sarebbe colpevole di lesa pace quanto l'aggressore stesso. Perciò il pacifismo è impotente contro la prepotenza colonialistica che consiste nel fomentare conflitti locali, per poi presentarsi come pacificatrice."

Comidad
"
 
\\ Home Page : Archivio (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 05/12/2013 @ 01:18:32, in Commentario 2013, linkato 2016 volte)
I media stanno cercando di farci credere che in Ucraina la gente sia disposta a fare a botte pur di poter essere ammessa nel paradiso europeo, che sarebbe sempre il migliore dei mondi possibili, nonostante ciò che sta capitando ai Paesi dell'Europa del Sud. Queste mistificazioni possono sempre catturare una parte consistente dell'opinione pubblica, ancora disposta a vedere nell'Unione Europea un tutore magari troppo severo, ma giusto.
Mesi e mesi di riflettori mediatici sulla vicenda della decadenza parlamentare del Buffone di Arcore, hanno infatti sortito il programmato effetto-distrazione nei riguardi di notizie che avrebbero potuto aprire squarci sugli effettivi rapporti di potere attualmente vigenti in Europa. L'effetto-distrazione non va inteso solo nel senso banale di mero diversivo, dato che l'icona autorazzistica del Buffone è funzionale a rafforzare quel pregiudizio che considera la corruzione e l'illegalità come vizi tipicamente nazionali, senza percepirne i legami con la situazione di sottomissione coloniale.
Questo effetto-distrazione si è sicuramente verificato nel caso della rinegoziazione da parte della Germania circa la normativa europea sui livelli di emissione di biossido di carbonio da parte degli autoveicoli. La Germania ha ottenuto quasi tre anni di proroga per adeguarsi ai nuovi livelli di emissione, e ciò in cambio di generiche promesse di dare impulso alla produzione di veicoli elettrici. Il fatto potrebbe servire a riconfermare quanto già si sapeva, e cioè che nell'Unione Europea ogni vincolo è negoziabile e rinegoziabile per alcuni Paesi, mentre non lo è per altri.
Ma l'aspetto principale della vicenda non ha riguardato l'ovvio e consolidato sistema dei due pesi e due misure, bensì il caso di un finanziamento di quasi un milione di euro al partito del cancelliere Angela Merkel da parte della BMW. Si tratta proprio di quella casa automobilistica tedesca che si era maggiormente esposta per ottenere una proroga per l'adeguamento della Germania ai nuovi livelli di emissione di biossido di carbonio. A molti commentatori è risultato evidente il nesso consequenziale tra il finanziamento della BMW e l'attivismo del governo tedesco per strappare alla UE una proroga sull'adeguamento dei livelli di emissione, tanto che si è cominciato a parlare, più o meno velatamente, di un caso di corruzione.
Il "virtuoso" governo Merkel viaggia da tempo alla media rassicurante di uno scandalo all'anno, e non vi è dubbio che riuscirà a restare in piedi anche dopo quest'ultimo. Gli stessi commentatori che hanno ipotizzato la corruzione, hanno poi tenuto a sottolineare la difficoltà di dimostrarla, dato che il finanziamento è arrivato dopo la scadenza elettorale che ha visto vincitore il partito della Merkel; come se i pagamenti, per essere tali, dovessero essere sempre anticipati. La foglia di fico è molto ristretta, se si considera che il lobbying della BMW sull'argomento, e le relative pressioni sul governo tedesco, erano note da almeno sei anni. Nel 2007 la stessa BMW, insieme con la Porsche, aveva ottenuto addirittura una sorta di sarcastico "premio" simbolico per meriti di lobbying, per aver ostacolato con successo le nuove normative sul biossido di carbonio.
Le nuove regole del lobbying nell'Europa del dopo Trattato di Maastricht furono oggetto di uno studio da parte di Mark Gray, un interessante personaggio che da decenni fa revolving door tra la Commissione Europea ed il settore privato; in pratica si tratta di un lobbista privato a tempo pieno, che ogni tanto va anche a ricoprire incarichi pubblici.
Gray, oltre che un pratico, è anche un teorico del lobbying, e si è dato da fare per dimostrare che Maastricht aveva ridisegnato completamente le regole a riguardo, aprendo spazi nuovi e precedentemente impensabili. La pubblicazione di Gray del 1999 ha assunto ora il valore di un testo profetico. Maastricht ha in pratica legalizzato la corruzione, e non solo attraverso il pieno riconoscimento del ruolo del lobbying, ma soprattutto aprendo ai lobbisti la possibilità di insediarsi negli organismi direttivi sovranazionali, cioè quelli che dettano le direttive ai governi. Oggi è quindi la politica a trovarsi in posizione di supina sudditanza nei confronti del lobbying.
Secondo alcuni commentatori, il Trattato di Maastricht sarebbe stato lo strumento della Germania per stabilire una propria supremazia in Europa. Si tratta di un dato reale, ma probabilmente questo sub-imperialismo tedesco è stato solo un effetto secondario. Maastricht ha costituito anzitutto il canale attraverso il quale si è insediata in Europa la principale lobby mondiale della finanziarizzazione e delle privatizzazioni, cioè il Fondo Monetario Internazionale; quella super-banca privata che utilizza i finanziamenti pubblici di numerosi Stati, e che vanta lo status giuridico di agenzia ONU. Oggi il FMI rappresenta il principale attore di quella "Troika" che domina sulla scena europea, ed il FMI ha notoriamente la sua sede centrale a Washington.
Paradossalmente è stato un documento del FMI, pubblicato alla fine del 2009, a "denunciare" l'attuale strapotere del lobbying finanziario. Il documento del FMI aveva un titolo suggestivo: "Per un Pugno di Dollari". Attraverso modelli matematici, i ricercatori del FMI hanno dimostrato che vi era un nesso causale preciso tra la crescente influenza del lobbying finanziario sulla politica e la sovraesposizione debitoria che ha condotto alla crisi del 2008.
Ma qualcuno ha già notato che quel documento del FMI è a doppio taglio: mentre sembra "denunciare" ciò che già si sapeva, esso di fatto traccia un paradigma ed un formulario dell'esercizio del potere del lobbying sulla politica. Come il saggio di Gray, anche questo documento del FMI tende a stabilire le basi di una scienza del lobbying. Infatti dal 2009 non vi è stato alcun arretramento dell'influenza del lobbying, ed anzi i governi nazionali si sono sempre più riempiti di lobbisti di professione. Non a caso, in Italia proprio in questi giorni è in atto anche una riforma del Ministero degli Esteri, che lo sta riconvertendo in una vera e propria agenzia privata per favorire le delocalizzazioni produttive.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di comidad (del 27/11/2013 @ 03:35:57, in Commentario 2013, linkato 1573 volte)
Una recente intervista del Procuratore Generale di Napoli, Vittorio Martusciello, sembrerebbe aver ridimensionato l'allarme per le scorie nucleari sepolte nelle discariche in territorio campano. Ma l'intervista di Martusciello si muove a sua volta nel territorio dell'ambiguità, del rassicurare e, al tempo stesso, del lasciare in sospeso le domande più ovvie.
In una regione militarizzata come la Campania, in cui le discariche innalzano a tutt'oggi il cartello di "Area Strategica di Interesse Nazionale", cavarsela con i discorsi sulla camorra dai colletti più o meno bianchi, appare un po' elusivo oltre che riduttivo. D'altra parte si potrebbe sempre argomentare che la qualifica di Area di Interesse Strategico Nazionale, con la relativa protezione di una fattispecie di segreto militare, è stata attribuita dal 2011 anche all'area di cantiere della Val di Susa, dove le scorie nucleari non c'entrano.
A meno che un domani non si scopra che anche quel buco nella montagna serve per qualche discarica. Il tunnel della Val di Susa non sarebbe il primo caso di "grandi opere" che nascondono vasche di rifiuti tossici, dato che proprio l'anno scorso è scoppiato il caso delle scorie nascoste sotto l'autostrada di Valdastico Sud, in provincia di Vicenza.
Secondo l'ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, istituito con la Legge 133/2008, sarebbe infatti proprio il Piemonte la regione attualmente con il maggior numero di siti di scorie nucleari, per il 96% del totale nazionale dei rifiuti ufficialmente censiti. Si tratta anche di scorie nucleari provenienti dall'estero. Sono numerose le aziende del settore smaltimento interessate all'affare, ed il numero dei depositi è in continuo aumento. Quindi un'occhiatina nel nuovo buco in Val di Susa bisognerebbe pure darla.
Il punto è che mentre si tiene il riflettore mediatico puntato soltanto sulla Campania, si potrebbe anche ragionevolmente ritenere che le discariche campane non siano le uniche, e neppure le principali, aree che "ospitano" rifiuti radioattivi. Il razzismo antimeridionale vanta certamente lo Status di ideologia fondante della Nazione italiana, ma non è detto che qualche volta non serva anche da mera distrazione, a far credere cioè che i problemi riguardino solo e sempre i soliti. Le finte trasmissioni d'informazione "di nicchia", come "Reporter" o "Le Iene", creano una sorta di "opposizione di Sua Maestà", che, mentre sembra attaccare le versioni ufficiali, poi risolve tutto nel consueto intrattenimento basato sulle riposanti certezze del razzismo istituzionale.
Una delle più estese ed "accoglienti" discariche italiane per rifiuti tossici è stata invece, per decenni quella di Pitelli, in provincia di La Spezia. Il caso della discarica ligure fu oggetto anche di un'indagine parlamentare nella tredicesima legislatura, ed il testo dell'indagine è reperibile (monco!) sul sito della Camera. Dal brandello d'indagine rimasto disponibile sul web, risulta comunque che a Pitelli è stato riversato ogni genere di residuo industriale.
Nel 2011 una sentenza ha mandato però tutti assolti i responsabili del disastro ambientale di Pitelli. Ora si parla addirittura di una prossima riapertura della discarica.
Sempre a La Spezia ha funzionato un'altra discarica, quella di Campo in Ferro, gestita direttamente dall'Arsenale Militare. Una notizia Ansa del 2004 - reperibile nell'archivio web di uno studio professionale -, parlava del ritrovamento di dischi di uranio impoverito nella discarica di Campo in Ferro.
Per il suo enorme peso specifico, l'uranio impoverito ha una vasta gamma di usi militari, dai proiettili agli stabilizzanti per pale di elicottero. I rifiuti nucleari di Campo in Ferro sarebbero stati rimossi, almeno in parte. Nel frattempo la discarica ha continuato a funzionare del tutto indisturbata. Stavolta non c'è stato neppure il rituale di un'indagine parlamentare, e la notizia è stata soffocata ancora in fasce. Ora l'autorità portuale vorrebbe acquistare il territorio della discarica, ma le autorità militari non cedono alle lusinghe. Sempre ammesso che non si tratti di un gioco delle parti per nascondere qualcos'altro.
I dischi di uranio impoverito prelevati a Campo in Ferro sarebbero stati smaltiti nella discarica speciale di un altro organismo militare, il CISAM (Centro Interforze di Studi e Applicazioni Militari) che ha sede a Pisa. Cosa studi e cosa applichi il CISAM, non è chiaro. Quel che è certo è che si applica a riversare rifiuti tossici. La discarica CISAM è situata a San Piero a Grado, frazione del Comune di Pisa, quindi non tra i miasmi delle paludi dell'orrida Campania, bensì al centro di uno dei salottini dell'Italia di serie A.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (2)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (29)
Commenti Flash (61)
Documenti (44)
Falso Movimento (3)
FenÍtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (8)
Links (1)
Storia (7)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


23/07/2019 @ 19:25:57
script eseguito in 62 ms