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"La malevolenza costituisce pur sempre l'unica attenzione che la maggior parte degli esseri umani potrà mai ricevere da altri esseri umani."

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 16/05/2013 @ 02:53:53, in Commentario 2013, linkato 1670 volte)
La morte di Giulio Andreotti avrebbe potuto essere un'occasione per ridimensionare e demitizzare non solo l'immagine di "Belzebù" del personaggio, ma anche il complesso della sua storia di uomo di governo, e ciò proprio alla luce degli avvenimenti successivi al suo tramonto politico. La vicenda della cosiddetta "trattativa Stato-mafia", protrattasi per tutti gli anni '90, ha dimostrato infatti che la dibattuta questione del rapporto delle istituzioni col crimine organizzato non riguardava le scelte di questo o di quell'uomo politico, e neppure di questo o quel partito, bensì il contesto internazionale. In questi giorni la lotta al super-impianto radar che gli USA stanno installando in Sicilia, ha dimostrato ancora una volta che la mafia ha ben altri protettori che i nostri uomini politici, visto che nella costruzione dell'impianto MUOS sono utilizzate imprese edilizie che hanno una ben nota copertura mafiosa.
Al contrario, alle scontate operazioni nostalgia di alcuni, hanno fatto riscontro, da parte di commentatori di "opposizione", operazioni ancora più improbabili, le quali, per giungere alla condanna politica e morale di Andreotti, hanno finito per coinvolgere nella condanna l'intera Storia italiana. Si tratta di un approccio pseudo-storiografico che ha riguardato a suo tempo anche una parte dell'antifascismo, che finì per santificare il fascismo stesso, considerandolo lo sbocco inevitabile delle contraddizioni del Risorgimento italiano. Antonio Padellaro - che è un commentatore che a volte esprime persino dei momenti di lucidità -, stavolta è arrivato al punto di contrapporre al cinismo guicciardiniano di Andreotti il presunto "idealismo" della Thatcher, cioè una fiaba propagandistica bella e buona, costruita su misura per conferire un alone di credibilità ad una sfacciata lobbista delle multinazionali legate al business dell'importazione del carbone dall'estero. Con la chiusura delle miniere britanniche, imposta dalla Thatcher, il Regno Unito è infatti diventato il Paese maggior importatore di carbone del mondo, con circa cinquanta milioni di tonnellate all'anno.
In realtà nessuna nazione è una monade, tanto più se si tratta di una piccola-media potenza, e non è serio trattare le sue vicende come se avessero soltanto un'origine interna. Gli Stati sono sempre inseriti in una gerarchia coloniale, e i loro governi si barcamenano in questo contesto. Il problema è che la fine dell'Unione Sovietica, e del suo contrappeso politico-militare, comportò un azzeramento dei margini di manovra dell'Italia in politica estera, perciò anche la troppo mitizzata scaltrezza di Andreotti, di fronte a questi nuovi scenari, si rivelò del tutto insufficiente. La fine degli equilibri di potenza ha comportato la fine della politica.
In questo senso, anche chi rimpiange il presunto professionismo politico degli Andreotti o dei Craxi, dovrebbe domandarsi come mai proprio quel ceto di governo consegnò l'Italia alla morsa del Trattato di Maastricht, cioè allo strapotere delle lobby delle privatizzazioni e della finanziarizzazione. Se oggi ci ritroviamo al ministero dell'Economia un lobbista come Fabrizio Saccomanni lo dobbiamo anche al servilismo di quel ceto politico.
Qualche giorno fa sono stati pubblicati i dati di una ricerca, da cui risulterebbe che l'Italia ha il maggior numero di "unbanked", cioè di cittadini ancora privi di un conto corrente e di una carta di credito. Quindici milioni di unbanked italiani da inserire a forza nel sistema dello sfruttamento finanziario, costituiscono un bel business. L'aspetto più interessante della ricerca è che fra gli unbanked vengono considerati anche i minorenni tra i quindici ed i diciotto anni, cioè dei ragazzi, che vanno precocemente addestrati a versare l'elemosina ai banchieri.
Forse è per questo che l'attuale ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, è da parecchi anni un fervido sostenitore dell'educazione finanziaria nelle scuole superiori; un progetto da lui caldeggiato in varie iniziative ed interviste, promuovendo accordi di collaborazione tra il Ministero dell'Istruzione e la Banca d'Italia. C'è di che sospettare che la ministra Maria Chiara Carrozza stia lì solo come diversivo, come distrazione, e che alla Scuola in realtà provveda Saccomanni.
Nel giugno del 2011, Saccomanni infatti scrisse di persona un articolo per il "Sole-24 ore", nel quale ribadiva questa importanza del portare l'annuncio della buona novella finanziaria agli unbanked; ed ovviamente, già allora, gli studenti della Scuola superiore erano al centro dei suoi pensieri e dei suoi desideri.
L'assistenzialismo per banchieri è il denominatore comune di tutte le iniziative di governo e di tutte le "riforme strutturali", e per accorgersene basta appena scostare il velo della retorica ufficiale. Il lobbismo finanziario è infatti diventato sempre più aggressivo, invadente ed evidente, e l'arrivo al governo del banchiere Saccomanni ne costituisce un'ulteriore dimostrazione. Saccomanni proviene dalla Banca d'Italia, ma la sua formazione è dovuta al Fondo Monetario Internazionale, che, insieme con la Banca Mondiale, ha l'inclusione finanziaria dei poveri unbanked come obiettivo prioritario da imporre ai governi.
L'inclusione finanziaria è strettamente connessa all'abolizione del contante ed all'adozione dei mezzi di pagamento elettronici. A livello mondiale il più illustre nemico del contante non è Milena Gabanelli, ma il miliardario Bill Gates. Non si diventa miliardari a caso: il trucco consiste nel trattare la povertà non come un problema, ma come un business. Bill Gates infatti promuove la diffusione dei mezzi di pagamento elettronici persino fra i poveri del continente africano, dove ha in corso un esperimento-pilota localizzato in Kenia.
In questo tipo di scelte di "inclusione finanziaria" c'è da riscontrare una continuità che va oltre il succedersi dei ministri, e che configura un contesto di obblighi coloniali. Nell'aprile del 2010 la ministra Gelmini andava a Piazza Affari per garantire agli operatori della finanza che la Scuola era a loro disposizione per l'allevamento di futuri clienti.
Ma il primo protocollo d'intesa tra Banca d'Italia e Ministero dell'Istruzione per il progetto di educazione finanziaria nelle scuole fu siglato nel 2007, dal ministro Fioroni durante il governo Prodi. Insomma, se Saccomanni è il messia dell'educazione finanziaria nella Scuola, ha pur avuto parecchi Giovanni Battista ad annunciarne la venuta.
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Di comidad (del 09/05/2013 @ 00:01:40, in Commentario 2013, linkato 3597 volte)
Può risultare istruttivo notare come nell'attuale dibattito politico si siano creati degli strani ibridi, come, ad esempio, il "grillorenzismo". Da posizioni politiche apparentemente opposte, derivano infatti proposte simili, come il limite di due legislature per i parlamentari. Il proposito apparentemente moralizzatore della proposta si configura come una porta spalancata al lobbying. Il parlamentare che sappia in anticipo di avere a disposizione solo due legislature, si sentirà infatti ulteriormente incentivato a cercarsi una via di salvezza personale fuori del parlamento, magari facendosi accogliere da uno di quelli che le sue leggi hanno beneficato.
Il Congresso statunitense ha già pienamente legalizzato il lobbying, nella forma del "revolving door". Se prendi una tangente commetti un reato, ma se lasci il parlamento per andare a lavorare per l'azienda alla quale hai confezionato una legge ad hoc, allora sarà tutto legale. Il "Washington Post" del dicembre scorso riportava il caso di una deputata repubblicana che aveva lasciato il Congresso per diventare presidente dell'azienda elettrica della sua regione, un'azienda beneficiaria sia di concessioni che di sovvenzioni governative.
La deputata in oggetto era stata appena rieletta, quindi ha lasciato il Congresso volontariamente; ma negli USA il "revolving door" è ormai un costume consolidato, mentre in un Paese come il nostro, in cui la corruzione è ancora in gran parte ferma allo stato primitivo della tangente, occorre per i parlamentari un meccanismo di incentivi che li abitui a ricalcare le illustri orme di un Giuliano Amato, passato dal ruolo di ministro a quello di advisor di Deutsche Bank. Non c'è neppure bisogno che la proposta del limite delle due legislature diventi legge, poiché potrebbe bastare lanciare nella testa dei deputati l'idea che la pacchia potrebbe finire troppo presto, e perciò sarebbe urgente cercarsi nuove opportunità.
Il lobbying si fonda sull'abilità di saper presentare i propri interessi particolari come manifestazioni di interessi e valori superiori. Non è casuale che oggi la più nota lobbista del business del denaro elettronico sia una giornalista d'assalto, una paladina della morale e della lotta all'evasione fiscale, che è investita di tanta stima da essere stata segnalata come possibile candidata alla presidenza della Repubblica (o, almeno, così ci è stato fatto credere). Il denaro elettronico non è certamente in grado di impedire l'evasione fiscale, ma è sicuramente capace di trasformare la microfinanza ed il microcredito in business talmente lucrosi da far impallidire persino i famigerati titoli derivati. Per le banche prestare denaro ai poveri non comporterebbe più nessun rischio, perché non s'intaccherebbe la riserva di banconote, ma si concederebbero a credito solo impulsi elettronici. Quindi non ci sarebbe più nessun vero pericolo di insolvenza, mentre, in cambio di un po' di illusioni elettroniche, i poveri dovrebbero restituire per tutta la vita lavoro e beni.
Uno dei maggiori problemi attuali è che la natura del lobbying non viene affatto percepita dalla coscienza politica media. Una lobby non è altro che un gruppo che si aggrega attorno ad un business e preme con qualsiasi mezzo per realizzarlo. La lobby non si pone problemi di progetto politico o sociale, non ha una visione del mondo da proporre, se non quegli slogan che sono utili a confondere e sviare ogni possibile opposizione. Il lobbying può addirittura parassitare gli sforzi di razionalizzazione delle opposizioni, le quali tendono sempre a cercare un progetto o una concezione ideale, laddove invece vi sono solo propositi affaristici. Il lobbying fagocita il linguaggio e le idee degli oppositori e, attraverso un'opportuna distorsione, li riutilizza ai propri scopi affaristici. Per questo motivo, dei lobbisti delle multinazionali come la Thatcher o i Neocon americani, sono stati trattati dai loro oppositori come se fossero veri fenomeni ideologici.
Qualcosa del genere sta accadendo in seguito all'istituzione del sedicente Servizio di Valutazione Nazionale, che ha affidato la Scuola al rating dell'INVALSI. L'ex presidente della stessa INVALSI, Piero Cipollone, attualmente direttore esecutivo della Banca Mondiale, ha rassicurato i docenti circa i propositi puramente efficientistici dei test per gli studenti.
Il dissenso di gran parte degli insegnanti sui quiz INVALSI riguarda le conseguenze didattiche di una valutazione che riduce il sapere a nozioni elementari e formule prestabilite escludendo la dimensione critica del sapere. Si è aperta così una di quelle belle discussioni infinite, nella quale si può avere tutti ragione, poiché se da un lato sono evidenti i difetti dei quiz, dall'altro si potrà sempre replicare che a questo mondo non c'è nulla di perfetto. Le opposte tesi pedagogiche possono quindi scontrarsi nell'arena del "dibattito", in nome di quella attrazione fatale per il futile da cui molti "oppositori" sono affetti.
In soccorso dei quiz sono arrivati anche due lobbisti della "flexsecurity" (cioè della carta di credito obbligatoria per precari e disoccupati), cioè i mitici fratelli Pietro e Andrea Ichino. Quest'ultimo ha addirittura paragonato i test INVALSI ad un termometro. La metafora è abbastanza demenziale da potere far scorrere il dibattito a fiumi.
Un articolo di Raffaele Simone su "La Repubblica" dello scorso dicembre però già anticipava che la Scuola non sarebbe comunque scampata al rating, poiché nell'attuale società nulla dovrà sfuggire alla valutazione. Il rating viene quindi proposto come ideologia totalizzante, anzi, come esca pseudo-ideologica per nascondere qualcos'altro.
Infatti, allo stesso modo in cui sono emersi i conflitti di interessi delle grandi agenzie di rating finanziario, così potrebbero emergere analoghe magagne nel rating scolastico. Tanto per cominciare, l'INVALSI è una piccola organizzazione che conta una sessantina di dipendenti, di cui i due terzi sono precari. L'INVALSI è talmente "trasparente" da permettersi di pubblicare l'organigramma sul proprio sito. Uno dei vantaggi del lobbying è quello di poter fare a meno dei segreti, tanto si è talmente distratti dagli slogan che non ci si accorge di niente.
Come potrebbe mai una simile struttura reggere il peso di un servizio di valutazione nazionale? Infatti è impossibile; perciò la somministrazione e la correzione dei test sono affidate agli insegnanti, cioè a quegli stessi che dovrebbero essere oggetto della valutazione. Il controsenso è talmente evidente da far supporre che il preteso "Servizio di Valutazione Nazionale" sia solo un pretesto, un raggiro.
A conferma di questa supposizione c'è da segnalare un recentissimo intervento del magnate di Microsoft, Bill Gates, sul "Washington Post", che ha avuto una vasta risonanza su tutta la stampa americana, la quale, senza alcuna ironia, definisce lo stesso Gates come il "miliardario filantropo". La Bill & Melinda Gates Foundation (la più grande fondazione privata del mondo) ha svolto un ruolo decisivo negli USA e nel mondo per imporre il rating degli studenti e degli insegnanti con lo strumento dei test.
I commentatori hanno però notato che, nel suo articolo sul WS, Gates sembra aver ripreso il linguaggio dei sindacalisti della Scuola per correre anche lui a ridimensionare l'attendibilità dei test come strumento di valutazione. Gates conclude perciò affermando che bisognerà trovare anche altre forme di indagine. Il motivo di questo voltafaccia di Gates è abbastanza ovvio: gli insegnanti americani ormai hanno imparato ad usare lo strumento dei test, perciò i risultati delle valutazioni vanno invariabilmente a loro favore. Ma non era questo lo scopo del rating, semmai quello di delegittimare la Scuola e di legittimare una sua tutela da parte di organismi privati.
Il tutore privato della Scuola italiana, l'INVALSI ha anch'esso un suo tutore, infatti non è altro che un prestanome ed un passacarte dell'OCSE, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo, che è oggi il vero ministro dell'Istruzione in Italia. A darci il segno di questa sottomissione è la stessa INVALSI sul proprio sito, illustrando un progetto OCSE di "alfabetizzazione finanziaria" degli studenti. Si tratta cioè di sapere attraverso opportuni test quanto questi studenti siano pronti a fruire dei servizi finanziari generosamente predisposti per loro dalle banche.
L'alfabetizzazione finanziaria è un piano mondiale predisposto dall' OCSE in coerenza con il piano di "financial inclusion" della Banca Mondiale, di cui proprio Cipollone è direttore esecutivo. Sarà un caso, ma tutte le "riforme" che l'OCSE suggerisce sul mercato del lavoro e sull'istruzione presentano la solita costante, cioè la carta di credito per tutti.
Il piano di alfabetizzazione finanziaria delle masse studentesche è anche patrocinato dalla Banca d'Italia, da cui proveniva Cipollone prima di diventare presidente dell'INVALSI. Dal 2008 l'alfabetizzazione finanziaria è già in atto in via sperimentale in alcune scuole.
Dall'aprile scorso il MIUR ha varato, in collaborazione con BancoPosta, una Carta dello Studente che è diventata una carta di credito prepagata a tutti gli effetti, che i genitori potranno anche usare per la "paghetta" dei propri figli. Per il momento è una carta prepagata, ma, con il procedere della "educazione finanziaria", potrà diventare una credit card a tutti gli effetti. L'importante è inoculare il virus dell'indebitamento nei ragazzi.
Tutto questo fervore di iniziative ha anche un altro sbocco pratico immediato. Infatti sul sito dell'INVALSI ci si mette al corrente del fatto che la soluzione più educativa per gli studenti sarebbe quella di entrare nell'idea di contrarre debiti con le banche per pagarsi gli studi universitari. La laurea deve quindi diventare per i giovani il veicolo di un indebitamento crescente e duraturo.
La Banca Mondiale ha lanciato un progetto mondiale di "inclusione finanziaria" delle masse povere, anzi, il progetto è stato adottato dalla stessa Banca Mondiale su diretta ispirazione della "Bill & Melinda Gates Foundation", la stessa istituzione "filantropica" privata che, oltre che occuparsi di Scuola e Sanità, si preoccupa anche di inserire le masse povere degli "unbanked" nei meccanismi del credito, ovviamente per il loro bene. Insomma, Bill Gates ha creato una sua lobby internazionale del credito elettronico che usa la Scuola come stia di allevamento per futuri indebitati.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


16/09/2019 @ 10:14:49
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