"
"Feuerbach aveva in parte ragione quando diceva che l'Uomo proietta nel fantasma divino i suoi propri fantasmi, attribuendogli la sua ansia di dominio, la sua invadenza camuffata di bontà, la sua ondivaga morale. Anche quando dubita dell'esistenza di Dio, in realtà l'Uomo non fa altro che dubitare della propria stessa esistenza."

Comidad
"
 
\\ Home Page : Archivio (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 22/09/2011 @ 00:18:35, in Commentario 2011, linkato 2208 volte)
Si dice che illustri astronomi e fisici britannici, fra cui Bernard Lovell, in privato fossero soliti negare che lo sbarco americano sulla Luna sia mai avvenuto. Questa ormai vecchia questione pare però che sia stata superata da uno sbarco immaginario più di attualità. A distanza di una settimana dallo sbarco a Tripoli del primo ministro britannico Cameron e del presidente francese Sarkozy, ci si comincia infatti a domandare se anche questo sbarco sia realmente avvenuto. Le immagini televisive che sono state diffuse a riguardo, legittimano infatti ogni genere di dubbi, poiché gli attori si muovono in spazi chiusi o ristretti che lasciano supporre che ai lati non vi sia nulla.[1]
Il resoconto del viaggio offerto dall'accompagnatore di Sarkozy, il suo bombardiere di fiducia Bernard Henry Levy, risulta a sua volta stranamente reticente sui dettagli relativi alla presenza a Tripoli del presidente francese, soffermandosi solo sull'accoglienza calorosa che gli avrebbero riservato alcune donne all'ospedale di Tripoli (Tripoli ha un solo ospedale?). Curiose invece due sue sottolineature. La prima riguarda le misure di sicurezza che avrebbero limitato i movimenti dei due capi di governo, come a dire che in effetti i due non si sarebbero mossi da aree prestabilite. La seconda sottolineatura riguarda invece i cunicoli in cui si nasconderebbe Gheddafi, come ad indicare che se Tripoli risulta apparentemente conquistata è solo perché l'attuale presenza degli elicotteri d'assalto della NATO impedisce alla resistenza libica di uscire allo scoperto.[2]
Gli stessi dubbi sono suscitati dalle immagini del viaggio libico di Erdogan, la cui espressione di imbarazzo risulta più che evidente, poiché forse non era preparato all'eventualità di dover agire in una messinscena.[3]
I media si sono soffermati sui duri moniti lanciati in Libia da Erdogan contro il regime siriano. Sarà un caso, ma al suo ritorno dalla Libia, lo stesso Erdogan pare aver attuato una brusca inversione di rotta sulla questione siriana, tanto da aver riconsegnato al vituperato regime di Assad uno dei suoi alti ufficiali disertori, che è stato poi fatto esibire in una confessione/ritrattazione alla televisione siriana. Che Erdogan sia stato colto dal timore di andare ad incastrarsi in qualche altra messinscena, magari in una Damasco ricostruita nel Qatar di Al Jazeera?[4]
I motivi per cui Cameron e Sarkozy hanno deciso di dichiarare enfaticamente una vittoria ancora non raggiunta sono abbastanza evidenti. Si sono tacitate le opposizioni interne alla guerra, poiché le si costringe adesso a misurarsi con l'apparenza di un dato di fatto acquisito. Il riconoscimento internazionale del nuovo governo consente poi di sbloccare i beni libici sequestrati e di incamerarli a titolo di risarcimento per il sedicente "aiuto" al popolo libico; inoltre in tal modo si riesce a spiazzare i Paesi concorrenti nella corsa agli affari per il petrolio, per il gas e per l'altrettanto sedicente "ricostruzione".[5]
Ma c'è anche da considerare che riuscire a far passare la conquista della Libia come cosa fatta, rafforza la situazione di isolamento della resistenza libica a livello mondiale. Nelle conquiste coloniali, la guerra in sé non ha costituito quasi mai il fattore decisivo, poiché alla fine risulta determinante il mobbing internazionale, l'isolamento e la criminalizzazione di un regime, che favoriscono il suo sfaldamento ed il passaggio di interi pezzi di esso dalla parte dell'aggressore.
L'importanza che la NATO attribuisce alla eliminazione fisica di Gheddafi non concerne la sua statura di leader o di stratega, ma il suo ruolo di riferimento nella catena di comando, poichè, senza quel punto di riferimento stabile, la resistenza libica andrebbe allo sbando per l'impossibilità di sapere di chi fidarsi. La psicoguerra NATO etichetta la resistenza libica con gli epiteti di "lealisti" o fedeli di Gheddafi, ma in effetti coloro che in Libia si oppongono all'aggressione coloniale non sono in condizione di scegliere.
Nelle vicende della Libia e della Siria risulta ripetitivo non solo il paradigma del colonialismo, ma anche il circolo vizioso dell'antimperialismo generico, che condanna l'imperialismo in astratto, ma lo avalla caso per caso, soffermandosi ogni volta sull'impresentabilità ed indifendibilità dei vari regimi oggetto di mobbing internazionale, come se il fatto di soffrire sotto un regime tirannico rendesse degni di essere massacrati da un'aggressione coloniale.
Se nel mese scorso un ambasciatore straniero fosse andato a solidarizzare con i rivoltosi delle periferie londinesi, tutti avrebbero condannato l'inaccettabile ingerenza, ed anche sospettato che le sommosse venissero manipolate da infiltrazioni esterne. Ma se l'ambasciatore statunitense a Damasco, Robert Ford, diventa il referente delle rivolte in Siria, venendo accolto ed acclamato dagli "oppositori", allora anche i più insospettabili antimperialisti interpretano la circostanza solo come una prova ulteriore del fossato creatosi tra le masse siriane ed il regime di Assad; come a dire che Assad è talmente cattivo che ai Siriani anche un ambasciatore USA potrebbe apparire come un amico.[6]
Lo schema narrativo alla base di discorsi di questo genere ricalca i vecchi canoni della letteratura e del cinema di propaganda coloniale, nei quali l'indigeno alla fine s'inchina alla superiorità morale del colonialista bianco venuto a "salvarlo". Ma anche nel 1991, durante la prima guerra del Golfo, venne diffuso il video di un "prigioniero iracheno" che si inginocchiava davanti ad un soldato statunitense che gli porgeva del cibo; oggi vediamo i "ribelli" libici che baciano la bandiera USA e distruggono i monumenti che Gheddafi avrebbe eretto a ricordo della resistenza contro i bombardamenti statunitensi del 1986. In queste fiction viene offerta la versione paternalistica del razzismo, una versione che risulta troppo spesso efficace nei confronti di settori dell'antimperialismo. Persino il fatto che l'arrivo di Robert Ford in Siria sia andato a coincidere con l'inizio delle rivolte siriane, è diventato un dettaglio insignificante, da non prendere neppure in considerazione, dato che il constatare la semplice evidenza oggi si chiama fare dietrologia.[7]
C'è da registrare che da alcune settimane decine di migliaia di ambientalisti si sono dati appuntamento per un pacifico sit-in davanti alla Casa Bianca. Gli attivisti, appartenenti a più di trecento organizzazioni, protestano contro l’ultimo clamoroso scempio ambientale dell’amministrazione Obama. Si tratta dell’avvio dei lavori di un mastodontico oleodotto che dovrebbe trasportare il petrolio estratto dalle sabbie bituminose dell’Alberta, in Canada, fino alle raffinerie del Texas attraversando sei Stati per migliaia di chilometri. Questa tecnica di estrazione è fra le più inquinanti e devastanti per l’ambiente. Obama ha accolto subito nel migliore dei modi gli attivisti (che nella maggior parte lo avevano sostenuto alle elezioni) gratificandoli con maltrattamenti da parte della polizia e con più di mille arresti nelle prime giornate di protesta; persino Naomi Klein ha potuto apprezzare le accoglienti galere di Obama.[8]
I fatti sono accertati e verificabili, ma i media "occidentali" non hanno dato nessuna risonanza a questa repressione sistematica, che di fatto sta rendendo i movimenti di opposizione sempre meno incisivi, dato che negli USA dopo il terzo arresto si rischia l'ergastolo. I media griderebbero di orrore se circostanze del genere venissero denunciate a Cuba o nello Zimbabwe, e nessuno si preoccuperebbe nemmeno di verificare i fatti. Gli stessi eventi possono cambiare di significato a seconda di dove avvengono. In una recente intervista televisiva, il sociologo di regime Giuseppe De Rita si è commosso sino alle lacrime rievocando con ammirazione le ordinate file per il pane che si facevano in Gran Bretagna ancora all'inizio degli anni '50. Quelle stesse file per il pane, che in Gran Bretagna indicavano il segno distintivo di una civiltà superiore, quando avvenivano in Unione Sovietica costituivano invece un segnale di miseria e di fallimento dell'utopia socialista.
Oggi Cameron fa appello ai genitori dei rivoltosi delle periferie londinesi perché denuncino i propri figli. Un appello del genere susciterebbe sdegno e denunce di metodi totalitari se provenisse da un Paese del terzo mondo, ma in Gran Bretagna costituisce la prova di un alto senso civico e di maturità democratica.

[1] http://www.guardian.co.uk/world/video/2011/sep/15/libya-cameron-sarkozy-video?INTCMP=ILCNETTXT3486
[2] http://archiviostorico.corriere.it/2011/settembre/17/Sarkozy_Tripoli_come_Mitterrand_Sarajevo_co_9_110917030.shtml
[3] http://it.euronews.net/2011/09/16/erdogan-a-tripoli-lancia-un-monito-al-regime-siriano/
[4] http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/129398/in_siria_la_rivolta_diventa_antierdogan
[5] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-18/aziende-francobritanniche-assalto-mercato-164515.shtml?uuid=AaGWtV5D
[6] http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://thecable.foreignpolicy.com/posts/2011/09/13/robert_ford_attends_syrian_funeral_shortly_before_attack
[7] http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-12202821
[8] http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://dailycaller.com/2011/08/22/police-continue-to-arrest-environmentalist-protesters-at-the-white-house/
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
In questi giorni il mondo è stato impegnato nella celebrazione della ricorrenza del remake americano dell'incendio del Reichstag, il cui copyright appartiene ad Hitler, che però non è in condizione di reclamare i diritti d'autore. Le schiere dei dietrologi e dei complottisti sono state finalmente sgominate con implacabili perizie tecniche, che ci hanno dimostrato come sia normale che l'alluminio degli aerei affetti l'acciaio ed il cemento dei grattacieli; inoltre delle argute analisi psicologiche ci hanno spiegato come anche il terzo edificio, non colpito da nulla, sia crollato esclusivamente per simpatia e solidarietà con i suoi colleghi. A liquidare definitivamente le residue dietrologie, dall'oltretomba è tornato anche lo spettro di un leader del movimentismo anni '70 a rivelarci come sia ipocrita la commozione per le vittime dell'11 settembre, poiché pare che anche gli USA vadano in giro per il mondo a bombardare. Ecco, questa era proprio l'informazione che ci mancava.
In realtà l'11 settembre, se è stato una tragedia per i morti e per i loro parenti, per gli USA in quanto tali si è ridotto a poco più che un evento-spettacolo e, soprattutto, ad un comodo alibi vittimistico per ogni genere di crimine. La Libia è da sei mesi sotto i bombardamenti della NATO, ed i suoi abitanti, giorno per giorno, si sono visti mancare i familiari, gli amici, il tetto, l'acqua e l'elettricità. In questo quadro di distruzione sistematica, quale sarebbe l'effetto ritorsivo di un attentato episodico?
Intanto Al Qaeda risulta ufficialmente presente nel governo provvisorio libico, ed a questo punto ci vuole proprio un dietrologo inguaribile per arrivare a sospettare che dietro questi terroristi islamici, nemici giurati dell'Occidente, ci sia in realtà la CIA. La notizia più lieta è però che il Fondo Monetario Internazionale, da sempre in totale sintonia con la NATO, ha formalizzato il riconoscimento del nuovo governo libico. La suprema dirigente del Fmi, Christine Lagarde, ha auspicato per la Libia un avvenire di "riforme", termine che nel gergo FMI significa privatizzazioni.(1)
Ancora una volta le bombe della NATO dimostrano di servire a fertilizzare il terreno per le privatizzazioni, quindi in Libia la miseria è assicurata per le prossime generazioni. Infatti ora in Libia è calata a reclamare giustizia la grande vittima delle nazionalizzazioni volute da Gheddafi nel 1971, cioè la British Petroleum (che oggi si fa chiamare anche Beyond Petroleum).(2)
In effetti il ritorno della BP in Libia risale allo scorso anno, quando la multinazionale anglo-americana era riuscita ad ottenere da Gheddafi un contratto per la ricerca di nuovi giacimenti di petrolio e gas. Persino Tony Blair, sia da primo ministro che dopo, era volato varie volte in Libia per incontrare Gheddafi e per sostenere la BP nella nuova impresa. Lo scorso anno il governo britannico aveva anche consentito il ritorno in Libia di uno dei condannati per l'attentato aereo di Lockerbie, ed il fatto era stato oggetto di molte critiche, perché era stato interpretato come un cedimento nei confronti di Gheddafi. Sarà, ma sta di fatto che la BP ha spedito in Libia centinaia di squadre di suoi "tecnici" che si sono disseminati per il territorio, e centinaia di aerei della multinazionale hanno fatto per mesi la spola tra la Gran Bretagna e la Libia.
Che i sondaggi BP siano stati usati come cavallo di Troia per l'invasione della Libia e che, per questo, oggi la stessa BP si trovi ad essere la principale beneficiaria della caduta dell'odioso tiranno, ovviamente è solo dietrologia. Una persona per bene come Cameron queste cose non le farebbe mai, e poi c'è sempre quel fesso di Sarkozy pronto a prendersi la colpa di tutto.
Ci si è chiesti spesso quale sia la ricetta, anzi il segreto, dello "stile inglese". Il segreto dello "stile inglese" consiste semplicemente nel non farsi mai mancare le lodi. Il mito britannico poggia infatti sull'espediente di avere piazzato ad ogni angolo di strada un adulatore, un professionista dell'anglolatria. La massoneria britannica non è in sé un soggetto politico autonomo, ma è sempre stata un grande strumento di controllo e di infiltrazione in tutti i settori strategici dei Paesi satelliti, condizionandone anche, e soprattutto, l'informazione. Innocenzo Cipolletta, nel suo articolo sull’Espresso ("Un po’ di british nelle nostre scorte") ci ha invitato, ad esempio, a cogliere la lezione di stile e di sobrietà che ci viene, manco a dirlo, dagli Inglesi. Personaggi come La Russa, Bossi, Rosi Mauro o Cota, che se ne vanno in giro con un corredo di bodyguard, auto blindate e poliziotti, messi a confronto con il premier Cameron che, in vacanza in Toscana, storica sede della massoneria inglese, va a prendersi un caffè al bar senza neppure essere riconosciuto; la scorta c’era, ma era così discreta. Che stile. Certo con i personaggi citati si vince facile. Ma se lo stesso Cameron avesse portato la sua faccetta da depravato in qualche periferia di Glasgow o di Birmingham, non è credibile che avrebbe bevuto il suo caffè così tranquillamente senza una scorta in bella evidenza.
Grazie a questo tipo di complicità dei media, che hanno sempre coperto l'entità del coinvolgimento britannico nell'aggressione alla Libia, Cameron ha potuto tranquillamente contravvenire ancora una volta al mandato ONU (ma tanto chi se ne frega), spedendo in Libia i suoi elicotteri di assalto Apache, che hanno impedito alle fanterie libiche di uscire allo scoperto.(3)
Gli elicotteri d'assalto britannici e statunitensi sono stati probabilmente prelevati dal teatro di guerra afgano. Ciò spiegherebbe perché un elicottero da trasporto Chinook, con decine di Navy Seals a bordo, andasse in giro senza scorta di elicotteri d'assalto, venendo così abbattuto dalla guerriglia afgana. L'ipotesi avanzata da alcuni, secondo cui i Navy Seals sarebbero stati abbattuti da "fuoco amico" per eliminare scomodi testimoni della farsa dell'uccisione di Bin Laden, risulta davvero troppo farraginosa, dato che i Navy Seals sono accuratamente selezionati fra i più marci criminali psicopatici, e non si capisce perché avrebbero dovuto essere colti da crisi di coscienza.
Lo scorso 4 settembre, l'opinionista Michele Serra, nella sua rubrica su "la Repubblica" si è ufficialmente arruolato nel battaglione dei bombardieri "critici", chiedendo conto alla NATO del fatto che non sia ancora intervenuta in Siria; anche se Serra afferma che non ci tiene, che lo dice giusto per la precisione.(4)
Per accreditare di un alone "critico assai" il suo bellicismo insinuante, Serra si dimostra davvero ingeneroso nei confronti dei vari Rasmussen e Locklear, i quali, se fosse per loro, bombarderebbero anche il presepe. In realtà i mezzi militari della NATO non sono infiniti ed in Libia la guerra non ha affatto superato la sua fase virulenta, come i media irreggimentati dalla NATO vorrebbero farci credere. La Siria è attualmente protetta non dalle considerazioni di opportunità geopolitica ed economica propinate da tanti opinionisti ufficiali, ma dall'imprevedibile determinazione della resistenza libica, che ha fatto lievitare i costi dell'impresa. Basti considerare che per ogni elicottero Apache il costo ufficiale è di circa dieci milioni di dollari, ma si tratta solo del "modello base" da esposizione, dato che in condizioni di combattimento il costo effettivo va moltiplicato per dieci. Il filosofo Domenico Losurdo ha rilevato quanto sia paradossale che il Pentagono battezzi i suoi mezzi militari con i nomi delle tribù indiane (Apache, Chinoock) sterminate dalla colonizzazione americana, osservando che è come se Hitler avesse dato ai suoi armamenti i nomi di tribù ebraiche.
Serra è uno dei tanti esponenti di quell'umanesimo ufficiale specializzato nel fabbricare immagini di mostri inumani contro i quali indirizzare l'odio dell'opinione pubblica. Oggi i "mostri" sono Gheddafi e Assad, domani Mugabe, Chavez o Castro. Risulta sempre molto facile credere acriticamente alla propaganda sulla criminalità degli altri, ma Serra dovrebbe considerare il fatto che anche una propaganda bellicista come la sua rappresenta un'attività criminale a tutti gli effetti.
L'attuale guerra coloniale in Libia si configura sempre più esplicitamente come un'operazione di saccheggio. Già nel marzo scorso il Fondo Monetario Internazionale aveva parlato delle gigantesche riserve auree della Libia, che potrebbero ripagare immediatamente, e con gli interessi, gli sforzi bellici della NATO, senza dover aspettare i futuri proventi della rapina del petrolio e del gas.(5)
Non è un caso che la questione dell'oro libico ossessioni i media. I toni della disinformazione mediatica stanno raggiungendo a riguardo livelli fiabeschi, da Mille e una Notte. Prima Gheddafi viene presentato come l’orco che popola gli incubi di grandi e piccini, poi ci si narra della sua fuga. Si favoleggia che sia stato avvistato un convoglio lunghissimo di più di duecento automezzi al confine col Niger e in direzione del Burkina Faso. Il convoglio era scortato dai fedelissimi Tuareg, e molti di questi automezzi erano pieni di oro, di dollari e diamanti. Tutti i telegiornali riportavano senza pudore questi dettagli. Altro che narrazione di Vendola! Ora, ci si immagini dei camion che trasportano oro, dollari e diamanti con su scritto "trasporto di oro, dollari e diamanti". E perché, via inventando, non anche lapislazzuli?
Queste fiabe mediatiche servono a far passare Gheddafi come il ladro e la progettata rapina dell'oro libico da parte della NATO come un recupero della refurtiva, in base ai rovesciamenti delle parti tipici della propaganda colonialista.

(1) http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/1020964/libia-lfmi-riconosce-il-cnt.shtml
(2) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.thestreet.com/story/11228497/1/bps-outlook-in-libya-improves.html&ei=KOVsToWHLvTb4QTN36XZBA&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=2&ved=0CCsQ7gEwATgo&prev=/search%3Fq%3DBP%2Blibya%26start%3D40%26hl%3Dit%26sa%3DN%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26biw%3D960%26bih%3D507%26prmd%3Divns
(3) http://feb17.info/media/video-david-cameron-defends-libya-apache-deployment/
(4) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/04/amaca.html
(5) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.bbc.co.uk/news/business-12824137&ei=UuJsTqvUKtSL4gTmkMn4BA&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=9&ved=0CGsQ7gEwCA&prev=/search%3Fq%3Dimf%2Blibya%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Divns
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (2)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (50)
Commenti Flash (61)
Documenti (46)
Falso Movimento (1)
Fenętre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (6)
Links (1)
Storia (7)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


13/12/2018 @ 18:23:41
script eseguito in 74 ms