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"Propaganda e guerra psicologica sono concetti distinti, anche se non separabili. La funzione della guerra psicologica è di far crollare il morale del nemico, provocargli uno stato confusionale tale da abbassare le sue difese e la sua volontà di resistenza all’aggressione. La guerra psicologica ha raggiunto il suo scopo, quando l’aggressore viene percepito come un salvatore."

Comidad (2009)
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 15/03/2018 @ 00:01:52, in Commentario 2018, linkato 3614 volte)
La saggezza contadina è riuscita a mettere il dito nella piaga. Un comunicato di Coldiretti di qualche giorno fa avanzava la proposta di cogliere l’occasione dei dazi imposti dal cialtrone Trump all’Unione Europea per abolire le sanzioni economiche alla Russia.
Il problema dunque non è CialTrump ma il fatto che gli Stati Uniti possono permettersi tutto, anche uno come CialTrump. Gli USA si sono potuti permettere di imporre sanzioni alla Russia che hanno fortemente penalizzato l’economia europea ed ora possono permettersi di giocare al gatto col topo nei confronti dell’UE sulla questione dei dazi. È chiaro che la proposta di Coldiretti cadrà nel vuoto. Non è soltanto questione di forza militare degli USA. Una UE inchiodata al proprio conflitto di classe interno, cioè alla preoccupazione prioritaria di non risollevare il potere contrattuale del lavoro, non può a sua volta permettersi di sfidare il suo tutore imperialistico, quello che garantisce l’inamovibilità dei rapporti di classe.
Come era prevedibile già da qualche anno, gli USA ora possono permettersi anche di apparire come i “liberatori” dell’Europa dal giogo tedesco. Sennonché il presunto “predominio tedesco” sull’Europa era soltanto un sub-imperialismo, cioè un effetto secondario del controllo statunitense sull’Europa formalizzato nella NATO. Anche la colonizzazione tedesca dell’Europa dell’Est era funzionale all’accerchiamento della Russia da parte della NATO.
Sino a tre anni fa sembrava che lo strumento per abbattere il “predominio tedesco” dovesse essere il TTIP, cioè la bandiera del libero scambio. Oggi invece la bandiera USA è quella del protezionismo contro il mercantilismo germanico. Ma la bandiera potrebbe cambiare di nuovo. L’unica costante della politica estera USA è la volubilità dei suoi slogan. Sta di fatto che molti euroscettici si rivelano stracreduloni nei confronti degli USA e sperano in CialTrump per poter tornare a respirare dopo decenni di follie eurocratiche. L’ipotesi più attendibile sembra invece quella che continui il gioco al gatto col topo o, se si vuole, la presa per i fondelli. Dal “Wall Street Journal” arrivano infatti commenti “rassicuranti”. CialTrump non ci libererà solo dal giogo tedesco ma anche dalla dipendenza dal gas russo e dal petrolio arabo. Basterà comprare il gas liquido che le multinazionali statunitensi ricavano in casa propria col fracking.

Dagli USA arrivano anche ulteriori possibili “terapie” ai dazi. Il segretario al Tesoro USA fa sapere che i dazi potrebbero ammorbidirsi se gli Stati Europei contribuiranno maggiormente alla NATO, cioè compreranno più armi americane.
In realtà è già dall’anno scorso che i governi europei si sono calati le brache di fronte a questa pretesa degli USA. Il più lesto a calarsele è stato, manco a dirlo, il nostro Gentiloni. Eppure i dazi sono arrivati lo stesso.
Intanto il presidente francese Macron cerca di accreditarsi presso CialTrump come il nuovo viceré d’Europa dopo la caduta in disgrazia della cancelliera Merkel. Macron si attende questa investitura per poter aumentare a dismisura la sua già smisurata arroganza. Per quello che valgono le “investiture” USA. In questi anni i Tedeschi sono stati accreditati dal Dipartimento di Stato del ruolo di guardiani sub-imperialistici del super-imperialismo USA, ma pur sempre considerati dagli USA come dei nemici.

L’ipotesi che nei prossimi mesi l’impalcatura della moneta unica imploda si fa sempre più concreta ed il primo governo ad infliggere il colpo definitivo potrebbe essere proprio quello francese, il quale sinora è riuscito abbastanza bene a nascondere i guai delle sue banche, ma non potrà farlo in eterno. Il problema è che l’oligarchia bancaria francese pensa ad una liquidazione dell’euro secondo i propri tempi ed i propri comodi, scaricando la maggior parte dei costi dell’operazione sull’Italia, come è stato già fatto nel 2011 con la crisi del debito greco. In questo senso cantano oggi le sirene del costituendo “asse” franco-italiano, avviato lo scorso gennaio con il “Trattato del Quirinale”.
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Di comidad (del 08/03/2018 @ 00:57:27, in Commentario 2018, linkato 2019 volte)
Renzi si è reso odioso poiché viene percepito da gran parte dell’opinione pubblica non come un politico ma come un lobbista, come un servitore di interessi di potentati privati. La percezione non è dovuta a commenti malevoli o a “fake news”, ma allo stesso modo di porsi di Renzi, riconfermatosi anche dopo l’ennesima batosta elettorale; un atteggiamento altezzoso e schernevole verso l’uditorio, che suggerisce un messaggio implicito che va oltre le parole: ”io non devo rendere conto a voi, ma a quelli che mi hanno messo qui, a cui voi non sareste neppure degni di sciogliere i calzari”. Bisogna vedere perciò se la sconfitta di Renzi sul piano elettorale implichi anche una sconfitta del lobbying che egli rappresenta.
Sino agli ultimi giorni di campagna elettorale Renzi non ha rinunciato al suo ruolo di lobbista, tanto da usare il caso della maestra Lavinia Flavia Cassaro, colta dalla solita “provvidenziale” telecamera ad inveire contro dei poliziotti durante una manifestazione antifascista. Renzi è arrivato ad invocare il licenziamento dell’insegnante per quel suo comportamento. La ministra dell’Istruzione ed il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale competente hanno prontamente obbedito aprendo una procedura disciplinare contro Lavinia. Il dogma lobbistico della licenziabilità del dipendente pubblico si è esteso quindi sino a coinvolgere comportamenti che avvengano fuori del luogo di lavoro.
Ora si pretende che dopo aver subito una carica e delle manganellate, i manifestanti mantengano uno stile sobrio e "istituzionale", che un insegnante emani santità anche fuori dal contesto scolastico e reagisca alle provocazioni poliziesche magari citando Calamandrei, in base alla melassa del politicorretto vigente. Quanto questa melassa sia melmosa e subdola, lo si è riscontrato allorché a delle frasi dettate da un momento di esasperazione, i media hanno voluto attribuire il valore di un programma politico.
In base ad un astratto standard di irreprensibilità si è avviato un linciaggio nei confronti della maestra, additando alla pubblica opinione il suo rifiuto di “pentirsi”, non si sa bene di che, forse di blasfemia o lesa Maestà. In realtà non ci sono neanche gli estremi dell’oltraggio a pubblico ufficiale, dato che si trattava di uno sfogo che sarebbe rimasto senza destinatari se non vi fosse stata la “provvidenziale” telecamera ad attribuirle il valore di un messaggio, creando così artificiosamente il caso.

Il caso di Lavinia rappresenta una svolta storica poiché vede estendersi le pratiche di mobbing lavorativo dal luogo di lavoro al sociale tout court. Si è voluto fabbricare un precedente da utilizzare anche in futuro e lo si è fatto senza alcuna base giuridica, dato che dal 1993 il rapporto di lavoro dei docenti è regolato da un contratto di natura privata, che non consentirebbe al datore di lavoro di debordare dall’ambito della prestazione lavorativa.
Sul luogo di lavoro il dipendente “licenziando” viene sottoposto a provocazioni da parte del Dirigente e di colleghi compiacenti, in modo da indurlo a reazioni che configurino un illecito disciplinare. Nell’ambito del lavoro però queste tattiche di mobbing risultano sempre meno efficaci dato che molti lavoratori ne hanno colto lo scopo ed hanno fatto ricorso alle opportune contromisure. Accade così che, nelle guerre psicologiche che si svolgono sul luogo di lavoro, spesso siano i dirigenti “mobbizzatori” a soccombere e dare di matto.
Occorreva quindi estendere la provocazione anche fuori del luogo di lavoro, in modo che il lavoratore fosse sotto tiro H24; tanto che viene da sospettare che certe telecamere non siano lì a caso.
La provocazione poliziesca è un sistema che non si limita al random dei pestaggi e della ripresa video delle eventuali reazioni. La provocazione ha assunto infatti una sua “dignità” giuridica come strumento di “indagine”, perciò la figura dell’agente provocatore è stata accolta dalla legislazione e dalla giurisprudenza sia italiana che europea. Nel programma del Movimento 5 Stelle sulla Giustizia si propone esplicitamente di far ricorso all’agente provocatore anche per i reati della Pubblica Amministrazione. In realtà il moralismo 5 Stelle non fa altro che avallare una pratica già prevista e già in atto.

Cambiano i partiti ma i dogmi lobbistici rimangono gli stessi. Il problema è che il lobbismo ha acquisito ormai un monopolio ideologico e le centrali sovranazionali del lobbying (Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale) sono quelle che ispirano i programmi dei partiti anche al di là delle intenzioni soggettive.
Meno male che c’è la Corte di Cassazione a vigilare perché non avvengano abusi nell’uso dello strumento della provocazione a fini di indagine. Si fa per dire, dato che la Corte si spinge addirittura ad affermare che la istigazione a delinquere da parte dell’agente provocatore sia legittima, purché si configuri come “concausa” e non come causa esclusiva del reato. Qui siamo sul piano non delle sentenze ma delle boutade, visto che sul piano pratico è impossibile distinguere tra concausa e causa esclusiva. La Corte di Cassazione lascia perciò mano libera alla provocazione poliziesca.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


15/12/2018 @ 11:13:11
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