"
"Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea."

Oscar Wilde
"
 
\\ Home Page : Archivio (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 06/01/2022 @ 00:16:02, in Commentario 2022, linkato 7524 volte)
L’amministratore delegato della multinazionale farmaceutica Pfizer, Albert Bourla (un nome davvero ad hoc), è stato proclamato pochi giorni fa l’uomo dell’anno per l’economia. Bourla, invece di esaltarsi per il suo successo personale, ha pensato prima ai sofferenti ed ha annunciato la necessità a breve di una quarta dose di vaccino per tutti. Poche settimane prima lo stesso Bourla aveva parlato di un semplice richiamo annuale, ma poi si vede che la generosità e l’altruismo gli hanno preso la mano.
I media pendono dalle labbra di Bourla, senza notare due curiose incongruenze. Se il vaccino prodotto da Pfizer fosse stato efficace nel bloccare il contagio, Bourla ci avrebbe venduto soltanto due dosi a testa, mentre ora potrà moltiplicare le vendite e quindi i profitti. Alcuni malpensanti ritengono che ciò rientri nella normale strategia industriale, qualcosa di simile all’obsolescenza programmata nel progettare gli elettrodomestici, fabbricati in modo tale da durare un certo numero di anni e non di più. La strategia industriale delle case farmaceutiche non punterebbe quindi a farmaci efficaci per eliminare le malattie, bensì a farmaci poco efficaci in grado di creare dipendenza.
Attribuire ad un sant’uomo come Bourla propositi così meschini di business, è una mera bassezza, ma, al di là delle intenzioni soggettive, rimane comunque il dato di fatto che la minore efficacia del siero Pfizer sta facendo lievitare i suoi profitti. Il fatto poi che un siero ormai dichiaratamente di efficacia scarsa ed effimera assorba la spesa sanitaria a scapito di strutture durevoli, rimane un paradosso non spiegato. Si è attuata così una sorta di “demeritocrazia”. Se infatti il siero Pfizer fosse stato più efficace, Bourla non sarebbe stato proclamato uomo dell’anno dell’economia mondiale.
Anche la seconda incongruenza riscontrabile è indipendente dai nobili propositi del sant’uomo Bourla, e riguarda il fatto che un amministratore delegato di una multinazionale farmaceutica detti la politica sanitaria proclamando la inevitabilità della quarta dose. Certo, Bourla lo ha fatto perché ci vuole bene e lo fa dall’alto della sua indiscutibile competenza; ma sarebbe stato ovvio attendersi che qualche giornalista gli facesse notare che, a fare dichiarazioni e pressioni del genere, si cade nel conflitto di interessi, in quanto si sta consigliando qualcosa che incrementerà i profitti di Pfizer. Il problema quindi non riguarda l’integerrimo Bourla, che è al di sopra di queste umane miserie, ma proprio i media, che si accorgono dei conflitti di interesse se riguardano una mezza tacca come Matteo Renzi, mentre non fanno una piega se ad incorrervi sono delle multinazionali.

I giornalisti non si accorgono più dei grandi conflitti di interesse, forse perché tendono ad incorrervi anche loro. Il governo Conte bis aveva allestito nello scorso anno una “task force” per contrastare le fake news sul Coronavirus. Tra le bufale da contrastare all’epoca c’era anche l’ipotesi che il virus fosse un prodotto di laboratorio; magari effettivamente è una balla, ma quest’anno è ascesa al rango di nuova verità ufficiale negli USA, tanto che il boss dei boss della politica sanitaria, Anthony Fauci in persona, ha dichiarato che l’ipotesi è attendibile.
Ma non era questo il dato interessante, bensì il fatto che un governo arruolasse dei giornalisti ancora in servizio nei loro organi di informazione, e li organizzasse in una task force per contrastare le notizie ritenute pericolose. Anche la sorte non gloriosa della task force, non è in sé rilevante, mentre invece lo è il fatto che nessuno dei giornalisti coinvolti si sia sentito in contraddizione a svolgere contemporaneamente sia il ruolo di operatore dell’informazione nella sua testata di origine, sia il ruolo di dipendente del governo.
Anche in questo caso si sta parlando di persone integerrime, di specchiati professionisti dell’informazione, che non hanno agito per meschini interessi personali ma per puro amore della verità; del resto la lotta alle false notizie andava affidata a dei competenti, quindi a dei giornalisti e non a dei ciabattini. Solo che la verità, guarda caso, coincide con la narrativa dell’establishment, che viene quindi assunto come sinonimo di competenza. Il ruolo del giornalista perciò non è quello di controllare l’establishment, bensì di mettere alla gogna chi contesta la versione ufficiale.
Le fake news non sono trattate come un normale prodotto, o incidente, della comunicazione, bensì come un’emergenza nell’emergenza, come l’espressione di un degrado antropologico che minaccia l’ordine costituito. In base all’aurea regola del bue che deve dire cornuto all’asino, ci si riferisce agli stessi giornalisti che ci narrano di complotti da parte di troll che diffondono fake news complottiste. Insomma, le fake news sui complotti delle multinazionali farmaceutiche sarebbero il prodotto di un complotto organizzato dai teorici del complotto. Logica stringente.
Emergenzialismo, santificazione dell’establishment, conflitto di interessi, “competenza”, sub-umanizzazione del dissenso, configurano un unico schema di relazioni sociali e di potere. In definitiva il titolo di legittimazione di questa presunta tecnocrazia non sta in particolari titoli, ma proprio nel conflitto di interessi, che è diventato garanzia di competenza.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di comidad (del 30/12/2021 @ 00:05:07, in Commentario 2021, linkato 7370 volte)
L’ultimo rapporto Censis ci ha rivelato che milioni di Italiani credono che la Terra sia piatta. Avevano quindi torto i catastrofisti che ci dipingevano il popolo italiano tutto proteso a spiare le prossime mosse di Maria De Filippi; c’è invece una quota tra il 5 e il 6% che si appassiona a teorie cosmologiche, per quanto eterodosse. Magari qualcuno si darà la pena di deluderci, analizzando i questionari del Censis e scoprendo che sono stati forzati in modo tale da suggerire le risposte ed offrire il quadro di una ventata di irrazionalismo, un calderone mediatico in cui annegare anche evidenze come i conflitti di interesse e lo strapotere del lobbying multinazionale.
Ma, in ogni caso, siamo davvero sicuri che l’irrazionalità sia un’esclusiva del popolaccio infimo? Nella sua ultima conferenza stampa Draghi, oltre a riscuotere la standing ovation dei giornalisti, ha di fatto presentato una sua candidatura alla Presidenza della Repubblica. Certo, in Italia la posizione di Presidente della Repubblica è la più invidiabile, poiché implica la gestione di un potere pressoché assoluto, lasciando a qualcun altro le figure di merda della gestione di governo.
Ma la mossa di Draghi risulta sconcertante per la sua mancanza di senso tattico, perché per il Quirinale non ci si autocandida. Non si chiede di essere eletti, si deve essere candidati dagli altri. Al Quirinale ci si va, secondo la narrazione, “controvoglia”, perché invocati, costretti dal dovere e dal senso di responsabilità. Draghi quindi avrebbe dovuto semmai schermirsi, e dichiarare che il Quirinale non gli interessa. Comportamenti grossolani come l’autocandidatura sono tipici di personaggi squalificati come il Buffone di Arcore, e Draghi si è abbassato al suo stesso livello.
Semmai l’autocandidatura del Buffone rappresenta quella minaccia utile a creare il clima emergenziale atto a far emergere altri candidati, che rappresentino la “salvezza” dalla prospettiva di trasformare il Quirinale in una casa d’appuntamenti. Tutti quelli che fingono di prendere sul serio la candidatura del Buffone, stanno in realtà tirando la volata ad un rinnovo del mandato di Mattarella, pubblicizzato come l’usato sicuro e garantito. Oltretutto, con la sua mossa improvvida, Draghi si preclude anche la possibilità di rassegnare le dimissioni da Presidente del Consiglio in caso di mancata elezione al Quirinale, poiché in tal caso passerebbe da stizzito irresponsabile che sfoga le sue delusioni sbattendo la porta.

In fatto di dilettantismo, Draghi si è esibito in un’altra performance, stavolta in società col presidente francese Macron. I due hanno pubblicato una lettera-documento sul “Financial Times”, in cui propongono una revisione del Fiscal Compact. Il nonsenso dell’operazione appare stridente, dato che a causa dell’emergenzialismo pandemico, il Fiscal Compact è già saltato di fatto e, insieme, Francia e Italia sarebbero abbastanza forti da imporre lo status quo alla Germania. Chiedere di rinegoziare il Fiscal Compact è come ammettere invece di essersi comportati da discoli cercando un accomodamento grazie alla comprensione della controparte. Col loro atteggiamento da mendicanti associati, Draghi e Macron restituiscono la palla alla Germania, che ora può giocarsela, esibendo nuovamente la faccia severa.
Il problema è che Draghi e Macron non sono l’espressione di una generica “Italia” e di una altrettanto generica “Francia”; sono due lobbisti della finanza e quindi ragionano da creditori, perciò considerano l’inflazione come il maggior pericolo, in quanto erode il valore dei crediti. Per raffreddare l’inflazione, la Francia e l’Italia sono state fatte diventare colonie deflazionistiche col pretesto dell’emergenza pandemica. In entrambi i Paesi il settore dei servizi commerciali e turistici è stato volutamente depresso con le cosiddette “misure anti-Covid”, cioè è stato chiuso come una valvola per diminuire i consumi e quindi l’inflazione. Il 31 marzo finirà il principale programma emergenziale di acquisti di titoli (il PEPP) da parte della Banca Centrale Europea, e non è detto che i vari programmi collaterali per iniettare liquidità riescano a surrogare le perdite.
Si rischia quindi non solo di tornare all’austerità conclamata, ma soprattutto di far cessare quella pioggia di liquidità monetaria che consente ai governi di compensare il crollo del gettito fiscale dovuto alle restrizioni pseudo-sanitarie. Ora Draghi e Macron devono vendere alle loro opinioni pubbliche un ritorno all’austerità, spacciandolo però come fine dell’austerità, perciò sono costretti a chiedere pietosamente al governo tedesco di concedere il contentino di una revisione del Fiscal Compact.
L’irrazionalità quindi c’è, eccome; ma non è quella degli eventuali terrapiattisti o dei no-vax ad essere rilevante. I committenti di Draghi e Macron sono schizofrenici, pretendono tutto e il contrario di tutto, la deflazione ma anche la pioggia di liquidità dei programmi di acquisto di titoli da parte della BCE. Si spiega perciò tanta goffaggine da parte di due pur navigati mestieranti del lobbying finanziario. Così come si spiega anche il desiderio di Draghi di scapparsene da Palazzo Chigi, dato che nei prossimi mesi la poltrona di Presidente del Consiglio sarà parecchio scomoda.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (5)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (52)
Commentario 2020 (54)
Commentario 2021 (52)
Commentario 2022 (40)
Commenti Flash (61)
Documenti (30)
Emergenze Morali (1)
Falso Movimento (10)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (26)
Links (1)
Manuale del piccolo colonialista (18)
Riceviamo e pubblichiamo (1)
Storia (9)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


03/10/2022 @ 08:01:01
script eseguito in 82 ms