"
"Il Congresso nega nel principio il diritto legislativo" "In nessun caso la maggioranza di qualsiasi Congresso potrà imporre le sue decisioni alla minoranza"

Congresso Antiautoritario Internazionale di Saint Imier, 1872
"
 
\\ Home Page : Archivio (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 03/11/2011 @ 01:12:34, in Commentario 2011, linkato 1458 volte)
Su una certa stampa di "opposizione" sono comparsi alcuni interventi tesi a ribadire che Gheddafi non va rimpianto, dato che era un "tiranno". Dieci anni fa non ci si poteva opporre alla NATO perché c'erano i fanatici di Al Qaeda; adesso che Al Qaeda è rientrata all'ovile della CIA (ammesso che ne sia mai uscita), l'impedimento ad una presa di posizione anticoloniale è dovuto al fatto che nei Paesi aggrediti dalla NATO ci sono i tiranni. Che sfortuna, c'è sempre un dettaglio fuori posto a guastare tutto.
Questa "opposizione" che alla fine si oppone sempre e solo ai più deboli, risulta un po' sospetta; ma, d'altra parte, non si può neanche stupirsi ogni volta del fatto che esistano gli opportunisti. Agitare questioni ormai irrilevanti ha lo scopo di fuorviare dal vero problema, e cioè che se forse in Libia c'era il tiranno, comunque sicuramente in questa circostanza non c'erano i "ribelli". Se è possibile che all'inizio contro Gheddafi si sia mossa anche una vera opposizione interna, certamente non era quella che ha avviato la guerriglia in Cirenaica, già armata di tutto punto dall'Emiro del Qatar, Al Thani (a proposito di tiranni).[1]
Quelli che i media hanno definito come "ribelli libici" sono quindi ciò che nel colonialismo confesso di un secolo fa veniva chiamato col nome ufficiale di "truppe coloniali di colore". Non si tratta infatti di ribelli e, nella maggior parte, neanche di Libici, ma di mercenari di varia provenienza; oppure di quei miliziani pseudo-islamici allevati sin da bambini nei campi di addestramento dei vari Emirati dagli anni '80, cioè dai tempi della guerriglia organizzata dalla CIA contro l'invasione sovietica dell'Afghanistan. Le truppe coloniali si sono avvalse inoltre non solo dell'appoggio aereo della NATO, ma anche della presenza di truppe scelte, in gran parte del Qatar. Sul terreno però erano presenti anche reparti speciali francesi e britannici, compresi le SAS. Era del tutto irrealistico che la NATO potesse appoggiare, anche solo in modo strumentale, una vera rivolta popolare; eppure qualcuno ha fatto finta di crederci.[2]
Tutto ciò sarebbe rimasto in sordina senza una sortita del ministro della Difesa francese, Gerard Longuet, il quale ha manifestato questo ruolo puramente coloniale dell'attuale "dirigenza" libica in un modo plateale e fuori dalle righe. Longuet infatti ha rilasciato lo scorso 22 ottobre un'intervista a "Le Monde" in cui, con il tono di chi dà ordini, ha affermato che la Francia intenderebbe fare la parte del leone nel business delle commesse militari per la ricostruzione degli armamenti dell'esercito libico, annientati dalle ventiseimila missioni aeree della NATO.[3]
Longuet parlava a nuora perché suocera intenda: mentre dava ordini al governo libico, faceva in realtà sapere agli "alleati" di non voler essere retrocesso a comprimario nel momento in cui c'è da spartirsi le spoglie. Il nervosismo ed il timore di esser scalzato hanno tradito Longuet, ed hanno conferito alla sua esternazione quel tono patetico che è tipico di chi sa di essere ormai marginalizzato, dato che il segretario di Stato USA, Hillary Clinton, si sta già comportando da padrona della Libia, ed ha appena piazzato a capo del governo un ex libico super-americanizzato.[4]
Dalle parole di Longuet si coglie infatti che egli sarebbe persino pronto a ripiegare su un più facile e realistico piano B, cioè arraffare la parte del bottino coloniale spettante all'Italia. Per ora Longuet e Sarkozy dovranno accontentarsi dei bei ricordi, quando vendevano tecnologia nucleare alla Libia. L'ex capo del governo coloniale libico, Jibril, come suo testamento spirituale, ha infatti appena lanciato al mondo uno di quegli annunci sconvolgenti che proprio ci mancavano: sarebbero infatti state ritrovate le armi atomiche dell'arsenale di Gheddafi. Era proprio quell'ulteriore riprova della malvagità del tiranno che serviva ai media mondiali per scatenarsi, e per gridare "Hai visto?".
L'agenzia ONU incaricata di svolgere funzione ispettiva in campo nucleare, l'AIEA, non ha potuto però darsi la zappa sui piedi e quindi a costretto Jibril a far marcia indietro. Jibril ha infatti ridimensionato il suo annuncio parlando del ritrovamento di armi chimiche (e chi è che non ha un insetticida in casa?).
La Libia infatti si trovava sotto le ispezioni dell'AIEA dal 2003, eppure l'agenzia nucleare dell'ONU non si era mai accorta di nulla; anzi, era stata proprio l'AIEA a farsi promotrice di un business nucleare in Libia, a favore di una delle multinazionali francesi del settore, l'Areva; la stessa compagnia multinazionale che avrebbe dovuto occuparsi del nucleare berlusconiano.
Sarkozy in persona, nel 2007, si era precipitato in Libia per abbracciare Gheddafi e concludere con lui l'affare nucleare, che pare fosse stato soffiato agli Stati Uniti. Si trattava nientemeno che di un impianto nucleare di desalinizzazione dell'acqua marina. Non è uno scherzo, i dissalatori ad energia nucleare esistono davvero.[5]
La micidiale arma nucleare ritrovata da Jibril sarebbe dunque un impianto di desalinizzazione. Quest'ordigno atomico è veramente micidiale, ma il suo pericolo, oltre alle solite fughe radioattive, è dovuto soprattutto alle voragini abissali che crea nella spesa pubblica dei Paesi che l'adottano. La dissalazione nucleare costituisce infatti una di quelle tecnologie pletoriche e farraginose (del tipo Alta Velocità) in cui oggi la Francia eccelle, e che consistono nell'allestire impianti i cui costi lievitano negli anni in modo incontrollato ed esponenziale: una vera manna per gli affari. L'AIEA, sin dagli anni '90, si è incaricata di cercare di rifilare questo mega-bidone nucleare dell'Areva a tutti i Paesi del mondo, e pare ci fosse riuscita con Gheddafi.[6]
Gheddafi forse pensava che, pagando queste sostanziose tangenti ai Paesi occidentali, sarebbe stato lasciato in pace. Purtroppo, se una classe dirigente è vincolata al suo territorio porrà inevitabilmente dei limiti allo sfruttamento da parte delle multinazionali; ecco perché Gheddafi è stato fatto fuori, per essere sostituito con un governo coloniale (pardon, democratico), composto da puri esecutori di ordini. Da come la NATO ha azzerato a colpi di bombe il sistema delle infrastrutture idriche, elettriche e sanitarie in Libia, si comprende che non era solo Gheddafi ad essere di troppo, ma anche la gran parte del popolo libico, che, con la sua sola presenza, ostacola l'occupazione e lo sfruttamento del territorio da parte delle multinazionali.
Immaginiamoci poi quanti struggenti ricordi avrà suscitato il clamoroso annuncio di Jibril nei dirigenti dell'AIEA: "Ti ricordi della bustarella che prendemmo quella volta dall'Areva...". Commovente.
Pare che anche il nostro ministro dei Licenziamenti, Sacconi, possa vantare nel suo curriculum, oltre che il titolo di Vittima del Terrorismo ad honorem, anche qualche anno di militanza in un'altra agenzia dell'ONU, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro. Non c'è dubbio che un'agenzia ONU fosse per Sacconi il luogo ideale dove coltivare e sviluppare i propri istinti criminali.

[1] http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/libia-qatar-ammette-invio-soldati-centinaia-con-il-cnt/news-dettaglio/4056737
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.guardian.co.uk/world/2011/aug/23/sas-troopers-help-coordinate-rebels&ei=JfGwTs61HY7OswaBxuDrCg&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=3&ved=0CDwQ7gEwAg&prev=/search%3Fq%3Dqatar%2Blibya%2Bguardian%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvns
[3] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-10-29/parigi-preme-libia-commesse-militari-173153.shtml?uuid=AaGlQ7GE
[4] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-10-31/libia-alkeib-nuovo-premier-202156.shtml?uuid=AaxCXcHE
[5] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.world-nuclear-news.org/newsarticle.aspx%3Fid%3D13774&ei=6VSuTriKKIvcsgb15qQH&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&ved=0CCAQ7gEwADgU&prev=/search%3Fq%3Dlybia%2Bareva%26start%3D20%26hl%3Dit%26sa%3DN%26rlz%3D1R2ACAW_it%26biw%3D960%26bih%3D507%26prmd%3Dimvns
[6] http://fusione.altervista.org/energia_nucleare_desalinizzare_acqua_mare.htm
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di comidad (del 10/11/2011 @ 01:25:48, in Commentario 2011, linkato 2559 volte)
A Berlusconi è bastato pronunciare una frasetta contro l'euro per ritornare trionfalmente sugli altari della destra "antagonista", pronta a considerarlo di nuovo un vendicatore della sovranità nazionale; omettendo con ciò il piccolo dettaglio che proprio l'attuale governo ha favorito ed accettato l'ufficializzazione della tutela del Fondo Monetario Internazionale sull'Italia. Strano che, sino allo scandalo sessuale che ha travolto Strauss-Kahn, la maggior parte degli Italiani non sapesse neppure dell'esistenza del FMI, mentre oggi se lo ritrova di colpo come padrone assoluto. Anche se Berlusconi dovesse dimettersi (ma molti non ci credono), l'attuale accordo con il FMI non farebbe per niente la fine del trattato di amicizia con la Libia; al contrario, questa tutela del FMI vincolerà anche i prossimi governi italiani.
Che Berlusconi svolga il ruolo di strumento della guerra psicologica del FMI contro l'Italia, è anche dimostrato dalla sua frase demenziale sui ristoranti pieni, che ha ottenuto immediatamente l'effetto di screditare e mettere in ridicolo ogni tentativo di demistificare lo slogan della crisi. In realtà dovrebbe essere proprio il contenuto della famosa lettera di Trichet a suscitare dei dubbi. Se si è in presenza di una carenza di liquidità, che senso ha la pretesa di Trichet di imporre ulteriori "liberalizzazioni" (privatizzazioni) che i privati non sarebbero in grado di pagare, e che quindi andrebbero a gravare sulla spesa pubblica? Come si fa poi a coniugare il pareggio di bilancio con la crescita? Non c'è mai riuscito nessuno in due secoli, ed ora si pretende che ci riesca Berlusconi?
Anche le proposte del manifesto di Confindustria non scherzano quanto a coerenza. In un periodo in cui i titoli di Stato sono a rischio di insolvenza, che senso avrebbe favorire le privatizzazioni dei beni immobili pubblici attraverso le "cartolarizzazioni", cioè l'immissione sul mercato di altri titoli tossici?
Tanto più assurdo è che si proponga di vincolare questi nuovi titoli a beni immobili, il cui valore tende oggi a scendere. E se il valore degli immobili tende a scendere, che senso avrebbe metterne in vendita altri, se non far crollare i prezzi?
Ancora più contraddittorio è che questi titoli tossici vadano a fare altra concorrenza ai titoli di Stato già in difficoltà. Si parla di "crescita" e poi si prospetta solo altra economia di carta, altra finanziarizzazione. Ma gliene frega davvero qualcosa della "crescita"?
E ancora: dopo venti anni di esperimenti a riguardo, risulta chiaro che la "flessibilità" non ha mai favorito la crescita del PIL, ma ha solo depresso la domanda interna. La flessibilità è infatti una delle cause della depressione del mercato immobiliare, dato che nessun precario può pensare a comprarsi la casa.
Adesso invece arriva persino la "flexsecurity" a presentarsi come la panacea.
Se qualcuno finora avesse pensato che flexsecurity volesse dire più o meno la sicurezza di essere licenziato, deve però ricredersi. Parole chiare e inequivocabili arrivano da una delle menti più brillanti del padronato italiano: Alberto Bombassei. Ecco come il vicepresidente di Confindustria chiarisce il pericoloso fraintendimento in una intervista su "la Repubblica".[1]
"Non bisogna cascare nel tranello mediatico" - secondo il quale il governo vorrebbe rendere più facili i licenziamenti. "In realtà - sostiene Bombassei - l'obiettivo è l'opposto: rendere più flessibili le uscite dal lavoro per stimolare le assunzioni. Invece sarebbe semplicemente ridicolo pensare che si possa aumentare l'occupazione rendendo più facili i licenziamenti".
Il giornalista, abbagliato da tanta lucidità, replica:
"Qual è la differenza?(...)"
"C'è differenza perché nessuno pensa di introdurre la libertà di licenziamento".
Tutti stavano per cascare nel tranello mediatico, solo che all'improvviso qualcuno si è ricordato che in Italia la libertà di licenziare in massa già esiste da venti anni, addirittura dal 1991, grazie alla Legge n. 223 del 1991. In base a questa legge qualsiasi lavoratore può essere posto in qualunque momento in "mobilità" andando a carico della previdenza sociale, che è pagata dagli stessi lavoratori con i contributi INPS e non, come invece sostiene Bombassei, dalle imprese.[2]
In questi venti anni le garanzie e le procedure previste dalla Legge 223/91 sono diventate automatismi, per i quali già adesso le imprese possono disfarsi di tutti i lavoratori che desiderano, mettendoli in "mobilità", cioè in cassa integrazione. Allora cosa vuole ancora Confindustria?
Siamo sicuri che questa associazione "imprenditoriale" persegua davvero obiettivi industriali, e non puramente finanziari?
Il problema infatti riguarda proprio i denari della cassa integrazione. Possibile che tutti questi soldi debbano andare ai lavoratori in "mobilità" senza passare in qualche modo per le sagge mani dei finanzieri?
In un rapporto della multinazionale finanziaria JP Morgan si legge che l'attuale gestione delle indennità di disoccupazione renderebbe i lavoratori più schizzinosi e quindi aumenterebbe la durata della disoccupazione. [3]
Per salvare i lavoratori da questo triste destino, JP Morgan ha pensato bene di entrare nel business delle indennità di disoccupazione. Negli Stati Uniti perciò i lavoratori licenziati non ricevono più l'assegno di disoccupazione direttamente dagli enti locali, ma viene data loro una "card" della stessa JP Morgan. [4]
Insomma, siamo alle grandi manovre per la privatizzazione a tappeto degli ammortizzatori sociali. La "crisi" è diventata l'alibi ufficiale del business della miseria.

[1] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/10/30/bombassei.html
[2] http://salerno.usb.it/fileadmin/archivio/salerno/despar/Legge_223_del_1991_Mobilit_.pdf
[3] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.huffingtonpost.com/2010/03/24/jpmorgan-chase-report-say_n_512130.html&ei=aB-4TqidIcXNsgaw-MXSAw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&ved=0CCIQ7gEwAA&prev=/search%3Fq%3Djp%2Bmorgan%2Bunemployment%2Bbenefits%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvnso
[4] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.jpmorgan.com/cm/ContentServer%3Fc%3DTS_Content%26pagename%3Djpmorgan%252Fts%252FTS_Content%252FGeneral%26cid%3D1125855840304&ei=dyC4TvOFIozRsgbTjMXSAw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=7&ved=0CFsQ7gEwBg&prev=/search%3Fq%3Djp%2Bmorgan%2Bunemployment%2Bbenefits%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvnso
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (2)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (49)
Commenti Flash (61)
Documenti (44)
Falso Movimento (4)
FenÍtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (8)
Links (1)
Storia (7)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


10/12/2019 @ 09:24:51
script eseguito in 77 ms