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"Il denaro gode di una sorta di privilegio morale che lo esenta dalla corvée delle legittimazioni e delle giustificazioni, mentre ogni altra motivazione non venale comporta il diritto/dovere di intasare la comunicazione con i propri dubbi e le proprie angosce esistenziali. Ma il denaro possiede anche un enorme potere illusionistico, per il quale a volte si crede di sostenere delle idee e delle istituzioni, mentre in realtà si sta seguendo il denaro che le foraggia."

Comidad (2013)
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 08/10/2009 @ 01:55:40, in Commentario 2009, linkato 1378 volte)
Sull’ultimo referendum in Irlanda si erano concentrate le attese di chi sperava che dalle urne uscisse un diniego tale da bloccare l’entrata in vigore del famigerato Trattato di Lisbona, che, con le sue norme, consegna l’Europa al bizzoso arbitrio della cosca bancaria e, tra le altre cose, reintroduce anche la pena di morte per il reato di insurrezione, da comminare con rito sommario.
Non si era però presa in sufficiente considerazione la prospettiva di brogli. Già il fatto di ripetere un referendum a distanza di un anno, solo perché il suo risultato non era gradito, costituiva di per sé un broglio, una plateale illegalità di Stato, che violava e ridicolizzava tutta la retorica democratica ufficiale.
Ma lo spostamento dei voti dal no al sì sarebbe stato di tale entità, da risultare palesemente impossibile. I sostenitori del Trattato hanno voluto stravincere al di là dei limiti del credibile, in modo da lanciare agli oppositori il chiaro messaggio di essere disposti a tutto.
Gli avversari del Trattato, che avevano riposto nel referendum le loro ultime speranze, devono invece constatare la propria ingenuità. Una prospettiva un po’ più realistica per ipotizzare un blocco del Trattato, avrebbe potuto semmai basarsi sulla speranza che la presenza di decisi contrasti interni al governo irlandese potesse evitare la falsificazione del risultato delle urne. A quanto pare invece il governo irlandese, nel suo complesso, è stato piegato dai ricatti e dalle promesse dell’oligarchia affaristico-criminale; quella che, con termine edulcorato, viene denominata “Eurocrazia”. E la cosa non deve stupire, se si considera la tempesta finanziaria che era stata scatenata sull’Irlanda, per punirla di aver respinto il Trattato lo scorso anno.
D’altra parte non si può non essere comprensivi verso chi abbia manifestato questa ingenuità, se si considera che siamo in un Paese dove non solo i lettori de “La Repubblica”, ma anche quelli de “il Manifesto” e di “Liberazione”, sono assuefatti a credere a fiabe come quella che negli Stati Uniti i presidenti si dimettono perché hanno mentito, o che il governo ti dia la scorta perché sei un giornalista impegnato contro la criminalità organizzata.
In un clima del genere, c’è da essere certi che nessuno di quelli che sono stati pronti a gridare ai brogli per le elezioni in Iran - basandosi esclusivamente sulla parola del candidato sconfitto -, ora si farà venire il benché minimo dubbio sulla autenticità del risultato referendario in Irlanda. Non avrà il minimo peso neanche la ovvia considerazione che avrebbe costituito un assoluto nonsenso imporre la ripetizione del referendum, se preliminarmente non ci fosse stata stavolta l’intenzione di vincerlo comunque, e con qualsiasi mezzo.
Un sistema politico in cui gli affari illegali siano non il principale progetto, ma l’unico progetto, può fondare la sua credibilità esclusivamente sulla presenza di una finta opposizione, che sostituisca il conflitto con una drammatizzazione artificiosa e diversiva. La scorsa settimana questa drammatizzazione artificiosa ha prodotto il suo eroe/martire di turno: Michele Santoro, il presunto alfiere della libertà di informazione. Eppure risultava strano che proprio nei giorni in cui il Presidente della Repubblica stava per apporre la firma definitiva sul cosiddetto “scudo fiscale”, cioè sulla legge che autorizza il riciclaggio di denaro sporco - e quindi sarebbe stato utile attuare nei confronti di Napolitano una pressione di opinione pubblica -, l’attenzione venisse invece spostata sulle escort di Berlusconi.
Qui non si tratta di “benaltrismo”, poiché è innegabile che il caso in oggetto non riguardasse un presunto “privato” del Presidente del Consiglio, bensì l’abuso della sua funzione pubblica per ottenere favori personali. Si trattava però di dimostrare un po' di senso delle priorità, poiché nulla avrebbe impedito di rimandare la trasmissione di "Annozero" sul caso-escort di una o due settimane, per concentrarsi in quel momento sull’approvazione di una legge che ora ha trasformato l’Italia in un altro Kosovo, cioè in una centrale legale di riciclaggio di denaro ottenuto da attività illegali. Il legame diretto e consequenziale tra riciclaggio e banche ci rimanda a quello che oggi è il potere che non solo domina l’Europa, ma la crea a sua immagine e somiglianza, cioè il potere bancario. Le dichiarazioni di soddisfazione per il risultato irlandese hanno coinvolto in Italia sia la maggioranza che la cosiddetta “opposizione”, il che dimostra che chi vuole vedere nell’attuale psicodramma mediatico attorno a Berlusconi l’indizio dell’attacco ad un sua presunta azione anticoloniale e ad una sua difesa degli interessi economici nazionali, si sta facendo solo illusioni. L’asse affaristico-criminale composto da Federal Reserve, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea, non incontra attualmente alcuna resistenza all’interno del quadro politico ufficiale, sia in Italia che in Europa.
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Di comidad (del 08/10/2009 @ 01:53:56, in Commenti Flash, linkato 939 volte)
“Quando il governo decise di mandare le truppe tra i monti dell'Hindukush tutte le troupes televisive furono allertate, ricevettero l'incarico di registrare delle interviste a un gran numero di soldati. Uomini che forse non sarebbero ritornati. Se qualcuno degli intervistati, grazie ad un indecoroso calcolo delle probabilità fosse morto si sarebbe potuta trasmettere l'intervista registrata in esclusiva.
Fu una campagna progettata meticolosamente. Ai cronisti furono consegnati i profili psicologici dei partenti e la composizione delle famiglie da cui si stavano separando. "Ci presentavamo in tono dimesso e quando i soldati ci invitavano ad entrare per prendere un tè¨, chiedevamo loro: - Vuoi fare un'intervista prima di partire? Poi ti duplicheremo la cassetta; i tuoi ti potranno vedere a colori tutti i giorni". Condivamo le domande con un sorriso. Fu in quell'atmosfera cameratesca che venne girato tutto il materiale. Partimmo poi con loro e furono lunghi mesi spesi ad incrociare i nomi degli intervistati e le liste dei caduti.
Quando quella pattuglia di intervistati fu disintegrata le tracce magnetiche registrate in precedenza vennero immediatamente vomitate nell'etere. Fu il mio ultimo incrocio di dati, mollai tutto e mi persi nei meandri del paese. Tornai a casa solo quando il dottor Muhammad Najibullah il pashtun già sotto protezione delle Nazioni Unite fu ucciso dai Taleban."
Questa fu, in estrema sintesi, la testimonianza registrata di Michail Andreevic Suvorov alla commissione d'inchiesta di Mosca nel 1997.
In uno strambo parallelismo dodici anni dopo, a Milano, Michele sta raccontando la sua storia, con gli occhi lucidi e la testa fra le mani, ad un'attonita Paola, dopo aver ascoltato il telegiornale delle 20,30.”
Appunto scritto ascoltando la radio e navigando nel web il 17 settembre; cercando sugli scaffali "Il viaggio di Abdu" di EugenioTurri e "Sporche guerre. Dall'Afghanistan ai Balcani" di Ettore Mo.
Luciano
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


22/02/2019 @ 09:20:20
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