"
"L'elettoralismo risulta così euforizzante perché è una forma di pornografia, attiene cioè al desiderio puro, magari con quella dose di squallore che serve a conferire un alone di realismo alla rappresentazione. Ma i desideri, i programmi e le promesse elettorali non sono la realtà, che è invece scandita dalle emergenze. L'emergenza determina un fatto compiuto che azzera ogni impegno precedente, ed a cui ogni altra istanza va sacrificata, come ad un Moloc. Carl Schmitt diceva che è sovrano chi può decidere sullo stato di eccezione. Ma nella democrazia occidentale vige uno stato di emergenza cronica, cioè uno stato di eccezione permanente, l'eccezione diventa la regola."

Comidad
"
 
\\ Home Page : Archivio (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 18/02/2010 @ 01:05:47, in Commentario 2010, linkato 1413 volte)
Per mesi ci si è raccontato che Berlusconi si trovava al centro di un’offensiva da parte dei giudici italiani e della stampa estera a causa della sua politica a favore dell’indipendenza energetica dell’Italia. Per sostanziare meglio questa fiaba, si è arrivato ad attribuire a merito dello stesso Berlusconi l’accordo per il gasdotto South Stream dell’ENI con la Russia, ed anche una serie di contratti dell’ENI con la Libia. Si è tirata in ballo la presunta amicizia personale fra Berlusconi e Putin, ed un altrettanto presunto feeling con Gheddafi; amicizie e feeling che però non erano stati necessari a Prodi quando aveva avviato lui tutti quegli accordi già nel 2006, appena insediatosi alla presidenza del Consiglio.
A smentire clamorosamente la fiaba, ci ha pensato lo stesso Berlusconi durante il suo recente viaggio in Israele, allorché ha annunciato un prossimo ritiro dell’ENI dall’Iran, inoltre con una immediata riduzione del giro d’affari di tutte le aziende italiane in quel Paese. L’ENI è stato privatizzato oltre dieci anni fa, quindi ora è una SPA e non dipende dal Presidente del Consiglio, che non aveva nessun titolo per fare di quegli annunci o dare quelle disposizioni, che ora impedirebbero all’ente energetico italiano di intrattenere affari con il Paese che dispone delle maggiori risorse di gas di tutto il pianeta. In tal modo, Berlusconi è riuscito a smentire in un colpo solo ben due fiabe: la fiaba che lo celebrava come un campione dell’indipendenza energetica italiana, ed anche la fiaba più fiaba di tutte, quella del "libero mercato".
A sostegno delle parole del suo Presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri Frattini ha addirittura promesso al governo israeliano che il presidente dell’ENI, Scaroni, andrà a Gerusalemme per rassicurare Israele circa i futuri rapporti tra l’Iran e l’ente energetico italiano. Lo stesso Frattini si è incaricato di tenere caldo il fronte polemico con l’Iran, arrivando ad inventarsi un assalto di miliziani iraniani contro l’ambasciata italiana a Teheran. I telegiornali hanno anche diffuso un video che documenterebbe quel cosiddetto assalto, narrato dal ministro degli esteri durante un’audizione in senato. In realtà nel video si vedono, per pochi secondi, solo dei poliziotti che fronteggiano pochissimi manifestanti, e niente dimostra che le immagini siano state riprese davanti all’ambasciata italiana; il piatto forte del video consiste perciò in una logorroica intervista a Frattini, che rinnova le sue provocazioni verso il governo iraniano.
A detrimento dei toni accesi di Frattini, il governo iraniano non solo ha mantenuto un bassissimo profilo nei confronti delle provocazioni di Berlusconi, ma ha anche smentito che sia in atto un ritiro dell’ENI dall’Iran. Neppure la stampa internazionale ha avallato il racconto di Frattini, ed il “New York Times” si è limitato a riportare che “L’Italia dice” (“Italy says”) che ci sia stato un tentativo di assalto, ma niente di più.
Gli appoggi a Berlusconi sono giunti invece - e come sempre - da sedicenti avversari. Il 6 febbraio il quotidiano “il Manifesto” pubblicava un appello a favore della “democrazia” in Iran, cioè in appoggio ai tentativi di colpo di Stato che gli ayatollah Mousavi e Rafsanjani stanno compiendo in Iran con il sostegno statunitense. Pochi giorni dopo, l'11 febbraio - in coincidenza con l'anniversario della rivoluzione iraniana - la CGIL, la CISL e la UIL riscoprivano l’unità sindacale solo per sottoscrivere un analogo appello contro l’attuale regime iraniano, invocando sanzioni economiche "mirate" contro di esso. Queste sanzioni favorirebbero gli interessi delle multinazionali anglo-americane, ma non quelli dell'’ENI, che si trova ora messo in difficoltà da questa criminalizzazione del regime iraniano.
Probabilmente Berlusconi cerca di accreditarsi presso il Fondo Monetario Internazionale come l’uomo adatto a mettere in ginocchio il gruppo dirigente dell’ENI, in modo che le quote azionarie dell’ente vengano cedute alle multinazionali anglo-americane. Il FMI aveva fatto capire di preferire Gianfranco Fini per questa missione, non perché ritenesse Berlusconi troppo “indipendente”, semmai troppo dipendente da farmaci e droghe per risultare mentalmente in grado di fronteggiare un potentato come l’ENI, dotato di risorse finanziarie illimitate e di storici agganci nei servizi segreti e nelle Forze Armate.
Potrebbe non essere una coincidenza il fatto che il terremoto giudiziario che ha investito in questi ultimi giorni la Protezione Civile abbia giovato all'ENI, diminuendo la pressione politica e mediatica nei suoi confronti. Se c'era qualcuno che aveva un immediato interesse a far scoppiare oggi lo scandalo, questo qualcuno era l'ENI, che ha visto così allentarsi l'accerchiamento della propaganda americo-sionista. Solo in base ad una concezione idealizzata dell'attività giudiziaria si potrebbe obiettare che le indagini e le intercettazioni sulla Protezione Civile dovevano essere in atto da molto tempo prima. In realtà le intercettazioni ci sono continuamente e vengono effettuate dai servizi segreti; le inchieste giudiziarie si avviano quando queste intercettazioni le si vuole utilizzare.
Bloccare la privatizzazione della Protezione Civile va a colpire direttamente gli interessi della Impregilo, che è la multinazionale prediletta da Berlusconi. La lista dei regali fatti da questo governo all’Impregilo è praticamente infinita: va dagli appalti per lo smaltimento dei rifiuti in Campania, sino agli appalti per la ricostruzione in Abruzzo, e persino alla cessione dei beni demaniali nelle province di Reggio Calabria e Messina; anche gli appalti per le centrali nucleari vedono la Impregilo in prima fila, per non parlare poi della Protezione Civile SPA, che dovrebbe avere questa multinazionale edilizia come appaltatore privilegiato.
Anche per l’attuale scandalo che ha colpito la Protezione Civile, si è tirata fuori la storia della vendetta americana contro Guido Bertolaso per le sue dichiarazioni di Haiti contro i mancati soccorsi USA; quindi anche Bertolaso si trova ora nel pantheon degli eroi dell’indipendenza italiana e vittime del colonialismo americano, come già Craxi e Berlusconi. Pare che la storia del Bertolaso vittima degli Americani abbia trovato asilo anche su media iraniani, il che dovrebbe far capire come la disinformazione colpisca a larghissimo raggio.
In realtà Berlusconi non solo non ha mai contrastato il colonialismo statunitense, ma ne è sempre stato un agente; mentre Craxi non venne fatto fuori per la storia di Sigonella, ma perché era a capo del vecchio sistema dei partiti, diventato un ostacolo oggettivo alle privatizzazioni, poiché traeva le sue maggiori fonti di finanziamento dalle Partecipazioni Statali. Nella vicenda di Sigonella ebbe una parte rilevante anche l'allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giuliano Amato, un agente del FMI infiltrato nel Partito Socialista e divenuto strettissimo collaboratore di Craxi. Manco a dirlo, fu il primo governo di Giuliano Amato, tra il 1992 ed il 1993, a dare il via alle privatizzazioni a tappeto. Per i suoi meriti nel campo delle privatizzazioni, il 6 febbraio ultimo scorso - appena dodici giorni fa - Giuliano Amato è stato nominato senior advisor della Deutsche Bank in Italia, a dimostrazione che nella sua biografia politica di "socialista" qualche dettaglio poco chiaro c'è.
Il vero gruppo dirigente degli Stati Uniti è costituito dai vertici della Federal Reserve e del Fondo Monetario Internazionale, e questi non hanno come movente le generiche vendette, ma il denaro. In questo senso, gli anni di Bertolaso alla Protezione Civile hanno preparato il terreno all’ingresso delle multinazionali anche in settori dove era impensabile che si insediassero.
Ancora un mese prima della privatizzazione della Protezione Civile - decisa il natale ultimo scorso -, quando era già deciso che Bertolaso sarebbe stato il presidente della nuova SPA, questi si dichiarava pubblicamente contrario alle ipotesi di privatizzazione; ciò per fare in modo che il colpo potesse essere messo a segno dal governo nel silenzio più assoluto. Bertolaso aveva ipocritamente recitato la sua parte di funzionario integerrimo sino in fondo, e soltanto lo scandalo ha messo allo scoperto i progetti di privatizzazione della Privatizzazione Civile.
Resterebbe però ancora da chiarire perché delle testate giornalistiche di "sinistra", come "Report" e "La Repubblica", abbiano contribuito in modo decisivo dal 2007 al 2009 a costruire la santa icona di Bertolaso. Forse ce lo potrebbe spiegare Giuliano Amato.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di comidad (del 11/02/2010 @ 01:51:19, in Commentario 2010, linkato 1371 volte)
Le difficoltà finanziarie che hanno coinvolto dapprima la Grecia e poi la Spagna ed il Portogallo, hanno provocato in alcuni commentatori di opposizione la consueta aspettativa di un Armageddon del cosiddetto capitalismo. Questo tipo di commenti è dovuto al fatto che, anche fra i sinceri oppositori del dominio, tende spesso a prevalere un’immagine idealizzata ed edulcorata del sistema degli affari, un'immagine secondo la quale il sedicente capitalismo dovrebbe temere dagli stessi disastri sociali che determina.
In realtà la chiave per comprendere gli effettivi termini della presunta “crisi finanziaria” che ha investito i tre Paesi della cosiddetta Eurozona sta proprio nelle "terapie" che vengono imposte ai "malati" dalla Banca Centrale Europea, cioè il “rigore nei conti pubblici”. Ai Paesi del Sud-Europa che avrebbero sperperato, la propaganda ufficiale propone l’esempio luminoso della virtuosa e luterana Germania o della virtuosa e calvinista Olanda, che avrebbero invece saputo amministrarsi con oculata parsimonia. In questa campagna propagandistica risultano scontate le vanterie trionfalistiche del governo italiano, che ha millantato addirittura di aver salvato i conti pubblici grazie alla decisione di non stanziare nulla a favore dei disoccupati.
Risulta quindi chiaro che, per poter rimanere nella zona dell’Euro, la Grecia, la Spagna ed il Portogallo dovranno imporsi drastici tagli alla spesa sociale, che andranno ad inasprire le condizioni della popolazione, aumentando disoccupazione e povertà. D’altra parte la BCE sa benissimo che nei conti pubblici la spesa sociale incide in parte minima, al massimo per il 4 o 5%, per cui da questi tagli, e dal conseguente aumento della povertà, non c’è da attendersi alcun effetto di risanamento dei bilanci degli Stati.
In realtà, la virtù dei luterani, dei calvinisti, ed anche degli anglicani, non consiste nel risparmiare, ma nel poter brandire il coltello del colonialismo dalla parte del manico. Dato che l’euro non è altro che il marco dietro pseudonimo, il suo valore corrisponde alla forza effettiva dell’economia tedesca. Dal canto suo, la Gran Bretagna, pur possedendo un 14% della BCE, e quindi dell’euro, non ha mai rinunciato alla sterlina.
Sono stati invece i Paesi ad economia strutturalmente debole - come Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, ecc. - a dover deprimere le proprie esportazioni ed il proprio turismo a causa di una moneta sopravvalutata. L’edificio dell'Unione Europea ha costituito una cosciente operazione colonialistica di impoverimento di gran parte dei Paesi europei, in modo da favorire il principale business della povertà: la finanziarizzazione dei consumi, ovvero il costringere le persone a piegarsi allo schiavismo dei debiti.
La tanto decantata eccezione spagnola arriva ora al suo rendiconto, che non è dovuto alle presunte leggi di un inesistente “mercato", ma alle forche finanziarie imposte dalla BCE. La realtà è che Grecia, Spagna e Portogallo sono prima finiti nel mirino della BCE, e poi i “mercati” finanziari si sono adeguati, non viceversa.
Il bersaglio principale della BCE è proprio Zapatero, con la sua politica del piede in due scarpe: sostegno finanziario alle multinazionali spagnole nella loro criminale conquista dell’America Latina e, nel contempo, anche un po' di incentivo ai consumi interni, sia attraverso la spesa sociale, sia non imponendo tetti salariali. In tal modo la sinistra spagnola ha potuto fare una politica di destra all’estero, mantenendo però un alone socialdemocratico all’interno. Per sostenere questa finzione, il quotidiano"El Pais", mentre conduceva astiose e martellanti campagne propagandistiche contro Chavez, poi si riverniciava ogni tanto il fondo tinta progressista pubblicando qualche articolo contro Berlusconi.
Agli occhi della BCE anche un falso socialista come Zapatero risulta comunque colpevole di aver frenato il business della finanziarizzazione dei consumi, dato che oggi gli Spagnoli non sono abbastanza poveri da doversi indebitare sino al collo per poter acquistare merci, o solo per pagare bollette e spese sanitarie. La colpa imperdonabile della spesa sociale non è infatti quella di aggravare la spesa pubblica - la cui quota maggiore va sempre alle banche ed alle multinazionali -, ma di ostacolare l’indebitamento dei consumatori.
Le agenzie finanziarie e le agenzie di recupero crediti trovano il loro spazio vitale solo se i salari sono bassi e la spesa sociale è compressa al minimo. Reperire per le finanziarie questo spazio vitale, costituisce oggi la sacra missione di cui la BCE è stata investita dai suoi veri padroni, i Rothschild e i Goldman Sachs, da cui dipendono, direttamente o indirettamente, tutte le micro-agenzie finanziarie e di recupero crediti. In una sorta di catena di Sant’Antonio dell’indebitamento, anche queste agenzie dipendono infatti dal credito delle grandi cosche finanziarie storiche.
Mentre le sinistre cercavano freneticamente di adeguarsi alle mitiche “nuove sfide” del nuovo millennio, nel frattempo l’affarismo riproponeva disinvoltamente i business della povertà di due secoli fa; e non è neppure da escludere che di qui a poco venga reintrodotto persino il carcere per debiti, già reso tristemente famoso dai romanzi di Charles Dickens.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (2)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (46)
Commenti Flash (61)
Documenti (44)
Falso Movimento (4)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (8)
Links (1)
Storia (7)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


17/11/2019 @ 15:49:25
script eseguito in 87 ms