"
"L'elettoralismo risulta così euforizzante perché è una forma di pornografia, attiene cioè al desiderio puro, magari con quella dose di squallore che serve a conferire un alone di realismo alla rappresentazione. Ma i desideri, i programmi e le promesse elettorali non sono la realtà, che è invece scandita dalle emergenze. L'emergenza determina un fatto compiuto che azzera ogni impegno precedente, ed a cui ogni altra istanza va sacrificata, come ad un Moloc. Carl Schmitt diceva che è sovrano chi può decidere sullo stato di eccezione. Ma nella democrazia occidentale vige uno stato di emergenza cronica, cioè uno stato di eccezione permanente, l'eccezione diventa la regola."

Comidad
"
 
\\ Home Page : Archivio (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 22/01/2009 @ 01:43:40, in Commenti Flash, linkato 962 volte)
L’immagine di Israele nel mondo non è mai stata ad un livello così basso; eppure i crimini commessi nei giorni scorsi a Gaza non sono peggiori di quelli del 1948 o del 1967, quando l’immagine di Israele era alle stelle.
Cos’è dunque che non ha funzionato? Il fattore tempo.
Nel 1948 i sionisti agirono con una rapidità impressionante: non avendo a disposizione un’aviazione, fecero saltare le case dei Palestinesi piazzando gli esplosivi manualmente e, in pochi giorni, costrinsero centinaia di migliaia di persone alla fuga, convincendo però il mondo che se ne fossero andate di propria volontà.
Nel 1967 Israele fece la “Guerra dei Sei Giorni”, e si annesse i nuovi territori passando anche per Paese aggredito.
Sino al 1967 il trucco ha funzionato: i sionisti riuscivano a mettere il mondo davanti al fatto compiuto così presto, che non c’era nemmeno il tempo di verificare ciò che combinavano, né di smentire la loro propaganda. Nel crimine la rapidità è essenziale: il criminale lento si fa scoprire. Più di un mese non è bastato ai sionisti per avere ragione di Hamas, e dopo tanto tempo gli slogan sugli scudi umani non sono riusciti più a coprire l’evidenza. A un certo punto hanno dovuto ritirarsi perché avevano preso con gli Stati Uniti l’impegno di concludere tutto prima dell’evento mediatico della cerimonia di incoronazione di Obama. Nessun rumore di bombe doveva rendere stonato il coretto con storiella del nero che sessanta anni fa non poteva essere servito a tavola ed ora è presidente degli USA.
Perché i tempi si sono allungati? Per due motivi:
- affarismo e privatizzazioni hanno reso inefficiente la macchina militare israeliana,
- l’effetto-sorpresa è finito, perché ormai tutti sanno di cosa sono capaci i sionisti.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di comidad (del 15/01/2009 @ 01:16:32, in Commentario 2009, linkato 1113 volte)
Mentre a Gaza oltre un milione di persone è a rischio di genocidio, per i media ed il governo la vera emergenza è costituita dalle bandiere israeliane bruciate e da presunte “scritte antisemite”. Dato che il presidente della Repubblica Napolitano ha sancito che antisionismo ed antisemitismo si identificano, oramai quest’ultimo deve intendersi in senso molto lato, sino a comprendere qualsiasi forma di mancanza di entusiasmo per Israele e per le sue imprese.
A questo punto manca solo che i soliti servizi segreti organizzino un attentato contro qualche sinagoga o cimitero ebraico, ed i ruoli di carnefice e vittima saranno completamente rovesciati, consentendo un’ondata mediatica che travolgerà e metterà alla gogna per primi tutti coloro che in questi giorni hanno fatto esercizio di “equidistantismo”, cercando colpe anche ad Hamas.
Il fatto è che qualunque cosa si pensi di Hamas, risulta evidente che il problema non è Hamas, e che se anche i Palestinesi si convertissero in massa al buddismo, non sfuggirebbero comunque al tentativo di soluzione finale nei loro confronti, dato che la soluzione finale della questione palestinese è inscritta nella logica stessa dello Stato di Israele.
In questi anni infatti non vi è stata nessuna pausa all’insediamento di coloni israeliani nei territori occupati della Cisgiordania, nonostante il collaborazionismo del presidente dell’Autorità Palestinese, Abu Mazen, celebrato da tutti i media “occidentali” come esempio di “moderazione”.
Ma il colonialismo israeliano non si è limitato alla Palestina. Stuoli di coloni erano al seguito delle truppe anche nelle tre invasioni israeliane del Libano (del 1978, del 1982 e del 2006); nel 1982, quando gli Israeliani davano per scontata la vittoria, i coloni si mossero addirittura insieme con l’esercito. Del resto questi coloni sono organizzati in vere e proprie formazioni paramilitari, con abbondante equipaggiamento di ogni tipo di arma. Fu proprio questa presenza di coloni, peraltro segnalata dalla informazione “occidentale”, a determinare la nascita del movimento di resistenza Hezbollah nel sud del Libano; un movimento etichettato poi come “terrorista” dagli stessi media occidentali che avevano ammesso in precedenza che gli scopi delle invasioni israeliane erano di attuare un’occupazione coloniale.
Era quindi ovvio che il ritiro israeliano da Gaza fosse solo temporaneo, ed infatti è stato seguito da un assedio, con lo scopo di prendere per fame i Palestinesi lì residenti e spingerli a cercare scampo altrove. L’attacco armato di questi giorni è quindi la conseguenza del fallimento di questa strategia israeliana, dato che non solo i Palestinesi non se ne sono andati, ma hanno costruito una rete assistenziale che ha consentito sia la loro sopravvivenza, sia la costruzione di un modello sociale alternativo al darwinismo sociale oggi imperante in Israele.
Qualsiasi confronto storico astratto, il cercare di stabilire se nella situazione attuale la parte dei nazisti la facciano quelli di Israele o quelli di Hamas - o un po’ tutti e due -, risulta fuorviante rispetto al fenomeno che si ha di fronte, cioè un colonialismo di occupazione e ripopolamento, che si muove secondo le sue dinamiche interne, le quali prevedono che, in un modo o nell’altro, le popolazioni autoctone vengano eliminate.
Gli Israeliani che a questo gioco al massacro non ci stanno, sanno bene di non avere davanti a sé la chance della “pace”, ma quella di andarsene o di cercare di andarsene; ed è infatti quello che in molti stanno già facendo da tempo. Uno dei maggiori problemi economici di Israele è, di conseguenza, il crollo del valore degli immobili: chi ha soldi da spendere non compra certo case in Israele, ma all’estero. Tutta la propaganda israeliana sui razzi di Hamas, costituisce perciò un modo di mascherare questa situazione, attribuendo al “terrorismo” il fatto che la gente non voglia più comprare case.
La popolazione israeliana è soggetta ad un rigido conformismo ideologico costituito da luoghi comuni vittimistici, e neppure molti di coloro che scappano sono poi in grado di sottrarsi a questo conformismo; ma ciò non vuol dire affatto che tale conformismo vittimistico si esprima in una determinazione collettiva a proseguire la colonizzazione, anzi le defezioni si fanno sempre più estese. Il colonialismo israeliano viene così alimentato attraverso il continuo reclutamento di mercenari: è il denaro a sostituire un movente ideologico ormai sempre più debole.
Per decenni ci si è propinata una propaganda ossessiva sull’esperienza “socialista” dei kibbutz in Israele, ma si trattava della enfatizzazione di fenomeni comunitari, o pseudo-tali, che in realtà avevano una portata limitatissima, irrilevante rispetto al resto della società israeliana. Oggi qualche kibbutz è conservato in Israele allo stesso titolo di un museo delle cere, ma della pur esile spinta ideologica che li motivava, non vi è più alcuna traccia.
Il sionismo reale che esiste attualmente è perciò definibile negli stessi termini di una battuta che circolava un secolo fa: “Cos’è il sionismo? Il sionismo è un ebreo che chiede i soldi ad un altro ebreo per mandare un terzo ebreo in Palestina.”
Alla base del colonialismo israeliano vi è dunque il denaro spillato alle comunità ebraiche di tutto il mondo, tenute sotto controllo con il ricatto morale, i sensi di colpa ed il terrore delle liste di proscrizione. Il reclutamento mercenario dei coloni avviene inoltre con metodi sempre meno scrupolosi, tanto che oggi anche l’effettiva origine ebraica dei coloni appare molto dubbia. In molti casi è evidente che si tratta semplicemente di criminali comuni, addestrati ad esibire una fittizia motivazione ideologica. Nessun giornalista “occidentale” oserebbe mai fare indagini sulla effettiva provenienza di questi soggetti, poiché sa benissimo che se ci provasse gli rimarrebbe ben poco da vivere.
Ecco dunque cos’è Israele oggi: uno Stato militarista mercenario al soldo degli Stati Uniti, usato per compiere operazioni sporche in tutto il mondo, dall’America Latina all’Africa, sino alla recente e fallimentare avventura in Georgia; uno Stato mercenario che a sua volta alimenta la propria occupazione della Palestina reclutando come coloni degli altri mercenari.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (2)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (8)
Commenti Flash (61)
Documenti (44)
Falso Movimento (2)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (6)
Links (1)
Storia (7)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


22/02/2019 @ 08:48:51
script eseguito in 80 ms