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"Feuerbach aveva in parte ragione quando diceva che l'Uomo proietta nel fantasma divino i suoi propri fantasmi, attribuendogli la sua ansia di dominio, la sua invadenza camuffata di bontà, la sua ondivaga morale. Anche quando dubita dell'esistenza di Dio, in realtà l'Uomo non fa altro che dubitare della propria stessa esistenza."

Comidad
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 10/04/2008 @ 09:28:24, in Commentario 2008, linkato 957 volte)

L’opinione pubblica è talmente abituata ad assistere a rituali di umiliazione e ridicolizzazione dei sindacati, che finisce per non fare più caso se i modi e le circostanze di questi rituali risultano fuori luogo, come appunto nel caso della trattativa tra Alitalia ed Air France. In questi giorni i media ci hanno intrattenuto con il consueto riepilogo dei luoghi comuni antisindacali: il massimalismo, la difesa dei fannulloni, ecc.; venerdì 4 aprile il “Corriere della sera” e “La Repubblica” pubblicavano in prima pagina due articoli fotocopia, in cui la figuraccia dei sindacati al tavolo delle trattative veniva sviscerata in ogni particolare: le divisioni tra le delegazioni sindacali, la presunta sconfessione da parte di gruppi di lavoratori, e così via.

Tutta questa massa di pseudo-informazioni ha costituito un modo per evitare di dirci cosa ci stessero facendo lì i sindacati. A che titolo il potenziale acquirente di un’azienda può trattare con i sindacati le condizioni per la cessione dell’azienda?

A tutt’oggi, la controparte effettiva dei sindacati è costituita da Alitalia e dal governo, non da Air France, che in Italia non ha alcun titolo giuridico per trattare con altri che non siano i vertici dell’azienda che intende acquistare. In questa vicenda si è visto invece il governo svolgere il ruolo dello spettatore, ed anche del tifoso a favore di uno dei due contendenti, cioè Air France.

Il tifo del governo è stato persino poca cosa, se confrontato con quello sperticato dei giornali, tutti intenti a raccontarci le vicissitudini del povero presidente del Consiglio di Amministrazione di Air France, Spinetta, turbato e scandalizzato da una protervia sindacale a cui non era abituato nel suo Paese. I media hanno cioè confezionato per Air France un ruolo propagandistico che è ormai diventato familiare all’opinione pubblica: il ruolo della vittima. La propaganda mediatica ci ha narrato la fiaba secondo cui Air France sarebbe venuta in Italia per cercare di salvare l’azienda e i posti di lavoro che l’irresponsabilità sindacale ha messo a rischio, ma è stata costretta a scontrarsi ancora una volta con questa irresponsabilità.

Qui siamo chiaramente di fronte ad una manipolazione dell’opinione pubblica, che inizialmente aveva guardato con ovvia diffidenza all’ingresso di Air France nella trattativa per Alitalia. Air France è un diretto concorrente di Alitalia, perciò tutti sanno che un’eventuale acquisizione significherebbe la liquidazione della stessa Alitalia e dell’aeroporto di Malpensa nell’arco di pochi mesi.

I terribili sindacati italiani hanno ridotto i tecnici e i piloti Alitalia ad essere fra i meno pagati rispetto ai colleghi delle grandi compagnie europee, li hanno indotti a farsi pagare con  azioni Alitalia per sostenere il vettore, azioni che oggi valgono aria fritta, ecc. Ma il vero "mistero" resta la vicenda KLM. La fusione Alitalia-KLM sarebbe stata perfetta, le due compagnie erano complementari come vettori e copertura tratte; KLM copriva i percorsi lunghi e Alitalia aveva un grande hub (Malpensa) da offrire agli olandesi; insieme sarebbero stati la prima compagnia europea per numero di aerei e tratte; chi sarebbe stata ridotta al lumicino dalla fusione era proprio Air France.

A quel punto, con la fusione già avvenuta, misteriosamente tutto si blocca. KLM, pur pagando una penale, si sgancia da Alitalia. Air France non vuole più correre il rischio di essere schiacciata e, poco tempo dopo, corre a comprare KLM. Così oggi si presenta a "salvare" generosamente ciò che resta di Alitalia, ed è chiaro che il destino di un ex-concorrente in mano a Spinetta non sarà roseo. 

Come si poteva allora rendere simpatico un personaggio sospetto come Spinetta?

Per rendere attraente Spinetta è bastato contrapporgli un antagonista talmente odiato e odioso da far cambiare immediatamente di umore alla pubblica opinione. È stato sufficiente dire: “sindacati”, perché l’opinione pubblica avesse un’immediata reazione di ostilità che l’ha resa disponibile a considerare come gradita e soccorrevole questa offensiva colonialistica. In questa ostilità si confondono moventi diversi e divergenti: c’è chi prova ostilità verso queste dirigenze sindacali sempre più infiltrate e collaborazioniste, ma c’è anche - e soprattutto - chi ritiene il sindacalismo in genere come una sacrilega turbativa nei confronti della “creatività” imprenditoriale. Spesso infatti l’antisindacalismo pregiudiziale si serve demagogicamente anche di argomenti veri, come quando il presidente di Confindustria ha accusato i sindacati di non difendere i lavoratori.
Il ruolo dei media è di fare confusione sempre e comunque, con ogni tipo di pretesti, anche contraddittori; ciò in base al principio della Psychological War esposto dal Presidente USA Harry Truman: “se non puoi convincerli, confondili”.

Ma, in questo caso, il troppo massiccio intervento mediatico a favore di Air France ha finito involontariamente per contribuire a fare chiarezza nell’intera vicenda. I media ed il governo non si sarebbero esposti in modo così eccessivo a favore di Spinetta, se dietro l’operazione coloniale vi fosse soltanto Air France. Solo la NATO, o meglio, solo gli USA, possono muovere una guerra psicologica di questa portata, il che conferma che la  liquidazione di Malpensa ed Alitalia è un destino dovuto al fatto di trovarsi sul percorso di espansione previsto per le basi militari del Nord-Italia.
 
10 aprile 2008


UNA LETTERA DELL’ASSEMBLEA PERMANENTE NO F-35
PERVENUTA AL COMIDAD IL 5/4/08

Abbiamo letto con interesse il vostro articolo "I CATTIVI PENSIERI SU MALPENSA" e non possiamo che concordare su quanto scritto. Ci spiace solo che nell'articolo non sia stata citata la Base Aeroportuale di Cameri, anch'essa come la Base NATO di Solbiate Olona vicinissima
all'Aeroporto di Malpensa, li divide solo un fiume: il Ticino.
Bene in questa italianissima base dell'aeronautica militare tra poco (speriamo di no) dovrebbero iniziare i lavori di costruzione dello stabilimento per l'assemblaggio dei nuovi cacciabombardieri
Statunitensi: "F-35 Lightning II" per conto della Lockheed Martin, progetto dove l'Italia partecipa come partner di secondo livello con L'Olanda.
In Italia verranno grosso modo assemblati circa 1.300 aerei dei 3.500 che verranno costruiti, il restante sarà prodotto a Fort Worth in Texas.
Chiaramente una volta assemblati gli aerei dovranno essere collaudati e in futuro sempre nel medesimo aeroporto manutenuti e dove voleranno se non sui cieli limitrofi di Malpensa?
Per l'Aeroporto milanese non c'è via di scampo un gigante coi piedi d'argilla, accerchiato da una sempre maggiore militarizzazione del territorio.
Saluti

Per l'Assemblea Permanente NO F-35
Valter

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Di comidad (del 03/04/2008 @ 10:54:57, in Commentario 2008, linkato 987 volte)
Nelle discussioni di questi ultimi giorni circa il rischio di chiusura corso dall'aeroporto di Malpensa, è mancata l'osservazione della prossimità dell'aeroporto stesso alla base NATO di Solbiate Olona. Questa base è in piena espansione, anche per la costruzione di alloggi per i militari, perciò tende ormai a sconfinare nella zona dell'aeroporto civile. Che l'operazione colonialistica di Air France sia stata in realtà preparata e favorita dal colonialismo statunitense, è un sospetto che poggia su dati concreti.

Il precedente costituito dagli ostacoli che la base di Sigonella in Sicilia sta creando da anni al traffico aereo civile e ad un aeroporto relativamente piccolo come quello di Fontanarossa, avrebbe dovuto avvisare sul fatto che la presenza nel Nord-Italia di tre basi delle dimensioni di Aviano, Vicenza e Solbiate Olona sarebbe andata inevitabilmente a chiudere lo spazio aereo al traffico civile, considerando che Malpensa ha invece il volume di traffico di un aeroporto intercontinentale.

È chiaro però che, nella cosiddetta "sinistra radicale", nessuno si è sentito di subire l'aggressione che il manifestare questi cattivi pensieri su Malpensa avrebbe comportato da parte dei sedicenti "filo-americani" - in realtà feticisti razziali delle oligarchie anglosassoni -, le cui argomentazioni sono di per sé qualificanti: intimidazione, ridicolizzazione, psichiatrizzazione, insulti personali. Eppure tra queste argomentazioni ce n'è anche una interessante: la minimizzazione. Si sottolinea spesso da parte dei "filo-americani" che delle oltre cento basi USA e NATO che sono sul territorio ex-italiano, meno della metà possiede una vera operatività sul piano militare, anzi si tratta a volte di siti in cui si trova un'antenna radar o poco più.

In effetti è vero che anche una superpotenza super-militarizzata come gli Stati Uniti, non potrebbe coprire con installazioni militari funzionanti tutto questo territorio. Ma allora perché occuparlo?

Un discorso che avrebbe dovuto ridimensionare il problema, in realtà è quello che apre il vero problema. Tutta questa presenza capillare di basi USA e NATO ottiene infatti il risultato di sottoporre l'intero territorio ex-italiano a servitù militare ed al segreto militare. I "filo-americani" si dicono convinti che, nonostante tutto questo territorio a disposizione e nonostante la garanzia di tanta impunità, gli americani siano esseri talmente superiori, sovrumani, puri ed angelici che non ne approfitterebbero mai per contrabbandare in Italia l'oppio afgano e il petrolio iracheno.

Con la sua solita impudenza, l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, disse in un'intervista televisiva di due anni fa di aver impedito una campagna di stampa che si stava profilando contro di lui negli Stati Uniti, semplicemente minacciando di rivelare il ruolo che aveva svolto la mafia per conto degli USA nell'esproprio dei terreni agricoli utilizzati per la base di Comiso in Sicilia. Comiso costituisce un paradigma interessante dei rapporti che gli USA e la NATO intrattengono con la criminalità organizzata. Anche la base di Comiso non è più realmente operativa, eppure gli Stati Uniti si guardano bene dal mollarla.

Il paradigma-Comiso potrebbe risultare utile anche per analizzare la questione della camorra in Campania e, sino a quattro o cinque anni fa, persino un giornale come "il Manifesto" qualche articoletto sul nesso NATO-criminalità organizzata se lo lasciava ancora sfuggire. Oggi, invece, dopo il ciclone-Roberto Saviano, un argomento del genere è diventato un tabù. Ormai è proibito parlare di criminalità organizzata se non in termini strettamente autorazzistici.

Il fenomeno di divismo che è stato costruito su Roberto Saviano è indice del rilievo che la "Psycological war" gli attribuisce. Saviano è diventato un simbolo di successo da offrire alle giovani generazioni e, non a caso, viene spesso difeso dalle critiche con lo stesso argomento a cui ricorrono i vertici confindustriali, cioè l'accusa di invidia che colpisce ormai ogni manifestazione di dissenso.

Oggi c'è troppo scontento, perciò la "Psycological war" deve cercare di deviarlo su bersagli fittizi, meglio ancora se il colpevole viene individuato fra le stesse vittime. Che "la colpa è nostra" è uno di quegli argomenti che funzionano sempre, dato che non possono essere mai del tutto smentiti per quanto sono generici.

Spostare dissensi e discussioni su un piano astratto è quanto di meglio possa ottenere la "Psycological War", perciò non è un caso che lo stesso editore di Saviano - Mondadori -, abbia pubblicato anche il libro in cui Giulio Tremonti esponeva le sue tesi di "no global" di destra. Sono risultate già indicative alcune delle critiche che sono state rivolte a Tremonti, critiche secondo cui l'attuale crisi economico-finanziaria non sarebbe dovuta, come invece sostiene Tremonti, ad eccesso di "mercatismo", ma, al contrario, al fatto che vi è troppo poco Mercato.

In realtà, si può affermare con altrettanta attendibilità che la crisi sia dovuta ad eccesso di Mercato oppure a mancanza di Mercato, poiché il "Mercato" non esiste: nel migliore dei casi è un'astrazione funzionale alle ipotesi economiche; nel caso peggiore - e più frequente - è un mito della propaganda che serve a mascherare le vere responsabilità, creando l'illusione di un'entità superiore e impersonale che sovrintende alle umane vicende.

Anche la "globalizzazione" costituisce un'astrazione ed uno slogan, perciò si può anche essere "no global" senza accorgersi che il colonialismo e l'affarismo passano per cose concrete come l'occupazione militare di un territorio.

3 aprile 2008
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


21/07/2019 @ 08:47:33
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