"
"La distruzione di ogni potere politico è il primo dovere del proletariato. Ogni organizzazione di un potere politico cosiddetto provvisorio e rivoluzionario per portare questa distruzione non può essere che un inganno ulteriore e sarebbe per il proletariato altrettanto pericoloso quanto tutti i governi esistenti oggi."

Congresso Antiautoritario Internazionale di Saint Imier, 1872
"
 
\\ Home Page : Archivio (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 22/04/2007 @ 14:13:22, in Testi di riferimento, linkato 6625 volte)

"Questo è l'unico dei miei racconti di cui conosca la morale. Non è una morale meravigliosa, non credo; si dà soltanto che io sappia di quale morale si tratti: noi siamo quel che facciamo finta di essere, sicché dobbiamo stare molto attenti a quel che facciamo finta di essere.
… Suppongo che se fossi nato in Germania, sarei stato nazista, e avrei massacrato ebrei, zingari e polacchi, lasciando sporgere i loro stivali dai cumuli di neve, riscaldandomi all'idea della mia segreta virtù. Così è la vita."
Kurt Vonnegut (dall'Introduzione a "Madre notte")

 

La morte di Kurt Vonnegut ci costringe a rintracciare note e appunti e a deciderci a dire la nostra su questo scrittore, non per obbedire al, peraltro rispettabile, rituale delle celebrazioni; ma perché questo evento è diventato l'occasione per i media per riapplicare a Vonnegut l'etichetta di scrittore satirico.

"Satira" è una definizione al tempo stesso riduttiva e generica se applicata a Vonnegut. La satira può basarsi sia sulla demistificazione, sia al contrario sulla riaffermazione dei luoghi comuni. Vonnegut è stato invece un demistificatore, e spesso la sua demistificazione ha avuto un effetto satirico, ma si tratta appunto di un effetto secondario.

Vonnegut ha dimostrato che lo scetticismo antropologico costituisce un'arma contro la sopraffazione, che le pretese del dominio e le pretese dell'umanesimo spesso si identificano. Idealizzare l'uomo è diventata una delle principali tecniche per sottometterlo e umiliarlo. Vonnegut  persegue un umanitarismo senza umanesimo, una difesa degli esseri umani senza illusioni su di loro, comprendendo quanto sia labile la loro identità e la loro consapevolezza di sé.  

L'umanesimo dell'800 contrapponeva l'Uomo a Dio, proponeva una divinizzazione dell'Uomo per congedare Dio. Oggi si deve ammettere che la maggiore obiezione all'esistenza di Dio è costituita proprio dalla constatazione di quanto faccia schifo l'umanità. Non può più valere la pretesa cristiana di giustificare l'esistenza del Male con la libertà che Dio avrebbe concesso all'Uomo, perché l'entità del Male che gli esseri umani possono esprimere è tale, che la sua responsabilità non potrebbe non ricadere su chi li avesse creati.

L'idealizzazione dell'Uomo è sostenuta  soltanto tramite la continua creazione propagandistica di "nemici dell'umanità", di mostri inumani, che consentano all'opinione pubblica di continuare a sostenere la finzione di una propria inconsistente superiorità morale.

Vonnegut ha adoperato il romanzo per tracciare dei modelli particolareggiati - dei paradigmi - del funzionamento dei meccanismi di potere. In uno dei suoi romanzi meno noti, "Madre notte" del 1961,  Vonnegut  racconta una storia che ha come protagonista uno scrittore americano - un drammaturgo di talento - che, nel corso della seconda guerra mondiale, accetta di diventare un agente infiltrato nelle file dei nazisti.

Howard W. Campbell jr. come personaggio ricalca la vicenda di molti altri scrittori che, come lui, nel corso del '900 si sono lasciati affascinare dall'avventura di diventare agenti segreti. Campbell - come D'Annunzio, o il colonnello Lawrence, o Silone, o Malaparte - è il tipico intellettuale decadente che vuol fare della sua vita un'opera d'arte, ed è quindi il candidato ideale per farsi reclutare dai servizi segreti.

Come Lawrence d'Arabia, Campbell è più di un semplice infiltrato, è un colonizzatore del campo avverso, al quale fornisce idee e motivazioni. In effetti Campbell non sa nulla di preciso del suo vero ruolo di agente. Diventa uno dei principali esponenti della propaganda nazista, affabula milioni di ascoltatori con i suoi discorsi antisemiti alla radio, e crede di far tutto ciò per passare informazioni agli Stati Uniti attraverso un codice segreto.

Alla fine del romanzo, vediamo Campbell in Israele, in attesa di essere processato come criminale nazista. Suo accusatore, un altro criminale nazista, che egli scopre però essere stato un infiltrato come lui, addirittura un agente antinazista di origine ebraica, ora in forza ai servizi segreti israeliani.

Anche Campbell avrebbe l'occasione di essere "riabilitato", poiché l'agente americano che lo ha reclutato sarebbe disposto, disobbedendo agli ordini dei suoi superiori, a testimoniare a suo favore. Campbell però si suicida prima. Il finale è ambivalente: Campbell ha preferito la morte perché tormentato dal rimorso, o perché non  ha sopportato la ulteriore vergogna della rivelazione di essere stato un simulatore?

Il suicidio di Campbell è una protesta contro la sua umana condizione di manipolatore rivelatosi a sua volta manipolabile, sino ad aver perduto qualsiasi traccia di una presunta identità originale.

Campbell ha fatto qualcosa di più che fornire informazioni ai suoi reclutatori: ha lavorato per confezionare per loro un avversario su misura, ha contributo cioè a creare quel mostro nazista che era funzionale all'intervento militare statunitense in Europa. Per passare semplicemente informazioni non occorreva un drammaturgo, ma per creare i personaggi di una rappresentazione serviva proprio un drammaturgo.   

Vonnegut vuol dimostrare che l'informazione è solo un'attività secondaria dei servizi segreti, la loro principale funzione è l'invenzione. Il colonnello Lawrence inventò la nazione araba, cosi come altri agenti anglo-americani riuscirono dal 1917 in poi ad inventare l'antisemitismo tedesco. Curzio Malaparte, nel romanzo "La pelle", rappresentò una Napoli corrotta che non era ancora reale, ma era però nei programmi dei colonizzatori americani per cui lavorava.

Il vero agente segreto non è un automa, ma è un creativo. Anche se il suo ruolo  non è del tutto consapevole, e si fraziona  all'interno di una catena di montaggio della mistificazione, l'agente segreto non si limita mai al riportare i fatti, egli determina i fatti. L' "Intelligence" è l'alibi degli apparati adibiti alla provocazione.   

Il prototipo dell'agente segreto viene comunemente riconosciuto in James Bond, mentre in effetti dovrebbe essere individuato nel suo autore Ian Fleming, che fu effettivamente agente dell'Intelligence Service britannico e consulente della Cia. Come un "creativo" della pubblicità, Fleming ci ispira falsi bisogni instillandoci false paure.

Quando un pubblicitario ci vende una scatoletta di tonno, non svolge davvero la sua funzione, perché fa leva su un'utilità e non fa altro che ricordarci che per quello scopo utile c'è anche quel prodotto oltre che quell'altro. Quando invece il pubblicitario ci fa provare terrore per gli acari, allora può indurci a comprare qualcosa che altrimenti non avremmo mai comprato.

Gli acari sono esseri minacciosi quanto invisibili che allignano fra noi, così come gli Ebrei negli anni '30 o i terroristi islamici oggi. Al Qaeda è come la Spectre dei romanzi di Fleming - così come Bin Laden è ricalcato sul dottor No o su Goldfinger -, non  è qualcosa di visibile come uno Stato, ma  è solo un fantasma che può essere evocato a piacimento.

Gli anni '60 furono gli anni del boom di James Bond e, mentre tutti erano impegnati a guardare la luna, Vonnegut, contrariamente al saggio cinese, ci suggeriva con "Madre Notte" di osservare invece il dito che la indicava. Attenti non a Bond, ma a Fleming.

Umberto Eco, nel suo saggio su Ian Fleming - che si trova nel libro "Il superuomo di massa" - attribuisce a questo autore una mera motivazione di intrattenimento. Fleming ricorrerebbe, secondo Eco, ad un'ideologia manichea per costruire fiabe in cui il Bene ed il Male, il bianco ed il nero siano evidenti.

Qui sembra che Eco voglia sottrarsi all'accusa di essere un ideologo del complottismo, un'accusa che, per un intellettuale accademico come lui, rappresenterebbe la morte civile. In realtà Eco sa benissimo che le fiabe non sono manichee, sono ambigue. Lo sapeva anche Walt Disney che si preoccupò di rendere la Regina Cattiva più attraente per i bambini di quanto non risultasse Biancaneve.

Inoltre James Bond non rappresenta il Bene, è solo il supercriminale idoneo a far fuori dei criminali. La dimensione fantastica ed iperbolica dei romanzi di Fleming serve a coprire il vero messaggio, che si insinua con naturalezza nella mente dei lettori e degli spettatori: Bond è la soluzione drastica ad un problema urgente, ad un'emergenza. Ciò che Fleming vuole ottenere è di convincerci che l'agente segreto affronta le emergenze, mentre invece nella realtà è egli stesso a crearle.

Howard W. Campbell jr. non fa parte di un generico "complotto", ma è lo strumento di una guerra coloniale. Anche Fleming è un colonizzatore, poiché abitua i popoli colonizzati a non ragionare in base alle minacce concrete ai propri interessi, ma gli insegna a temere oscure minacce verso categorie astratte, come il Mondo, l'Occidente o l'Umanità, categorie che coprono ovviamente gli interessi dei colonizzatori.


Comidad 22 aprile 2007

Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di comidad (del 19/04/2007 @ 23:07:54, in Commentario 2007, linkato 950 volte)
Di fronte alla "rivolta della Chinatown milanese", il paragone maggiormente ricorrente fra gli opinionisti è stato quello con le analoghe "rivolte" che si svolgerebbero nei quartieri di Napoli quando la polizia cerca di effettuarvi un arresto. Se il paragone ha un fondamento, occorrerebbe dedurne che anche la rivolta "cino-milanese" costituisca una montatura, proprio come quelle che vengono segnalate a Napoli dagli organi di disinformazione.
Si tratta ormai di montature a costo zero, che non richiedono nemmeno più un dispendio di mezzi o l'impiego di agenti provocatori. Da anni infatti i titoli dei quotidiani parlano di rivolte ora a Forcella, ora a Scampia, ora a Secondigliano, senza che questi titoli corrispondano neppure lontanamente allo stesso contenuto dell'articolo. Mentre i titoli parlano di "rivolta", il testo degli articoli si limita a dire che i tutori dell'ordine sono stati accerchiati da una folla ostile, senza neppure precisare in cosa si sarebbe concretizzata tale ostilità.
L'ordine dei Giornalisti ammette tranquillamente la falsificazione dei titoli e la loro totale non corrispondenza al contenuto degli articoli. Negli ultimi mesi, ad ulteriore esempio, è invalso l'uso di far precedere la notizia di un reato dalla frase "uscito con l'indulto". Leggendo l'articolo poi veniamo a sapere invece che il presunto ladro o rapinatore era uscito dal carcere molto prima dell'indulto per avere scontato la sua pena.
L'opinione pubblica dimostra già una scarsa propensione a verificare la coerenza delle notizie, ma un richiamo razzistico è di solito in grado di travolgere ogni residuo di senso critico. Mettere insieme Cinesi e Meridionali è una tecnica semplice ed efficace perché l'ostilità verso gli uni alimenti automaticamente l'ostilità verso gli altri, e viceversa.
Lo scopo di queste montature poliziesco/giornalistiche è di solito molto immediato. Ormai molti dei Cinesi che sono in Italia sono regolarizzati o hanno addirittura la cittadinanza italiana, perciò il potere di ricatto delle Triadi cinesi nei loro confronti risulta diminuito. Per fare sentire a queste comunità di immigrati nuovamente il bisogno di protezione mafiosa, occorre accerchiarle, convincerle che è necessario farsi spremere di più per consentire ai mafiosi di corrompere a loro volta le autorità locali.
Ogni volta che il meccanismo della protezione mafiosa si allenta, la polizia si incarica di criminalizzare interi quartieri o intere comunità per ristabilire drasticamente questa dipendenza. Ciò significa più tangenti per i mafiosi e più tangenti per i poliziotti.
» evidente che oggi il business dell'emigrazione costituisce un affare tra mafie e servizi segreti, ed è altrettanto evidente che le mafie non sono altro che una propaggine degli stessi servizi segreti. Occorre uscire dallo schema per il quale i servizi segreti siano strumenti funzionali alla politica di potenza nazionale o imperiale dei vari Stati. I servizi segreti lavorano soprattutto per proprio conto e con proprie finalità. Molti esponenti dell'affarismo internazionale sono in effetti delle espressioni dei vari servizi segreti, e questo non da oggi: Onassis, ad esempio, era la facciata affaristica dei servizi segreti britannici. Altrettanto si può dire attualmente per molti magnati della comunicazione di massa, come Murdoch.
I servizi segreti sono spesso intrecciati tra loro, ma non è affatto detto che rappresentino una unità dal punto di vista degli interessi affaristici, e neppure che questo affarismo corrisponda sempre a strategie di ampio respiro. Il terrorismo, ad esempio, è un pretesto che può essere sfruttato in vari modi e da gruppi diversi.
L'esistenza del terrorismo può offrire ai servizi segreti l'alibi per coprire i loro traffici di armi, di droga o di migranti. Ma il terrorismo può costituire anche un business al dettaglio, per consentire a questo o quell'esponente politico di comprarsi popolarità.
L'invio di un pacco bomba o la scoperta che un certo nome sarebbe tra i bersagli dei terroristi, costituisce una vera onorificenza per molti uomini pubblici in difficoltà, che hanno bisogno di "ripulire" la propria immagine e ottenere per qualche giorno dai media la patente di eroi e di vittime dei cattivi. Per queste operazioni esiste probabilmente un vero e proprio tariffario, ed in questi giorni anche il presidente della Conferenza Episcopale, Bagnasco, deve avervi fatto ricorso, in modo da sottrarsi almeno per un po' alla gogna in cui i media ultimamente lo avevano costretto.
19 aprile 2007
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (2)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (50)
Commenti Flash (61)
Documenti (44)
Falso Movimento (4)
FenÍtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (8)
Links (1)
Storia (7)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


14/12/2019 @ 01:02:27
script eseguito in 94 ms