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"La distruzione di ogni potere politico è il primo dovere del proletariato. Ogni organizzazione di un potere politico cosiddetto provvisorio e rivoluzionario per portare questa distruzione non può essere che un inganno ulteriore e sarebbe per il proletariato altrettanto pericoloso quanto tutti i governi esistenti oggi."

Congresso Antiautoritario Internazionale di Saint Imier, 1872
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 29/08/2005 @ 21:41:28, in Commentario 2005, linkato 855 volte)
La società occidentale rivendica la sua superiorità sulle altre anche in base alla sua presunta razionalità, che sarebbe ereditata dalla tradizione illuministica.
Lo scandalo che attualmente coinvolge il Governatore della Banca d'Italia, Fazio, è uno dei tanti casi che mettono in evidenza come questa pretesa di razionalità sia del tutto infondata.
Non è tanto lo scandalo in sé ad essere interessante, e neppure le faide interne al sistema che l'hanno generato. Ciò che lo scandalo pone in risalto è questa strana figura del Governatore della banca centrale, un soggetto istituzionale nei confronti del quale il ceto politico appare in stato di sudditanza psicologica, incapace di pretendere da lui le dimissioni, ma anzi costretto a chiedergliele in modo supplice.
La figura del Governatore della Banca d'Italia fu divinizzata all'inizio degli anni '70. Eugenio Scalfari - che era allora responsabile della parte economica del settimanale "l'Espresso" - arrivò addirittura a pubblicare per intero le relazioni annuali dell'allora Governatore, Guido Carli, con il riguardo e l'evidenza che si deve a degli oracoli.
In effetti, ancora adesso il ceto politico va, ogni anno, ad ascoltare compunto la relazione del Governatore, nei confronti del quale si ostenta un rispetto che va oltre il dato istituzionale, come a considerarlo una sorta di guida morale.
A cosa è dovuto questo alone di sacralità che circonda la figura del Governatore?
» dovuta al fatto che il Governatore della Banca d'Italia è nominato al di fuori di ogni meccanismo elettorale e parlamentare, ma per pura emanazione dell'istituto di cui fa parte.
Qui il paradosso è evidente. L'attuale sistema di dominio rivendica la sua legittimità in base al fatto di essere espressione del meccanismo elettorale. Non a caso, infatti, è bastato indire delle elezioni in Iraq, che anche i più contrari alla conquista da parte degli Usa, si sono sentiti in dovere di plaudire.
Eppure il Governatore della Banca d'Italia deve la sua legittimità e persino la sua sacralità, proprio al fatto di essere nominato al di fuori di quelli che sprezzantemente vengono definiti i "giochi politici", cioè al di fuori del controllo parlamentare.
Anzi, il carattere non trasparente della nomina del Governatore, contribuisce a rinforzare quell'elemento mistico che caratterizza la sua figura.
La "razionalità" per il Dominio rimane allo stato di enunciazione astratta, non è niente di impegnativo, ma solo un modo di accusare gli altri di irrazionalità.
Tutto questo sistema di dominio si basa esclusivamente sulla forza, sull'impedire che ogni obiezione possa pervenire ai canali privilegiati della comunicazione.
Gli illuministi non erano occidentalisti, ma professavano un cosmopolitismo culturale. Voltaire, in particolare, era un ammiratore del filosofo cinese Confucio, da cui aveva ripreso le idee sull'etica del buongoverno, basato sulla lealtà e su regole chiare e riconoscibili.
L'attuale sistema di dominio, invece, è talmente sleale ed in malafede, che riesce ad estorcere ai suoi sudditi un conformismo generato dalla disperazione.
Comidad, Agosto 2005
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L'ipocrisia era ormai l'ultima spiaggia della civiltà occidentale. Il Primo Ministro britannico Blair si è incaricato, di recente, di liquidare anche ogni residua preoccupazione di salvare almeno le apparenze, proclamando che le priorità della "lotta al terrorismo" non consentono di applicare i diritti umani agli immigrati.
Risulta chiaro allora perchè Bush abbia scelto Londra come sede dell'attentato del 7 luglio: a proclamare la fine dell'era dei diritti umani, doveva essere proprio il Paese ritenuto la culla delle libertà occidentali, cioè l'Inghilterra (anche se non tutti avevano preso sul serio tale storica identificazione tra Inghilterra e libertà, come testimonia il paradosso degli Inglesi: "Gli Inglesi sono il popolo che nei secoli ha sempre mantenuto intatte le sue libertà, perchè non ha mai pensato di farne uso").

Il liberalismo storico (quello vero, non parliamo del liberismo economico) ha sempre dovuto fare marcia indietro di fronte all'emergenza bellica: quando il Paese è in guerra non ci sono più garanzie giuridiche e sociali che tengano.
Ma le guerre vere sono rischiose e costose, perciò le oligarchie occidentali si sono inventate una guerra finta: la guerra al terrorismo.
Una superpotenza in declino, come gli Stati Uniti, può oggi ancora accreditare la sua supremazia attraverso la "guerra al terrorimo".
Il "terrorismo" è un avversario così generico che gli consente di scegliersi e prepararsi guerre facili contro Paesi deboli e divisi. Si tratta persino di guerre che gli USA possono autofinanziarsi: con il traffico dell'oppio in Afganistan, con il saccheggio di petrolio in Iraq.
Gli USA hanno potuto agevolmente conquistare l'Afganistan e l'Iraq a causa delle faide etniche esistenti in quei Paesi.
Ciò dimostra che l'Islam come soggetto politico non esiste, che le cosiddette "masse islamiche" in realtà sono organizzate in base a gerarchie etniche.
In Iraq Sciiti e Sunniti si odiano per motivi etnici e non religiosi, tanto è vero che i Curdi - anche loro Sunniti - odiano gli Arabi Sunniti, loro vicini, molto di più di quanto non odino gli Arabi Sciiti.

Mai nella Storia una oligarchia dominante ha potuto beneficiare di una legittimazione così a basso costo:
- basta dire "fanatismo islamico", ed ecco che la superiorità morale dell'Occidente è assicurata;
- basta compiere qualche attentato, attribuirlo ad un generico nemico esterno, ed ecco che qualsiasi crimine e qualsiasi abuso di potere sono concessi.
A questo punto anche l'uccisone del povero elettricista brasiliano da parte della polizia britannica, diviene sospetta, appare cioè come una brutale esibizione del proprio arbitrio e del proprio incondizionato dominio: un assassinio premeditato, giustificato all'americana, con il solito "ops!".
Comidad, agosto 2005
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


22/02/2019 @ 19:23:01
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