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"Politically correct" è l'etichetta sarcastica che la destra americana riserva a coloro che evitano gli eccessi del razzismo verbale. "Politicamente corretto" è diventata la locuzione spregiativa preferita ovunque dalla destra. In un periodo in cui non c'è più differenza pratica tra destra e "sinistra", la destra rivendica almeno la sguaiataggine come proprio tratto distintivo."

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Di comidad (del 07/05/2020 @ 00:46:49, in Commentario 2020, linkato 5654 volte)
Il quotidiano “il manifesto” ha promosso un patetico appello a favore del governo Conte con tanto di raccolta di firme. L’iniziativa è stata presentata dai media come una mobilitazione degli “intellettuali di sinistra”, ma si tratta in effetti della solita rassegna di luoghi comuni di quella forma, sofisticata quanto ingenua, di autorazzismo che è il politicorretto. La tesi di fondo dell’appello è che il governo abbia agito con “prudenza e buonsenso” nell’ambito di una situazione di difficoltà dovuta in parte all’emergenza, in parte a carenze storiche della Sanità e in parte all’arroganza di alcune amministrazioni regionali.
Secondo gli estensori e i firmatari dell’appello, “prudenza e buonsenso” consisterebbero quindi in un comportamento ideale e astratto e non in una presa d’atto del contesto reale in cui ci si muove. Il governo avrebbe dovuto essere a conoscenza delle carenze della Sanità e delle spinte secessionistiche lombarde, eppure ha lasciato spazio all’esibizionismo velleitario e criminale della Regione Lombardia, consentendo un’ospedalizzazione di massa che non poteva che sortire esiti tragici. Lo stesso governo poi si è lasciato imporre dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una nozione di emergenza del tutto vaga e pretestuosa, come se prima del Covid non esistessero al mondo le malattie infettive.
Se gli estensori dell’appello avessero detto che siamo una colonia e che perciò qualsiasi governo si sarebbe fatto mettere sotto dall’OMS, la “difesa” del governo Conte avrebbe avuto un senso; ma presentare come “prudenza e buonsenso” il farsi mettere in mezzo, appare un po’ forzato. Una critica ingiusta mossa al governo è stata invece quella di aver minimizzato il rischio del Covid per troppo tempo; ma in effetti non si è mai trattato di minimizzare i rischi di una nuova patologia, semmai di considerare i rischi, ben maggiori, di un approccio emergenziale, che avrebbe prevedibilmente seminato il caos. Anche il paragone con l’influenza è stato malignamente frainteso dai media nel senso di una banalizzazione, come se le vittime della normale influenza non fossero migliaia ogni anno. Del resto è opinione diffusa tra i medici che l’intrusione della Protezione Civile abbia contribuito solo a fare casino; e non soltanto per l’episodio della fornitura agli ospedali delle mascherine sbagliate. A proposito di mascherine, tra qualche mese si dovranno anche fare i conti delle vittime determinate dal loro uso, in conseguenza dell’aver costretto centinaia di migliaia di soggetti allergici e costipati cronici a sopportare un costante impedimento alla respirazione.
Inchiodato alla nozione vaga di emergenza imposta dall’OMS, il governo ora non riesce più ad uscirne, nemmeno quando ormai i reparti di terapia intensiva si sono svuotati, dato che non può esistere un mondo senza “contagio”. Due mesi fa il governo è stato spinto alla scelta folle del lockdown dalle Regioni che costantemente lo scavalcavano e lo ponevano di fronte al fatto compiuto. La giunta lombarda, con altri presidenti di Regione al seguito, minacciò il governo di attuare il lockdown nella sua forma estrema di propria iniziativa, se il governo non lo avesse proclamato a livello centrale. A sostegno delle Regioni si pronunciarono anche Salvini e la Meloni; ma fu ancora più determinante l’allarmismo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. A distanza di due mesi, Conte si ritrova con il cerino acceso in mano, poiché le Regioni si stanno adesso pronunciando per la riapertura delle attività produttive e commerciali. Sino a qualche giorno fa solo il presidente della Regione Campania sembrava ancora adeguarsi alla linea del lockdown ma poi ha seguito la nuova corrente anche lui. In mano al governo rimane così soltanto l’arma spuntata della diffida.

A far cambiare idea alle Regioni non sono state tanto le pressioni che provenivano dal basso, quanto piuttosto il fatto che è venuta a saltare la copertura dell’OMS che, in una conferenza stampa, si è esibita nel più sfacciato dei dietrofront. “OMS” significa lobby dei vaccini ma anche di altri business collaterali, come le mascherine e i guanti: il business della paura dell’untore. La multinazionale cinese del petrolchimico Sinopec ha saputo investire per tempo nell’affare. Ma certo non è un business sufficiente a risollevare le sorti del petrolio.
Le lobby rappresentate dall’OMS si sono infatti scontrate con la lobby statunitense del petrolio di scisto. Diventati i primi produttori mondiali di petrolio, gli USA non possono permettersi le conseguenze recessive della pandemia, che farebbe crollare definitivamente i prezzi del petrolio. Le pressioni dei lobbisti del petrolio di scisto sull’OMS devono essere andate ben oltre il semplice taglio dei fondi all’organizzazione. Molti commentatori si ostinano ancora a considerare Trump il soggetto che avrebbe gestito questo scontro con l’OMS; l’evidenza però è che il cialtrone della Casa Bianca rimbalza come una pallina da flipper sulla sponda di tutte le lobby, perciò continua a flirtare anche con la lobby dei vaccini.
Il dietrofront dell’OMS sui lockdown ha comunque immediatamente favorito una ripresa dei prezzi del petrolio, che si sono riavvicinati ai trenta dollari al barile. Per rendere remunerativo il costoso petrolio di scisto, al prezzo del petrolio mancano ancora una quarantina di dollari, perciò, per tutti i Paesi produttori di petrolio che potrebbero fare concorrenza agli USA, si annunciano tempi duri di provocazioni e aggressioni.
Nella sua ritrattazione, l’OMS ha perso ogni ritegno, arrivando addirittura ad indicare la Svezia come modello da seguire nella lotta al Covid, cioè proprio quella Svezia che aveva rifiutato il lockdown e che, per questo, era stata esposta al pubblico ludibrio dai nostri media. Il nostro governo magari si aspettava un riconoscimento internazionale per i sacrifici sostenuti, invece gli è piovuto addosso un vero e proprio sberleffo: bravi gli Svedesi alti, biondi e ariani che non hanno creduto all’OMS e polli gli Italiani che ci sono cascati. Il “modello svedese” era improponibile in ogni caso, data la drastica differenza di densità di popolazione tra la Svezia e gli altri Stati europei, perciò lo sberleffo dell’OMS è risultato tanto più clamoroso, con l’effetto di isolare ancora di più l’Italia nell’affrontare le disastrose conseguenze economiche del lockdown.

Da notare l’entusiasmo con cui i politicorretti hanno affrontato il lockdown, come un’occasione per il popolo italiano di dimostrare al mondo la propria maturità e riscuoterne così la benevola approvazione; con il risultato di ottenere invece l’effetto opposto, cioè di rafforzare i pregiudizi nei nostri confronti. A seconda delle gerarchie internazionali, gli stessi identici comportamenti possono essere classificati come esempio di civiltà o, al contrario, come indizio di subdola furbizia. Si tratta quindi dell’ennesima disfatta della linea del politicorretto: la “responsabilità”, la “credibilità internazionale”, cioè una versione in chiave pseudo-politica del “se faccio il bravo bambino, tutti mi vorranno bene”.
Il gesto dell’OMS ha avallato il clima di psicoguerra di cui oggi è fatta bersaglio l’Italia. Ha fatto il giro del mondo un video olandese in cui il primo ministro Rutte rassicurava alcuni netturbini sulla sua determinazione di non aiutare l’Italia. Il video è chiaramente un “reality” preconfezionato per far credere a qualcosa di spontaneo, in modo che Rutte possa presentarsi come esecutore della volontà del suo popolo. Morale della favola: più fai il “responsabile”, più consenti all’altro di fare l’irresponsabile, sino a legittimare il suo sbracamento.
Il bello è che l’UE ha riscosso il premio Nobel per la Pace nel 2012, nel pieno del massacro operato nei confronti del popolo greco. Tornano alla mente a riguardo le parole con cui il primo ministro francese Georges Clemenceau nel 1919 parafrasava Carl von Clausewitz: la pace non è altro che la guerra condotta con altri mezzi. Si può tradurre l’apparente paradosso in linguaggio strategico: c’è la guerra aperta ad alta intensità e poi c’è la guerra a bassa intensità, a titolo mistificatorio chiamata “pace”; una guerra a bassa intensità che si combatte imponendo trattati e lanciando psyops, operazioni di guerra psicologica.
Sarebbe comunque sbagliato pensare alla guerra come ad un semplice scontro tra Stati nazionali: la guerra è anche un fenomeno trasversale alle nazioni, che coinvolge le lobby. La lobby della deflazione (cioè degli interessi della finanza che aborre l’inflazione perché vuole inalterato nel tempo il valore dei suoi crediti) è spesso identificata con la sola Germania. Da rilevare invece l’asse tra Unicredit e Deutsche Bank, che hanno attuato di concerto una misura tipicamente deflazionistica come l’imposizione di tassi negativi sui depositi.

Ringraziamo i compagni Mario C. Passatempo e Claudio Mazzolani per la collaborazione.
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Di comidad (del 14/05/2020 @ 00:22:38, in Commentario 2020, linkato 5691 volte)
Lo scrittore Honoré de Balzac faceva dire ad un suo personaggio, papà Goriot, che come ciarlatani i Tedeschi non li batte nessuno. Questa sentenza di papà Goriot avrebbe dovuto seppellire la sentenza della Corte Costituzionale tedesca che ha espresso dubbi sulla costituzionalità del Quantitative Easing della Banca Centrale Europea.
Ma forse non era necessario papà Goriot e bastavano le evidenze. Nel 2016 il quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore” riconosceva una tantum che i maggiori vantaggi della politica di inondazione di liquidità e di acquisto indiretto di titoli pubblici operati dalla BCE erano andati alla Germania, compresi i suoi Lander.
Il Quantitative Easing è a costo zero per la Germania poiché si tratta di denaro creato dalla BCE ad hoc e inoltre è sempre la Germania ad avere i maggiori problemi bancari di credito in “sofferenza”. Deutsche Bank ha visto infatti regolarmente fallire i suoi tentativi di risolvere la questione dei crediti non riscuotibili con lo strumento della “bad bank”.
Per fortuna c’è il “Quantitative Easing”, che si è ulteriormente allargato, al punto da aggirare la questione delle garanzie sui titoli. Oggi la BCE lancia programmi di acquisto di obbligazioni “spazzatura” non solo degli Stati ma soprattutto di imprese. Ancora una volta è la Germania a giovarsene maggiormente.
Per non ridurre il tutto a questione di psicologia dei popoli, occorre però chiedersi il motivo di tanti commenti gravi e pensosi sulla sentenza della Corte tedesca, invece di scoprire tranquillamente il bluff della Germania. A sostenere indirettamente il bluff è arrivata persino la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, la quale, a soddisfazione degli eurocorretti, ha proferito una ridicola minaccia di procedura di infrazione per la Germania a causa della sentenza. Il punto vero però è che al gioco delle parti, alla messinscena della severa e accigliata Germania che striglia gli Stati scavezzacolli del Sud Europa, partecipano anche le oligarchie dei Paesi del Sud.
Come si fa a conciliare un’inondazione di liquidità senza precedenti nella Storia con la persistenza di quel paradiso per creditori (e inferno per debitori) che è la deflazione? Come convincere i popoli che “non ci sono i soldi” anche a fronte di una pioggia di miliardi continuamente creati dal nulla?
Occorre appunto un’operazione di pubbliche relazioni, una simulazione, uno psicodramma che giustifichi le politiche restrittive di bilancio. Le istituzioni tedesche recitano la loro parte ma anche gli altri lo fanno, poiché ciò consente alle varie oligarchie di ridefinire a proprio vantaggio i rapporti di classe all’interno dei propri Paesi. La povertà fa gerarchia, crea dipendenza, consolida la piramide sociale col cemento dell’indebitamento di massa. La povertà è un grande business, stimola il credito ai consumi e, quando poi i debitori non possono pagare, vedono pignorarsi le case, cioè ricchezza reale. Si possono persino abbindolare i potenziali debitori invogliandoli con bassi tassi di interesse, tanto ci pensa la deflazione a tenere inalterato il valore dei crediti, anzi, a farlo aumentare.

Un altro scrittore francese, Guy de Maupassant, ci ha dimostrato nel romanzo sociologico “Bel Ami” che per comprendere cosa sia, e come funzioni, il giornalismo, bisogna considerarlo una vera e propria forma di criminalità comune, connessa a quell’altra forma di criminalità comune che è la finanza. La “libera stampa” nacque in funzione delle Borse, per diffondere quelle false informazioni che avrebbero permesso di speculare sui titoli: i giornali come associazioni a delinquere finalizzate all’aggiotaggio.
Ma i media moderni possono spingersi oltre, fare aggiotaggio sociale, cioè fare in modo di speculare sul “valore” dei popoli. In Italia c’è un ceto medio (che comprende anche una parte degli operai) che possiede contanti, titoli e soprattutto immobili. Convincere un popolo di essere povero è funzionale ad impoverirlo davvero. Dall’aristocratico Massimo Giannini al gaglioffo Vittorio Feltri, tutti i giornalisti gridano all’unisono che “non ci sono i soldi”.
Bloccando per mesi ogni attività economica, il governo ha innescato la più brusca spirale deflazionistica della Storia: Questo regalo alle lobby finanziarie il governo lo ha fatto violando esplicitamente la legislazione vigente, la quale consentirebbe sì di sospendere le attività economiche per causa di forza maggiore, ma solo prevedendo contestualmente un risarcimento per le perdite subite dai cittadini e non lasciando questo risarcimento come ipotetica eventualità futura legata alla disponibilità finanziaria. Un governo che agisce dispoticamente, come un padrone assoluto dei corpi e della vita dei cittadini, può giustificare qualsiasi abuso in nome delle due finte emergenze, quella sanitaria e quella finanziaria. L’emergenza Covid ha ribadito platealmente ciò che, per la verità, era già evidente da tempo: il costituzionalismo è definitivamente tramontato. Le Corti Costituzionali (quella tedesca in primis) sono ridotte al ruolo di filodrammatiche, mentre i governi, ostaggi delle lobby e dei loro media, diventano alfieri dell’illegalità di Stato.

A emergenza Covid finita, si dovrà fare un elenco di tutte le nefandezze commesse dai governi all’ombra di quell’emergenza. C’è Macron che, mentre teneva i Francesi chiusi in casa, gli imponeva la “riforma” delle pensioni. C’è anche Conte che, approfittando dell’impossibilità di attuare proteste, disseminava l’Italia dei germi di una nuova e più pericolosa epidemia, le antenne 5G, concedendo indiscriminatamente licenze contro ogni norma di sicurezza.
Il fascismo non era riuscito a distruggere l’idea di cittadinanza, intesa non come semplice appartenenza ad una nazione ma come vera e propria funzione di controllo del governo. C’è riuscito invece il politicorretto, con la sua criminalizzazione della fisiologica diffidenza che si deve nei confronti di ogni potere; per cui il cittadino “perfettino” non deve indulgere a “complottismi” ma affidarsi agli “esperti”. Ovviamente sono ”esperti” per i media solo quelli favorevoli al business, specialmente se il business ha risvolti militari come il 5G; mentre possono essere tranquillamente ignorati e ridicolizzati ricercatori titolati come quelli utilizzati dall’Istituto Ramazzini di Bologna, colpevoli di basarsi su riscontri sperimentali che non fanno affatto stare tranquilli circa l’incidenza tumorale della nuova tecnologia.
L’emergenza Covid consentirà anche di convincere gli Italiani dell’opportunità di accedere ai prestiti “senza condizioni” del MES. La condizionalità in effetti c’è, visto che i trentasei miliardi a cui l’Italia può accedere sono vincolati esclusivamente a “spese sanitarie”. Ciò comporta automaticamente controlli sulla spesa pubblica. Ma il vero risultato è che l’accesso ai prestiti del MES, modifica lo status di un Paese, ne certifica ufficialmente la condizione di “povertà”, quindi di totale sottomissione. La povertà infatti fa gerarchia, crea dipendenza ed è anche il più grosso business che i ricchi abbiano mai inventato.

Ringraziamo i compagni Mario C. Passatempo e Claudio Mazzolani per la collaborazione.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


29/10/2020 @ 14:23:12
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