"
"L'abolizione dello Stato e del diritto giuridico avrà necessariamente per effetto l'abolizione della proprietà privata e della famiglia giuridica fondata su questa proprietà."

Programma della Federazione Slava, 1872
"
 
\\ Home Page : Archivio (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 22/03/2018 @ 01:02:18, in Commentario 2018, linkato 1755 volte)
L’affermazione in Italia di due movimenti, Lega e 5 Stelle, percepiti all’estero come filorussi, con l’eventualità di un loro possibile accordo di governo, è probabilmente alla base dell’ennesima provocazione antirussa allestita dal governo britannico.
Tutta la narrazione britannica, secondo cui una ex spia russa rifugiatasi nel Regno Unito sarebbe stata eliminata da Putin con un agente nervino, assume contorni fiabeschi, addirittura da nonsense. Già anni fa vi fu una vicenda analoga, il caso Litvinenko, un dissidente russo che anche lui sarebbe stato eliminato da Putin, quella volta con del polonio radioattivo.
Alcuni hanno sarcasticamente commentato l’atteggiamento britannico trattandolo come una recriminazione sul fatto che i servizi segreti russi sarebbero ricorsi a metodi di assassinio iper-tecnologici e macchinosi, invece di adottare il pulitissimo metodo di eliminazione che da un secolo costituisce il marchio di fabbrica dei servizi segreti inglesi, cioè il finto incidente stradale. Si tratta dello stesso metodo “pulito” con il quale sono stati eliminati sia il colonnello Lawrence nel 1935 che Diana Spencer nel 1997.
Al di là degli ovvi (quanto doverosi) sarcasmi, c’è da considerare che, anche nell’irrealistica ipotesi di omicidi al polonio o al nervino, il comportamento del governo britannico appare non congruente. Se si riscontra una falla nei propri sistemi di sicurezza e le spie straniere la fanno da padrone, non lo si strombazza ai quattro venti, ma si va silenziosamente a turare la falla. Putin infatti non è una controparte debole e inerme come fu a suo tempo Gheddafi, incolpato di un attentato aereo non commesso da lui, la strage di Lockerbie, ma ugualmente costretto a versare un risarcimento miliardario, dandogli in cambio l’illusione di essere in tal modo riammesso nel consesso internazionale. Si è visto poi come è andata a finire.
Anche il cialtrone Trump non ha perso un attimo per assumere un atteggiamento colpevolista verso il suo “amico” Putin, ma CialTrump non ha potuto far ricorso alla solita formula minacciosa cara agli USA in queste situazioni, cioè che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. Stavolta le opzioni sono le solite sanzioni economiche e diplomatiche che, come si è visto, rafforzano Putin sia nei confronti dell’opinione pubblica interna che internazionale; quest’ultima sempre meno disposta ad assecondare l’avventurismo “occidentale”.

Ciò che costituisce un nonsenso nel contesto dei rapporti con la Russia, assume però un significato se lo si riferisce alla questione della disciplina interna alla NATO. Non a caso il Presidente del Consiglio Gentiloni non ha esitato ad allinearsi al fronte antirusso adottando in tutto e per tutto la fiaba propinata dalla premier britannica May.
Lega e 5 Stelle affermano di voler aprire un negoziato con l’Unione Europea per allentarne i vincoli sull’economia italiana. Ma dietro l’impalcatura fragile e inconsistente della UE, si staglia ora la vera controparte, anzi il vero padrone della baracca europea, cioè la NATO. Insomma, il messaggio è chiaro: la Russia è il nemico e chi pensasse di privilegiare i propri interessi a quelli dell’assetto imperialistico, farà bene a guardarsi le spalle. La timida e ambigua russofilia di Salvini e Di Maio deve fare i conti con questa realtà.
A parte la pavidità e l’opportunismo dei leader, la questione è più profonda. La russofilia italiana non nasce per una visione strategica di riequilibrio dei rapporti di forza internazionali che consenta all’Italia una maggiore indipendenza e possibilità di manovra. In Italia si è russofili per motivi commerciali, poiché si spera di importare dalla Russia materie prime a buon mercato e poi esportarvi prodotti finiti. Per le imprese italiane l’optimum sarebbe poter stare sotto l’ombrello americano, che garantisce l’inamovibilità dei rapporti di classe sfavorevoli al lavoro, ed al tempo stesso poter commerciare con la Russia. Ma ormai somiglia alla quadratura del cerchio.

Nella vicenda coreana il tentativo statunitense di esasperare i rapporti con la Corea del Nord per riallineare la Corea del Sud, ha condotto addirittura al risultato opposto, cioè al disgelo tra le due Coree ed alla proposta di una loro partecipazione in comune alle Olimpiadi invernali. Per dissuadere la Corea del Sud da questa scelta, CialTrump a gennaio ha cercato di intimorirla sul piano commerciale con dei dazi, ma nemmeno questi hanno sortito risultati, visto che il mese dopo le squadre delle due Coree hanno sfilato assieme alla cerimonia di apertura dei Giochi invernali. (3)
Ma forse la Corea del Sud è una colonia americana suo malgrado. Non è sicuro che si possa dire altrettanto dell’Italia.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di comidad (del 15/03/2018 @ 00:01:52, in Commentario 2018, linkato 3826 volte)
La saggezza contadina è riuscita a mettere il dito nella piaga. Un comunicato di Coldiretti di qualche giorno fa avanzava la proposta di cogliere l’occasione dei dazi imposti dal cialtrone Trump all’Unione Europea per abolire le sanzioni economiche alla Russia.
Il problema dunque non è CialTrump ma il fatto che gli Stati Uniti possono permettersi tutto, anche uno come CialTrump. Gli USA si sono potuti permettere di imporre sanzioni alla Russia che hanno fortemente penalizzato l’economia europea ed ora possono permettersi di giocare al gatto col topo nei confronti dell’UE sulla questione dei dazi. È chiaro che la proposta di Coldiretti cadrà nel vuoto. Non è soltanto questione di forza militare degli USA. Una UE inchiodata al proprio conflitto di classe interno, cioè alla preoccupazione prioritaria di non risollevare il potere contrattuale del lavoro, non può a sua volta permettersi di sfidare il suo tutore imperialistico, quello che garantisce l’inamovibilità dei rapporti di classe.
Come era prevedibile già da qualche anno, gli USA ora possono permettersi anche di apparire come i “liberatori” dell’Europa dal giogo tedesco. Sennonché il presunto “predominio tedesco” sull’Europa era soltanto un sub-imperialismo, cioè un effetto secondario del controllo statunitense sull’Europa formalizzato nella NATO. Anche la colonizzazione tedesca dell’Europa dell’Est era funzionale all’accerchiamento della Russia da parte della NATO.
Sino a tre anni fa sembrava che lo strumento per abbattere il “predominio tedesco” dovesse essere il TTIP, cioè la bandiera del libero scambio. Oggi invece la bandiera USA è quella del protezionismo contro il mercantilismo germanico. Ma la bandiera potrebbe cambiare di nuovo. L’unica costante della politica estera USA è la volubilità dei suoi slogan. Sta di fatto che molti euroscettici si rivelano stracreduloni nei confronti degli USA e sperano in CialTrump per poter tornare a respirare dopo decenni di follie eurocratiche. L’ipotesi più attendibile sembra invece quella che continui il gioco al gatto col topo o, se si vuole, la presa per i fondelli. Dal “Wall Street Journal” arrivano infatti commenti “rassicuranti”. CialTrump non ci libererà solo dal giogo tedesco ma anche dalla dipendenza dal gas russo e dal petrolio arabo. Basterà comprare il gas liquido che le multinazionali statunitensi ricavano in casa propria col fracking.

Dagli USA arrivano anche ulteriori possibili “terapie” ai dazi. Il segretario al Tesoro USA fa sapere che i dazi potrebbero ammorbidirsi se gli Stati Europei contribuiranno maggiormente alla NATO, cioè compreranno più armi americane.
In realtà è già dall’anno scorso che i governi europei si sono calati le brache di fronte a questa pretesa degli USA. Il più lesto a calarsele è stato, manco a dirlo, il nostro Gentiloni. Eppure i dazi sono arrivati lo stesso.
Intanto il presidente francese Macron cerca di accreditarsi presso CialTrump come il nuovo viceré d’Europa dopo la caduta in disgrazia della cancelliera Merkel. Macron si attende questa investitura per poter aumentare a dismisura la sua già smisurata arroganza. Per quello che valgono le “investiture” USA. In questi anni i Tedeschi sono stati accreditati dal Dipartimento di Stato del ruolo di guardiani sub-imperialistici del super-imperialismo USA, ma pur sempre considerati dagli USA come dei nemici.

L’ipotesi che nei prossimi mesi l’impalcatura della moneta unica imploda si fa sempre più concreta ed il primo governo ad infliggere il colpo definitivo potrebbe essere proprio quello francese, il quale sinora è riuscito abbastanza bene a nascondere i guai delle sue banche, ma non potrà farlo in eterno. Il problema è che l’oligarchia bancaria francese pensa ad una liquidazione dell’euro secondo i propri tempi ed i propri comodi, scaricando la maggior parte dei costi dell’operazione sull’Italia, come è stato già fatto nel 2011 con la crisi del debito greco. In questo senso cantano oggi le sirene del costituendo “asse” franco-italiano, avviato lo scorso gennaio con il “Trattato del Quirinale”.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (2)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (46)
Commenti Flash (61)
Documenti (44)
Falso Movimento (4)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (8)
Links (1)
Storia (7)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


14/11/2019 @ 09:38:54
script eseguito in 78 ms